Premio Giornalisti del Mediterraneo 2016 Anno 12 - N. 96 16-31 marzo 2022 Distribuzione gratuita
MEDI@TERRANEO news - Periodico del Master di Giornalismo di Bari Ordine Giornalisti di Puglia - Università degli Studi ‘Aldo Moro’ di Bari Editore: Apfg - Bari Direttore Responsabile: Lino Patruno Registrazione Tribunale di Bari numero 20/07 del 12/04/2007
Redazione: Palazzo Chiaia-Napolitano via Crisanzio, 42 - Bari email: master@apfg.it
L’autostrada va per mare Secondo reportage dal viaggio verso Barcellona Manzari, Saponieri, Luise, Pasanisi da pagg. 2 a 9
Guerra e Covid poveri giovani
Sono sommelier anche senza bere Ventrella a pagg. 10 e 11
Pengo a pagg. 12 e 13
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Il viaggio in mare: tra storie e sogni e commercio
2 IN POPPA Una passeggera mentre fotografa la bellezza del mare e del cielo che si incontrano in un unico sguardo
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La grande opportunità di attraversare le autostrade del mare è quella di poter dar vita ad un commercio marittimo e al turismo
Attraversare il Mar Mediterraneo sulla “Grimaldi” ti lascia assaporare dalle sensazioni differenti. Si possono scorgere panorami impossibili da osservare via terra. Vedersi in viaggio sulla nave, in mezzo al cielo e al mare, ti lascia una sensazione di libertà che poche volte nella vita si può sentire. Il vento leggero sul volto, l’odore del mare e il rumore delle onde ti portano a liberare la mente dalla quotidianità, dandoti anche forte ispirazione. Affrontare un viaggio in nave ha dei vantaggi diversi da quelli che altri mezzi non hanno. Uno di questi è la possibilità di lasciarsi cullare dalle onde osservando la bellezza del mare dai finestrini. Il cielo e il mare che si toccano, tutte le sfumature di blu che conosciamo si trasformano poi in tanti altri colori durante l’alba e il tramonto. È in quelle ore che la mente fotografa una delle più belle immagini che la natura ci regala. Viaggiare in nave significa anche avere molte possibilità di socializzare con persone provenienti da ogni parte del mondo, con le proprie storie di vita, sogni e culture diverse. La socializzazione sulle imbarcazioni marittime è sicuramente in misura maggiore rispetto a quanto si possa fare sul treno, sull’aereo e così via. “Il mare per me per me è fonte di vita, di motivazione e di energia” dice Matteo Testa, professionista di windsurf, in viaggio con il suo manager tedesco. Ha deciso di raggiun-
gere la Spagna con il traghetto per la possibilità di poter portare tutte le attrezzature e il furgone. Hanno preso la nave da Porto Torres, in Sardegna, e sono diretti verso Tarifa, in Andalusia. In tutto sono cinque e viaggiano con il traghetto anche per i costi ridotti inferiori rispetto all’autostrada. “La nave ci evita di attraversare tutta la Francia in furgone, con costi di benzina e autostrade altissimi. Così hai anche la possibilità di riposarti anziché guidare”. Quello che pratica è uno sport che ti porta a stretto contatto con il mare, quasi come una dipendenza dalle sue onde. Il windsurf ti insegna anche a saper aspettare il momento giusto, proprio come nella vita. “Con questo sport devi essere consapevole di passare del tempo in balia anche della frustrazione e incertezza dell’arrivo dell’onda. Non sempre c’è il vento giusto. Ti insegna a saper aspettare”. Cavalcarla però ti regala un’emozione fortissima, quasi indescrivibile. “Il mare per me è fonte di vita, di energia e di motivazione. Ciò che mi trasmette il mare è la sensazione di potermi esprimere senza limiti, il mare per me è libertà”. Allontanarsi dalla propria terra per scoprirne un’altra via mare può anche portarti anche un po' indietro nel tempo, a quando era possibile viaggiare solo in questa maniera. Il mar Mediterraneo è stato per anni luogo di sfide e di scontri molto importanti. Quello dove sono nate le invasioni che hanno por-
R ta or ep ge PONTE DI COMANDO Il tramonto da dove il comandante governa la nave. Il gruppo dei ragazzi diretti a Tarifa e il fumaiolo della nave
tato anche alla contaminazione culturale, offre ora una delle più grandi opportunità di commercio. Una delle più grandi è quella di poter raggiungere la meta scelta, in auto, in moto, in pullman, o con il camion. È proprio il commercio quello che avvantaggia questo mezzo, disponendo di un enorme garage che dà la possibilità di imbarcare i camion avvantaggiando anche il lavoro del camionista. “Guido 5 ore anziché 25” racconta Enzo, camionista avellinese che trasporta frutta dalla Spagna all’Italia. “Sono più di 6 anni che affronto i miei viaggi a bordo del traghetto. Per noi trasportatori è un grande vantaggio quello di poter imbarcare il nostro camion in nave. Arriviamo, lo parcheggiamo in garage e poi affrontiamo il viaggio come semplici passeggeri. Il nostro non è un lavoro semplice, siamo messi a dura prova ogni giorno, soprattutto non è facile scegliere di dover stare tanto tempo a guidare in autostrada con tutti i rischi e pericoli che comporta”. Durante i viaggi più lunghi è anche possibile prenotare una cabina con tutti i confort, per potersi riposare in tranquillità. Le autostrade del mare quindi sono un grande vantaggio per la nostra società. Attraversare le acque in nave significa diminuire anche l’emissione di gas e avvantaggiare l’impatto ambientare, ma soprattutto affrontare un viaggio in traghetto significa affacciarsi ad una nuova e bellissima esperienza diversa e unica. (Giancarla Manzari)
