Premio Giornalisti del Mediterraneo 2016 - Premio Tommaso Francavilla 2017
Anno 9 - numero 63 Febbraio 2017 Distribuzione gratuita
MEDI@TERRANEO news - Periodico del Master di Giornalismo di Bari Ordine Giornalisti di Puglia - Università degli Studi ‘Aldo Moro’ di Bari Editore: Apfg - Bari Direttore Responsabile: Lino Patruno Registrazione Tribunale di Bari numero 20/07 del 12/04/2007
Redazione: Palazzo Chiaia-Napolitano via Crisanzio, 42 - Bari email: master@apfg.it
Pattugliamento in Adriatico due giorni insieme a bordo
Finanza a forza sette noi e loro
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La Guardia di Finanza per mari cieli e terra Le operazioni, i compiti, i mezzi e gli agenti del Corpo di Sicurezza
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l servizio navale della Guardia di Finanza è uno speciale Corpo di Polizia che dipende direttamente dal ministro dell’Economia e delle Finanze. E’organizzato secondo un assetto militare ed è parte integrante delle Forze Armate dello Stato oltre che della Forza Pubblica. I compiti della Guardia di Finanza sono sanciti dalla legge del 23 aprile 1959, n. 189, e consistono nella prevenzione, ricerca e denunzia delle evasioni e delle violazioni finanziarie e nella vigilanza dell’ordine e della sicurezza pubblica oltre alla difesa politico-militare delle frontiere. Per dirlo senza mezzi termini,il ruolo della Guardia di Finanza navale è di essere “polizia economica e finanziaria in mare” (D.L. 68/2001). Gli uomini e le donne che compongono la Gdf, sono figure altamente qualificate addestrate sia sotto l’aspetto giuridico e professionale, sia come marinai e piloti pronti a fronteggiare ogni possibile eve-
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La sua missione
nienza. La Guardia di Finanza ha recentemente ridisegnato l’assetto del proprio comparto aeronavale (detto componente “alturiera”), che è costituito da 4
gruppi, uno dei quali dedito all’esplorazione aeromarittima. In particolare, i principali campi in cui 2
il corpo della Guardia di Finanza navale opera riguardano i contrasti ai traffici illeciti di droga, di esseri umani, di sigarette, di armi e merce contraffatta. Traffici che, in massima parte, nascono oltre mare e da qui transitano verso il nostro territorio. E’ qui che il ruolo della Guardia di Finanza diventa investigativo: lavorando di intelligence disarticolano le maggiori organizzazioni criminali e salvaguardano le nostre coste. Ma la “polizia in mare” nel corso degli ultimi anni, ha rafforzato i suoi contatti con i partner esteri e non solo, anche con agenzie come Frontex che si occupano, appunto, di vigilare i confini europei via mare. Il corpo Gdf è impegnato nelle operazioni internazionali come “Indalo”, in Spagna, e “Poseidon”, in Grecia. per il monitoraggio del mare Egeo antistante le coste turche. Sul versante della lotta alla criminalità organizzata, la Guardia di Finanza
italiana ha siglato uno specifico accordo con l’Albania che ha consentito il rafforzamento del controllo e della distruzione (bilaterale) delle piantagioni di Cannabis presenti sul territorio albanese. Focalizzandoci sulla Puglia, la Guardia di Finanza aereonavale ha un reparto operativo a Bari da cui dipendono: la stazione navale Bari (Sezione Unità Navale); sezione operativa navale Brindisi (BR); sezione operativa navale Gallipoli (LE); sezione operativa navale Manfredonia (FG); sezione operativa navale Otranto (LE); sezione operativa navale Taranto e infine sezione aerea Bari. Tra i mezzi a disposizione della Guardia di Finanza nella nostra regione, si annoverano le vedette e le motovedette veloci tra cui il pattugliatore veloce PV.6 BARBARISI, unità di spicco
del Gruppo Aeronavale della Guardia di Finanza di Taranto sulla quale la nostra redazione ha trascorso 48 ore per conoscere e documentare l’attività di pattugliamento che tutti i giorni svolgono i fi-
nanzieri a sud della costa. Il pattugliatore Barbarisi è un’unità lunga 36 metri, larga 8 metri che pesa 135 tonnellate. E’ spinta da due motori (M.T.U.) che consentono una velocità di oltre 35 nodi. Il Barbarisi è stato costruito con materiale composito ed è 3
stato varato nel 2007 nei “Cantieri Navali Intermarine” di Sarzana (La Spezia). Inoltre, nel periodo compreso tra il 12 e il 20 maggio del 2016, il pattugliatore veloce PV.6 Barbarisi con i suoi 22 membri di equipaggio, è stato chiamato a garantire, congiuntamente ad altri organi di polizia, una incessante azione di presidio all’America’s Cup, la manifestazione velica più antica del mondo, interessata dalla presenza in mare di un affollatissimo pubblico su imbarcazioni di ogni tipo, accorso ad osservare da vicino gli uomini di Artemis Racing, China Team, Emirates Team, Energy Team, Luna Rossa, Oracle, Team Corea. Sono tante e variegate le operazioni che l’unità tarantina ha svolto già dall’inizio del 2017, dai gommoni carichi di marijuana all’arresto di scafisti senza scrupoli. Dal contrasto all’immigrazione clandestina al soccorso di profughi in mare. Dal bacino del Mediterraneo passando per Lampedusa, toccando le coste libiche, quelle turche fino allo sbarco in Albania. Il pattugliatore Barbarisi spesso parte in missioni che può tenere il suo equipaggio lontano dalla terra ferma anche per 20 giorni. Nel nostro viaggio in loro compagnia abbiamo scoperto l’altra faccia della Guardia di Finanza. Quella che è fatta da uomini e donne, mariti o mogli, padri o figli, guidati dall’amore per questo mestiere che non può prescindere dall’amore per il mare. La Redazione
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Pronti partenza via: col ‘Barbarisi’ da Bari
Non solo finanzieri ma una vera e propria famiglia
