Piccoli gabbiani di carta. Racconti fantastici di vite che lo saranno
“Noi tutti, come piccoli gabbiani di carta, aspettiamo la libertà per poi poter parlare e raccontare quello che abbiamo vissuto...
Oggi, dopo questo viaggio, ci siamo resi conto che anche noi possiamo essere autori della nostra vita.”
A cura di A. de Giorgio e D.F. Nirchio
Racconti fantastici di vite che lo saranno Piccoli gabbiani di carta
A cura di Anna de Giorgio
Damiano Francesco Nirchio
PICCOLI GABBIANI
DI CARTA
Racconti fantastici di vite che lo saranno
Scritti da uomini temporaneamente ospiti nella Casa Circondariale di Trani
edizioni la meridiana
Un piccolo gabbiano di carta
Nota
Damianuccio dalle puglie e Madonna Caterina, che la sorte
I due fratelli
di Adrian e Florenc G ...........................................................57
Il ponte magico di Giuseppe C ........................................................................59
Un orso di nome Dan di Daniel N. ............................................................................75
Il sogno italiano di Ekir M. ...............................................................................79
Quella maledetta domenica… di Giuseppe M. .......................................................................85
INTRODUZIONE
a cura degli “Autori!”
Quando abbiamo aderito a questo progetto eravamo tutti molto titubanti, ma poi pian piano, grazie ai nostri amici e compagni di viaggio mediatori, abbiamo deciso di cominciare a crederci e abbiamo iniziato a partecipare a questo progetto, aderendovi sia fisicamente che mentalmente.
Abbiamo cominciato a ripercorrere le nostre storie, ora intrappolate in queste quattro mura e, insieme alle persone che abbiamo conosciuto, che abbiamo imparato a stimare e di cui abbiamo cominciato a fidarci, abbiamo intrapreso questo viaggio.
Quali sono state le emozioni che ci hanno accompagnato durante questa esperienza?
Beh… durante la scrittura e durante questo viaggio sono state tante le emozioni.
Per me è stato come ascoltare un evergreen, una canzone che ti parla al cuore.
È stato rivivere il momento peggiore della mia vita, perché ho dovuto scriverlo, ricordarlo, ed è stato molto difficile.
La mia esperienza di scrittura, invece, mi ha portato a pensare che oggi sono quello che sono anche grazie a tutto quello che è successo nella mia vita.
Proverò a ricominciare: nulla accade per caso.
Questa esperienza la porterò con me per sempre.
Scrivere questa fiaba, affrontare questo viaggio, è stata l’occasione per costruire qualcosa con i miei figli, di nuovo con i miei figli dopo tanti anni.
Spero che quello che è accaduto a me non accada mai a nessuno.
Attraverso la scrittura della fiaba e questa esperienza ho potuto raccontare la sofferenza del mio Paese, la sofferenza del mio popolo.
Noi tutti, come piccoli gabbiani di carta, aspettiamo la libertà per poter parlare e raccontare la nostra storia, quello che abbiamo vissuto e farlo capire agli altri, affinché anche loro possano imparare dai nostri errori.
Oggi, dopo questo viaggio, dopo aver scritto la nostra storia e la nostra fiaba, ci siamo resi conto che anche noi possiamo essere autori della nostra vita.
DARE VOCE...
Nota introduttiva di Eugenia Paradiso e Ilaria De Vanna1
Il progetto “Autori!” ha previsto, parallelamente al laboratorio di scrittura, una serie di incontri dedicati al racconto del senso, del significato e del valore di questo percorso, narrato direttamente dalla voce dei protagonisti.
Sarebbe stato scontato che fossero gli operatori a occuparsi di raccontare questa parte, ma ci è sembrato più significativo che questa restituzione provenisse dagli stessi autori.
La conferma che questa scelta sia stata la migliore l’abbiamo avuta proprio durante gli incontri, quando uno dei partecipanti ha manifestato il bisogno di dare voce all’esperienza umana vissuta all’interno del carcere.
La testimonianza comune della vita carceraria e di questo progetto viene raccontata in questa parte introduttiva del libro. È proprio in queste righe che emerge con forza, da un lato, la crudezza della condizione di essere privati della libertà e, dall’altro, la capacità di trasformare questa condizione in un ’opportunità per ricominciare ad essere autori della propria vita.
1 Curatrici del percorso educativo, di accompagnamento all’emersione dei vissuti e rielaborazione dei contenuti emotivi (Cooperativa C.R.I.S.I.).
UN PICCOLO GABBIANO DI CARTA
Nota introduttiva di Anna de Giorgio e Damiano Francesco Nirchio2
Siamo seduti in cerchio nella sala teatro della Casa Circondariale maschile di Trani.