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Storie di vita che navigano sul traghetto per Barcellona
AL CALAR DEL SOLE Una vista del ponte, quando il vento imperversa e la gente si ritira negli spazi interni della nave (Foto: E. Saponieri)
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La Cruise Barcelona della Grimaldi Lines, che percorre le Autostrade del mare, ospita molte realtà che si incrociano a bordo, sfruttandone i vantaggi
È una nave immensa la Cruise Barcelona della compagnia Grimaldi Lines, che cavalca le onde delle Autostrade del Mare in direzione Catalogna. Immensa soprattutto per chi una nave, finora, l’aveva vista solo in lontananza. Ritrovarsi in mare aperto, di colpo, è una sensazione straordinaria. Si è soli, in un perfetto rapporto simbiotico con il mare. Un rapporto viscerale insito in chi sul mare ci è nato, ma chi non ci è nato può imparare a viverlo e ad apprezzarlo. A conoscerlo. Le Autostrade del Mare sono il ponte dell’Europa: si è immersi nel dolce fluttuare del Mediterraneo, di quel mare che media fra le terre, il punto di congiunzione tra alcuni luoghi del Vecchio Mondo. L’ansia e l’emozione pervadono chi salpa per la prima volta, ma tutti i sentimenti presto lasciano strada a quello che c’è intorno. Occhi e cuore si incrociano in un solo sguardo, in un solo battito. Più vivo che mai. E ci si rende conto che questa nave ospita storie che in qualche modo si stanno intrecciando. Ognuno con il suo bagaglio di vita, in quel momento lì a pochi passi. Proprio come il Mediterraneo, che di incroci vive da secoli. Negli ultimi decenni più che mai, dove le rotte battute dalle navi si intersecano con quelle dei barconi: “il paradiso dei turisti e l’inferno dei migranti”. Anche a bordo della Grimaldi le storie non mancano: ovunque si volti lo sguardo, si ammira un infinito pullulare di vite, incastonato nella vastità del mare. Ci sono gli italiani, dei quali si può percepire la provenienza ascoltandone gli accenti: spicca la poesia del napoletano, non solo tra i passeggeri, ma anche tra i dipendenti, che non nascondono
affatto quell’inflessione così calorosa e accogliente. Ma, si diceva, quassù (sì, quassù, perché le emozioni vivono ora e la carta deve fermarle) è un insieme di vite che si fondono. E così si possono ascoltare tre spagnoli che dialogano davanti a un caffè, quattro tedeschi che non disdegnano una partita a carte, un gruppo di greci salpati anche loro per Barcellona (evidentemente, al mare non rinunciano mai). Ma, passeggiando sul ponte e negli ambienti interni, si incontrano vite che non finiranno in biografie o libri di storia, ma sguardi che comunicano in silenzio, che trasudano di emozioni. Si può incrociare il volto di alcuni camionisti che, a sera, stremati dall’ennesima giornata trascorsa a macinare chilometri, trovano serenità davanti a una birra in compagnia. Persone di mezza età, schiacciate dal peso di un lavoro faticosissimo, lontane da mogli, figli e affetti. Ma si possono incrociare anche, schermati dai vetri, i visi concentrati di due ragazzi che, all’interno di una sala giochi, si sfidano in intense partite al biliardino. Vince uno, poi l’altro. Equilibrio totale. Poi, arriva la notte. E, allora, altre storie. Alcune, tante, dormono. C’è chi entra in cabina per andare a letto, chi si adagia su una poltrona, chi chiude gli occhi su un divanetto davanti a un film. Ma ci sono altre storie, poche, che vivono, intense. Al bar, c’è chi si concede un bicchierino di amaro, c’è chi ride in compagnia di amici e di qualche bottiglia di vino. C’è anche chi gioca a carte, trascorrendo le ore notturne, forse, insonni. E poi c’è persino chi ha sonno (le palpebre calano inesorabilmente), ma di andare a dormire non ha proprio voglia. Vuole godere di ogni attimo di questa esperienza. Poi, il sonno prende il sopravvento e anche i più restii si ritirano in cabina. Porte chiuse e tende aperte. Quell’oblò è una finestra sul mare, sul mondo. La luna è alta nel cielo, quella luce fioca e soffusa che trasmette da un vetro baciato dalla salsedine fa addormentare sereni. È stata una giornata lunga e stancante, l’imbarco non è mai una passeggiata. Ma, domani, ci sono altre storie. Il mattino sveglia un po' tutti, poi di corsa sul ponte. Il
