STORY-LEARNING IL PAESE...
JTI ITALIA È PRIMA NEI TOP EMPLOYER
LE ECCELLENTI CONDIZIONI DI LAVORO DELLA JTI IN 31 UFFICI IN 28 PAESI IN EUROPA
La sede italiana della multinazionale del tabacco guida la classifica Vincere è difficile, ripetersi lo è ancora di più. Dev’essere questo il motto che si ripetono nella sede italiana di JTI, la multinazionale del tabacco che, per il settimo anno consecutivo, ha ottenuto la certificazione “Top Employer Italia”. L’attestazione, conferita dal Top Employer Institute, quest’anno diventa ancora più importante perché colloca l’azienda al primo posto tra le dieci eccellenze certificate dall’ente. In JTI devono essere ormai abituati ai riconoscimenti: anche
nel 2017, infatti, hanno ricevuto il “Top Employer Europe”, che certifica le eccellenti condizioni di lavoro nelle 31 sedi dislocate in 28 paesi del continente. Nel 2016, il gruppo aveva ricevuto riconoscimenti anche in Medio Oriente e Asia-Pacifico, a riprova di una filosofia che ha consentito di entrare nel ristrettissimo novero delle compagnie certificate come “Global Top Employer”. Un successo che dimostra quanto sia cruciale riuscire a creare un ambiente di lavoro stimolante.
L’EFFICIENZA DI AB ARRIVA IN CANADA Un successo la cogenerazione dell’azienda di Orzinuovi
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Il settore dell’automotive canadese sceglie l’eccellenza italiana nell’efficienza energetica. La AB di Orzinuovi (Bs) è stata selezionata per realizzare un impianto che fornisca energia elettrica e termica alla Polycon Industries, parte di Magna International Inc. il più grande produttore di parti per automobili del Canada e una delle più grandi aziende del Paese. Fondata a Orzinuovi nel 1981 da Angelo Baronchelli, la AB è oggi il riferimento globale della cogenerazione, grazie alle proprie soluzioni modulari Ecomax® da 100 a 10.000 kWe. Fino a oggi sono stati installati oltre 1.100 impianti per un totale di potenza elettrica nominale che supera i 1.300 MW. Negli ultimi
anni la capacità produttiva è quadruplicata e il numero di dipendenti ha superato le 700 unità. La multinazionale italiana dell’efficienza energetica in questi anni ha avviato impianti per grandi aziende quali, tra le altre, quelli di CocaCola, Ferrero, Cremonini, Amadori, Orogel, Pfizer e Mapei consentendo loro un risparmio economico e di emissioni di CO2 emessa notevoli. AB è oggi presente con filiali dirette in Europa, Russia, Israele, Turchia, USA, Messico, Brasile e, appunto, Canada. Proprio nel Nord America la Polycon Industries, per il suo stabilimento di produzione a Gueph, in Ontario, ha deciso di dotarsi di un impianto di cogenerazione made in AB.
FLUID-O-TECH, L’AZIENDA GIÀ NEL FUTURO
L’AZIENDA MILANESE USA METODI INNOVATIVI COMEL IL VISUAL MANAGEMENT
Il gruppo lombardo investe in ricerca e sviluppo. E cresce all’estero. «Si fa scouting tecnologico, si collabora con centri di ricerca, università, altre aziende per intuire il futuro. Siamo un’azienda di medie dimensioni che compete nel mondo e per questo non ci è possibile limitarci a un prodotto e a un mercato tradizionale, fagocitato da produzioni a basso costo». È questa la ricetta messa a punto dalla Fluid-o-tech, un’azienda milanese che vive costantemente nel futuro. È giunta alla terza generazione, nata per creare le pompe per le macchine
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professionali da caffè: oggi realizza il 30% del suo fatturato attraverso l’automotive. Come? Investendo sempre in ricerca e sviluppo. Nel 2006, la Fluid-o-tech brevetta una pompa per dosare ammoniaca e acqua: detto così, non sembra di grande utilità. Ma è il componente principale dei motori diesel di nuova generazione, gli Euro 6. Il fatturato complessivo è arrivato a 72 milioni, ed è destinato a salire: il 7% dei ricavi va in R&D.
