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Mediaterraneo News 16-31 Marzo 2019

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Anno 11 - N. 69 16-31 marzo 2019 Distribuzione gratuita

Premio Giornalisti del Mediterraneo 2016

MEDI@TERRANEO news - Periodico del Master di Giornalismo di Bari Ordine Giornalisti di Puglia - Università degli Studi ‘Aldo Moro’ di Bari Editore: Apfg - Bari Direttore Responsabile: Lino Patruno Registrazione Tribunale di Bari numero 20/07 del 12/04/2007

Tempi moderni della burocrazia

Redazione: Palazzo Chiaia-Napolitano via Crisanzio, 42 - Bari email: master@apfg.it

Paesini estinti allarme Puglia

Centri Caritas un ben di Dio

Canapa legale stile di vita

Prostituzione crociata contro

a pagg. 12 e 13

a pagg. 6 e 7

a pagg. 14 e 15

a pagg. 8 e 9

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16-31 marzo 2019


Qualcuno salvi la Regione da burocrazia e inefficienza

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LA VIGNETTA Una donna, che raffigura l’Italia, impigliata in una ragnatela simbolo della burocrazia

16-31 marzo 2019

Tempi biblici, assenteismo, arretratezza i mali peggiori della pubblica amministrazione in Italia. Il Sud fanalino di coda nella classifica stilata dall’UE

Tanta, tantissima pazienza. Vi servirà se siete venuti a contatto con la regione Puglia. Lunghissimi tempi di attesa vi aspettano e, se siete fortunati, riuscirete finalmente a parlare con qualcuno che vi indirizzerà a qualcun altro. La pubblica amministrazione dovrebbe essere al servizio dei cittadini, ma lo è davvero? Il senso di smarrimento di chi vi arriva e quello di sospetto di chi ci lavora, non appena si mette piede in una struttura di un ente pubblico, è così forte che ormai ci si stupisce di quella che invece dovrebbe essere la normalità: la loro disponibilità. Ma, guardando meglio, quando si parla di dipendenti pubblici come nel caso della regione Puglia, parliamo di persone così oberate di lavoro e di responsabilità da non avere il tempo per assolvere al meglio a un loro dovere di mettersi a disposizione del pubblico? Non vuole essere una caccia alle streghe, perché fermarsi a diagnosi semplici rispetto a "malattie" molto più complesse è il peggior modo per tentare di trovarne una soluzione. Credere che il problema della pubblica amministrazione italiana siano soltanto gli assenteisti e i fannulloni, di cui comunque non si rinnegano le colpe, significa ignorare che il marcio si trova proprio alla radice del sistema. Eccesso di burocrazia, carenza di informatizzazione, anzianità dei dipendenti sono solo alcuni dei rallentamenti che creano un vero e proprio corto circuito nella macchina della

PA. Ministri di tutti gli schieramenti politici si sono avvicendati al dicastero della gestione della pubblica amministrazione eppure semplificazione, trasparenza, strategia sembrano quasi bestemmie impronunciabili. Sistema Puglia è un portale online creato ad hoc dalla Regione per la promozione del territorio e delle imprese, in particolare rivolto ai più giovani e agli studenti. Non è consigliabile contattare gli addetti telefonicamente, a meno che non disponiate di almeno un mese di ferie per potervi attaccare al vostro cellulare. Se invece vorreste rivolgervi personalmente a uno di loro dovrete comunque prendervi una mattinata libera per poter raggiungere la "centralissima" zona San Paolo di Bari dove gli uffici della Regione si trovano immersi in un "bellissimo" paesaggio fatto dal nulla totale. Qui i funzionari si metteranno anche a vostra disposizione a questo punto, a meno che non vogliano cacciarvi, ma che fatica arrivarci. Tutto questo, in barba all'informatizzazione e alla trasparenza di cui tanto si parla. «Mia figlia è vincitrice di una borsa di studio sovvenzionata dalla Regione attraverso il portale Sistema Puglia. A parte il fatto che questi qui sono inesistenti quando si cerca di contattarli, ma poi ci stanno facendo impazzire per stipulare una polizza fidejussoria, che non vuole fare nessuna agenzia, per assicurare una cifra ridicola. Su sovvenzionamenti di milioni di euro la Regione non bada a vincoli, da noi poveracci cercano tutte le assicurazioni possibili», è la testimonianza di una signora tra i tanti che lamentano ritardi e complicazioni. Già lo scorso anno l'Unione Europea aveva bocciato il sistema informatico della pubblica amministrazione italiana per la sua scarsa efficienza e da allora niente è cambiato: siti con un layout poco intuitivo e mancanza di aggiornamenti. Accedendo al portale Sistema Puglia, potreste ritrovarvi in pagine abbandonate da due o tre anni o se cercate il numero di telefono di qualcuno da contattare, quelli che troverete sul sito vi risulteranno quasi sicuramente inesistenti. Forza e coraggio dunque, la strada per la santificazione passa anche da qui. Maria Cristina Mastrangelo


Se telefonando tu mi rispondessi io ti chiamerei

“Non si può dialogare con tutti”, la risposta della Regione Puglia che dovrebbe fornire risposte sulla procedura per la borsa di studio “Pass Laureati”

BRAZIL Il film di Terry Gilliam del 1985 parla di un futuro distopico nel quale la burocrazia ha preso il sopravvento

Avete mail letto “Il Processo” di Franz Kakfa? No?! Bene, per sopperire a questa mancanza potete decidere di avere a che fare con la Regione Puglia, in particolare con coloro che dovrebbero fornirti delle risposte e invece non lo fanno. Avere a che fare con delle procedure burocratiche non è mai semplice, ma le cose si complicano sensibilmente se si tratta di interfacciarsi con il Dipartimento per lo Sviluppo Economico regionale. In particolare se lo fai per completare la procedura per accedere alla borsa di studio “Pass Laureati”, senza la quale addio sogni di poter frequentare il Master in Giornalismo. La (dis)avventura inizia quando, il 22 febbraio 2019, viene approvato l’elenco delle istanze ammesse al beneficio di borsa di studio. Un elenco quasi infinito di numeri e lettere da dover scorrere più di una volta prima di trovare il codice della propria pratica e verificare a quanto la borsa di studio ammonti. Sono 696 le domande ordinate solo in base al numero di pratica, senza alcun criterio che non sia il punteggio complessivo ottenuto (ma che ovviamente tu non conosci se non dopo aver trovato il tuo numero pratica!). Ma in fin dei conti, trovare un codice alfanumerico tra 700 altri codici è un’impresa difficile ma non certamente impossibile. Il “bello” deve ancore venire. Per poter avere accesso al finanziamento, vengono richiesti sei documenti (tutti carta-