ge ta or ep R 5 sole, per fortuna, riscalda. Fa quel che può, nella sua personale sfida contro il vento di fine inverno. Ma i cuori pulsano, le vite pullulano, gli sguardi si incrociano. Di nuovo. Qualcuno è decisamente più rilassato, qualcun altro è ancora stanco. Ci sono volti che spuntano per la prima volta, altri con l’aria “familiare” del giorno prima. Quassù il panorama è immenso, la vastità attorno, del mare, è impressionante. E, ognuno, si gode quegli istanti come può. Ci sono gli indaffarati, quelli che non staccano mai: sono con i loro pc, poggiati un po' dove capita, uno sguardo sul mondo reale e uno su quello virtuale. C’è chi, invece, quel reale può e vuole goderselo fino in fondo. E, allora, si accomoda dove il sole batte più forte, chiude gli occhi, si rilassa. C’è chi, poi, quell’attimo non se lo lascia sfuggire: punta l’obiettivo, vuole inquadrare il momento. Una ragazza se ne accorge, apre gli occhi. Non fa una piega, anzi, sorride. Poi li richiude, riportando la vita a un attimo prima. Click. Nel frattempo, un cane si è appisolato vicino alle sue gambe, un altro, vento sul muso, scorrazza sul ponte in lungo e in largo, un altro ancora implora cibo su due zampe. Le lancette dell’orologio, intanto, scorrono, qualcuno se n’è accorto, qualcun altro ha messo in pausa il tempo. Ma è ora di
pranzo: si mangia e, a stretto giro, si gusta un buon caffè. La giornata prosegue, ma il sole sta battendo in ritirata. I più temerari sono ancora sul ponte: ci vuol coraggio, perché il freddo, in mare aperto, trapassa la pelle e penetra nelle ossa. C’è una ragazza, seduta a un tavolino, che scrive su un quadernetto. Niente computer, solo carta e penna. Il mare la ispira, le storie, le vite e i volti che ha incrociato su questa nave devono essere tratteggiati, prima che il tempo sbiadisca i ricordi. Ma si fa sera, la terraferma inizia a intravedersi appena. Altre storie stanno per prendere forma. Barcellona è vicinissima: un crogiuolo di vite che si incrociano, proprio come su questa nave. (Emanuele Saponieri)
LA SERA Un tramonto in acque spagnole e la nave, ferma a Civitavecchia, prima dell’imbarco (Foto: E. Saponieri)
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Il Gran Teatro del Liceu una storia simile al Petruzzelli
6 TEATRO PETRUZZELLI Il Politeama si erge nel centro di Bari. È il quarto teatro più grande d’Italia (Foto:Rosanna Luise)
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La Grimaldi Lines grazie alle sue “autostrade” del mare collega due Paesi europei, la Spagna e l’Italia e la loro cultura grazie ai due Politeama
Ci sono tanti modi per viaggiare e raggiungere le mete europee, ma una sola ti rimane nel cuore, è la Grimaldi Lines che naviga sulle autostrade del mare, aprendoti a nuovi e infiniti orizzonti. A bordo della nave hanno inizio le storie, i progetti, le attese, e maturano grandi aspettative intorno alla meta da raggiungere. Scesi dalla nave ha inizio una nuova avventura chiamata vita! Talvolta le vite s’intrecciano e il “mare nostrum” diventa un fluido collante, che unisce luoghi e sponde lontane grazie ai vissuti comuni, come è successo con due dei teatri più famosi d’Europa: il Teatro Petruzzelli di Bari e il Gran Teatro del Liceu di Barcellona. Un mare “nostrum” perché condiviso, accessibile a tutti, un mare che fa da ponte tra le culture e i popoli grazie alle tratte sicure delle autostrade del mare. Ed è la condivisione a sorprenderci, proprio come la storia dei due politeama europei. A Barcellona, Il Gran Teatro del Liceu troneggia su una delle vie principali della movida barcellonese, meglio nota come “La Rambla” sin dal lontano 1837. Nato su iniziativa di Manuel Gibert della Milizia Nazionale nell’ex convento di Montsio’, è stato inaugurato solo il 4 aprile del 1847 grazie all’intervento dell’architetto Miquel Garriga i Roca e finanziato mediante azioni mercantili. Da quel momento il Teatro del Liceu, ha incantato il pubblico e ha ospitato numerosi artisti locali del calibro di Josep Carreras,
Monserat Caballe’ e Jaume Aragall ed internazionali, fino al momento del suo incendio nel 1994. Il 31 gennaio di quello stesso anno, sul cielo di Barcellona si alzò una colonna di fumo altissima. Alcune testimonianze riportano che la si poteva scorgere persino dalle colline del Monserrat, distanti circa 70 chilometri dalla città. La soprano Montserrat Caballe’, che aveva studiato e debuttato in quel teatro, racchiuse il sentimento del pubblico con queste parole: “Il Liceu è sempre stato il mio talismano. Non posso liberarmi di questa sensazione”. Fu un evento devastante per la società e creò un forte impatto emotivo sul popolo che rivoleva il suo teatro. Dopo 6 anni di lavori, il Liceu è rinato e ad oggi è annoverato come uno dei teatri più tecnologici al mondo. Ma non finisce qui. Nel 2000 il teatro da poco ricostruito è stato insignito di una medaglia del “Premio Europa Nostra”, per la protezione del patrimonio architettonico e naturale. Viaggiando a ritroso verso la Puglia e spostandoci cullati dalle onde a bordo della GrimaldiLines, dalla Spagna all’Italia, troviamo un’altra perla che merita di splendere: il Teatro Petruzzelli di Bari. Nato per volere del popolo barese che reclamava un teatro più grande, rispetto all’unico teatro comunale già esistente, il Piccinni, per poter consentire a tutti di partecipare alla cultura lirica, il Petruzzelli inizia a prendere forma nelle
