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Medi@terraneo News 1-15 aprile 2019

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Anno 11 - N. 70 1-15 aprile 2019 Distribuzione gratuita

Premio Giornalisti del Mediterraneo 2016

MEDI@TERRANEO news - Periodico del Master di Giornalismo di Bari Ordine Giornalisti di Puglia - Università degli Studi ‘Aldo Moro’ di Bari Editore: Apfg - Bari Direttore Responsabile: Lino Patruno Registrazione Tribunale di Bari numero 20/07 del 12/04/2007

Redazione: Palazzo Chiaia-Napolitano via Crisanzio, 42 - Bari email: master@apfg.it

L’Europa siamo noi La visita degli allievi del Master di Bari

I dieci cavalieri della buona informazione

Ho visto, uno per uno, i loro volti. Erano cambiati. Attenti e rispettosi. Ero di fronte a loro mentre parlava Federico De Girolamo, amico e valente addetto stampa del Parlamento europeo. Questa l'istantanea degli studenti del Master quando hanno varcato la porta, sedendosi come dei cronisti di lunga esperienza, della sala stampa del Parlamento europeo. Tutto questo non solo per l'importanza del luogo. Bensì soprattutto per il fatto che quella sala è dedicata, giustamente ma purtroppo, alla giornalista russa Anna Politkovskaja non sottacendo quella di Strasburgo per la cronista maltese Daphne Caruana Galizia al pari degli studi radiofonici di Strasburgo intitolata ai due giovani giornalisti Antonio Megalizzi e Barto Pedro Orent-Niedzielski. Martiri dell'informazione. Anche per questo bisogna comunicare in modo corretto l'Europa. Gli studenti hanno sentito il “peso” di un compito importante come quello di onorare la professione sempre in maniera corretta e limpida. Parto da questo titolo per cristallizzare tutto l'impegno e la voglia di imparare da parte loro nella quale mi sono specchiato durante la due giorni di Bruxelles. Ho imparato molto dalla loro freschezza. Non ho dubbi che proprio con questa tensione sapranno raccontare, senza sbavature, tutti quei complessi processi decisionali e le varie negoziazioni politiche che sono alla base dei provvedimenti comunitari. E' materia complessa. Ma loro sapranno declinarla con un linguaggio lontano mille miglia da quell'incomprensibile eurocratese che rende tutto difficile. Gli strumenti comunicativi per neutralizzare tutto questo sono in loro possesso. Non ho dubbi. E sarà un piacere leggere i loro pezzi. Non vedo l'ora. Giuseppe Dimiccoli

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Stati Uniti Europei per rispondere ai colossi d’Oriente

Niccolò Rinaldi, federalista e funzionario Ue, spera ancora in un unico grande Stato. Sull’Italia: “I fondi comunitari non vengono ben sfruttati”

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LA FOTO Gli studenti del master in giornalismo dell’Università di Bari insieme a Niccolò Rinaldi, funzionario Ue

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Gli Stati Uniti d'Europa. Forse non si realizzeranno mai o forse tra qualche decennio saremo davvero tutti un unico grande popolo. Quando Niccolò Rinaldi, federalista convinto, arrivò a Bruxelles alla fine degli anni '80, sembrava un sogno che si sarebbe realizzato di lì a poco. Dopo quasi 30 anni l'Europa unita sembra ancora un miraggio lontano, un mostro che fa paura a tanti, una matrigna che bacchetta e punisce dall'alto. Rinaldi, toscano doc, funzionario del parlamento europeo e responsabile dei rapporti con l'area asiatica, in questo sogno ci crede ancora e ne rimarca la necessità assoluta: «È nel contatto con il resto del mondo che si capisce quanto è importante e impellente creare una politica europea unita». Il mondo cambia, si evolve e l'Europa non riesce ad avere una seria politica estera. Il motivo è presto spiegato: le gelosie e le conflittualità tra gli Stati membri ci sono ed essere uno anziché 28 è sempre più difficile. Prosegue Rinaldi «Per esempio i cinesi sono un miliardo e 400 milioni e il loro punto di forza è che hanno un unico ministro degli esteri, un unico ministro dell'interno e un'unica legislazione; noi siamo 500 milioni e dobbiamo andare avanti con 28 ministri degli esteri o 28 politiche fiscali. Anzi, tra poco probabilmente saremo 27 anziché 28: perdiamo anche pezzi ed è ovvio che così si fa molta più fatica». Tutto questo, chiaramente, fa sì che l'Unione Europea non riesca ad avere un