cei e autografi) tra cui lo “schema di polizza fideiussoria”: un contratto mediante il quale una persona (fideiussore) garantisce, con il proprio patrimonio l’adempimento di un’obbligazione contratta da altra persona. Nel caso della Regione, questa assicurazione deve essere stipulata con una banca o con un’agenzia assicurativa, ma per poterla stipulare servono dei dati che può conoscere solo la Regione stessa. “Non si può dialogare con tutti singolarmente altrimenti si bloccherebbe la gestione di cui mi occupo personalmente. Legga avviso e atti unilaterali d’obbligo, e mandi tutto nelle modalità specificate. Ovviamente se non sarà chiaro qualcosa la contatteremo.” È questa la risposta dopo innumerevoli chiamate e mail. Procedere al buio, rischiare di perdere il finanziamento o comunque allungarne i tempi e solo dopo, nel caso, si sarà ricontattati. L’unica soluzione è quella di andare personalmente in Regione. Solo a questo punto, magari con un poco di sgomento iniziale da parte dell’impiegata, le risposte si riescono a ottenere. Ma perché dover impiegare energie mentali, fisiche ed economiche per andare personalmente quando il problema è risolvibile attraverso un telefono? Forse abbiamo sbagliato ufficio e ci siamo relazionati con l’U.C.A.S.: Ufficio Complicazioni Affari Semplici. Simona Latorrata 16-31 Marzo 2019

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Cup, nell’attesa infinita il paziente campa e spera

Alla base della piramide i pazienti: a Bari tempi lunghi per la prenotazione degli esami. Un servizio che non viene erogato gratuitamente

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CUP BARI Il Centro per la prenotazione di esami e visite mediche del Policlinico

Spazio pubblico o quasi. Al Cup (Centro unico di prenotazione) del policlinico di Bari, ironia della sorte, è possibile raccogliere le testimonianze dei pazienti solo dietro prenotazione. I giornalisti, come tutti i contribuenti della sanità pugliese, devono aspettare (come non averci pensato prima?). In caso contrario, ci si imbatte in uomini in divisa, alti e robusti, meglio noti come agenti della security, che intimano di “non registrare”, di “non fare video”, di “allontanarsi dalla sala”. La libertà è distante

La statistica

Liste d’attesa: gli ultimi dati

Tempi lunghi e sistema ingolfato: è il panorama offerto dalla sanità pugliese. Chi vuole prenotare un esame deve aspettare più del limite massimo fissato dal Piano Nazionale: 60 giorni per gli esami e le visite programmate, 72 ore per le prestazioni urgenti. Per le prime, in Puglia servono in media tre mesi per prenotare un elettrocardiogramma da sforzo, 241 giorni per una mammografia, 129 per una colonscopia, 111 per una risonanza magnetica al cervello e tronco. Per gli esami urgenti, sono necessari in media 88 giorni per un elettrocardiogramma da sforzo, 54 giorni per una colonscopia, 36 giorni per una risonanza alla prostata e alla vescica, 18 giorni per una visita di chirurgia vascolare: sono i dati dell’ultimo report semestrale (settimana indice 1-5 ottobre 2018) che viene svolto dalla Regione Puglia. Chi ha bisogno di prenotare urgentemente un esame non può che rivolgersi al privato, pagando di tasca propria la visita specialistica (qualora possa permetterselo). 16-31 marzo 2019

pochi metri. All’esterno, nella piazzetta antistante la sala d’attesa, c’è uno spazio più democratico, dove è possibile raccogliere voci e testimonianze, senza vincoli di sorta. Certo, qualcosa si perde: chi esce dal Cup di solito è più sollevato, non fosse altro per non dover aspettare più il proprio turno. All’interno, invece, l’atmosfera è decisamente più interessante. Forse è per questo motivo che gli uomini della security richiamano in sala chi ha raccolto di straforo un paio di testimonianze di pazienti tutt’altro che soddisfatti del servizio. Qualcuno, in precedenza, aveva alzato la voce. Aveva inveito contro il sistema sanitario regionale, contro i politici che lo gestiscono, contro i costi, le lunghe attese, i disservizi a danno della propria salute e di quella altrui. Situazioni fin troppo facili da riscontrare nei Cup: ma non è questo il motivo della seconda inedita scorta degli agenti della sicurezza all’interno della sala. Stavolta a parlare è la funzionaria dell’ufficio: <<Deve cancellare le registrazioni. Le interviste devono essere autorizzate>>. Obbedisco e non mi lamento. Ho raccolto materiale a sufficienza. I volti, le voci, le persone incontrate (pazienti, uomini della sicurezza, funzionaria) forniscono un’idea molto indicativa dell’aria che si respira al Centro prenotazione di Bari, anche solo per quindici minuti di attesa. Lo spazio pubblico è recintato. La libertà al suo interno è vincolata da limiti precisi e ge-


rarchie. Alla base della piramide ci sono i pazienti: i contribuenti della sanità aspettano due volte, in sala d’attesa e per la prenotazione degli esami. Tempi lunghi, che vanno ben al di sopra di quanto è stato previsto dal Piano nazionale. Il servizio pubblico non è gratuito, perché viene erogato con le tasse dei cittadini. La beffa è che i contribuenti pagano anche le prestazioni dei medici che, in veste di liberi professionisti, lavorano nelle aziende ospedaliere. Il pubblico viene gestito come un’azienda privata: le preoccupazioni di chi ci lavora sono rivolte ai superiori e al buon nome dell’azienda stessa. Guai a parlarne male o a uscire fuori dal seminato. Chi inveisce contro il sistema deve essere ricondotto all’ordine. Cosa ha a che fare tutto questo con l’elargizione di un servizio pubblico? Niente. D’altra parte, la nuova legge approvata dal Consiglio regionale è in tal senso paradigmatica: per abbattere i tempi d’attesa non si sospende l’attività libero professionale dei medici all’interno degli ospedali, anzi la si incentiva. È poi previsto un extra budget per acquistare prestazioni di medici esterni accreditati. Vale a dire che le aziende ospedaliere regionali non solo utilizzano soldi pubblici per far pagare ai contribuenti prestazioni private, ma possono indebitarsi per usufruire di medici esterni. La sanità resta per pochi: gli altri, che aspettino.

