
Art Basel | Features - 2026
Gastone Novelli
ML fine art è lieta di annunciare la sua partecipazione ad Art Basel 2026 Per questa edizione presenteremo un progetto dedicato a Gastone Novelli, realizzato in collaborazione con l’Archivio Gastone Novelli

La ricerca di Gastone Novelli (Vienna 1925 – Milano 1968) si sviluppa attorno a un’indagine costante sulle possibilità del linguaggio e sui rapporti tra immagine, parola e segno. Nella sua opera la pittura non è mai soltanto superficie visiva, ma diventa uno spazio mentale, poetico e conoscitivo, in cui lettere, frammenti verbali, simboli, figure e tracce grafiche convivono senza gerarchie prestabilite. Il quadro si offre così come un campo di lettura, un luogo in cui la parola assume valore plastico e l’immagine si comporta come una forma di scrittura.
Questo interesse per il segno e per la comunicazione va letto anche alla luce della biografia dell’artista. Nel 1943, appena diciottenne, Novelli partecipa alla Resistenza, viene arrestato, incarcerato a Regina Coeli e torturato. Condannato a morte, vede poi la pena commutata in carcere
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a vita grazie all’intervento della madre, fino alla liberazione avvenuta con l’ingresso degli Alleati a Roma nel giugno 1944. Questa esperienza estrema, legata alla guerra, alla violenza e alla privazione della libertà, costituisce un retroterra profondo della sua opera: la parola, il segno e l’immagine diventano anche strumenti di testimonianza, memoria e resistenza.
Dopo la guerra Novelli si trasferisce a Firenze, dove si laurea in Scienze Politiche e Sociali, e nel 1948 compie il primo viaggio in Brasile. È qui, soprattutto tra il 1950 e il 1954, che prende avvio la sua attività di artista. In Brasile si dedica alla pittura, alle arti applicate, agli allestimenti, all’insegnamento e alla produzione di ceramiche; entra inoltre in contatto con un ambiente internazionale aperto all’astrazione geometrica, anche attraverso la conoscenza di Max Bill e dell’opera di Paul Klee. L’esperienza brasiliana non è quindi un semplice episodio biografico, ma un momento formativo decisivo, nel quale Novelli matura il passaggio dalle prime prove espressioniste a una ricerca più strutturata sul segno, sulla forma e sul linguaggio.
Nel 1955 si stabilisce a Roma e si inserisce rapidamente nell’ambiente culturale della città. Attraverso Emilio Villa conosce Corrado Cagli e si avvicina a figure come Afro, Enrico Prampolini, Alberto Burri e Achille Perilli. Il confronto con l’informale e con le ricerche astratte del dopoguerra è decisivo, ma Novelli non aderisce mai passivamente a un linguaggio già definito. Assimila quelle esperienze per superarle, orientando progressivamente la pittura verso una ricerca autonoma sulla scrittura, sul segno e sulle possibilità comunicative della superficie.
Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta, la parola entra sempre più stabilmente nel suo lavoro. Lettere, frasi, numeri, alfabeti immaginari e frammenti di scrittura non servono a spiegare l’immagine, ma a creare una tensione continua tra ciò che si vede e ciò che si legge. La superficie pittorica diventa così uno spazio di decifrazione, vicino alla poesia, alla linguistica, all’antropologia e alla psicologia del profondo. Novelli guarda ai linguaggi arcaici, ai miti, ai sistemi simbolici primitivi e alle forme originarie della comunicazione, cercando un punto in cui immagine e parola non siano ancora separate.
Questo interesse lo avvicina anche all’ambiente letterario più sperimentale degli anni Sessanta. Novelli collabora con gli scrittori della neoavanguardia italiana e condivide con i Novissimi e con il Gruppo 63 una volontà di rottura nei confronti dei linguaggi tradizionali e delle forme convenzionali della comunicazione. Come nella poesia sperimentale del Gruppo 63, anche nelle sue opere il significato non è mai immediato o lineare, ma nasce dall’accumulo, dalla frattura e dalla combinazione imprevedibile di segni e parole.
