Mensile: AUT 10,00 € / BE 9,60 € / F 9,00 € / D 11,70 € / LUX 9,40 € / Côte d’Azur 9,10 € / PTE CONT. 8,70 € / E 8,70 € / CH 10,90 Chf / CH CT 10,70 Chf / USA $ 13,80. Poste Italiane / Spedizione in A.P. D.L. 353-03 art. 1, Comma 1 / Verona CMP
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22 SETTEMBRE 2022 OTTOBRE 2022 € 4,90 IN ITALIA
1992-2022 TRENT’ANNI DI FOCUS GUARDANDO AVANTI
ORMAI SI DORME MALE A TUTTE LE ETÀ E QUESTO INCIDE SULLA SALUTE ECCO I COMPORTAMENTI DA EVITARE, QUELLI DA ADOTTARE E LE SCOPERTE PIÙ RECENTI
IN QUESTO NUMERO.
LE FRONTIERE BIOTECH DAI SIMIL-NEURONI AL CERVELLO DIGITALE
COME RIPRENDERE
SONNO
NUMERO DOPPIO CON
ALIMENTAZIONE CARNE: VERITÀ E BUGIE SU UN CIBO DA RIDURRE
INQUINAMENTO LA DIFFICILE IMPRESA DEGLI AEREI ECOLOGICI
MIGRAZIONI GLI ANIMALI DIVENTATI NAVIGATORI PER CASO
DOMANDE&RISPOSTE
360 OTTOBRE 2022
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Scoprire e capire il mondo PRISMA
8 Il pesce fluorescente 12 Prisma sonoro 15 L’autunno in numeri 16 La fisica dei tuffi 18 Notizie dal Webb 20 Il vaiolo delle scimmie 26 Viaggio nel corpo umano
12
Il concerto dei maschi di Rana sylvatica
I (molti) modi in cui si formano i minerali
25
dossier Sonno 30 IL SONNO DALLA A ALLA Z
Dormendo passiamo in una dimensione indispensabile per rigenerare corpo e mente. Ma le nostre notti sono sempre più disturbate.
36 HAI LETTO L’ULTIMA?
Gli studi più recenti aprono nuove finestre su come funziona il sonno, sul perché lo stiamo perdendo e sul significato dei sogni.
48 E SE NON CI FOSSE IL VENTO? scienza
Ci ricordiamo della sua presenza invisibile quando soffia con violenza. Ma se mancasse, il clima e il Pianeta sarebbero molto diversi. E invivibili.
54 IL CIELO (VERDE) PUÒ ATTENDERE tecnologia
Motori a idrogeno, a batteria, ibridi, biofuel... L’energia alternativa per gli aerei presenta difficoltà enormi e tante controindicazioni. Ecco perché.
MULTIMEDIA
Scopri video, audio, timelapse e tanti altri contenuti.
61 IL CERVELLO DI SCORTA Next30
Sostituire intere parti del corpo umano è un sogno già divenuto realtà. Ma trent’anni fa quasi nessuno si era spinto a ipotizzare di sostituire addirittura i neuroni cerebrali. Ora la scienza ci sta arrivando.
In copertina: Foto portante: Shutterstock; Sotto da sinistra: Getty Images; Mondadori Portfolio.
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Focus | 3
D&R Speciale 124 ANIMALI 128 TECNOLOGIA 130 SCIENZA 132 AMORE E SESSO 134 STORIA 140 TE LO DICE...
142 NATURA 144 ECONOMIA 146 SOCIETÀ 148 ARTE E CULTURA 150 SALUTE 154 CIBO
156 SPORT 160 UNIVERSO 162 PSICHE
72 NAVIGATORI PER CASO
96 TERAPIA IMMERSIVA
78 UCRAINA EXPRESS
102 RELATIVAMENTE FACILE
80 IL RICHIAMO DELLA CARNE
108 L’ULTIMO CHIUDA IL PORTELLONE
86 FAC-SIMILE O FAKE-SIMILE?
114 MAR D’AUTO
90 BALLA CHE TI PASSA
118 GUIDA ALLA PENSIONE INTEGRATIVA
natura
Come mai alcune specie sono arrivate su terre lontane separate da oceani? Forse hanno viaggiato su zattere naturali alla deriva. pronto soccorso
Il treno ospedale, con a bordo anche una terapia intensiva, realizzato da Medici Senza Frontiere. Per portare feriti e malati lontani dalla guerra. alimentazione
Pregi e difetti di un alimento la cui produzione ha un grande impatto sul Pianeta, ma che contiene nutrienti ai quali il nostro corpo non può rinunciare. alimentazione
Pro e contro dei prodotti che imitano la carne, ma sono fatti a partire dai vegetali. comportamento
La danza stimola la memoria, crea nuove connessioni cerebrali e rende più coesi i gruppi.
RUBRICHE
7 L’oblò 44 Focus Live 167 MyFocus 170 Cartellone 175 Giochi
salute
La realtà virtuale non è solo un videogioco: sta ottenendo risultati straordinari nelle cure, dai dolori cronici alla maculopatia, fino ai traumi di guerra. storia
Cent’anni fa Einstein ricevette il Nobel. Ma come arrivò a concepire una teoria confermata anni dopo? stazione spaziale
Tra tensioni politiche, partnership ripudiate e più moderni concorrenti in costruzione, come avverrà la “grande rottamazione”? verso lo speciale auto
Nella transizione ecologica non ci sono solo motori ma anche la plastica delle reti recuperate dai fondali. L’esempio del sodalizio tra Hyundai e Healthy Seas. professioneFinanza per Focus/4
Come costruirsi un vitalizio aggiuntivo, e perché crearlo anche per figli e nipoti.
170 Una mostra a Pisogne, sul lago d’Iseo
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4 | Focus
scienza
Ci ricordiamo della sua presenza invisibile quando soffia con violenza. Ma se mancasse anche la più leggera brezza, il clima e il Pianeta sarebbero molto diversi. E invivibili.
Getty Images
di Roberto Mammì
48 | Focus
non ci fosse il vento...
