ISBN 979-12-5626-079-9
Euro 15,50 (I.i.)
a cura di Fiorenzo Ferrari
Può una scuola insegnare qualcosa al mondo? Questo libro nasce da una convinzione semplice e rivoluzionaria: sì, può farlo. Ogni scuola può diventare un luogo capace di trasformare chi lo abita, se sceglie di cambiare sguardo. Costruiamo una società ospitale racconta l’esperienza dell’Istituto Maggia di Stresa, una scuola superiore che ha fatto dell’ospitalità il proprio metodo educativo. Qui si educa attraverso i luoghi, le relazioni e la bellezza quotidiana: perché quando l’ambiente diventa parte del metodo e la cura si fa linguaggio, la scuola si trasforma. Diventa comunità che apprende, dove ogni gesto, dettaglio e incontro costruisce legami e genera conoscenza. Ma questa storia non parla solo di una scuola, propone un modo di intendere l’apprendimento, un modello replicabile in ogni istituto superiore che voglia crescere e costruire futuro. Il volume raccoglie le voci del dirigente, di docenti e studiosi che – intrecciando riflessione pedagogica e pratiche quotidiane – mostrano come una comunità educativa possa rin– novarsi, farsi accogliente e rigenerare la propria identità. Perché una società più ospitale nasce da qui: da chi crede che l’eccellenza non sia privilegio di pochi, ma scelta collettiva, ispirata da uno sguardo irragionevolmente fiducioso nel potenziale di ogni studentessa e di ogni studente.
Costruiamo una Società Ospitale
Fiorenzo Ferrari, filosofo, è dirigente scolastico dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Erminio Maggia” di Stresa (VB). Esperto di accessibilità e di ambienti di apprendimento, ha esplorato l’arte della domanda come metodo di cambiamento e innovazione nella didattica e nelle organizzazioni. Insieme alla pedagogista Chiara Colombo ha pubblicato per le edizioni la meridiana: Penso dunque siamo. Percorsi e giochi di filosofia con i bambini (2019).
a cura di FIORENZO FERRARI Crescere studenti irragionevolmente eccellenti
Costruiamo una Società Ospitale
a cura di
Fiorenzo Ferrari
COSTRUIAMO UNA SOCIETÀ OSPITALE Crescere studenti irragionevolmente eccellenti
Prefazione di Anna Granata
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Fiorenzo Ferrari
Indice
Prefazione di Anna Granata ........................... 5 Introduzione di Fiorenzo Ferrari ........................ 9 Maggia 2038 di Lara Spinozzi .......................... 15 Una scuola “reloaded” di Lara Spinozzi .......................... 25 Trasformare l’apprendimento: visione condivisa, pedagogia attiva e inclusività di Lara Spinozzi .......................... 33 Le persone e le idee: pensare universale di Laura Palumbo ....................... 55 Gli ambienti di apprendimento di Laura Palumbo ....................... 73 Un metodo per la scuola superiore di Laura Palumbo e Fiorenzo Ferrari .......................... 87 Comunicare la scuola di Laura Palumbo ..................... 113 Bibliografia ............................... 124 Spazi e Immagini ................... 128
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Fiorenzo Ferrari
Prefazione di Anna Granata *
Può la scuola insegnare qualcosa al mondo? Leggendo le pagine di questo libro si ha la netta sensazione che sia così. In un tempo in cui vediamo deteriorarsi, a livello tanto globale quanto locale, l’idea stessa di dignità umana, di rispetto dei diritti universali, di convivenza pacifica e accoglienza dell’altro, parlare di “società ospitale” ha quasi il sapore di una provocazione. D’altra parte, la scuola non è scuola se non è in grado, come dice il pedagogista francese Philippe Meirieu, di proporre un’alternativa ai modi di vita del mondo. Se così non fosse, la scuola sarebbe semplicemente il riflesso di ciò che accade fuori, incapace di offrire alla società un autentico guadagno sul piano culturale e umano. Ogni volta che a scuola si parla di pace, ogni volta che si pratica attivamente l’inclusione, ogni volta che bambini e bambine, ragazze e ragazzi imparano a rispettarsi a vicenda, la scuola costruisce, di fatto, un mondo nuovo. L’esperienza dell’Istituto “Erminio Maggia” a Stresa ci parla di un mondo ancora capace di praticare l’ospitalità. Non semplicemente come una virtù astratta o protocollo da seguire nei momenti solenni, ma piuttosto come un “saper fare”, coltivato giorno per giorno da tutta la comunità scolastica: studenti e studentesse in primo piano, ma accanto a loro il dirigente, i docenti, il personale scolastico, le famiglie. La parola stessa ospitalità d’altra parte è eloquente: in latino hospes indica tanto chi accoglie quanto chi viene accolto. Questa ambivalenza lessicale ci ricorda che la vera ospitalità è relazione reciproca, incontro che trasforma entrambi. Al Maggia l’ospitalità è un vero e proprio habitus. Si respira fin dall’or* Professoressa di Pedagogia generale e sociale, Università di Milano-Bicocca. COSTRUIAMO UNA SOCIETÀ OSPITALE