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ome vive la Guardia di finanza e quali rischi corre tutti i giorni sul mare? Lo abbiamo scoperto con loro a bordo del pattugliatore veloce Barbarisi, un viaggio che ci ha trascinati da Bari e lungo tutto il canale d’Otranto. Parafrasando John Steinbeck: «Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone»: siamo stati noi giornalisti praticanti a convivere circa 12 ore con tutto l’equipaggio che da 20 giorni è coinvolto nelle operazioni di ricerca dei trafficanti di droga (soprattutto la marijuana). Siamo in quattro al porto di Bari e stiamo aspettando di vivere la nostra avventura. A guidarci c’è il capitano dell’Unità aeronavale della Gdf di Taranto, Pasquale Caiazza e il fotoreporter Marcello Carrozzo. Viviamo con impazienza quei minuti che ci separano dalla terra ferma al mare, ma sembra che qualcosa vada storto: è difficile imbarcarsi sul Barbarisi. Ma non ci lasciamo scoraggiare: con un permesso saliamo a bordo. Siamo curiosi di conoscere come funziona l’imbarcazione, come vive l’equipaggio in mare e quali sono i rischi che corre tutti i giorni. Mentre il pattugliatore veloce si allontana da Bari, vediamo le luci della città da lontano e il sole che sta tramontando Siamo su una motovedetta veloce di 7 mila cavalli e lunga 35 metri: il capitano Caiazza ci porta in contro plancia per raccontarci alcuni tecnicismi. A spie-
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Il primo giorno
garci come vivono i 18 finanzieri c’è anche il colonnello della Guardia di finanza, Maurizio Muscarà (che fino a qualche tempo fa era colonnello del comando aeronavale centrale di Bari e ora è di stanza a Roma). Sull’albero maestro sono posizionate le telecamere diurne e notturne, che servono a individuare eventuali obiettivi in mare. Lavorano in contatto con la sede operativa, usando un sistema wifi di collegamento remoto. A prua ci sono le armi, ma servono solo se necessario. Dopo le prime spiegazioni, ci fanno accomodare nel “quadrato”: lo spazio più vissuto dall’equipaggio. Dall’inizio del 2016 all’inizio 2017 sono state sequestrate dall’unità circa sei tonnellate di marijuana, come spiega il capitano: «La quantità di sostanze stupefacenti è aumentata rispetto agli anni precedenti, perché le organizzazioni criminali albanesi hanno selezionato un tipo di pianta che conclude il suo ciclo vitale in circa 45 giorni e con un’elevatissima reddittività». Ci troviamo a 12 miglia dalla costa adriatica, all’altezza di Monopoli e in direzione Brindisi: il mare è in tempesta, ma noi non ci lasciamo intimorire. In un attimo il capitano Caiazza si lascia trasportare dai ricordi e ci rivela che per fare questo lavoro bisogna amare il mare. Dopo il “quadrato”, arriviamo in plancia: qua ci vengono indicati due monitor. «Il primo – spiega il comandante Caiazza – consente di identificare 4
A BORDO DEL BARBARISI Nella foto una parte del pattugliatore veloce, mentre si allontana da Bari. In lontananza si vedono le luci della città. Un finanziere controlla la situazione intorno a lui. A unire l’equipaggio non è solo il lavoro, ma sono una vera famiglia
tutti i natanti che entrano nel raggio di detenzione della nave. Il secondo, invece, è un sistema tattico di bordo ed è un tavolo che, tramite un protocollo radio, può trasferire alla sala operativa i dati di tutte le unità cooperanti e la disposizione dei mezzi nel mare». Subito dopo ci spostiamo nel cuore dell’unità: dalla centrale di propulsione alla locale dove ci sono i motori. Il rumore è assordante. Le missioni della Guardia di finanza possono durare anche settimane, per questo il legame che unisce i finanzieri non è solo lavorativo. Sono una vera e propria famiglia. Sul pattugliatore veloce c’è tutto, come sottolinea il capitano Caiazza: «L’equipaggio a bordo deve poter avere tutti i comfort, ma per dormire purtroppo non avremo mai privacy. Anche una telefonata a casa significa condividerla con tutto l’equipaggio». Sul Barbarisi c’è tutto: dalle lavatrici alle asciugatrici, dal tavolo da stiro alla cucina. Non c’è nessun cuoco che possa preparare per loro: devono fare tutto da soli e arrangiarsi come possono. Ma superate tutte le formalità ci troviamo a cenare insieme a loro: si ride e si scherza a tavola. Ci portano persino due torte. È questo che colpisce più di tutto: la loro umanità. In fondo, smessi i panni dei finanzieri, sono padri, mariti, fratelli.
Maila Daniela Tritto
Giornalismo e Guardia di Finanza si incontrano in mezzo al mare La cerimonia
L’iniziativa illustrata in una cerimonia a bordo del pattugliatore veloce “Barbarisi” alla presenza del rettore e dei docenti
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onoscere gli aspetti dell’attività della Guardia di Finanza lungo le coste pugliesi per essere in grado di raccontarle nel modo più chiaro possibile. È lo spirito che ha ispirato la due giorni dei ragazzi del Master in Giornalismo di Bari a bordo del pattugliatore veloce “Barbarisi” della Guardia di finanza. L’iniziativa è stata illustrata in una cerimonia alla presenza del colonnello Maurizio Muscarà, del rettore dell’ateneo barese, Antonio Felice Uricchio, del coordinatore del Master, Luigi Cazzato, del direttore delle testate, Lino Patruno, e dei giornalisti Rossella Grandolfo (in rappresentanza dell’Ordine), Marcello Carrozzo e Marilù Mastrogiovanni. <<Il nostro mare - ha spiegato il rettore Uricchio - ha la funzione di unire popoli e culture diverse, ma spesso diventa anche il punto di snodo per traffici illeciti. L’attività della Guardia di finanza è preziosa per contrastarli e farla conoscere è un bene per tutti>>. Il professor Cazzato ha invece posto l’accento sull’attività dei finanzieri in materia di immigrazione: <<È doveroso ringraziare la Guardia di finanza per il suo lavoro al servizio della comunità nazionale e regionale, ma anche per il grande lavoro svolto sul fronte dell’immigrazione. È importante occuparsi anche di chi, ogni giorno, rischia la vita per far parte della nostra comunità>>.
