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Focus 344 - giugno 2021

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SCOPRIRE E CAPIRE IL MONDO

Dagli

Stati

Lo

In

Nella Terra c’è un pezzo del protopianeta che formò la Luna?

56 tecnologia

GIGANTI GALLEGGIANTI

L’incidente di Suez ci ha mostrato quanto grandi siano le navi che portano le merci. Qual è il limite?

62 cifrario economico I TRASPORTI VIA MARE NEL MONDO

Oltre l’80% delle merci mondiali viaggia sull’acqua. Grazie a poche grandi compagnie.

64 arte QUALE VI SCOLPISCE DI PIÙ?

Giganti, illusioni ottiche, animali: le sculture nelle strade e nelle piazze con effetti sconvolgenti.

70 Focus con gli obiettivi dell’Onu LA FAME NON PASSA

Fra Covid, clima e guerre, la malnutrizione è di nuovo emergenza: non sarà risolta entro il 2030. Che fare?

Le statue più strane e colossali

78

Focus con gli obiettivi dell’Onu E NOI QUANTO CIBO BUTTIAMO?

Nel 2020 abbiamo sprecato 27 kg di alimenti a testa.

82 animali CI VUOLE UN MEDICO BESTIALE

Le precauzioni che usiamo contro la pandemia sono adottate anche da altri animali. E funzionano!

91 scienza FUSIONE NUCLEARE: SFIDA HI-TECH

Il principio è quello che fa brillare le stelle. Gli esperti di Eni, che partecipano a una ricerca mondiale, ci spiegano di che cosa si tratta.

96 paleontologia

JURASSIC PUZZLE

Siamo entrati in un’azienda italiana che... ricostruisce i dinosauri, pezzo dopo pezzo, dalle ossa fossili. 114 scienza CAMBIARE ARIA

Si può contrastare il mutamento del clima agendo sull’atmosfera. Ma bisogna calcolare tutto, e bene.

&

Non solo gatti: siamo allergici a molte bestiole domestiche (e non solo). Perché?

Speciale

125 ELETTRICHE

Un allegato di 40 pagine dedicato alle auto elettriche oggi sul mercato e a quelle che arriveranno a breve. Una guida per scegliere l’autovettura più adatta alle proprie esigenze rispettando l’ambiente.

Cani sporchi?

Mai quanto le nostre scarpe

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Dove sono state le in invernozanzare

Non tutti gli animali che annunciano il ritorno della bella stagione sono carini come le rondini. Alcuni sono decisamente più fastidiosi: come le zanzare, che sembrano materializzarsi attorno alle nostre caviglie mentre passiamo dai calzettoni ai calzoncini. Ma, finora, dove sono state? «Vicine a noi, ma in una sorta di letargo, in una fase chiamata diapausa, oppure semplicemente acquattate nei nostri scantinati. In altri casi ancora, gli adulti sono scomparsi col freddo, ma hanno lasciato le uova pronte a schiudersi in primavera» , spiega Alessandra della Torre, del Dipartimento di sanità pubblica e malattie infettive della Sapienza Università di Roma, che coordina un progetto sulle zanzare invasive (Aim-Cost) nel cui ambito lo scorso ottobre è stata lanciata in Italia la

app Mosquito Alert. «Scaricando e usando la app, i cittadini possono inviarci foto di zanzare (con cui esperti entomologi identificano la specie) o segnalarne la presenza. L’obiettivo è mapparne la distribuzione, capendo meglio dove si trovano in inverno e tracciandole ora che cominciano a riapparire e nel “boom” estivo».

FEMMINE IN PAUSA

In Italia ci sono molte specie di zanzare, che superano l’inverno con le diverse strategie a cui abbiamo accennato. «Ma quelle che ci infastidiscono nelle zone abitate sono soprattutto due: la zanzara comune (Culex pipiens) e la zanzara tigre (Aedes albopictus)», continua della Torre. La prima è la “classica” che ci punge dal crepuscolo e ci tormenta di notte. «È presente in due forme: quella rurale (C. pipiens pipiens) e quella urbana (C. pipiens

molestus). La rurale passa l’inverno in diapausa: una fase di arresto, in cui riduce il metabolismo e si nasconde in ambienti protetti, come grotte o tane di animali. Prima della diapausa la femmina smette di usare il sangue per la maturazione delle uova (le zanzare si nutrono di nettare, i maschi nemmeno pungono) e lo usa invece per accumulare riserve energetiche. Solo le femmine sopravvivono da un anno all’altro: i maschi vivono un paio di settimane, le femmine di norma 4-6, ma le ultime nate prima dell’inverno entrano in diapausa e sopravvivono anche 6 mesi».

La continuazione della specie è assicurata, visto che le femmine hanno un organo in cui conservano gli spermatozoi dopo l’accoppiamento, da usare in seguito per fertilizzare le uova.

La forma urbana di Culex pipiens, quella presente nelle città, non entra invece

In “letargo” o come uova, questi insetti hanno superato la stagione fredda. E tornano a pungerci.