N
ell’Antico Testamento era una delle rappresentazioni di Dio. Per la scienza è l’effetto delle differenze di pressione nell’atmosfera terrestre. Ma, sia che lo vogliate osservare con gli occhi della fede sia che lo esaminiate con l’intelletto e la ragione, il vento è qualcosa che ha plasmato il mondo e la vita che lo abita molto più di quanto possa sembrare. E anche se diamo per scontata la sua presenza, la sua assenza sarebbe una catastrofe: le conseguenze sarebbero devastanti. A generare il vento, infatti, sono le differenze di pressione nell’atmosfera terrestre: «Il vento non è altro che aria in movimento», spiega Serena Giacomin, meteorologa e climatologa, presidente di Italian Climate Network, «un moto causato principalmente dal riscaldamento irregolare della Terra da parte del Sole. Sono proprio le differenze di pressione atmosferica a generare i venti, con l’aria che si muove dalle zone in cui è maggiormente compressa verso le zone in cui lo è meno, dunque dall’alta pressione verso la bassa pressione». Il vento, dunque, potrebbe sparire soltanto se ipotizzassimo che non ci fosse l’atmosfera (o che questa improvvisamente sparisse). In questo caso, l’assenza del vento sarebbe l’ultimo dei nostri problemi: non sopravviveremmo e il mondo diventerebbe brullo e sterile come la Luna. Immaginiamo allora che la luce del Sole inizi a colpire la Terra in modo da bilanciare perfettamente le differenze di pressione dell’aria. Ipotesi un po’ cervellotica, ma utile al nostro ragionamento.
CAMBIAMENTO CLIMATICO La circolazione atmosferica si arresterebbe e, senza redistribuzione di caldo e freddo intorno alla Terra, il clima si farebbe estremo: «Non andrebbe per niente bene, questo è certo!», spiega Chris Maier, meteorologo della National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), l’agenzia statunitense che si occupa dello studio del clima: «Il vento aiuta a bilanciare le temperature della Terra a seguito del riscaldamento del Sole. Trasporta il vapore acqueo a chilometri di distanza dagli oceani e dai laghi del nostro pianeta. E ciò genera pioggia e neve sulla terraferma. Senza il vento, queste due caratteristiche molto importanti del clima della nostra Terra verrebbero sostanzialmente meno. I Poli diventerebbero molto più freddi e le regioni equatoriali molto più calde. Il vapore acqueo ricadrebbe semplicemente negli oceani e nei laghi, e con il progressivo prosciugarsi del terreno si formerebbero molti più deserti». Interi ecosistemi si trasformerebbero e alcuni scomparirebbero completamente: sulle distese marine e sui laghi, l’acqua continuerebbe a evaporare ma non ci sarebbe più il vento a spostare le nuvole e le perturbazioni a esse legate. In quelle zone ci sarebbe dunque una grande umidità e lunghi periodi di pioggia, mentre nelle aree più lontane il suolo diventerebbe sempre più arido. CALMA PIATTA È difficile immaginare il mare senza onde. Eppure, la scomparsa di barche a vela, windsurf e degli sport a essi legati non
PIEGATI La costa inglese nei pressi di Burnham-onSea, battuta dai forti venti dell’Atlantico.
... la vita non circolerebbe Focus | 49
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ADDIO SURF Una gigantesca onda a Nazaré, in Portogallo: senza vento, le onde non ci sarebbero più. E le dune dei deserti (sotto, la Death Valley in California) smetterebbero di mutare forma.
Rocce, deserti, coste: molti paesaggi del Pianeta sono modellati dal vento sarebbe il problema più allarmante. Il vento è infatti il principale artefice dei moti ondosi. Senza il suo influsso, gli oceani ristagnerebbero e le correnti marine sparirebbero o quasi. Venti, variazioni di temperatura e salinità, forza di Coriolis, sono tutti fattori che contribuiscono a mantenere in equilibrio la circolazione globale oceanica. Un meccanismo che, nel sistema interconnesso con la circolazione atmosferica, influisce sul clima di tutto il Pianeta, ridistribuendo verso i Poli il calore della cintura equatoriale. Se mancasse uno dei fattori, il vento appunto, tutto il sistema ne risentirebbe, e l’equilibrio termico della Terra verrebbe meno. I Paesi dell’emisfero settentrionale, per esempio, diverrebbero sempre più freddi per la mancanza delle correnti che trasportano le acque calde verso nord. Uno dei pochi aspetti positivi è che non ci sarebbero più gli uragani, originati dall’evaporazione di grandi quantità di acqua sugli oceani. E neppure le trombe marine e i tornado. Il movimento delle onde del mare, inoltre, è fondamentale per la distribuzione del plancton e delle altre sostanze nutrien50 | Focus
ti importanti per molte specie, così come lo sperma e le uova da fecondare di tante altre. Senza il vento, dovremmo dire addio a tutto questo. CHE FATICA VOLARE Forse alcune specie animali, umani compresi, non soffrirebbero in modo diretto per la mancanza di vento (a parte il cambiamento di clima conseguente), ma altre forme di vita dovrebbero adattarsi ad habitat differenti: per esempio, alcuni rettili come tartarughe e coccodrilli, o mammiferi come trichechi, foche e lontre marine, potrebbero trascorrere più tempo in ecosistemi terrestri meno umidi. Il discorso è diverso per gli uccelli che, fin dalla loro comparsa sulla Terra, vivono utilizzando le diverse tipologie e intensità di correnti d’aria. Come sopravvivrebbero se non spirasse la minima brezza? Le specie che sfruttano le correnti ascensionali, come i rapaci, o altri veleggiatori, per esempio le cicogne o le gru, sarebbero costrette a utilizzare solo il volo battuto e