R ta or ep ge IL TEATRO DEL LICEU La facciata principale del Politeama spagnolo, il premio Europa nostra vinto nel 2000 (Foto:Rosanna Luise)
menti di due fratelli del luogo, Onofrio e Antonio Petruzzelli, su progetto dell’ingegnere Angelo Messere. Sebbene il progetto fu approvato e rivisitato nel 1898, fu inaugurato solo il 14 febbraio del 1903. Ad aprire la stagione lirica e concertistica furono “Gli Ugonotti” di Giacomo Meyerbeer. Da quel momento fu palcoscenico di artisti di fama mondiale e punto di riferimento per molti artisti che ritenevano un privilegio poter esibirsi al suo interno. Luciano Pavarotti, Plácido Domingo, José Carreras, Katia Ricciarelli, Raina Kabaivanska e Cecilia Gasdia sono solo alcuni dei tanti nomi che hanno scritto la storia del Petruzzelli.Ma tutto cambiò la fatidica notte del 27 ottobre del 1991, quando conclusasi la Norma di Bellini, ci fu il divampare di un incendio che distrusse il Teatro danneggiando la vita artistica di Bari e lasciando i cittadini nel panico e nell’incredulità di quanto accaduto. Lacrime, occhi sgranati, silenzio furono le prime reazioni della comunità barese, che incredula guardava il Teatro in fiamme mentre cadeva a pezzi e con lui tutti i loro sogni. Ma la voglia di cultura ha vinto e il Petruzzelli è rinato dalle macerie, pietra dopo pietra fino a ritornare il 6 dicembre del 2009 al suo atico splendore. Due teatri, due storie simili accumunate dalla volontà del popolo di vivere di cultura e di farne il proprio centro. Due popoli europei che con amore hanno salvato la cultura. (Rosanna Luise)
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Long Bridge resilienti nel silenzio delle onde
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MEDITERRANEO I Long Bridge delle autostrade del mare Le meraviglie di Gaudì (Foto di Antonietta Pasanisi)
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Vivere Autostrade del mare è essere in un non luogo, che determina però esistenza. Un servizio per garantire continuità di vita. Uno scambio di merci necessarie per la nutrizione di paesi eterogenei, che si affacciano su uno stesso mare, il Mediterraneo. Tutto questo in un equilibrio precario in un’Europa fragile minacciata da una guerra in atto ad est. Una feroce propaganda sta distorcendo i tanti pensieri ridotti ormai a sola polarizzazione, come se fosse l’unica scelta possibile. Invece nella sostanza è la più peri-
colosa perché omette storia e nega la resistenza. In questi nuovi muri, ecco nel blu del mar Mediterraneo fluire delle realtà intersecanti in cui si annidano verità non eroiche o fasulle, ma ponti di divenire quotidiano. L’Europa non è un luogo, ma un’idea, diceva Bernard Henry Lévy. Tutti i principi che hanno ispirato l’organizzazione comunitaria sono stati di pace, di prosperità e di democrazia. In questo spirito, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti italiani ha ideato il progetto “Connettere Italia”, proprio per
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rafforzare questa fitta rete marina. Dai dati riportati dal Governo, sono state risparmiate 680mila tonnellate di Co2 equivalenti alle emissioni annuali di una città di 1 milione di abitanti. Un trend positivo destinato a crescere e creare futuro. Un concetto di trasporto che crea corridoi alternativi, volti a ridurre al minimo l’inquinamento atmosferico e la congestione stradale. Trovarsi a bordo di questi “Long Bridge”, così sono definiti, immersi nel Mediterraneo, è un’esperienza che ti condensa emozioni da un lato e ti smarrisce dall’altro. Un microcosmo che va avanti da sé, quasi ci si lascia trasportare dal vento. Non è l’eccitazione della vela, in cui c’è un tutt’uno con il mare, che ti ospita e che devi sentire e rispettare e talvolta difenderti. Qui sei trascinato e accecato da una luce che non illumina, ma ti devasta. Passeggeri per sopravvivenza, che in condizione di non scelta è già vivere. Anime non sospese, che non cercano, ma comunque sono in movimento. Non è inerzia la loro, forse muovendosi sentono il peso delle catene o forse è quella necessità umana di cercare l’altrove. Ci sono giovani famiglie o piccoli gruppi, o singoli imprenditori, che