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IT’S A MATTER
OF ENERGY ANNO 43 N° 6
EDITORIALE
Da Mario Draghi al premier Draghi
L'intervento del presidente del Consiglio scalda la platea dell'auditorium e incassa venti applausi
L'Italia ce la farà
di Paolo Costa Dall'intervento di Mario Draghi a quello del premier Draghi sono trascorsi due anni di problemi, vecchie e nuove emergenze, un periodo in cui, ha detto il presidente della Fondazione Meeting Bernhard Scholz introducendo l'incontro, si è camminato «per una ripresa e una ricostruzione duratura, per riforme che favoriscono l'iniziativa responsabile e riducono il peso della burocrazia». Era il 18 agosto del 2020 quando Draghi al Meeting disse che «la società non può accettare un mondo senza speranza; ma deve, raccolte tutte le proprie energie, e ritrovato un comune sentire, cercare la strada della ricostruzione». Adesso l'Italia, ha detto Scholz, «ha conquistato una reputazione internazionale meritata e preziosa, in mezzo a una geopolitica sempre più conflittuale». E, rivolgendosi al premier, ha aggiunto: «Col suo governo lei si è impegnato per una Unione europea più forte e solidale, più cosciente e più propositiva dei valori della libertà, dello stato di diritto e della democrazia che la contraddistinguono». Valori perseguiti anche con l'impegno in difesa del popolo ucraino e a favore della pace (richiamo che, nel giorno dell'anniversario dell'indipendenza dell'Ucraina è stato accolto da un caloroso applauso). Sempre nel suo intervento iniziale, Scholz ha detto che «la passione per l'uomo è prima di tutto una passione per la libertà». Una libertà capace di «costruire relazioni positive nonostante le difficoltà» e di «fare i sacrifici necessari perché le future generazioni possano prosperare e non trovarsi caricate di fardelli insopportabili». Una libertà, ha proseguito Scholz, testimoniata al Meeting da donne e uomini impegnati nel mondo a costruire la pace, al superamento delle disuguaglianze, a formare i giovani, nelle periferie esistenziali e sociali, alimentando «la linfa vitale di una socialità più umana e di una società civile che si aspetta di essere sostenuta e non sostituita dalla politica».
Ha ricevuto una valanga di applausi, commuovendosi. Senza scomporsi: l’uomo non manca certo di aplomb. Ma dicendosi davvero profondamente colpito per la calorosa accoglienza. E ha passato il testimone al nuovo governo, di qualunque colore politico sarà quello deciso dalle urne. Il presidente del Consiglio uscente, accolto dal presidente del Meeting, Bernard Sholz, è venuto a Rimini per fare un bilancio della sua azione di governo, così come due anni fa vi era stato proponendo un metodo di contrasto alla crisi – debito buono sì, debito cattivo no – che poi avrebbe messo in atto nell’esecutivo di unità nazionale. «L’Italia ce la farà», il suo messaggio. Perché è un Paese che nelle difficoltà sa essere forte. Forte però non può essere da solo, isolandosi. Perciò niente sovranismi, l’appartenza europea e atlantica è un punto fermo che non può essere messo in discussione. Così come pieno deve essere il sostegno all’Ucraina, e rapido e accorto il superamento della dipendenza dalla Russia per l’approvvigionamento del gas. Quanto alle elezioni, semplicemente ma in modo eloquente ha invitato ad andare a votare. «Voi rappresentate la speranza della politica – ha detto rivolgendosi soprattutto ai giovani del Meeting. A pagina 3
DOPO LA PANDEMIA
L'INTERVISTA
Con il vaccino abbiamo vinto la battaglia
Piepoli: io, laico, uno di voi
A pagina 2
A pagina 9
LE VIDEO INTERVISTE
A microfono aperto www.meetingrimini.org/media-room
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