LA CERIMONIA Da sinistra: il capitano Pasquale Caiazza, il colonnello Maurizio Muscarà, Rossella Grandolfo, Luigi Cazzato, Lino Patruno, il Rettore Antonio Felice Uricchio, Marcello Carrozzo e Marilù Mastrogiovanni
Sull’importanza di questa conoscenza è soffermato il colonnello Muscarà: <<Miglioriamo insieme la qualità della comunicazione. Se io finanziere ti mando un video o un comunicato, tu giornalista puoi e devi sottopormi tutte le tue curiosità. E io, nei limiti del possibile, cercherò di soddisfarle>>. Dello stesso avviso Lino Patruno: <<I comunicati che arrivano nelle redazioni sembrano, a prima vista, dei contenuti freddi e distaccati. Un’esperienza del genere, invece, consente di capire l’umanità che si nasconde dietro le cifre e i dettagli riportati, ma anche dietro l’attività di chi opera direttamente sul campo>>. <<Anche lavorando in redazione - ha spiegato Rossella Grandolfo - si può fare un buon lavoro. Si può partire da un comunicato o da un video, ma si può effettuare anche una semplice verifica telefonica per arricchire il proprio articolo con dettagli inediti. Un’esperienza sul campo come questa non è detto che si verifichi nuovamente in futuro>>. 5
Per l’ideatore di questa esperienza, il fotoreporter Marcello Carrozzo, un’esperienza del genere è importante nella formazione dei nuovi cronisti: <<Questo lavoro dà tante soddisfazioni, ma richiede anche tanti sacrifici e voi giovani avete il dovere di essere protagonisti. Non preoccupatevi di ottenere subito gratificazioni perché se uno è bravo, prima o poi, le soddisfazioni arrivano. Se ne avete la possibilità, tentate anche l’esperienza all’estero. Non riempite eccessivamente la vostra valigia. Vi basteranno un paio di scarpe e il vostro taccuino. Il resto ce lo metterete voi con le esperienze che maturerete nel vostro percorso>>. Sulla stessa lunghezza d’onda Marilù Mastrogiovanni, che ha rimarcato l’importanza del compito dei giornalisti: <<Con il nostro lavoro dobbiamo essere testimoni e garanti dei valori della democrazia. Passione e umanità devono sempre muovere la nostra penna>>. Vincenzo Murgolo
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Adriatico via maestra del traffico illecito
Il problema
Suicida perché trovato con un paio di canne
Sequestri record di marjuana da parte della Gdf
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L’attività in mare della Gdf I sequestri nel mare Adriatico pugliese
iù di sei tonnellate di marjuana sequestrate solo a gennaio 2017. Il primo bilancio del nuovo anno della Guardia di finanza di Bari registra quasi un record. L’anno scorso nella sola Puglia sono state recuperate 20 tonnellate di marjuana. I sequestri sono frutto di un’attività costante di controllo per bloccare in mare, tra la Puglia e l’Albania, i traffici illeciti di sostanze stupefacenti. «Si assiste a operazioni e fermi fatti uno dopo l’altro: a distanza di un giorno dal fermo precedente se ne fa un altro», ha spiegato il colonnello Maurizio Muscarà, del comando aeronavale centrale della Guardia di Finanza. Il mare che costeggia la Puglia è da anni teatro di attività illecite: dal contrabbando delle sigarette, alle migrazioni irregolari, al traffico della marjuana dalla vicina Alba-
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nia.La marjuana viene coltivata in quantità assolutamente significative e vede la Puglia come naturale via di transito principale. Uno dei sistemi più agevoli per i trafficanti è la traversata via mare perché ci sono solamente due ore di navigazione per arrivare sulle coste pugliesi. «Gli ultimi quattro anni delle nostre attività hanno permesso di mappare e anche di dare una dimensione del traffico di marjuana», ha raccontato Muscarà. Il volume di affari spostato sarebbe superiore a 5 miliardi di euro l’anno. Una volta fermati i trafficanti e a largo delle coste pugliesi, la Guardia di finanza sequestra il carico di marjuana che viene sottoposto ad analisi chimiche. I dati ottenuti fluiscono nei database della direzione centrale dei servizi antidroga. 6
Per dieci grammi in più. Un quindicenne si è suicidato buttandosi dal balcone in seguito al ritrovamento di 10 grammi di hashish nella sua abitazione da parte della Guardia di finanza il 13 febbraio scorso a Lavagna, un paese vicino Genova. Il ragazzo era stato fermato qualche ora prima davanti alla scuola con in tasca la quantità di una canna. A segnalare ai finanzieri l’uso di cannabinoide, sua madre che «dopo innumerevoli tentativi di convincere il figlio di smettere di farsi di spinelli, non sapeva più cosa fare». Probabilmente la vergogna del ragazzo per essere stato scoperto è stata fatale. Sono scoppiate subito le polemiche contro la madre che al funerale ha chiesto perdono «per non essere stata capace di colmare quel vuoto che (il figlio) si portava dentro da lontano». Polemiche anche nei confronti delle leggi italiane in merito alla legalizzazione della marjuana. La proposta di legge che propone l’uso ricreativo della cannabis, presentata più di un anno e mezzo fa da un intergruppo parlamentare, giace dimenticata. (t.f.)
Normalmente lo stupefacente sequestrato viene custodito per un periodo in appositi locali dalle forze di polizia e, dopo disposizioni del magistrato, viene avviata la sua distruzione. Una volta ottenuto il decreto, la marjuana viene trasportata in un inceneritore sotto scorta delle forze di polizia. Nell’impianto di smaltimento, dopo aver messo in sicurezza l’area con una vigilanza armata, i militari si occupano delle operazioni di smaltimento vigilando l’impianto fino alla combustione dell’ultimo grammo. La marjuana subisce il classico processo di incenerimento e pari trattamento degli inquinanti gassosi emessi. Il destino della marjuana, dunque, è sempre quello di andare in fumo.
Tommaso Felicetti
Da Bari a Leuca, a tutta birra ma la primula rossa se la fila L’operazione
Sul pattugliatore della Finanza col mare a forza 7 a tutta velocità dietro lo scafista che va in Albania pur di scamparla
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arichi di adrenalina, sull’imbarcazione della Guardia di Finanza, in una fredda notte d’inverno, all’inseguimento di un narcotrafficante: la primula rossa, uno scafista molto abile, riuscito a scamparla già in più di un inseguimento via mare. Tutto comincia con l’esclamazione del comandante Caiazza: “Si parte, abbiamo ricevuto un’attivazione”. La parola in gergo fa scattare un meccanismo perfetto sul pattugliatore veloce della Finanza: col mare a forza sette, si salpa da Bari in gran fretta e parte l’inseguimento. All’inizio, c’è molta tensione a bordo. Forse perché i finanzieri erano consapevoli di dover affrontare un’operazione difficile. E così, dopo aver spento tutte le luci, hanno avvisato tutti: «Spegnete i cellulari, niente comunicazioni all’esterno». Davanti a noi, con diverse miglia di navigazione di vantaggio, lui, la primula rossa degli scafisti, uno capace di sfuggire più volte alla cattura. Col suo bolide a 4 motori, con ogni probabilità sotto effetto della cocaina, sfreccia tra le onde come se fosse in autostrada. Mettendo a rischio sé e il ricco carico di droga che trasporta. Ma non rallenta mai, proprio come il mezzo delle Fiamme gialle che lo tallona. A bordo del pattugliatore balla tutto: non si cena. Un panino e via. E’ l’adrenalina a divorare l’appetito.