rapporto autorevole con il resto del mondo. A Bruxelles c'è tanto sforzo, ma è dalle periferie del continente che partono sentimenti di astio. Non solo, anche il basso numero di funzionari che si occupano della politica estera ci mette del suo a complicare le cose. Nella sezione distaccata del Parlamento in cui si trova l'ufficio di Niccolò Rinaldi, ci si occupa di politica interna ed esterna. Sul piano in cui lui stesso opera si trovano uffici che funzionano ognuno da desk office in cui ci si interfaccia con Bangladesh, Taiwan, Cina, India, Giappone e via dicendo. «Qui su questo piano ci occupiamo di un'area che va dall'Iran compreso alla Nuova Zelanda, la più grande geograficamente. Copriamo il 60% del pil mondiale, però si riesce a coprire molto poco rispetto alle vere esigenze dell'Europa», spiega il funzionario che, però, sottolinea anche come l'identità del popolo europeo sia forte al di fuori del confini continentali: quando si viaggia in Medio Oriente non si viene riconosciuti come italiani o tedeschi o francesi, ma semplicemente come europei. A proposito dell'Italia, poi, Niccolò Rinaldi è critico sulla gestione che il nostro Paese fa dei fondi che arrivano dall'Unione: la programmazione attuale, che va dal 2014 al 2020, prevede per l'Italia uno stanziamento di 28 miliardi di euro. Siamo nel 2019 e dell'intera cifra è stato speso soltanto l'8%. Sono fondi che possono e devono essere


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spesi in attività che riguardano l'economia sostenibile o l'edilizia sociale, la cultura o la ricerca. C'è solo la Romania, in Europa, che fa peggio di noi nella gestione di questi fondi. «Per me questo è uno scandalo, grave come il peculato. Nessuno si mette in tasca questi fondi se non sono spesi, ma di fatto è denaro che viene tolto ai cittadini», sono le parole dure di Rinaldi. Tutto questo succede a causa delle Regioni che hanno sistemi farraginosi e lenti nel fare i bandi che dovrebbero veicolare questi fondi, ma la cosa più grave è che spesso è proprio chi si occupa di scrivere i bandi che non sa da dove cominciare: manca l'informazione e la formazione. Per ultimo, è totalmente assente il controllo postumo su come siano stati utilizzati questi fondi: cosa si è fatto, se è stato fatto bene...perché se è vero che la maggior parte del denaro non viene utilizzato, è altrettanto vero che quel poco che si spende, spesso viene spesso male e in modo fraudolento. Una tra le poche realtà virtuose è quella della città di Lucca che, quando Rinaldi era deputato, riuscì a intercettare 22 milioni di euro attraverso la creazione di una cooperativa sociale composta per lo più da giovani europrogettisti assegnati ognuno a ogni assessorato. Insomma, l'Europa ha ancora tanta strada da fare e tanti meccanismi da cambiare, ma soltanto se ci crederanno i cittadini riusciranno a crederci anche le istituzioni.

In un’epoca in cui la distanza tra il cuore dell’Europa e le sue periferie è più marcata che mai, solo i media possono giocare un ruolo fondamentale nel riuscire ad accorciarla. Come? Raccontando di un’Europa che non è un arbitro, ma un’istituzione che coordina e sostiene. Spesso, ricorda Rinaldi, i media sono pieni di errori sull’UE che finiscono per fuorviare i cittadini e questo è un peccato perché, a pensarci bene, gran parte di tutto quello di cui beneficiamo viene proprio dall’Europa, questa entità sconosciuta. Maria Cristina Mastrangelo

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IL LIBRO

“Il giro del mondo in 50 barbieri” è l’ultimo libro di Niccolò Rinaldi in cui racconta i suoi viaggi nel mondo da un’inedita prospettiva

