Skip to main content

Notiziario di ottobre 2015

Page 1

NOTIZIARIO

R I V I S TA D E L L A F O N DA Z I O N E M E E T I N G P E R L’A M I C I Z I A F R A I P O P O L I

4

ANNO XXXVI

OTTOBRE 2015

Ma il cuore c'è, ed è sempre in ricerca


photo: Matteo Cirenei

GALLERIE D’ITALIA. TU AL CENTRO DELL’ARTE.

PER CHI AMA L’ARTE, C’È UN NUOVO CAPOLAVORO.

SCOPRI I TRE MUSEI DI INTESA SANPAOLO. GALLERIE D’ITALIA - PIAZZA SCALA - Milano, Piazza Scala 6 GALLERIE D’ITALIA - PALAZZO ZEVALLOS STIGLIANO - Napoli, Via Toledo 185 GALLERIE D’ITALIA - PALAZZO LEONI MONTANARI - Vicenza, Contra’ Santa Corona 25 Contribuiamo a diffondere la cultura con esposizioni permanenti, mostre temporanee e iniziative dedicate.

www.gallerieditalia.com

Abbonamento Musei Lombardia Milano C’è un nuovo modo per visitare i musei, le mostre e le rassegne della tua Regione. È la tessera dell’Abbonamento Musei Lombardia Milano, che ti offre ingresso libero e illimitato in oltre 60 musei per 365 giorni dalla data di emissione. Il tutto, a un costo di soli 45 euro. Con sconti speciali per bambini, giovani e over 65. Più che un abbonamento, un capolavoro!

www.abbonamentomusei.it


EDITORIALE

Un dialogo che genera amicizia “È una ricerca quella che dobbiamo intraprendere, che si esprime in domande sul significato della vita e della morte, sull’amore, sul

lavoro, sulla giustizia e sulla felicità… Perché dobbiamo soffrire e alla fine morire? Ha ancora un senso amare, lavorare, fare sacrifici

e impegnarsi? Che cosa siamo a fare nel mondo?” . Citando questi interrogativi, che Papa Francesco poneva nel Messaggio inviato

all’inizio del Meeting 2015, Eugenio Scalfari, su Repubblica del 23 agosto, così li commentava: “Rispondere a quelle domande realizza l’incontro della Chiesa con la modernità, ci fa sentire tutti simili”.

Proprio nell’alveo di questo incontro con la modernità il Meeting ha tentato di collocarsi, invitando tutti a confrontarsi sulla provocazione contenuta nei versi di Luzi “Di che è mancanza questa mancanza, cuore, che a un tratto ne sei pieno?”. È stato un vero incontro, senza

soluzioni precostituite, senza tesi da dimostrare o battaglie da lanciare. Un incontro semplicemente generato dalla convinzione, suffragata

dall’esperienza, che tutti gli uomini condividano quella mancanza e che il solo fatto di trovarsi a ragionare della vita, dei problemi, delle grandi emergenze e delle tragedie spesso irrisolvibili, proprio a partire dall’esperienza di quella mancanza, sia un bene per sé e per tutti gli uomini.

È stato un incontro libero, a tutto campo, su tutto e con chiunque. “Qui si parla di tutto e la gente ti guarda negli occhi”, commentava stupito un ospite importante, Timothy Shriver, nipote di John Kennedy, uno di quegli americani che, con i ventimila eventi all’anno che organizza con Special Olympics, di gente deve averne vista tanta.

Non saremo mai sufficientemente grati a don Giussani per avere condiviso con noi questo entusiasmante amore alla libertà dell’altro, questa capacità di guardarlo negli occhi. Non siamo poveri né di Verità né di certezze, ma, come diceva don Julián Carrón nel

memorabile incontro al Meeting con il Professor Weiler: “Abbiamo imparato che l’unico rapporto con la verità è quello che passa attraverso la libertà” .

Questo dialogo, generativo di una amicizia e di una commossa condivisione, ha consolidato storie e rapporti, ne ha creato di nuovi, ha messo in moto strade per l’affronto di bisogni, ha fatto intravvedere percorsi di ricerca, ha creato trame e relazioni da una parte all’altra del mondo. Le pagine che seguono raccontano alcune di queste storie, ma soprattutto speriamo che il Meeting del prossimo anno possa già essere l’occasione per documentare l’inizio di questa novità all’opera. “Tu sei un bene per me” sarà il titolo del 2016.

Non è stato difficile pronunciare questa frase l’ultimo giorno di Meeting, perché in essa sono racchiusi tutto il valore e la ricchezza vissute

nell’esperienza del Meeting 2015. Un bene sono stati i volontari, gli ospiti, i relatori, gli artisti e i curatori delle mostre, i partner e gli amici che ci sostengono. Un bene sono stati anche coloro che non ci hanno apprezzato, che ci hanno, più o meno garbatamente, criticato, perché ancora una volta ci hanno costretto a dare le ragioni di ciò che facciamo, o, eventualmente, anche a correggerci. Ma cosa può generare uno sguardo

all’altro e alla realtà tutto pervaso dalla certezza di una positività? Quale socialità e quale affronto dei problemi si profila all’orizzonte di una posizione che non abbia come criterio la semplice tolleranza del diverso, ma che intravveda un bene proprio nella diversità? Ma soprattutto cosa rende possibile una posizione come questa? La passione ad iniziare il lavoro in vista del 2016 nasce dal desiderio di potere cominciare a confrontarsi insieme a tanti su queste sfide e su tutte quelle che il Mistero della realtà vorrà farci intravedere. Emilia Guarnieri

Presidente Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli

OTTOBRE 2015

5


4

OTTOBRE 2015

SOMMARIO

w w w . m e e t i n g r i m i n i . o r g PERSONAGGI E TESTIMONI

Il messaggio di Papa Francesco

TU SEI UN BENE PER ME XXXVII MEETING PER L'AMICIZIA FRA I POPOLI 19-25 AGOSTO 2016, RIMINI FIERA

#meeting2016

8

Il messaggio del Presidente Mattarella

10

Il messaggio di Ban Ki Moon

11

La mancanza del cuore - Padre Mauro Lepori

12

Restiamo per aiutare la gente Padre Hibraim Alsabagh

16

Le religioni sono la soluzione testimonianze dall'incontro inaugurale Il "Fiore" dell'Afghanistan 24 Rula Ghani L'Italia e la sfida del mondo - Matteo Renzi

21

28

Dalla mancanza l’origine di un nuovo impegno Fausto Bertinotti

30

Il fondamento dello stupore - Pietro Modiano

32

Pillole di Meeting

34

MOSTRE

La scelta di Abramo e le sfide del presente NOTIZIARIO Anno XXXVI - N.4 Ottobre 2015 Questo numero è stato chiuso in redazione il 19/10/2015 Proprietario/Editore: Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli Autorizzazione del Tribunale di Rimini n. 2008 del 2/11/82 DIRETTORE RESPONSABILE: Alver Metalli COORDINAMENTO REDAZIONALE: Stefano Pichi Sermolli REDAZIONE: Simona Angela Gallo, Roberto Neri, Nicoletta Rastelli HANNO COLLABORATO: Roberto Fontolan, Maria Acqua Simi FOTO: Roberto Masi, Angelo Tosi PROGETTO GRAFICO: Davide Cestari, Lucia Crimi IMPAGINAZIONE: R&S&C - Modena REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE: Via Flaminia, 18-20 - C.P. 106 - 47923 Rimini Tel 0541/78.31.00 Telefax 0541/78.64.22 email - meeting@meetingrimini.org www.meetingrimini.org PUBBLICITÀ: Evidentia Communication (società a direzione e coordinamento di Fondazione Meeting) Tel 0541/18.32.501 Fax 0541/78.64.22

La rinascita dell'io

36 38

Il dono dell'arte

42

Per me vivere è Cristo

46

Mossi da uno sguardo

50

Un pellegrinaggio fino al vero incontro

54

Istantanee. Viaggio nel cuore del Meeting

56

SPETTACOLI

L'artista è nudo

58

VITA MEETING

Meeting in progress

62

Il Meeting 3.0

64

Partecipare alla vita di un popolo

66


PERSONAGGI E TESTIMONI

PERSONAGGI E TESTIMONI

La nostra natura è fatta per cose grandi Riportiamo il messaggio di saluto inviato da Papa Francesco a Mons. Francesco Lambiasi, Vescovo di Rimini, in occasione dell'apertura della XXXVI° edizione del Meeting

E

ccellenza Reverendissima, a nome del Santo Padre Francesco e mio personale, rivolgo un cordiale saluto a Lei, agli organizzatori e ai partecipanti al XXXVI Meeting per l’amicizia fra i popoli. La suggestiva e poetica espressione scelta come tema di quest’anno - “Di che è mancanza questa mancanza, cuore, che a un tratto ne sei pieno?” (Mario Luzi) − pone l’accento sul “cuore” che è in ciascuno di noi, e che sant’Agostino ha descritto come “cuore inquieto”, che mai si accontenta e ricerca qualcosa all’altezza della sua attesa. È una ricerca che si esprime in domande sul significato della vita e della morte, sull’amore, sul lavoro, sulla giustizia e sulla felicità. Ma per essere degni di trovare una risposta occorre considerare in modo serio la propria umanità, coltivando sempre questa sana inquietudine. In tale impegno - ci dice Papa Francesco - «è possibile ricorrere semplicemente a qualche esperienza umana frequente, come la gioia di un nuovo incontro, le delusioni, la paura della solitudine, la compassione per il dolore altrui, l’insicurezza davanti al futuro, la preoccupazione per una persona cara» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 155). Qui vediamo emergere una delle grandi questioni del mondo di oggi: davanti a tante risposte parziali, che offrono solo dei «falsi infiniti» (Benedetto XVI) e che producono una strana anestesia, come dare voce agli

8

OTTOBRE 2015

interrogativi che tutti si portano dentro? Di fronte al torpore della vita, come risvegliare la coscienza? Per la Chiesa si apre una strada affascinante, come fu all’inizio del cristianesimo, quando gli uomini si affannavano nella vita senza il coraggio, la forza o la serietà di esprimere le domande decisive. E, come accadde a san Paolo all’Areopago, parlare di Dio a chi ha ridotto, censurato o dimenticato i suoi “perché?”, risulta una stranezza che sembra lontana dalla vita reale con i suoi drammi e le sue prove. Perciò nessuno di noi può iniziare un dialogo su Dio, se non riusciamo ad alimentare il lumino fumigante che arde nel cuore, senza accusare nessuno per i suoi limiti - che sono anche i nostri - e senza pretendere, ma accogliendo e ascoltando chiunque. Il compito dei cristiani - come ama ripetere Papa Francesco - è iniziare processi più che occupare spazi (cfr ibid., 222). E il primo passo è proprio ridestare il senso di quella mancanza di cui il cuore è pieno e che così frequentemente giace sotto il peso di fatiche e speranze deluse. Ma “il cuore” c’è, ed è sempre in ricerca. Il dramma di oggi consiste nel pericolo incombente della negazione dell’identità e della dignità della persona umana. Una preoccupante colonizzazione ideologica riduce la percezione dei bisogni autentici del cuore per offrire risposte limitate che non considerano l’ampiezza della ricerca di amore, verità, bellezza, giustizia che è in ciascuno. Tutti

siamo figli di questo tempo e subiamo l’influsso di una mentalità che offre nuovi valori e opportunità, ma può anche condizionare, limitare e guastare il cuore con proposte alienanti che spengono la sete di Dio. Ma il cuore non si accontenta, perché, come disse Papa Benedetto XVI parlando ai giovani a San Marino, «è una finestra aperta sull’infinito» (19 giugno 2011). Perché dobbiamo soffrire e alla fine morire? Perché c’è il male e la contraddizione? Vale la pena vivere? Si può sperare ancora davanti a una “terza guerra mondiale combattuta a pezzi” e con tanti fratelli perseguitati e uccisi a motivo della loro fede? Ha ancora senso amare, lavorare, fare sacrifici e impegnarsi? Dove va a finire la mia vita e quella delle persone che non vorremmo perdere mai? Che cosa stiamo a fare nel mondo?... Sono domande che si pongono

