ISBN 978-88-6153-938-9
Euro 15,00 (I.i.)
Lanza del Vasto
I due testi di Lanza del Vasto raccolti in questo volume sono stati scritti al tempo della guerra fredda tra Stati Uniti e URSS. Il primo riguarda l’arma atomica, alla quale si possono associare le armi chimiche e batteriologiche. Il secondo riguarda la guerra. Già allora Lanza del Vasto scriveva che la Bomba non garantisce la pace: trasmette, prima ancora di esplodere, un’onda d’urto che soffoca il buon senso e disintegra la logica. Per la sua stessa potenza, acceca le nostre intelligenze. È una sorta di droga statale. Con forza e chiarezza indicava anche la sola strada possibile: rinunciare come umanità tutta a questa arma atroce. Il tema della guerra è affrontato da un punto di vista preciso: quello della posizione dei cristiani e della Chiesa rispetto alle armi e al loro uso. La Chiesa, pur nata da un messaggio di nonviolenza radicale, ha talvolta mantenuto un rapporto ambiguo con la violenza e la guerra. Nel nome di una “guerra giusta” si è continuato a benedire i cannoni, e i discepoli di Cristo hanno continuato a massacrarsi. È mancata la pratica della nonviolenza attiva, proposta e vissuta da Gandhi come forma di azione politica, attuata in modo non solo personale, ma collettivo. La parola “nonviolenza”, che era ancora implicita nei testi del Concilio, è ormai presente nella parola ufficiale della Chiesa. I tempi sono cambiati. L’idea stessa di nonviolenza è diventata, tra i cattolici e per l’insieme dei cristiani, una sorta di evidenza. Questi due testi di Lanza del Vasto affrontano questioni molto difficili con una “disarmante” saggezza che risveglia in noi l’energia del bene. A questo mondo e a noi consegniamo la lettura di queste pagine che indicano come irreversibile la strada della pace, della conciliazione e riconciliazione.
LANZA DEL VASTO
LE DUE POTENZE L’atomica e la nonviolenza Prefazione di Daniel Vigne Con i contributi di Antonino Drago, Giovanni Mazzillo Maria Albanese ed Enzo Sanfilippo Frédéric Vermorel
LE DUE POTENZE
LANZA DEL VASTO Filosofo, poeta, saggista, drammaturgo, musicista e pittore, Giovanni Giuseppe Lanza di Trabia-Branciforte sarebbe potuto rimanere solamente un brillante intellettuale del Novecento se non avesse incontrato il Mahatma Gandhi nel 1937, all’età di trentasei anni. Convinto che il padre della nonviolenza avesse risposta ai problemi del secolo – colonizzazione, guerra, sfruttamento e (già!) inquinamento della natura – Lanza del Vasto fondò subito dopo la seconda guerra mondiale la comunità dell’Arca, sul modello degli ashram gandhiani. Associando strettamente ricerca spirituale, impegno politico e stile di vita alternativo, colui che Gandhi chiamò “Shantidas”, cioè “Servitore di pace”, fu tra i primi a denunciare i pericoli dell’atomica, tanto militare quanto civile. Vissuto prevalentemente in Francia, morì durante un soggiorno in Spagna, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio 1981.