Consigli di lettura

Il mondo raccontato dai barbieri

La poltrona del salone di un barbiere è un punto di vista inedito da cui raccontare il mondo, ma ci ha pensato Niccolò Rinaldi a farlo. Giramondo per passione e per professione, ha tagliato barba e capelli in tutti i Paesi che ha visitato nel corso della sua carriera e ha raccolto queste curiose storie, “minori ma non troppo”, in un libro dal titolo “Il giro del mondo in 50 barbieri”. La prima esperienza fu in Afghanistan più di 25 anni fa e poi da lì è diventata un’abitudine: i barbieri sono nel suo libro portatori di cultura e tradizione. Come quando un barbiere cubano lo accompagnò alla scoperta di un luogo di ritrovo segreto di una comunità sessuale, o quando ad Haiti, poco dopo il maremoto, un barbiere non gli rivolse neanche una parola perché impegnato a guardare in tv una partita del mondiale di calcio. Un libro formato tascabile, veloce e interessante da leggere e da consigliare. 1-15 aprile 2019


Fondi Ue: un affare per te Regione “l’impatto-zero”

L’intervista a Enrico Mayrhofer: <<Ambiente, settore del futuro. Dai fondi europei, ben usati, grosso effetto moltiplicatore per l’economia>>

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BRUXELLES Il direttore dell’ufficio di collegamento Regione Toscana con le istituzioni europee, Enrico Mayrhofer

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Obiettivo carbon-neutral. È questa una delle priorità che molte Regioni si sono poste anche grazie alle più recenti strategie sull'ambiente della Commissione europea. «L’ambiente – dichiara Enrico Mayrhofer, pugliese di nascita ma toscano di adozione, direttore dell’ufficio di collegamento della Regione Toscana a Bruxelles – è il settore del futuro». Mayrhofer ci ha ricevuti a Rond Point Schuman 14, a Bruxelles, in un edificio dove sono presenti numerosi uffici regionali (italiani e no), che hanno il compito di creare una più stretta collaborazione con le istituzioni europee. «Il presidente Enrico Rossi – svela - mi ha chiesto di fare delle ricerche su quelle Regioni che in Europa si sono poste un obiettivo carbonneutral. Si tratta di raggiungere una somma algebrica di emissioni di Co2 pari a zero, da non confondere con la definizione di carbon-free, che invece fa riferimento all’assenza di emissioni». L’Unione Europea è particolarmente sensibile al problema, tanto da avere un commissario ai cambiamenti climatici. La spinta economica, che può derivare dalla riconversione dei sistemi industriali inquinanti a quelli virtuosi di impatto a somma zero per l’ambiente, è davvero notevole. Un vero e proprio volano per lo sviluppo delle Regioni dell’Ue. «Una delle Regioni più all’avanguardia – prosegue Mayrhofer – è quella di Copenhagen, che ha elaborato un piano carbon-neutral

nel 2011. Il tema è molto sentito: basti vedere la mobilitazione mondiale che si è avuta dopo l’appello di Greta Thunberg. In Toscana il 30% dell’energia prodotta è geotermica. Anche la Puglia ha fatto molto: è la prima regione in Italia per energia eolica». I fondi europei sono una manna dal cielo per le Regioni, che attingono gran parte delle proprie risorse da questi finanziamenti: «Per quanto riguarda la Toscana – spiega Mayrhofer – parliamo di un miliardo e mezzo in sette anni. Grazie al cofinanziamento nazionale e regionale arriviamo a tre miliardi. Non è una cifra grossissima, ma sono fondi che se vengono utilizzati bene creano un effetto moltiplicatore, un volano sull’economia molto interessante. La strategia, ad esempio, del presidente Rossi è stata quella di finanziare le imprese dinamiche, quelle che già andavano bene. Può sembrare un paradosso, soprattutto per una regione storicamente di sinistra come la Toscana, ma imprese dinamiche come le start-up hanno un effetto moltiplicatore maggiore rispetto ad altre. Ovviamente bisogna fare molta attenzione a come spendere i finanziamenti: la Toscana è una regione molto virtuosa: nella scorsa programmazione, a livello di Fesr, ha speso il 118% dei fondi». Per avere accesso ai finanziamenti è necessario attivare un negoziato con la Commissione europea e lo Stato nazionale che porta ad una program-


