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Mediaterraneo News 1-15 marzo 2022

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Premio Giornalisti del Mediterraneo 2016 Anno 12 - N. 95 1-15 marzo 2022 Distribuzione gratuita

MEDI@TERRANEO news - Periodico del Master di Giornalismo di Bari Ordine Giornalisti di Puglia - Università degli Studi ‘Aldo Moro’ di Bari Editore: Apfg - Bari Direttore Responsabile: Lino Patruno Registrazione Tribunale di Bari numero 20/07 del 12/04/2007

Redazione: Palazzo Chiaia-Napolitano via Crisanzio, 42 - Bari email: master@apfg.it

Barcelona sueño de mar Il nostro viaggio con Grimaldi Lines sull’autostrada del mare

Zampa, Detoma, Scattarella, Nuzzaco, Palumbo dalle pagg. 2-11 - Palma a pagg. 12-13 1

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Un lavoro d’a-mare tra gioie e sacrifici Nave: seconda casa Le testimonianze del personale di bordo del Cruise Barcelona. Un mestiere ricco di emozioni, dalla felicità di vivere sulle onde alla nostalgia degli affetti 2 FOTO DAL PONTE Uno scatto mattutino dal ponte del Cruise Barcelona, in viaggio verso la Spagna e dopo la sosta a Poto Torres

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È notte. Tanti viaggiatori stanno dormendo nelle loro cabine a bordo del traghetto Cruise Barcelona della Grimaldi Lines. Al bar, al decimo piano della cittadina galleggiante, solo pochi passeggeri sfidano il sonno e si fanno compagnia davanti a una birra, uno snack o un caffè. Dietro il bancone c’è un giovane barista campano di 26 anni. Si chiama Adolfo e scambia con piacere quattro chiacchiere con gli ospiti della nave. Partiti dal porto di Civitavecchia, si attende l’arrivo a Barcellona, previsto per l’indomani. Lungo la tratta si parla di vita, lavoro, sacrifici e affetti. Il solito “con ghiaccio” (in linea con le rigide temperature di marzo). Anche il giovane dipendente si lascia andare a qualche confidenza. Lavora a bordo della nave per tre o quattro mesi consecutivi, per poi tornare a casa per un mese e mezzo. Al massimo due. Dopo il periodo di riposo, si torna a bordo pronti a salpare e ad accogliere altri turisti o lavoratori in trasferta. Ad Adolfo mancano la sua famiglia, gli amici, gli affetti. «Questa nave è la mia seconda casa» dice sorridendo. Sul volto ha l’espressione di chi sa di essere fortunato nell’aver trovato un lavoro avvincente, impegnativo e affascinante. Ed è consapevole di esserci riuscito da giovanissimo. Il prezzo da pagare è quello della lontananza dalla terra d’origine e da una parte del suo cuore. Per questo non è un’occupazione appannaggio di chiunque. Ce lo conferma anche Giuseppe, 24enne di

Trapani, assunto a bordo della Cruise Barcelona con la mansione di assistente commissario. «Mi sono imbarcato per la prima volta a vent’anni - racconta a Mediaterraneo News il ragazzo siciliano - Imbarcarsi è una scelta abbastanza difficile, ma è fra le poche occupazioni che permettono di avere sbocchi lavorativi ed economici». Anche per Giuseppe la sfida più importante è quella di saper resistere lontano da casa e dagli affetti. Per fortuna, però, le nuove tecnologie hanno accorciato le distanze e internet consente di parlare con parenti, amici e partner lontani. «Un po’ mi manca la terraferma conclude - Ma questa per me è, ormai, una seconda casa». Tra i labirintici corridoi del traghetto, dove perdersi per trovare la propria cabina è una prassi a cui la maggior parte dei passeggeri si rassegna, incrociamo infine Giorgio. Ne approfittiamo per raccogliere la sua testimonianza di vita a bordo. Lui è un altro giovane campano che cammina tra ponte e corridoi con il sottofondo delle onde del mare. Durante la navigazione notturna lo fermiamo per rivolgergli qualche domanda e lui accetta di rispondere. È originario di Ercolano, ha quasi trent’anni. Lavora per la Grimaldi Lines dal 2018 e per lui il mare è uno scrigno di opportunità. Nel corso della chiacchierata ci spiega, dal suo punto di vista, i pro e i contro di questa occupazione “ondeggiante”. «Ogni imbarco dura dai tre ai quattro mesi -


