Illustrazioni di Paola Rollo
Dalla A alla Z “IO POSSO”
Un mare di inclusione in ventitré lettere

edizioni la meridiana
Francesco Aprile
DALLA A ALLA Z “IO POSSO”
Illustrazioni di Paola Rollo
Un mare di inclusione in ventitré lettere
edizioni la meridiana partenze
Prefazione
di Giorgia Rollo1
Sono passati più di dieci anni da quando Francesca, che di anni ne aveva appena tre, accolse il mio invito ad andare a comprare un cartellone e un pennarello. Dovevamo scrivere un messaggio per Gaetano, il suo papà, qualcosa che potesse accompagnarlo ogni giorno in quel letto da cui non riusciva più ad alzarsi da mesi, immobilizzato e spaventato dalla SlA. “Mamma, prendiamo un cartellone blu, il colore preferito di papà, e un pennarello fucchia, come piace a me!”. Il messaggio che scrivemmo fu: “io posso”.
Con quel pennarello Francesca e sua sorella Caterina colorarono anche le prime pietre del concorso “Che ci fai con una pietra?”, nato da un’idea in cui credevamo in tanti, insieme a Gaetano, ma senza ancora coglierne per intero la grande portata.
L’idea del concorso era nata da una confidenza di Gaetano a Francesco Aprile (autore di queste pagine). Le nostre figlie in quegli anni erano compagne di nido, ma loro due si erano conosciuti da adolescenti in parrocchia, condividendo amicizie, campi estivi, idee e sogni. Il seme di quegli anni giovanili diventò un legame forte di collaborazione negli incontri che avrebbero poi portato alla nascita del progetto.
Allettato dalla SlA, Gaetano aveva raccontato a Francesco quanto si sentisse immobile, fermo, quasi inutile: “Come una pietra”. Da quelle parole, così dure e sincere, nacque un’intuizione: ma chi l’ha detto che le pietre sono inutili perché
1. Presidente dell’associazione “2HE – Io Posso”.
ferme? E se proprio le pietre potessero diventare il simbolo di qualcosa di diverso?
Fu Francesco a proporlo a Gaetano e a tutti noi: prendere delle pietre e valorizzarle, trasformarle attraverso un concorso di idee, coinvolgere le persone, dare forma a un messaggio nuovo. Così avviammo l’evento “Ogni petra àzza parìte” – un proverbio salentino che significa: “È ogni pietra a costruire il muro” – un modo per raccontare che anche ciò che sembra fermo può generare bellezza, altruismo, possibilità. Quel concorso fu il primo strumento per promuovere il sogno di Gaetano – rendere il mare accessibile anche ai malati di SlA – e per iniziare a raccogliere i primi fondi necessari a realizzarlo, a partire dalla nostra prima festa: il 12 aprile 2015. L’idea della festa nacque proprio lì, davanti a quel cartellone blu con la scritta “io posso”. Dopo pochi giorni dalla sua affissione, quel sogno cominciò a circolare, a prendere voce, a diventare sempre più condiviso.
Quell’amicizia sincera, quell’affetto profondo e quella festa così colorata, organizzata e partecipata da tanti amici, colleghi, sconosciuti venuti da tutta Italia hanno segnato, passo dopo passo, l’inizio del progetto “io posso”. Da allora abbiamo iniziato a scrivere, lettera dopo lettera, la nostra storia e quella di tante altre persone.
Le “lettere” che trovate in questo libro sono nate senza ambizione, proprio come il sogno di Gaetano e come l’inizio di “io posso”. Erano in origine dei post che Francesco pubblicava sui nostri canali social per raccontare i valori del progetto, i piccoli eventi che per noi erano grandi, i traguardi raggiunti, i progetti che prendevano forma. Erano – e sono – i nostri passi. E i tanti tuffi nel mare dell’inclusione che, uno dopo l’altro, abbiamo compiuto in questi anni. A volte, non lo nascondiamo, anche con fatica e tra tanti ostacoli.
Pian piano, quei post sono diventati un racconto, mettendo nero su bianco i nostri valori, le nostre emozioni, il nostro lavoro.
Questo alfabeto è la storia degli ospiti e delle loro famiglie, che hanno potuto vivere il mare grazie a un’idea generosa e lungimirante diventata realtà, non solo in tante spiagge del Salento ma anche in tanti luoghi d’Italia. Ma è anche la storia di tutti i volontari e le volontarie: di chi ha scelto di esserci, di mettersi in gioco, di contribuire con il proprio tempo, le proprie energie, la propria determinazione a rendere migliore la vita degli altri e, inevitabilmente, anche la propria.