COME NASCE IL VENTO? Rotazione. Questo schema semplificato – valido a livello globale – viene modificato dalla rotazione terrestre, che lo rende più complesso. Le masse d’aria che spirano dal Polo Nord e dal Polo Sud verso l’Equatore (e viceversa) non si muovono infatti in linea retta, ma sono influenzate dalla forza di Coriolis, dal nome del fisico francese che per primo la descrisse nel 1835. Gaspard Gustave de Coriolis rilevò infatti come la rotazione terrestre porti questi venti costanti a soffiare da nord-est verso sud-ovest nell’emisfero nord e da sud-est verso nord-ovest nell’emisfero australe. Un ulteriore effetto della rotazione è che il flusso prima descritto viene “spezzato” in cicli più piccoli (figura sotto). In particolare, i cicli principali sono tre per ogni emisfero: in quello boreale, uno si svolge tra l’Equatore e il Tropico del Cancro (cella di Hadley), uno tra il Tropico e il 60mo parallelo, che passa a nord di Oslo (cella di Ferrel), e uno che dal 60mo parallelo arriva fino al Polo Nord (cella polare). Le autostrade dell’aria. L’insieme di queste grandi forze planetarie, ovvero le differenze di pressione dovute al diverso grado di riscaldamento dell’aria e la forza di Coriolis, determinano la direzione dei grandi
Cella polare
Flussi discendenti (aria fredda)
spostamenti di aria al suolo. Alcuni di essi sono così importanti da meritarsi un nome. Gli alisei, per esempio, spirano dalle aree tropicali verso l’Equatore, muovendosi da nord-est a sud-ovest nel nostro emisfero, e da sud-est a nord-ovest nell’emisfero australe. Sono venti costanti, attivi tutto l’anno con velocità medie di 15-20 km/h. I monsoni sono invece venti periodici (il nome è di origine araba: in arabo mausim significa stagione) e caratteristici del subcontinente indiano, della penisola indocinese e delle regioni meridionali della Cina. Spirano durante l’estate dall’oceano Indiano verso l’interno del continente asiatico e portano piogge abbondanti (monsone estivo). Durante l’inverno, spirano dall’interno del continente asiatico verso l’oceano Indiano e sono costituiti da aria povera di umidità, che dà origine a una stagione secca e calda (monsone invernale). I monsoni nascono perché d’estate l’interno dell’Asia si riscalda, diventando una zona di bassa pressione permanente che attira aria umida dall’oceano. Vi sono poi i venti occidentali e i venti polari, che si formano con un meccanismo simile a quello degli alisei, ma a latitudini più elevate.
Venti Orientali polari
Shutterstock
Per spiegare il vento, i meteorologi ricorrono spesso alle metafore. Aiutano a capire perché le masse d’aria si spostino da una parte all’altra dell’atmosfera, generando appunto il vento. Per esempio Chris Maier, meteorologo del Noaa, paragona l’atmosfera terrestre all’acqua: «Immaginate una manichetta antincendio, o una semplice pompa da giardino», spiega Maier, «in cui l’acqua viene spinta dalla pressione interna del tubo verso l’esterno. La stessa cosa succede nell’atmosfera terrestre: il riscaldamento della Terra da parte del Sole crea differenze di temperatura che si traducono direttamente in differenze di pressione nell’atmosfera in tutto il mondo. Queste fanno sì che l’aria si muova, sempre da una pressione più alta a una pressione più bassa». All’Equatore, l’aria calda sale verso l’alto in virtù della sua minore densità, per poi spostarsi in quota verso i Poli. Si crea così una zona di bassa pressione che richiama le masse di aria fredda dalle regioni polari. Ai Poli, infatti, avviene il fenomeno opposto: l’aria fredda, più densa e pesante, si muove verso il basso e crea un flusso discendente, che poi si dirigerà verso l’Equatore, chiudendo il ciclo.
Flusso ascendente Cella di Ferrel 60° Flusso discendente
Venti Occidentali 30° Cella di Hadley Alisei
Flusso ascendente (aria calda)
0°
Alisei Cella di Hadley 30° Venti Occidentali Flusso discendente
60° Cella di Ferrel
Flusso ascendente Cella polare
Flusso discendente
Venti Orientali polari Focus | 51
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COME ELICOTTERI Il gheppio (Falco tinnunculus) rimane sospeso nell’aria mentre caccia. È il cosiddetto “spirito santo”, consentito dal vento e dal movimento delle ali.
non quello veleggiato, con un enorme dispendio di energia. «La mancanza di vento», sottolinea Marco Gustin, responsabile Specie e ricerca della Lipu-BirdLife Italia, «non potrebbe permettere a molte specie marine come sule, albatros o gabbiani di vagare sulle immense distese d’acqua di mari e oceani anche per raggiungere, se non a costo di enormi sforzi, i siti riproduttivi pelagici. I rondoni non potrebbero più vivere e dormire in aria grazie ai movimenti del vento, e i passeriformi migratori sarebbero sottoposti a una fatica ben maggiore, senza vento “di coda” che li aiuta negli spostamenti da un continente all’altro, così come avverrebbe per i migratori transahariani fra l’Europa e l’Africa». CAMBIO DI STRATEGIE Anche il mondo vegetale subirebbe ripercussioni notevoli. Infatti, molte specie di alberi e fiori che hanno frutti e semi piccoli, leggeri e muniti di ali, affidano al vento il compito di provvedere alla disseminazione. Senza vento non ci sarebbero quindi olmi, pini, carpini, aceri, frassini e salici, così come molti funghi, muschi ecc. Senza la diffusione del polline grazie alle correnti ventose non ci sarebbero molte specie di fiori. Le persone allergiche ne avrebbero un sicuro vantaggio, ma a quale costo? Anche piante importanti per l’uomo come gli ulivi sparirebbero. Non
DOLDRUMS, DOVE IL VENTO NON C’È
CARAVELLE ADDIO Cristoforo Colombo sarebbe arrivato fino alle Americhe anche senza vele?
mage-Index/Heritage-Images/Mondadori Portfolio
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CITTÀ MORTALI Senza brezza a ripulire l’aria, le città sarebbero inquinate e maleodoranti.