Più spazio al privato che al pubblico: è questa, in estrema sintesi, la strategia adottata dal Consiglio Regionale per abbattere i tempi d’attesa della sanità pugliese. La legge prevede la facoltà delle Asl di ridefinire volumi e attese delle prestazioni, incrementando le ore per gli specialisti ambulatoriali interni oppure acquistando prestazioni di esterni accreditati in extra budget rispetto ai contratti vigenti. È prevista, inoltre, la nomina di un responsabile unico che dovrà vigilare sul rispetto dei limiti dei tempi d’attesa. Ogni due mesi, infatti, i direttori generali delle Asl dovranno pubblicare sul sito internet aziendale i risultati sul monitoraggio dei tempi necessari per effettuare gli esami. Per le prenotazioni, i Cup (Centri unici di prenotazione) dovranno prevedere un sistema di recall, ossia chiamare gli assistiti per ricordargli la data della prestazione e ricevere assistenza. Chi non si presenterà nel giorno previsto, senza averne dato preavviso almeno 48 ore prima, sarà costretto a pagare comunque l’esame o la visita, anche se esente da ticket. La Puglia recepisce così il Piano Nazionale per il Governo delle Liste d’Attesa, approvato nella Conferenza Stato Regioni, non senza polemiche. La proposta di legge di Fabiano Amati (Pd), che prevedeva la sospensione dell’intramoenia per il superamento dei tempi d’attesa, è stata stravolta dagli emendamenti bipartisan dei consiglieri Paolo Pellegrino (La Puglia con Emiliano) e Ignazio Zullo (Direzione Italia). «Cose mai viste - il commento di Amati - rinviare e tergiversare per più di un anno per poi dire che i voti di alcuni medici valgono più delle persone in fila al Cup. E la cosa più grave è che si è approfittato della nostra proposta di legge per introdurre un aumento di budget in favore dei privati, come se fossimo procacciatori d'affari per l'attività privata. Una legge che alla fine non tiene conto della legge statale, del Piano nazionale e del contratto dei medici. Una legge trasformata in un mostro giuridico». «Evitata – la replica di Pellegrino un'assurda previsione normativa: la sospensione automatica dell'attività libero professionale rispetto a un allungamento delle liste attesa».

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Legge approvata in Regione

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Sanità

POLICLINICO Un dettaglio dell’ingresso della maggiore struttura ospedaliera di Bari

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Nei centri Caritas tutti i giorni pane e ascolto

“Povertà in attesa”, i tanti volti di chi non ce la fa. Un racconto tra realtà e immaginazione che testimonia il valore del tempo e delle periferie esistenziali

MEZZOGIORNO D’ATTESA

Gli ospiti fuori dalla mensa a Bari. Per entrare non servono documenti, basta il proprio nominativo

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“S trase?” (“Si entra?” in dialetto barese). È mezzogiorno e alla mensa della parrocchia Santa Chiara, alle porte di Bari vecchia, c’è fila per rimediare un pasto caldo. È una delle dieci mense gestite dalla Caritas della diocesi di Bari-Bitonto. Insieme a due dormitori, uno maschile (“don Vito Diana”) e uno per le donne (“Casa Ain Karem”), ai centri d’ascolto e a una casa per padri separati, a Modugno. “A me non interessa dei soldi, l’importante è la salute”, dice una donna in attesa di lasciare il proprio nominativo all’ingresso della mensa. Un’altra, Bea, si è proposta come volontaria per preparare il pranzo insieme ad altre persone. È la prima volta che si lancia in questa esperienza. “Non ti preoccupare, è un po’ impegnativo, ma poi senti di aver fatto qualcosa di utile per i più bisognosi”, le avevano detto gli altri operatori Caritas. Secondo l’ultimo rapporto presentato dalla Caritas, “Povertà in attesa”, nel nostro Paese il numero di poveri assoluti continua ad aumentare, passando da 4 milioni e 700mila nel 2016 a cinque milioni circa nel 2017. Con un aumento del 182 per cento. I minori e gli anziani sono le categorie più svantaggiate. I dati, le storie, le persone raccontano e fanno il Sud povero contro il Nord che non sta messo molto meglio. In più, al Sud e nelle isole c’è una minore copertura di asili nido, di scuole primarie e se-

condarie con tempo pieno, una percentuale più bassa di bambini che fruiscono di offerte culturali e/o sportive e un maggior abbandono scolastico. In trenta minuti primo, secondo, frutta e dolce vengono spazzati via come se fosse passato un uragano. Quasi ottanta bocche affamate di cibo e di ascolto. Di pane e di speranza. Bea è curiosa e si affaccia appena fuori dalla cucina. Poi si fa coraggio e inizia a girare tra i tavoli nascondendo l’imbarazzo dietro il sorriso appena accennato. Nella sala aleggia il silenzio, mentre gli ospiti, in gran parte di parte di Bari e provincia, apprezzano la loro porzione di cibo generosamente offerto. “Signora lei è nuova qui?” Le domanda con garbo una donna sulla sessantina dall’accento milanese. “Si” risponde Bea. “Io ho studiato in Lombardia. Sono infermiera professionale”, continua mentre rifila in un sacco un avanzo di pane. A quel punto Bea non teme più di incontrare gli sguardi degli ospiti, lì nella mensa. Così conosce Gigi, il primo “strillone di Bari” che le parla del suo lavoro, di quando consegnava per le strade i giornali e sognava di fare il giornalista. Qualche posto più in là c’è Rita che, in attesa di ricevere la pensione di accompagnamento, parla di quanto l’amore le abbia cambiato la vita, in peggio. Due tavoli dopo, due giovani che arrivano dal Gambia e dall’India. Di notte dormono a Bisceglie in luo-


A ità al ttu BARI TUTTI A TAVOLA

L’interno della mensa Santa Chiara, annessa alla parrocchia. È aperta a pranzo dal giovedì alla domenica

ghi di fortuna, di giorno tirano a campare. Poi Simone, laureato in chimica, non vede l’ora di iniziare a lavorare; intanto il lavoro sembra non avere bisogno di lui. La situazione dei giovani della fascia 18-34 anni è preoccupante: quasi il 61 per cento dei ragazzi italiani che si rivolgono ai centri di ascolto (fuori dal circuito formativo e scolastico), possiede solo una licenza media; il 7,5 può contare appena sulla licenza elementare. Alle 14 Bea è già fuori dalla mensa. Tutti i tavoli sono stati sistemati e la cucina ripulita. Le sembra di aver vissuto un mese in un’ora. La percezione del tempo è cambiata. Sale in macchina e nel tragitto verso casa la musica della radio soffoca la voglia di urlare che improvvisamente la pervade. Inizia a chiedersi perché sia andata alla mensa quel giorno. Cosa pensava di vedere? Cosa voleva dimostrare, a chi? Sfinita, getta la borsa sul pavimento e lascia andare il suo corpo sul divano socchiudendo gli occhi. Ma una voce vince il sonno che stava per avere la meglio: “Mamma!” Un bimbo di appena tre anni le corre incontro, sembra quasi voler entrare nel cuore. Lei lo stringe forte avvertendo uno strano senso di pace e di conforto. Li stessi che, in fondo, si porta dietro da quella giornata trascorsa tra gli operatori alla mensa Caritas.