Oggi, con le parole scelte da Francesco e i disegni di Paola
Rollo, questo alfabeto di “io posso” è completo. Ma la nostra storia va avanti.
Continueremo a scriverla, pezzo dopo pezzo.
Insieme. Con passione e ostinazione. Nel nostro mare.
Anche quando – come diceva Rita Levi-Montalcini – ci capiterà di navigare “senza olio e controvento”.
Come leggere questo libro
In quanti modi è possibile leggere un libro?
Come per qualsiasi storia, questo libro si può leggere nel senso più classico: dall’inizio alla fine; ma – come quando si incontra una persona, in un punto del suo cammino della vita – il lettore potrà leggerlo secondo la modalità che più gli piace: a salti, sfogliandolo e lasciandosi incuriosire dai disegni dei capilettera; oppure casualmente, lasciandosi guidare dalle pagine e dai suoi disegni, aprendone una e di lì seguendo i rimandi in coda a ogni lettera.
Al lettore la libertà di procedere secondo la sensibilità del momento.
Vi suggeriamo, inoltre, una possibile lettura tematica, sull’onda delle affinità di ciascuno, secondo alcune suggestioni raccolte in questa suddivisione.
Persone ciò che siamo
A come AmiciziA
F come FunDrAising
G come gAetAno
H come 2HE
O come ospiti
V come volontAri
Valori ciò in cui crediamo azioni ciò che facciamo
D come Diritti
I come inclusione
L come limiti
N come networK
Q come QuotiDiAno
S come soliDArietà
T come tempo
U come unicità
B come BAgni
C come creAtività
E come emozioni
J come J.o.B. e Altri Ausili
K come Kilometri
M come musicA
P come progetti
R come ricercA
Z come zAino
Buona lettura!

come AmiciziA
In fondo, tutto è nato da un gruppo di amici. Che non potevano nemmeno lontanamente immaginare in cosa si erano cacciati, cosa li aspettasse. Solo il punto di partenza era chiaro: stringersi intorno a Gaetano per ricambiare, anche solo per un po’, il calore e l’affetto che lui aveva dato al gruppo in tanti anni. Ora toccava restituire. Nelle amicizie si fa così.
Il gioioso caos dei primi tempi era evidente dalla “chattona”: un gruppo WhatsApp con sessanta partecipanti attivi e centinaia di messaggi al giorno. Idee e proposte sulla nascente spiaggia si sommavano, si moltiplicavano, lievitavano; accanto a battute, foto di “come eravamo”, canzonature al malcapitato di turno. Nelle amicizie si fa così.
Il ritmo di lavoro di quel gruppo, culminato nell’inaugurazione de “La Terrazza ‘Tutti al mare!’” in pochi mesi di lavoro, non sarà ripetibile. Anche le amicizie hanno le loro stagioni.
Raggiunto il risultato più importante, qualcuno ha dovuto ridimensionare il proprio impegno da volontario e cercare un equilibrio diverso con la famiglia o il lavoro, conscio e felice di aver dato comunque, per quanto possibile, il proprio prezioso contributo al gruppo. Nelle amicizie si fa così.
Poi siamo cresciuti. Mese dopo mese, anno dopo anno, l’amicizia ha cambiato forma e generato nuove relazioni. Grazie a “io posso” le storie di tante persone si sono intrecciate,
creando nuovi legami affettivi. Tra volontari, collaboratori, ospiti e familiari, alternando lavoro e serate insieme, sudore e imprecazioni, risate e timori, litigi ed eventi, bagni estivi e impegni invernali. Gli “amici di Gaetano” hanno generato “amici grazie a Gaetano”, una rete di persone che ha valicato i confini del Salento, legami del cuore che se ne fregano delle distanze. Persone tanto incredibilmente differenti quanto riconoscenti della bellezza di ciò che hanno ricevuto e unite dalla gratitudine per quella scintilla che ha messo tutto in moto, generando affetto e bellezza. Nelle amicizie si fa così.
Leggi anche
G come gAetAno
H come 2HE
V come volontAri

come BAgni
“Oggi ho fatto di nuovo un bagno in mare dopo trentasei anni! L’ultimo bagno l’ho fatto quando ero quattordicenne, poi, crescendo, mio padre non aveva più la forza di portarmi in acqua.”