L’OPERAZIONE In alto a sinistra, il momento in cui il pattugliatore salpa da Bari, sotto la plancia durante l’inseguimento; in alto a destra, alcuni finanzieri dopo l’operazione; in basso, l’alba immortalata dal porto
La corsa prosegue, ma lo scafista si dilegua nella notte. Prende il largo e torna in Albania. Il pattugliatore non varca le acque internazionali, sa che lì non avrebbe alcun aiuto dalle autorità locali e si arresta a sud di Leuca. Fermi sotto il tacco di Puglia, i finanzieri attendono segnali dai radar o dai mezzi aerei che sorvegliano l’area. Passano i minuti, le ore, ma niente. L’agile 7
contrabbandiere l’ha scampata di nuovo. E allora si riparte a percorso inverso: direzione Bari. All’alba, dopo un’operazione tanto infruttuosa quanto intensa il morale dell’equipaggio non è alle stelle. Ma in tutti c’è la ferma convinzione che prima o poi anche la primula rossa finirà avvolta dalle Fiamme gialle. Luca Losito
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Dietro la divisa, l’uomo L’intervista
Il colonnello del Comando aeronavale centrale della Guardia di Finanza, Maurizio Muscarà, si racconta
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omini prima che finanzieri. Abbiamo intervistato il col. Maurizio Muscarà del comando aeronavale centrale e abbiamo cercato di “rivelare” il lato umano – troppo spesso nascosto e ignorato - che si cela dietro la divisa. Colonnello, prima di avere un ruolo così importante a livello dirigenziale, lei ha navigato per molti anni. Qual è stato l’episodio più toccante che ha vissuto a livello umano nella sua lunga esperienza? L’episodio a cui attribuisco grande importanza è molto recente. Negli anni ho fatto tante attività: mi sono occupato di contrasto al traffico di stupefacenti e ad altri traffici illegali, ho lavorato come componente di soccorso con i mezzi aerei durante il terremoto in Abruzzo del 2009, ero in Lunigiana durante le alluvioni. Nella mia esperienza pugliese degli ultimi 3 anni (dal 2013 al 2016) c’è stato un episodio, il 31 agosto del 2016, che mi è rimasto impresso. Quale? Di notte, mentre stavamo pattugliando il canale di Otranto, gli aerei ci segnalarono un mezzo sospetto. Era un grosso moto-yacht che si dirigeva verso la costa: appena il nostro elicottero è stato notato, il mezzo ha cambiato subito rotta. Lo abbiamo raggiunto e ci siamo affiancati. All’inizio sembrava tutto regolare. Poco dopo dall’interno del mezzo sono uscite un sacco di persone, sia adulti che bambini. Tutti gesticolavano e facevano segni. Gli scafisti hanno tentato la fuga, ma siamo riusciti a bloccarli. Da quella barca di poco più di 20 metri abbiamo trasbordato sulla nostra unità circa 85 persone. febbraio 2017
SUL PATTUGLIATORE Un momento della video-intervista a Muscarà
Cosa fu particolare in quell’operazione? Fu particolare l’effetto di trasbordare tutti quegli adulti e quei bambini [il colonello si commuove]: un effetto particolare perché è ben diverso dal vederlo in tv, dal vederlo da una telecamera all’infrarosso, dal vederlo da lontano o vederlo in foto. Prendere in mano e aiutare quelle persone in quella situazione mi fece un effetto molto particolare, tanto che conservo quel ricordo perché mi ha fatto capire come è importante nel nostro mestiere coniugare l’efficacia, la capacità, la tecnica alla generosità e all’umanità. La vedo scosso, ma mi permetto di continuare. Cosa vi dicono i bambini quando vi vedono, quando li prendete e li portare sulle vostre imbarcazioni. Quali sono le prime parole che vi dicono? Credo che i bambini siano una grande fonte di energia. Quando fermammo quella barca, dopo meno di un’ora eravamo nel porto più vicino. Facemmo scendere tutti. Alcuni bambini, appena scesi, iniziarono a giocare. Questo è un messaggio fortissimo: la vita continua. Quei bambini fecero dimenticare a tutti quella brutta esperienza. Quei minori e quegli adulti erano stati imbarcati in Turchia e avevano fatto 5-6 giorni di viaggio ininterrottamente: vi assicuro 8
che per così tante persone in una barca di 20 metri, il viaggio è duro, faticoso. Questa situazione vista negli occhi dei bambini fa capire che c’è una forza, un’energia e che tutto può ricominciare anche nelle condizioni più sfavorevoli. Poi ripeto: i bambini si assomigliano in ogni angolo del mondo, per cui la voglia di giocare di un bimbo del Burkina Faso è uguale a quella di un bimbo della Norvegia e a uno della provincia di Milano. Ci può raccontare un aspetto del vostro lavoro che non viene valorizzato o raccontato abbastanza dai media e che la gente non conosce? Non c’è un aspetto specifico che non viene raccontato o che rimane all’oscuro. Forse ciò che non passa è che dietro certe attività, certe azioni, certi tipi d’interventi, c’è tanto lavoro, tanta pazienza, tanto studio e tanta preparazione. Se vuoi fare bene questo lavoro devi sacrificare tante cose e non ti puoi permettere di farlo 6 ore al giorno staccando e andando poi a correre al parco come se fosse l’ultimo lavoro d’ufficio. Questo è un aspetto che è difficile far trasparire anche quando vengono evidenziate le operazioni e vengono raccontati i risultati. Tante volte non è l’operatore di polizia bravo a sottolineare i passaggi importanti, ma è il giornalista che li coglie e li sa evidenziare. Davide Impicciatore
A tu per tu con il capitano Il personaggio
“Per poter essere un buon finanziare bisogna essere uomo di mare”
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primo impatto, guardando il capitano Pasquale Caiazza, direttore di servizio sul pattugliatore veloce “Barbarisi”, si ha l’impressione di un uomo tutto d’un pezzo, a tratti rigido. Saluto formale, stretta di mano salda, sguardo penetrante. Ci ha accolti all’ingresso del terminal dell’Area Extra Schengen per condurci dai “suoi” uomini. Salire sulla nave però non è stato così semplice: un disguido burocratico ci ha tenuti fermi a terra per almeno un’ora, mettendo seriamente alla prova i nervi saldi del capitano. Ma questo piccolo espediente fatto di rimpalli telefonici continui tra autorità portuale e comando generale della Guardia di Finanza ci ha permesso di andare oltre la divisa del finanziere. Il capitano Caiazza si è comportato prima con diplomazia nei confronti di un evidente muro di gomma burocratico, poi con ironia alternata al pugno di ferro, facendo notare l’assurdità della questione. Insomma per una mancata comunicazione verbale stavamo per giocarci l’escursione via mare. Fortunatamente siamo riusciti a trovare un compromesso e a transitare finalmente verso il pattugliatore <<Barbarisi>>, tra risate e battute. Un bel modo di rompere il ghiaccio. Una volta a bordo il capitano ha cambiato di nuovo registro: ci ha presentato l’equipaggio con il piglio del militare. Poi dopo esserci accomodati nel “quadrato”, la zona più vissuta di
LA FOTO Il capitano Pasquale Caiazza, direttore di servizio del pattugliatore veloce “Barbarisi” e capitano della motovedetta “Denaro” di istanza a Taranto.
