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Con parole di madre

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“Questa era la storia di un bambino e della sua mamma. Questa storia… è successa per davvero. O forse, con le parole giuste, un giorno di questi… succederà…” A cura di

“Essere donne e aver perso temporaneamente la libertà al culmine di storie di vita difficili, complicate, a volte tragiche. Storie per tutti, di tutti. Un atto creativo, vitale, generativo di Giustizia e Riparazione…” A cura di D.F. Nirchio A. de Giorgio

D.F. Nirchio, A. de Giorgio

Con parole di MadreAutrici!

Scritto, ideato e interpretato dalla compagnia delle Autrici della Casa Circondariale di Trani

Otto fiabe per tutti… tranne una

a cura di

Anna de Giorgio e Damiano Francesco Nirchio

CON PAROLE DI MADRE

Scritto, ideato e interpretato dalla compagnia

della Autrici della Casa Circondariale di Trani

edizioni la meridiana

Questo libro nasce come esito del progetto “CON PAROLE DI MADRE” finanziato dall’Ufficio del Provveditorato Regionale di Amministrazione Penitenziaria di Puglia e Basilicata.

In continuità con il Progetto “AUTRICI!”, finanziato da Ufficio del Garante regionale dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà – Regione Puglia, a cura di Associazione Culturale SENZA PIUME in collaborazione con SINAPSI – Produzioni Partecipate, Cooperativa C.R.I.S.I. e la casa editrice edizioni la meridiana. Con il prezioso contributo di FLY – Laboratorio delle Arti, LIBERA Contro le Mafie, presidio di TRANI I.C. Rocca – Bovio – Palumbo – D’Annunzio.

2026 © edizioni la meridiana

Via Sergio Fontana, 10/C – 70056 Molfetta (BA) www lameridiana it info@lameridiana it

INTRODUZIONE AL TESTO DRAMMATURGICO

Divulgare attraverso la pubblicazione un testo nato, invece, per essere rappresentato in teatro è sempre un fatto che merita qualche piccola ma doverosa spiegazione.

Innanzitutto perché la scrittura per la scena è una di quelle forme letterarie che, per loro natura, non bastano a se stesse, ma sono al “servizio” di un processo più grande e complesso: l’incontro con la pagina e la lettura sono solo un passaggio, una sosta prima della ripartenza, la memoria di un iter creativo già avvenuto o l’innesco di uno che avverrà.

Tutto questo è vero anche in questa occasione.

Le parole che qui trovano forma e organizzazione sono testimonianza di un intenso percorso educativo e di ricerca artistica che è iniziato con il progetto “MADRI”, sostenuto dall’Ufficio del Garante delle Persone Private della Libertà Personale della Regione Puglia, e poi concluso e finalizzato grazie all’omonimo percorso progettuale “CON PAROLE DI MADRE…”, finanziato dal Provveditorato Regionale di Amministrazione Penitenziaria. Nella sezione femminile del Carcere di Trani un folto gruppo di donne ha scelto di raccontarsi attraverso il teatro, provando ad aprire la formidabile cassetta degli attrezzi delle arti sceniche e scegliendone lo strumento di lavoro e ricerca talvolta meno praticato: la scrittura.

Questo testo racconta una storia in cui l’essere genitori e

figli attraversa una peripezia con caratteristiche uniche e peculiari, ma non per questo incapace di contenere in sé tutte le storie di maternità e figliolanza: l’esperienza in questione è quella della separazione a causa della privazione della libertà e dei suoi molteplici riverberi nel rapporto genitori-figli. Sembrerebbe il racconto di una sparuta minoranza, la cui esperienza non illumina e nulla spiega di quella del grande pubblico.

Tutto questo non è vero anche in questa occasione.

La Fiaba Tradizionale e il Teatro (le maiuscole non sono casuali) ci dicono che sono proprio le vite particolari a raccontare l’universale: lo dimostra il fatto che in genere si definiscono “dense”, “complesse”, “pesanti” le cose che contengono molta materia in pochissimo spazio. Nemmeno le storie e i racconti fanno eccezione a questa regola.

Questa storia, drammatizzata nella forma del racconto fantastico, parla di piccoli e si rivolge innanzitutto ai più piccoli: è quello che nelle nomenclature viene definito Teatro per Ragazzi e Famiglie e Teatro Scuola.