tutti, giovani e adulti, credenti e non credenti. Prima o poi, almeno una volta nella vita, a causa di una prova o di un evento gioioso, riflettendo sul futuro dei propri figli o sull’utilità del proprio lavoro, ciascuno si trova a fare i conti con uno o più di questi interrogativi. Anche il negatore più incallito non riesce a estirparli del tutto dalla propria esistenza. La vita non è un desiderio assurdo, la mancanza non è il segno che siamo nati “sbagliati”, ma al contrario è il campanello che ci avverte che la nostra natura è fatta per cose grandi. Come ha scritto il servo di Dio monsignor Giussani, «le esigenze umane costituiscono riferimento, affermazione implicita di una risposta ultima che sta al di là delle modalità esistenziali sperimentabili. Se venisse eliminata l’ipotesi di un “oltre”, quelle esigenze sarebbero innaturalmente soffo-

cate» (Il senso religioso, Milano 1997, 157). Il mito di Ulisse ci parla del nostos algos, la nostalgia che può trovare soddisfazione solo in una realtà infinita. Per questo Dio, il Mistero infinito, si è curvato sul nostro niente assetato di Lui e ha offerto la risposta che tutti attendono anche senza rendersene conto, mentre la cercano nel successo, nel denaro, nel potere, nelle droghe di qualunque tipo, nell’affermazione dei propri desideri momentanei. Solo l’iniziativa di Dio creatore poteva colmare la misura del cuore; ed Egli ci è venuto incontro per lasciarsi trovare da noi come si trova un amico. E così noi possiamo riposare anche in un mare in tempesta, perché certi della sua presenza. Ha detto Papa Francesco: «Anche se la vita di una persona è stata un disastro, se è distrutta dai vizi, dalla droga

o da qualunque altra cosa, Dio è nella sua vita. […] Anche se la vita di una persona è un terreno pieno di spine ed erbacce, c’è sempre uno spazio in cui il seme buono può crescere. Bisogna fidarsi di Dio» (La Civiltà Cattolica, 19 settembre 2013, 470). Con il tema di quest’anno, il Meeting può cooperare a un compito essenziale della Chiesa, cioè «non consentire che qualcuno si accontenti di poco, ma che possa dire pienamente: “Non vivo più io, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20)» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 160), perché quello di Gesù «è l’annuncio che risponde all’anelito d’infinito che c’è in ogni cuore umano» (ibid., 165). Gesù «è venuto a mostrarci, a rendere visibile l’amore che Dio ha per noi. […] Un amore attivo, reale. […] Un amore che guarisce, perdona, rialza, cura. Un amore che si avvicina e restituisce dignità. Una dignità che possiamo perdere in molti modi e forme. Ma Gesù è ostinato in questo: ha dato la vita per questo, per restituirci l’identità perduta» (Papa Francesco, Discorso nel Centro di rieducazione a Santa Cruz de la Sierra, Bolivia, 10 luglio 2015). Qui sta il contributo che la fede cristiana offre a tutti e che il Meeting può testimoniare innanzitutto con la vita delle persone che lo realizzano. Per questo il Santo Padre augura agli organizzatori e ai volontari del Meeting di andare incontro a tutti sostenuti dal desiderio di proporre con forza, bellezza e semplicità la buona notizia dell’amore di Dio, che anche oggi si china sulla nostra mancanza per riempirla dell’acqua di vita che scaturisce da Gesù risorto. Egli chiede di pregare per il Suo ministero e invia di cuore a Lei, Eccellenza, e a tutti i partecipanti al Meeting la Benedizione Apostolica. Nell’unire anche i miei migliori auspici, profitto della circostanza per confermarmi con sensi di distinto ossequio. Pietro Card. Parolin Segretario di Stato

OTTOBRE 2015

9


PERSONAGGI E TESTIMONI

PERSONAGGI E TESTIMONI

La persona: fondamento della comunità e dello stato

anticorpi per affrontare le difficoltà che si presentano nelle diverse stagioni. La nostra società, dopo una lunga crisi economica, che ha lasciato ferite così profonde, avverte ancor di più l’esigenza di valori e di percorsi ispirati a ideali sinceri. E ha bisogno di testimoni credibili, che conducano la loro azione con coerenza e moralità, rompendo l’area grigia dell’opportunismo, che purtroppo sfocia spesso nella corruzione, germe distruttivo della società civile. La XXXVI edizione del Meeting si apre con un importante incontro sulle religioni. Dalla capacità di dialogo, di comprensione

Il Presidente Sergio Mattarella ha inviato al Meeting un telegramma di saluto in occasione dell'apertura del Meeting.

A

gli organizzatori, ai volontari e a tutti i partecipanti al Meeting per l’amicizia tra i popoli desidero rivolgere il saluto più cordiale e l’augurio affinché anche questa XXXVI edizione abbia il successo sperato. La persona è il fondamento della comunità e dello Stato. La sua libertà, il valore incomprimibile del suo essere unica e irripetibile, l’integralità dei diritti umani preesistono, come indica l’articolo 2 della nostra Costituzione, agli stessi ordinamenti. Da questa radice è nato il Meeting, che nel tempo ha prodotto centinaia di incontri e discussioni, ha arricchito il dialogo, ha sviluppato maturazioni e amicizie. In questa esperienza si sono formati tanti giovani, è cresciuta e si è fatta adulta la vostra associazione, ne ha tratto ricchezza il pluralismo della nostra società e della nostra cultura. L’intensa poesia di Mario Luzi dalla quale avete tratto il titolo del Meeting di quest’anno - “Di che è mancanza questa mancanza, cuore, che a un tratto ne sei pieno?” - scava ancor più in profondità nell’animo umano, alla ricerca della fonte di quell’incessante bisogno di verità, che sospinge le nostre energie spirituali e sociali. Viviamo in un mondo di comunicazioni immediate, di straordinarie potenzialità tecnologiche, di connessioni multiple e all’apparenza infinite. Sono opportunità che vanno messe al servizio del progetto

10

OTTOBRE 2015

reciproca, di collaborazione tra le religioni monoteiste dipenderà la pace nel mondo. Di questo dobbiamo essere consapevoli. Il terrorismo, alimentato anche da fanatiche distorsioni della fede in Dio, sta cercando di introdurre nel Mediterraneo, in Medio Oriente, in Africa i germi di una terza guerra mondiale. Sta alla nostra responsabilità fermarla. Sta a noi prosciugare l’odio, far crescere la fiducia e la cooperazione, mostrare i vantaggi della pace. L’Europa ha un compito di grande rilievo perché il dialogo tra le religioni monoteiste può svilupparsi già

all’interno delle nostre società, divenute plurali e multietniche. L’umanità che mostreremo nell’accogliere i profughi disperati, l’intelligenza con cui affronteremo i fenomeni migratori, la fermezza con cui combatteremo i trafficanti di esseri umani saranno il modo con il quale mostreremo al mondo la qualità della vita democratica. La democrazia si esporta con la cultura e con l’esempio. Con questo spirito seguirò i vostri lavori, rinnovando il mio sincero augurio. Sergio Mattarella

Il saluto del Segretario Generale delle Nazioni Unite di un umanesimo integrale, premessa dello sviluppo civile, evitando che sia la tecnica a dominarci. Ogni volta che siamo assaliti da sensazioni di strapotere scopriamo che si tratta soltanto di un’illusione se perdiamo di vista la nostra umanità, la fraternità, il desiderio del bene e di ciò che è bello, il valore della legalità, la percezione dei limiti invalicabili agli stessi poteri pubblici, l’aspirazione a una condizione di pace, di maggiore giustizia e uguaglianza. L’ideale personalista è una grande aspirazione dell’uomo moderno che trova nelle formazioni sociali e nei corpi intermedi il suo pieno compimento. È un impegno di popolo, al quale ciascuno è chiamato a con-

tribuire nel pluralismo delle convinzioni e delle culture. Tutti ne trarremo beneficio. A partire dalle istituzioni e dalla politica. Il rischio di chiusure settarie, o di tentazioni fondamentaliste, è sempre in agguato. Basta guardare attorno a noi il riemergere di populismi e nazionalismi. Ebbene, la risposta viene offerta da tante testimonianze di moralità, di solidarietà, di impresa responsabile, di governo dei conflitti, di ricostruzione del diritto laddove la sua rete è stata lacerata. Personalismo e solidarietà, valori che si trovano alla base della nostra Costituzione, hanno bisogno di essere continuamente realizzati. E chi lo fa con generosità, accresce anche gli

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon ha inviato un saluto ai partecipanti alla XXXVI° edizione del Meeting.

U >

n saluto a tutti i partecipanti al 36° Meeting per l’Amicizia fra i Popoli. Congratulazioni per un incontro così animato con migliaia di persone di diverse fedi, culture e tradizioni, che si uniscono in nome dell’amicizia e della pace. Il mondo di oggi è deturpato dai conflitti, dalle disuguaglianze e da divari crescenti. Ma ovunque vado, incontro anche persone che favoriscono la comprensione, la riconciliazione e la speranza. È proprio questo ciò che vi porta a Rimini. Ed è questo che

porterà i leader mondiali, tra cui Sua Santità Papa Francesco, a New York il mese prossimo. A settembre adotteremo una nuova agenda per lo sviluppo sostenibile al fine di trasformare il nostro mondo entro il 2030. Lavorando insieme ce la possiamo fare. Credo fermamente nel potere delle persone, degli ideali e del cuore umano. Vi ringrazio per esservi riuniti per immaginare un mondo migliore e costruirlo insieme. Grazie.

OTTOBRE 2015

11


PERSONAGGI E TESTIMONI

PERSONAGGI EEDITORIALE TESTIMONI

La mancanza del cuore Padre Mauro Lepori, Abate Generale dell’ordine dei Cistercensi, è intervenuto lo scorso agosto al Meeting. Riportiamo qui di seguito un estratto dal suo intervento.

Da quando, qualche mese fa, mi è giunto l'inatteso e commovente invito a tenere questa relazione sul tema del Meeting, il verso di Mario Luzi non ha cessato di provocarmi, anche se forse, a tutt'oggi, non sono riuscito a memorizzarlo correttamente. Mi ha provocato con quel suo martellare la parola "mancanza". (…) Il frammento di Mario Luzi ci martella con una domanda piena di stupore che ci ricorda che l'uomo è un cuore teso, o in equilibrio, fra due dimensioni: la mancanza e la pienezza. Mancanza, cuore, pienezza: sono le parole che, giustamente, il Meeting sottolinea graficamente nel verso di Luzi diventato suo titolo. Una provocazione che però non si rivolge a un pubblico, o ai media, ma al cuore: infatti, penso che il primo aspetto su cui ci provoca il verso di Mario Luzi sia proprio il fatto di interrogare il proprio cuore. Ma chi interroga ancora il cuore oggi? Chi tratta il cuore da soggetto responsabile? Pochissimi aiutano l'uomo contemporaneo a mettere il cuore con le spalle al muro, chiedendogli conto del suo desiderio, rendendolo responsabile del suo desiderio. Luzi, come Cristo, come Paolo, come Agostino, come Dante, come don Giussani, ci provoca ad interrogare il nostro cuore e, direi, a bloccarlo sotto la mira spietata della domanda a cui può e deve rispondere solo lui, di cui è il solo re12

OTTOBRE 2015

sponsabile: la domanda sulla pienezza che desidera, la domanda sulla felicità, e quindi la domanda su quale sia mai la realtà, l'esperienza che brama con tutto se stesso, tanto da sentirsi pieno della sua mancanza. Il cuore potrebbe confessare, se è onesto, che non lo sa, che non sa rispondere, che non sa rispondersi, che non sa cos'è, chi è quel "quid" della cui mancanza si sente pieno. La menzogna, infatti, è quando il cuore si dice soddisfatto, o lascia dire a tutti, a tutta la cultura, che è soddisfatto, censurando i margini infiniti della mancanza che lo riempie. (… ) Ma perché il cuore si censura? Si censura proprio perché è pieno di mancanza, e la mancanza è un vuoto, è un'assenza, una privazione. Perché il cuore dovrebbe star attento ad essa, farle caso? Meglio occuparsi di altro, meglio una piccola pienezza a portata di mano meglio una piccola pienezza afferrabile che star di fronte ad una mancanza senza fondo. Ma c'è quel "tratto", come dice Luzi, quell'istante, che fa crollare i paraventi dietro i quali il cuore si censura, censurando la mancanza di cui è pieno. Deve accadere ad un tratto un richiamo, un lampo nella notte, un tuono nel silenzio, un volto, uno sguardo, una parola nella nebbia della solitudine che riempie il cuore. (…)