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dice alla nostra testata - Però, finito di lavorare, si ritorna a casa dalla famiglia, che cerchiamo di mantenere con questo lavoro». Giorgio è abbastanza timido. Risponde facendosi “scudo” con la mascherina chirurgica, che indossa sempre per tutelare la salute dei viaggiatori. Parla con un filo di voce e, nel momento in cui cita i suoi cari, si interrompe bruscamente. Singhiozza. Si commuove. Pensa alla sua nipotina e a sua madre. E la lontananza da questi suoi pezzi di cuore si fa sentire. Ci sentiamo quasi in colpa per aver fatto il nostro lavoro. Gli

diamo una pacca sulla spalla e, dopo un rapido scambio di battute e sorrisi, si congeda e torna alle sue occupazioni. Quello che traspare dai dialoghi con il personale di bordo è la sensibilità di chi lavora, per mesi, nei luoghi che per alcuni simboleggiano divertimento, vacanze e spensieratezza. Stati d’animo che spesso rischiano di oscurare la consapevolezza dei sacrifici di chi, per lavoro o per passione, ha deciso di dedicare la propria vita al mare, alle sue vie e alle sue ondulanti “autostrade”. Cesare Zampa

3 DIETRO IL BANCONE Un barista durante il suo turno, pronto a servire gli ospiti della nave. In basso, uno scatto serale del traghetto

La storia

Grimaldi, la compagnia di navigazione “nipote” di Achille Lauro La Grimaldi Lines è una compagnia operante in ambito marittimo, per il trasporto dei passeggeri. Fondata nel 2000, è controllata dal Gruppo Grimaldi, che ha iniziato la sua attività nel secondo dopoguerra a Napoli e lega la sua immagine ad Achille Lauro. I fratelli Luigi, Mario, Ugo, Aldo e Guido Grimaldi sono infatti nipoti dello storico armatore europeo e, nel 1947, forti dell’esperienza maturata grazie agli anni di scuola dallo zio, crearono una società amatoriale. Nel ’69, diedero vita a un nuovo servizio di linea tra Italia e Regno Unito per il trasporto di veicoli, estendendolo poi ad altre rotte del Mediterraneo e del Nord Europa, comprendendo anche Africa Occidentale e Sud America. Il Gruppo, da quindici anni a questa parte, sta portando avanti una politica di espansione sia per quanto riguarda la rete di collegamenti marittimi sia per i servizi offerti a terra. Un’espansione relativa anche alla flotta della Grimaldi Lines: la compagnia oggi conta, in totale, tredici mezzi per la navigazione. (C.Z.) 1-15 marzo 2022


Mediterraneo un ritorno alla lentezza a bordo

4 COME IN UNA CULLA Mediterraneo non solo mare, ma luogo dell’incontro-scontro, dell’alterità al confine (Foto di Silvio Detoma)

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Grimaldi Lines con le “Autostrade del mare” unisce storie e crea relazioni con l’altro rispetto a noi per riscoprirsi in un multiverso

Mediterraneo da vedere, da mangiare, da scoprire, da pregare, da soffrire e per morire. Così Mango, il cantautore lucano, sul “Mare nostrum”. Grimaldi Lines, con il suo progetto delle Autostrade del Mare mette in relazione le culture mediterranee e le storie che ogni persona a bordo porta con sé. Storie fatte di riscatto e di pasione, di andate e soprattutto di ritorni da una sponda all’altra, lambendo isole apparentemente lontane, mentre l’alba riempie gli occhi dall’oblò della camera dei traghetti. Ma parlare di Mediterraneo, il mare in mezzo alle terre, oggi è un po’ parlare delle incomprensioni, delle inimicizie e delle individualità che ci legano separandoci. Franco Cassano, sociologo barese di cui in questi giorni ricorre l’anniversario dalla morte, si è soffermato spesso su questi temi. Lo ha fatto nel suo “Pensiero meridiano”, edito da Laterza nel 1996. Pensarsi come sud e non come subalterni al nord industriale, cambiare la narrazione di chi ha il potere della parola. Pensarsi come mediterranei, non contrappondendosi alla religione della modernità e della velocità del pensiero, bensì soffermarsi a scoprire l’identità e le culture che convivono nei loro profumi. Il Mediterraneo non può essere un cimitero subacqueo su cui gettiamo corone di fiori per pulirci l’anima, non può essere l’ancella fedele di un sistema che vede il moderno come il bene assoluto. Mar Mediterraneo è

appunto come dice il nome stesso mare e terre, è insito il suo aspetto della differenza tra lingue, culture e sogni. Essere mediterranei è quindi entrare nell’altro, fuggire dall’integralismo del noi contro di voi. Convivere nelle alterità di popoli lambiti dallo stesso mare, riconoscendosi sempre. Il Mediterraneo è sempre stato il luogo mobile della prossimità, del confine e dei confini che si toccano e diventano labili. Confini tra costa e mare come luoghi in cui “i diversi si toccano e la partita del rapporto con l’altro diventa difficile e vera, dove ognuno di noi termina e viene determinato”, scrive Cassano nel suo Pensiero meridiano. Il rapporto con l’altro non porta con sé l’abbandono della propria cultura, ma al contrario la possibilità di reinterpretarla. Allora ecco a bordo le storie degli autotrasportatori, vittime di una passione e di un’eredità familiare che li ha portati a viaggiare lontani dai loro affetti, pieni dei loro “sentito dire” e al tempo stesso della mancanza di qualcuno che senta i loro problemi. Racconti a più voci, sempre in gruppi chiusi, sempre contro qualcuno o qualcosa. Ecco la storia della responsabile del negozio del traghetto, di origine greca, figlia del mare di Omero, che racconta della situazione ellenica, annientata dalla crisi economico-politica e in perenne combutta non solo culturale con Turchia e Albania. Ecco una donna che raggiunge l’altra sponda del Me-