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ganizzazione degli spazi, progettati per generare un sapere collettivo e condiviso; la si riconosce nelle infografiche e nei materiali che colorano i corridoi e rendono esplicita anche ai visitatori un’idea di scuola fondata sulla creatività, sull’apertura e sul prendersi cura gli uni degli altri. La si coglie nello stile con cui ragazze e ragazzi vivono la scuola: con un protagonismo spontaneo e disinvolto, come se dicessero con i fatti che la scuola appartiene davvero a loro. Ho potuto fare esperienza di questa idea concreta di ospitalità in prima persona. Invitata, in una sera di primavera, all’Eduristorante del Maggia, ho sperimentato l’ospitalità come pratica messa all’opera in maniera curata e competente. Dal momento dell’arrivo, con l’accoglienza in reception, fino alla qualità della cucina e alla cura dei dettagli – l’attenzione alle esigenze di ciascun ospite, il rispetto delle intolleranze alimentari, la capacità di rispondere con competenza e passione alle domande sui piatti e sui menu – tutto comunicava la serietà e l’entusiasmo di un’esperienza formativa che diventa al tempo stesso esperienza di vita. Sfogliando le prime pagine del libro Costruiamo una società ospitale. Crescere studenti irragionevolmente eccellenti si coglie subito che anch’esso nasce da un lavoro corale. Non è un testo scritto “su” una scuola, ma “con” la scuola. La curatela e le note introduttive del dirigente-filosofo Fiorenzo Ferrari, insieme ai capitoli elaborati dalle docenti Lara Spinozzi e Laura Palumbo, restituiscono subito questa dimensione collettiva. Ogni iniziativa raccontata nel libro è infatti il frutto di un intreccio di saperi, di energie e di relazioni. Uno degli aspetti più interessanti è proprio il modo in cui il Maggia si accosta alle sfide quotidiane di una comunità di persone che si trovano a vivere insieme: il problem solving è sempre un processo condiviso. Spesso sono proprio i ragazzi a trovare le soluzioni più creative e innovative ai problemi di tutti. Così l’organizzazione scolastica, dai tempi ai metodi, diventa un laboratorio credibile di cittadinanza attiva. Basti pensare alla settimana dedicata all’educazione alla cittadinanza, progettata e gestita interamente dagli studenti: un’esperienza che non è solo didattica, ma una prova di democrazia vissuta. Come pedagogista e studiosa della scuola, traggo molti insegnamen6
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ti dall’esperienza del Maggia. Uno più di tutti auspico che venga letto, colto e persino “copiato” da altre scuole secondarie di secondo grado: accogliente può far rima con eccellente. Una scuola che mette al centro le relazioni e il benessere non è una scuola meno rigorosa, ma proprio il luogo in cui si impara di più, perché ciascuno si sente valorizzato e messo nelle condizioni di dare il meglio di sé. È in un clima di fiducia e rispetto reciproco che emergono i talenti, si sviluppano le competenze, che si cresce come cittadini, come dimostra l’esperienza del Maggia. Al contempo, una scuola che ama la propria comunità – studenti, docenti, personale ATA, famiglie – è anche quella più capace di coltivare la propria tradizione senza rinunciare a innovare. Non stupisce che il Maggia abbia ricevuto riconoscimenti e premi prestigiosi: sono la conferma che qualità ed equità, quando camminano insieme, si potenziano reciprocamente. Abbiamo un grande bisogno di leggere e conoscere belle storie di scuola vissuta attivamente, creativamente e appassionatamente. Quella del Maggia, scuola di ospitalità, è sicuramente una di queste. Buona lettura!