Il lavoro di Novelli si colloca inoltre in un orizzonte internazionale. I viaggi a Parigi, gli incontri con protagonisti del Dadaismo e del Surrealismo, il confronto con la scena americana e con esperienze come New Dada, Pop Art e Nouveau Réalisme ampliano il suo campo di riferimento. Tuttavia, rispetto alla riproducibilità e al consumo rapido delle immagini tipici della società di massa, Novelli mantiene una posizione critica: le immagini tratte dalla cultura popolare, dal fumetto, dal cinema o dalla pubblicità non vengono assunte come icone immediate, ma trasformate in frammenti, reperti e segni instabili.
Dal 1962 circa, il suo universo visivo si arricchisce di motivi legati al paesaggio, al corpo, alla natura e alla memoria arcaica. Spirali, griglie, mappe, montagne, isole, conchiglie, frammenti anatomici e strutture simboliche entrano nella pittura come elementi di un alfabeto personale. Il corpo umano viene inteso come territorio da esplorare e decifrare; il paesaggio non è rappresentato
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in senso tradizionale, ma diventa una struttura mentale, un intreccio di forme, energie, percorsi e corrispondenze.
Negli ultimi anni la dimensione politica diventa sempre più esplicita. Novelli guarda alle contestazioni studentesche, alla guerra del Vietnam, alla rivoluzione culturale cinese, ai movimenti anticoloniali e alle tensioni internazionali degli anni Sessanta. La parola scritta assume allora il valore di presa di posizione, protesta e testimonianza. Questo atteggiamento trova una delle sue manifestazioni più celebri alla Biennale di Venezia del 1968, quando l’artista rifiuta di esporre le proprie opere e le rivolge contro le pareti in segno di protesta contro la presenza della polizia nei Giardini. Muore nel dicembre del 1968 a Milano per un collasso postoperatorio.

L’intero percorso di Novelli appare dunque come una continua trasformazione dei segni. La sua opera non cerca una forma stabile, ma registra il movimento incessante del pensiero, della memoria e della storia. Immagine e parola si inseguono, si contraddicono e si completano, dando vita a un linguaggio aperto, frammentario e profondamente libero. In questa tensione tra pittura, scrittura, avanguardia artistica, sperimentazione letteraria e impegno politico si colloca la specificità della sua ricerca: un’arte che non rappresenta semplicemente il mondo, ma tenta di ricostruirne le tracce, le ferite e le possibilità di senso.
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Principali esposizioni
• Ca' Pesaro – Galleria Internazionale d'Arte Moderna, Venezia, 15 novembre 2025 – 1 marzo 2026;
• Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano, 9 marzo – 10 maggio 2006;
• MART – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, 14 maggio – 26 settembre 1999;
• Galleria Nazionale d'Arte Moderna (GNAM), Roma, 10 giugno – 25 settembre 1988.
Opere presenti nei musei
Italia
• Collezione Peggy Guggenheim, Venezia
• Ca' Pesaro – Galleria Internazionale d'Arte Moderna, Venezia
• MART – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto
• Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea (GNAM), Roma
• MACRO – Museo d'Arte Contemporanea di Roma
• GAM – Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea, Torino
• Museo del Novecento, Milano
• Palazzo Maffei Casa Museo, Verona
• MUVEC – Casa delle Contemporaneità, Venezia
Mondo
• Austria, Neue Galerie Graz, Graz
• Germania, Kunstsammlungen der Ruhr-Universität Bochum, Bochum
• Regno Unito, British Museum, Londra
• Liechtenstein, Kunstmuseum Liechtenstein, Vaduz
• Spagna, Fundació Suñol, Barcellona
• Svizzera, Musée des Beaux-Arts, La Chaux-de-Fonds
• Solomon R. Guggenheim Museum, New York
• Museum of Modern Art (MoMA), New York
• National Gallery of Art, Washington D.C.
• Museu de Arte de São Paulo Assis Chateaubriand (MASP), San Paolo
• Museu de Arte Contemporânea da Universidade de São Paulo (MAC USP), San Paolo
• Giappone, The National Museum of Art, Osaka
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