non amano volare, non sentono il bisogno di essere veloci, o di affrontare un viaggio in macchina. Disconnettersi ogni tanto dal mondo, per loro, non è poi così problematico. Concetto questo ben lontano da ciò che viene definito turismo lento, che è tutt’altro. A bordo ho visto salire un’anziana donna, ex psicoterapeuta, romana e veneziana di adozione. Si è sentita questi ultimi anni soffocata dalle restrizioni Covid. Il bisogno di una società conformista e compulsiva la etichetterebbe subito nella nuova nauseante categoria no-Vax, ma non mi ha incuriosito di lei questo aspetto, ma il suo passato e semmai la sua modalità di disappunto. Lei ha deciso di non esprimerlo dietro una tastiera di odio o in una piazza disordinata da sterili urli, sbraitando confusione e paure per gridare al mondo un’esistenza frustrata. Con candore, dato anche dal riflesso dei suoi capelli bianchi, lei ha scelto un viaggio e una città di liberazione: Barcellona, l’esotico. Ha sul volto soave un apparente equilibrio che contagia e rassicura. Anna Maria, questo il suo nome. Ha negli occhi però mancanze e vuoti. A tradirla una frangia ribelle e un taglio di capelli non convenzionale, voluto, che esprime vitalità, ma anche ribellione e resistenza. Nella reception, come al bar, e nella sala pranzo e intrattenimento si vedono uomini soli o in gruppo. Sono i tanti camionisti che per lavoro trasportano merce, soprattutto di genere alimentare, in particolare frutta. Hanno tutti accenti diversi, bulgari, greci, ucraini, italiani. Ecco,cammina nei loro corpi l’idea europea della rete marina. Sono loro i ponti, sono loro la stessa merce che trasportano. Trascorrono il tempo in gruppo o da soli. Disconnessi dalle loro famiglie, dai loro affetti, quasi abbandonati a trascorrere tempo. Imprigionati in at-
timi eterni come in un quadro realista di Edward Hopper. Mi colpiscono certi buffi contrasti legati al contesto. Loro seduti a bere una birra e giocare a carte, come in un classico club maschile da paese, circondati da monitor in cui si vede la faccia di Gemma della trasmissione “Uomini e donne” della popolare conduttrice Maria De Filippi, in onda. Sono in balia in alto mare, si definiscono la fascia più debole del trasporto, non si sentono tutelati e rappresentati. Gli scioperi del gasolio per loro non sono un problema da affrontare, perché ne rispondono le società che li rappresentano. Apprenderanno il loro destino allo sbarco una volta arrivati nei porti, non sempre è garantito lo scarico merci. L’approdo è stato la città di Barcellona, la città catalana simbolo dell’architetto alchimista Antoni Gaudì. Il plasmatore della pietra, del laterizio e del ferro così lo definì Le Corbusier. La sua Sagrada Famiglia dalle mille forme e allegorie fuori ai mille colori all’interno, fatti da fasci di luce. Il magico Parco Güell con i suoi archi e la casina color indaco. È una città composta da varie identità che nel tempo si è aperta al mare, come mi ha riferito la giornalista catalana Carme Escales. Un percorso iniziato dopo le Olimpiadi del 1992, che ha visto il capoluogo catalano splendere. Oggi è un punto d’incontro di quel Mediterraneo alla Franco Cassano, in cui i diversi si incontrano a ritmo di flamenco. Antonietta Pasanisi
9 LA SAGRADA FAMILIA Interno della Cattedrale. Fasci di luce colorano di arcobaleno (Foto di Antonietta Pasanisi)
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Sei astemio? anche tu potrai fare il sommelier
10 IL SIMBOLO Tastevin, strumento del sommelier che veniva usato per degustare e analizzare le proprietà organolettiche del vino
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Il nuovo libro dell’Ais Puglia “Io Valgo - imparo a raccontare il vino” insegnerà a soggetti con disabilità il percorso per farlo solo con vista e olfatto
Unico nel suo genere, il “Sommelier Astemio” è il primo corso per sommelier rivolto a soggetti che a causa di patologie fisiche e psicofisiche non possono assumere alcolici. L’idea nacque nel 2014 a Rutigliano dopo l’incontro con una realtà unica già attiva in Puglia, ovvero il ristorante Testecalde, dove il Dott. Luca Schiavone del Centro Diurno socio-educativo e riabilitativo “Nella Maione Divella”, ideatore di progetti di inserimento lavorativo, ha gestito un gruppo di ragazzi diversamente abili. Sotto la guida di professionisti del settore, hanno imparato il mestiere della ristorazione e oggi gestiscono con successo il locale, dalla cucina al servizio in sala. Il progetto si è poi sviluppato grazie all’AIS Puglia (Associazione Italiana Sommelier) partendo dall'idea del delegato Ais Bari, Raffale Massa, di far diventare la conoscenza del vino uno strumento di inclusione sociale e di inserimento nel mondo del lavoro per i ragazzi con disabilità. Un modo di ampliare la loro professionalità, in maniera adeguata alla loro condizione di “astemi”. Nel 2017, una prima lezione sperimentale tenutasi all’enoteca di Puglia all’interno del salone agroalimentare della Fiera del Levante, confermò che il progetto aveva colto nel segno. Venerdì 25 marzo al Grande Albergo delle Nazioni sul Lungomare Nazario Sauro di Bari è stato presentato il nuovo libro: “Io Valgo –