R ta or ep ge STORIE DI MARE Autotrasportatori, dipendenti, turisti. Racconti di vita a bordo della Grimaldi Lines (Foto di Silvio Detoma)

diterraneo per ritrovare la libertà dalle continue restrizioni per contrastrare il dilagare del Covid-19. E infine, ecco i turisti, ancora pochi, che raggiungono l’orizzonte della terra oltre il mare per divertimento. Storie mediterranee, racconti lenti in un percorso interiore. L’alterità nel Mediterraneo non aspira ad essere ridotta e sanata nell’incontro. C’è sempre la possibilità di riprendere la strada del ritorno a casa, alla propria radice. Il valore del ritorno è fondamentale. Cassano prende come esempio l’epopea di Ulisse. Odisseo sceglie il nostos, di tornare a ritrovare Itaca dopo tutte le tappe intermedie alla ricerca di “virtute e canoscenza”. Così noi come mediterranei dovremmo avere sempre in mente il luogo dove tutto ha avuto inizio. Secondo il sociologo, infatti, è proprio nella coscienza di un’origine che nasce il desiderio di libertà. La lentezzamediterranea di cui scrive Cassano si può riassumere così: “andare lenti è il filosofare di tutti, vivere ad un’altra velocità, più vicini agli inizi e alle fini, laddove si fa l’esperienza grande del mondo, appena entrati in esso o vicini al congedo”. Mango nella sua “Mediterraneo” cantava “Siedi qui e lasciati andar così, lascia che entri il sole dentro te e respira tutta l’aria che puoi” e con le “Autostrade del mare” di Grimaldi Lines il Mediterraneo si respira a pieni polmoni e si riassoporano l’incenso del sacro e la brezza tra gli ulivi. (Silvio Detoma)

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Dall’Italia alla Spagna: in viaggio verso la libertà A bordo della Barcellona Cruise della Grimaldi Lines, il racconto di una donna no-vax diretta verso la Spagna per fuggire dalle limitazioni italiane 6 GRIMALDI LINES La ‘Barcellona cruise’. Una delle imbarcazioni più grandi della compagnia: 254 m, con 68 suite, palestra e bar

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Se pensate che una crociera inizi soltanto quando si salpa a bordo della nave, vi sbagliate di grosso. Prima di iniziare a percorrere le vie delle cosidette “autostrade del mare”, c’è infatti un lungo percorso da seguire. A primo impatto, l’attesa del viaggio potrebbe sembrare noiosa e priva di senso, ma se la si guarda con occhi curiosi, è possibile imbattersi in storie affascinanti ed intrigani, fatte di uomini e donne erranti, pronte a partire per un lungo viaggio. Questo percorso infatti, inizia con un lungo serpentone di uomini in cammino, carichi di borse e bagagli, verso il terminal. Una volta arrivati, una serie di controlli fatti come se fosse un rito: prima la carta d’identità, poi il green pass e infine il biglietto. Una volta finiti i controlli di routine, ci si ferma nel terminal. Un luogo in cui si resta sospesi tra la voglia di salpare e l’obbligo di dover rimanere ancora ancorati sulla terra ferma. Proprio qui, in questa sorta di purgatorio terrestre, è possibile imbattersi in tanti altri viaggiatori. Alcuni sono abbottonati e chiusi nei loro pensieri. Altri sembrano non veder l’ora di poter raccontare le loro storie, le loro preoccupazioni e soprattutto le loro speranze per il viaggio che stanno per intraprendere. La storia che vogliamo raccontare in questo articolo parla proprio di una donna, sulla settantina, pronta a salpare a bordo della Grimaldi Lines alla volta della meravigliosa e

frizzante Barcellona. Lei, con le sue tre valigie, sembra scalpitante. Ha gli occhi che brillano, quando ci racconta la sua storia. Fatta di scelte forti ma che le sono costate anche tante rinunce. Lei, che da anni vive nella bellissima Venezia ha deciso di non vaccinarsi e questo le è costato la libertà. Ninte più bar, ristoranti, cinema e battelli ma solo brevi passeggiate vicino casa. L’Italia è inizita a starle stretta con l’arrivo, dal 10 gennaio, del super green pass obbligatorio. Il certificato verde necessario per svolgere qualsisi tipo di attività al chiuso. Ed è proprio questo il motivo che l’ha spinta a salpare alla volta di Barcellona. In Spagna infatti, il certificato verde non è richiesto per svolgere le attività di tutti i giorni. Basta un semplice tampone per accedervi e non è necessario effettuare un tmapone al momento del ritorno in Itala. Un altro mondo insomma. Soprattutto per coloro che hanno scelto di non vaccinarsi . La nostra chiacchierata con la signora di Venezia inizia proprio partendo dal suo punto di partenza: Venezia. Lei vive a Venezia, cosa può dirci di questa città? “E’ bellissima, il lido è una cosa in più che non contavo di trovare. Ci sono delle dune naturali meravigliose. Venezia è cultura e vacanza allo stesso tempo. Io sono innamoratissima di Venezia