Anna Piscopo

Intervista a don Vito Piccinonna

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Vincere l’individualismo

Don Vito Piccinonna è il direttore della Caritas di Bari-Bitonto. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente al ritorno dal 41esimo convegno nazionale delle Caritas diocesane che si è svolto a Scanzano Ionico. “Bari città aperta” è soltanto uno slogan o Bari può dirsi davvero un porto accogliente? Difficile rispondere. Sono i cittadini che devono scegliere da che parte stare. Certo, non si respira un’area accogliente e inclusiva. La paura che gli ultimi vengano a rubarci quel poco che c’è, deve farci interrogare. Dobbiamo vincere l’individualismo che è l’anticamera dell’egoismo. La Chiesa viene spesso tacciata di essere troppo aperta, soprattutto nei confronti dei migranti. In realtà, dati alla mano, sono più gli italiani che si rivolgono alle Caritas. C’è dialogo tra Chiesa e politica sul tema povertà? C’è una dimensione sussidiaria di dialogo, di incontro e di collaborazione, ciascuno secondo le proprie responsabilità. In quasi tutti i paesi della nostra diocesi c’è un buon rapporto con le istituzioni. Da tempo si parla di nuove forme di povertà (giovani laureati, padri separati, anziani soli). Si, la nostra attenzione è rivolta a tutte le persone in difficoltà. Tuttavia non possiamo ignorare l’emergenza legata ai giovani. Che oggi vedono sempre meno prospettive per il futuro. Pensiamo ai cosiddetti neet, coloro che non hanno un lavoro né lo cercano. Molti accusano la Chiesa di vivere tra gli agi, come risponde? La Chiesa ha sempre avuto delle contraddizioni al suo interno però queste non devono impedirci di vedere il positivo che c’è. Bisogno venire fuori da queste contraddizioni perché fanno male dentro e fuori la Chiesa. Gli inviti del Papa in tal senso sono delle forti provocazioni. 16-31 marzo 2019


Tu non oserai mai più avvicinarti alle prostitute

MULTE SALATE Giuseppe Nitti, 32 anni avvocato penalista ed ex scout. Da un anno è sindaco di Casamassima

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L’ordinanza anti prostituzione emanata dal sindaco di Casamassima per contrastare il fenomeno del sesso a pagamento

“La prostituzione è il mestiere più antico del mondo”. Lo ha scritto per la prima volta nella raccolta di novelle “In black and White”, il celebre scrittore inglese Rudyard Kipling. Uno dei clichè più diffusi nel nostro pianeta, ha quindi origine negli ultimi anni dell’Ottocento. Ma questo lavoro, se così si può definire, risale all’antica Grecia, in cui le cosiddette “etere” (le donne di compagnia di alto ceto), intrattenevano i loro clienti con prestazioni sessuali, instaurando relazioni durature. Pagavano le tasse e prendevano parte al Simposio maschile, dal quale generalmente era esclusa la presenza femminile. Tuttavia, il sindaco di Casamassima, Giuseppe Nitti, crede che al passo con l’avanzare del tempo e dell’affermazione delle figure femminili all’interno della società odierna, occorre offrire alternative al “mestiere”. “Bisogna trovare una soluzione che elimini radicalmente il fenomeno della prostituzione, magari agendo all’interno dell’integrazione lavorativa delle donne. Il processo è lungo, ma non impossibile. Spostare una prostituta da un posto ad un altro, come accadrebbe con la riapertura delle case chiuse, non risolverebbe il problema. Ciò che può fare un sindaco è agire in base alle proprie prerogative, perciò ho pensato di creare un deterrente, una strategia che

possa aggirare il problema, per evitare o per lo meno diminuire l’evento”: spiega Nitti. Questo è uno dei motivi che hanno portato il sindaco a firmare, il 22 marzo scorso, un’ordinanza mirata a contrastare il fenomeno della prostituzione nel territorio casamassimese. “Ci sono due problematiche principali che mi hanno spinto ad emanare quest’ordinanza: una è di natura sociale. Non posso accettare, né tantomeno far finta di nulla, quando percorro le strade che collegano il nostro Paese ad Adelfia, Turi e Bari e mi capita di incontrare queste povere donne con abiti succinti o molto spesso nude, in attesa che qualcuno si fermi. Considero soprattutto l’eventualità che le stesse strade siano percorse da famiglie con a seguito i bambini. A monte del secondo problema c’è la sicurezza: posizionandosi sul ciglio della strada, in zone trafficate e percorse dai Tir, le donne rischiano di essere investite o di causare incidenti”, continua Nitti. Centocinquanta euro di multa per ogni tipo di condotta: verranno sanzionati tutti coloro che si fermeranno in prossimità di quelle strade per “chiedere indicazioni” e tutte le persone che assumeranno dei comportamenti tali da far comprendere alle forze dell’ordine che si trovano lì per richiedere prestazioni sessuali. L’ordinanza anti prostituzione era formal-


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mente già in vigore dal 2014: a partire dalla seconda violazione accertata in poi, nei confronti delle persone recidive, è prevista una multa massima di 500 euro. In modo particolare le strade interessate sono: la provinciale 84 che collega Adelfia a Rutigliano, le complanari della statale 100 Bari-Taranto, la statale 172 dei Trulli e lo svincolo denominato delle ‘Cinque strade’ nel quale si intersecano le vie che conducono ad Adelfia, Rutigliano, Cellamare e Va-

lenzano. “Non sono ancora arrivate segnalazioni, quindi non si può fare ancora una statistica, dovremmo aspettare un paio di mesi. Per il momento Polizia, Carabinieri, e Polizia Locale, sono informati e hanno l’ordine di fermare e multare chiunque contravvenga all’ordinanza sindacale”, dice fiducioso il sindaco.

Marìcla Pastore

L’ORDINANZA Sanzioni a partire da centocinquanta euro per chiunque violi l’ordinanza sindacale

Conosciamo...