È già il secondo o terzo incontro e, contrariamente a quanto spesso fisiologicamente accade, il gruppo dei signori partecipanti non si è ridotto. Tutt’altro.
Negli appuntamenti precedenti si sono già espletate le rituali presentazioni: alcune asciutte e giustamente diffidenti, intente nel legittimo studio degli ennesimi visitatori, il cui passaggio potrebbe ancora una volta risultare, come succede a volte in questi luoghi, tanto breve quanto ininfluente; altre piacevolmente estroverse, bisognose di splendere allegramente, anche solo per poco, nella relazione con qualcuno finalmente “altro”, nuovo.
In questo appuntamento si era proposto un piccolo esercizio di narrazione collettiva: un modo giocoso per introdurre gli elementi strutturali del racconto, ma soprattutto per riscoprire la narrazione come strumento attivo di reinvenzione della realtà, persino trasformativo se applicato alla propria storia personale.
Tutti ormai, chi più chi meno, hanno percorso la breve rampa di scale che conduce alla sala più leggeri, liberi dall’iniziale fardello di diffidenza: il clima di lavoro è ormai disteso, si ride rumorosamente insieme, di un riso comunque
2 Curatori dell’opera e del percorso laboratoriale sul racconto fantastico e autobiografico (Associazione Culturale SENZA PIUME).
lieve e solidale, e i racconti iniziano a fluire senza temere il giudizio.
Solo Giuseppe, un ragazzo molto giovane, rimane silenzioso, seduto con le gambe lunghe davanti a sé ma con il capo basso, rivolto verso le mani che tormentano nervosamente un foglietto di carta. Con rispetto e discrezione accettiamo la sua richiesta garbata di saltare temporaneamente il proprio turno nel gioco.
“Oggi non è una buona giornata…” ci dice.
A sua insaputa, invece, il gioco lo aveva appena visto giocatore.
Al termine dell’incontro, segnalato dal rumore dei carrelli del pranzo che iniziano a sferragliare nei corridoi, tutti ci salutano e il cerchio, tra strette di mano e qualche primo abbraccio, si svuota rapidamente. L’ultimo è proprio Giuseppe, che si avvicina, si scusa per la scarsa partecipazione e ci lascia tra le mani un origami: un piccolo gabbiano di carta, esito della sua lunga e pensosa manipolazione.
“Tenete… Se dopo passate dal mare fatelo volare per me. ”
Questo libro nasce da un progetto intitolato “Autori!”, presentato dalla Coop. C.R.I.S.I. insieme all’Associazione
Culturale SENZA PIUME e alla casa editrice edizioni la meridiana, finanziato dal Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Regione Puglia presso la sezione maschile della Casa Circondariale di Trani.
Questa pubblicazione segue e chiude idealmente un ciclo –iniziato con la pubblicazione di Autrici! e poi Nuove favole di libertà – all’interno del percorso di ricerca che l’Associazione
Culturale SENZA PIUME conduce da anni sulla fiaba tradizionale, il racconto fantastico e la narrazione autobiografica e che, insieme alla Cooperativa C.R.I.S.I., in questo trittico si è rivolto in modo specifico al peculiare contesto della privazione delle libertà personali e della cultura della Riparazione.
Come avvenuto per la prima pubblicazione, il titolo del progetto, “Autori!”, è una dichiarazione d’intenti e di metodo: nello sbilanciamento che il suo valore inevitabilmente acquista quando la parola risuona in ambito giudiziario, apparentemente inscindibile da “reato”, diventa rivoluzionaria l’operazione di spostare in posizione mediana l’asse del significato, riavvicinandolo a tutto ciò che ha a che fare invece con “arte” e “artigianato”. Si potrà essere stati anche autori di azioni e scelte profondamente e lungamente danneggianti, ma un “autore” può sempre scegliere dove riposizionare il significato della propria creatività e scoprire con stupore la forza e la dignità del proprio potenziale generativo.
Un autore di reato può quindi, a buon diritto, diventare l’autore di un libro.
Un libro vero che, come quelli che l’hanno preceduto, occupa un posto nel catalogo della casa editrice edizioni la meridiana, avendo ricevuto in tutte le sue fasi la cura e la professionalità di qualsiasi altra pubblicazione: ci piace pensare che la lotta allo stigma possa iniziare concretamente anche tra le pagine della letteratura.