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Introduzione di Fiorenzo Ferrari
Filosofia dell’ospitalità Varcare la soglia di una scuola significa affacciarsi su un mondo prezioso e meraviglioso. È dentro a questo luogo, infatti, che una società accoglie e ospita il proprio presente e il proprio futuro. Bambine e bambini, dapprima, ragazze e ragazzi, poi, escono dalle loro famiglie e incontrano il mondo prima di tutto nella scuola. Qui possono comprendere ciò che regola e definisce il vivere insieme; qui possono sperimentare ruoli, funzioni e relazioni; qui possono scoprire le proprie competenze e identità, scegliendo la propria strada. Abitare una scuola secondaria di secondo grado, in questo senso, è ancora più significativo: è in quest’ordine di scuola che studenti e studentesse completano il loro cammino di crescita e autonomia, maturando pienamente il loro stare nel mondo. Il compito di chi li aspetta tra banchi, corridoi e laboratori ruota tutto intorno a questa consapevolezza: accogliere, accompagnare, lasciare andare studenti e studentesse significa saperli ospitare, dando loro le cure e le attenzioni che meritano in quanto cittadini dell’oggi e del domani. Ma, al tempo stesso, significa comportarsi come ospiti, ricordandosi che sono loro – e non gli adulti – i primi padroni di casa. Quando docenti, personale ATA e dirigenti sanno porsi in questo modo nei confronti dei “loro” ragazzi e ragazze e della “loro” scuola, si genera un circuito virtuoso che ha proprio a che fare con la sfida che dà il titolo a questo libro: costruire una società ospitale. Che l’ospitalità sia una determinante dell’agire educativo e, più in generale, della socialità, ce lo ricordava già Aristotele, ben prima che la scuola assumesse la forma che conosciamo oggi, ma in un tempo in cui l’umanità COSTRUIAMO UNA SOCIETÀ OSPITALE
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già si interrogava su come prendersi cura della crescita e dell’educazione dei propri giovani. Gli uomini, e naturalmente anche le donne – Aristotele accetti questa rimodulazione – sono per loro natura animali sociali. Questa naturale socievolezza è ciò che fonda l’attenzione all’ospitare e al farsi ospiti: per loro natura gli uomini si uniscono in gruppi, sentono il bisogno di costruire legami e relazioni, per loro natura si danno regole condivise per vivere insieme al meglio. L’attenzione agli altri è dunque costitutiva della nostra specie. Ma, per evitare di cadere nell’hobbesiano rischio dell’homo homini lupus, è imprescindibile dare spazio all’incontro, al dialogo, alla condivisione – in altre parole, all’ospitalità. E quale luogo migliore della scuola per dare forma a tutto questo? Quando poi la scuola è un istituto alberghiero, tutto sembra collimare e chiunque converrà che in questo tipo di scuola si insegna a ragazzi e ragazze a essere ospitali – in cucina, in sala, al ricevimento. Ma la questione non è così banale: fermarsi a questo assunto fa correre il rischio di risultare retorici e forse anche servili, mentre l’ospitalità è qualcosa che ha a che fare con le attitudini, con il modo di essere, con la cultura, appunto. Il Maggia lo sa bene, ed è per questo che, da alcuni anni, ha scelto di esplorare tutti i significati della parola “ospitalità” e di legarla strettamente alle caratteristiche del tempo presente, facendo tesoro della propria storia, del proprio stile e dei propri strumenti, senza mai dimenticare che essi sono gli ingredienti di una ricetta che si possono inventare, sperimentare e assaporare solo lavorando insieme verso obiettivi condivisi e mettendo sempre al centro studenti e studentesse, i principali artefici del menu della loro carriera: scolastica, professionale, personale. Proprio per questo, il Maggia non è una scuola, ma quattro scuole in una. La matrice di partenza, legata all’hôtellerie è la radice dell’istituto, che ospita da sempre l’indirizzo di istruzione professionale “Enogastronomia e ospitalità alberghiera”, al quale è stata da poco affiancata la formazione professionale regionale. Questi due profili sono il cuore dell’identità del Maggia e lo connotano come scuola delle intelligenze plurali: si impara facendo e si fa per comprendere, in una profonda interconnessione tra ragionamento, azione e materia. Qui l’ospitalità diventa tangibile nei piatti, nei movimenti di sala, negli sguardi alla reception. Al loro fianco, il neonato indirizzo liceale porta all’istituto la scuola della cultura, con l’apertura al mondo attraverso le lingue e l’approfondimento dei 10
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“perché” nelle discipline teoriche: si impara a ospitare se stessi e gli altri domandando e ricercando le risposte nella storia, nella letteratura, nell’arte. Infine, l’indirizzo tecnico turistico apre alla scuola della téchne, del saper operare e della strategia: il territorio entra nelle mura della scuola e la scuola esce sul territorio, ospitando e lasciandosi ospitare dal patrimonio turistico e culturale che è disponibile prima di tutto per studenti e studentesse. Il Maggia è orgogliosamente un istituto di istruzione superiore: tra le mura, nei cortili e per le strade percorse dagli studenti, l’offerta formativa si caratterizza per una commistione di indirizzi, con una forte identità comune e un grande senso di appartenenza. Senza snaturare nessuno dei quattro indirizzi, “intelligenze plurali”, “perché” e “téchne” convergono e formano il patrimonio comune dell’intero istituto e, proprio perché condivisi da tutti come stile e attitudine, rendono