mazione di medio termine. «Il nostro ufficio supporta le autorità di gestione nella fase attuativa della gestione di tali programmi. Ma ci occupiamo anche del supporto politico, visto che il Presidente è membro del Comitato delle Regioni e dell’attività lobbistica. Su quest'ultimo punto è fondamentale “fare rete” insieme alle altre regioni per promuovere istanze comuni da presentare in Commissione». Mayrhofer spiega: «La Toscana fa parte di molte reti tematiche come ad esempio la Crpm, (Conferenza delle regioni periferiche marittime) di cui ha la vicepresidenza. Se il presidente della Regione Toscana dovesse difendere gli interessi delle regioni marittime da solo, probabilmente le sue richieste non verrebbero prese tutte in considerazione. Se lo fa insieme ad una rete di 160 regioni marittime, ad esempio di Puglia, Marche, Sicilia, di tutte le regioni costiere francesi e spagnole, il commissario non solo lo riceve ma lo ascolta anche». Interessi che possono convergere anche quando si parla di attività lobbistica. In particolare, si cerca di favorire la crescita economica di una determinata area dialogando con enti privati: «Cerchiamo di promuovere una legislazione che favorisca gli interessi del territorio. Per fare questo dialoghiamo con le imprese: attualmente ospitiamo nei nostri uffici i rappresentati di tre diversi enti». L’importanza della tutela

paesaggistica e ambientale resta comunque il tema centrale del nostro incontro. Un ambito che ha un impatto positivo sull’economia, grazie al turismo e alla promozione dell’immagine della Toscana nel mondo. Salutandoci, Enrico Mayrhofer ci racconta un ultimo aneddoto: «Un vinicoltore una volta mi disse “io non vendo vino, bensì un ricordo. Chi degusta un prodotto della mia cantina, quando torna a casa deve immaginare le colline della Toscana”». Michele Mitarotondo

ISTITUZIONI EUROPEE L’esterno della sede della Commissione Europea di Bruxelles

Economia

Fondi a Stati, Regioni e mercato

Sono circa 200, su 280 classificate dall’Eurostat, le Regioni rappresentate a Bruxelles. 11mila i soggetti iscritti nel registro di trasparenza dell’Unione Europea, che è il registro dove sono presenti gli enti definiti come lobby, siano essi istituzionali (come le Regioni) o enti privati (che svolgono attività lobbistica pura). I fondi strutturali rappresentano un terzo del bilancio dell’Unione Europea. Parliamo di 1000 miliardi, di cui 330 solo per le politiche di coesione che, insieme ai fondi destinati all’agricoltura (fondi di sviluppo rurale), rappresentano quasi la metà del totale. A parte le spese relative al personale, che incidono per circa il 4%, l’Europa destina la stragrande maggioranza del proprio budget agli investimenti. Soldi restituiti ai singoli Stati, che pure contribuiscono al bilancio con la propria quota, per promuovere un’economia di mercato. M. M. 1-15 aprile 2019

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Europa in cuffia ascoltino gli eurodisinformati Dal comunicare al fare l’Unione europea: le interviste ai giornalisti Tiziana Di Simone e Michele Cucuzza, in onda su Rai Radio1 con “Caffè Europa”

6 DI DIMONE - CUCUZZA I due giornalisti del programma radiofonico in onda tutti i sabato alle 7,35 con ospiti in diretta da Bruxelles

Da euroscettici a eurodisinformati il passo è breve. Comunicare l’Europa era ed è complesso, una sfida per tanti giornalisti, comunicatori, addetti stampa e assistenti parlamentari che ruotano attorno alla “bolla” di Bruxelles. Se poi aggiungiamo una buona dosa di analfabetismo sui temi dell’Unione, e ci soffiamo un po’ di malcontento antieuropeista, il gioco è fatto. Oggetto di critiche da parte di molti cittadini, l’Europa appare sempre più lontana, dipinta come una ma-

trigna che avanza pretese, pronta a giudicare e a fare i conti in tasca ai propri figli: i ventotto Stati membri. Anzi, forse ne stiamo perdendo uno per strada, la Gran Bretagna, perciò diventeremo ventisette. Proprio il caso Brexit ci sta mostrando quanto sia difficile e costoso rinunciare ai benefici di questa appartenenza. Sì, benefici. Perché il fatto di non esserne a conoscenza non vuol dire che non esistano. Tuttavia, stando ai sondaggi, i partiti nazionalisti, sovranisti, e a tratti xenofobi, sem-