In natura ci sono diversi esempi di vento calmo o quasi del tutto assente, come i “Doldrums”, regioni vicino all’Equatore terrestre ben conosciute dai naviganti. «In queste zone il riscaldamento del Sole è molto uniforme, quindi c’è pochissima differenza di pressione, che genera di conseguenza movimenti d’aria molto leggeri», spiega Chris Maier, meteorologo del Noaa. Questa striscia, nota come “Zona di convergenza intertropicale”, è caratterizzata da una circolazione atmosferica molto debole e l’aria quindi ristagna, con temperature e tassi di umidità molto elevati. Per questo motivo, la navigazione a vela nei Doldrums è particolarmente ardua, dovendo fronteggiare lunghi periodi di calma piatta alternati a improvvisi e violenti temporali. Queste regioni di calma tropicale (v. schema sotto) sono indicate in inglese come Horse Latitudes, o Latitudini dei cavalli: al tempo della navigazione con i velieri, infatti, poteva succedere che le imbarcazioni che si imbattevano in questa calma piatta rimanessero bloccate per settimane. I marinai allora razionavano le scorte di acqua, così, se fra le merci trasportate c’erano anche cavalli, che hanno bisogno di bere molto, questi venivano sacrificati e buttati in mare.
Il vento è stato uno dei più antichi sistemi di propulsione. Le prime vele risalgono al sesto millennio a.C.
solo, senza i nutrienti e l’umidità portata dagli alisei dall’Africa, non ci sarebbe nemmeno la foresta pluviale amazzonica che, fra l’altro, produce il 25% dell’ossigeno mondiale. Anche irrigare le coltivazioni per il nostro uso alimentare sarebbe sempre più difficile e costoso, e rischieremmo di non riuscire a produrre cibo sufficiente per tutta la popolazione mondiale. In altre parole, se ogni corrente d’aria dovesse scomparire all’improvviso dal mondo, possiamo immaginare che la quasi totalità degli organismi viventi dovrebbe affrontare importanti trasformazioni, per adattarsi il più velocemente possibile, oppure estinguersi.
PAESAGGI INQUIETANTI Il vento ha accompagnato l’evoluzione del nostro pianeta fin dalla comparsa dell’atmosfera. E ha contribuito a modellarne i paesaggi attraverso l’erosione. Senza di esso, le dune nei deserti e nelle spiagge smetterebbero di mutare le loro forme. Anche l’erosione rallenterebbe, impiegando molto più tempo a degradare le architetture urbane così come i paesaggi rocciosi.
Le stesse dinamiche della società cambierebbero. Per esempio, non potremmo fare affidamento sull’energia generata dalle pale eoliche, una delle fonti più importanti tra quelle sostenibili, o dai sistemi che sfruttano la forza delle onde marine, e questo finirebbe per incidere sulle economie di molti Paesi. Un grande numero di città, senza alcun tipo di brezza a spazzarle, ristagnerebbe nell’inquinamento prodotto da fabbriche, automobili e ogni altro tipo di emissione antropica. Senza vento anche la storia sarebbe stata diversa: i grandi popoli navigatori (Fenici, Greci, Arabi, Normanni) non avrebbero dominato i mari nelle epoche più antiche; il commercio e le grandi esplorazioni, che dal XV secolo si affidarono ai grandi velieri, sarebbero stati molto più limitati, almeno fino alla fine dell’800 quando si affermarono le navi a vapore. E i mulini a vento sarebbero rimasti solo un’idea da romanzi. Focus | 53
COSTA IN VISTA! Il viaggio via mare (raffigurato con un po’ di fantasia) di primati, rettili e altri animali.
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©Brett Ryder for New Scientist
natura
Navigatori per caso I
Come mai alcune specie sono arrivate su terre lontane separate da oceani? Gli indizi dicono che potrebbero aver viaggiato su zattere naturali alla deriva. di Marco Ferrari
n Giappone, nel marzo 2011, un terremoto di magnitudo 9 e il susseguente tsunami spazzarono la costa est dell’isola di Honshu, causando numerosi morti, una vastissima distruzione, nonché l’incidente alla centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi. Una delle conseguenze del disastro si svelò in seguito: lo tsunami aveva gettato in mare milioni di detriti, da pezzi di impianti industriali a case o strutture civili. Detriti che ricomparvero settimane e mesi dopo sulle coste dell’America Settentrionale: ospitavano ancora, sorprendentemente, organismi delle coste del Giappone (uno studio pubblicato su Science contò l’arrivo di 289 specie, soprattutto invertebrati, dopo viaggi anche di anni). Il disastro è stato così una conferma, indiretta, di una delle più controverse ipotesi della biologia: il fatto che animali e piante (scimmie, camaleonti, faggi, iguane) siano stati trasportati da un continente all’altro a bordo di “zattere naturali”. I detriti giapponesi sono pezzi di strutture umane. Le zattere naturali sono frammenti di terreno che alluvioni o tempeste hanno strappato alla terraferma e spinto nell’oceano. Entrambi sono stati veicoli per trasportare specie da una parte all’altra della Terra. TROPPE INCERTEZZE, TEORIA BOCCIATA Proposta all’inizio del secolo scorso, e poi nel 1940 dal grande evoluzionista George Simpson (anche se i primi suggerimenti provengono addirittura da Darwin), la teoria incontrò numerosissime obiezioni e fu a lungo dimenticata. «Le zattere naturali sembravano un metodo troppo aleatorio per essere conside-