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ma adesso non posso neanche entrare in un vaporetto perché rischio la multa per il solo fatto di aver scelto di non vaccinarmi. Siamo cittadini che non hanno più nessun diritto, a parte quello di poter mangiare”. Come mai ha scelto la Grimaldi per partire per Barcellona? “Per Barcellona perché è una città molto vivace e li conosco anche un’italiana di Venezia che vive li da 30 anni. Non sarò sola”. Nella sua scelta hanno influito anche le minori limitazioni presenti in Spagna per quel che riguarda il green pass e l’obbligo vaccinale? “Questo è stato il primo motivo perché sentivo che in Italia stavo andando in depressione. Ero bloccata in una città bella come Venezia senza però poter fare nulla, limitandomi a fare delle brevi passeggiate nel mio quartiere a fare la spesa. Non so se è vita questa…” Da quanto tempo non va in un bar per prendere un caffè, o in pizzeria, al cinema... “Sono mesi e mesi che non faccio nulla. Da quando hanno istituito questo green pass rafforzato da ottobre. Sono sdegnata perché impediscono ai lavoratori ultra cinquantenni non vaccinati, di percepire il loro stipendio. E per loro io soffro molto perché mi sembra una cosa davvero ingiusta. Perché dobbiamo avere la possibilità di scegliere.

Poi si sa che questo vaccino può avere degli effetti avversi e come può quindi il governo imporre l’obbligo di vaccinarsi? Noi stiamo andando verso uno Stato dove i diritti vengono cancellati… quindi viva la Spagna!”. La Grimaldi Lines dunque è anche questo. Non solo un via vai di lavoratori erranti in giro per i mari, non solo viaggiatori in cerca di avventura, ma anche uomini e donne in cerca di libertà pronte a cambiare vita.

7 LE VIE DEL MARE Una signora sulla settantina nel terminal di Civitavecchia, pronta ad imbarcarsi alla volta di Barcellona

Luca Scattarella

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Vie del mare occhi nuovi per guardare gli altri

8 BARCELLONA In foto la vista panoramica dal Monte Tibidabo e la Sagrada Familia, simbolo della città (Foto: Nuzzaco)

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Tornare a viaggiare a bordo della nave Grimaldi Lines Oltre venti ore di navigazione senza connessione internet: come tornare ad ascoltare

Viaggiare, dal termine latino Viaticus, ovvero ciò che riguarda la via, lo spostamento. Tornare a farlo dopo due anni di stop rappresenta quasi una liberazione, un modo per riappropriarsi della propria normalità. Salire a bordo di una nave, e farlo per la prima volta da praticanti giornalisti, ti porta a guardarti intorno con occhi nuovi, a cogliere storie e sfumature che in passato sarebbero passate inosservate.

La Grimaldi Lines ci ha dato la possibilità di salire a bordo della Cruise Barcelona, con rotta verso la capitale spagnola della Catalogna attraverso un’autostrada del mare, e vivere una nuova esperienza. Trascorrere oltre 20 ore su una nave, in mare aperto e senza alcun accesso a internet, ti costringe a osservare, ad ascoltare. Conoscere le persone che ti sono intorno diventa quasi inevitabile e stimolante.


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Durante la traversata, il traghetto ha accolto ogni tipo di passeggeri, provenienti da luoghi diversi e ognuno di loro con una propria motivazione. C’era chi viaggiava per lavoro, chi per piacere e chi era, semplicemente, alla ricerca di qualcosa da raccontare. Alcuni di loro erano lì da turisti, per scoprire e visitare, soli o in compagnia. La maggior parte di coloro che si trovavano a bordo erano, invece, camionisti e commercianti. Nonostante alcuni dei passeggeri abbiano scelto di sfruttare la comodità delle cabine, molti altri hanno invece optato per affrontare la traversata con “passaggio ponte”, creando accampamenti di fortuna, improvvisando letti su divani e poltrone. Ma come trascorrere il tempo a bordo senza avere a propria disposizione lo svago offerto dai cellulari e da internet? È stato necessario e inevitabile guardarsi intorno, parlare e conoscere chi era lì. Persone che, nella stessa situazione, hanno accettato di condividere per qualche minuto le proprie vite e le proprie storie. Uno di loro era un “venditore di fumo”, così come lui stesso si è definito. Era sulla nave per raggiungere la Sardegna dove, con dei colleghi, doveva concludere una vendita. Ha mostrato la merce che trasportava, si è aperto, rivelando le esperienze di vita che lo hanno portato lì e parlando della sua sfera privata. Ha riposto fiducia in persone fino ad