“In acqua mi sento leggero, in mare la disabilità non esiste più.”
Basterebbero queste due frasi (raccolte tra i pareri delle migliaia di ospiti con disabilità che, ad oggi, hanno frequentato gratuitamente le nostre spiagge insieme ai propri cari) a spiegare il valore di un bagno in mare.
Un valore dimenticato, potremmo dire, dalla maggior parte di noi che lo considera un gesto “ovvio” dell’estate. Un’esperienza banalizzata dal turismo di massa, che però è vissuta come un lusso irraggiungibile per chi, con la propria sedia su ruote, non ha la possibilità di percorrere la spiaggia e immergersi o necessita di ausili e assistenza per entrare in acqua.
Un bagno in mare. A che serve? Forse non “serve” a nulla. È pura percezione. È un’esperienza che unisce il contatto fisico con l’elemento primordiale dell’acqua a uno stato emotivo di sospensione. Un’esperienza che non deve per forza connotarsi come un esercizio intenzionale (nuotare, tuffarsi, ecc.) o riabilitativo.
Quando sono in mare non sto solo facendo un (pure fondamentale) esercizio fisico, non devo per forza nuotare o fare te-
rapia. Posso anche non fare nulla. Semplicemente oziare, cullato dalle onde; sentendo in lontananza le hit estive trasmesse dal lido accanto o chiacchierando con un amico del più e del meno. Posso concentrarmi sul suono delle onde, più o meno forti e sulla loro energia che sollecita il corpo in ogni punto di contatto. Posso sentire il profumo dell’acqua, il gusto della salsedine. Scegliere tra il blu del cielo sopra di me e quello del mare sotto di me. E io, al centro di questo blu.
Salute è anche questo. Non è solo funzionalità fisica, ma anche il puro piacere immediato di un’esperienza avvolgente. Un giorno, un gruppo di ricercatori universitari forse riuscirà a dimostrare oggettivamente l’utilità di un bagno in mare. Intanto noi l’esperimento lo abbiamo già condotto ampiamente e ne vediamo ogni estate i risultati.
Con la SLA, senti il tuo corpo come una pietra. Quando sei in mare, cullato dalle onde, torni a sentirti leggero e ti sembra quasi di vedere quella stronza che rosica sul bagnasciuga, perché qui non può raggiungerti.
Gaetano Fuso
Leggi anche
I come inclusione
J come J.O.B. e Altri Ausili
O come ospiti
In dieci anni di attività “Io Posso” ha realizzato progetti – dalle spiagge accessibili al camper accessibile, fino alla promozione della ricerca scientifica – fornendo risposte concrete ai bisogni delle persone con disabilità motorie e alle loro famiglie. Ma è dal confronto con gli ospiti e i volontari, nel lavoro quotidiano, che il team di “Io Posso” ha trasformato la propria esperienza in un linguaggio accessibile a tutti, capace di illustrare e condividere il “pensiero collettivo” che anima le sue azioni.
Una “pratica riflessiva”, che traduce le esigenze delle persone in scelte concrete, con l’idea fissa che “restituire” possibilità (in altre parole permettere a una persona in condizioni di disabilità motoria di vivere la sua quotidianità) non può essere considerato un atto di “eroismo”, ma un’azione creativa e creatrice, rivoluzionaria nella sua normalità. Queste pagine, raccolte sotto forma di alfabeto, raccontano “la storia degli ospiti e delle loro famiglie, che hanno potuto vivere il mare grazie a un’idea generosa e lungimirante diventata realtà, non solo in tante spiagge del Salento ma anche in tanti luoghi d’Italia. Ma è anche la storia di tutti i volontari e le volontarie: di chi ha scelto di esserci, di mettersi in gioco, di contribuire con il proprio tempo, le proprie energie, la propria determinazione a rendere migliore la vita degli altri e, inevitabilmente, anche la propria. Oggi, con le parole scelte da Francesco Aprile e i disegni di Paola Rollo, questo alfabeto di ‘Io Posso’ è completo. Ma la nostra storia va avanti. Continueremo a scriverla, pezzo dopo pezzo. Insieme. Con passione e ostinazione. Nel nostro mare. Anche quando – come diceva Rita LeviMontalcini – ci capiterà di navigare ‘senza olio e controvento’” (dalla Prefazione di Giorgia Rollo).
Euro 12,00 (I.i.)
ISBN 979-12-5626-104-8