Da Bruxelles

Andrea Maresi, responsabile comunicazione di Tajani

Un incontro inaspettato all’interno del Parlamento europeo, a Bruxelles, il 3 aprile 2019: Andrea Maresi. Senior advisor della comunicazione del gabinetto del presidente del Parlamento Antonio Tajani, Maresi ci racconta cosa significa comunicare ai media, soprattutto a quelli italiani, che l’Europa ha un valore aggiunto. E che uscire dell’Unione, per esempio, significherebbe per noi non poter più chiedere mutui alle banche perché le tasse aumenterebbero dall’1 al 20 per cento. “Abbiamo tutta una serie di questioni che da sola l’Italia non può risolvere. Per questo è importante cambiare le cose standoci dentro, contando. È inutile fare proclami; se uno non trova alleanze in Europa, conta zero”, ha affermato Andrea Maresi. Compromesso. Sembra essere questa la parola chiave dentro e fuori dal Parlamento europeo. Del resto noi italiani ne siamo un esempio: Lega e Movimento Cinque Stelle sono insieme per governare l’Italia. A dimostrazione del fatto che il sovranismo per il sovranismo non serve a nulla. Andrea Maresi è curatore, insieme a Lucia D’Ambrosi, del libro “Dal comunicare al fare l’Europa. Best practice e linee guida operative” (Eum, edizioni Università di Macerata). Il testo raccoglie una serie di interventi di giornalisti e addetti stampa, tutti conoscitori a vari livelli della macchina europea, e offre strumenti pratici per utilizzare e gestire al meglio i fondi comunitari.

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Il programma radio

Italia chiama Europa risponde

Brevi reportages su attualità e curiosità che fanno la storia dell’Europa di oggi, giusto il tempo di un caffè: è lo scopo di “Caffè Europa”, l’ultimo dei prodotti del percorso radiofonico di Radio1. Iniziato negli anni ’90 con una rubrica dedicata al Parlamento europeo, il programma, con l’avvento dell’euro, ha cambiato veste. Grazie all’apporto di un altro giornalista, Umberto Broccoli, “Caffè Europa” si è aperto a temi più culturali e d’intrattenimento. L’obiettivo? Rendere il più comunicativo possibile quello che è un processo decisionale lungo e farraginoso. Per esempio in quest’ultima edizione, sottolinea la giornalista Tiziana Di Simone, “ho ripreso l’abitudine di leggere qualche verso dei poeti dei Paesi di cui si è parlato. Perché alla fine, forse, l’Europa attrae i cittadini perché fa parte della nostra cultura, della nostra storia, il resto fa politica, un po’come tutto”.

brano non fare più paura e attirano un elettore su tre. La loro base è alimentata dalla rabbia e dalla sfiducia crescente verso i partiti tradizionali, ritenuti incapaci di rispondere alle richieste di cambiamento. Come far passare dunque un messaggio, non solo più positivo, ma semplicemente vero e corretto? Lo abbiamo chiesto a due giornalisti, Tiziana Di Simone e Michele Cucuzza, autori del programma radiofonico “Caffè Europa” in onda il sabato mattina alle 7,35 su Rai Radio1. Come comunicare l’Europa attraverso un programma radiofonico? Di Simone: «Il programma è settimanale quindi non è basato su una notizia nel senso stretto del termine. Cerchiamo di puntare su qualcosa di nuovo, di curioso che magari non è stato ripreso né dalla stampa, né dai giornali radio. Ci sforziamo di puntare su un tema caldo che “lanci” la settimana successiva. Meglio con un ospite in collegamento da Bruxelles. Cucuzza: «L’obiettivo è mostrare che l’Europa non è luogo di scontro, ma terra di opportunità per i cittadini europei, quindi anche per gli italiani. Dal racconto dei media prevale l’elemento repressivo, almeno in Italia, ma molti non sanno che per alcuni temi non esistono direttive obbligatorie e i Paesi sono lasciati liberi di scegliere». Perché c’è tanta disaffezione nei confronti dell’Europa?