>

OTTOBRE 2015

13

>


PERSONAGGI E TESTIMONI

Ma cosa risponde Gesù a questa mancanza che si esprime in domanda? Risponde con una parola che in fondo è anch'essa una domanda: "Seguimi!". La risposta è Gesù che gli dice "Seguimi!", perché "Seguimi!" vuol dire: "Quello che ti manca ancora, quello che ti manca sempre, oltre il limite di quello che hai e di quello che fai, anche di quello che fai per Dio, quello che ti manca sono io! Lascia tutto e seguimi perché ti manco solo io!". (…) E questo vale per tutti. Il consiglio di lasciare effettivamente tutto per seguire Gesù è solo per esprimere il fatto ontologico che ci manca solo Lui. Chi è chiamato da Cristo a seguirlo radicalmente è tenuto al distacco da tutto per essere un segno effettivo di una realtà ontologica che vale per tutti: che solo Gesù Cristo manca al cuore dell'uomo, alla vita dell'uomo, al desiderio di pienezza e felicità di ogni essere umano. Così la povertà casta e obbediente del distacco da se stessi, da tutti e da tutto non è che corrispondenza esistenziale al fatto che Colui che solo manca al cuore umano si è fatto carne, è presente, è una Persona che incontro, che ascolto, che mi parla, mi guarda, mi ama, mi chiama, e con cui posso restare sempre, con cui posso camminare tutta la vita. E tutta la mia vita non esaurirà il cammino con Lui, perché Lui e Lui solo è e sarà sempre quello che manca alla pienezza della mia vita, e quello che manca alla pienezza della vita di tutti. (…) Lui è venuto per soddisfare la mancanza di amore eterno che riempie il cuore dell'uomo. Ma ancora una volta Gesù non ha trovato corrispondenza al suo offrirsi alla sete dell'uomo. È questa l'agonia di Cristo, e forse l'estrema tentazione a cui il demonio sottopone il suo cuore: "È proprio vero che sei tu che manchi al cuore dell'uomo? Sei sempre convinto che gli uomini desiderano Dio? Forse che il primo peccato in cui Adamo ha desiderato altro che Dio, e

14

OTTOBRE 2015

PERSONAGGI E TESTIMONI

contro Dio, non è la parola definitiva sul destino dell'umanità? Tu puoi perdonare tutto, amare l'uomo fin che vuoi, morire per lui... Ma non ti sembra ormai evidente che l'uomo ha scelto di non riamarti, di preferire la libertà di mancare alla schiavitù di una pienezza che viene solo da te? La tua missione è fallita, e fallita in anticipo è la tua passione, la tua morte. Sei venuto nel mondo per constatare che in fondo tu non manchi all'uomo..."(…) Ho l'impressione che questa sia la più grande tentazione anche per noi. La provo nel mio ministero. La tentazione più insidiosa non è lo scoraggiamento di fronte alla fragilità umana, al peccato, alla meschinità, in noi stessi e negli altri. La vera tentazione è quella di dover chiedersi se Cristo manchi veramente a coloro a cui lo annunciamo, se manchi veramente alle persone e comunità, anche monastiche, anche contemplative, anche impegnate nella Chiesa, che accompagniamo. Infatti, spesso ci sembra di constatare che l'attrattiva di Cristo non sia veramente per chi Lo incontra la risposta esauriente alla mancanza che riempie il cuore. (…) La tentazione Gesù l'ha contraddetta soprattutto riaffermando l'origine, il Padre che lo manda, il Padre che non rinuncia alla misericordia. La coscienza dell'origine della missione è più potente dell'esito apparente. La carità, la fede e la speranza scaturiscono dall'origine, e attingono in essa tutta l’invincibilità della missione. (…) Ma cosa vuole il Padre? A Lui tutto è possibile; ma cosa vuole veramente, cosa realizzerà veramente la sua onnipotenza? Ciò che ha mandato il Padre nel Figlio è fondamentalmente una grande rivelazione, una grande rivelazione di Se stesso, del suo Cuore. In Cristo, Dio ha rivelato e sta rivelando a tutta l'umanità che l'uomo manca al Padre infinitamente di più di quanto il Padre

possa mancare all'uomo. "Mi manchi!". È il ritornello drammatico dei rapporti umani. Quanto è presente questa espressione nella letteratura, nelle canzoni, nei film! È la grande ferita dei cuori umani, perché creati per compiersi nella relazione, nell'amicizia. Misuriamo l'amore da quanto l'altro ci manchi o da quanto manchiamo all'altro. Ma tutto il mancarci profondo o superficiale fra di noi, anche il mancare struggente della morte di chi ci è caro, non è che il simbolo del fatto che ci manca Dio. Ma che mistero è mai questo che tutta la mia con-

sistenza sia Uno che mi manca? Che mistero è questo che io continui a vivere, anche quando mi manca tutto, perché mi manca il Solo senza il quale non posso vivere? La risposta è che Colui che ci manca è Uno a cui manchiamo noi! È la grande rivelazione che Gesù ha condensato nella parabola del figliol prodigo: il figlio manca al padre più di quanto il padre manchi al figlio. La mancanza che riempie il nostro cuore, la ferita del nostro cuore, non è che il riflesso di una mancanza infinita, misteriosa, eterna: che noi manchiamo a Colui che ci fa, che noi

manchiamo a Colui che abbiamo abbandonato. Ci ha fatti con una libertà che ferisce in Lui un'attesa, un'aspettativa, un'ansia, una solitudine, un abbandono, una mancanza di noi a Lui che è messa nelle nostre mani, nel nostro cuore, nella nostra decisione o meno di tornare a Lui, di rispondergli. (…) Ed è proprio da lì, da questa esperienza, che possiamo fare solo quando ci lasciamo riabbracciare dal perdono di Dio, che nasce la nostra partecipazione alla missione di Cristo morto e risorto, e quindi la diffusione nel mondo del regno di Dio. Quando il pastore

torna dopo aver ritrovato la centesima pecora che si era perduta, fa festa con gli amici e i vicini. Quando la donna ha ritrovato la decima moneta perduta, fa festa con le sue amiche e vicine. Ma è soprattutto il padre che ha ritrovato il figlio perduto e morto, è Lui che vuole festeggiare con tutti: coi servi, col figlio ritrovato e col figlio maggiore. La missione di Cristo, la diffusione del Regno, è croce e resurrezione, perché partecipa all'ansia del Padre che cerca ciò che è perduto, ma anche alla letizia di festeggiarne il ritrovamento. Ma quando la missione parte dal lasciarci ritrovare noi stessi da Colui a cui manchiamo, è come se non ci fosse che la festa della risurrezione da diffondere, da testimoniare, da condividere con tutti. Non si può più vivere che per diffondere la testimonianza della misericordia del Padre, cioè della scoperta che anche l'ultimo dei perduti, soprattutto l'ultimo dei perduti, ha nel cuore di Dio uno spazio infinito di attesa, di desiderio, un abisso di amore misericordioso che arde di abbracciare, baciare, chi è perduto. (…) La missione cristiana è vittoriosa della vittoria di Cristo, e il suo metodo è di inoltrarsi verso tutti e tutto, anche il peggior nemico, lasciandosi precedere dalla coscienza, cioè dall'esperienza, e dalla celebrazione della misericordia eterna di Dio. È la testimonianza di tanti martiri, oggi come sempre. (…) La vita cristiana è sempre missione perché ciò che salva è vivere con Cristo, la comunione con Lui. La missione è la comunione: poter vivere tutto con Lui, poter vivere con Cristo, con tutti. E la nostra vita reale, la nostra vita umana, la nostra povera vita quotidiana, diventa il dramma esplicito, il mistero svelato, della comunione con Lui, in tutto, con tutti, sempre. Con Lui da seguire, con Lui che ci è dato e che ci manca, come se ogni passo fosse un respiro, un battito del cuore che rigenera la vita.

OTTOBRE 2015

15


PERSONAGGI E TESTIMONI

PERSONAGGI E TESTIMONI

Restiamo per aiutare la gente Padre Ibrahim Alsabagh è stato una delle presenze più forti e decisive di questa edizione del Meeting. A qualche mese dal suo intervento a Rimini, abbiamo desiderato portagli nuovamente l’abbraccio del popolo del Meeting di Maria Acqua Simi

“

Non possiamo continuare a restare in Siria senza la vostra amicizia, senza la convivenza pacifica tra le religioni, senza la comunione”. Con queste parole padre Ibrahim Alsabagh, francescano di Aleppo, saluta gli amici del Meeting di Rimini. Sono passati quasi tre mesi dal suo commovente incontro alla kermesse riminese, ma la vita di questo coraggioso sacerdote e dei suoi confratelli continua, nonostante i bombardamenti e i cecchini che hanno reso una delle città più belle del mondo “la nuova Sarajevo”. Lo abbiamo raggiunto per farci raccontare la situazione, come la vivono i (pochi) cristiani rimasti e soprattutto per portargli l’abbraccio dei tanti amici che dal Meeting in poi si sentono fraternamente vicini ai fratelli siriani colpiti da quasi cinque anni di guerra. Racconta che due settimane fa “è caduto un missile, dietro la nostra chiesa nel quartiere di Azizieh, in una zona densamente abitata. Ci sono stati dei bombardamenti. Il giorno seguente sono uscito a visitare le case danneggiate e ho visto ruderi e macerie. Dobbiamo ringraziare il Signore, perché questa volta le famiglie colpite hanno subito soltanto danni materiali, anche se ci sono stati alcuni feriti. Ho visto però tanto dolore e tristezza nei cuori; tanto spavento e tan-

16

OTTOBRE 2015

ta disperazione. Ho pregato nelle case, aspergendo tutti con l’acqua santa. Dopo essere tornato al convento, abbiamo potuto immediatamente consegnare alle famiglie segnalateci gli aiuti per la riparazione delle case. Ma, appena finito, ecco nuovi bombardamenti violenti in diverse altre zone”. L’emergenza è continua, un’emorragia a cui il convento dei francescani, alcune suore e i salesiani presenti in città provano a porre freno dando fondo a tutte le energie. E con grande fede. “Tante famiglie arrivano al convento, piene di disperazione, per chiedere aiuto. Un padre di famiglia l’altro giorno è arrivato in lacrime: mi ha raccontato di aver riparato la casa per due volte, dopo che era stata danneggiata dalle bombe; ma questa terza volta non ce la fa più a riparare la sua abitazione. È scappato e adesso vive dai suoi suoceri, insieme con la moglie e i bambini, nonostante la casa sia molto ma molto piccola. Tante famiglie si sono ritrovate con le case distrutte e non c’è modo per rimediare, perché i loro quartieri sono diventati un bersaglio continuo ed è sconsigliato tornarci a vivere”. Nonostante questa fatica, loro rimangono. Rimangono anche se manca l’acqua, rimangono anche se l’ospedale è stato bombardato e mancano le medicine, i medici sono fuggiti e nessuno più

>

OTTOBRE 2015

17


TESTIMONIANZE PERSONAGGI E TESTIMONI

PERSONAGGI E TESTIMONI

lavora. Rimangono sotto il tiro dei cecchini e le bombe che cadono all’improvviso. Lo domandiamo a bassa voce, quasi instupiditi: “Perché vi ostinate a rimanere? Perché non fuggite anche voi? Rischiate la vita ogni minuto”. Padre Ibrahim sorride, ma non un sorriso abbozzato o triste. Sorride davvero. “Noi frati restiamo per aiutare la gente. È questo il tempo per essere ancora più presenti e in modo più forte con i poveri e con chi soffre: soffriamo con loro e preghiamo il Padre Provvidente e “ricco di misericordia” con loro. Abbiamo una grande fiducia nell’intelligenza di Dio, Lui sa cosa è bene per noi. Anche qui. E voglio ringraziare tutti voi che pregate per noi; tutti voi che pensate a noi; tutti

voi, disponibili alla volontà dello Spirito Santo, siete presenza attenta, tenera e attiva del “buon Samaritano” per la gente sofferente di Aleppo. Dalle macerie e dalle catacombe di Aleppo, una preghiera s’innalza sempre dalle nostre labbra per ognuno di voi. Che il Signore vi benedica”. Ho pensato a lungo a come chiudere questo articolo: niente frasi ad effetto. Lasciamo ai lettori e agli amici del Meeting lo spazio per fare silenzio e accogliere, ma accogliere davvero, l’abbraccio dei nostri fratelli che dalle catacombe della nuova Sarajevo ci testimoniano una fede feconda, un bene capace di abbracciare l’umanità più ferita e il male più oscuro.