allora sconosciute e si è raccontato. Passeggiando sul ponte della nave, ci siamo poi imbattuti in un gruppo di ragazzi che chiacchieravano, ridevano e giocavano a carte. Uno di loro era del nord Italia, gli altri austriaci. Erano alla ricerca di un ingaggio. Il ragazzo italiano pratica il Kite surf, e tra gli amici era presente anche il suo agente. Tanti i camionisti a bordo, provenienti da ogni dove, che hanno sfruttato le ore di navigazione per riposare e distrarsi nella sala giochi a bordo del traghetto. Durante il viaggio di andata, al porto di Civitavecchia, una donna ha chiesto aiuto per portare i suoi bagagli. Ha raccontato di essere diretta a Barcellona per “ritrovare un po’ di quella libertà” che in Italia, essendo No vax, sentiva le fosse stata rubata. È stato interessante osservare quanto, una sola giornata passata senza avere accesso a internet, possa influire così tanto sul modo in cui osserviamo il mondo, e su come ci permetta di riappropriarci del nostro tempo. È stata un’esperienza che, per quanto possa sembrare scontato, ci ha permesso di conoscerci davvero, anziché osservare passivamente le vite degli altri filtrate da uno schermo. In quelle ore, tutti eravamo uguali. Viaggiare è il modo migliore per conoscere perché, in fondo, “la propria destinazione non è mai un luogo, ma un nuovo modo di vedere le cose” – Henry Miller. Serena Nuzzaco

9 CRUISE BARCELONA L’alba vista a bordo del traghetto della Grimaldi Lines, durante l’attracco a Porto Torres in Sardegna (Foto: Nuzzaco)

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Vita in mare un lavoro che cambia il quotidiano

10 PLANCIA DI COMANDO Il panorama dall’interno della cabina di navigazione. La distesa d’acqua solcata dagli ufficiali del traghetto

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In questa intervista, il primo ufficiale della Cruise Barcelona della Grimaldi si racconta. Dai suoi anni da allievo alle responsabilità a bordo

“Non è una vita semplice o comoda.” In questo modo ha esordito il primo ufficiale senza neanche aver ricevuto la domanda. Quattro mesi a bordo rendono il mare la prima casa, una bolla che allontana dagli affetti e proietta a una nuova quotidianità. “Tutte le persone che lavorano a bordo rimangono sulla nave per tre o quattro mesi. Il personale di camera, che si occupa della pulizia delle cabine, rimane a bordo per tre mesi, mentre il personale di coperta per quattro. Su una nave come la Cruise Barcelona della Grimaldi Lines ci sono molte più comodità che sulle navi da carico. Già la possibilità di avere il wi-fi e la televisione dà una mano. Sulle navi da carico non è così, si sta mesi senza queste opportunità”. Scendete dalla nave? “A causa del covid ci sono più restrizioni e si evita di scendere. La possibilità di passare del tempo con i passeggeri però aiuta a non estraniarsi dalla vita di tutti i giorni. Per chi conduce una vita normale sembra una sciocchezza ma ti assicuro che non è così. Dopo un mese sulla nave, a contatto sempre con le stesse persone, mettere i piedi a terra restituisce un po’ di normalità. Da questa nave è possibile scendere dopo l’attracco, mentre non lo è ancora per i dipendenti delle navi da carico: loro vedono davvero per mesi sempre e solo le stesse facce”. Questo ti ha segnato in qualche modo? “All’inizio è un po’ pesante, ma poi ci si abi-

tua, dipende molto dalla personalità. Subito pensi se ne vale davvero la pena e molti lasciano dopo il primo imbarco. Questo vale soprattutto per gli ufficiali, meno per il resto del personale. Personale di camera, cuochi, camerieri e baristi hanno un lavoro “normale”, solo che invece di farlo a terra lo fanno in mare. Loro hanno difficoltà di altro tipo, come stare in due in cabina, mentre noi ufficiali abbiamo una stanza singola. Negli anni precedenti alla pandemia stavano anche in tre”. Cosa rappresenta per te il mare? “Io sono di Ischia. Prima era una passione poi un lavoro. Se non avessi fatto questo avrei scelto di arruolarmi nell’aeronautica militare. Ci sono delle similitudini tra i 2 mezzi di trasporto. Forse ho un po’ di rimorso per non averci provato prima”. Qual è la tua formazione? “Mi sono imbarcato con Grimaldi per tre volte da allievo. Prima ho fatto la scuola nautica. Questo è un lavoro come pochi, che dopo la scuola ti permette di lavorare e guadagnare abbastanza bene già dopo il primo anno da allievo”. Si riesce veramente a staccare quando non si è in servizio? “In realtà no. Dopo che stai quattro mesi a bordo, la testa è sempre lì, per il cameriere è diverso. Noi ufficiali siamo sempre a disposizione. Abbiamo i nostri orari, però si è visto quello che è successo in Grecia: vai a