Imparo a raccontare il Vino”. A presentare e spiegare il nuovo testo sono stati il presidente AIS Italia, Antonello Maietta, il presidente AIS Puglia Vito Sante Cecere, il delegato AIS Bari Raffaele Massa e il Consigliere Nazionale AIS Italia Giuseppe Baldassarre. Il volume si articola in 14 lezioni, nelle quali i temi fondamentali della didattica AIS, ovvero la viticoltura, l'enologia, le caratteristiche visive e olfattive dei vini, le tecniche di servizio, i criteri di abbinamento al cibo, vengono sviluppati con un linguaggio semplice coadiuvato da illustrazioni, fumetti e didascalie idonee ad essere facilmente comprese e ricordate. "L'intuizione è stata quella di adattare la tecnica di degustazione alle condizioni psico-fisiche di questi ragazzi che possono apprendere e raccontare le caratteristiche visive e olfattive del vino, pur non potendolo assaggiare", ha spiegato il delegato AIS Raffaele Massa e aggiunge: "I sommelier astemi imparano così a servire il vino, ad abbinarlo al cibo, a descriverlo con il solo uso della vista e dell'olfatto, acquisendo una professionalità consona alla loro condizione, ma non per questo meno apprezzabile. Dopo un tenace e lungo impegno, il Sommelier Astemio è diventato una realtà, un innovativo modello di formazione unico in Italia, un 'corso di formazione' tenuto da docenti Ais, trasfuso nel libro di testo 'Io Valgo - im-
La tà vi no IL PROGETTO ll presidente Ais Italia Antonello Maietta e Raffaele Massa; alcuni sommelier insegnanti del corso
paro a raccontare il vino". L'Ais Bari intende mettere a disposizione questo modello di formazione oltre la realtà barese, nella certezza di poter così contribuire attivamente a regalare a questi giovani sommelier “astemi” la speranza di un ruolo attivo nella società. L’ iniziativa ha infatti ricevuto grande visibilità anche fuori regione, come spiegato da Vito Sante Cerere, presidente AIS Puglia: “Abbiamo avuto richieste di famiglie da altre regioni che hanno chiesto come partecipare anche loro al progetto, infatti Ais si è prodigata a pubblicare questo libro in tutta Italia. L’iniziativa partirà anche in altre regioni in modo tale che anche altre famiglie possano usufruire di questa possibilità”. Un’ opportunità importante per l’inserimento nel mondo del lavoro, come ha sottolineato Antonello Maietta, presidente Ais italia: “Oggi ci accorgiamo che nel mondo della comunicazione e della ristorazione c’è grande necessità di professionisti esperti, loro saranno in grado, al pari dei loro colleghi, di fare tutte le mansioni, siamo contenti perché non abbiamo messo nessun tipo di barriera e ostacolo e i ragazzi sono stati molto bravi a recepire gli insegnamenti”. Così la cultura del vino diventa strumento di solidarietà, ma anche mezzo di formazione e impegno sociale.
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Francesco Maria Ventrella 16-31 marzo 2022
La paura della guerra pericolo per i giovani
12 LUOGHI DI DIALOGO I primi ad intervenire devono essere i formatori dei ragazzi: non solo i genitori ma anche gli insegnanti
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Giovanna Pontiggia, vice presidente degli Psicologi di Puglia, avverte sugli effetti di una narrazione allarmistica della situazione che viviamo
Due anni di paura tra pandemia e guerra. Due situazioni che ai più anziani possono aver ricordato momenti della loro infanzia non certo felici: coprifuoco, razionamenti, insicurezza nel presente e nel futuro. L’emergenza sanitaria ci ha costretti a rinunciare ai nostri legami e al confronto col mondo esterno. Dopo il sollievo per un pericolo che sembrava avessimo scampato, ora ha bussato alle nostre porte la guerra, allungando ombre sui nostri progetti futuri e sulla quella sicurezza che ci è sembrata quasi scontata negli ultimi 20 anni. Sebbene la situazione non sia tragica come in passato, ai più giovani mancano i punti di riferimento e gli strumenti per poter superare queste difficoltà. Un problema anagrafico che si traduce in una fragilità di fronte a quello che sta accadendo. Ne abbiamo parlato con la vice presidente dell’Ordine degli Psicologi di Puglia, Giovanna Pontiggia. “Occorre innanzitutto puntualizzare che la spensieratezza e la serenità già messe a dura prova con il Covid, ora sono nuovamente messe alle strette da questa nuova cognizione di emergenza esordisce la dottoressa – A differenza dei più giovani, noi adulti abbiamo un bagaglio di esperienze che ci aiuta a gestire questo tipo di situazioni”. Sarebbe appunto questa la “mancanza” fondamentale che non permetterebbe ai