Di Simone: «Non sono molto convinta che ci sia disaffezione. In questa ottava legislatura sono stati emendati un migliaio di provvedimenti. Sai di quanti le persone ne hanno consapevolezza? Cinque o poco più. C’è carenza di informazione, è vero. Bisogna parlare a ogni cittadino europeo spiegando il modo semplice i vantaggi che può avere». Cucuzza: «La disaffezione nasce dal fatto che non c’è un governo eletto dai cittadini. A volte si discute sull’elezione diretta del presidente della Commissione europea. Ci sono stati dei referendum negli anni passati, voluti in particolare dall’Olanda e dalla Francia, per cui non si è fatta la costituzione europea. Quindi c’è stato un rallentamento del processo unitario». L’Europa oggi si è allontanata dallo spirito dei padri fondatori? Di Simone: «A mio avviso no. Quel che è certo è che se vuoi conoscere l’Europa la devi capire, se vuoi sapere quello che fa con i soldi tuoi ci devi mettere la testa! Per parlare di Europa, noi giornalisti dobbiamo essere altamente alfabetizzati e anche chi ascolta». Cucuzza: «No. L’Europa nasce dalle macerie della seconda guerra mondiale. Noi da 70 anni abbiamo la pace, quindi l’Europa è servita e serve innanzitutto per evitare guerre. L’Europa nasce sulla concordia e sulla cooperazione tra i governi». Anna Piscopo

7 MASTER IN TOUR Gli allievi del master al Parlamento europeo insieme ad Andrea Maresi e al docente Giuseppe Dimiccoli

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Parlamentarium in una stanza il cielo d’Europa

Euroscettico? Vieni a Bruxelles e visita i luoghi della storia dell’Unione europa, è gratis. Tante esperienze interattive rendono la politica divertente

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SENTIRSI A CASA La casa della storia europea, nel cuore di Bruxelles, a pochi passi dal Parlamento

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Come avvicinare le istituzioni ai cittadini è materia ancora ostica in un'epoca in cui sentimenti di antipolitica e antiparlamentarismo agitano la scena. E’ complesso far conoscere il lavoro svolto dall'Europa ai cittadini di 28 Paesi differenti per ragioni linguistiche, culturali e di costume. Dall'idea di vincere questa complessità ed avvicinare l'Europa ai suoi cittadini, a Bruxelles sono nate strutture che, ripercorrendo la storia dell'Unione Europea, spiegano il funzionamento delle istituzioni. Un modo originale per scoprire il Parlamento europeo è il Parlamentarium. Un latinismo che lascia sconcertati se si pensa che i visitatori hanno definito dinamica ed interattiva, poiché è possibile approfondire con strumenti tecnologici singoli argomenti. La visita del Parlamentarium, per noi allievi del master in giornalismo di Bari in visita a Bruxelles, è iniziata dal piano terra. Una zona adibita ad ospitare fotografie che ripercorrono la storia dell'Europa dalla seconda Guerra Mondiale sino al 2019. Più di un secolo di storia rivive in queste foto. Tanti i reportage che riportano alla luce alcune storie del tragico conflitto ma anche del dopoguerra. Ad ogni anno di storia corrisponde almeno uno scatto relativo agli episodi più significativi avvenuti in Europa. Ad esempio, datata 20 luglio 1969 è la foto della missione spaziale Apollo 11 che

portò i primi uomini sulla luna. Invece del 22 maggio 1978 è la foto che rievoca l'attuazione in Italia delle norme per la tutela della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza. Molto spazio nella galleria fotografica del Parlamentarium, è dato al trattato di Maastricht firmato il 7 febbraio del 1992 dai 12 Paesi membri dell'allora Comunità europea. Suggestivo il passaggio dalle fotografie in bianco e nero, a quelle a colori. Attraversata la gallery fotografica, i visitatori sono pronti per navigare nel Parlamentaium alla scoperta delle istituzioni europee e del loro funzionamento. Nel Parlamentarium ci sono zone in cui è possibile attraverso visori e proiezioni immergersi nel cuore del Parlamento europeo e simulare per qualche minuto di essere un eurodeputato che ha il compito di discutere di una legge durante una plenaria. Dunque è possibile vivere in prima persona l'iter di una legge. Attività differenziate in base alle fasce di età che hanno come scopo quello di avvicinare il cittadino a chi lo governa. “Spesso ci si sente distanti dall'Europa. Quando escono dal Parlamentarium, i visitatori sono più consapevoli di ciò che li circonda. Non si comprende come molti provvedimenti che regolano la vita quotidiana siano presi a livello europeo. I turisti ne prendono consapevolezza solo dopo aver visitato questo posto. Forse leggerlo sui libri non è ab-