rate un efficace mezzo di dispersione», afferma Paolo Luschi, docente di zoologia all’Università di Pisa, tra gli autori del libro Etologia (Utet). A sua volta Adriano Martinoli, che insegna biogeografia all’Università dell’Insubria a Varese, spiega i dubbi con una motivazione psicologica: «Come uomini siamo sempre un po’ contrari alla logica della casualità, anche perché tendiamo ad analizzare tutto in un contesto temporale molto breve», senza pensare che questi fenomeni hanno avuto a disposizione milioni di anni. QUANDO I CONTINENTI SI SEPARANO Si fece invece largo una scuola di pensiero opposta, che affermava come la distribuzione delle specie animali e vegetali fosse dovuta alla storia dei continenti. Come sappiamo, la tettonica a placche spiega che la porzione superficiale della Terra è divisa in frammenti che nel corso di milioni di anni si sono spostati, unendosi e separandosi. Fino a circa 160 milioni di anni fa, per esempio, le terre meridionali erano unite in un solo “supercontinente”, il Gondwana. Quando si frammentò, le diverse parti trascinarono con loro ovviamente piante e animali che le popolavano. In seguito a ciò, per esempio in Australia, Nuova Zelanda, Africa Meridionale e Sud America ci sono specie simili di uccelli non volatori come emù, struzzi, nandù. Tutto sembrava tornare: le specie che popolavano i continenti prima della loro frammentazione sono oggi lontane, ma decine di milioni di anni fa abitavano gli stessi territori e solo il vagabondare delle placche continentali le ha portate in luoghi distanti. Ma molte cose Focus | 73
non tornavano: per esempio le scimmie sudamericane, derivate da quelle africane, non erano ancora evolute quando Sud America e Africa iniziarono a separarsi. Anche i camaleonti, originari dell’Africa, sono arrivati in Madagascar quando la grossa isola era già lontana dal continente. Lo stesso vale per vari mammiferi del Madagascar con antenati africani: un ippopotamo nano ora estinto, i lemuri, i tenrec, il fossa. CROCIERE POPOLOSE E quindi tornò in auge la teoria che propone il metodo più affascinante e strano usato dalle specie viventi per allontanarsi dal loro territorio: le zattere naturali, appunto. Possono andare, come dimensioni e origine, da grandi alberi morti alla deriva a estesi frammenti di suolo, provenienti dalle foreste. Le radici degli alberi originari sono abbastanza forti ed estese da mantenere solido il terreno a lungo, mentre alberi anche molto grandi resistono intatti per settimane e mesi. Queste piattaforme, spinte da fiumi, correnti marine o venti, intraprendono (secondo l’ipotesi) viaggi anche piuttosto lunghi sui mari fino a incontrare altre terre, isole o addirittura continenti. E spesso accade che questi frammenti di foresta siano ancora popolati dagli abitanti dell’ecosistema da cui provengono. Una volta giunti alla nuova patria, gli animali e le piante trovano a volte un ambiente non troppo dissimile da quello da cui sono partiti e iniziano la colonizzazione dei nuovi territori. Una ricostruzione plausibile che ha superato le perplessità e ha consentito di studiare a fondo la struttura di questi mezzi di trasporto. In una serie di articoli (pubblicati nel 2005 su Oceanography and Marine Biology) due studiosi cileni, Martin Thiel e Lars Gutow, hanno spiegato come le zattere possano essere fatte di numerosi substrati: gli elementi galleggianti di origine biologica comprendono macroalghe (come grossi ciuffi di alghe brune o rosse), semi, grossi alberi, altre piante e resti di animali. Altri possibili elementi non viventi sono la pomice vulcanica e un’ampia serie di detriti o grumi di catrame, di origine umana. Le macroalghe sono più abbondanti alle medie latitudini, i legni galleggianti sono di grande importanza nelle acque settentrionali e tropicali e i semi galleggianti sembrano essere più comuni nelle regioni tropicali. E i passeggeri, che identità potrebbero avere? Un’analisi di tutti gli avvistamenti (sempre di Thiel e Gutow) ha portato a elencare oltre 1.200 specie presenti sulle 74 | Focus
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RODITORI... Capibara, i più grandi roditori del mondo, in Brasile: i loro antenati arrivarono dall’Africa. Sotto, più a destra, termiti della famiglia Kalotermitidae: si sono spostate attraverso i mari almeno 40 volte in decine di milioni di anni.
zattere. A parte gli ovvi organismi marini, ci sono rappresentanti praticamente di tutti i gruppi terrestri. Devono resistere a mesi e mesi di navigazione, con poco cibo e senz’acqua. Per alcune specie il problema della resistenza alle terribili condizioni ambientali non si pone: gli insetti, i molluschi e tutti gli altri invertebrati terrestri sono in genere piccoli e possono resistere per mesi all’interno di un tronco, come fanno per esempio le termiti. Un recente studio ha accertato per esempio che le termiti della famiglia Kalotermitidae, che vivono nel legno secco, si sono spostate attraverso i mari terrestri almeno 40 volte nel corso di milioni di anni. Un altro esempio tra gli invertebrati: le chiocciole che vivono alle Falkland sono imparentate con quelle del Sud America, per esempio, ma le isole contese non sono mai state molto vicine al continente. Alcuni rettili e anfibi – pur sensibili all’acqua salata – hanno la capacità di entrare in uno stato quasi di torpore in cui non hanno bisogno di nutrirsi o bere. Si spiega così la presenza di camaleonti in Madagascar, provenienti dall’Africa: uno studio pubblicato su Proceedings of the Royal Society B sostiene che questi rettili avrebbero attraversato il mare almeno due volte (65 e 48 milioni
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... E SCIMMIE Un scimmia urlatrice, l’aluatta nera (i maschi sono neri, le femmine gialle), in Brasile: discende da scimmie che si sono evolute in Africa circa 40 milioni di anni fa e poi sono arrivate nel Nuovo Mondo varcando l’oceano.
META LONTANA Trachylepis atlantica è un rettile della famiglia degli Scincidi che vive nell’arcipelago brasiliano di Fernando de Noronha. Si pensa che si sia dispersa dall’Africa Sudoccidentale al Sud America.