Ibrahim Alsabagh con Douglas Al-Bazi e Stefano Alberto 18

OTTOBRE 2015

OTTOBRE 2015

19


PERSONAGGI E TESTIMONI

PERSONAGGI E TESTIMONI

GRAZIE PER ESSERE STATI A CASA NOSTRA!

CI RIVEDIAMO NEL 2016! Per rivivere i momenti salienti del Meeting2015 vieni a trovarci su www.federlegnoarredo.it

Le religioni sono la soluzione Il cardinale Jean-Louis Tauran, il rettore della Moschea Othmane Azzedine Gaci e il gran rabbino Haïm Korsia sono stati i tre protagonisti dell’incontro inaugurale della XXXVI edizione del Meeting. Riportiamo di seguito alcuni brevi stralci dei loro interventi. (…) Guardando il mondo di oggi, non si può non essere sorpresi nel constatare un ritorno del sacro, o piuttosto un ritorno a una certa religiosità. (…) Questa nuova religiosità ha trasformato però il paesaggio religioso dell’occidente: la religione si vive secondo una modalità direi più individualistica ed emotiva e ciò potrebbe dipendere da diversi fattori, primo di tutto la proliferazione delle sette. Ma il paradosso è che le religioni sono spesso percepite come un pericolo: fondamentalismo, fanatismo, derive settarie, sono spesso associati alla religione. In particolare ciò avviene a causa di atti terroristici ispirati a motivi religiosi perpetrati da una minoranza di adepti traviati di una religione l’Islam. (…) In realtà non esistono oggi conflitti religiosi; è necessario quindi distinguere meglio ciò che appartiene alla politica da ciò che appartiene alla religione. (…) In altre parole si può pensare che non sia in discussione la fede, le guerre confessionali non si presentano più come guerre per la religione o per costringere a un cambiamento di religione; piuttosto la religione serve per definire il gruppo e manifestarne i valori. Dunque di fronte a questa situazione ci sono delle posizioni da evitare: primo, direi, di non usare mai la religione come vettore di legittimazione della violenza. Non si può uccidere in nome di Dio, come ripete spesso papa Francesco. Due: non trasformare la religione in un fattore di mobilitazione. (…) Terzo: la religione non può essere una leva di potere, non si può sostituire ai governi nella soddisfa-

S.E. Card. Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso zione dei bisogni primari della popolazione. Considerando ciò che ho appena esposto, oso dire che si impone più che mai un dialogo tra le autorità politiche e religiose per il bene comune. Quando i responsabili della cosa pubblica riescono a stabilire relazioni di fiducia con i responsabili religiosi, possono facilmente attingere al patrimonio spirituale delle diverse religioni, quei valori suscettibili di contribuire all’armonia degli spiriti, all’incontro delle culture e al consolidamento del bene comune. (…) Penso che nessuna congiuntura politica, nessuna cultura, proibiscano di perorare il rispetto delle persone create dall’unico Dio, la libertà di scrutare il mistero della condizione umana, in particolare la liber-

tà di coscienza, di pensiero e di religione. Siamo quindi chiamati a condividere le ricchezze delle nostre culture e a praticare le nostre religioni nel rispetto delle nostre specificità onde la necessità del dialogo interreligioso che deve mirare pure ad elaborare una cultura che permetta a tutti di vivere nella libertà e nella sicurezza. (…) Papa Francesco afferma nella sua ultima enciclica: “la maggior parte degli abitanti del pianeta si dichiarano credenti, e questo dovrebbe spingere le religioni ad entrare in un dialogo tra loro orientato alla cura della natura, alla difesa dei poveri, alla costruzione di una rete di rispetto e di fraternità”. Carissimi amici, l’avete capito, non si può vivere e riflettere sul futuro della nostra società senza prendere in considerazione la dimensione religiosa della natura umana. Di fronte alla grande crisi culturale che viviamo, la dimensione religiosa della natura umana si impone. Noi ebrei, cristiani e musulmani dobbiamo ritrovare non solamente le nostre radici culturali ma anche quelle religiose e non temere di trasmettere ai giovani questi valori, se no avremo generazioni con eredi senza eredità e costruttori senza modelli. (…) Facciamo parte di questo mondo, il mondo che Dio ama e al quale dobbiamo offrire la possibilità di incontrarlo. Allora scopriremo che il futuro non è altro che il presente messo in ordine per permettere che si realizzi il disegno di Dio cioè rendere felice ogni persona umana.

disponibile su apple store e android

20

OTTOBRE 2015

OTTOBRE 2015

21


PERSONAGGI E TESTIMONI

PERSONAGGI E TESTIMONI

Azzedine Gaci

Haïm Korsia

(…) Nel mio dialogo interreligioso cito spesso un versetto coranico che va proprio nella direzione del rispetto dell’altro e della convivenza; questo versetto dice che le persone sono state create a partire da un uomo e da una donna e poi sono diventate popoli e nazioni affinché potessero conoscersi. Quindi questo versetto del Corano racchiude due messaggi molto importanti: il primo è che esiste un’unica sola umanità, perché noi tutti discendiamo da Adamo ed Eva, quindi c’è un unico genere umano che è stato poi declinato in tanti popoli con tradizioni diverse, lingue diverse: noi siamo umani proprio attraverso le nostre differenze, ed è questo il primo messaggio importante di questo versetto coranico. Il secondo messaggio critico è proprio quello che si rivolge a tutti coloro che portano una fede, quindi il vero credente è qualcuno che è costantemente abitato dalla presenza di Dio. (…) Il secondo elemento dopo la conoscenza dell’altro, è il rispetto dell’altro. Ebbene insisto molto su questo tema del rispetto, perché i rapporti tra di noi vanno bene al di là del concetto di tolleranza, anche perché la tolleranza in realtà richiama un’idea di sofferenza della presenza dell’altro. Io sono qui oggi non perché la mia presenza sia vissuta come una sofferenza, anzi io vorrei proprio che la mia presenza qui non richiamasse un arricchimento, perché io mi pongo verso l’altro che non è come me, che non ha la mia spiritualità e fede e cerco di dire a questa persona che è Dio che vuole che esista questa diversità religiosa, è Dio che vuole che ci siano Cristiani, Musulmani, Ebrei. (…) Il terzo elemento conseguente è cercare di rivolgere uno sguardo positivo sull’altro e quindi arricchirsi con la presenza dell’altro. (…) È l’altro che può aiutarmi a capire meglio

(…) l’Ebraismo ritiene che nessuno è detentore della Verità, ognuno ha in sostanza la propria Verità. L’umanità quindi raggruppa tutti i geni di tutte le culture, il genio di tutti noi; lo vediamo anche nella Bibbia, quando il popolo uscito dall’Egitto rifiuta tutto ciò che gli ricorda la schiavitù e l’Egitto stesso; Pietro parla a Mosè e gli dice “devi essere capo di tutti, devi essere capo di dieci, di cento, di mille”. Ma essere capo di dieci, di cento, di mille significa costruire una piramide e la piramide è l’Egitto e quindi Pietro dice a Mosè di guardare verso l’Egitto, verso la Verità di quella piramide. Questa capacità di vedere un’altra Verità la troviamo anche in un trattato del Talmud, il trattato del Sinedrio, che ci racconta una storia incredibile: in una piccola città, Shilo, c’era un tabernacolo e a tre km di distanza un tempio idolatra; quando si compiva un sacrificio in entrambi i luoghi i fumi si alzavano in cielo convergendo. Il Talmud ci racconta che gli angeli chiedono a Dio se vuole distruggere il tempio idolatra (…), ma Dio dice agli angeli di calmarsi, perché il culto idolatra consiste nel portare del cibo che possa essere mangiato dai poveri. Sicuramente l’idolatria è condannabile, sicuramente non è una Verità, ma visto che fa del Bene a chi ne ha bisogno, Dio lascia fare. (…) Perché la tradizione ci dice che le cicogne portano i bambini? La cicogna in ebraico si chiama “chassìd” che significa “la devota”, perché è un uccello che ha un amore infinito per i propri figli. E come mai un animale che si chiama “il pio”, “il religioso”, non può essere kasher? La risposta incredibile è perché la cicogna fa vedere la propria bontà solamente tramite i propri figli. Una bontà che non si rivolge a sé, perché se si rivolge a sé non è bontà. Se non ci si apre alla sofferenza degli altri al-

22

OTTOBRE 2015

Azzedine Gaci, Rettore della Moschea Othmane di Villeurbanne la mia fede, ad approfondire quello che io ho già dentro di me. Non si tratta di perdersi nell’altro, di annegarsi nell’altro, ma di costruirsi con l’altro e di progredire insieme a lui. Ma si può essere aperti verso gli altri soltanto quando si sa davvero chi si è: l’apertura verso l’altro richiede un lavoro spirituale profondo, un lavoro quotidiano, continuo. (…) Avere uno sguardo positivo sull’altro significa guardare colui che è diverso, che non condivide la vostra fede e spiritualità e dire a questa persona che non ci assomiglia: “Non sei come me, ma sono pronto a conoscerti, ad ascoltarti, a conoscere le

tue certezze e anche a camminare con te affinché io possa mettere in discussione le mie; non per essere come te, ma per essere meglio come individuo in quello che sono”. Io sono pronto quindi anche a rimettere in discussione le mie certezze, ma per vivere meglio quello che sono, la mia fede, quello che porto nel profondo di me stesso. (…) Dobbiamo pensare insieme, gli uni con gli altri e non gli uni contro gli altri, proprio per opporsi a tutti coloro che predicano l’odio e che manipolano le coscienze. Per opporsi a tutti coloro che intraprendono e fomentano la violenza.

Haïm Korsia, Gran Rabbino di Francia lora non si può accogliere nessuno. Quando sono arrivato a Bologna, mi sono detto: “Beh, adesso sono in Italia metto una suoneria italiana sul mio telefono”; avevo in memoria una canzone di Zucchero. Luca, il mio accompagnatore, mi ha spiegato come Zucchero scrive le sue canzoni: beve molto e quando finisce tutto quello che c’è da bere si mette a scrivere canzoni. Questo mi ha fatto pensare a Noè, perché anche Noè ha la responsabilità di ricostruire l’umanità dopo il diluvio e beve, beve per rifiutare le proprie responsabilità. (…) Perché Dio è molto più severo con il diluvio che non con la torre di Babele? Per due ragioni: prima di tutto si può dire che Dio preferisce che si sia uniti contro di Lui piuttosto che di essere disuniti nel suo nome. Durante il diluvio, ognuno voleva uccidere l’altro, mentre nella torre di Babele erano in ribellione contro Dio, ma insieme. E poi c’è una grande idea, e cioè

che il diluvio era l’odio degli uni contro gli altri, la torre di Babele invece era la volontà di essere tutti gli stessi. L’uniformità è pericolosa per l’uomo, è l’unità la cosa importante, perché l’unità rispetta la differenza: se siamo gli stessi non ci possiamo dare qualcosa l’uno all’altro, non possiamo avere uno scambio e quindi nessuno progredisce, nessuno avanza.(…) La perfezione dell’uomo è la sua perfettibilità, cioè un uomo che va, che progredisce verso la perfezione. È il bisogno dell’altro questa parte che mi manca, così come in me ho una parte di ognuno di voi: bisogna semplicemente saper accogliere, ricevere questa parte. E per sapere accogliere questa parte bisogna dare amore e l’amore è al cuore del dialogo. Senza annichilirsi e annegarsi nell’altro, senza sincretismo, sapendo chi siamo ma accettando comunque di incontrare l’altro, di andare verso l’altro per scoprirsi.