Il ciclo della zanzara tigre. L’adulto ha un motivo bianco e nero su zampe e corpo; lungo meno di 10 mm, sopravvive 3-4 settimane.

Le larve mutano in pupe, che stanno sempre in acqua: da questo ultimo stadio, in 2 o 3 giorni, emerge l’adulto che vola via.

in diapausa. «Non si “spegne” del tutto, si limita a ridurre l’attività e a posarsi in ambienti sotterranei con acqua stagnante, come gli scantinati allagati. Lì può deporre le uova, almeno una volta senza bisogno di procurarsi sangue. Se trova condizioni favorevoli, può capitare che si riattivi e vada in giro a pungere», continua della Torre.

LA TIGRE CHE CI HA INVASO

La zanzara tigre invece è quella che riconosciamo per il colore scuro con bande bianche sul corpo e perché... ci punge anche di giorno. «Solo le uova, nei nostri climi, superano l’inverno. Quelle deposte all’inizio della brutta stagione non si schiudono con il ritmo normale (v. disegno sopra), ma entrano in diapausa: lo sviluppo dell’embrione è bloccato fino a primavera». Le uova sono resistenti (in

Le uova sono deposte in contenitori con acqua, poco al di sopra della sua superficie. Si schiudono quando l’acqua le copre.

Le larve emerse si sviluppano in acqua. Più fa caldo, più questa fase è rapida: dura anche solo 5 giorni.

diapausa sopravvivono a temperature sotto 0 °C): sono deposte al bordo dell’acqua e si sviluppano quando il livello sale, passando anche lunghi periodi “in secca” (la zanzara comune invece depone le uova in acqua, che non si deve asciugare). Così la zanzara tigre ha conquistato il mondo. «In Italia è arrivata dall’Asia nel 1990, grazie alla globalizzazione: le sue uova viaggiano soprattutto nei copertoni usati trasportati nel mondo. Allo stesso modo sono arrivate altre specie invasive diurne come Aedes koreicus e Aedes japonicus: adattate a climi più freddi, si stanno espandendo nel Nord Italia e in centro Europa. La zanzara tigre ormai è ospite stabile delle nostre città, dove depone le uova nelle caditoie dei tombini (come C. pipiens) e in qualsiasi contenitore che si riempia d’acqua, come i sottovasi». Con l’allungamento delle giornate

IN ATTESA

Foto grande: una zanzara comune; in inverno entra in una stasi (diapausa) o resta in ambienti sotterranei. Sopra: uova di zanzara tigre; quando calano le ore di luce, le femmine depongono uova “diapausanti” per l’inverno.

(la durata del giorno è il segnale principale per inizio e fine della diapausa) e l’aumento delle temperature, per uova e adulti è l’ora del risveglio. «Dalle uova, in acqua, si sviluppano le larve delle zanzare comuni e tigre, tanto più velocemente quanto più alta è la temperatura. La disinfestazione in aree pubbliche si fa soprattutto contro le larve, nei tombini. Un obiettivo della nostra app Mosquito Alert è mappare con precisione le infestazioni nelle città: potrebbe essere utile alle amministrazioni per fare trattamenti mirati», conclude della Torre. Non è solo una questione di punture. «Le zanzare sono vettori di virus, anche in Italia. Le Culex trasmettono dagli uccelli all’uomo il virus della febbre West Nile. Le zanzare tigre possono diffondere virus responsabili di malattie tropicali, portati da viaggiatori, come chikungunya e dengue».

Adulto
Uova
Larva
Pupa
di Giovanna Camardo
Mondadori

Quarta puntata

E noi quanto cibo

buttiamo

Nel 2020 abbiamo sprecato 27 kg di alimenti a testa. Evitarlo non è solo necessario ma possibile.

MBUTTA MALE

La perdita e lo spreco alimentare nel mondo ammontano a 1,3 miliardi di tonnellate l’anno, così suddivise: i Paesi industrializzati ne generano il 56%, i Paesi in via di sviluppo il 44%.

ele che marciscono sugli alberi senza essere raccolte, campi di grano distrutti da eventi atmosferici estremi, ortaggi che si deteriorano in capannoni inadeguati, frutta e verdura eliminate perché non adatte al confezionamento, supermercati che smaltiscono merci invendute, ristoratori che gettano piatti consumati a metà, famiglie che buttano nell’umido zucchine ammuffite perché dimenticate nel frigorifero. La filiera del cibo, dal campo-allevamento alla tavola, è lunga e la quantità di prodotti alimentari che non viene effettivamente consumata è enorme: secondo la Fao ammonta a un terzo di tutto il cibo prodotto a livello globale ogni anno, circa 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti. E in un mondo dove si stima che 2 miliardi di persone non abbiano un accesso regolare a sufficiente cibo sicuro e nutriente, il problema dello spreco alimentare, complesso e articolato, è tra i più urgenti.