tutto il pattugliatore, abbiamo iniziato la cosiddetta intervista “istituzionale”. Dalla struttura del <<Barbarisi>>, una macchina concepita per solcare al meglio i mari alla ricerca di criminali e migranti, passando per l’attività di sorveglianza sull’Adriatico meridionale per preservare gli interessi sia dello Stato italiano sia dell’Unione Europea. Obiettivo di ogni uscita via mare è quella di scandagliare le coste seguendo la rotta dei traffici illeciti provenienti dalla penisola balcanica. Un'attività estenuante che può portare l’equipaggio a stare lontano dalla terraferma per oltre 20 giorni di fila. Il capitano Caiazza però ci tiene a sottolineare che la Guardia di Finanza non si concentra solo sulla lotta al traffico di stupefacenti: <<E’ importante per noi salvare i migranti che ogni giorno tentano di raggiungere il nostro Paese - racconta il capitano - ma allo stesso tempo non possiamo esimerci dal punire chi mette in pericolo la vita di queste persone>>. I pattugliatori veloci sono dotati della tecnologia migliore per poter intercettare i natanti sospetti. Ma tra radar, satelliti e telecamere ad infrarossi ci sono gli uomini dell’equipaggio, vero cuore pulsante del <<Barbarisi>>. <<Su questa unità navale ci sono 18 persone. Tutti a bordo hanno un compito preciso che va dalla gestione dei motori, alla gestione degli apparati di navigazione scoperta fino alla gestione stessa della navigazione che spetta al comandante. 9
Ognuno deve sapere qual è il suo compito, perché questa è una macchina rodata ai massimi livelli. E qui dentro, lasciatemelo dire, tutti sono dotati di grande professionalità>>. Ed è proprio quando accenna ai suoi colleghi che sul volto di Pasquale Caiazza compare il sorriso dell’uomo e non del finanziere.<<Dietro l’equipaggio, ci sono gli uomini e le famiglie, con i loro problemi. Per noi la difficoltà maggiore sta proprio nel sopportare i disagi che questo mestiere ci impone, e anche se i sacrifici sono tanti, l’unica cosa che ci appaga davvero è la sensazione di sentirci utili>>. Più domande personali gli facciamo e più la maschera da capitano sbiadisce. <<Ha famiglia?>>. <<Si, ho una moglie e due figli ed è difficile mantenere un equilibrio. Io manco a loro e loro mancano a me. Ma questi uomini ormai, anche loro sono parte della mia famiglia. Non c’è privacy qui dentro: se uno ha una discussione con la moglie, tutti lo sentono e ne dividono il fardello - e per sdrammatizzare ha concluso abbiamo provato con i tappi per le orecchie, ma non funzionano granchè>>. E alla domanda: <<Quanto sei finanziere e quanto uomo di mare>> lui ha risposto: <<Sono 20 anni che navigo e penso che queste due cose siano inscindibili. Bisogna amare questo lavoro per poter essere un buon finanziere, e per amarlo davvero devi essere uomo di mare>>. Graziana Capurso
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Vita a bordo, non è vita Curiosità
L’EQUIPAGGIO A bordo del pattugliatore si hanno tutte le comodità, ma anche molte, troppe problematiche con cui convivere
Una notte nel pattugliatore «Barbarisi»: vizi e virtù per la Guardia di Finanza
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militari del pattugliatore lavorano come un’entità unica. Sembra abbiano i cervelli connessi in una complessa condizione di intelligenza collettiva. E come le api producono il miele, i finanzieri si muovono all’unisono, in un meccanismo che funziona senza alcun particolare problema. I loro movimenti sono aggraziati e innestati alla perfezione, come un’orchestra rodata, ognuno col suo compito e con le sue spettanze, totalmente intercambiabili. Conoscono ogni abitudine l’uno dell’altro, ogni vizio e stravizio. Si può dire, per usare un eufemismo, che si conoscono addirittura meglio delle loro mogli. Nel pattugliatore infatti manca del tutto la privacy. Una telefonata può essere ascoltata da ogni singolo membro dell’equipaggio. Ma loro non hanno segreti. Ormai vivono oltre il concetto stesso di privacy. E per loro non è un problema, anzi, ne vanno quasi fieri. Come fosse un motivo d’orgoglio. Capita che non dormono per giorni. I
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loro turni sono massacranti e non hanno orari. Può capitare che il pattugliamento duri anche più di 48 ore. E allora non è anormale vederli addormentarsi sul tavolo del “soggiorno”, dove si mangia. Crollano come foglie secche, in autunno, ed è quasi romantico vederli resistere fino all’ultimo, con gli occhi che si chiudono da soli. E se davanti c’è il colonnello, che magari si sincera del loro stato e li invita a farsi un riposino, insistono sempre che non ne hanno bisogno. Ma gli occhi non mentono, mai! Il colonnello si sfoga, in un crescendo rossiniano, dicendo che uno stipendio da 1500 euro non è sufficiente per la vita che fanno. E allora viene spontaneo chiedere se c’è qualcuno che fa il doppio gioco. Il colonnello fa un respiro profondo, prende quasi tutta l’aria della nave e sceglie di sbottonarsi: “Certo - si sfoga - esiste e come il pericolo di avere doppiogiochisti nell’arma. Mi è capitato di vedere un collega di lunga data andare in prepensionamento e collaborare col nemico. Piange il cuore, ma che 10
bisogna fare?”. Il colonnello ci ruba il lavoro e inizia a fare domande. Ma non siamo noi a poter dare risposte. E c’è più d’una ragione se vivono questi disagi con orgoglio, ma si può riassumere in un solo concetto: l’attaccamento alla divisa e ai propri compagni. Se buttiamo un occhio al cinema, vengono subito in mente i classici film di guerra nazionalistici, come «Salvate il soldato di Ryan» di Spielberg o «Black Hawk Down» di Scott, ma se spingiamo oltre la retorica nazionalista, non possiamo che buttare un occhio a «Star Trek», dove un equipaggio di una nave stellare, esplora lo spazio profondo in cerca di contatti con nuovi mondi e nuove civiltà.