visibili e amplificano le specificità di ogni singolo profilo. Non esistono e non sono pensabili curricoli di serie A e di serie B, ma piuttosto un’uniformità di percorso che valorizza le differenze e sottolinea gli elementi di comunanza, a partire dalla scelta di indossare una divisa che è comune a tutti, ma non uguale per tutti, in modo che ogni studentessa e studente possa portarla con orgoglio, come tratto distintivo del proprio cammino condiviso e personale. Da qui nasce l’idea della filosofia dell’ospitalità, che non è una materia di studio aggiuntiva, bensì un’attitudine a pensare il senso di ciò che si compie e si sceglie. Studenti e studentesse, ma ancora prima il dirigente, i docenti e tutti gli adulti che gravitano nella scuola e intorno ad essa, sono chiamati a mettersi in gioco e sbilanciarsi di fronte e attraverso questa filosofia. Cosa significa davvero ospitare? Ed essere ospitati? Che senso hanno i gesti che compiamo nel nostro lavoro? E quelli che caratterizzano le nostre relazioni educative? Cruciale è la dimensione del senso, la prospettiva: nulla “si fa perché si deve fare” o “si fa perché si è sempre fatto così”. Si “fa”, invece, perché lo si è scelto, perché se ne ha consapevolezza, perché ha significato, per sé, per gli altri, per la scuola. L’attitudine è quella della domanda, della ricerca creativa della risposta, del pensiero divergente e dell’apertura all’inaspettato. Anche questa è una sfumatura del “farsi ospitali” prima di tutto verso studentesse e studenti. Dalla prima stretta di mano il primo giorno di scuola fino alla chiusura rituale del percorso di studi, praticando la filosofia dell’ospitalità si COSTRUIAMO UNA SOCIETÀ OSPITALE
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creano le condizioni affinché essi possano, kantianamente, uscire dallo stato di minorità che li caratterizza anagraficamente ed evitare il rischio di cadere nel ben più grave stato di minorità che è proprio di tutti quei soggetti che hanno altri che pensano per loro: docenti, tutori, datori di lavoro, gruppi, associazioni... In questo modo, l’ospitalità non sarà uno steccato che preclude, ma un viatico per l’esplorazione e la scoperta e una base sicura per la cura e la stabilità. Dentro questa base, oltre alla filosofia, gioca un ruolo decisivo lo spazio. Se, come la componente professionale e tecnica della scuola insegna, è vero che l’intelligenza ha a che fare non solo con il ragionamento, ma anche con il corpo, la prassi e la concretezza, allora gli ambienti di apprendimento diventano centrali anche per le scuole secondarie di secondo grado. Al Maggia prende forma ciò che è ormai sdoganato in molti nidi e scuole dell’infanzia e di base, ma che ancora fatica a trovare giusta legittimazione negli ordini di scuola superiori. Come hanno sottolineato Gardner e Malaguzzi, l’ambiente è il terzo educatore e le persone hanno cento linguaggi che non vanno rubati. Fare scuola, da noi, significa prima di tutto questo: ragazze e ragazzi al centro della scena, registi insieme ai docenti del loro processo di apprendimento e crescita, grazie a ciò che l’ambiente mette a disposizione. E l’ambiente, come la filosofia dell’ospitalità insegna, non può essere dato per scontato o rimanere quello che è sempre stato: va piuttosto pensato, progettato, costruito insieme, alla luce di ciò che si osserva, avviene ed emerge, nella relazione e nel legame tra la scuola e chi la abita, e tra la scuola e coloro che le gravitano intorno. Profondamente legato a tutto quanto detto sinora è il significato della frase che fa da sottotitolo a questo volume. Al Maggia, infatti, l’ambizione è quella di “crescere studenti irragionevolmente eccellenti”. Andando alla radice etimologica del termine, l’obiettivo di tutta la didattica è quello di muovere fuori, spingere a far uscire: sia nel senso di far emergere dal gregge, dall’uniformità verso il basso e dalla mediocrità di cui sono spesso accusati i giovani; sia, e ancora di più, nel senso di far esprimere ciò che è presente in ogni studente e studentessa e che li rende unici, speciali, preziosi – per la scuola, prima, e per la società, ora e in futuro. Questa è la capacità dei tanti insegnanti, a loro volta eccellenti, che vivificano la scuola a Stresa e in Italia. Tale eccellere è frutto di un cammino di crescita che inizia ancora pri12
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ma dell’iscrizione, con una cura attenta dell’orientamento alla scelta, che procede nella quotidianità di attività ordinarie e straordinarie, proposte a tutti senza favoritismi ma con attenzione alle caratteristiche individuali, e che continua ben oltre la chiusura del percorso di studi, con le porte sempre aperte agli ex allievi che vogliono tenere vivo il legame e il dialogo con la loro scuola. Ed è irragionevole, perché spesso le eccellenze hanno qualcosa che va oltre la pura razionalità – e ancora una volta torna il valore delle intelligenze multiple – e hanno anche a che fare con quel pizzico di follia che Erasmo da Rotterdam non esitava a elogiare. Una follia che è forza creatrice, che apre all’impensabile e all’imponderabile e fa quindi intravedere sentieri e orizzonti laddove altri vedono solo ostacoli, creando così le premesse per l’innovazione, la crescita autentica, la genialità. Quando a qualcuno del Maggia affiora alla mente la domanda “chi ce lo fa fare?”, è l’irragionevole eccellenza a portare la risposta e lo slancio per tornare a provarci, anche quando la fatica è grande, come durante la pandemia quando le cucine di casa, compresa