Politecnico di Milano Scuola di Architettura, Urbanistica, Ingegneria delle Costruzioni Corso di Laurea in Progettazione dell'Architettura
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N A R K O M F I N
E I C O N D E N S ATO R I S O C I A L I
Relatore: Prof.ssa Martina Elena Landsberger Tesi di Laurea Triennale di: Marta Mattioli Matricola: 946416
Anno accademico 2021/2022
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N A R K O M F I N
E I C O N D E N S ATO R I S O C I A L I
Dedicata a tutti coloro che hanno lasciato un segno nella mia vita e hanno contribuito a rendermi la persona che sono.
INDICE
ABSTRACT
7.
INTRODUZIONE
9.
CAPITOLO 1 La Russia dagli anni ’10 agli anni ’30
13.
CAPITOLO 2 I condensatori sociali 2.1) I club operai 2.2) I centri industriali 2.3) Le abitazioni
21. 21. 24. 26.
CAPITOLO 3 Il Narkomfin 3.1) Il blocco residenziale 3.2) Gli studi sul colore 3.3) Gli altri blocchi 3.4) La fine del Narkomfin
31. 34. 60. 64. 72.
CAPITOLO 4 Conclusioni 4.1) Il fallimento 4.2) La sopravvivenza del Narkomfin 4.3) Perché studiare il Narkomfin oggi
75. 75. 78. 81.
APPENDICE
89.
NOTE
97.
FONTI Bibliografia e sitografia Bibliografia delle immagini
101. 103.
ABSTRACT
La scelta dell’argomento di tesi, “Il Narkomfin e i condensatori sociali” è stata ponderata a lungo, ma è risultata un processo naturale derivante dai miei personali interessi. Dal momento in cui ho iniziato la scuola, un interesse per la storia, specialmente quella dei regimi totalitari, mi ha sempre accompagnato, fino all’università. Qui, quest'interesse si è evoluto e legato ad una passione, quella per l’architettura. Così, la scelta del tema è sembrata quasi ovvia: la Dom Narkomfina, o semplicemente Narkomfin. Il Narkomfin è un edificio residenziale, ancora esistente, progettato all’inizio degli anni ’30 in URSS, che rispecchia tutte le ideologie derivanti dalla Rivoluzione d’ottobre. Il suo carattere è quello di essere un “condensatore sociale”, capace di incentivare una vita quotidiana all’insegna della collettività, pur continuando a garantire una certa privacy all’interno delle sue unità abitative. Lo sviluppo dell’abitazione risulta fortemente interconnesso agli eventi e alle nuove idee dell’epoca riguardanti la creazione di un “uomo nuovo”, in simbiosi con i principi del comunismo. Nel testo si andranno, per cui, ad approfondire tutti gli aspetti legati alla sua nascita, lo sviluppo, in quanto “condensatore sociale”, e la sua composizione. Per passare, successivamente, ai motivi del suo fallimento e ad oggi, la sua rinascita ed importanza. 7
IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
INTRODUZIONE: L’architettura sovietica si sviluppa attraverso contraddizioni e importanti fattori, come il prevalere della popolazione urbana su quella rurale, in un settore produttivo in via di espansione. In particolare, a seguito del comunismo di guerra e con la formazione della NEP, Nuova politica economica, nasceranno le prime questioni tipologiche sull’abitazione, in relazione all’industrializzazione del paese.
1. Fotografia della facciata sud-est del Narkomfin negli anni ‘30.
Dopo la Rivoluzione d’ottobre, in URSS, l’idea tradizionale di architettura, prevalentemente di stile Eclettista, è sostituita da una dalle forme più semplici, la quale soppiantava le vecchie tradizioni accademiche, per far risaltare un nuovo tipo di società che prendeva il suo esempio dai principi Marxisti; una società comunista. In questo nuovo mondo si sarebbe realizzata la collettivizzazione dei mezzi di produzione, l’abolizione della proprietà privata e l’uguaglianza tra gli uomini. Durante questi anni gli architetti conciliarono obiettivi a lungo termine con necessità pratiche ed economiche, che portarono alla realizzazione dei condensatori sociali. Questi rappresentano dei nuovi luoghi di aggregazione sociale, in cui "l’uomo antico" poteva svilupparsi, rifiutando la vecchia cultura e diventando un "uomo nuovo", privo di ogni preconcetto tradizionale, come: l’idea di famiglia, di individuo, proprietà privata, ecc. Tra i primi spazi di questo tipo, si svilupparono i Club operai, dopolavoro in cui le masse potevano recarsi per passare il tempo e avere un ruolo attivo all’interno della società. Anche la Fabbrica, non sarebbe più stata esclusivamente un luogo di lavoro, ma un centro di socializzazione, il punto di partenza per la formazione dell’uomo socialista. Infine, le abitazioni, avrebbero permesso la costruzione di un nuovo modo di vivere. La casa-comune avrebbe offerto l’isolamento necessario per il riposo e un ambiente di vita comunitario per svolgere tutte le altre funzioni, legate alla quotidianità. 9
IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