OTTOBRE 2015

23


PERSONAGGI E TESTIMONI

PERSONAGGI EEDITORIALE TESTIMONI

Il "Fiore" dell'Afghanistan Tenace e soprendente, al contempo dolce e gentile. Ritratto di Rula Ghani, First Lady dell'Afghanistan, graditissima presenza al Meeting di Roberto Fontolan

I

l suo nome afghano è Bibi Gul, “signora fiore”; il suo nome ufficiale è Rula Ghani, first lady dell’Afghanistan da quando il marito Ashraf vinse nel 2014 le elezioni politiche. Una donna sorprendente e tenace, dolce e determinata. Il settimanale americano Time l’ha inserita tra i cento più influenti protagonisti del mondo, anche se a lei non è piaciuta molto l’insistenza dell’articolo di accompagnamento, firmato dal celeberrimo scrittore afghano Khaled Hosseini, sulle sue origini libanesi, come a rimarcare una distanza con il popolo e il Paese che non solo lei sente come suo, ma è il suo. Tra i mille inviti di cui è subissata ha accettato quello del Meeting, convin-

ta dal “per l’amicizia tra i popoli”: il suo massimo interesse e scopo, non solo sul piano internazionale, ma anche sul piano interno del suo Paese, quell’Afghanistan dove coesistono decine di etnie e lingue e varianti sunnite diverse. A Kabul si occupa molto di istruzione e donne, temi incandescenti nel Paese dove il regno talebano ha per anni impedito l’una e schiacciato le altre. E purtroppo il fatto è che non è una storia finita. Dopo quattordici anni di intervento americano e Nato, dopo un bilancio tremendo di vite umane perdute, devastazioni e incalcolabili somme di denaro, i talebani non sono stati liquidati, anzi negli ultimi giorni di settembre tra lo sconcerto e la

> 24

OTTOBRE 2015

OTTOBRE 2015

25


PERSONAGGI E TESTIMONI

rassegnazione di molti hanno conquistato Kunduz, una grande città del nord; dal 2001 una cosa del genere non era mai accaduta (rimarrà per sempre avvolta nel mistero la ragione per cui l’amministrazione Bush decise ad un certo punto che la guerra afghana fosse finita, i talebani definitivamente battuti e che occorresse puntare sull’Irak di Saddam, un momento in cui la storia ha imboccato una brutta strada ). In quei giorni ho pensato a Bibi Gul nel palazzo presidenziale di Kabul, mentre politica e esercito afgha-

ni non riescono a venire a capo del male che continua a divorare la speranza del Paese. Ho pensato a quel che ci aveva raccontato a Rimini, seguita dallo sguardo di una platea rapita dalla gentilezza dei suoi modi e dalla profondità delle sue parole. L’Afghanistan è una terra drammatica e avvicente. Rocce rosse, altitudini aspre, volti enigmatici, tribù bellicose, bambini ancora sorridenti, donne che si impegnano per costruire un’altra vita, per sè e per quelli che amano (mentre gli uomini sembrano dedicarsi ai giochi di

morte). Il racconto della signora fiore esprimeva tutto questo e chiedeva compassione: un patire insieme, un amare insieme, un sognare insieme. Noi e lei, noi e loro, noi e l’Afghanistan. Possiamo vivere le nostre occupazioni quotidiane senza avere nel cuore quella giornata? Senza che il pensiero cerchi Bibi Gul nelle stanze del palazzo presidenziale? Senza pregare per il bene di quella terra?

C.so Matteotti, 21 - 10121 Torino Tel. +39 011 51.78 602 - Fax +39 011 51.89.491 e-mail: pitagorarev@pitagora.org Via Pagano, 56 - 20145 Milano Tel. +39 02 439.11.617 - Fax +39 02 439.16.332 e-mail: pitagorami@pitagora.org

Partner di fiducia Fornire servizi confezionati su misura per ciascun cliente con strumenti quali la competenza tecnica, la trasparenza nelle procedure, la visione integrata del business del cliente, il costante aggiornamento di principi, sistemi e metodi operativi. Lungo tale direttrice Pitagora ha costruito nel tempo il proprio ruolo professionale ed i tratti distintivi della propria struttura. Uno sforzo di tutti orientato ad un imprescindibile obiettivo: il conseguimento di un elevato standard qualitativo nello svolgimento dell’attività di revisione e organizzazione contabile, condotta in maniera esclusiva tralasciando volutamente e da sempre altre attività correlate, come la consulenza fiscale e societaria, che possono generare situazioni di conflitto d’interesse, ed essere in contrasto con la normativa che regola l’attività di “revisione contabile”.

Rula Ghani, First Lady dell’Afghanistan, assieme a Roberto Fontolan, responsabile del Centro Internazionale di Comunione e Liberazione

26

OTTOBRE 2015

L’esperienza di Pitagora comprende oltre alla Revisione contabile anche competenze specifiche al servizio dei clienti quali Compliance alla Legge 262/05 e aggiornamento delle procedure contabili-amministrative: - Internal Audit support in materia di compliance alla normativa Antiriciclaggio. - Internal Audit support in materia di compliance alle disposizioni della Normativa europea “Solvency II”. - Modello di organizzativo, di gestione e di controllo ai fini del D.Lgs. 231/01 e successive modifiche. La Società è iscritta al network PCAOB (sede americana)


PERSONAGGI E TESTIMONI

PERSONAGGI E TESTIMONI

L'Italia e la sfida del Mondo “Occorre richiamare ciascuno di noi, nella singola responsabilità, al fatto che quello che salverà il Paese è prendere consapevolezza della forza che abbiamo. L’Italia non finirà mai per la mancanza di meraviglie, ma se ci passerà la meraviglia, la capacità di stupirsi, di metterci in gioco. L’Italia ha uno spazio gigantesco, a condizione di riconoscere che ciò che ci fa grandi è ancora tutto lì e c’è bisogno del nostro impegno personale”. Matteo Renzi

28

OTTOBRE 2015

OTTOBRE 2015

29


PERSONAGGI E TESTIMONI

PERSONAGGI E TESTIMONI

Dalla mancanza l'origine di un nuovo impegno

Il senso profondo della mancanza, la prima visita al Meeting e il rapporto con Papa Francesco. Fausto Bertinotti si racconta ai microfoni del Meeting. di Simona Angela Gallo

C

he cosa è la mancanza per Fausto Bertinotti? Mi pare si possa parlare di mancanza in due sensi diversi fra di loro: l’una è mancanza come desertificazione, come smarrimento, come perdita di senso, ed è una mancanza che produce alienazione; esiste invece un’altra mancanza al fondo della quale c’è una domanda, una domanda di senso, ed è la mancanza da cui si riparte

sempre. La seconda mancanza è la scaturigine di un nuovo impegno, della ricerca di un nuovo orizzonte e, si può dire, della speranza. Lei non era mai stato al Meeting, ieri ha fatto un giro, ha visto una mostra: cosa l’ha colpita di più? Intanto mi colpisce sempre, quindi anche del Meeting, ogni manifestazione che costruisce un rapporto comunitario: vengo

nelle parole di Papa Francesco? La testimonianza che è in grado di andare alla radice dei mali del nostro tempo. C’è una radicalità in Papa Francesco che non casualmente si produce fuori dalla scena classica della politica, dove le parole di verità non ascoltano più , che è la capacità di indagare insieme alla manifestazione di sofferenza e le cause che generano quella sofferenza senza farsi fermare dal potere. da una tradizione che è quella delle grandi feste popolari e per fare proprio la citazione precisa, c’è una similitudine fra il Meeting e la tradizione delle feste dell’Unità che è la costruzione del popolo, l’idea della costruzione del popolo, l’idea della costruzione di un momento entro cui cade la delega, cade, diciamo, la separazione dall’altro di te e c’è la costruzione di un essere partecipi di un destino comune. Può essere che così intensa valga solo quella settimana, ma è come un tempo liberato, la costruzione di un tempo liberato. Poi ci sono cose specifiche che mi incuriosiscono e mi piacciono molto, ho visto una mostra che mi ha molto intrigato e ho sentito un dibattito su Abramo che mi ha lasciato così tante domande per cui, insomma, ringrazio. Che cosa la provoca, invece, così tanto

30

OTTOBRE 2015

“È LO SGUARDO CHE DETERMINA LA SCINTILLA CHE CONSENTE LA LIBERAZIONE E LA COMPRENSIONE DELL’ALTRO. NOI SIAMO IN ATTESA DI QUESTO SGUARDO, QUESTO È IL PUNTO CRUCIALE.” Alcuni momenti del dialogo al Meeting tra Fausto Bertinotti e Andrea Simoncini

OTTOBRE 2015

31


PERSONAGGI E TESTIMONI

PERSONAGGI E TESTIMONI

Il fondamento dello stupore Pietro Modiano ha raccontato come è nato il suo rapporto con Don Giussani e Comunione e Liberazione. Riportiamo il testo di una breve intervista avvenuta durante il Meeting di Roberto Neri

P

remetto che non mai incontrato don Giussani nella mia non breve vita, anche se la stessa è stata parallela per molte parti a quella di don Giussani e di Comunione e Liberazio-

ne. Io ho iniziato la mia storia personale al liceo Manzoni quando Giussani insegnava al Berchet, a pochi chilometri di distanza. Il mio percorso personale è sempre stato distante da quello di Co-

munione e Liberazione. Solo in epoca abbastanza recente sono successi alcuni fatti che mi hanno incuriosito in merito a CL, per merito di quello che si chiama comunemente un

Pietro Modiano con Massimo Borghesi, Gianni Riotta e il moderatore Alberto Savorana, durante l’incontro “Incontrare don Giussani oggi”

Pietro Modiano, Presidente SEA (Società Esercizi Aeroportuali)

32

OTTOBRE 2015

“incontro sorprendente”, nel caso specifico con alcuni appartenenti alla comunità di CL di Torino appartenenti all’opera la Piazza dei Mestieri: è stato durante questo incontro che le così dette categorie “giussaniane” dello stupore e dell’incontro hanno cominciato a far parte di me, facendo cadere tantissimi pregiudizi. Questo mi ha spinto poi a leggere i libri di Giussani. Pertanto il mio percorso è stato dall’incontro con una realtà effettivamente interessantissima proveniente da CL, da uomini e donne di CL, fino alla lettura, devo dire, di questo pensiero complesso, perché io ho ascoltato discorsi di Giussani che sembravano semplicissimi, con un linguaggio semplicissimo… ma leg-

gerlo al contrario è in realtà un linguaggio complicatissimo, pensieri veramente complicati su cui bisogna piegarsi per conoscerlo, e io credo che questo sia un esercizio utile, io stesso l’ho fatto durante questa estate in preparazione all’incontro cui sono stato chiamato a relazionare durante il Meeting. Un lavoro molto fruttuoso lo definirei, perché ti mette di fronte ai limiti dell’umano e all’esigenza di andare oltre a questi stessi limiti, che forse è la parte più importante di noi. Oggi sono stupito di questi miei rapporti con Comunione e Liberazione, anche i miei amici lo sono, perché vengo da lontano e il fatto di venire da lontano, di aver passato una lunga vita lontano, e poi, per i casi della vita o per il destino,

incontrare una realtà così interessante , in divenire, così legata al mondo che ci circonda, effettivamente mi stupisce. Ho quindi delle prospettive di grandissimo interesse, perché questo è uno di quei luoghi - dico il Meeting ma poi anche tutto quello che ci sta intorno - in cui si pensa ai problemi veri, che non sono solo i problemi della politica, neanche i problemi della cronaca, anche se poi la cronaca ci sottopone problemi che sembrano soverchianti: in realtà i problemi sono sempre altri e questo è un luogo in dove si può pensare che i problemi sono altri e pensandoci si può cominciare a risolvere anche i problemi di questo momento.

OTTOBRE 2015

33


PERSONAGGI E TESTIMONI

PERSONAGGI E TESTIMONI

Pillole di Meeting

NUNZIO GALANTINO, Segretario Generale CEI

TIMOTHY SHRIVER, Chairman of Special Olympics

“Una Chiesa che fa del limite una risorsa assume lo stile missionario tanto invocato da Papa Francesco, divenendo sempre meno dispensatrice di servizi e sempre di più “ospedale da campo”, chinata sugli ultimi, nei quali è presente lo stesso Signore”.

“È stupefacente. Qui si parla di tutto e la gente si guarda negli occhi”.

GEORGE PELL, Prefetto della Segreteria per l’Economia della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano “La giustizia cattolica e il lavoro caritatevole sono sempre cristocentrici. Da una prospettiva cristiana, quindi, il lavoro buono è insufficiente quando Dio viene eliminato”. GIUSEPPE BETORI, Arcivescovo di Firenze “L’arte non è il genio artistico, queste sono cose ottocentesche che tradiscono la vera identità dell’arte. L’arte è invece la risposta che si dà ai bisogni del popolo nella concretezza di un piano religioso e di un piano civile che sono tra loro uniti”.