IL CINEMA In alto, un momento di “Star Trek”, di Gene Roddenbarry, dove un equipaggio convive con l’idea di stare lontani da casa, esattamente come i ragazzi del pattugliatore. In basso invece la locandina di “La grande abbuffata”, di Marco Ferreri, dove un gruppo di amici si incontra per mangiare fino a scoppiare
Paradossalmente la fantascienza riesce ad essere più fedele alla realtà degli uomini delle Fiamme Gialle, che non i film di guerra di Hollywood. Vediamo infatti come l’equipaggio dell’ormai famosissima «Enterprise», lavori a stretto contatto e con un attaccamento che ricorda molto quello dell’equipaggio del pattugliatore veloce «Barbarisi». L’equipaggio di «Star Trek» ovviamente non è militarizzato. E’ più un gruppo di antropologi alla ricerca di culture diverse da osservare. E anche se siamo ben lontani da questo mondo, sarebbe più che auspicabile arrivare a una situazione del genere.
Paolo Cocuroccia
Signori, a tavola Viaggio nella cucina
La cucina in un pattugliatore funziona alla grande! Dipende tutto dal cuoco, perché possono venire manicaretti da leccarsi i baffi. La prima proposta fatta era “tubettini e cozze”, ma purtroppo il mare forza sette non permette cucina elaboratissima, anzi... E così ci si accontenta dei panini. Il forno però permetterebbe ben altro. Ed ecco che spuntano le lasagne, le melanzane alla parmigiana, e la mitica pasta al forno. Per non parlare del famoso riso, patate e cozze. Non solo, i finanzieri non si fanno sfuggire nulla e anche sui secondi vanno forte: agnello con piselli e cozze ripiene, 11
come vuole la più rigorosa tradizione barese. Ma anche la domenica diventa un giorno normale. Ecco allora il mitico ragù del macellaio, senza carota, quella la mettono i paesani, ma solo con olio d’oliva e cipolla. E a un buon ragù del macellaio non può mancare un bel pezzo di manzo, le famose brasciole e la salsiccia. Insomma c’è tutto per una “Grande abbuffata” alla Marco Ferreri. L’unica cosa, da ricordare, se volete mangiare nel pattugliatore, non andate da mare forza 4 in su. Potreste ritrovarvi a mangiare panini... P.C. febbraio 2017
Il tenente di terra che sognava il mare
Il comandante
IL PERSONAGGIO In alto, tra il rettore Uricchio e il colonnello Muscarà, il tenente Vincenzo Barbangelo. Sotto, la visuale sul porto di Bari dal pattugliatore “Barbarisi”
A soli 29 anni è già alla guida di un’imbarcazione
I
l comandante del pattugliatore veloce “Barbarisi” è quasi il più giovane a bordo: Vincenzo Barbangelo, 29 anni, guida l’imbarcazione e in pochi anni ha già fatto molta esperienza. Barbangelo si è già guadagnato la qualifica di tenente ed è uscito dall’Accademia con la laurea in Scienze della sicurezza economico-finanziaria. «Ho fatto tre volte il concorso per entrare nelle Fiamme Gialle: le prime due volte sono risultato idoneo senza essere ammesso, alla terza invece ce l’ho fatta. Entrare nell’area navale della Finanza è sempre stato il mio obiettivo e il mio sogno. Vivere a bordo è la mia passione, per me questo è il lavoro più bello del mondo». Trasuda entusiasmo, il tenente, quando parla del suo lavoro. Ed è così anche quando racconta l’esperienza della notte appena trascorsa. Con lui al comando, ci ritroviamo a vivere l’inseguimento ad un narcotrafficante, pur non andato a buon fine: «Abbiamo avuto un allertamento quando eravamo nel porto di Bari, e siamo usciti nonostante le condizioni meteomarine piuttosto avverse. Siamo arrivati fino al traverso di Otranto più o meno. Il bersaglio era monitorato da sette aerei del corpo, ma successivamente è stato perso perché probabilmente è andato a caricare. Una volta entrato nelle acque albanesi non l’abbiamo avuto più sotto controllo. Poi le condizioni del mare sono diventate
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proibitive e siamo rientrati». Poi, Barbangelo parla più approfonditamente dell’azione della Finanza in mare e di come si sviluppano questo tipo di operazioni: «Non è così veloce, a volte queste situazioni vanno avanti anche per giorni. Non si sviluppano nell’arco di poche ore. Poi parlando del caso di oggi, uno scafista che esce in condizioni meteo così avverse di sicuro ci sa fare. Ma tornerà, sicuramente. Appena possibile, probabilmente stanotte. Noi comunque restiamo in allerta e siamo sempre pronti a muoverci. Se ci dovessero richiamare, partiremmo subito». L’amore per il mare come filo conduttore, forse anche per via delle sue radici appulo lucane: «Sono di Venosa, anche se la mia famiglia ha origini andriesi». Sul pattugliatore, tutti hanno grande rispetto per il suo ruolo, anche chi come 12
il brigadiere capo Cosimo Tomaselli ha tanti anni di servizio quanti ne ha di età il tenente, ossia 29: «Siamo assolutamente abituati a lavorare con capi molto più giovani, è una cosa normale. L’importante è conoscere e rispettare il proprio ruolo e quello degli altri». Ed è proprio questo meccanismo che permette all’equipaggio di funzionare al meglio in tutte le operazioni. Ognuno ha un ruolo a bordo e tutti hanno il massimo rispetto. Barbangelo, con la sua passione e la grande voglia, guida il pattugliatore veloce “Barbarisi” su e giù per le acque pugliesi. E senza dubbio, a prescindere dall’età anagrafica, ci saranno tempi duri per gli scafisti finché le Fiamme gialle potranno disporre di uomini con qualità umane simili. Luca Losito
Per qualche grammo in più Dibattito
Pattugliatori e fumatori In alto Volonté, fumatore d’oppio nel capolavoro di Leone “Per qualche dollaro in più”. A sinistra e a destra, i pattugliatori della GDF
Ha ancora senso investire uomini e mezzi sul traffico di droga leggera?