Le persone attraverso i condensatori sociali sarebbero state gradualmente spinte a vivere in ambienti collettivi, in cui le vecchie idee si sarebbero sgretolate. La cura dei figli sarebbe avvenuta in modo collettivo, in luoghi separati rispetto ai genitori e anche la donna avrebbe partecipato attivamente alla costruzione della nuova società, lavorando nelle fabbriche e distanziandosi sempre più dal focolare domestico. È a partire da questi principi che nel 1928 gli architetti della sezione dello Strojkom studiarono il condensatore sociale delle abitazioni, attraverso nove punti, cercarono di definire diversi tipi di cellule abitative in grado di trasformare la vita delle persone. La sezione dello Strojkom provando a capire le difficoltà che le persone avrebbero dovuto affrontare, passando da abitazioni isolate in campagna a celle abitative (dalle minime dimensioni) in città, stabilì che il cambiamento di vita avrebbe dovuto essere graduale. Le persone avrebbero prima vissuto in appartamenti simili a quelli che già possedevano, di tipo A o B, quindi abbastanza ampi, ma in città. Successivamente, sarebbero passati a celle sempre più piccole, con cucine minime, di tipo C, D, E o F; fino ad arrivare a celle dedicate esclusivamente al riposo, con mense e docce in comune. Da questi studi nascerà l’abitazione del Narkomfin, un complesso residenziale ibrido, dedicato a diverse tipologie di utenti: da quelli più legati a uno stile di vita tradizionale, a quelli perfettamente integrati al nuovo modo di vivere. L’abitazione, così facendo, comprendeva celle di diverso tipo con ambiti legati alla vita comunitaria e spazi di carattere individuale. Nel corso di questo testo si va ad analizzare ogni aspetto compositivo dell’abitazione per capire quali sono le dinamiche che hanno portato l’edificio a rimanere intatto nel tempo e un esempio da studiare ancora oggi.
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CAPITOLO 1
LA RUSSIA DAGLI ANNI ’10 AGLI ANNI ‘30 Uno dei maggiori problemi della Russia, da sempre, è l’ampiezza del suo territorio. Durante i primi anni del ‘900, questo causò la continua formazione di zone di concentrazione industriale, quindi di manodopera e più avanti di speculazione edilizia e zone di rarefazione, prive di ogni mezzo tecnologico avanzato. Inizialmente, per provare ad adattarsi alla situazione, furono realizzati prototipi di città-giardino con servizi, spazi verdi e dormitori. Dopo la Rivoluzione d’ottobre nel 1917, con il crollo della monarchia ed il passaggio al governo sovietico, il proletariato si sostituisce alla borghesia, portando avanti nuovi ideali, come il prevalere del collettivo all’individuo, in cui la città diventa un bene comune. Con lo svilupparsi della nuova ideologia, anche l’architettura ne risulterà investita e molto spesso si focalizzerà sulla cosiddetta “costruzione della vita quotidiana”, nel mentre si occuperà, anche, delle città. La più grande preoccupazione degli architetti sarà quella di massimizzare i momenti di vita collettiva, mantenendo quelli individuali, all’ interno di cellule abitative economiche e confortevoli¹. Pianificare la città non sarà quindi l’esigenza principale dei progettisti che porteranno, così, avanti l’ideale della città-giardino, la quale apparentemente sembrava risolvere la differenza tra città e campagna, rivolgendosi verso il sobborgo. Durante questo periodo, piuttosto che allo sviluppo industriale, gli sforzi saranno direzionati verso la creazione di una collettività e un ritorno alla natura².
2. Fotografia di una via del centro della città di Mosca negli anni'30.
Agli inizi degli anni ’20 nell’URSS, l’architettura assume il compito di realizzare una nuova società, attraverso la creazione di nuove strutture funzionali e luoghi di aggregazione. 13
IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
Il processo industriale porta alla nascita in tutta Europa di avanguardie come l’Esprit Noveau in Francia, il De Stijl in Olanda, il Bauhaus in Germania mettendo in discussione la cultura del passato. Anche in URSS nascono nuove avanguardie, ma con uno spirito differente. Se, infatti, in Europa la classe politica rimane pressoché neutrale a queste idee, sostenendo un governo conservatore, in Russia sarà proprio la voglia di trasformare radicalmente il mondo che alimenterà, almeno all’inizio, questi movimenti, spaventando l’occidente con “l’architettura bolscevica”. L’architetto, in questo processo, diventa una figura estremamente importante. Doveva riformare la società e contribuire a realizzare una nuova forma di vita quotidiana attraverso le proprie opere. È così che in un paese arretrato, in cui la maggior parte della popolazione era contadina, viveva in case di legno, in campagna come in città, senza fognature o condutture e dove la classe operaia viveva ammassata in enormi dormitori, nasce una nuova architettura. La possibilità di un’architettura di tipo nuovo si svilupperà proprio dalle condizioni favorevoli della rivoluzione socialista che spingerà all’uso di tecniche innovative, alla cultura razionalista e soprattutto al ripensamento delle città in un’ottica di tipo collettivo, tramite un rifacimento urbanistico. Infatti, mentre in URSS il governo stesso spingeva verso un cambiamento dei modi di vita, anche tramite l’architettura, in occidente la classe conservatrice, che dominava il panorama politico, non avrebbe mai permesso un cambiamento radicale dell’architettura, soprattutto se di ispirazione bolscevica, e comunque il ruolo della proprietà privata avrebbe reso difficile, se non impossibile, ogni politica di riorganizzazione territoriale e ambientale. Nonostante nel paese sovietico non fossero presenti vincoli propri della proprietà privata e della legge del profitto, che quindi avrebbero permesso una costruzione edilizia libera nel territorio, risulterà comunque difficile, per via dell’arretratezza economica, mettere in pratica