A Foggia, i Montanari sono scesi da pacieri tra i campi di pomodori per regolare una volta di più i caporali e sulla costa a sud del Gargano per innaffiare di droga le nuove centrali del divertimento. In Salento, da tempo, i gruppi locali della Sacra Corona Unita (SCU) hanno guadagnato vetrine prestigiose con il passaparola sulle estati sulle coste dello Ionio.
E proprio come cinquant’anni fa, mentre le mafie pugliesi si ristrutturano e seminano nuove opportunità, inquinano nuove falde e intercettano nuovi interlocutori, a restare muta e disattenta è ancora una volta l’Istituzione.
Perché in nome di questa nuova identità che si insegue a velocità turbo, spesso non sostenibile, si lasciano indietro, sui nostri territori, macerie sociali.
Nella turistificazione selvaggia dei quartieri trasformati in alberghi diffusi e costellazioni di B&B, quella che cresce è una marginalizzazione ed espulsione dalle narrazioni urbane di chi una casa non ce l’ha e non sa più a chi chiederla in affitto o come pagarla.
Nella crisi generale di sistema del pianeta Italia, a fronte di una spesa sociale nazionale che si comprime, la politica disattenta ha altre priorità e spesso dimentica intere comunità abbandonate in condizioni di profonda esclusione sociale – che non è solo economica, ma spesso anche sanitaria, formativa.
Nel mutare dei territori e delle identità, si mette spaventosamente sul lastrico l’offerta culturale e sociale, ormai schiava, tanto nelle città quanto nei paesini, della logica del fine dining, della movida, del “dove andiamo a bere stasera?”. E, assieme, di tutto quel sistema che amplifica le possibilità di guadagno per i clan perché semplicemente fa impennare la domanda di sostanza stupefacente.
Per le mafie pugliesi, indubbiamente, non potrebbe esserci situazione migliore.
La Puglia non è mai stata così ricca, desiderata, raccontata. In pochi anni è diventata un marchio turistico internazionale, una terra capace di attrarre investimenti, trasformare città, ridisegnare economie e cambiare profondamente il proprio volto.
Ma ogni trasformazione ha un prezzo.
Mentre interi territori si rigenerano, altri si svuotano. Mentre alcuni quartieri diventano vetrine, altri perdono cittadini, identità, diritti e servizi. Mentre il successo diventa il principale racconto, cresce una frattura sociale che troppo spesso fatichiamo a vedere o scegliamo di ignorare. È proprio dentro questa frattura che le mafie pugliesi hanno imparato a cambiare pelle. Hanno abbandonato vecchi linguaggi, investito nei nuovi mercati, inseguito le opportunità offerte dalle economie del turismo, del consumo e dell’intrattenimento, adattando business, strutture e codici a una regione che corre più veloce di quanto riesca a comprendere se stessa. Questo non è un libro sui boss. È un libro sulla Puglia di oggi e sulle sue mafie. Perché capire come cambia una comunità significa anche capire come cambiano le mafie che dentro quella comunità vivono, crescono e prosperano.
Euro 14,50 (l.i.)
ISBN 979-12-5626-117-8