NOAM CHOMSKY, Professore Emerito di Linguistica al MIT (Massachusetts Institute of Technology, Boston) “L’idea che ci dovessero essere dei limiti alla comprensione umana viene spesso oggi vista come un ritorno al misticismo o un’eresia liquidata come misterianesimo. Il vero misticismo sta nel credere che la nostra capacità di comprensione sia infinita”. 34

OTTOBRE 2015

ROBERTO VITTORI, astronauta dell'Agenzia Spaziale Europea “Siamo letteralmente catturati - gli occhi e il cuore dalla bellezza della vista del pianeta terra: è una trasmissione di energia la vista del pianeta dalla stazione. L'effetto tridimensionale non è riproducibile, lo vedete su internet, in televisione, è assolutamente unico, incredibilmente forte sia per gli occhi sia per il cuore. E ti rimane dentro come immagine di energia forte, si speranza".

OTTOBRE 2015

35


MOSTRE

MOSTRE

La scelta di Abramo e le sfide del presente "Dio ha preso un'iniziativa imprevedibile, chiamando un uomo, Abramo, per risvegliare il suo io, per farlo nascere" Julián Carrón

Il testo integrale dell'incontro è disponibile sul sito web del Meeting www.meetingrimini.org 36

OTTOBRE 2015

OTTOBRE 2015

37


MOSTRE

MOSTRE

La nascita dell'io “Abramo è stato il primo a poter dare del “tu” al Mistero. Da allora l’io può concepirsi in dialogo reale con il Mistero”. Questa l’intuizione che ha fatto nascere la mostra “Abramo: la nascita dell’io” allestita in occasione dell’ultimo Meeting. di Ignacio Carbajosa Pérez

L

'io umano è in crisi. Ha perso i suoi riferimenti fondamentali. Tutti d'accordo. Nessuna novità. Allora, da dove partire? La cosa più logica sarebbe mandarlo dallo psichiatra, in un tentativo di fare l'analisi dei suoi antecedenti biologici, sociologici o psicologici. In una parola: identificare le forze che lo condizionano e implementare una terapia per arginare le conseguenze. Don Luigi Giussani preferisce, invece, andare dallo "storico". "L'io, così come lo conosciamo noi, dov'è nato?", si chiedeva. "In Abramo!", rispondeva. Allora torniamo ad Abramo per identificare i tratti del vero volto umano così come sono arrivati a noi tramite la cultura ebraico¬ cristiana. Ma, in che senso si può parlare di "nascita" dell'io in Abramo, cioè, verso il 1800 a.C., quando l'uomo era sulla terra ormai da parecchi secoli? Tra l'altro, non è vero che l'uomo è religioso sin dall'inizio, da quando l'uomo è uomo? Certo, ma quell'uomo "era incapace di dare del tu al fato", come afferma Giorgio Buccellati, noto archeologo della Mesopotamia del terzo e secondo millennio avanti Cristo. Per i mesopotamici, il mondo dal quale si è staccato Abramo, il fato restava una realtà inerme, una sorta di forza interna

della natura che poteva essere "controllata" unicamente tramite un'appropriazione razionale di un universo predicibile. Dal fato non si aspettava nessuna comunicazione. Si "esprimeva" tramite la sua prevedibilità, attraverso le leggi che reggono le dimensioni orizzontali e verticale del reale, cioè la natura delle cose e il loro destino. Gli dèi? Non erano che finestre aperte a quel fato. Frammentando l'universo predicibile si riusciva a controllare meglio la realtà e le leggi che la reggono: giustizia, forza, fecondità, salute… Il primo che ha dato del tu al destino è stato Abramo. Perché il Mistero si è fatto vivo in una chiamata situata nel tempo e nello spazio. D'allora l'io si capisce in rapporto col Dio vivente, un Tu imprevedibile che esprime una Sua volontà molto concreta, non controllabile. L'io si capisce in un dialogo reale col Mistero fattosi vivo nella storia, non più in un tentativo solitario di appropriarsi delle leggi che reggono l'universo prevedibile. La libertà dell'uomo, allora, diventa responsabilità, risposta a una chiamata e al compito che quella voce assegna alla propria vita. Non c'è più cosa, tempo o spazio, inutile. La promessa che Dio fa ad Abramo, l'attesa di compimento che fa scattare, segnano una

> 38

OTTOBRE 2015

OTTOBRE 2015

39


MOSTRE

MOSTRE

FOCUS ON Giorgio Buccellati Professore Emerito di Storia e Archeologia del Vicino Oriente Antico alla UCLA Curatore della mostra “Abramo. La nascita dell’io”. Il racconto di Abramo, così come ce lo restituisce la Bibbia, ha un’indubbia connotazione epica, ma questo non significa che sia in contraddizione con i dati accreditati dalla ricerca. In generale, direi che tutta la tradizione biblica sui Patriarchi corrisponde con esattezza alla documentazione storica e archeologica in nostro possesso. Un aspetto decisivo, da questo punto di vista, è rappresentato dal mancato riferimento alla scrittura, che invece svolge-

va un ruolo fondamentale nelle società mesopotamiche. Se davvero quella di Abramo fosse una leggenda tarda, immaginata a posteriori, tra Dio e l’uomo si stipulerebbe un contratto scritto e non ci si limiterebbe a una promessa verbale. Ma questo dettaglio è perfettamente compatibile con la cultura e le abitudini del popolo di Abramo, gli amorrei. La conquista della steppa da parte loro fu un’impresa di proporzioni veramente epiche, della cui storicità non possiamo tuttavia dubitare. Non si tratta soltanto di una migrazione. Nel momento in cui esce da Ur dei Caldei, Abramo indica un’alternativa alla Città-Stato, sottraendosi agli obblighi

che ne derivavano, come la pressione fiscale e la necessità di servire nell’esercito. Ed è proprio grazie a questa iniziativa che può nascere l’io, inteso come consapevolezza di un destino personale aperto all’assoluto. Intendiamoci, dal punto di vista grammaticale l’io in Mesopotamia esisteva eccome, basterebbe riandare all’epopea di Gilgamesh per rendersene conto. Ma un conto è l’espressione di sé a livello individuale e un altro è il superamento della mentalità funzionalista, che nega il riconoscimento del valore della persona. Con Abramo si afferma un io umano che può finalmente dare del Tu a Dio.

Ignacio Carbajosa Pérez con Agnese Renzi in occasione della visita alla mostra “Abramo. La nascita dell’io” concezione lineare del tempo, in contrasto con la percezione ciclica che aveva il modo religioso mesopotamico. Con Abramo comincia una storia, con delle tappe significative che si protendono in avanti. La promessa è una discendenza ed è fatta alla discendenza: da Abramo in poi l'io si capisce all'interno di un popolo che veicola la speranza degli uomini. Da tutto quanto detto, diventa chiaro che non è possibile capire Abramo studiando i suoi antecedenti biologici, sociologici o psicologici. Questi non spiegano il filone che è partito da lui. Ci vuole dare lo spazio all'avvenimento della rivelazione di Dio nella storia. Ci troviamo di fronte ad un sorprendente incrocio di natura e storia: l'io si capisce a partire da un avve-

nimento storico. È importante osservare subito che questo incrocio di natura e storia è difficilmente sopportabile per la ragione moderna. Infatti, Kant, Lessing e altri "padri" dell'Illuminismo europeo sono partiti con la pretesa di arrivare a descrivere la natura dell'io a partire del solo uso della ragione, tralasciando esplicitamente una fede storica, il cristianesimo, nella cui tradizione spirituale si riconoscevano ancora. L'alternativa, dunque, è chiara: continuare con un'analisi che si è mostrata fallimentare o tornare come facevano tutte le mattine i primi discepoli a cercare Gesù, il vero "discendente di Abramo" (cf. Gal 3,16), con cui diventavano più se stessi. Solo in questo modo si può riguadagnare una comprensione

nuova delle mosse del proprio cuore, così strane alla coscienza moderna. I battiti del cuore si leggono con chiarezza nuova come nostalgia di un Tu che ha stabilito un rapporto storico con la sua creatura. Appunto, non "cosa è questa mancanza" ma "di chi è mancanza questa mancanza" (Mario Luzi). da www.ilsussidiario.net

Visitatori all'interno della mostra

40

OTTOBRE 2015

OTTOBRE 2015

41


MOSTRE

MOSTRE

Il dono dell'arte Giuseppe Frangi, uno dei curatori della mostra “Tenere vivo il fuoco. Sorprese dell’Arte Contemporanea” racconta l’esperienza fatta durante il Meeting. di Giuseppe Frangi

B

isogna sempre fidarsi dell’arte. Anche se fidarsi comporta spesso (o sempre…) un rischiare. È il primo pensiero venuto alla fine della mostra (o meglio al percorso) sull’arte contemporanea, che il Meeting ha avuto il coraggio di organizzare, affidandola alla squadra dell’associazione Casa Testori. Perché ci si deve fidare? Perché l’arte è quel dono “imprevisto” fatto da Dio all’uomo, che proietta l’uomo in ogni momento della storia (anche in questo momento!) più vicino al cuore della realtà. È un dono molto libero, senza condizioni: per questo comporta sempre, necessariamente dei rischi. È un istinto a sporgersi in avanti, sul non ancora. A uscire dal recinto delle cose sapute per inoltrarsi su terreni inesplorati. L’arte è il segno lasciato da sensibilità che scavalcano le cose note e approdano a cose non note, eppure molto reali. Se questa è una caratteristica che ha segnato l’identità dell’essere uomo da sempre, che ne è del suo modo di manifestarsi oggi? Il percorso pensato per il Meeting è stato un tentativo di rispondere a questa domanda, sfidando preconcetti e luoghi comuni. Ovvia-

42

OTTOBRE 2015

mente se l’arte è sempre uno “sporgersi in avanti”, vuol dire che si svela come un qualcosa di nuovo, di spiazzante, di non previsto, a volte di difficile da accettare. L’arte non è mai scontata nelle forme del suo proporsi. Per questo la scelta dei sette artisti che hanno composto il percorso è andata da una parte sulla notorietà e quindi sulla loro capacità d’impatto nell’immaginario collettivo, e dall’altra sulla profondità delle domande da cui sono stati mossi. Che bilancio si può fare di questa esperienza? Proviamo a farlo in tre punti. 1. L’arte contemporanea si è dimostrata in grado di far breccia in un pubblico normale sostanzialmente digiuno da frequentazioni con mostre e biennali varie in parte anche più o meno prevenuto. Perché fa breccia? L’arte contemporanea ha come caratteristica quella di dover trovare sempre nuove formule per dire cose che sono molte volte cose di sempre. Ma in questo scovare formule nuove produce un effetto spiazzamento che colpisce, che sollecita emotivamente, che mette in movimento intelligenze e sensibilità. Tra i commenti, tanti, che hanno costellato la mostra, uno mi è sembrato

Visitatori dentro la mostra particolarmente azzeccato: l’esperienza della mostra provocava una sorta di “decentramento” nelle persone. È quello suscitato da chi ammette di essere stato portato a vedere le cose da un punto di osservazione del tutto imprevisto, ma molto più acuto e profondo di quanto prevedessimo. Uno sguardo,

quello suggerito dagli artisti, che non smantella il nostro ma lo rimette in movimento. Alla ricerca. Tener vivo il fuoco, come recitava il titolo, vuol dire proprio questo. Per tenerlo vivo non ci si può ripetere, si deve essere sempre nuovi… E il pubblico ha capito il fascino di chi si prende il rischio di inoltrar-

si nel “nuovo”. 2. Se ha fatto breccia è anche grazie al dispositivo della mostra che prevedeva una narrazione delle opere, che quindi invece di blindare le opere stesse nell’enigmaticità di linguaggi critici incomprensibili, forniva delle chiavi,

delle ipotesi per entrarci. Non era un dispositivo critico, quindi, ma semplicemente narrativo, che poi lasciava al visitatore la libertà di approfondire e di farsi coinvolgere. 3. L’arte è sempre stata “bene comune” anche quando principi (e anche vescovi e papi) ne incameravano il

OTTOBRE 2015

43

>


MOSTRE

MOSTRE

meglio nei loro palazzi. Ma le chiese, le piazze, hanno sempre parlato a tutti, e per tutti. Bernini ha riplasmato Roma cambiando l’immaginario della città. Michelangelo il David lo aveva messo in piazza. Giotto e Masaccio erano fruibili da tutti. Ora non si vede perché nel nostro tempo, che vorrebbe essere il più democratico ed egualitario, l’arte debba essere diventata materia di pochi. Affare per un’ élite. Roba da cerchio magico. La mostra di Rimini ha voluto riportare l’arte davanti allo sguardo e al giudizio dell’uomo comune. La rimette in piazza. Credo ci sia da guadagnarci per tutti.