R ta or ep ge SUL PONTE Le immagini del ponte della nave (in alto e al centro) e del porto di Civitavecchia, nei pressi di Roma

dormire, ma ad ogni minimo rumore ti svegli”. Come la vivete voi dall’esterno? “Continuiamo a fare quello che facevamo prima. Chiaramente bisogna controllare sempre tutto, fare la manutenzione, tenere tutto ben funzionante, non sai mai cosa può succedere”. A bordo c’è qualche strumento che altri non hanno? “Un po’ tutti hanno le stesse dotazioni, magari in una nave più vecchia la strumentazione è più obsoleta. Questa nave ha quattro motori. Ce ne sono altre che ne hanno due”. Quante persone servono nella pancia di comando per monitorare tutta la situazione? Qui siamo solo io e il marinaio. Inoltre c’è il pilota automatico. Noi impostiamo la rotta e la nave la segue. Controlliamo che segua sempre la direzione giusta”. Quanto tempo ci vuole per imparare? “A scuola impari la teoria. Da allievo di coperta dopo un anno a bordo fai l’esperienza sul campo, che è ciò che serve. Esci da scuola ma è un conto è leggere i libri, un altro è vederlo in funzione. Non è come portare il gommone d’estate. E’ importante impostare i gradi, non far sbandare troppo la nave in base a velocità e vento. Per andare dritto non basta lasciare il trimone in mezzo, devi tenere l’equilibrio”. Emanuele Palumbo

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Per tumori e Covid screening e terapie in forte ritardo Intervista al dottor Marzano, oncologo del San Paolo di Bari: “Il covid ha causato ritardi soprattutto per le urgenze chirurgiche e la prevenzione” 12

L’ESPERIENZA A BARI In basso, l’ospedale San Paolo di Bari, ubificato nell’omonimo quartiere e sorto alla fine degli anni ‘90

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Tra le vittime collaterali del Covid ci sono soprattutto i malati oncologici. La pandemia ha lasciato indietro milioni di pazienti a causa dei ritardi di terapie e screening tumorali, in Puglia come nel resto del mondo. I dati dell'Aiom (Associazione italiana oncologia medica) parlano chiaro: tra 2020 e 2021, sono stati ben 500.000 gli interventi chirurgici non effettuati e quattro milioni gli screening oncologici posticipati, circa l'11% e il 18% in meno rispetto al 2019. Ciò si traduce in un boom di neoplasie diagnosticate

in stato avanzato, un dato destinato a crescere nei prossimi mesi. Lo racconta anche il dottor Nicola Marzano, responsabile del reparto di Oncologia Medica dell'Ospedale San Paolo di Bari: "Ho potuto constatarlo anche qui, il Covid ha causato un ritardo non solo delle diagnosi, ma anche delle terapie per situazioni oncologiche preesistenti". E precisa: "I casi di tumore sono in aumento già da prima della pandemia." Alla base dell'incremento, spiega, ci sono


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soprattutto fattori ambientali, stile di vita e alimentazione. Per fortuna la scienza ha fatto passi da gigante: le terapie si sono allargate sensibilmente, e i medici hanno sviluppato approcci prettamente individuali grazie alla "medicina di precisione". Non più trattamenti per il paziente "medio", ma cuciti ad hoc sul paziente, tenendo conto di variabili quali caratteristiche genetiche, ambiente e stili di vita. Ci sono poi le terapie immunitarie, utilizzate da circa 5 anni e che rappresentano una speranza nuova per i malati. L’immunoterapia, in poche parole, consiste nell’utilizzare farmaci che attivano il sistema immunItario, stimolandolo ad agire contro il tumore. In questo, racconta il dottor Marzano, Bari non è stata fanalino di coda: "Ormai c'è una rete tra tutti gli ospedali di Italia, perciò nessun paziente rischia di rimanere indietro con terapie non aggiornate." La pandemia, tuttavia, ha posto un freno a tutto ciò. Marzano ricorda i primi giorni di lockdown, in quel fatidico marzo 2020: "L'avvento del Covid ha imposto la riduzione di tutti i sistemi terapeutici. Il settore che ha subito il decremento più importante è stato quello degli screening, meno ritardo invece per le urgenze chirurgiche." Ritardi ci sono stati anche per le terapie, soprattutto quelle meno assillanti. In ogni caso, l'equipe medica ha tenuto i contatti con i pazienti a casa, ricevendo aggiornamenti sulle condizioni di salute via email. La ripresa graduale degli screening è avvenuta con l'avvio della campagna vaccinale: si è data priorità alle urgenze chirurgiche, ed è in corso l'allineamento anche con le altre procedure. Nicola Marzano è specializzato in tumori ai polmoni, al seno e al colon-retto. Gli screening relativi alle ultime due patologie rientrano tra le prestazioni LEA (livelli essenziali di assistenza), perciò esistono dati precisi sul ritardo accumulato dallo scoppio dell'emergenza fino al 2021. Per quanto riguarda le mammografie, in Puglia sono state convocate 98.800 donne in meno rispetto al 2019, quasi il 40%. Nel 2021, i casi diagnosticati di tumore al seno sono stati 191 in meno rispetto al 2020, con un ritardo accumulato sulle prestazioni di circa 5 mesi. Per gli screening colon-rettali, il dato nazionale registra una perdita del 24,4% di prestazioni e 13.000 diagnosi in meno. La Puglia, invece, ha attivato lo screening in questione solo nella seconda metà del 2019, perciò non vi sono dati a sufficienza per fare una comparazione. La pressione psicologica ha rappresentato un ulteriore ostacolo al progredire delle ordinarie procedure. C'è, infatti, anche la paura da parte dei pazienti oncologici di contrarre il Coronavirus in ospedale. Nonostante le misure di protezione, gli ambulatori restano tra i ricettacoli più pericolosi, e