determinate scelte, come: la realizzazione pianificata di abitazioni, in luoghi che sarebbero dovuti diventare grandi nuclei urbani e parte di un unico organismo. Questo era, principalmente, legato all’arretratezza in campo industriale, produttivo ed edilizio che, in epoca prerivoluzionaria, era di decenni rispetto al mondo occidentale. Solitamente, in Russia, le abitazioni sorgevano in luoghi isolati, in modo completamente autonomo ed erano parte del normale processo di crescita di una città. Gli operai delle prime industrie vivevano in condizioni igieniche pessime, in scantinati o baracche e, quando più fortunati, in caserme prive di mobilio. Gli architetti, dal canto loro, avevano un ruolo marginale, gli ingegneri si occupavano della realizzazione delle strutture e agli architetti spettava il compito di rivestirle. Questo stile era conosciuto con il nome di Eclettismo e consisteva in pura decorazione.
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La Russia dagli anni '10 agli anni '30
3. Complesso residenziale della Usaceva a Mosca (1925-1927)
Con il Comitato delle Costruzioni Statali nel 1918 si proverà a pianificare la costruzione di abitazioni per rendere la città un insieme di parti unitarie e nel 1919 a Mosca verrà proposta la realizzazione di un “quartiere pilota” dagli 8 ai 12 complessi edilizi, abitati ognuno da 100 a 200 persone, destinati a famiglie e scapoli. Gli edifici dovevano essere realizzati in muratura, con solo alcune parti in legno, quelli pubblici dovevano essere formati da 2 o 3 piani e avere parti comunitarie, come: cucine, lavanderie, bagni, scuole, giardini d’infanzia, sale riunioni, biblioteche e centri commerciali. Alla fine, il quartiere non verrà realizzato perché il concorso previsto non ebbe nemmeno inizio³. Per Lenin il comunismo doveva essere sinonimo di piacere della vita. In questo senso sono da leggere le leggi degli anni ’20, che riguardavano la famiglia vista come struttura di promozione della vita collettiva, il soddisfacimento amoroso e anche l’emancipazione della donna, che ora veniva slegata dal focolare domestico e poteva lavorare nelle fabbriche al pari degli uomini4. Per favorire il rilancio economico durante il comunismo di guerra, viene istituito il Piano del Goelro, per migliorare le forze produttive e in particolare l’elettrificazione del paese, con la costruzione nell’arco di 10/15 anni, di centrali idroelettriche ed industrie pesanti su tutto il territorio russo. Nel 1921 verranno individuate le regioni in cui costruire le centrali, tutte alimentate da energie locali: otto negli Urali, quattro nel Caucaso, tre in Siberia e una in Turkestan. Da questa prima fase, in cui si pensò di essere riusciti a trovare l’equilibrio tra la città e la campagna, la crisi economica diventò sempre più preponderante e ci si rese conto dei gravi problemi del paese. Negli stessi anni l’entusiasmo per l’arte nuova si trasmetterà in tutti i campi, proprio perché la rivoluzione aveva bisogno di nuove forme di espressione; in particolare “L’avanguardia sovietica nascerà nell’ambito 15
IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
4. Il padiglione dell'URSS di Mel'nikov all'esposizione universale di Parigi del 1925.
di esperienze che privilegeranno la comunicazione immediata, dove parola e immagine recupereranno il loro valore materico con il desiderio di anticipare mondi e realtà future e rivivere, allo stesso tempo, l’antico” 5. La prima manifestazione importante di questa nuova arte è la Torre di Tatlin alla III Internazionale (un modello). La torre si compone di forme elementari, come cubi, sfere e coni, ma l’architettura, realizzata per la prima volta in ferro e vetro, ha un carattere dinamico, a rappresentare l’umanità liberata. Il fatto è che l’architettura era un’arte che faceva parte del processo economico che, se arretrato, non aveva modo di svilupparsi; tutto questo rappresentò per gli architetti russi un vantaggio e uno svantaggio allo stesso tempo. È questo il motivo per cui durante i primi anni del regime gli architetti russi ebbero la possibilità di sperimentare nuove forme a discapito degli aspetti funzionali o costruttivi. Il concorso per la progettazione del Palazzo del Lavoro, nel 1923 segnerà la nascita dell’Architettura Moderna in URSS e chiuderà la prima fase del costruttivismo, in cui ci si renderà conto dei problemi produttivi del paese. Il palazzo doveva avere un carattere monumentale, per superare, almeno simbolicamente, il capitalismo occidentale. Nel 1925 all’esposizione di arti decorative di Parigi viene presentato il Padiglione dell’URSS di Mel’nikov completamente diverso rispetto agli altri, ricchi e lussuosi, si contrapponeva per spontaneità e semplicità non esponendo oggetti al suo interno, ma evocando la rivoluzione ed un nuovo modello di vita sovietico. Gli interni erano in legno, piegato quasi ai limiti delle possibilità e si caratterizzava per una compenetrazione continua tra interno ed esterno che si legava ad un’idea di dinamismo e slancio. Questo padiglione diventerà il simbolo dell’architettura moderna e dell’ideologia rivoluzionaria sovietica, costituendo un elemento di attrazione per gli architetti europei come Ernest May, che vedevano nella Russia un luogo in cui ci si poteva esprimere in modo totale arrivando al limite dell’utopia. 16