bambini di avere basi solide, certezze, per provare a costruirsi un futuro. Ad aggravare la situazione ci hanno pensato le immagini dei media che vengono mandate in onda in maniera incessante, generando reazioni più o meno diverse. “C’è chi si fa prendere dall’ansia e dall’angoscia – spiega la dottoressa – e chi, invece, da indifferenza e negazione”. In questo hanno un ruolo fondamentale i videogiochi, film e le opere di finzione in generale che ‘mediano’ il concetto di guerra facendolo apparire ancor più distante e improbabile. “Non mancano anche i ‘voyeur’ della guerra, persone che hanno un piacere, quasi patologico, nel vederle”. I social, in questo caso, costituiscono senz’altro la fortuna di questi ultimi che, senza alcuna fatica, riescono a mantenersi aggiornati e ad alimentare questa loro pulsione. È impossibile creare un ambiente sterile che sia in grado di proteggere i bambini e gli adolescenti. Pertanto, secondo la vice presidente dell’Ordine degli Psicologi di Puglia, è opportuno che gli educatori (genitori e insegnanti) non evitino l’argomento, ma anzi lo affrontino in maniera semplice e chiara. È il confronto costruttivo che deve fornire ai ragazzi gli strumenti per rielaborare il contesto storico evitando le notizie più allarmanti e le immagini macabre. “Temi simili – ribadisce la dottoressa Pon-
p Il a em bl ro GIOVANNA PONTIGGIA Vice presidente dell’Ordine degli Psicologi di Puglia ha elencato le difficoltà che i più giovani stanno affrontando
tiggia – vanno trattati con le pinze, soprattutto in loro presenza. Non va commesso l’errore di dare per scontato che loro le sappiano filtrare e non bisogna far assorbire loro le inquietudini e le angosce degli adulti”. Occorre dunque trovare una giusta misura: i genitori devono essere in grado di saper bilanciare il loro senso di protezione con la volontà di rendere i propri figli consapevoli del mondo che li circonda. Non far vedere loro quello che succede nel mondo può anche sviluppare un senso di passività. Altra occasione di stimolo potrebbe essere la partecipazione a eventi che possano educare alla pace e ad una cittadinanza attiva; fornire loro i racconti e le esperienze dirette di coetanei semplificherebbe la trasmissione del messaggio e creerebbe una sorta di empatia. Un ulteriore aiuto arriva anche dalla figura dello psicologo che non deve essere avvertito come correttore di un disagio, ma come strumento per il dialogo interiore. Gli interventi proposti – riferisce la dottoressa – sono di semplice ascolto e dialogo. Purtroppo però “l’Italia, rispetto alle altre nazioni, si trova piuttosto indietro per quanto riguarda il supporto psicologico nelle scuole, dove sono previsti contratti a termine e non vere figure di riferimento.
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Fabio Pengo 16-31 marzo 2022
Zelensky parla al Parlamento: «Mosca punta all’Europa» L’orrore della guerra raccontato al Parlamento italiano, riunito in seduta comune, da chi sta subendo l’invasione della Russia. Quindici minuti di discorso per il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, intervenuto in video collegamento a Montecitorio. «Il loro obiettivo è l’Europa e la distruzione dei vostri valori – ha detto – L’Ucraina è il cancello per l’esercito russo, ma la barbarie non deve entrare». Per rendere l’idea della catastrofe ha poi citato il caso di Mariupol, citta da mezzo milione di abitanti «come Genova», completa-
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mente distrutta. Spazio poi al bilancio delle vittime: 117 i bambini morti a per una guerra «voluta da una sola persona», in riferimento al presidente russo Vladimir Putin. Zelensky ha chiesto altre sanzioni per Mosca, senza tornare sull’istituzione della “no-fly zone” sull’Ucraina, già richiesta durante i suoi interventi con altri Parlamenti. Il suo intento è che la pressione esercitata sulla Russia spinga gli invasori a cercare la pace. In risposta, il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha rinnovato la vicinanza al popolo ucraino. (22 marzo)
Al pancreas
Furto sacrilego a Bari
Operato di tumore Fedez lo dice al mondo
Ritrovati gli oggetti sacri di San Nicola il ladro resta in carcere, lo conferma il Gip
Disteso su un lettino dell’ospedale San Raffaele di Milano con un’evidente cicatrice lungo il ventre. L’ultima foto postata, sul suo profilo Instagram, da Fedez è una di quelle che i suoi 13,6 milioni di follower non avrebbero mai voluto vedere. È il resoconto di un’operazione durata circa 6 ore per l’esportazione di parte del pancreas e di un raro tumore neuroendocrino (chiamato anche Net o Tne). Malattia rara, che solo nel 20% dei casi presenta una sintomatologia e che riguarda solo lo 0.5% di tutti i tumori. “Uno di quelli che come ha scritto lo stesso Fedez in un post su Instagram - se non li prendi per tempo non è un simpatico convivente da avere all’interno del proprio corpo”. Adesso per il rapper inizierà un lungo percorso riabilitativo che lo porterà a rimanere lontano dai suoi figli (Leone e Vittoria) e dalla sua famosissima moglie, l’influencer Chiara Ferragni. (24 marzo)