infettarsi è più facile di quanto si possa immaginare. Paolo (nome di fantasia), malato oncologico in cura a Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, è risultato positivo proprio dopo un ricovero, e lo stesso destino è capitato al suo compagno di stanza. E ciò è successo a febbraio 2022, dopo tre dosi di vaccino e quindici mesi di regime chemioterapetico. In un quadro clinico così compromesso, è stata proprio la copertura vaccinale a salvargli la vita. Lo stesso è successo a tanti altri pazienti, perciò le regole di accesso agli ospedali sono state molto rigide nella fase emergenziale. Questo ha rappresentato un altro problema per i malati oncologici, che per più di un anno hanno affrontato da soli terapie e operazioni: è da poco, infatti, che ai pazienti è concesso essere accompagnati da un parente. "Il supporto familiare è fondamentale durante le terapie", racconta il dottor Marzano, "ma la loro tutela viene prima di ogni cosa. Perciò il personale ha cercato di colmare questa carenza." E adesso? "Ora che l'emergenza sanitaria è terminata, non significa che il virus sia andato via." Ma soprattutto, serviranno molti sforzi per sopperire alle mancanze e ai ritardi che il Covid trascina con sé. Secondo Saverio Cinieri, presidente dell'Aiom, quella che ci aspetta è una vera e propria epidemia di tumori avanzati. Insomma: un'emergenza tira l'altra. (Carmen Palma)

13 L’ESPERTO Il dottor Nicola Marzano, responsabile

del reparto di Oncologia Medica dell'Ospedale San Paolo di Bari

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Crisi Ucraina quarta tranche di sanzioni per la Russia

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È ormai dal 24 febbraio che si combatte in Ucraina dopo l’invasione da parte della Russia. La reazione della comunità internazionale non ha tardato a farsi sentire. Molti stati hanno infatti deciso di imporre delle sanzioni contro la Russia, tra cui straordinariamente anche la Svizzera, abbandonando la propria neutralità. Il bersaglio principale è l’economia. Nei primi tre “pacchetti” varati dall’inizio del conflitto, ci sono il congelamento dei beni detenuti all’estero da parte dell’élite politica russa, il blocco delle esportazione e l’esclusione dal si-

stema SWIFT per le banche russe, il codice di sicurezza che identifica in maniera univoca uno specifico istituto bancario, una sorta di carta d’identità internazionale delle banche. A queste si sono aggiunte anche tre banche bielorusse. Il 14 marzo la Commissione Europea ha varato il quarto pacchetto di sanzioni, che prevedono lo stop ai beni di lusso e all’importazione di tecnologie per difesa, sicurezza e produzione energetica. Nel frattempo diverse multinazionali stanno cessando le proprie attività nel paese. (15 marzo)

Centenario corsaro

Videogiochi

Pier Paolo Pasolini, intellettuale scomodo

Vendita dei prodotti Ea interrotta in Russia Club e nazionale russi rimossi da Fifa 22

L’Italia celebra i 100 anni dalla nascita dello scrittore, poeta e regista Pier Paolo Pasolini. Tante le iniziative culturali per non far morire un pensiero lungimirante e sempre fuori da ogni conformismo. Pasolini è nato il 5 marzo 1922 a Bologna. Festeggiare i suoi cent’anni è un’occasione di riflessione verso una figura controversa, attaccato ai suoi tempi, sia dalla destra sia dalla sinistra, per la sua omosessualità non nascosta e per la sua netta lucidità di analisi verso una società che stava subendo una metamorfosi profonda. Era indignato per questo passaggio da un’innocenza primordiale arcadia ad un mondo corrotto e del consumo, in cui tutto diventava merce perfino l’essere umano. “Io credo nel progresso, non credo nello sviluppo”. Oscure sono ancora le cause della sua morte tragica. Fu assassinato all’Idroscalo di Ostia tra l’ 1 e il 2 novembre del 1975. La dinamica non è mai stata veramente chiarita. (5 marzo)