UN IMPIANTO IN OFFICINA DI AB, AZIENDA SCELTA DALLA CANADESE POLYCON INDUSTRIES
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...CHE CRESCE STORY-LEARNING
PER LO STORICO MAGLIFICIO LA FASE DI RICERCA SUI TESSUTI RAPPRESENTA L’INNOVAZIONE
CANCLINI TESSILE RADDOPPIA Lo storico maglificio lobardo cresce e punta sull’export
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URA KATSUTOSHITITOLARE BIOGAS KYUSHU COMPANY E MICHAEL NIEDERBACHER CEO BTS
IL DEBUTTO IN BORSA, ISPIRATO ALLE IMMAGINI DELLO SBARCO SULLA LUNA.
Continua, inarrestabile, l’ascesa della Canclini Tessile. Un’azienda storica nata a Guanzate (Como) nel 1925 che ha saputo guardare con un occhio di riguardo all’export. All’inizio di quest’anno, ha rilevato il Maglificio Mida, pur lasciando la famiglia Colombo – storica azionista – nei gangli aziendali. Può essere anche questa la formula del successo? Entrare in una società senza pensare di scardinarla dall’interno ma di armonizzarsi con essa mantenendo sempre il know-how? Probabile. Intanto la Canclini tessile ha quasi raddoppiato il fatturato negli ultimi quattro anni, passando
dai 27,7 milioni del 2012 ai 45,2 del 2015. Due anni fa, grazie all’acquisto del marchio svizzero Hausmman + Moos 1811 ha avuto un balzo nel fatturato del 10%. L’intento principale di Canclini è di mantenere sempre un occhio vigile sull’export: il 40% del fatturato viene fatto in Europa, il 15% in Asia, il 10% negli USA. Per ampliare ulteriormente i propri mercati, l’azienda di Guanzate ha deciso di realizzare una joint venture con il gruppo Italdenim per la realizzazione di “Blue 1925”, un marchio di denim sostenibile che ha ricevuto anche la certificazione di Greenpeace. Tutti i tessuti sono fatti in Italia.
BTS, ENERGIA PULITA FINO IN GIAPPONE L’azienda di Brunico farà due impianti nel paese del Sol Levante Un investimento da oltre 100 milioni di capitale messo a punto da Virtual Equity Partners consente all’azienda altoatesina BTS, specializzata in biogas, di sviluppare il R&D del marchio nei mercati europei e internazionali. La BTS è un’autentica eccellenza italiana, ammirata e studiata in tutto il mondo. La sua sede operativa si trova a Brunico, in provincia di Bolzano. Negli ultimi dieci anni ha installato oltre 200 impianti in Italia e ora, anche grazie agli investimenti americani, può permettersi di lanciare la sua candidatura ad azienda di riferimento del settore anche nel
resto del mondo. A dicembre 2016 è stato reso noto che la BTS realizzerà due impianti in Giappone. Il primo, a Fukuoka, avrà una potenza installata di 370 kW. Il secondo, a Rikuzentakata, erogherà circa 1 MW. Ma la cosa più importante è che questo secondo impianto consentirà all’azienda altoatesina di proporre, per le aree contaminate dal disastro di Fukushima Daiichi del 2011, “una soluzione agroenergetica che potrebbe portare grandi vantaggi in termini di decontaminazione e sostegno delle popolazioni colpite”. Uno scopo alto che nobilita il progetto.