Sono stati ritrovati gli ori rubati dalla statua di San Nicola nella basilica di Bari la notte tra il 21 e il 22 marzo: il libro con le tre sfere in argento, un anello in oro e un medaglione con la sacra manna. Nei giorni scorsi il ladro, un cinquantenne di origine marocchina con alcuni precedenti, era stato sottoposto a fermo, mentre si nascondeva in un casolare a Japigia. Il Gip ha convalidato il carcere con l’accusa di furto con scasso aggravato dall’aver violato un luogo sacro. La polizia è arrivata all’uomo grazie alle immagini delle telecamere installate all’interno e all’esterno della Basilica in cui aveva lasciato numerose impronte. Intorno alle 4 di mattina il 50enne, arrivato in bicicletta nella piazza della Basilica, avrebbe divelto un’inferriata accanto alla torre campanaria entrando così in chiesa indisturbato sfondando una porta laterale in legno. (26 marzo)
16-31 marzo 2022
Disastro dei Campioni d’Europa
25 metri e ha trovato l’angolino alla destra di Donnarumma. Triplice fischio, è finita. In pochi mesi gli uomini di Mancini sono passati dal sogno dell’Europeo vinto all’incubo del secondo Mondiale consecutivo a casa. Dodici anni senza Mondiale: una voragine nella storia calcistica italiana che solo un effettivo cambiamento all’interno del movimento potrà chiudere. (24 marzo)
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Tanti passaggi, troppi errori, esagerata confusione e, alla fine, la più amara delle beffe. L’Italia perde 1-0 a Palermo contro la Macedonia del Nord nella semifinale dei play-off ed è esclusa, per la seconda volta consecutiva, dal Campionato del Mondo. Gli Azzurri hanno cominciato la partita premendo sull’acceleratore ma di occasioni nitide neanche l’ombra. La più grande palla gol è capitata per un errore del portiere ospite, Dimitrievski, ma Berardi ha sprecato in maniera clamorosa. Nel secondo tempo la musica non è cambiata. Con il passare dei minuti, gli attacchi sono diventati sempre più isterici e hanno cominciato ad affacciarsi sul Barbera i fantasmi svedesi. L’incubo si è materializzato al secondo dei cinque minuti di recupero. Un rilancio del portiere ha trovato una deviazione aerea e la palla è capitata nei piedi di Trajkovski. L’attaccante, ironia della sorte ex Palermo, ha calciato dai
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Dramma azzurro: ko con la Macedonia l’Italia è fuori dal Mondiale in Qatar
PAGINA A CURA DI: Silvio Detoma Serena Nuzzaco Carmen Palma Emanuele Palumbo Luca Scattarella Cesare Zampa
Tre ettari di verde
L’ex caserma Rossani finalmente è un parco
15 Dopo trent’anni di abbandono torna a splendere il parco dell’ex caserma Rossani. Quella appena inaugurata è un’area totalmente riqualificata a ridosso della stazione: tre ettari di verde con spazi dedicati allo sport, tra cui un campo da basket e un allestimento per la ginnastica calistenica. Tra il manto erboso di 10.000 metri quadri, c’è anche una pista da skateboard ricavata dalle
piastre di caclestruzzo preesistenti. Sono circa 200 gli alberi impiantati delle più diverse specie, tra cui aranci, mandorli e ulivi. L’inaugurazione si è tenuta domenica 20 marzo, alla presenza del Presidente di Regione Michele Emiliano, con una serie di eventi tra sport, musica e intrattenimento. (20 marzo)
Academy Awards
Consegnati i premi della 94eseima edizione della Notte degli Oscar Si è conclusa al Dolby Theatre di Los Angeles la 94esima cerimonia degli Oscar. La serata è iniziata con l’annuncio twitter dell’Academy sui premi per le otto categorie rimaste escluse dalla diretta televisiva. Ad aggiudicarsi l’Oscar per il Miglior film, Coda - I segni del cuore di Sian Heder, interpretato nel linguaggio dei segni. Il premio per la regia è andato a Jane Campion, la terza donna nella storia dell'Oscar a vincere come miglior regista, per Il Potere del Cane. A sbaragliare la concorrenza, Dune di Denis Villeneuve, candidato a 10 nomination e vincitore di sei statuette. Will Smith, dopo il momento di tensione che ha coinvolto Chris Rock, si è aggiudicato il suo primo Oscar, vincendo come Miglior attore protagonista per King Richard-Una famiglia vincente. L’Italia torna a casa a mani vuote, non ce la fa Sorrentino con È stata la mano di Dio. Durante la serata, un minuto di silenzio per l’Ucraina e la celebrazione dei 50 anni de Il Padrino, con Coppola, De Niro e Pacino sul palco. (28 marzo) 16-31 marzo 2022
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16-31 marzo 2022