quella del dirigente, sono diventate officine educative per continuare a mettere le mani in pasta; come durante quelle lezioni in cui le parole di Ugo Foscolo impongono di fermarsi a domandare cosa abbiano a che fare con la vita di studenti e docenti del nuovo millennio; o come quando arriva la notizia che il Presidente Mattarella ha scelto la scuola per fare servizio durante la Festa della Repubblica. È questa eccellenza irragionevole che ri-porta la scuola al centro e la colloca nel ruolo che le deve essere proprio: non solo agenzia educativa che svolge la necessaria funzione di selezione e socializzazione, accompagnando tutti alla scelta più adatta e consentendo di riprodurre cultura e costruire legami, ma anche laboratorio di produzione culturale. Perché, in fin dei conti, la scuola può e deve essere più avanti della società: non solo specchio di ciò che avviene al di fuori di essa, ma esploratrice e creatrice di prospettive. Questa è la visione che anima la vita del Maggia: scuola e istituzione che osserva attentamente e riflette coerentemente il meglio della società che la circonda, ma anche scuola pioniera. Perché, in un mondo troppo spesso imperniato sull’individualismo e sulla banalità, ciascuna studentessa e ciascuno studente, sin dal primo momento, possa crescere e formarsi come donna e come uomo ospitale nei confronti di se stesso, degli altri e del mondo. COSTRUIAMO UNA SOCIETÀ OSPITALE
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Una scuola “reloaded” di Lara Spinozzi La cosa che più mi ha stupita del debate è stato il modo con cui sono stati affrontati e superati problemi. Sono stati affrontati con la classe, affrontandoli tutti assieme, rendendo così la classe più unita e facendo così capire ai ragazzi che è corretto avere un rapporto più sincero e più profondo con le persone che ci circondano tutti i giorni Carolina, studentessa
Diagnosi e avvio del processo trasformativo Nel momento in cui, nell’anno scolastico 2019-2020, la direzione è stata assunta da Fiorenzo Ferrari, si è inaugurata una diversa fase dell’Istituto Maggia. Preliminarmente all’avvio del processo di rinnovamento, il dirigente ha ritenuto imprescindibile un periodo di osservazione caratterizzato da neutralità analitica, funzionale all’elaborazione di una rappresentazione dell’ambiente istituzionale immune da influenze pregiudiziali di qualsivoglia natura. Questo cambiamento, in analogia a quanto proposto agli studenti con il metodo del debate citato dalla studentessa in apertura di capitolo, ha stimolato i docenti a partecipare a un’attività di team building e progettazione strategica in cui i problemi venissero affrontati e superati insieme. Questa iniziativa, emblematicamente denominata “Maggia Reloaded”, ha trovato concretizzazione nel settembre 2021 COSTRUIAMO UNA SOCIETÀ OSPITALE
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coinvolgendo una componente rappresentativa del corpo docente. Sfida nella sfida, contemporaneamente la scuola ha affrontato la pandemia, decidendo di coglierla come un’occasione. Lavorare in gruppo è una pratica molto stimolante: il dialogo per i greci rappresentava proprio l’arte del ragionare insieme, grazie alla quale i soggetti devono ascoltare le vedute altrui, non rinunciando alla propria singolarità, ma giungendo ad altro, dove questo altrove non è semplicemente l’altro dialogante. Si vedono così emergere intuizioni che sarebbero rimaste inaccessibili attraverso il solo pensiero individuale. È stata organizzata quindi un’attività di team building alla presenza del facilitatore Andrea Guida10 che, di concerto con la dirigenza, ha organizzato tre giorni in presenza presso l’istituto. Le attività erano variegate: brainstorming, attività di modeling a gruppi, questionari individuali, condivisione di idee in piccoli gruppi e in plenaria. I docenti, ripartiti in otto gruppi di lavoro e coadiuvati da esperti esterni, hanno intrapreso un articolato processo di esercizio della riflessività professionale e personale. Attraverso un lavoro di riflessione metacognitiva, concepito secondo il paradigma del rovesciamento dello specchio, sono stati sollecitati a sviluppare una disamina critica e sistematica delle potenzialità e delle vulnerabilità della propria istituzione scolastica, individuando con lucidità tanto gli elementi di eccellenza quanto le aree che necessitavano di interventi migliorativi. Tale riflessione metacognitiva ha consentito di superare le rappresentazioni autoreferenziali consolidate, per giungere a una cognizione più profonda e sfaccettata della complessa realtà educativa, ponendo le basi per un processo di rinnovamento consapevole e condiviso. Il pensiero sistemico, che concepisce la scuola come un sistema “aperto” e “autopoietico”11, prevede un cambiamento di prospettiva che non si configura come l’elaborazione di una teoria inedita, bensì come un modo nuovo di vedere le cose. “Senza il pensiero sistemico i semi della visione cadono su un suolo improduttivo”12. Inoltre, adottare un approccio sistemico impone di riconoscersi quali soggetti attivi e partecipi nelle dinamiche di interazione e nei processi di agency (ovvero la capacità di influenzare
10. www.collaborationinorganizations.com 11. Varela, Maturana, 1985. 12. Senge, 1992, p. 397. 26