MONCLER CONTINUA A CRESCERE Nel 2016 ha superato il miliardo di euro di fatturato
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Non è un plebiscito ma poco ci manca: 22 broker su 24 consigliano l’acquisto di titoli Moncler, gli altri due di mantenere le posizioni. Perché? Perché l’azienda resa celebre dai piumini si trova di fronte a una grande sfida. Dopo essere sbarcata in borsa nel dicembre del 2013, l’azienda ha continuato a crescere e anche lo scorso anno i numeri sono stai molto lusinghieri: il consensus degli analisti stima che si sia sfondato il muro del miliardo di euro di fatturato, contro gli 880 milioni del 2015. L’Ebitda dovrebbe attestarsi a 335 milioni (contro i 300 di 12 mesi prima) e l’utile netto dovrebbe passare da 167 a
186 milioni. Risultati rassicuranti che però ora necessitano di nuova benzina: se è da apprezzare il fatto che, con l’adesione al Patent Box – profitti derivanti dall’attività intellettuale -, dovrebbero ulteriormente alzarsi i ricavi, è sulla vendita e sui mercati che si gioca la vera partita di Moncler. Remo Ruffini, presidente e direttore creativo, deve riuscire a espandere il perimetro del gruppo e, al tempo stesso, aumentare l’efficienza dei singoli punti vendita. Un compito non da poco, soprattutto in un momento in cui il contesto internazionale resta difficile e i mercati ancora volatili.
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E POI IL PIACERE...
Bolgheri, l’El Dorado dei “fine wines” Una terra che trasforma in oro tutti i vini che produce. Le sue etichette pregiate primeggiano, per valori economici, nelle classifiche mondiali del settore. Ma dietro al successo, non c’è solo la qualità nel bicchiere di Marco Gemelli asta un tris di nomi – Ornellaia, Sassicaia, Masseto – per far brillare gli occhi agli intenditori di bottiglie pregiate di tutto il mondo. E non solo per la gradevolezza e la qualità nel bicchiere. Etichette come queste, rappresentano, allo stato, veri e propri “beni-rifugio”, valutati migliaia di euro in tutte le aste internazionali del settore. Eppure, la loro area di provenienza, Bolgheri, sulla costa toscana, fino a 30 anni fa era un luogo pressoché sconosciuto alla ribalta vinicola mondiale. Oggi invece, questo piccolo paesino della Maremma livornese, che vanta più vigneti che abitanti, è famoso in tutto il pianeta per essere un’area feconda che trasforma in oro (quasi) tutti i vini prodotti dai suoi filari di vite. L’ultima conferma è arrivata, a inizio anno, quando Liv-ex, l’indice del mercato dei “fine wines” che monitora gli scambi delle più importanti etichette vinicole, ha registrato, nella top 100 del 2016 dei prezzi medi per
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cassa, l’ottavo posto di Masseto (del quale tre anni fa da Sotheby’s vennero battuti 15 litri a 50mila euro), classificando invece il Sassicaia al primo posto nella graduatoria per quantità vendute, con quasi 20mila bottiglie piazzate sul mercato.
L’eno-sistema del territorio In un’economia globalizzata dove l’apporto del territorio di origine delle merci è sempre meno importante, il settore vitivinicolo continua a distinguersi – ed è questo forse il suo valore più prezioso – perché la produzione non è delocalizzabile. Nel campo dei vini di qualità il territorio (o il terroir, alla francese) continua e continuerà fare la differenza: è il combinato disposto tra microclima, terreno, esposizione al sole e al vento, che, di fatto, non è replicabile. Dunque, con l’ecosistema i vini hanno un rapporto quasi simbiotico. Dal Tignanello (Antinori) alle Pergole Torte (Montevertine),
dal Grattamacco al Boscarelli, dalla Vigna L’Apparita (Castello di Ama) fino al Paleo (Le Macchiole): se i cosiddetti “Supertuscans” che tengono alte le insegne del vino italiano sono allo stesso tempo causa ed effetto del successo del territorio di provenienza, ciò vale a maggior ragione per Bolgheri, autentica El Dorado dell’enologia made in Italy. Ciò che questo territorio ha dato ai suoi vini – terreni sabbiosi e limosi, particolari condizioni di altitudine e di esposizione a sole e vento – i vini gliel’hanno restituito, con gli interessi, sotto forma di notorietà trasversale con riflessi positivi anche sull’indotto turistico della zona. Un vero e proprio “eno-sistema” che ha fatto di Bolgheri un brand-moltiplicatore del valore economico delle sue bottiglie.
Non solo marketing La storia, però, parte da lontano. E precisamente dall’intuizione di una manciata di