Si viaggia a bordo di pezzi di foresta strappati alla terraferma, che possono galleggiare a lungo di anni fa) e si sarebbero poi differenziati nell’isola. Altri rettili, come gli Scincidi della sottofamiglia Mabuyinae, si sarebbero dispersi dal Vecchio Mondo fino in America. Addirittura nel 1995 è stato visto un gruppo di iguane verdi (Iguana iguana) sbarcare da tronchi sull’isola di Anguilla, colonizzando il territorio: si pensa siano partite da Guadalupa. Stesso discorso per alcuni anfibi, come rane della famiglia Eleutherodactylidae passate dal Sud America alle isole caraibiche. UN SALTO IN SUD AMERICA Ma, afferma Luschi, «alcune specie non parrebbero adatte a resistere a un viaggio più o meno lungo sugli oceani: per esempio i mammiferi hanno un metabolismo piuttosto elevato, e devono mangiare e soprattutto bere con regolarità. Eppure molte specie ce l’hanno fatta». È infatti solo l’ipotesi della zattera naturale che spiega il viaggio forse più avventuroso, lungo e pericoloso di un gruppo animale: quello delle scimmie sudamericane. Come abbiamo visto, la paleontologia ha svelato che i loro antenati sono di origine africana e la geologia chiarisce come Africa e Sud America fossero ben separati circa 35 milioni di anni fa, quando gli avi
delle scimmie ragno e delle scimmie urlatrici arrivarono sulle coste del Brasile (probabilmente). Quasi contemporaneamente agli antenati di un gruppo di roditori che oggi comprende le cavie e i capibara. Lo scenario è quindi questo: un tratto di foresta tropicale si stacca dalla costa africana e inizia a vagabondare nell’oceano Atlantico. «Nei modelli ricostruiti delle condizioni della Terra a quel tempo, oltre alla variazione delle correnti marine che erano probabilmente più veloci, c’è il fatto che le distanze da percorrere (tra Africa e Sud America, ndr) erano inferiori alle attuali», chiarisce Martinoli. E infatti circa 50 milioni di anni fa quella distanza era di circa 1.000 km, un terzo degli attuali 3.000. E Matthew Huber e Jason R. Ali, in uno studio del 2010 su Nature, sostengono che i viaggi tra Africa e Madagascar furono possibili quando la loro posizione era più meridionale e le correnti oceaniche fluivano stabili verso est. L’ipotesi dei viaggi via mare diventa quindi sempre più plausibile. Alan De Queiroz, autore di The Monkey’s Voyage (Basic Books), ha illustrato in un lungo trattato i pro e i contro dell’ipotesi della zattera naturale. Secondo lui, e molti altri biologi, gli effetti dei viaggi sulle zattere sono stati fondamentali nel Focus | 75
IGUANE VERDI
MACACHI
Dal Sud America alle isole caraibiche
RANE DEL GENERE ELEUTHERODACTYLUS
Dall’Africa al Sud-est asiatico
Da Guadalupa ad Anguilla
CAVIE E CAPIBARA
LE ROTTE Le possibili rotte di “dispersione” via mare di alcuni animali, da un continente all’altro o verso isole lontane.
SCIMMIE RAGNO E URLATRICI Dall’Africa al Sud America
LEMURI CAMALEONTI Dall’Africa al Sud America
Dall’Africa al Madagascar
Dall’Africa al Madagascar e da qui alle isole dell’oceano Indiano
OSU’s Hatfield Marine Science Center.
Specie del Giappone attraversarono il mare sui detriti, dopo lo tsunami generare la diversità della vita sulla Terra; da scimmie e cavie in Sud America ai faggi e ai kiwi in Nuova Zelanda, fino ad animali e piante del Madagascar.
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VINCITORI DELLA LOTTERIA È ovvio che non sempre e non ovunque questi mezzi di trasporto naturali hanno dato origine a colonizzazioni di nuovi ambienti. Devono esserci le condizioni giuste: i nuovi arrivati devono trovare cibi adatti, non essere spazzati via dai predatori locali, riuscire a riprodursi senza problemi genetici. Il tutto, nell’espressione di Simpson, è una specie di lotteria (sweepstake) che ha moltissimi partecipanti e pochissimi vincitori. I quali riescono, con il biglietto vincente, a iniziare una nuova stirpe.
DALL’ASIA, ANCORA VIVI E VEGETI Dopo il terremoto e lo tsunami del 2011, molti detriti dal Giappone (sopra) finirono in mare. In alto, un molo arrivato in Oregon (Usa) oltre un anno dopo: era pieno di organismi viventi, fu pulito per evitarne la diffusione.
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E LE PIANTE? Poiché sono il materiale di cui sono costituite le zattere, è ovvio che il discorso della colonizzazione di terre distanti vale anche e forse soprattutto per le piante. Non è difficile pensare che per esempio le mangrovie, che abitano le coste oceaniche e possono essere facilmente strappate da un uragano, popolino regioni distanti con il metodo della zattera. Ma ci sono anche altre piante più “terrestri” che hanno approfittato del passaggio delle zattere, come alcune specie delle Hawaii o la flora della Nuova Zelanda. Potrebbero essere arrivate nell’isola pacifica, per esempio, gli alberi del genere Nothofagus, i cosiddetti faggi australi (diffusi nell’emisfero meridionale, dall’America all’Australia) o conifere chiamate araucarie.
Domande Risposte
LA SCIENZA IN PILLOLE
Kyushu University/Yanagida Lab
A CHE COSA PENSANO I CANI?
INSERTO SPECIALE !
TECNOLOGIA SBLOCCHEREMO IL CELLULARE CON IL NOSTRO RESPIRO?
STORIA NAPOLEONE AVEVA UN CAMPER?
TE LO DICE MASSIMO
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ECONOMIA LE PERSONE AMANO I MILIARDARI?
PSICHE QUANTO ASSOMIGLIAMO AI NOSTRI GENITORI?
SOCIETÀ A QUALE ETÀ LE PERSONE INQUINANO DI PIÙ? ARTE E CULTURA PERCHÉ UNA NOTIZIA FALSA È DETTA “BUFALA”?
NATURA DORMIRE CON IL VERDE IN CAMERA FA MALE ALLA SALUTE?
SOCIETÀ COSA RENDE FELICI I POPOLI DEL MONDO?
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UNIVERSO ESISTONO LE AUTOSTRADE SPAZIALI?