Il lavoro di accompagnamento nell’emersione dei contenuti, nell’acquisizione degli strumenti creativi e nella composizione e definizione dei testi ha visto, come si è detto, la partecipazione costante di un numero sorprendente di aspiranti autori, con richieste di inserimento nel lavoro giunte – grazie a uno spontaneo passaparola – fino agli ultimi incontri. Purtroppo fuori tempo massimo per poter partecipare attivamente in prima persona al percorso creativo, ma talvolta accontentandosi di essere presenti come “uditori”, primi empatici e risonanti fruitori delle narrazioni in via di pubblicazione. Quattordici autori – quindici, se si conta legittimamente anche l’ispiratore del titolo di questa raccolta – per diciassette racconti e un certo numero di poesie che i curatori hanno comunque voluto inserire a testimonianza della generosa e prolifica produzione innescatasi nel processo.
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È il bisogno di dire, ma soprattutto di “dirsi”, di ricostruire la Giustizia dell’Umano attraverso lo strumento più antico a disposizione: la Narrazione.
Questo terzo libro fa tesoro – e forse sintesi – delle due esperienze precedenti, facendo suoi alcuni sentieri già felicemente percorsi ma sperimentandone di nuovi, anticipando forse la direzione della ricerca futura. Come per Autrici! vi si troveranno molte fiabe originali, composte e costruite secondo lo stilema della fiaba tradizionale: nobile e fantastico mascheramento atto a disvelare ancor meglio le storie di vite reali, che il lettore di ogni età non farà fatica a intravedere al riparo del linguaggio metaforico fiabesco.
Come per Nuove favole di libertà, molti componimenti sono anticipati da una dedica: per la propria famiglia, per i propri compagni di ventura, per se stessi o per i propri figli che, in alcuni casi, firmano le storie come “coautori” dopo un lavoro congiunto al telefono o in videochiamata.
Tra le dediche e le piacevoli sorprese di questo lavoro c’è il fatto che noi curatori del percorso creativo ci siamo ritrovati persino tramutati in personaggi di una delle fiabe, aiutanti magici determinanti nella costruzione di un “ponte magico”: sull’opportunità di citarci esplicitamente il creatore del racconto è stato irremovibile. E così s’è fatto.
Come accaduto in entrambe le citate pubblicazioni, si è scelto – di concerto con il suo autore e protagonista – di lasciare l’ultimo racconto nella cruda forma della prosa autobiografica, forse meno adatta a un pubblico anagraficamente piccolo, ma testimonianza pulsante della vita reale, dolente e comunque intrisa di speranza che scorre potente sotto ogni testo qui pubblicato.
Ma, a differenza delle operazioni precedenti, il campo dell’azione creativa si è naturalmente ampliato; alcune storie hanno caparbiamente forzato i confini tradizionali dello schema fiabesco per sconfinare nel più ampio racconto fantastico, attraversando generi nuovi, per quanto affini: il Mito, il Poema
Nelle ultimissime pagine trova posto persino una breve graphic novel realizzata, come suggerito dal gruppo di lavoro, grazie alle nuove tecnologie di Intelligenza Artificiale e con l’aiuto determinante di un giovane nipote dei curatori che –contrariamente a quanto fatto da noi – non ha affatto storto il naso all’idea di integrare un piccolo ausilio del digitale in questo esito di un processo artigianale e ostinatamente analogico. Il risultato ha reso il proprietario della storia rappresentata molto felice e orgoglioso e, su questo dato, ci si è ripromessi –promettendolo anche al giovane nipote – di rivedere almeno in parte alcune nostre antiche convinzioni.
Nella stessa giornata in cui Giuseppe ci ha affidato il suo piccolo gabbiano di carta, il nostro lavoro proseguiva, per un altro progetto, nella Casa di Reclusione Femminile che è allocata in un antico convento domenicano affacciato sul mare.
Prima di varcare il portone di ferro già aperto, una mano ritrova nella tasca quella concreta testimonianza di una richiesta fatta, una vera e propria investitura, il memento di un impegno preso: un impegno a farsi “ponte magico”, tramite tra sé e il mondo fuori.
Prima di entrare nuovamente nell’altro Istituto chiediamo ancora un minuto alla giovane agente di Polizia Penitenziaria che ci guarda paziente, ma un po ’ stranita, e in pochi passi ci affacciamo al parapetto di pietra a strapiombo sull’orizzonte e, come richiesto, facciamo volare ciò che ci era stato affidato.
Questo libro prova a fare lo stesso umile servizio anche agli altri compagni di Giuseppe, alle loro storie, al loro diritto a desiderare nuovamente il volo e il mare.
Agli altri Piccoli gabbiani di carta.
15 epico cavalleresco, la Ballata medievale, la Novella in stile boccaccesco con le annesse amorose peripezie (ma senza licenziosità).
IL VECCHIO PESCATORE
di Peppino M.