La casa editrice di Fifa 22, Electronic Arts, in una nota ufficiale, ha annunciato di aver interrotto la vendita del loro prodotto di punta in Russia e Bielorussia. La “sanzione”, presa dalla casa produttrice per dimostrare la propria vicinanza al popolo ucraino, è stata estesa anche a club, nazionale e giocatori russi che non compariranno più nei prodotti di questa stagione. Nel mondo videoludico altre case editrici e produttrici hanno seguito l’esempio di Ea: Microsoft,Sony e ActivisionBlizzard hanno fatto lo stesso. Fanalino di coda Epic Games che, come le concorrenti, ha deciso di interrompere la vendita dei podrotti sotto la propria licenza ma di mantenere attivi i collegamenti server di Fortnite, il pluripremiato battle royal, con lo scopo di non isolare i videogiocatori russi dal resto del mondo (6 Marzo)

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La guerra colpisce l’economia

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La guerra tra Russia e Ucraina non fa bene all’economia. Il prezzo dei beni primari come pane, pasta e focaccia sono lievitati a dismisura fino a toccare il picco dei 3.50€. Assoutenti, associazione no profit che tutela i prezzi per i consumatori, ha lanciato l’allarme e ha condotto un’indagine nelle principali città italiane per capirne l’andamento. Ferrara è al primo posto per il prezzo del pane, seguita da Forlì e Venezia. Ad Altamura il pane è aumentato del 50% a causa del caro bollette. A Cagliari è assalto ai negozi, nel giro di otto ore sono state vendute tre tonnellate di pasta a causa del blocco degli arrivi dei generi alimentari per due settimane. A Roma invece, si è aperta la caccia alla pompa di benzina. Sulla Cristoforo Colombo code infinite per l’unico distributore che vende benzina a 2.03 contro la media dei 2.50 delle altre pompe di benzina. Disagi per camionisti e autotrasportatori. (14 marzo)

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Prezzi alle stelle per i beni primari Energia e carburanti a livelli mai visti

PAGINA A CURA DI: Rosanna Luise Giancarla Manzari Antonietta Pasanisi Fabio Pengo Emanuele Saponieri Francesco Ventrella

Morto mentre filmava

Giornalista del New York Times ucciso a Kiev

15 Tra le vittime della guerra in Ucraina scatenata da Vladimir Putin, c’è un giornalista americano. E’ Brent Renaud, 51 anni e reporter del New York Times. È stato ucciso dai militari russi esattamente ad Irpin, nella periferia di Kiev. Era insieme ad altri due colleghi con cui stava filmando dei profughi in fuga. “Eravamo a Irpin con altri colleghi, per filmare i rifugiati in

fuga - dice uno dei due colleghi - Si è avvicinata un'auto che ci ha chiesto se volevamo andare con loro per passare il secondo ponte, abbiamo superato il checkpoint e ci hanno sparato contro. Brent è stato ferito e lo abbiamo dovuto lasciare indietro per fuggire. Ho visto che gli hanno sparato al collo, ma non so che fine abbia fatto”. (13 marzo)

Dedica a Gresini

Bastianini vola in Qatar e ottiene il suo primo trionfo in MotoGP La prima volta non si scorda mai ed Enea Bastianini ricorderà a lungo la vittoria nel gran premio di Moto GP del Qatar, sul circuito di Losail. Una serie di sorpassi ha permesso al pilota romagnolo di andare a infilare uno a uno i suoi avversari. L’ultimo ad arrendersi lo spagnolo Pol Espargaro, che però, una volta sverniciato dall’italiano sul rettilineo, commette un errore in staccata che regala anche la seconda posizione al sudafricano Brad Binder, relegandosi all’ultimo gradino del podio. Gran vittoria per la Ducati e dedica emozionante di Bastianini a Fausto Gresini, ex team principal della squadra motociclistica, scomparso poco più di un anno fa in seguito alle conseguenze del Covid19. La domenica dei motociclisti italiani non si è conclusa con la vittoria nella classe regina, ma è stata coronata anche dai trionfi di Celestino Vietti, su Kalex, in Moto 2, e di Andrea Migno, su Honda, in Moto 3. Un ottimo inizio di stagione 2022 per le due ruote italiane. (foto: MotoGP.com) (6 marzo) 1-15 marzo 2022


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Mediaterraneo News 1-15 marzo 2022 by Medi@terraneo News - Issuu