È stata una scelta condivisa con le autrici-attrici, naturale quanto rivoluzionaria, che ha solo assecondato la vita reale e il suo bisogno di prendere finalmente parola, farsi gesto.

Le donne che hanno sostenuto questo percorso creativo sono tutte “madri”, ognuna a suo modo.

Madri che hanno potuto mettere finalmente al centro di un discorso, davanti a nuovi interlocutori, il mondo visto con gli occhi dei propri piccoli: il dolore della separazione, l’attesa, il sogno del momento del ricongiungimento, ma anche lo stigma, le angherie degli altri – “la brava gente”. O il sentirsi ancora più piccoli, diversi, sfortunati, puniti e non sapere perché.

È la storia del piccolo Pino, un “figlio di”, bambino coraggioso che aspetta il ritorno della sua mamma. Ma è anche la storia di tutti i bambini che nel rapporto con i pari

non trovano conforto, bensì conflitto, esclusione; è la storia di tutte le madri ogni qual volta non riescono a trovare le parole giuste, che curano, che fanno crescere.

Si è detto anche della natura rivoluzionaria di questa esperienza. Non è certamente la prima volta che il teatro entra in un istituto di pena e non è affatto insolito che le carceri diventino teatri aperti al pubblico per qualche ora, o addirittura in maniera stabile e professionale.

Forse, però, è la prima volta che un luogo di pena per adulti diventa teatro… per i più piccoli.

Il testo che segue, infatti, è stato messo in scena a Trani direttamente dalle sue autrici e all’interno delle mura del carcere: è stato rappresentato in due repliche in matinée per le scuole elementari e in due pomeridiane per un pubblico di famiglie.

Bambini. Famiglie qualunque. Famiglie a teatro, e basta. Il carcere si fa luogo d’incontro, scambio, ricucitura dei legami, ripartendo dalla cultura, ma anche luogo che sa coltivare, proporre e poi condividere delicatezza, gentilezza, leggerezza.

Maternità. Cura.

Le parole che seguono sono la testimonianza di un rito che è avvenuto, raccontato anche da un documentario che testimonia tutte le fasi di questa incredibile esperienza di comunità.

Ma queste parole, qui pubblicate e offerte gratuitamente, vogliono essere anche un dono, magari uno strumento per continuare a dare voce, attraverso il teatro, ad altri bambini e ad altre madri.

CON PAROLE DI MADRE

La scena è molto intima e gli spettatori sono molto vicini alla scena. A destra c’è un piccolo tavolo e una sediolina, dove un pupazzo di gommapiuma delle dimensioni di un bambino, con un simpatico visino da topolino, dorme con la testa su un piccolo cuscino. Nell’angolo opposto c’è una poltroncina e un tavolino su cui è seduta una signora che lavora a maglia. Una piccola finestrina con una inferriata stilizzata, sospesa nel vuoto accanto a lei, suggerirà che siamo in uno spazio di reclusione. Sarà la MAMMA.

Sedute nel pubblico, mescolate tra gli spettatori, ci sono le “Fatine”, compresa la NARRATRICE. Tutte, di volta in volta, condurranno gli spettatori nel racconto della storia o interpreteranno i ruoli necessari (maestra, dottoresse, parrucchiera e assistenti). Tutte hanno un grande libro in mano da cui leggono.

La prima a parlare, alzandosi e prendendo la posizione che avrà fino alla fine, sarà la NARRATRICE

NARRATRICE: “C’era una volta una Mamma…”, questo libro comincia così. È un libro di fiabe. Qualcuno potrebbe dire: “Fiabe? Tutto qui?”, ma non fatevi ingannare… le fiabe e i libri possono cambiare il mondo! Una sola parola, bella, buona e giusta, può cambiare una storia intera. Con un pizzico di magia…

FATA MIHAELA: I libri sono pieni di magia… la magia è una cosa da scrittori. O da fate…

NARRATRICE: Le fate vivono tra una parola e l’altra. Tra un rigo e l’altro. Le si sente sussurrare ogni volta che si gira la pagina di un libro.

FATA LIONELA: Nei libri ci sono le storie.