bastanza o le scuole dei diversi Paesi si concentrano più su una visione nazionale che internazionale. Questa pecca va colmata”, ci ha riferito una guida quando le abbiamo chiesto se luoghi come il Parlamentarium siano efficaci per comprendere come siano governati i 28 Paesi europei. Insomma il Parlamentarium offre veri e propri simulatori in grado di catapultare il visitatore in quella che è la quotidianità del Parlamento europeo di Bruxelles. La particolarità è che le attività sono disponibili in 24 lingue, quante sono le lingue ufficiali dell’UE. Il Parlamentarium non è l’unico edificio di Bruxelles adibito a spiegare ai visitatori il ruolo delle istituzioni europee e a racchiudere anni ed anni di storia. Durante il nostro viaggio, abbiamo visitato la Casa della storia europea, un museo costruito di recente che permette di racchiudere tutta la storia dell’Europa. La sede di Bruxelles del Parlamento europeo sentiva il bisogno di comunicare al pubblico cosa fosse il Parlamento. La funzione di questo museo è analoga a quella del Parlamentarium. “Ci sono tanti euroscettici, la Casa della storia europea nasce per spiegare al pubblico cosa sia l’Europa, ripercorrendone la storia”, ci spiega la guida. Parole analoghe le pronunciò il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, quando la Casa della storia europea fu inau-

gurata. “Uscendo da questo museo si avrà la consapevolezza di aver conosciuto meglio il nostro passato, le cose che abbiamo vinto e perso in comune, guardando al futuro. Questo museo è un regalo che lasciamo in memoria ai nostri figli. La cultura della nostra storia non ha prezzo”, disse Tajani durante il discorso inaugurale nel luglio del 2017. Molti musei avevano cercato precedentemente di ripercorrere la storia dell’Europa, con scarsi risultati perché il loro racconto era sempre influenzato dal Parlamento. La Casa della storia europea è il primo museo indipendente dalle forze politiche. È una cronostoria che inizia dagli anni della seconda guerra mondiale per arrivare sino ad oggi. La storia europea è troppo vasta per coprirla tutta, per questo sono stati scelti con cura i passaggi più importanti. Il viaggio attraverso oggetti che riportano indietro negli anni, inizia con la mitologia. A rendere tutto più interessante, una guida d’eccezione: Lorenzo, il nostro Cicerone per un pomeriggio. Insomma Il Parlamentarium e la Casa della storia europea sono due mondi analoghi, uno più interattivo e tecnologico, l’altro più tradizionalista. Ma entrambi hanno il compito di riavvolgere il nastro e ricordare al pubblico che l’Europa è di chi quell’Europa la vive.

IL PARLAMENTARIUM Il più grande centro visitatori parlamentare in Europa, secondo solo al Campidoglio di Washington

Mariamichela Sarcinelli 1-15 aprile 2019

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Sviluppo sostenibile l’Italia è in prima linea Eco-Management and Audit Scheme (EMAS) è uno strumento creato dalla UE per promuovere la riduzione dell’impatto ambientale

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PARLAMENTO VERDE Vista dell’interno del palazzo del Parlamento europeo di Strasburgo

Sono passati ormai 27 anni dalla prima conferenza mondiale sull’ambiente che si tenne a Rio de Janeiro nel 1992. È stata probabilmente la prima occasione istituzionale nella quale si è parlato di “sviluppo sostenibile”. Tra gli effetti di quell’incontro si può inserire la prima elaborazione del progetto Eco-Management and Audit Scheme (Emas) da parte della Comunità Economica Europea (CEE). È uno strumento di gestione sviluppato dalla Commissione europea per aziende e altre organizzazioni per valutare,

La questione aperta

Tre sedi per un parlamento?

Il Parlamento europeo è registrato EMAS per i suoi tre siti (Strasburgo (FR) - Lussemburgo e Bruxelles (BE)) dal dicembre 2007. Il progetto EMAS nel Parlamento Europeo è stato lanciato dall'Ufficio di presidenza nel 2004, con l'obiettivo di migliorare continuamente le sue prestazioni ambientali, facendo affidamento sull'impegno di ogni singolo dipendente per risparmiare risorse per le generazioni future. Anche il Parlamento europeo, come le altre istituzioni della UE, pubblica regolarmente gli obiettivi raggiunti. Più difficile reperire dati sul possibile impatto ambientale di un accentramento delle attività parlamentari a Bruxelles. La Corte dei Conti europea nel 2014 aveva stimato il risparmio di un trasferimento delle attività di Strasburgo in Belgio in circa 114 milioni di euro 34 dei quali per spese di missione, trasporti e comunicazione. 1-15 aprile 2019