Dedico questo racconto a tutte le persone che soffrono vivendo questa situazione carceraria con dolore
C’era una volta un vecchietto che amava raccontare storie quando il sole calava e l’aria si faceva color rame. I bambini del villaggio gli si stringevano intorno e lui, con la voce lenta come le maree, diceva sempre:
Tanto tempo fa, quando ero giovane, ero un pescatore…
Ogni sera uscivo in mare con la mia barca di legno, le reti arrotolate con cura e il cuore leggero. Il mare di notte faceva un po’ paura, è vero, ma io non mi perdevo mai. Mi bastava cercare una piccola lucina sulla linea dell’orizzonte: era la luce della mia casa. Finché quella brillava, sapevo dove tornare. Lì mi aspettavano mia moglie, con le mani ancora profumate di pane, e i miei figli, già mezzi addormentati.
Così andò per molte notti, tutte simili e tutte felici. Finché una notte, nel buio più fitto, la mia barca venne affiancata da una nave nera e silenziosa. Non faceva rumore, non aveva bandiere, eppure c’era. A bordo c’erano dei pirati: sorridevano, avevano occhi furbi ma gentili e parlavano con voci morbide come il velluto. Mi chiesero solo un favore: poter usare per una notte una delle mie reti.
Io avevo un cuore buono e non conoscevo la furbizia. Pensai che il mare fosse grande abbastanza per tutti e gliela prestai.
La notte successiva tornarono. Mi ringraziarono con grandi inchini e mi restituirono la rete colma di pesci
splendenti. Brillavano come oro sotto la luna. E d’oro erano davvero!
Tornai a casa felice, con le tasche pesanti e l’anima leggera. Quella ricchezza ci aiutò a vivere meglio per un bel po’ e, col tempo, l’incontro con la nave nera diventò solo un ricordo lontano, come un sogno strano fatto da giovani.
Passarono gli anni.
I miei figli crebbero, io invecchiai e arrivarono anche i nipotini, con le loro risate sottili come campanelli.
Ma una notte il mare cambiò umore. Si gonfiò, ruggì e dalle profondità emerse una balena enorme che inghiottì me e la mia barchetta in un solo respiro.
Nel buio del suo ventre, spaventato, la pregai di lasciarmi andare. Le dissi che la mia famiglia mi aspettava, che i miei nipotini avrebbero pianto se il nonno non fosse tornato.
La balena rispose con una voce lenta e profonda: “Non posso lasciare andare chi ha rubato i pesci dorati dal mare. Il mare ricorda tutto e chiede giustizia.”
Provai a discolparmi, a spiegare… ma poi ricordai. Ricordai la nave nera, la rete prestata, l’oro che non apparteneva a me, a nessuno se non al mare stesso.
Compresi allora che anche senza cattiveria si può fare un torto.
Rimasi a lungo nel buio, cullato dal respiro della balena, finché una sera trovai un pezzo di carta e una matita. E cominciai a scrivere questa storia, per non dimenticare e per farmi perdonare.
Quando finii, alzai gli occhi dal foglio. E vidi una luce lontana.
La balena dorme spesso in superficie e, dalla sua bocca semiaperta, lontano all’orizzonte, anche oggi vedo sempre una lucina.
È la stessa di allora. E brilla ancora.
Damiano Francesco Nirchio, laureato in Lettere, attore, regista e drammaturgo, porta da 25 anni i suoi spettacoli in Italia e all’estero ottenendo premi e riconoscimenti. È co-fondatore, con Anna de Giorgio, della Compagnia SENZA PIUME, studioso della fiaba tradizionale e impegnato in progetti educativi rivolti a disabilità, disagio e devianza. Mediatore e formatore per la Giustizia Riparativa e mediatore familiare, collabora da oltre vent’anni con la Cooperativa C.R.I.S.I. Nel 2025 riceve, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Premio “Giacomo Matteotti” per le opere letterarie e teatrali. Per le edizioni la meridiana ha pubblicato Autrici! (2024), Nuove favole di libertà (2025) e L’educatore attraverso il bosco (2026).
Anna de Giorgio, laureata in Giurisprudenza, giramondo. Artista per professione. Si forma come attrice e lavora per molti anni nella prosa e nel teatro per le nuove generazioni; firma le regie degli spettacoli della sua Compagnia SENZA PIUME, di cui è Presidente e co-fondatrice. I suoi spettacoli tout poublic incontrano il pubblico italiano e straniero da quasi vent’anni. Esperta in processi educativi a partire dalla pedagogia teatrale, attraversa il mondo della scuola di ogni ordine e grado e della formazione concentrandosi su devianza e marginalità. Operatrice di Giustizia Riparativa mescola nella pratica e negli interventi di comunità i suoi diversi saperi umani e artistici.