Il sindaco Giuseppe Nitti di Casamassima

Giuseppe Nitti ha 32 anni, è avvocato penalista e dallo scorso giugno è il primo cittadino di Casamassima. Dopo essersi diplomato al liceo scientifico “Sante Simone” di Conversano, ha conseguito la laurea in giurisprudenza con 110 e lode all’università “Lum Jean Monnet” di Casamassima. Durante il suo percorso universitario ha ricoperto l’incarico di consigliere d’amministrazione dell’Adisu (agenzia regionale per il diritto allo studio universitario) Puglia, nel biennio 2009-2011. Nel 2015 ha presentato la sua prima candidatura per il ruolo di consigliere comunale nella lista civica Libera Casamassima, in una coalizione di centrosinistra. Al termine di questa esperienza viene eletto con 487 voti. La lista che lo ha accompagnato nelle elezioni e poi alla vittoria delle comunali di Casamassima è Idea Civica, un progetto apprezzato dal 62,63% delle preferenze dei cittadini, contro il 37,37% conseguito dall’esponente del centrodestra Mirizio. Da sempre appassionato della vita di gruppo e della condivisione, sin da bambino, fino ai 18 anni, fa parte dell'Associazione AGESCI - Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani. 16-31 marzo 2019

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Master di Giornalismo 2018/2020

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Città quasi estinte Puglia e Italia: a rischio le periferie

Tanti comuni italiani potrebbero di sparire nei prossimi 50 anni: precarietà, nascite molto basse e la popolazione che invecchia La soluzione è solo in Europa

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EUROPA Il Comitato delle Regioni discuterà a Bruxelles le politiche per la gestione dei flussi demografici

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Le previsioni sono chiare: tra cinquant’anni molti borghi del Mezzogiorno potrebbero sparire, diventare pezzi da museo. I dati parlano chiaro e mettono in allerta. Dal 2003 a oggi 1milione e 883mila persone hanno lasciato il Sud per non fare ritorno, più della metà ha meno di 30 anni. Si va verso Nord, prima d’Italia e poi d’Europa. I flussi migratori interni sono infatti la prima causa del brusco calo demografico di alcune aree geografiche del Paese. Lo si legge nell’ultimo rapporto diffuso dall’associazione per lo sviluppo industriale nel Mezzogiorno (Svimez). Il motivo principale è noto. Si tratta del lavoro, il lavoro che (quando c’è) è precario. Eppure, si legge ancora nel rapporto Svimez, l'occupazione a livello nazionale sembrerebbe in crescita, ancora lontana però dal recuperare i valori occupazionali precrisi. Tra il 2008 e il 2017 il Sud ha perso circa 310mila occupati ed esiste una relazione molto stretta tra il livello di ricchezza e benessere di una popolazione e l’andamento demografico. Più un’area è ricca, a livello economico e di servizi, maggiore è la popolazione che vi si concentra, come conferma l’agenzia regionale per la tecnologia e l'innovazione della regione Puglia (Arti). Dagli anni Cinquanta a oggi la popolazione residente in Puglia è cresciuta di quasi un milione di abitanti, ma la crescita è avvenuta in maniera disomogenea. Le province

di Bari, Lecce e Taranto sono le aree in cui c’è stato maggior aumento demografico e sono anche quelle con il reddito procapite più alto, nonché sedi di amministrazioni pubbliche, università e imprese. Nello stesso periodo altre aree, ossia quelle periferiche, si sono svuotate. È il caso della città di Bovino, in provincia di Foggia sui Monti dauni, passata da quasi 10mila abitanti nel 1961 a poco più di 3mila nel 2019. Oppure del comune di Alberona, anch’esso in provincia di Foggia, il cui calo demografico è iniziato nel primo dopoguerra e oggi conta poco più di mille abitanti. Le città sono state inserite dall’Anci (associazione nazionale comuni italiani) tra i borghi più belli di Italia, attraversate dalla storia e dalla cultura. Il castello ducale costruito agli inizi dell’anno Mille a Bovino ha ospitato Torquato Tasso e Giovan Battista Marino. Alberona è invece un modello di studio architettonico per le cento fontane di acqua sorgiva che si trovano nel paese. Due esempi di una situazione comune però a tutte le aree periferiche delle venti regioni italiane. Il comune italiano come meno residenti in assoluto si trova in Piemonte, in Val Cenischia, e conta appena 29 abitanti. È preceduto dalla città di Morterone, in Lombardia in provincia di Lecco, dove gli abitanti sono 35. Dunque si delinea un’ulteriore spaccatura all’interno del Paese, quella tra centro


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e periferia. Aree metropolitane e capoluoghi continuano a crescere, mentre i piccoli comuni rischiano di scomparire. Paesini che resistono arroccati sui monti, privi spesso di servizi garantiti invece nei grandi centri. Quale futuro attende borghi come questi la cui popolazione invecchia e diminuisce di anno in anno? Il loro destino ora dipende dall’Europa. Il comitato delle Regioni che si riunisce a Bruxelles a inizio aprile è chiamato ad affrontare tra “le grandi sfide” il tema dell’invecchiamento della popolazione e le disparità regionali e territoriali. Il punto è che l’Europa negli anni è cresciuta a ritmi differenti. L’indice di natalità, neanche a dirlo, nel 2017 ha toccato i livelli più alti nel Nord Europa, in particolare in Irlanda dove si è attestato intorno al 13 permille. I valori più bassi invece in Grecia, Portogallo e… Italia, dove si è sfiorato il 7 permille (Dati Eurostat). Le elezioni per il rinnovamento del parlamento europeo sono prossime e il riequilibrio dovrebbe essere una priorità. Ma ancora una volta occorre sforzarsi di ragionare in termini globali. Una risorsa per ripopolare le aree più a rischio potrebbe essere rappresentata dalla gestione dei flussi migratori provenienti dall’estero. Tuttavia sul tema in Italia persistono divisioni e spaccature politiche. A oggi dunque la discussione in questo senso sembrerebbe im-

possibile. Una cosa è certa: sebbe il problema riguardi piccoli centri la soluzione non può essere cercata singolarmente. Bisogna infatti pensare a politiche che siano discusse anzitutto in Europa. Si dimostra dunque centrale la necessità di individuare il modo migliore per creare sinergie tra istituzioni europee e Regioni e Comuni. E occorre fare presto, tra qualche decennio di molti dei borghi più belli d’Italia potrebbe rimanere solo una carolina.