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attivamente le dinamiche e le decisioni che lo governano)13 e, pertanto, di assumere un ruolo di protagonismo consapevole, sottoponendo ad analisi anche il proprio agire e le relazioni con il contesto e la struttura sociale in cui vengono messe in atto. I partecipanti si sono cimentati, in via preliminare, in un articolato esercizio individuale costituito da oltre venti quesiti conoscitivi, il cui intento precipuo è stato quello di indagare la propria relazione con l’istituto e di sondare le aspettative che ciascuno nutrisse nei suoi confronti. La condivisione in nuclei ristretti e la successiva elaborazione sintetica hanno aperto alla prima sessione plenaria, incentrata su tre quesiti centrali e dirimenti il processo di trasformazione: “Qual è la sfida che deve affrontare il Maggia? Con quali strumenti ereditati dalla tradizione può fronteggiare tale sfida? Con quali innovativi approcci metodologici?”. Alcune delle risposte emerse da questo secondo nucleo di interrogativi hanno posto in evidenza diversi problemi sistemici, quali la presenza di individualismi, la carenza di approcci interdisciplinari, tendenze autoreferenziali e un’insufficiente integrazione tecnologica nella prassi didattica. Una volta identificate le problematiche strutturali, si è reso necessario individuare i punti di leva, intesi come parti del sistema dove interventi circoscritti possono generare trasformazioni di ampia portata. Era manifesto che alla riformulazione in chiave propositiva delle criticità dovesse corrispondere un’operatività progettuale che si traducesse in iniziative concrete e di agevole avvio. In sintesi, meno elaborazione teorica a favore di un pragmatismo attuativo: “Questo è il momento di agire!”. Solo attraverso questo approccio metodologico sarebbe stato possibile procedere verso le nuove sfide, maggiormente orientate verso orizzonti futuri, sia prossimi che remoti: sviluppare una maggiore sensibilità alle esigenze del mercato, recuperare il prestigio compromesso a seguito delle vicissitudini connesse all’edilizia scolastica, potenziare gli scambi internazionali e contemplare l’istituzione di un nuovo indirizzo di studi. Comune a tutti i gruppi lo strumento del passato con cui affrontare le nuove sfide: l’identità della scuola e il suo impianto valoriale14. Ai docenti è stato poi richiesto di indicare quali fossero le principali trasformazioni che hanno interessato, e che avrebbero interessato, il comparto 13. Archer, 2006. 14. Si veda l’immagine “Perché siamo qui?” alla fine del libro. COSTRUIAMO UNA SOCIETÀ OSPITALE
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HO.RE.CA. (Hotel, Restaurant, Catering) nel periodo temporale dal 1938 al 2038. Dinanzi alla rappresentazione cronologica degli eventi, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di acquisire consapevolezza circa il posizionamento dell’istituto all’interno del quadro storico di riferimento, approfondendo il significato dei concetti di tradizione e innovazione, volgendo l’attenzione al passato, al presente e alle potenziali evoluzioni future. Per una comprensione più articolata delle dinamiche attuali del settore HO.RE.CA., sono stati invitati a intervenire quattro professionisti operanti in ambiti diversi: un tecnologo della ristorazione, una direttrice responsabile di due esercizi ristorativi, un gestore di un’attività di bar-pasticceria e, infine, uno chef di cucina con esperienza anche nel campo della ricerca e sviluppo gastronomico. I quattro esperti hanno mostrato le aspettative e le richieste del mercato occupazionale nei confronti dei neodiplomati, ponendole in comparazione con il patrimonio di competenze che l’Istituto Maggia conferisce ai propri diplomandi. È stata quindi stimolata la riflessione sul tema: “Di cosa ha bisogno il Maggia?”. L’opinione prevalente e ampiamente condivisa ha attribuito centralità al fattore umano come elemento fondante: era (ed è) possibile e urgente formare discenti con competenze tecniche specifiche, tuttavia, ciò che realmente costituiva un elemento distintivo era l’attenzione rivolta alla persona nella sua interezza. Riguardo alle aree disciplinari principali da inserire nel percorso didattico, vi era unanime consenso tra i professionisti: le lingue straniere, per facilitare l’interazione interpersonale; la comunicazione e la psicologia, fondamentale nelle relazioni umane; le STEM, per individuare metodologie e strumenti innovativi finalizzati alla sostenibilità ambientale. Successivamente, il dirigente ha fornito un’analisi puntuale della situazione in essere dell’istituto: gli interventi realizzati, la posizione attuale e le iniziative in corso. In particolare ha delineato il quadro corrente e i progressi conseguiti sotto la sua gestione: la riqualificazione degli spazi, il potenziamento dei laboratori, l’ammodernamento della strumentazione tecnologica mediante dispositivi informatici e il potenziamento dell’offerta linguistica. Tuttavia, ha sottolineato che, nonostante i numerosi interventi effettuati, gli studi evidenziano come l’influenza della dirigenza scolastica sul successo istituzionale non superi il 30%. Il restante 70% dipenderà dall’impegno collettivo del corpo docente: solo attraverso una sinergia 28
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d’intenti sarà possibile completare il percorso intrapreso. In quale modalità? “Perdendo tempo” per acquisire valore, impegnandosi in pratiche lavorative innovative e più efficaci. Se il motto della scuola è il dantesco “Non perder l’ora”, si trattava ora di risignificarlo con il paradosso dell’educazione evidenziato da Jean-Jacques Rousseau, nell’Emilio: Si ottiene con tutta sicurezza ciò che non si ha fretta di ottenere. Il più grande paradosso dell’educazione: non si tratta di guadagnare tempo ma di perderne.