migliorare e comunicare le loro prestazioni ambientali. La prima versione dell’Emas (all’epoca Environmental Management Audit Scheme) fu introdotta nel giugno del 1993, prima ancora della nascita della UE, e resa operativa dalla maggior parte dei Paesi membri nel 1995. La prima stesura riguardava l’adesione volontaria del solo settore industriale ad un sistema di ecogestione ed audit. L’obiettivo era evidentemente di incrementare l’introduzione nel sistema produttivo industriale di politiche e programmi rispettosi dell’ambiente e di verificarne periodicamente i risultati. Nel 2001, con la seconda versione del Regolamento, si attuò un allargamento della possibilità di adesione a tutte le attività economiche, anche non industriali, comprese le piccole e medie imprese. Il programma supporta le organizzazioni nel miglioramento delle loro prestazioni ambientali. Gli aderenti si impegnano volontariamente a valutare e ridurre il loro impatto ambientale. La verifica da parte di terzi garantisce la natura esterna e indipendente del processo di valutazione e certificazione e le aziende e le strutture ottengono una maggiore trasparenza nella comunicazione verso l’esterno attraverso la loro “dichiarazione ambientale”. A dispetto della generalmente scarsa conoscenza in Italia delle questioni europee, il nostro Paese è assolutamente all’avanguar-


dia per quel che riguarda l’adesione al programma Emas. Sono ben 992, infatti, le organizzazioni pubbliche e private registrate, per un totale di 5820 siti. Questi numeri collocano l’Italia al secondo posto dopo la Germania e al primo posto per numero di siti. L’Italia è al primo posto anche per quanto riguarda le nuove adesioni. Nel periodo aprile – settembre 2018 ci sono state 24 nuove registrazioni di organismi italiani, pari al 39%, contro le 20 (32%) della Spagna e le 13 (21%) della Germania. Riconoscimenti da parte della UE anche per la qualità della par-

L’esempio virtuoso

tecipazione italiana. Ogni due anni si svolge una manifestazione, “Emas Awards”, che premia i migliori risultati ottenuti dagli enti aderenti in tre categorie: piccole e medie imprese, grandi imprese e organizzazioni pubbliche. Nell’ultima edizione, tenutasi a Malta nel 2017, hanno ricevuto una menzione d’onore l’azienda Acqua e sole s.r.l. di Milano e il Comune di Tavernelle Val di Pesa (dal 1° gennaio 2019 fuso con Barberino Val d’Elsa nel nuovo comune di Barberino Tavernelle) nella Città metropolitana di Firenze. Claudio Carbone

I NUMERI DELL’EMAS Delle circa 4000 organizzazioni aderenti al programma, ben 992 (26%) sono italiane. Dati a settembre 2018

La Commissione europea e l’impatto ambientale

La Commissione è stata la prima istituzione dell'UE a ottenere una registrazione EMAS già nel 2005. Da gennaio 2010 il sistema si è progressivamente esteso a quasi tutte le attività e edifici, portando il numero di dipendenti interessati da 4.000 a circa 32.000. Attualmente il sistema di gestione ambientale della Commissione copre i suoi otto più grandi siti situati in sette Paesi europei, i 62 edifici occupati a Bruxelles, 10 edifici a Lussemburgo, i cinque siti del Centro comune di ricerca di Petten, Geel, Sito di Siviglia, Karlsruhe, Ispra (sul Lago Maggiore) e DG SANTE a Grange. Dalla prima registrazione EMAS nel 2005, la Commissione ha ottenuto risultati significativi (Risultati riferiti al sito di Bruxelles durante il periodo 2005-2017): Energia per gli edifici = - 63% (MWh / persona); Emissioni di CO2 per gli edifici = - 87% * (tonnellate / persona); Carta dell'ufficio = - 68% (fogli / persona / giorno); Uso dell'acqua = - 59% (m3 / persona); Rifiuti non pericolosi = 32% (tonnellate / persona) Per quanto riguarda gli obiettivi di miglioramento per il periodo 2014-2020, la Commissione ha già raggiunto e superato nel 2017 i suoi obiettivi in materia di acqua (-8%), carta per ufficio (-31%) e rifiuti non pericolosi (-7,3%). C. C. 1-15 aprile 2019

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