Il punto

ALBERONA Provincia di Foggia. Polazione composta da 1000 abitanti. E’ uno dei borghi a rischio spopolamento

Saverio Carlucci

Come salvare le aree in pericolo

Sono già 40 i comuni a essere scomparsi in Italia dal 1990 al 2016. Per ridurre le spese ed evitare di chiudere in rosso i bilanci sono stati costretti ad accorparsi. Oggi in quasi tutte le regioni italiane, tranne in Basilicata e Valle d’Aosta, ci sono comuni che hanno presentato richiesta di accorpamento. In Puglia sono 13, concentrati tutti nelle province di Lecce. Tuttavia il problema interessa le aree periferiche di altri paesi europei ed è solo lì, in Europa, che la questione può essere affrontata. Secondo il rapporto Arti, sono tre gli ambiti su cui la commissione europea dovrà soffermarsi: circoscrivere le aree a forte rischio spopolamento e studiare piani di recupero personalizzati; cercare un rimedio alla bassa produttività di tali aree puntando sulle possibilità offerte dall’avanzamento tecnologico; analizzare i fenomeni migratori provenienti dall’estero e prevedere piani di integrazione. 16-31 marzo 2019

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Il mondo della canapa: non solo mercato ma stile di vita

“CUOR DI CANAPA” Si trova a Casamassima, in provincia di Bari. E’ uno dei 22 negozi presenti in Puglia

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Nei negozi dalle infiorescenze al cibo, dai vestiti alle creme: si può vivere di cannabis legale. Scoperta sbalorditiva, ma non stupefacente

E’ il commercio dell’anno, il prodotto del momento, la moda del decennio ma anche una vera e propria forma mentis. Si chiama cannabis light e si ricava dalle infiorescenze femminili di una qualità specifica di canapa, la Cannabis sativa. Dopo l’approvazione della legge 242 del 2006 e dopo tante perplessità e discussioni, ha conquistato la nazione e ora anche la regione Puglia. Crescono in maniera vertiginosa le aperture dei “grow shop”, che rappresentano un nuovo settore dell’economia nazionale ma

I dati

Legale e ormai popolare

Lo "spinello leggero" è legale in Italia grazie alla legge 242/2016. Secondo la normativa, la canapa può mantenere le proprietà del cannabidiolo ma senza gli effetti psicoattivi, con il principio attivo tetraidrocannabinolo (THC) inferiore ai limiti di legge (superiore a 0,2% ma inferiore a 0,6%). Secondo l’AICAL, l’Associazione Italiana Cannabis Light, il mercato è in continua crescita e il settore ha fatto il botto nel 2018. La Coldiretti ha stimato che il giro d'affari stimato è di oltre 40 milioni di euro e si sviluppa sia nei negozi veri e propri sia su internet. Nel giro di 5 anni sono aumentati di 10 volte i terreni coltivati a canapa (per vari usi, non solo per la versione "light"): dai 400 ettari del 2013 ai quasi 4.000 stimati per il 2018. Sono stati aperti in totale finora 408 store in tutta la nazione. In testa c’è la Lombardia con 67 esercizi, seguita dall’Emilia Romagna e i suoi 54 negozi. La Puglia è al quinto posto con 22 punti vendita. 16-31 marzo 2019

anche un atto politico e sociale, una rivoluzione antiproibizionista. Se finora ci si è soffermati semplicemente alla questione legalità, oggi si inizia a pensare anche ad altre caratteristiche di questa realtà. Ad esempio, all’uso della canapa nella vita di tutti i giorni. In un semplice punto vendita si possono trovare infatti non solo vari tipi di erba legale, di diversi gusti e profumazioni, ma anche cibo ricco di proteine, fibre, vitamine e Omega3 (dalla pasta alle marmellate, dai biscotti alle bevande), prodotti per la cura dei capelli e della pelle (shampoo e creme), indumenti e accessori (da zaini a cappelli). Se qualcuno da domani volesse “vivere canapa” consumando solo prodotti provenienti da questa pianta, lo può fare. Uno degli ultimi negozi inaugurati nella provincia di Bari è “Cuor di Canapa”, a Casamassima. Il proprietario, il trentenne Antonio Laruccia, afferma: “Si prevedeva che sarebbe stato un trend in esplosione. Così come si sapeva che, nonostante questa pianta sia stata screditata in tutti i modi, prima o poi sarebbe caduto questo velo di bigottismo, questa spiecie di tabù sull’argomento”. Egli specifica che ha aperto volontariamente l’esercizio nel suo paese d’origine: “Ho deciso di aprirlo in un comune di provincia, proprio perchè nei paesi limitrofi a Bari non c’erano ancora attività di questo genere, ce n’era solo uno ad Adelfia


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e uno a Conversano. Al Nord li hanno aperti subito e ce ne sono molti, mi sembrava giusto sviluppare il mercato anche nel Sud Italia e nelle realtà più piccole”. Laruccia spiega che la clientela di questo settore è sicuramente una clientela di nicchia, poichè i prodotti sono “naturalmente” buoni e i prezzi sono adeguati alla qualità. Allo stesso tempo però i clienti spaziano, provengono da varie generazioni, dal ragazzo di 20 anni che vuole provare le infiorescenze, agli adulti che vogliono risolvere problemi come il disturbo del sonno. “Sono sempre stato appassionato di questo prodotto - continua l’esercente - e prima di aprire il negozio, mi sono informato, ho approfondito i miei studi, tuttavia da quando ho iniziato l’attività, ho scoperto altre cose interessanti. Sapevo bene, per esempio, che la cannabis legale era un rimedio per l’ansia, lo stress e gli attacchi di panico. Oggi ho scoperto una nuova cosa: che l’olio CBD (di cannabidiolo) serve per curare la sindrome di Tourette. Un signore di 60 anni è venuto in negozio chiedendomi una bottiglietta di olio di canapa per gli spasmi di cui soffre suo figlio ed è l’unica cosa che riesce a farlo stare tranquillo, senza ricorrere a farmaci pesanti”. Dunque dalla fase del dilemma: “erba legale: sì o no?” si è passati al: “sì, ma come?” Ne sono stati fatti di passi in avanti in Europa da questo punto di vista. L’idea di lan-

ciare legalmente sul mercato la cannabis leggera arrivò dalla Svizzera, dove marijuana con un contenuto di THC prossimo allo zero è venduta in pacchetti simili a quelli del tabacco da rollare. Siamo arrivati alla presenza di negozi in ogni provincia, ai distibutori automatici e ora sta iniziando anche l’era del domicilio. L’ultimo negozio aperto a Bari effettua infatti la consegna a casa entro 60 minuti dalla richiesta. Sì, esattamente come la pizza e la birra. Michela Lopez