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ttivazione! Ecco la parola che ha contraddistinto il secondo giorno di osservazione nel pattugliatore della finanza. Una notte passata a inseguire un inarrivabile narco-trafficante che sta li facendo impazzire. L’uomo è forse il più esperto scafista di tutto l’Adriatico, secondo i militari, che non nascondono un certo rispetto per lo scafista albanese. E In Albania buona parte dello stato sociale, soprattutto in questi ultimi anni, si regge sulla produzione di marijuana. Lo ammette anche il ministro degli Interni albanese, Saimir Tahiri, al "Fatto Quotidiano": «La guerra alla droga non può essere solo impegno della polizia, ma deve andare alle cause del fenomeno. Povertà e mancanza di lavoro spingono i contadini, specie nelle zone più remote, a coltivare cannabis - e il perché è semplice, secondo il ministro -, si fanno soldi più facili». Gli agricoltori, però, sono solo l’ultimo anello di una catena che ha negli intermediatori lo snodo fondante. Lo stanno rac-
contando anche le inchieste delle procure italiane: il cervello del narcotraffico è in Albania ed è in grado di gestire i corridoi della droga fino a destinazione finale, trattando alla pari con le mafie nostrane e senza farsi più usare. Ma dopo una lunga notte passata a inseguire l’imprendibile primula rossa, la domanda sorge spontanea. Vale la pena dispiegare uomini e mezzi alla caccia di un uomo che trasporta da una costa all'altra kg e kg di erba? Soprattutto considerato che l'equipaggio potrebbe essere impiegato in situazioni ben più gravi e pericolose? Non è necessario scomodare Cantone, né Gratteri, per capire che forse bisognerebbe fare un passo verso il futuro: l'autoproduzione. Un paio di piantine a persona e il problema finirebbe. Depenalizzando il reato infatti, si creerebbe immediatamente un competitor imbattibile per la criminalità organizzata: il consumatore stesso. Il costo al grammo diminuirebbe inesorabilmente, soprattutto 13
per via dell'infinita offerta immessa nel mercato. Le conseguenze sono evidenti: gli scafisti albanesi che fanno profitti elevati sulla vendita della sostanza, non avrebbero più gli stessi motivi che hanno ora per sbarcare in italia. E così il gioco non varrebbe più la candela. Di fatto abbiamo una legge vecchia 27 anni, la Jervolino-Vassalli, che prevede una sanzione amministrativa per i consumatori e il penale per chi spaccia. Intanto giorni fa si è suicidato un ragazzo che fumava qualche spinello di nascosto dai genitori, perché scoperto e denunciato dalla stessa madre. Giusto che un ragazzo muoia per qualche misero grammo d’erba? Paolo Cocuroccia
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Foto ricordo
Noi, reporter delle “Fiamme Gialle� MOMENTI DI VITA A BORDO
Tutte le foto di questa edizione speciale di Medi@terraneonews interamente dedicata alla Guardia di Finanza sono state scattate dal docente e fotografo Marcello Carrozzo e dai praticanti della scuola di giornalismo febbraio 2017
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Corri pattugliatore là giù...
Al tramonto, di notte, all’alba e di nuovo. Per 48 ore le operazioni della GdF sono state l’obiettivo di una macchina fotografica e della camera di uno smartphone. Abbiamo scattato momenti, catturato millesimi di secondo di quella vita in mare che velocemente scorre. Abbiamo immortalato paesaggi, dettagli, sorrisi, persone. Tutto ciò che serviva a voi lettori per conoscere cosa c’è dietro questo lavoro
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Il cuore Giallo che batte in loro
Gli uomini che tutti i giorni sorvegliano le acque pugliesi
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on è semplice capire quali sono i sacrifici di quei militari che decidono di intraprendere una vita in continua “missione”. Eppure quello che abbiamo scoperto e conosciuto sull’unità tarantina è stata la grande voglia di superare i confini, non solo quello del nostro territorio. Ma andando per mare, è come se spostassero sempre più in la loro frontiera. Il desiderio di andare oltre se stessi. Come gli uomini del mediterraneo, Ulisse a caccia della loro Itaca. Diciotto uomini che per circostanza sono costretti a vivere una realtà parallela a quella quotidiana. Una missione a difesa di noi tutti. Una continua lotta alla criminalità, ai suoi traffici illeciti fra le due sponde dell’Adriatico, un soccorso a quei migranti in mare che affrontano la morte per conquistare la vita. Uomini che hanno scelto di sorvegliare le nostre acque scure giorno e notte. Che hanno scelto di convivere con le onde, con le nausee e con quei colleghi che dopo 20 giorni di missione hanno la capacità di conoscere anche il pensiero più triste, diventando dei fratelli. Una famiglia. Così li abbiamo conosciuti nei due giorni a bordo con loro. Una grande avventura anche per noi giornalisti che spesso conviviamo senza comprendere davvero quali i sacrifici e gli sforzi di questi uomini dietro un comunicato stampa. Li abbiamo scoperti come uomini con il cuore Giallo.