INDICE PAGINE ANIMALI 124 • TECNOLOGIA 128 • SCIENZA 130 • AMORE E SESSO 132 • STORIA 134 • TE LO DICE MASSIMO 140 • NATURA 142 • ECONOMIA 144 • SOCIETÀ 146 • ARTE E CULTURA 148 • SALUTE 150 • CIBO 154 • SPORT 156 • UNIVERSO 160 • PSICHE 162
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LA RUBRICA DI MASSIMO CANNOLETTA, IL CAMPIONE DEI QUIZ TV
ECONOMIA
Le persone amano i miliardari? S
sull’ingiustizia della disuguaglianza economica. Lo hanno concluso alcuni studi dell’Ohio State University. Privilegiati. In uno di questi, è stata mostrata ai partecipanti la copertina di una rivista in cui erano raffigurati sette miliardari oppure uno solo. Le persone che avevano visto la foto di gruppo erano più favorevoli a sovratassare i superricchi, per compensare il divario economico, rispetto a coloro a cui era stata presentata la copertina con un solo miliardario. M.Z.
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ì e no: li apprezzano singolarmente ma li detestano se li pensano nel loro insieme. Infatti, pensando a un individuo che ha accumulato molta ricchezza, la maggior parte delle persone gli riconosce talento e impegno: pensa insomma che meriti ciò che ha. La prospettiva cambia quando si pensa ai miliardari come a un gruppo di persone al vertice della gerarchia sociale: la loro ricchezza viene attribuita alla fortuna o a circostanze da cui sono stati illegittimamente favoriti e ci si concentra
QUALI SONO I M PAESI PIÙ RICCHI DEL MONDO?
USANDO COME PARAMETRO IL VALORE COMPLESSIVO DEI SERVIZI E DEI PRODOTTI DI UNA NAZIONE DIVISO PER IL NUMERO DI ABITANTI...
onaco, Liechtenstein e Lussemburgo. Più nello specifico, stando alle ultime stime annuali del Fmi (Fondo Monetario Internazionale), il Principato di Monaco (nella foto) figura al primo posto con 190.513 dollari prodotti per abitante, davanti al Liechtenstein (180.367 $) e al Lussemburgo (140.694 $). Per stimare la ricchezza di ogni Paese è stato utilizzato il Pil pro capite, ossia il valore complessivo dei beni e dei servizi prodotti diviso per il numero di abitanti di ciascuna nazione. MEGLIO I PICCOLI. Nella top ten dei Paesi più ricchi figurano anche Singapore, Irlanda, Qatar, Svizzera, Emirati Arabi Uniti, Norvegia e Stati Uniti, mentre al 12° posto si trova San Marino (70.139 $). Tra le nazioni economicamente più influenti del mondo il 19° posto è della Germania, seguita al 21° dall’Australia, al 24° dal Canada e al 26° dalla Francia. La Gran Bretagna è 28a, di poco davanti all’Italia, che è 33a con 50.216 $. E i cosiddetti BRICS (le potenze emergenti)? La Russia è al 58° posto, la Cina al 74°, il Brasile al 90°, il Sudafrica al 99° e l’India al 130°. Simone Valtieri
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Perché sono importanti i “grazie” in ufficio? N
Meglio donare o spendere? U
na ricerca della Ohio State University ha dimostrato che, se si vuole indurre qualcuno a fare beneficenza, è meglio chiedergli di “spendere” il suo denaro per una data causa anziché chiedergli di “donarlo”. La distinzione è sottile ed è una questione di linguaggio, ma i ricercatori hanno scoperto che per chi vuole contribuire a un progetto benefico è molto più coinvolgente il verbo “spendere” rispetto al verbo “donare”, perché fa sentire alle persone di avere ancora potere sul proprio denaro. Delegare. Lo studio ha coinvolto 2.700 persone che dovevano decidere quanto sarebbero stati disposti a donare per acquistare dei respiratori per un ospedale. I partecipanti hanno offerto più del doppio quando è stato chiesto loro di “spendere” i loro soldi rispetto a quando è stato chiesto di “darli”. Spendere è infatti un’azione decisa da chi dona, mentre dare denaro vuol dire delegare ad altri questa azione, comportamento che le persone tendono a evitare. R.P.
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Il nepotismo fa bene agli affari? A
ssumere amici e familiari, per quanto eticamente discutibile, può in effetti portare benefici all’azienda (nella foto, Donald Trump con la figlia). Secondo uno studio dell’Università di Norwich (Uk) e della Texas A&M (Usa) a volte i manager preferiscono candidati più vicini alla propria cerchia ad altri sconosciuti, anche quando questi ultimi hanno maggiori capacità. Per scoprire quanto ciò influisca sugli affari, i ricercatori hanno coinvolto gruppi di studenti con legami sociali tra loro. Fiducia. Il gioco simulava una relazione manager-dipendente in cui, a un certo punto, avveniva uno scambio di denaro. L’80% degli studenti preferiva affidare (perché le investissero) somme maggiori a persone conosciute rispetto agli estranei, nonostante nel 40% dei casi queste avessero, in base al gioco, competenze inferiori agli altri. Gli amici, però, compensavano l’handicap lavorando di più. Risultato: chi aveva scelto un compagno di college fra i candidati di pari capacità aveva guadagnato tra il 7 e il 10% in più. Insomma: se le differenze di competenza non sono troppo ampie, investire su persone con valori simili, come familiari e amici, può rivelarsi redditizio. R.M.
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on solo per gentilezza: le espressioni di gratitudine rendono più efficienti. È noto che ringraziarsi migliora le relazioni intime ma uno studio dell’Università della California a San Diego ne ha messo in luce i vantaggi anche tra persone che collaborano tra loro. Per la ricerca si sono costituiti team composti da due studenti universitari che, pur non essendo intimi, trascorrevano molto tempo assieme. Poi, si è affidato loro un compito impossibile: in pochi minuti, concepire una bicicletta per gli spostamenti all’interno del campus e presentarla a una giuria, con tanto di piano di marketing. In palio, per il vincitore, 200 dollari. Sostegno. Si è visto che anche un singolo “grazie” può fare la differenza: i compagni di squadra che si sono ringraziati hanno reagito allo stress con un livello di attivazione psicofisiologica ottimale per affrontare la sfida (migliore risposta cardiovascolare, maggiore concentrazione), dando prestazioni migliori. Per gli studiosi, questi risultati sono estendibili alle organizzazioni: i “grazie” tra chi lavora insieme per obiettivi comuni sono altrettanto efficaci. M.Z.