CANNABIS SATIVA Detta anche canapa utile, è la tipologia specifica rivenduta e considerata legale nelle quantità prestabilite

Il problema social

Facebook censura le aziende

Già nell’aprile del 2018, Mark Zuckerberg ha oscurato da Facebook alcune tra le aziende principali di canapa. Il social più famoso del mondo con 2,2 miliardi di utenti, usa tecnologia con intelligenza artificiale per scannerizzare ed identificare immagini di droga così come riferimenti alla droga, tag e negozi. La prima è stata EasyJoint, tutt’oggi esclusa da Facebook, poi è toccato a Mary Moonlight, CbWeed, Legal Weed, Sea of Green e Green Lab Italia. Alcune di queste sono state bloccate non solo su Facebook ma anche su Instagram. Anche nei paesi in cui la pianta è riconosciuta ormai come legale, l’automatismo di Facebook colpisce ogni giorno tante aziende. Il social network è sensibile a temi di sicurezza e “probizione di tentativo da parte di privati di acquisto o vendita di armi da fuoco, medicinali o marijuana”. 16-31 marzo 2019

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Banca d’Italia a Bari, record nazionale di visitatori

Ben pochi c’erano entrati prima nel palazzo che ospita la Banca d’Italia a Bari, dopo le 16 giornate del Fai è uno degli edifici più visitati in Italia. Su 1100 beni aperti al pubblico in 430 città italiane, la Banca d’Italia è al primo posto per record di presenze. Abbiamo incontrato Giacquino Leonetti, capo della delegazione del Fai della Puglia. Da dove nasce la scelta di aprire al pubblico la Banca d’Italia? “Quest’anno abbiamo scelto di aprire a Bari un edificio così importante, dove normalmente non può accedere nessuno, a parte la gente che ci lavora. La sede di Bari della Banca d’Italia è uno spazio importante, dove si incrociano due materie tanto complesse quanto uniche, l’economia e l’architettura dell’edificio”. Un boom di visitatori. Come si spiega questo record di presenze? “La gente di solito ha paura delle materie economiche, sono ritenute troppo complesse, questa volta è stata incuriosita tanto da voler scoprire le aule in cui la Banca d’Italia si adopera per assicurare la stabilità monetaria e finanziaria, requisiti indispensabili per un duraturo sviluppo dell’economia. Molti visitatori sono stati invece attratti dall’esposizione, ospitata al piano terra del palazzo, di Corrado Veneziano e dedicata a Leonardo Da Vinci, per le celebrazioni del 500mo anniversario della sua morte. Poi ci sono stati i curiosi che hanno aspettato in 16-31 marzo 2019

Giornate Fai di primavera In pochi conoscevano l’edificio così raggiunto l’obiettivo di portare negli occhi di tutti la bellezza

coda, solo per ammirare la città di Bari vista dalle finestrate del palazzo”. C’erano state in precedenza altre occasioni per visitare la sede di Bari della Banca d’Italia dall’interno? “Sì, il Fai riuscì a fare aprire al pubblico la Banca d’Italia anche nel 2012. Fu anche quell’anno un successo che abbiamo voluto ripetere. Quest’anno abbiamo aggiunto un altro dettaglio, la mostra di Corrado Veneziano, cosi abbiamo regalato un’emozione diversa a coloro che in quell’edificio c’erano già entrati”. Ad accompagnare i visitatori, sono stati giovani studenti provenienti da otto scuole differenti della città. Come Ippolita, dell’istituto d’arte, che ci ha raccontato come esperienze come questa siano stimolanti: “Una delle mie prime volte da cicerone. È stato bello accompagnare i tanti visitatori alla scoperta di uno dei palazzi storici più importanti della mia città. Noi giovani sottovalutiamo il valore del nostro patrimonio artistico e culturale, pensiamo di trovarlo nei viaggi all’estero o al Nord Italia. Invece grazie ai miei studi, sto scoprendo quanto il Sud sia ricco di arte”. Non solo allievi delle scuole superiori, anche i ragazzi dell’Università di Bari, per la prima volta, sono stati coinvolti nell’iniziativa, Ed è proprio questo il valore aggiunto del Fai, tutelare la bellezza e portarla negli occhi di tutti. Mariamichela Sarcinelli

L’AFFLUENZA La lunga coda per accedere alle sale della Banca. All’interno era stata allestita la mostra di Corrado Veneziano


Ragazze in campo La Pink Bari punta su giovani promesse

Il calcio femminile cresce: oltre 40mila per Juve Fiorentina. Al sud da 17 anni l’eccellenza sono le donne del team barese campione Primavera in carica Un movimento in crescita: il calcio delle donne. Abbiamo sentito la Club Manager della Pink Bari, Isabella Cardone. I 40mila allo Stadium: eccezione o un nuovo interesse per il calcio femminile in Italia? “I dati sono stati davvero inaspettati. Ci speravamo come movimento. Non può essere un caso, ci auguriamo che sia il primo di tanti altri eventi per un calcio femminile che va verso il professionismo. Il Bari, aprendo le porte del San Nicola alla Pink a dicembre, è stata una delle prime a far giocare delle ragazze in un grande stadio. Chiaro che la Juve ha investito tanto, ma il nostro seguito è riconosciuto ovunque”. Negli ultimi anni sono nate squadre femminili affiliate ai club maschili. È un bene? “Da alcuni anni c’è una norma federale che impegna le società maschili ad avere un sezione al femminile. L’abbiamo voluta noi: la crescita del calcio femminile deve passare anche dalle società maschili. Bisogna tutelare le squadre professionistiche che investono capitali, ma anche le dilettantistiche, che sono il cuore pulsante del movimento. I grandi club, infatti, esistono perché ci sono state altre società cha hanno investito prima di loro risorse e passione”. La Pink è l'unica squadra del Sud. Perché questo ritardo del Mezzogiorno? “Tuttavia è proprio qui in Puglia che il calcio femminile ha espresso alcune eccellenze, come l’Alaska Lecce. Poi per carenza di risorse economiche, ma anche di impianti e di strutture, il movimento al sud ha avuto un rallentamento.