5. Fotografia del progetto per la sede della Terza Internazionale a Mosca, noto come "Torre di Tatlin", 1920.
La Russia dagli anni '10 agli anni '30
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6. Fotografia scattata nel 1928 durante la prima conferenza dei membri dell'OSA.
Tra il 1925 e il 1932 in URSS si sviluppa l’architettura moderna che incentiva la partecipazione delle masse alla gestione delle nuove strutture urbane, come la realizzazione di nuovi complessi abitativi affidata ai Trust e tramite la formazione dei Soviet Cittadini, i quali si occupavano dell’amministrazione dei terreni e degli immobili. In questo periodo si formarono anche diverse associazioni di architetti, tra cui: L’ASNOVA, associazione dei nuovi architetti, che doveva portare rinnovamento alle architetture esprimendo i nuovi bisogni della società, l’OSA, associazione degli architetti contemporanei, e nel ’29 la VOPRA, associazione degli architetti proletari. Tutte queste nel 1932, per esigenze di controllo, vennero riunite nell’Associazione Centralizzata alla Professione6. Grazie a queste associazioni e ai nuovi modelli di vita, in questi anni si svilupparono nuovi tipi di alloggi, come conseguenza anche della ridistribuzione dei beni della vecchia classe borghese. Di fatto, dopo la rivoluzione, molti appartamenti borghesi erano stati sgomberati e divisi tra famiglie di proletari. Questo non rappresentò un beneficio, dal momento che le famiglie contadine, prima abituate a spazi ristretti, ma comunque singoli, si trovarono costrette a vivere assieme in appartamenti in cui la condivisione risultava obbligatoria e la privacy inesistente. Nonostante gli sforzi per la creazione di nuove abitazioni più confortevoli, fra il 1926 e il ‘28 vengono realizzati 5 milioni di metri quadrati di superficie abitabile per abitante, con uno standard a persona di circa 6 metri quadri, standard che con l’avanzare del tempo continuerà ad abbassarsi. Uno dei pochi esempi funzionali di quegli anni sono i complessi edilizi realizzati per gli operai delle Officine Putilov, vicino a San Pietroburgo, in completa autonomia rispetto al piano generale e gestiti dai cittadini. Questi insediamenti rappresenteranno un primo microorganismo sociale per normare ed educare i comportamenti collettivi. Per incentivare la produzione edilizia e dell’industria pesante, nel 1928 18
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viene promulgato il Piano Quinquennale che, anche con l’aiuto di capitali stranieri ed imprese private, avrebbe dovuto risolvere, entro 5 anni, la questione produttiva. È proprio durante questo periodo che l’architetto costruttivista Ginzburg, insieme alla rivista SA (Sovremmenaja Arkitectura) per favorire il naturale passaggio ad uno stile di vita nuovo, getta le basi per la creazione di “tipi d’abitazione transitori” con modelli dalla A alla F7. Una di queste proposte è rappresentata dal Narkomfin. Infatti, l’Associazione Contemporanea degli Architetti, di cui faceva parte Ginzburg, i fratelli Vesnin e collaboratori stranieri di grande spessore, come Gropius, Mayer e Mies, era sempre alla ricerca di metodi di prefabbricazione, industrializzazione e standardizzazione che favorissero soluzioni abitative più economiche. Questi architetti contribuiranno moltissimo allo studio di nuove tecniche costruttive, assumendo il ruolo degli ingegneri, che a quel tempo tendevano ad essere più conservatori. In questo stesso periodo si assiste anche alla scissione dell’OSA che si dividerà in due fazioni: gli Urbanisti e Disurbanisti. Secondo i primi la ricostruzione delle città esistenti, con 50-60 mila abitanti, doveva avvenire in concomitanza con lo sviluppo industriale, dei trasporti ed essere caratterizzata da unità abitative di tipo comune. Mentre, i secondi pensavano che si dovesse annullare l’idea capitalista di città _quella che tutti noi conosciamo_ attraverso l’eliminazione dei centri urbani, distribuendo la popolazione nella natura in alloggi familiari ridotti al minimo, dotati di strutture collettive, e favorendo i collegamenti con i mezzi di trasporto. In ogni caso, per entrambi i gruppi, il compito principale dell’architettura sarà quello di formare la società e lottare contro coloro che volevano riportarla sulla vecchia strada8. Tra le tante illusioni dell’epoca, vi era anche l’idea che il cambiamento dei modi di vita sarebbe stato repentino, senza conoscere la reale situazione di arretratezza. È questo il criterio con cui molti architetti, mal definitisi costruttivisti, si abbandonarono a pensieri utopici e al limite di ogni possibilità realizzativa, provocando nelle masse un disprezzo verso l’intera categoria. È importante tener conto, che gli architetti costruttivisti dell’OSA non avevano che pochi punti in comune con il manifesto costruttivista del 1911 e che la loro preoccupazione era rivolta verso gli aspetti concreti della professione: quelli funzionali, tecnici, sociali e politici. Tra il 1925 e gli anni ’30 gli architetti si resero conto che le condizioni di vita influenzavano la crescita dell’uomo e che, per cambiare la società, avrebbero dovuto rivedere l’architettura delle città per fornire sistemi di vita adeguati alla nuova classe proletaria9.