Particolare della stanza “Terrore in gabbia” dedicata alle opere di Damien Hirst

I volontari rispondono alle domande dei visitatori

Visitatori di fronte ad un video della mostra

44

OTTOBRE 2015

La “stanza” dedicata alle opere di Marina Abramovic

OTTOBRE 2015

45


MOSTRE

MOSTRE

Per me vivere è Cristo “L’incontro è sempre una gioia perché ogni incontro viene da Dio; è l’istante in cui le persone si trovano faccia a faccia, a volte per un brevissimo istante, ma, nello stesso tempo, anche per sempre perché, quando ci si incontra con il cuore, con fede e carità, con una speranza comune, nel segno della comune croce, nella luce della comune vittoriosa resurrezione che verrà, dopo non ci si può più separare. Le distanze terrene non separano più, non separeranno più, le persone”. Aleksandr Filonenko

46

OTTOBRE 2015

OTTOBRE 2015

47


MOSTRE

m o s t r e

Oltre 35.000 visitatori al Meeting di Rimini. L’io umano è in crisi. Ha perso i suoi riferimenti fondamentali. Tutti d’accordo. Nessuna novità.

mostra itinerante

Allora, da dove partire? L’io, così come lo conosciamo noi, dov’è nato? Torniamo ad Abramo per identificare i tratti del vero volto umano così come sono arrivati a noi tramite la cultura ebraicocristiana.

www.meetingmostre.com

ABRAMO la nascita dell’io

In che senso si può parlare di “nascita” dell’io in Abramo, cioè, verso il 1800 a.C., quando l’uomo era sulla terra ormai da parecchi secoli? Tra l’altro, non è vero che l’uomo è religioso sin dall’inizio, da quando l’uomo è uomo? Certo, ma quell’uomo “era incapace di dare del tu al fato”. Il primo che ha dato del tu al destino è stato Abramo. Perché il Mistero si è fatto vivo in una chiamata situata nel tempo e nello spazio. L’io si capisce in un dialogo reale col Mistero fattosi vivo nella storia, non più in un tentativo solitario di appropriarsi delle leggi che reggono l’universo prevedibile.

Porta la mostra nella tua città! La mostra è disponibile in formato itinerante di 35 pannelli cm 100x140h. Per informazioni e prenotazioni: tel. 0541.728565 / info@meetingmostre.com / www.meetingmostre.com

48

OTTOBRE 2015


MOSTRE

"Mossi da uno sguardo". Dalla Sagrada Familia storia di un'amicizia

MOSTRE

all'abbazia di Morimondo,

“Nella storia dell’amicizia che adesso ci riguarda Gaudì è stato l’origine, è stato lo strumento necessario, però il fondamento ultimo è la presenza di Dio nei nostri cuori”. JOSÉ MANUEL ALMUZARA, Presidente Associazione per la Beatificazione di Antoni Gaudì

“Perché costruiamo la Sagrada Familia? Gaudì ha detto che per costruire delle cose buone prima ci vuole l’amore e poi la tecnica. Perché se non abbiamo l’amore non arriveremo mai a capire, anche a parità di tecnica e a parità di capacità. Se io sono preparato e c’è questo amore e c’è la voglia di fare bene, sono molto tranquillo perché sono sicuro che il risultato verrà fuori bene. Ed è questo il segreto della Sagrada Familia: sì, è un miracolo, ma è un miracolo costruito giorno dopo giorno, minuto dopo minuto assieme a ogni singolo lavoratore”. ETSURO SOTOO, Scultore 50

OTTOBRE 2015

OTTOBRE 2015

51


MOSTRE

PERSONAGGI E TESTIMONI

CONDIVIDI CON I TUOI AMICI I CONTENUTI DEL MEETING: NEWS, FOTO E VIDEO SEMPRE DISPONIBILI.

#meeting16 facebook

www.facebook.com/meetingrimini

twitter

www.twitter.com/meetingrimini

youtube

www.youtube.com/meetingdirimini

flickr

www.flickr.com/meetingdirimini

instagram followgram.me/meetingrimini

52

OTTOBRE 2015

OTTOBRE 2015

53


MOSTRE

MOSTRE

Un pellegrinaggio fino al vero incontro di Carlos "Charly" Olivero

L

e vie del Signore sono infinite, a questo punto non ho dubbi. D’altronde, chi l’avrebbe mai detto che da un desiderio espresso quasi per caso durante una cena sarebbero nate le infinite grazie che abbiamo ricevuto? L’anno scorso sono venuto al Meeting per la prima volta per presentare il libro sulla Chiesa nelle villas di Buenos Aires, scritto qualche anno prima da una mia amica giornalista, una dei Memores Domini del Movimento. Stavo raccontando agli organizzatori tutte le cose belle che avevo visto, quando un desiderio che avevo nel cuore diventò parola: “Quanto mi piacerebbe che i ragazzi del mio quartiere potessero vedere tutto questo!” “Perché no? Devono assolutamente venire…” - disse Alessandra - “sì, sarebbe fantastico” - risposi - “ma non sappiamo come venire fin qui”. “Riparliamone durante l’anno, vi aiuteremo e se Dio vuole

54

OTTOBRE 2015

verrete” - mi disse. Ed è stato proprio così, evidentemente il Signore l’ha voluto. Il Movimento ci ha aiutato e dopo otto mesi di preparazione il 19 agosto sono arrivato a Rimini con altri 13 giovani della nostra parrocchia di Caacupé, della villa di Barracas. Appena arrivati al Meeting ci siamo commossi nel vedere lo stand che era stato allestito per noi. Ricreava le strade, le viuzze e le umili casette del nostro quartiere. Tutti erano stati sempre molto generosi con noi e finalmente noi potevamo offrire loro qualcosa. Ho proposto ai ragazzi di dividere la mostra in quattro sezioni: la povertà della villa, la ricchezza umana nel nostro quartiere, la nostra Chiesa e la predilezione che il Cardinale Bergoglio aveva per le nostre villas. In realtà non era così semplice parlare agli altri della nostra villa, perché implicava raccontare qualcosa di cui i ragazzi si vergognavano, come ad esempio

Padre Carlos Olivero durante la prima visita guidata i motivi per cui spesso siamo discriminati, la nostra povertà, la mancanza di servizi base. Nella nostra città le persone si vergognano di dire che vivono nella villa, preferiscono nasconderlo e a volte molti arrivano addirittura a farsi “prestare” l’indirizzo da qualcun altro perché non si sappia che vivono lì. Sul posto di lavoro le persone che vivono nella villa vengono

alla mostra discriminate e spesso licenziate, questo è dolorosissimo. Per i 13 ragazzi venuti con me in Italia parlare della povertà era estremamente difficile perché li metteva a disagio. “È stato difficile aprirsi agli altri, esporsi! Bisognava affidarsi mettendo da parte la vergogna… ed è stata un’esperienza meravigliosa!” diceva Alberto alla fine del Meeting.

Infatti, i ragazzi si sono aperti gratuitamente. Hanno spalancato i loro cuori dinanzi alla domanda ricorrente dei visitatori della mostra: ma vivete davvero lì? Li rallegrava rendersi conto che la loro povertà veniva guardata con profondo rispetto e altrettanta tenerezza. Si sentivano amati. E parlo proprio di amore, non di compassione o di qualunque altro sentimento

che nasce dalla disuguaglianza; la povertà di cui parlavano è stata una preziosa occasione perché centinaia di visitatori in quei giorni aprissero i loro cuori e condividessero con loro domande, bisogni e la loro stessa povertà. Si sono sentiti fratelli nella debolezza, si sono resi conto del loro valore nello sguardo attento di chi ascoltava le loro storie. Jean Vanier, fondatore dell’Arca, in Segni. Sette parole per sperare (San Paolo Edizioni) afferma che un incontro non è un esercizio di potere. Non è neanche una dimostrazione di generosità dove si cerca di fare del bene agli altri, ma richiede sincera umiltà e profonda povertà, essere presenti nell’altro, ascoltarlo e guardarlo con rispetto e attenzione e permettere all’altro di fare altrettanto. È una comunione di cuori, un dono reciproco, gratuito. L’incontro vero è “corrosivo”, mette a nudo la nostra impotenza. Per farne esperienza è necessario poter riconoscere le proprie debolezze e il bisogno di essere aiutati. Nel Movimento ci sono molte persone col cuore spalancato… si tratta di un prezioso tesoro da custodire. Sono convinto che quest’incontro sia stata la cosa più bella di un pellegrinaggio già pieno di fatti sorprendenti, come ad esempio l’ecclesialità di un Meeting che tratta i temi più disparati, dall’Iraq all’Africa, dai carcerati di Padova all’esperienza mistica del monastero, così come l’incontro col Santo Padre o la gita ad Assisi. Immense grazie che con grande amore il Signore aveva pensato per noi e che sono avvenute una dopo l’altra in modo misterioso. Tutto era iniziato con una cena insieme, un incontro tra cuori spalancati. Il primo di una lunga serie.

OTTOBRE 2015

55


MOSTRE

MOSTRE

Istantanee. Viaggio nel cuore di CL

Polaroid scattate dai visitatori alla mostra curata da Dario Curatolo dedicata a Don Giussani e ai 60 anni dalla nascita del Movimento di Comunione e Liberazione 56

OTTOBRE 2015

OTTOBRE 2015

57


SPETTACOLI SPETTACOLI

SPETTACOLI

L'artista è nudo! di Otello Cenci Il Meeting di quest’anno ha presentato una varietà sorprendente di spettacoli, concerti, incontri e performance. Oltre quindicimila persone hanno partecipato ai tredici principali eventi realizzati in collaborazione con soggetti artistici nazionali e stranieri. Tra le produzioni 2015 tante sono state quelle create con il fondamentale sostegno del Meeting e ispirate dal potente verso del poeta Mario Luzi che ha titolato e provocato la XXXVI edizione del Festival internazionale Riminese. Il lungo lavoro di confronto, ricerca, contatti, viaggi e prove di un anno si è concentrato in appena sei giorni in cui la provvisoria ed eterogenea compagnia formata da un centinaio di artisti coinvolti nel corso dei mesi si è riversata nella moderna arena allestita per l’occasione nei padiglioni della fiera di Rimini, in una teatrale unità di spazio e tempo. Qui l’audacia creativa degli artisti è salita sul temibile banco di prova rappresentato dal palco e dal pubblico: ampio e vasto il primo, vario (per provenienza, età e gusti), il secondo. Il coraggio degli interpreti di sfidare titoli assai ‘ingombranti’, di giocarsi la notorietà con progetti d’innovazione, o, ancora, di sperimentare commistioni di generi di-

stanti tra loro, ha rappresentato la nota caratterizzante di questa straordinaria edizione. Il concerto-preghiera preparato dai monaci buddisti del monte Koya, in collaborazione con il coro ‘Millennium’, brilla come piccolo ma luminoso esempio di una libertà che rende audaci. Un evento culturale e artistico unico, che ha sorpreso e commosso per bellezza e intensità. Un dialogo musicale avviato con le alternate presentazioni in forma canora e terminato con un brano corale che ha documentato in modo delicato e potente la profonda unità di cuore che lega Shodo Abukawa all’esperienza del Meeting. Grazie all’amicizia tra i chitarristi Marco Poeta e Marco Licci, è stato presentato un esperimento di crossover musicale tra il Fado portoghese e il Griko salentino. La nostalgia della chitarra portoghese, la forza del canto Griko e l’interpretazione di alcuni testi tradizionali da parte di Giulia Poeta hanno offerto un ulteriore contributo e chiave di lettura alle parole prese a prestito da Mario Luzi: una serata di grande fascino di cui essere grati ancora una volta, merito della creatività e del talento di alcuni artisti senza paura.