Noi abbiamo puntato su obiettivi concreti: un settore giovanile florido, competenze tecniche e un’organizzazione societaria solida”. Il settore giovanile è uno dei punti di forza della Pink. Come mai? In questi 17 anni abbiamo investito, andando nelle scuole e negli eventi dove la federazione proponeva il calcio. Lì abbiamo visto come ci fossero numerose bambine interessate, ma spesso mancano società che possano garantire a queste bimbe di poter fare calcio. Abbiamo bimbe che vengono da Taranto, da Matera, da Gravina. C’è un entusiasmo anche da parte delle famiglie, che fanno tanti sacrifici. Non è facile creare delle accademy e una rete sul territorio. Noi ci siamo riuscite con le collaborazioni”. Com’è il seguito in Puglia? C’è ancora una chiusura verso le donne nel calcio? “Non saranno 40mila, ma i nostri 600 spettatori di media a partita, se paragonati con le risorse economiche, sono risultati importanti. Noi vorremmo aumentare questi numeri, ma per farlo bisogna crescere tutti. Non facciamo sport solo per diletto e passione, queste ragazze ci mettono la loro professionalità e ora hanno uno spazio per essere visibili. Non penso ci siano resistenze, 30 anni fa era difficile per una bambina fare calcio. Adesso non c’è pregiudizio, le ragazze sono atlete, seguono un alimentazione controllata e sono bellissime donne. Io dico sempre di venire a vedere perché chi viene difficilmente non ritorna”. Luigi Bussu

LA FORMAZIONE Le bianco rosse sono l’unica squadra del Sud nei campionati di Serie A e Serie B. Un esempio isolato

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Baridanza 2019 per la qualità del “bel gesto” Una volta ci voleva coraggio per organizzare un concorso di danza. Oggi ci vuole coraggio per partecipare ad “alcuni” di quei concorsi 18 LA DANZA A TEATRO Non è solo un gesto tecnico, è scenografia, luci, costumi, mimica, emozione. Perciò bisogna farla nei teatri

Andrà in scena a partire da venerdì 5 aprile al Teatro Anche Cinema di Bari l’edizione 2019 di Baridanza. È diventato ormai un appuntamento fisso dal 1996, anno della prima edizione della rassegna. “Baridanza è nata per garantire ai tanti giovani talenti del Sud un’opportunità imperdibile di esibirsi davanti ai maggiori esponenti del balletto classico e della danza moderna e contemporanea”. Così si esprime il suo ideatore e direttore

La formula

Tre sezioni e sei discipline La XXIV edizione di Baridanza, riservata a danzatori non professionisti, prevede esibizioni in sei generi diversi che si alterneranno in ognuno di tre giorni previsti. Le giornate, infatti, non saranno divise per genere ma per categoria. Inizieranno venerdì 5 i “Senior”, sabato toccherà agli “Junior” e infine domenica si esibiranno i “Mini Junior”. Le sezioni previste sono tre, quelle dei gruppi, degli assoli e pei passi a due. Gli oltre mille iscritti potranno cimentarsi con una o più delle sei discipline previste: Danza classica, Contemporanea, Moderna, Hip-Hop mix Style/ Break Dance, Popolare/Carattere e Musical. Le scuole partecipanti possono presentare, per la sezione gruppi non più di 3 coreografie per la stessa disciplina, nelle sezioni assoli e passi a due non ci sono limiti.

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artistico, Mario Beschi, che fa parlare i numeri: 58 scuole provenienti da tutta la Puglia, oltre mille danzatori per circa 150 coreografie che saranno eseguite nel corso dei tre giorni (dal 5 al 7 aprile) della durata del festival. Un grosso impegno organizzativo per il maggiore concorso dedicato alla danza nel Centro Sud che, secondo Beschi, meriterebbe maggiore supporto da parte delle istituzioni. Ma il vero obiettivo resta quello della qualità. “Quando abbiamo iniziato siamo stati praticamente i primi, oggi ci sono più concorsi di danza che film nelle sale cinematografiche” lamenta il direttore, sottolineando come non si debba portare la danza in luoghi non adatti come palazzetti dello sport, palestre o altre strutture simili. “I concorsi dobbiamo imparare a farli nei teatri adatti per la danza classica” questi gli standard ricercati da Beschi che aggiunge: “La danza non è solo un gesto tecnico, è scenografia, luci, costumi, mimica, emozione”. Il suo è anche un invito alle scuole di danza a lavorare sempre più sulla qualità, “inutile partecipare agli innumerevoli piccoli concorsi per portarsi a casa un trofeo senza alcun significato”. Tanti gli ospiti e i giudici di prestigio che hanno partecipato nelle edizioni precedenti


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della rassegna barese: da Franco Miseria a Robert Strainer, da Raffaele Paganini a André de la Roche fino a Stephane Fournial e Luciana Savignano, tra gli ultimi in ordine cronologico. In linea con questa filosofia anche quest’anno Baridanza avrà una giuria estremamente qualificata e professionale, con Vladimir Derevianko, il famoso primo ballerino del Teatro Bolshoi, come presidente. Il festival vedrà concorrere le tre categorie previste, senior (dai 17 anni in poi), junior (tra i 13 e i 16 anni) e mini junior (dagli 8 ai

12 anni) in tre giornate diverse: venerdì si esibiranno i più grandi, sabato gli junior, mentre la domenica sarà dedicata ai più piccoli. Tra i tanti premi previsti spiccano le tre borse di studio (complete di viaggio e alloggio) per la prestigiosa Munich International Summer School che, nell’ottica di favorire la formazione dei giovani talenti, saranno assegnate alla sezione “Assoli” della categoria Junior.

19 SCUOLA DI DANZA PAS DE DEUX DI FASANO Una delle esibizioni dell’edizione dello scorso anno di una delle scuole premiate

Claudio Carbone

La commissione

Dal Bolshoi al Teatro Anche Cinema di Bari Grandi professionalità e competenze nella commissione che valuterà le esibizioni degli oltre mille partecipanti alla rassegna barese. Presidente sarà Vladimir Derevianko, già primo ballerino del prestigioso Teatro Bolshoi di Mosca dove lavora con alcuni dei miti della danza come Galina Ulanova e Vladimir Vassilev. Nella sua lunga carriera è stato anche direttore artistico del Ballett Dresden e Maitre de Ballet del Teatro alla Scala di Milano e del Teatro dell’Opera di Roma. Con lui ci saranno: Christos Papadoupulos (School for New Dance Development – SNDO della Scuola d’arte di Amsterdam); Ranko Yokoyama (principal dancer nel celebre film “Saranno famosi – Fame” con la regia di Alan Parker); Maura Paparo (della trasmissione televisiva AMICI di Maria De Filippi); Massimiliano Craus (docente di Storia della Danza e critico di balletto free lance) Franqey LKS (free lance hip hop); Randy Roberts (figlio del noto cantante Rocky Roberts); Yugson Hawks (presenter internazionale hip hop). 16-31 marzo 2019


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