FATA LUCIA: E le storie sono piene di parole.

FATA ENKELEIDA: Le parole servono a dire cose belle, cose nuove.

FATA MARIANNA: Le parole sono utili a fare tante cose.

FATA ANTONIA: Le parole a volte fanno male…

FATA SILVANA: Ma le parole possono anche fare tanto bene, sapete? Ci sono tante parole in questa storia.

FATA IMMA: Le parole sono importanti.

FATA ANTONIA: Le parole possono persino cambiare le storie.

NARRATRICE: Insomma… questa storia… è successa per davvero. E se volete… se avete un po ’ di tempo per ascoltare, se rimanete un po ’ qui con noi a farci compagnia, noi ve la possiamo raccontare.

FATA LIONELA: Questa è la storia di un bambino. Il suo nome è Pino.

FATA MARIA: Non è un bambino qualunque. Pino è il bambino di quella signora che è seduta lì a lavorare a maglia. È speciale perché è il suo bambino.

FATA LUCIA: Ogni bambino è speciale per la sua mamma.

FATA ENKELEIDA: Lui era veramente un po ’ diverso da tutti gli altri bambini della sua età.

Damiano Francesco Nirchio, laureato in Lettere, attore, regista e drammaturgo, porta da 25 anni i suoi spettacoli in Italia e all’estero ottenendo premi e riconoscimenti. È co-fondatore, con Anna de Giorgio, della Compagnia SENZA PIUME, studioso della fiaba tradizionale e impegnato in progetti educativi rivolti a disabilità, disagio e devianza. Mediatore e formatore per la Giustizia Riparativa e mediatore familiare, collabora da oltre vent’anni con la Cooperativa C.R.I.S.I. Nel 2025 riceve, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Premio “Giacomo Matteotti” per le opere letterarie e teatrali. Per le edizioni la meridiana ha pubblicato Autrici! (2024), Nuove favole di libertà (2025) e L’educatore attraverso il bosco (2026).

Damiano Francesco Nirchio, laureato in Lettere, papà, viaggiatore e musicista per diletto. Attore, regista e drammaturgo: i suoi spettacoli incontrano da 25 anni piccoli e grandi in Italia e all’estero raccogliendo premi e riconoscimenti. È mediatore e formatore nell’albo ministeriale per la Giustizia Riparativa, nonché mediatore familiare. Studioso della Fiaba Tradizionale lavora nel campo delle disabilità, del disagio e della devianza. Co-fondatore della Compagnia SENZA PIUME, contenitore della sua ricerca umana e artistica. Collaboratore ventennale della Cooperativa C.R.I.S.I. con cui si è formato e continua a formarsi. Con le due realtà sperimenta processi educativi e interventi “ad arte” nei conflitti di comunità.

Anna De Giorgio, laureata in Giurisprudenza, giramondo. Artista per professione. Si forma come attrice e lavora per molti anni nella prosa e nel teatro per le nuove generazioni; firma le regie degli spettacoli della sua Compagnia SENZA PIUME, di cui è presidente e co-fondatrice. I suoi spettacoli tout poublic incontrano il pubblico italiano e straniero da quasi vent’anni. Esperta in processi educativi a partire dalla pedagogia teatrale, attraversa il mondo della scuola di ogni ordine e grado e della formazione concentrandosi su devianza e marginalità. Operatrice di Giustizia Riparativa, mescola nella pratica e negli interventi di comunità i suoi diversi saperi umani e artistici.

Anna De Giorgio, laureata in Giurisprudenza, mamma, giramondo. Artista per professione. Si forma come attrice e lavora per molti anni nella prosa e nel teatro per le nuove generazioni; firma le regie degli spettacoli della sua Compagnia SENZA PIUME, di cui è Presidente e co-fondatrice. I suoi spettacoli toutpoublic incontranoilpubblico italiano e straniero da quasi vent’anni. Esperta in processi educativi a partire dalla pedagogia teatrale, attraversa il mondo della scuola di ogni ordine e grado e della formazione concentrandosi su devianza e marginalità. Operatrice di Giustizia Riparativa mescola nella pratica e negli interventi di comunità i suoi diversi saperi umani e artistici.

ISBN 979-12-5626-022-5

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