PERDITE

«Il viaggio che intraprende un cibo va dai campi alla tavola e gli sperperi a cui può andare incontro durante la filiera agroalimentare sono molti», spiega Andrea Segrè, docente di politica agraria internazionale e comparata all’Università di Bologna e fondatore di Last Minute Market, società accreditata dallo stesso ateneo che sviluppa progetti e servizi per la prevenzione e riduzione degli sprechi, e della campagna Spreco Zero. «Quando avvengono durante il raccolto, la lavorazione, il trasporto, la conservazione si parla di perdite alimentari e le cause che le provocano vanno dalle infrastrutture carenti ai metodi di raccolta non idonei, dalle condizioni meteorologiche avverse ai depositi non adatti. Se vengono superati questi comparti l’alimento arriva ai supermercati, ai negozi, alla ristorazione e nelle case. Anche in queste fasi si ha sperpero e in questo caso si parla di spreco alimentare vero e proprio».

Ogni attore della filiera gioca un ruolo, ma l’incidenza maggiore di spreco si ha nelle case: circa il 60% dello spreco alimentare è infatti domestico. «Nel mondo occidentale, dove negli ultimi 50 o 60 anni la disponibilità alimentare non è più un problema, si è lentamente perso il valore del cibo», continua Segrè. «Per contro invece, nei Paesi in via di sviluppo la situazione vede un andamento opposto: le perdite rappresentano il 60% mentre lo spreco il 40%».

NELLA PATTUMIERA

Ma quanto si butta nelle case italiane, e cosa? Nel 2020 a finire nel bidone dell’umido sono stati 27 chilogrammi di cibo a testa: in particolare, il 37% della frutta fresca, il 28% della verdura, il 25% di cipolle, aglio e tuberi, il 21% dell’insalata, il 21% del pane fresco, secondo i dati raccolti da Waste Watcher International Observatory-Università di Bologna-Last Minute Market su dati Ipsos. «È una quantità ingente, anche se si è registrata una diminuzione dell’11,78% rispetto al 2019», spiega Segrè. «E una delle conseguenze della pandemia, che ci ha portato a un’alimentazione più consapevole. Speriamo si mantenga

28,4% PERDITE ALIMENTARI 9,1% 18,8%

43,8% SPRECO DOMESTICO

SPRECO NEI RISTORANTI, MENSE, HOTEL

anche quando il SARS-CoV-2 sarà debellato». Anche perché l’impatto dello spreco di cibo non è solo sociale ed economico – basti pensare che, considerando l’intera filiera, si buttano in Italia 10 miliardi di euro e nel mondo 1.000 miliardi di dollari all’anno – ma anche ambientale. Per produrre un alimento si consumano suolo, energia, acqua e, se si spreca cibo, si sprecano anche queste risorse: per esempio, la percentuale di terreno agricolo che viene utilizzata per fornire alimenti che non verranno mai consumati è del 30%, il volume annuo di acqua persa è pari a tre laghi di Ginevra. Inoltre, lo spreco alimentare immette ogni anno nell’ambiente 3,3 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente (l’8% delle emissioni globali) contribuendo al cambiamento climatico di origine antropica.

SPRECO ZERO

Ma cosa fare nel nostro piccolo per evitare di buttare nella spazzatura la pasta avanzata, la pera un po’ ammaccata e il pane raffermo? «Educare fin dall’infanzia al rispetto per il cibo e a una buona alimentazione è il primo passo al contrasto dello spreco domestico. Esistono già molte realtà scolastiche dove è inserita l’educazione alimentare, così da crescere adulti consapevoli», racconta il docente. E per la quotidianità le strategie antispreco partono dall’acquisto: infatti, prima di andare a fare la spesa (mai se si ha fame, dato che diversi studi scientifici hanno dimostrato che entrare in un negozio di alimentari affamati fa aumentare le possibilità di prendere articoli non necessari), è bene accertarsi di ciò che si ha già nella dispensa e nel frigorifero e poi stilare una lista, così da evitare di comprare quello che non serve. Inoltre, è bene, per non cedere al “lancio nel bidone”, interpretare le scadenze scritte sulle confezioni: “consumare preferibilmente entro” indica la data entro la quale il prodotto mantiene, se conservato bene, le proprie caratteristiche. Mangiare i biscotti dopo questa data non è pericoloso per la salute. Invece, “consumare entro” è un’indicazione più restrittiva e significa che oltre il termine riportato il cibo può alterarsi e diventare nocivo, anche se uno yogurt o un uovo scaduti da un giorno male non fanno.

Anche come conserviamo nel frigo gli alimenti è cruciale contro lo spreco: è bene riporre i cibi crudi (carne, pesce, pollame) sulla mensola sopra il cassetto per le verdure (2-3 °C). Nei ripiani centrali dove la temperatura è di 4-5 °C si mettono affettati, verdure cotte, sughi, salse, cibi cotti e avanzi, mentre nelle mensole più alte (8 °C) uova, dolci, formaggi e yogurt. Nello sportello, dove la temperatura è più alta (10-15 °C), le bibite, l’acqua e il burro. Per la verdura e la frutta fresche c’è poi il cassetto preposto.

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Focus 344 - giugno 2021 by Mondadori Digital - Issuu