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CAPITOLO 2
I CONDENSATORI SOCIALI Tra il 1925 e il ’32 vengono messi a punto, dagli architetti sovietici d’avanguardia, i condensatori sociali. Questi strumenti, innovativi, avevano il compito di avvicinare l’uomo ad uno stile di vita collettivo. Per meglio descriverli potremmo paragonarli a dei condensatori elettrici, se quest’ultimi trasformano la natura della corrente, quelli sociali, trasformavano la vita delle persone. Se, l’uomo, in una società capitalista, si preoccupava solo dei suoi interessi, in una socialista, al contrario, avrebbe iniziato a considerarsi parte di un organismo collettivo e a dedicarsi agli interessi comunitari, favorito, proprio, dalle architetture. Tramite i condensatori sociali, come i club, sarebbe stato istruito alla nuova vita. Nelle fabbriche avrebbe lavorato per la patria, mentre nelle abitazioni avrebbe potuto, per primo, sperimentare la vita comunitaria. 2.1) I CLUB OPERAI
7. Fotografia del corpo cilindrico del Club Zuev, anni '30.
I club operai diventeranno gli strumenti principali per la ricostruzione della vita quotidiana. Essi saranno intesi come intermediari tra la vita lavorativa, in fabbrica e l’abitazione, il luogo del riposo. I club erano gestiti dalle nuove committenze sindacali e conosciuti come le “università della cultura”. Erano dei luoghi ricreativi capaci di assicurare una formazione continua, comprendente: l’educazione politica e civile delle masse, l’alfabetizzazione, la diffusione della nuova cultura, la prevenzione da malattie e l’educazione sportiva. Venivano utilizzati, anche, per svolgere riunioni, rappresentazioni teatrali, come cinema e biblioteche.
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IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
8. Fotografia scattata negli anni '30 del Club Zuev di Golosov.
Tra il 1917 e il ’25, i club, nuovi nel loro genere e senza caratteristiche specifiche, vengono costruiti sparsi all’interno del territorio russo10. Dopo il 1925 acquisteranno un carattere proprio e verranno annessi ai luoghi di lavoro. I primi prototipi ricordavano teatri all’italiana, con palchi e logge, realizzati per ospitare spettacoli teatrali, con un pubblico passivo. Solo dopo il piano Quinquennale e i nuovi architetti del Vchutemas11, i club cesseranno di essere organizzati attorno alla sala teatrale, per permettere agli utenti d’essere parte integrante del sistema, in qualità di animatori e organizzatori. Il Club Zuev, completato nel 1930, viene realizzato da Golosov in occasione del concorso promosso dal Sindacato dei Trasporti urbani. La scelta della forma dell’edificio e la sua poca versatilità verranno influenzate dalla rigidità del lotto: si trovava, infatti, in centro a Mosca, tra due strade molto trafficate e doveva affrontare la questione dell’angolo. L’angolo verrà risolto attraverso la creazione di un elemento cilindrico vetrato, contenente il corpo scale. È grazie a questa scelta che Golosov vinse il concorso, nel 1926. Quest’elemento, oltre che unire i diversi piani, creava una relazione tra l’interno e l’esterno, ponendosi come filtro. Internamente, sul lato del volume cilindrico, verso la “Lesnaja Ulica”, si trovavano i luoghi di rappresentanza, quali: il foyer a doppia altezza, il teatro e l’auditorium con platea. Dall’altro lato, si collocavano le funzioni legate alla vita quotidiana, come: la mensa, il buffet, il guardaroba, i bagni, al primo piano. La sala per l’esercizio fisico era al secondo. Le sale per artisti, degli scacchi, di lettura, del riposo, del parrucchiere e la biblioteca si collocavano tra il terzo e il quarto piano; mentre un piano ipogeo era dedicato alla palestra e agli spogliatoi. L’opera verrà realizzata completamente in cemento armato ed è considerabile come un’eccezione nel panorama dei club, per il suo elevato costo economico12. 22
9. Fotografia della scala interna del club Zuev. Anni '60.
I condensatori sociali
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IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