> 58

MARZO 2015 OTTOBRE 2015

OTTOBRE MARZO 2015

59

>


SPETTACOLI

SPETTACOLI

Il coro CET durante la sua esibizione al Meeting

Un momento dello spettacolo “L’annuncio a Maria”

Durante il concerto Un cuore più grande della guerra i giovanissimi ragazzi del coro CET hanno prodigiosamente coinvolto oltre millecinquecento persone nell’ esecuzione di un tradizionale canto di montagna, al termine di una stupenda serata realizzata grazie alla contagiosa passione e affascinante dedizione degli interpreti; e ancora per Teresa de Jesus sono state aggiunte tutte le sedie e le panche a disposizione della Chiesa del Suffragio, una delle chiese simbolo della città di Rimini. L’ opera in musica composta da un ensemble composto da attori, musicisti, cantanti, compositori e autori di grande talento e realizzata grazie alla collaborazione dello storico festival musicale della Sagra Malatestiana ha rivisitato un genere tradi-

60

MARZO 2015

zionale di rara freschezza e verità: il pubblico che ha riempito la chiesa ha ringraziato con un’ ovazione, continuata poi con diversi minuti di applausi. Impossibile dimenticare che questo è stato il Meeting di una grande opera come L’annuncio a Maria di Paul Claudel, ritradotta in maniera magistrale da Fabrizio Sinisi per ScenAperta: la compagnia, con una sana curiosità e un sincero affetto per il testo, si è confrontata con uno dei mostri sacri del teatro francese, ottenendo al termine i complimenti dall’ erede dell’autore, Violaine Claudel. Infine, grazie al talento e alla disponibilità di alcuni dei più importanti interpreti della scena teatrale internazionale, è stato possibile riascoltare una selezione di

poesie straordinarie sul tema della mancanza. Lo spettacolo, costruito come un sogno lungo un giorno, dentro cui le voci, i suoni e le visioni si rincorrono e si accavallano come sensazioni, ha inaugurato un programma artistico definito dalla capacità di osare, sperimentando nuove strade e nuove forme suggerite da incontri, circostanze, passioni. Il coraggio di alcuni artisti di seguire piste non battute alla scoperta di se stessi e del mondo ha offerto alla manifestazione momenti di sorprendente bellezza e verità, confermandone la vivacità creativa. Finchè ci sarà questa voglia di mettersi a nudo e rischiare un confronto anche espressivo su temi importanti dell’esistenza, sarà bello costruire insieme il Meeting di Rimini.

Il cantante Morgan durante lo spettacolo “La dolce vita”

MARZO 2015

61


VITA MEETING

VITA MEETING PERSONAGGI E TESTIMONI

Meeting in progress La campagna di fundraising avviata dal Meeting ha prodotto il risultato più sorprendente: l’affermazione della presenza di un popolo. Per entrare a far parte della Community e costruire con noi il Meeting vai sul sito www.meetingrimini.org e clicca su “Sostienici”

RACCOLTA SETTIMANA MEETING RACCOLTA ONLINE FUNDRAISING DINNER: "LA MERAVIGLIA DELLE COSE" CONTRIBUTO QUOTA VOLONTARI

87.235 16.300 28.860 26.236

TOTALE 158.631 UTILIZZO CONVEGNI

25% 25%

SPETTACOLI

25% 25% MOSTRE

62

OTTOBRE 2015

VILLAGGIO RAGAZZI, SPORT E VOLONTARI

OTTOBRE 2015

63


VITA MEETING

VITA MEETING

Il Meeting 3.0

divano di casa mentre seguiva la diretta degli incontri live, o chi ha semplicemente usato #meeting15 per mostrare e dimostrare la propria vicinanza. Una polaroid di ricordi quelli raccolti su Insta, un vero è proprio exploit di seguaci. Novità 2015 le VIDEO NEWS, pillole d’informazione create da una squadra di giornalisti che hanno raccontato, in tempo reale, i fatti principali del giorno. Ospiti, curatori delle mostre, attori, cantanti e volontari immortalati con telecamera e microfono alla mano. Video utilizzati nel mondo social ma resi disponibili anche su Youtube. I numeri: 53 servizi prodotti. Visuliazzazioni al 30 di settembre: 45.951 su FB - 38.135 sul canale Youtube

Il Sito web, nel solo nel mese di agosto, ha registrato un milione e mezzo di visitatori di pagina. Twitter, Instagram e Facebook letteralmente sommersi da post con foto e video. L’altra faccia dell’evento è un Meeting a tutto social. di Simona Angela Gallo

I

sorrisi, gli abbracci ma anche le foto scattate durante mostre o spettacoli; i video che hanno raccontato attimi di Rimini Fiera; le parole, le frasi, le citazioni dei momenti salienti degli eventi; tutto racchiuso nell’hashtag #meeting15.

gnificativi sono stai i numeri registrati sul web. Se il “seguito” su Facebook, Twitter e Instagram ha infatti raddoppiato i numeri della scorsa edizione, i dati più significativi si sono registrati sul sito e sul canale Youtube, che da solo ha segnato un +57% rispetto all’anno precedente.

L’altra faccia della manifestazione, quella dei visitatori, dei volontari e non solo, è racchiusa nelle esperienze e condivisioni online del “Vivilo con noi”. Un vero e proprio contenitore di emozioni dove scatti, momenti, pensieri, richieste, hanno portato a Rimini chi non poteva essere presente.

I click dei visitatori del sito parlano chiaro: 132.827 utenti unici, più di 1milione e 400 visualizzazioni di pagina da Pc, Ipad ma soprattutto da smartphone. Il traffico “mobile”, infatti, è cresciuto del 53% rispetto al 2014. Un dato riscontrato soprattutto nel “traffico” di condivisioni e nel numero di accessi: che si fosse nei padiglioni della Fiera o altrove, ad esempio davanti al monitor del proprio computer, a lavoro o sulla spiaggia poco importava, l’importante è stato seguire il Meeting.

Un vero e proprio “bollettino informativo”, quello sui social network, sul sito ma anche attraverso il canale Youtube. Un filo che ha unito virtualmente tutto il mondo: servizi fotografici, interviste ai volontari, curatori di mostre, ospiti e attori; live degli eventi e on demand degli incontri. “Di che è mancanza questa mancanza, cuore, che a un tratto ne sei pieno”: l’edizione 2015 del Meeting ha registrato oltre 800mila presenze all’interno dei padiglioni della Fiera di Rimini, ma altrettanto si-

64

OTTOBRE 2015

Ogni giorno, dal 20 al 26 agosto, tante fotogallery sono state proposte grazie a Flickr. Un contenitore di album che ritraevano la “vita” della manifestazione. Tantissime le visualizzazioni e condivisioni nel mondo web e social.

Alcuni post pubblicati sui profili social del Meeting Anche quest’anno i ragazzi del team social media hanno offerto gratuitamente il loro tempo per raccontare la manifestazione, lavorando continuamente per trasmettere contenuti da ogni angolo della manifestazione. Hanno allietato i “navigatori” con live tweet degli incontri, mostre, spettacoli ed eventi principali e hanno condiviso link e

creato raccoglitori fotografici su Facebook (13.100 mi piace, +16% dal 2014). Dato curioso sui fan della pagina Meeting: il 52% sono donne, il restante 48% uomini. Il 26 agosto si è registrato il picco di 53.249 persone raggiunte, +116% rispetto ai 365 giorni precedenti. A raccontare gli attimi della kermesse sono stati anche i tanti scatti su Insta-

gram. La mania, infatti, di fare e farsi foto e selfie dai padiglioni della fiera o dalla poltrona di casa ha contagiato davvero tanti. C’è chi ha postato il proprio autoscatto dalla mostra, spettacolo, attività sportiva o dal Villaggio Ragazzi, chi ha raccontato il proprio viaggio o lavoro al Meeting e chi poi dall’Italia e dall’estero si è mostrato sul

La piattaforma che ha permesso di vivere il Meeting anche da casa è stata Youtube. Ben 21 eventi sono stati trasmessi live, 74 in on-demand, 219mila visualizzazioni dei video, con una durata media di visione di oltre 12 minuti. Curiosità: il video più seguito in streaming è stato “L’Italia è la sfida del mondo”, con il Premier Renzi, mentre quello più visto on demand “La scelta di Abramo e le sfide del presente”. Infine, disparati i mezzi usati per seguire, in tempo reale, la manifestazione: dal classico Pc (128.255), telefono(45.000) o Tablet (41.781) alla TV (3260) o addirittura la console per videogiochi (206 utenti). Quel che è certo è che il Meeting concluso da poco è stato il più “social” tra tutte le edizioni.

OTTOBRE 2015

65


VITA MEETING

VITA MEETING

Partecipare alla vita di un popolo

i più piccoli, perché il Meeting sia una esperienza vera, anche per loro. Anche una grande realtà italiana come Ferrero, da sempre vicina alle famiglie e alle loro necessità, ha deciso di partecipare al Meeting coinvolgendosi attivamente con i bisogni e i desideri dei visitatori: è nato così il Kinder + Sport Village, un intero padiglione dedicato a sport, gare, giochi e iniziative per ragazzi e adulti di tutte le età, condividendo con il pubblico un modo di vivere il Meeting che diventa cultura dello stare assieme. Così essere partner del Meeting è oggi sempre di più modalità di incontro di un popolo, arrivando a condividerne bisogni ed esigenze e portando così all’interno dei padiglioni di Rimini Fiera quel famoso “valore aggiunto” che ogni buon progetto merita di conoscere.

Essere partner del Meeting significa diventare parte di un popolo, fino a condividerne necessità e desideri. di Roberto Neri

C

ostruire. Questo il verbo che identifica, o meglio caratterizza, la partecipazione delle tante multinazionali e aziende leader del mercato che hanno scelto il Meeting. Esserci dunque sì, ma non semplicemente come elementare apparenza: partecipare al Meeting come sponsor, da qualche anno, significa esprimere la volontà di essere una presenza, la decisione di

concepire il proprio piano marketing come strumento di partecipazione, come chiave per entrare a far parte, impastandosi con storia, luoghi e persone e diventando “membra e corpo” di un evento. La scelta di esserci diventa così condivisione d’intenti e valori, nell’ottica di un Meeting che oggi ancora di più è incontro di popoli e culture in un luogo dove la differenza non è un ostacolo, ma un’occasione.

Perché una presenza è tale se si inserisce in un contesto comprendendone non solo le potenzialità, ma soprattutto le necessità, i bisogni, la realtà. Fino ad arrivare a quella comprensione che diventa azione, proattività diretta certamente ad un obiettivo, ma che contemporaneamente sfocia in una compartecipazione con il Meeting e il suo cuore, le persone che lo popolano.

66

OTTOBRE 2015

E allora dalla conoscenza e dalla condivisione nasce l’azione: succede così che un grande leader di mercato come Unipol - Sai, ad esempio, si appassioni alle mostre del Meeting fino a decidere di contribuire direttamente alla loro migliore valorizzazione, sponsorizzando completamente la realizzazione delle audio guide e, cosa più importante, limitando al minimo l’inquinamento acustico a cui

spesso vengono costretti i visitatori. Visitare il Meeting, si sa, è un’occasione di straordinaria bellezza, ma a volte può essere non facile, soprattutto se si hanno figli molto piccoli. Come risolvere dunque il problema? Questo l’interrogativo che si è posto un’altra grande realtà internazionale, ENEL: ed ecco che il Villaggio Ragazzi si anima di nuove idee e iniziative per

OTTOBRE 2015

67


68

ESPERIENZE VITA MEETINGE PERCORSI

TESTIMONIANZE ESPERIENZE E PERCORSI VITA MEETING

OTTOBRE 2015

OTTOBRE OTTOBR 2015

69


Amici nello sport e nella vita. Che cos’è Kinder+Sport? Kinder+Sport è il progetto di responsabilità sociale di Ferrero, attivo in 27 paesi del mondo, nato per invogliare le nuove generazioni a condurre uno stile di vita sano all’insegna dell’attività fisica.

In Italia Kinder+ Sport collabora con il Coni e le principali Federazioni sportive per diffondere tra i giovani la passione per lo sport.

kinderpiusport.it facebook.com/kinderpiusport twitter.com/kinderpiusport 70 OTTOBRE 2015

instagram.com/kinderpiusport

youtube.com/user/KinderPiuSport

OTTOBRE 2015

71


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Notiziario di ottobre 2015 by Meeting per l’amicizia fra i popoli - Issuu