DOMANDE E RISPOSTE
COME SI PUÒ
“RESUSCITARE” IN UN COMPUTER?
> Si può comunicare con chi dorme?
> I buchi del tempo esistono davvero?
> Un maschio può sentirsi incinto?
> Fare sesso in ascensore è vietato?


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N. 71 – Giugno 2021

Animali 6 Natura 42 Cibo 74
POTREMO “RESUSCITARE” IN UN COMPUTER? Ci chiediamo sulla copertina di questo numero di Focus D&R. In un certo senso sarebbe possibile, grazie all’intelligenza artificiale che già ora è in grado di riprodurre un nostro avatar capace di relazionarsi con amici e parenti (a pag. 15). Se questo li farebbe vivere meglio, però, è tutta un’altra questione, e in fatti l’inquietante sistema della Microsoft per ora non è stato messo in commercio. Ma questo mese siamo in vena di “domandone”, perciò, dopo aver guardato al futuro per noi più lontano possibile, a pag. 3 trovate: “Qual è stato il più grande e spa ventoso spettacolo del mondo?”. E qui vi invitia mo a fare uno sforzo di immaginazione per vedere la Terra ancora incontaminata di 45.000 anni fa, con cieli straordinari percorsi da bagliori, fulmini, saette e magnifiche aurore boreali... Buona lettura! Isabella Cioni


Tecnologia 12 Economia 46 Sport 78

18 COSA SONO I WORMHOLE?

QUALI SONO I LUOGHI PIÙ INOSPITALI DELLA TERRA? 42

Scienza 18
Salute 52
Universo 84
NEL
Un ruolo che può richiedere anche un notevole impegno di memoria e una presenza prolungata in scena, senza però concedere molta soddisfazione all’attore che la sostiene: quello che si dice una comparsa senza alcuna utilità per la trama ma pensata per far risaltare gli altri attori. Le scene “tinca” sono invece quelle in cui viene raccontato qualcosa che è accaduto fuori dal contesto della scena medesima, con lo scopo di far andare avanti la storia. La definizione trae origine dal fatto che la tinca è un pesce commestibile, ma con più spine che carne, quasi inutile. A.C.





Sì: gli odori possono influire in vari modi sull’umore, sulle prestazioni lavorative e sul comportamento delle persone. Come spiega la psicologa e neuroscienziata cognitiva canadese Rachel Sarah Herz, autrice di numerose ricerche in materia di psicologia olfattiva, gli odori non agiscono su di noi come una droga, ma vengono associati dal nostro cervello a esperienze passate, stimolando così reazioni specifiche. È il processo dell’apprendimento associativo, attraverso il quale un evento o un elemento vengono collegati ad altri in virtù delle situazioni vissute in passato da un individuo, generando così una risposta condizionata dall’evento originale. Un nuovo odore che non possa essere associato a un’esperienza precedente susciterà, invece, una risposta emotiva incondizionata: per esempio, un’esalazione sperimentata nel corso di una procedura chirurgica ospedaliera potrà generare ansia. In seguito, quell’odore diventerà uno stimolo condizionato: sentirlo in futuro indurrà simili stati di ansia.
EVOCANO QUANTO GIÀ VISSUTO
È principalmente attraverso questo meccanismo che gli odori vengono apprezzati o meno, che riescono a ispirarci emozioni e a indurci particolari stati d’animo. I bulbi olfattivi, che recepiscono gli odori e gli aromi in arrivo dalle fosse nasali, sono infatti direttamente collegati all’amigdala e all’ippocampo, le strutture neurali che elaborano le emozioni e l’apprendimento associativo. Le risposte olfattive vengono acquisite soprattutto
durante l’infanzia, legandosi alle nuove esperienze. Ma impariamo a conoscere gli odori già prima di nascere, quando i composti aromatici dell’alimentazione materna vengono assimilati nel liquido amniotico e trasmessi al feto: diversi studi hanno dimostrato che se le donne assumono sostanze aromatizzate, come l’aglio, durante gli ultimi mesi di gravidanza i loro neonati saranno immediatamente in grado di riconoscere quell’odore, e in seguito lo apprezzeranno più di altri bambini integrandolo facilmente nelle proprie abitudini alimentari. Il modo in cui rispondiamo agli odori, in ogni caso, può essere influenzato anche da altri fattori, come il contesto in cui percepiamo un aroma e la classificazione gradevole o sgradevole che assegniamo a quell’odore.
LA PUZZA CI RENDE DIFFIDENTI
Il senso dell’olfatto è legato alle nostre memorie ed emozioni. Nel corso dell’evoluzione umana, ci ha aiutato a sopravvivere, segnalandoci istantaneamente la sicurezza o la potenziale pericolosità di una situazione. E gli odori continuano a guidare il nostro comportamento a livello istintivo e inconscio. Esperimenti condotti dagli psicologi dell’Università del Michigan hanno confermato che un odore sgradevole ci può rendere sospettosi, abbassando il livello di fiducia sociale. Tuttavia, la puzza può anche aumentare il senso critico, come ha dimostrato un altro test in cui i soggetti esposti all’odore di pesce hanno saputo valutare meglio di altri la correttezza di determinate informazioni. Uno studio
dell’Università di Stanford, in California, si è invece focalizzato sull’influenza del disgusto sui giudizi morali, evidenziando come i partecipanti a un esperimento esposti a uno spray alla “flatulenza” fossero portati a esprimere opinioni più severe, sulle stesse questioni, rispetto agli altri volontari.
I PROFUMI CI FANNO STARE BENE
Numerosi studi hanno poi analizzato le connessioni fra gli odori gradevoli e la propensione all’acquisto dei consumatori: uno di questi, per esempio, condotto da Herz insieme ai colleghi della società chimica e cosmetica giapponese Kao Corporation, ha analizzato il modo in cui il profumo di un prodotto riesca a evocare ricordi emotivi personali, e possa quindi influenzare il richiamo che quel prodotto è in grado di suscitare nei potenziali acquirenti. Dopo aver sottoposto al giudizio dei partecipanti una serie di fragranze per lozioni, i ricercatori hanno scoperto che le preferite erano quelle dall’aroma più piacevole e che riportavano a galla ricordi emotivi personali più forti. È il cosiddetto “effetto memoria proustiano” (dal nome dello scrittore Marcel Proust che per primo lo descrisse), secondo cui i ricordi d’infanzia legati al profumo rimangono inalterati nel corso della vita di una persona, e sono molto potenti nell’indirizzare i suoi comportamenti. Altri studi confermano invece come l’esposizione al profumo di “pulito”, e nello specifico a un detersivo agli agrumi, aumenti la propensione delle persone alla pulizia. Roberto Mammì