10. Fotografia della centrale elettrica situata sul Dnepr. Anni '30.
2.2) I CENTRI INDUSTRIALI Tra i condensatori sociali più importanti ci sono le fabbriche, le quali costituiranno il principale strumento d’urbanizzazione del paese. Solitamente i contadini, per cercar fortuna, si trasferivano a lavorare, come operai edili, nei centri in costruzione che una volta ultimati, offrivano impiego agli operai stessi. Nel 1917 Vesnin progetterà la prima centrale elettrica vicino Mosca, le Torbiere di Chatura. Nel ‘18 il fratello V. Vesnin realizzerà la fabbrica di super fosfati a Cernorece e Golosov il complesso tipografico della Pravda, sempre a Mosca. Il progetto più celebre degli anni Venti, però, è quello del Dneproges, una centrale elettrica situata sul Dnepr, in Ucraina. All’inizio di quel periodo, infatti, nasceranno moltissimi organi specializzati, composti da ingegneri ed architetti, in grado di realizzare ampi complessi industriali in cemento armato. Tra il 1927 e il 1932 viene realizzata la centrale idroelettrica del Dneprostroj sulla riva destra del fiume Dnepr e una diga, per permettere la navigazione, il trasporto di materiale e l’utilizzo di energia in tutto il sud del paese. Oltre a queste, saranno realizzate altre opere di completamento, come ponti e magazzini. Il progetto, che contribuirà allo sviluppo economico e culturale russo, viene realizzato dal professor I. Aleksandrov, con l’ingegnere A. V. Vinter e un gruppo di architetti, tra cui: V. Vesnin (il più influente), S. Andreevskij, N. Kolly, V. Korsinskij e G. Orlov. L’energia elettrica prodotta sarebbe stata trasmessa alle industrie vicine, agli impianti agricoli, ai villaggi e alle campagne; determinando a sua volta, la nascita di nuove fabbriche13. La centrale formata da una diga ad arco, in cemento armato, tagliava il fiume in due parti. Sulla riva destra era collocata la centrale idroelettrica, 24
I condensatori sociali
11. Illustrazione del ponte della centrale elettrica sul Dnepr. Anni '30.
mentre la sinistra ospitava un’ampia e lunga chiusa. La parte immersa conteneva le turbine ed i canali, mentre quella esterna, non bagnata dalle acque, ospitava la sala macchine (22 X 20 X 231 m). La sala era formata da tralicci metallici, rivestiti in cemento e pietra locale, posti ogni 11 metri, che sostenevano il tetto e le guide d’appoggio per le due gru sovrastanti. All’interno, la centrale conteneva nove generatori, i quali rilasciavano una tale quantità di calore che si rese necessario limitare l’ingresso di luce naturale, diretta, all’interno. L’illuminazione principale proveniva, quindi, dalla facciata nord. Mentre un bow-window, a sud, grande quanto la sala stessa, permetteva l’ingresso di luce in modo indiretto e, tramite la sua sporgenza, ingrandiva il passaggio percorribile. A 3 km di distanza dalla centrale verranno realizzati 2 ponti, per la nuova linea Demurino-Marganec e per il passaggio di camion merci. Questi dovevano sostituire il ponte, distrutto nel 1931, a 2 km di distanza per evitarne l’inondazione, con la costruzione della diga. La scelta della zona sarà valutata in base alle condizioni del fiume, che in quel punto, tramite l’isola di Chortica, si dirama in Nuovo e Vecchio Dnepr: il primo roccioso e meno profondo del secondo. Sull’isola era poi prevista la costruzione di un porto e di un sobborgo operaio. In questo modo, i ponti avrebbero migliorato il collegamento tra il complesso industriale, la città prevista e il futuro collegamento stradale tra il Dombass e Krivoj Rog. Questi ponti dovevano avere un doppio ordine di arcate: la parte superiore per la linea ferroviaria e quella inferiore per il traffico automobilistico14. Il Dneproges è uno dei più grandi simboli del Piano Quinquennale e della grandezza dell’URSS. Sarà distrutto nel 1941 dagli stessi sovietici, per poi essere ricostruito, come l’originale, dopo la guerra15. 25
IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
2.3) LE ABITAZIONI Verso la fine degli anni ’20 un innovativo condensatore sociale, determina un nuovo modo di abitare: un abitare collettivo. Inizialmente si trattava di abitazioni tradizionali borghesi, con bagni e cucine rimpicciolite, senza scale di servizio o luoghi dedicati alla servitù. L’alto numero di richieste e i lunghi tempi costruttivi, porteranno alla distribuzione di queste case a più famiglie costringendole a spartirsi le stanze e utilizzare servizi e cucine in comune. Per questo motivo il numero di appartamenti che si sovraffollavano aumentava e quelli costruiti diminuivano. In occidente c’erano stati dei cambiamenti significativi nelle abitazioni, legati al progresso tecnico, alla meccanizzazione del settore terziario, e soprattutto al bisogno di soddisfare nuove esigenze. In Urss invece, non si assiste a niente del genere, non ci furono dei miglioramenti nel sistema produttivo tali per cui la vita quotidiana si sarebbe radicalmente trasformata nel tempo. Anzi, tutto era rimasto ancorato al passato, nonostante le idee rivoluzionarie del ’17 che rimasero solo delle mere utopie. Non potendo di conseguenza, fare affidamento sul normale sviluppo della vita tramite il progresso scientifico ed industriale, le autorità si trovarono costrette a promuovere un nuovo modo di vita che avrebbe, al contempo, spinto verso il progresso tecnologico, anche tramite la realizzazione di abitazioni. È così che nel 1928, lo STROJKOM, una sezione facente parte del Comitato dell’edilizia si occuperà