Per enfatizzare quanto illustrato, è stata posta attenzione sul passaggio da un sistema scolastico centralizzato a un modello caratterizzato da una responsabilità maggiormente condivisa, in cui la vivacità intellettuale e la condivisione delle proposte promettono risultati più significativi qualora siano accompagnate da una volontà collettiva di concretizzazione e implementazione. L’obiettivo conclusivo consisteva poi nel collegare sinergicamente le idee emerse attraverso il dialogo e la partecipazione attiva e propositiva. Si è realizzato che il carico operativo derivante dagli impegni assunti, dai ruoli e dagli incarichi non poteva e non avrebbe più potuto gravare esclusivamente sul singolo, ma doveva essere condiviso collettivamente e supportato da un’adeguata struttura organizzativa; questa la connessione che deve realizzarsi, partendo naturalmente dal livello relazionale umano. Al termine dell’intervento, i docenti hanno ripreso l’attività optando per uno dei macro-argomenti emersi dalle attività di brainstorming: eccellenza, cambiamento e valori. Esiste una cultura del cambiamento all’Istituto Maggia? Le risposte si presentavano eterogenee, non vi era un consenso unanime, tuttavia il sentimento condiviso è stato che, avendo accettato la sfida, l’istituto si stesse, metaforicamente, denudando delle proprie sovrastrutture. Il fatto stesso che il tema fosse divenuto oggetto di dialogo costituiva un indizio che il processo di trasformazione era in essere. A seguire, una peculiare sessione denominata modeling. Questa metodologia operativa si svolge sempre in formazioni collettive, con l’intento di elaborare una rappresentazione tridimensionale dell’organizzazione in cui si opera, avvalendosi di una serie di elementi non convenzionali per COSTRUIAMO UNA SOCIETÀ OSPITALE
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un contesto organizzativo, che stimolano la creatività e la rappresentazione astratta dei processi (secondo i principi montessoriani). Compito specifico dei gruppi è stato quello di visualizzare determinate interazioni tra componenti fondamentali dell’istituzione scolastica, nonché di esplorare relazioni particolari attraverso un laboratorio di gruppo in cui, con l’ausilio di penne, stecchini, forme e materiali differenti si creava la propria visione delle relazioni all’interno della scuola. Dopo che tutti i team hanno illustrato le motivazioni sottostanti ai modelli rappresentati e si è dibattuto sulle diverse prospettive, in sessione plenaria è stato condotto un esercizio di sintesi: l’elaborazione di una stakeholder map. L’obiettivo è consistito nel comprendere quanto sia estesa l’ombra proiettata dalle attività della scuola, ovvero l’impatto e il percepito della scuola stessa e come queste siano profondamente interconnesse. Naturale evoluzione di questa stimolante discussione, la successiva sessione di lavoro “nei panni di…”: come percepite la scuola e le sue caratteristiche? Come interagite con essa? Quali frustrazioni avete? Quali piaceri? Quali esigenze? Quali aspettative? Cosa cambiereste? Cosa manterreste? Questi e altri quesiti sono stati formulati per indagare la percezione esterna dell’istituzione e le modalità di interazione con essa. Otto gruppi, otto differenti stakeholder in cui mettersi nei panni: sponsor, territorio di pertinenza, università, studenti, ex allievi, aspiranti studenti, genitori e aziende. Tutti i team, in questa come nelle precedenti sessioni, hanno reiterato un leitmotiv: storia, disciplina e divisa sono considerati valori essenziali e costitutivi dell’identità scolastica. Tuttavia, considerando la situazione corrente come critica (il numero di iscritti continuava a decrescere da anni), è diventato imprescindibile porsi un interrogativo fondamentale: se l’istituto adottasse una diversa denominazione e non prevedesse più l’utilizzo della divisa, quali sarebbero, a questo punto, gli elementi distintivi di questa scuola rispetto alle altre?