LINGUISTICA
PSICHE
È connessa alla verbalizzazione dei pensieri e denota la capacità di gestire un vocabolario ricco ed efficace. Chi la possiede, si tratti di poeti, scrittori, giornalisti oppure oratori, sa quindi variare il proprio registro linguistico, in base alle necessità del contesto.
ESISTENZIALE
Si tratta della capacità, tipica di filosofi e teologi, di riflettere criticamente sui grandi temi connessi all’esistenza umana e all’infinità dell’universo e di elaborare poi, a questo riguardo, concetti sintetici comprensibili da tutti.
9 NATURALISTICA
QUANTE 2 8 FORME D’INTELLIGENZA ABBIAMO?
Consente sia d’individuare e classificare i diversi tipi di animali e piante presenti in natura sia di cogliere le varie relazioni tra di loro. È facilmente riscontrabile nelle popolazioni che vivono al di fuori dei centri urbani ma anche in molti scienziati, come i botanici.
INTRAPERSONALE
Va spesso di pari passo con l’intelligenza interpersonale e riguarda la capacità di comprendere la propria individualità, di riconoscere le proprie emozioni e di essere in sintonia col proprio pensiero, anche a seguito dell’immedesimazione con personalità diverse dalla propria.
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a cura di Matteo Liberti
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SECONDO I PIÙ RECENTI STUDI DI NEUROPSICOLOGIA LE NOSTRE FORME D’INTELLIGENZA SONO MOLTEPLICI, E NON POSSONO ESSERE INDIVIDUATE CON UN UNICO TEST. UNO DEI PRIMI A SOSTENERLO FU NEGLI ANNI OTTANTA DEL ’900 LO PSICOLOGO STATUNITENSE HOWARD GARDNER, ALLE CUI RICERCHE SI SONO POI RIFATTI ALTRI SCIENZIATI. GARDNER INDIVIDUÒ NOVE TIPOLOGIE D’INTELLIGENZA, OGNUNA INDIPENDENTE DALLE ALTRE E VALORIZZABILE IN MODO SPECIFICO. ECCOLE.
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INTERPERSONALE Riguarda la capacità di comprendere le esigenze, le paure e i desideri degli altri, creando situazioni sociali favorevoli e vantaggiose per tutti. Si può riscontrare negli psicologi, nei politici e in quanti possiedono una spiccata empatia o doti d’interazione sociale.
MUSICALE
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L’intelligenza musicale consiste nella capacità di riconoscere le varie caratteristiche di suoni, ritmi e armonie: chi ne è dotato è dunque naturalmente predisposto per suonare uno o più strumenti ma anche per l’arte del canto e della composizione.
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SPAZIALE
Riguarda la capacità di visualizzare nella mente forme e oggetti, nonché di ricordare dettagli ambientali dei luoghi che ci circondano, favorendo per esempio il senso di orientamento. È inoltre generalmente diffusa tra coloro che eccellono nelle arti figurative.
CORPOREOCINESTETICA
Questa forma d’intelligenza è legata alla capacità di controllare al meglio i movimenti del proprio corpo e di maneggiare con destrezza vari tipi di oggetti. Tale padronanza è tra l’altro tipica degli atleti, dei ballerini, dei ginnasti e degli attori.
Chi è arrabbiato è più sincero?
Ma solo se pensiamo che l’istinto possieda verità più vere e permanenti rispetto a quelle mediate dalla ragione. Lo sostiene uno studio della Loyola University di Chicago: la rabbia tenderebbe più di altri stati d’animo a colmare il divario tra i nostri atteggiamenti impliciti, ossia quelli istintivi, e quelli espliciti, cioè il modo più ragionato con cui diamo voce alle nostre emozioni. Per dimostrare questa tesi sono stati effettuati tre esperimenti su un gruppo di volontari, studiando le loro risposte in presenza di tre diversi stati d’animo: triste, arrabbiato e neutro. Vettori. La rabbia è risultata una manifestazione più implicita rispetto agli stati umorali di tristezza o neutro, che comportano entrambi un più basso livello di fiducia in sé stessi e che possono perciò portare a mascherare le proprie opinioni in favore di pensieri più accettabili. La rabbia non sarebbe però l’unico vettore di sincerità, una funzione simile sarebbe associata anche ai sentimenti di disgusto e di felicità. S.V.
Perché quando ci annoiamo il tempo si dilata? A
nche se ci sentiamo pigri e stanchi quando siamo annoiati, in realtà a livello fisiologico ci troviamo in uno stato di “eccitazione elevata” (misurato da una frequenza cardiaca più rapida). Un’ipotesi sul perché, da annoiati, abbiamo l’impressione che il tempo passi più lentamente è che proprio questa eccitazione acceleri “l’orologio interno” del nostro cervello, sfasandolo rispetto al tempo effettivamente trascorso. Segnale. Un’altra teoria è che l’apparente rallentamento del tempo sia un “segnale” che il nostro cervello ci invia per comunicare che la
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Tipica degli scienziati, questa intelligenza denota la capacità di ricordare e di elaborare concetti e simboli di natura matematica. Più in generale, tale intelligenza riguarda il ragionamento deduttivo basato su schemi logici e numerici.
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LOGICO-MATEMATICA
situazione attuale non è soddisfacente e per spingerci a fare qualcos’altro. In base a questo ragionamento, alcuni studiosi suppongono che le persone più sensibili alla noia abbiano goduto di un vantaggio evolutivo. Chi voleva combattere la noia, infatti, inventava cose nuove, facendo progredire la specie, o cercava un nuovo partner, aumentando la propagazione dei suoi tratti e quindi la varietà genetica di quel gruppo di umani. E.V.
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