della standardizzazione e tipizzazione della casa, studiando diverse tipologie di alloggio modulare. Questo per la necessità dell’epoca di fornire a milioni di lavoratori un’abitazione a prezzi contenuti e appagare le nuove esigenze di vita collettive. A capo della sezione, l’architetto Ginzburg, già caporedattore della rivista SA, con i suoi collaboratori studierà, per tre mesi, le cellule abitative. Attraverso l’analisi di nove punti, cercherà di definire il miglior tipo di cellula abitativa, in base al proprio adattamento alla vita collettiva. Lentamente, le persone sarebbero passate da abitazioni ampie ed individuali ad ambienti ristretti, dedicati esclusivamente al riposo con tutte le altre attività da svolgersi in comune. Punto 1) Le cellule dovevano tener conto dei problemi economici del paese. Punto 2) La riduzione scientifica dei vani non abitabili, doveva permettere un’economia del 10%. Questi comprendevano spazi ausiliari, come: corridoi, bagni e cucine. Quest’ultime erano state rimpicciolite basandosi sui movimenti che solitamente si compivano in cucina. Punto 3) Utilizzando l’altezza dei vani ausiliari, il coefficiente di economia dello spazio, poteva essere migliorato fino al 15%. Questo punto verrà applicato negli appartamenti di tipo B, l’altezza dei vani veniva diminuita, mentre quella dell’appartamento rimaneva costante. Punto 4) Viene evidenziato il problema abitativo di un appartamento piccolo ed economico. Attraverso le diverse analisi si scoprì che il tipo di casa più economico da costruire sarebbe stato quello con superficie di 50 mq che però la maggior parte della classe lavoratrice non si sarebbe 26
12. Studi dello Strojkom sulla "minimizzazione" dello spazio edilizio.
I condensatori sociali
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IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
13. Moisei Ginzburg
potuto permettere, se non in condivisione. La soluzione fu quella di realizzare appartamenti più piccoli, monocamera, che avessero lo stesso coefficiente di uno tricamere e che, quindi, costassero meno. Punto 5) Tramite l’invenzione dell’appartamento monocamera di tipo F, si scoprì come realizzare un appartamento di 27 mq che avesse lo stesso coefficiente di economia di uno di 54 mq. Avrebbe dovuto essere disposto su due piani, uno con una nicchia letto e sezione lavabo, l’altro con una cucina estremamente razionalizzata. Punto 6) Con l’abitazione di tipo F si raggiungerà l’ultimo stadio, prima di passare al vero socialismo e quindi alla casa comune. Questo tipo differenziava le funzioni sociali da quelle familiari ed invogliava gli inquilini ad utilizzare i locali collettivi. Di fatto, dalle prime ipotesi di tipo A e B, con superfici ampie e molti spazi individuali, si sarebbe dovuti passare gradualmente e naturalmente a quelle di tipo C, D, E, F, che avevano superfici più piccole e spazi comuni. Tutto ciò sarebbe stato incentivato dalla costante presenza di corridoi comuni e cucine sempre più ristrette. Punto 7) Arrivando alla soluzione della cellula abitativa, si sarebbe potuto risolvere la costruzione dell’intero isolato e, successivamente, del quartiere. Le cellule di tipo A e B potevano essere costituite da palazzine di due piani, mentre le altre da palazzine fino a cinque piani, per 50 m di lunghezza. Da queste sarebbero nati i blocchi con locali comuni di prima categoria (le mense e lavanderie) e di seconda categoria con i club. Punto 8) L’abitazione avrebbe dovuto avere precise qualità: una buona illuminazione bilaterale (sempre presente nelle camere), ventilazione diretta, misure delle stanze consone al numero di inquilini, forma e proporzione delle stanze ottimale per svolgere tutte le funzioni abitative e lavorative, arredamento di qualità e una buona soluzione cromatica. Punto 9) Da ultimo, la costruzione delle abitazioni sarebbe dovuta andare di pari passo con i processi di standardizzazione e industrializzazione16. 28
I condensatori sociali
I ricercatori studiarono i diversi tipi di appartamenti, partendo dalla tipologia A, quella con superficie più ampia, fino a definire la cellula F con superficie minima e spazi dedicati alla collettività. In modo progressivo da uno stile di vita individuale, attraverso i diversi tipi d’abitazione, le persone sarebbero passate ad una vita comunitaria con la definizione, ultima, della Casa-comune vera e propria. La Casa-comune, inizialmente, è una casa-convitto formata da locali comuni. Questi, però, non mutavano la forma generale dell’abitazione e il modo di vivere degli inquilini, rimanendo, quindi, una casa tradizionale. La casa-comune doveva essere ripensata come un organo che inglobasse ogni aspetto della vita quotidiana, in cui locali attrezzati ed individuali fossero parte di un unicum17. Tra i locali ad uso collettivo, dovevano esserci: la mensa, le sale comuni di riposo, le sale di lettura e biblioteche, la palestra e i locali per l’infanzia. Quelli singoli dovevano essere composti da cabine per dormire, da camere ad uso individuale e da stanze per il lavoro scientifico. In questo modo la casa assumeva un carattere comunitario in cui, anche la donna, sarebbe stata emancipata dall’economia domestica18. Ogni membro, a seconda della sua età, avrebbe potuto usufruire di locali differenti e strumenti a lui dedicate. La casa comune, dunque, non è altro che un organo in cui la collettività e l’individuo comunicano costantemente, completandosi nelle loro funzioni.
