Mimmo Battaglia
edizioni la meridiana
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edizioni la meridiana perscrupolo
Caro don Tonino,
sono venuto a parlarti qui, dove il silenzio non è silenzio, dove la terra custodisce e non trattiene, dove una tomba, per uno come te, non è una fine ma una soglia.
Sono venuto a parlarti qui, nel giorno che i cristiani chiamano dies natalis, perché il Vangelo ha questa strana sapienza: chi muore nel Signore non scompare, nasce.
E allora oggi non stiamo contando gli anni della tua assenza.
Stiamo misurando la tua ostinata presenza.
Trentatré anni.
Trentatré anni in cui il tuo nome non si è fatto marmo, non si è lasciato chiudere in una fotografia buona per gli anniversari, non si è trasformato in una citazione da convegno. No.
Il tuo nome continua a camminare scalzo.
Continua a inquietare.
Continua a mettere il dito nella piaga delle nostre abitudini religiose, dei nostri compromessi eleganti, delle nostre paci di facciata.
E io oggi, don Tonino, non vengo a dirti che ci manchi. Sarebbe poco.
Vengo a dirti che ci bruci ancora dentro. Che le tue parole non si sono lasciate addomesticare.
Che il tuo Vangelo, passato per le ferite dei poveri, continua a domandarci conto.
Che la tua voce, così mite e così disarmata, ha ancora la forza di spostare le nostre sedie, di rompere il cerchio delle prudenze, di farci alzare in piedi.
Perché oggi, più che mai, abbiamo bisogno di mendicare dal Cielo e dalla terra una preghiera sola, una preghiera che sia supplica e decisione, lacrima e strada, una preghiera che non si accontenti di essere detta ma voglia essere vissuta: dammi il coraggio di gridare la pace tra le urla di guerra.
Tra le urla di guerra, don Tonino. Non dopo. Non quando i cannoni tacciono e i giornali cambiano pagina.
“Sono
venuto a parlarti qui, nel giorno che i cristiani chiamano dies natalis, perché il Vangelo ha questa strana sapienza: chi muore nel Signore non scompare, nasce.”