Annarita Amoruso
febbraio 2017
Uno per uno
Gennaro Assenti: maresciallo, 50 anni. <<Lavoriamo con passione e le nostre famiglie sopportano pazientemente la nostra mancanza>>
Giancarlo D’Andria: maresciallo capo, 43 anni. <<Sono nell’unità da 20 anni e non sono ancora abituato alla lontananza dai miei cari>>
Giancarlo Leo: appuntato, 51 anni. <<Quando si è a terra si è sommersi da faccende da sbrigare, rimandate a volte da emergenze lavorative>>
Laurent di Marco:maresciallo aiutante, 45 anni.<<Classe 1972 e imbarcato dal 2005. La nostra “missione” ci dà la forza per andare avanti>>
Massimiliano Petrosino: maresciallo, 46 anni. <<Ho iniziato questo lavoro con entusiasmo nel ‘94 e tutti i giorni cerco l’equilibrio tra terra e mare>>
Mario Picaro: maresciallo aiutante, 43 anni. <<La vita da imbarcato è come un giuramento di fedeltà. Lo fa il militare, ma anche tutta la famiglia>>
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Agostino Di Bello: appuntato,49 anni. << Vita privata e lavoro?Difficilmente si riesce a pianificare gli impegni. C’è sempre qualche emergenza>>
Alessandro Benedetti: finanziere, 30 anni.<<Tornassi indietro rifarei la scelta di indossare questa divisa che comporta grandi responsabilità>>
Andrea Caruso maresciallo capo, 46 anni. <<Prima di un’operazione pericolosa i nostri cari sono al centro dei nostri pensieri>>
Cosimo Tomaselli: brigadiere capo, 50 anni.<<Il senso di giustizia aiuta noi e i nostri cari a superare lunghi periodi senza vederci>>
Domenico Minichino: maresciallo, 31 anni. <<La mia famiglia e la mia fidanzata, che a breve sposerò, mi sostengono nei momenti difficili>>
Domenico Piscopo: maresciallo, 26 anni. <<Oggi a Bari, dopodomani chissà! Il sacrificio non mi pesa: con me ci sono persone straordinarie>>
Domenico Ruffo: appuntato scelto, 48 anni. << E’ dura lasciare la famiglia, ma per fortuna sul lavoro c’è un’altra famiglia ad aspettarmi>>
Francesco Campanale: maresciallo, 38 anni. <<Facciamo del nostro meglio per far sì che valga davvero la pena sostenere questa vocazione>>
Francesco Di Fraia: appuntato, 36 anni. <<Mio figlio: “Papino, adesso sei arrivato. Ma quando riparti? Ah sì, fra tre-quattro giorni…”>>
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Da “La Gazzetta del Mezzogiorno� Rassegna stampa
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Questi giornalisti giornalisti La testimonianza
Riflessioni a margine di un reportage che diventò dossier, in mano a praticanti, segugi di notizie. Come il Barbarisi, di narcotrafficanti
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sserci. E raccontare. Lasciarsi incuriosire da ogni dettaglio, eliminare ogni filtro tra sé e l’oggetto della propria investigazione. Cercare, essere insoddisfatti sempre, verificare, analizzare, cercare l’empatia, anche. Senza mai dimenticare la passione. Perché scrivere senza anima sarebbe come usare una penna secca, incapace di comunicare con il lettore. Una lunga riflessione durata 48 ore sul senso del giornalismo, oggi. Il reportage a bordo del pattugliatore veloce “Barbarisi” s’è trasformato presto in una intensa prova del nove, per i praticanti del master in Giornalismo dell’Università di Bari. Annarita, Graziana, Maila, Davide, Tommaso, Paolo, Luca, Vincenzo non hanno smesso un attimo di fare domande, prendere appunti, fare riprese e foto. Cercando il taglio giusto per ogni pezzo che prendeva forma via via nella loro testa. <<Che dici Marilù, diamo anche voce alle esperienze personali?>> <<Che ne pensi Marilù se facciamo prima le interviste piazzate poi tutti i “fegatelli” da montare dopo?>> <<Marilù, facciamo le riprese della plancia?>>. Stare con loro a bordo è stato un privilegio: so di parlare anche a nome del collega Marcello Carrozzo che, lavorando da anni con le Fiamme Gialle come reporter, è stato il tramite che ha reso possibile quest’esperienza. E’
LA FOTO Il comandante del Barbarisi, Vincenzo Barbangelo insieme a Marilù Mastrogiovanni, direttora del Tacco d’Italia e docente di scrittura web per il Master in Giornalismo di Bari
stato bello rivedersi nei loro sguardi affamati di notizie, vedere la scintilla che si accende negli occhi di Paolo, che stuzzica il colonnello Muscarà sulla legalizzazione delle droghe leggere. O cercare di fare da cavalletto umano per stabilizzare (ma era impossibile) la telecamera di Davide, che con il mare forza 7 in plancia seguiva ogni fase dell’inseguimento del narcotrafficante. Osservarli, senza intervenire troppo; indirizzarli, senza essere invadente; tarare il tiro del pezzo, senza snaturarlo rispetto all’idea originaria che loro voleva dare. E poi, il lavoro del desk: la raccolta dati, l’incrocio delle fonti, la verifica sugli open data. Costruire una long form story che incroci sul web ogni forma espressiva e giornalistica usata finora. Prendere una storia, la stessa storia, e rivoltarla più e più volte, da più lati, per creare un ipertesto che offra al lettore una visione d’insieme dell’esperienza a bordo del <<Barbarisi>>, fornendo contemporaneamente allo stesso lettore gli strumenti per andare oltre, per approfondire in proprio. E dunque: aprire le fonti, renderle disponibili e verificabili dal lettore, costruire un’esperienza anche esteticamente piacevole per la lettura dei dati, utilizzando nuove piatta19
forme open source come Infogr.am. Quello che doveva essere “solo” un reportage sull’attività di contrasto al traffico di droghe e migranti che quotidianamente le Fiamme Gialle portano avanti nel Canale d’Otranto, s’è trasformato presto nel “là” per realizzare un dossier sull’imponente sforzo dello Stato italiano per arginare tutti i business delle mafie nel mar Adriatico. Perché un giornalista, che ha la domanda facile e il dubbio sempre a portata di mano, non si ferma mai a ciò che vede. Il “giornalista giornalista”, usando una bellissima definizione di Giancarlo Siani, vede, documenta, racconta e poi va avanti: il giornalista giornalista analizza, discerne, critica. Diceva Siani: “Essere giornalista è sentire l’ingiustizia del mondo sulla propria pelle, è schierarsi dalla parte della verità, è denuncia, è ricerca, è curiosità, è approfondimento (…)Essere Giornalista significa farsi amica la paura e continuare sulla propria strada perché raccontando si diventa scomodi a qualcuno. Le parole (…) pungolano le coscienze, sono inviti alla riflessione e alla lotta, teoria che diviene prassi quotidiana di esercizio della libertà”. E il master di Bari è un vivaio di “giornalisti giornalisti”, statene certi.
Marilù Mastrogiovanni
febbraio 2017