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Co-progettazione e modelli operativi per il cambiamento L’ultima giornata del workshop si è inaugurata proprio con le risposte dei partecipanti al quesito precedentemente posto. È stato chiesto di trascrivere su un post-it la propria risposta e, mentre queste sono state rese pubbliche, si è proceduto a una categorizzazione inizialmente bipartita in Software (valori, competenze, ecc.) o Hardware (strumenti, strutture, ecc.) e successivamente in sottogruppi tematici più specifici. Il dialogo si è esteso ampiamente alle varie tematiche emerse (corpo docente, elemento umano, attenzione verso lo studente, comportamenti, collocazione geografica). È spiccato un elemento comune e fondamentale: la maggioranza dei partecipanti riteneva che il valore aggiunto, l’elemento distintivo capace di determinare una differenza sostanziale, fosse rappresentato dal corpo docente. I docenti, sempre suddivisi in piccoli gruppi, riprendevano poi il confronto in modo ora assai energico e focalizzato, discutendo le prime azioni che si sarebbero poi intraprese e le aree di miglioramento da affrontare per scongiurare ogni criticità. La restituzione in plenaria ha fatto chiaramente emergere una configurazione ricorrente: esistevano alcune tematiche che non erano più procrastinabili e che necessitavano di essere affrontate con rigore e metodologia, ma soprattutto in maniera coordinata e condivisa15. Le tematiche emerse dalla riflessione collettiva si sono articolate in diversi ambiti: • centralità dello studente; • progettazione delle Unità Didattiche di Apprendimento (UDA); • formazione del docente eccellente; • interdisciplinarietà delle UDA; • dimensione internazionale; • collaborazione con gli ITS (Istituti Tecnici Superiori di formazione terziaria); • definizione dello “Stile Maggia”; • strategie di comunicazione e brand identity; • pratiche di orientamento; • iniziative per il rilancio del contesto territoriale. 15. Si veda l’immagine “Synthesis conversation” alla fine del libro. COSTRUIAMO UNA SOCIETÀ OSPITALE
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Ai partecipanti è stato quindi richiesto di apporre il proprio nominativo in corrispondenza della tematica che intendevano approfondire e per la quale volevano assumersi una responsabilità propositiva, elaborando idee che potessero rispondere alle questioni evidenziate, possibilmente corredandole con una prima ipotesi di pianificazione operativa. Per fare ciò, venivano suggeriti due passaggi metodologici fondamentali: identificare immediatamente la criticità principale relativa a quella specifica tematica ed esplicitarla con chiarezza, per poi concentrarsi sulle soluzioni e le proposte concrete: “Qual è il problema e la soluzione che si intende proporre per risolverlo?”. Una fase intermedia di confronto sullo “stato di avanzamento dei lavori”, condotta attraverso visite sequenziali presso ciascun gruppo, ha consentito di raccogliere riscontri e osservazioni, amplificando il valore delle interazioni collaborative. Capitalizzando i feedback ricevuti, i gruppi riprendevano poi l’attività integrando le considerazioni emerse ed elaborando un piano strutturato, che successivamente esponevano all’intera platea dei partecipanti. Mediante l’individuazione dei key players e dei key steps per ciascuna tematica affrontata, i gruppi sono stati incoraggiati a intraprendere azioni concrete orientate verso l’innovazione pianificata. Ad esempio, chi aveva scelto di dedicarsi a nuove pratiche di orientamento ha poi proceduto con una pianificazione delle azioni che avrebbe portato avanti, delle criticità che sarebbero potute emergere e delle risorse che si sarebbero dovute impiegare, secondo uno schema classico di progetto.
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Fiorenzo Ferrari
ISBN 979-12-5626-079-9
Euro 15,50 (I.i.)
a cura di Fiorenzo Ferrari
Può una scuola insegnare qualcosa al mondo? Questo libro nasce da una convinzione semplice e rivoluzionaria: sì, può farlo. Ogni scuola può diventare un luogo capace di trasformare chi lo abita, se sceglie di cambiare sguardo. Costruiamo una società ospitale racconta l’esperienza dell’Istituto Maggia di Stresa, una scuola superiore che ha fatto dell’ospitalità il proprio metodo educativo. Qui si educa attraverso i luoghi, le relazioni e la bellezza quotidiana: perché quando l’ambiente diventa parte del metodo e la cura si fa linguaggio, la scuola si trasforma. Diventa comunità che apprende, dove ogni gesto, dettaglio e incontro costruisce legami e genera conoscenza. Ma questa storia non parla solo di una scuola, propone un modo di intendere l’apprendimento, un modello replicabile in ogni istituto superiore che voglia crescere e costruire futuro. Il volume raccoglie le voci del dirigente, di docenti e studiosi che – intrecciando riflessione pedagogica e pratiche quotidiane – mostrano come una comunità educativa possa rin– novarsi, farsi accogliente e rigenerare la propria identità. Perché una società più ospitale nasce da qui: da chi crede che l’eccellenza non sia privilegio di pochi, ma scelta collettiva, ispirata da uno sguardo irragionevolmente fiducioso nel potenziale di ogni studentessa e di ogni studente.
Costruiamo una Società Ospitale
Fiorenzo Ferrari, filosofo, è dirigente scolastico dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Erminio Maggia” di Stresa (VB). Esperto di accessibilità e di ambienti di apprendimento, ha esplorato l’arte della domanda come metodo di cambiamento e innovazione nella didattica e nelle organizzazioni. Insieme alla pedagogista Chiara Colombo ha pubblicato per le edizioni la meridiana: Penso dunque siamo. Percorsi e giochi di filosofia con i bambini (2019).
a cura di FIORENZO FERRARI Crescere studenti irragionevolmente eccellenti
Costruiamo una Società Ospitale