29
CAPITOLO 3
14. Prospettiva del Narkomfin, in uno dei primi disegni di Ginzburg.
IL NARKOMFIN
15. Fotografia degli anni '30 dell'esterno del Narkomfin, sul blocco comune.
Dopo gli studi della sezione dello Strojkom sulla casa-transitoria, in Unione sovietica si cercherà di applicarne concretamente i principi19. Nel novembre del 1928, dopo un’attenta analisi da parte del Comitato dell’Edilizia, viene decisa la costruzione della Dom Narkofina. A Moisei Ginzburg e il co-architetto Ignatij Milinis spettò la realizzazione del complesso abitativo, finanziato dal direttore del Ministero delle Finanze, Nikolai Miliutin, come casa di tipo transitorio per i suoi dipendenti. Da un lato l’abitazione avrebbe permesso di continuare il proprio stile di vita e dall’altro ne avrebbe incentivato uno più vicino al comunismo, offrendo una soluzione al problema abitativo russo. Presentata ufficialmente all’interno di Sovremennaja Arkhitektura nel 1929, la sua costruzione inizierà nel’28, al culmine dell’ideologia rivoluzionaria. Ginzburg e Milinis con questo progetto avrebbero proseguito la ricerca dello Strojkom lavorando sul tema delle combinazioni di diversi tipi di cellule20. 31
IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
Localizzazione:
32
Il Narkomfin
0
30
90m
16. Ingrandimento sul complesso del Narkomfin
0
150
450m
LEGENDA: = Complesso del Narkomfin
17. Mappa della città di Mosca nel 1912.
33
IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
3.1) IL BLOCCO RESIDENZIALE Il Narkomfin è collocato sul Viale Novinskij, nel cuore di Mosca, lungo la circonvallazione dei Giardini, viene pensato come abitazione per 200 persone circa. Originariamente il sito comprendeva i lotti 113 e 115, conosciuti con il nome di Novinskij, dall’ex-monastero, presente sul territorio fino al XVIII secolo. Il terreno viene successivamente occupato da due abitazioni neoclassiche con un grande giardino che alla fine del XIX secolo verrà schermato da un padiglione ad U. Nel 1918 viene promulgata una legge, per cui tutte le proprietà terriere sarebbero dovute passare nelle mani dello stato, anche i due lotti smisero d’essere di proprietà privata e gli edifici vennero destinati ai lavoratori. Sarebbero stati smantellati successivamente. Il luogo in cui il Narkomfin viene realizzato sarà scelto da Ginzburg in virtù della presenza di un parco che avrebbe permesso la costruzione di un’analogia con la teoria della città-giardino inglese, vista come soluzione al problema della contraddizione fra città e campagna. Questa teoria sarà, successivamente, ripresa teoricamente dai Disurbanisti21. Il progetto originale prevedeva la realizzazione di quattro edifici. Il primo era costituito dall’unità abitativa _quella che nel tempo subì meno variazioni_ composta da un blocco orizzontale con unità abitative di tipo F, F-2, i nuovi elementi tipologici di tipo K 22 e i dormitori. Annesso a questa struttura con un ponte coperto, vi era il blocco comune con la mensa, la palestra e la libreria. Il terzo blocco era composto dalla lavanderia comune, anche detta Prachechnaia. Mentre il quarto, un blocco circolare centrale al cortile, doveva costituire l’asilo nido, in cui i figli degli operai sarebbero stati cresciuti, 24hr su 24hr, da degli educatori. La realizzazione della Dom Narkomfina sarà travagliata e subirà nel tempo diversi cambiamenti. Nel 1929 inizia la costruzione dell’edificio, a seguito di alcune modifiche nel progetto. Infatti, inizialmente non si prevedeva il mantenimento degli alberi nel parco, ma data la passione di Ginzburg per le teorie sulla cittàgiardino, si deciderà di toccarli solo in minima parte, per far spazio agli edifici. I pilotis, del blocco residenziale, dovevano essere pitturati di nero per mimetizzarsi con i tronchi degli alberi, mentre le finestre dovevano trasformare lo spazio interno, integrandolo con quello esterno. I percorsi originali mutarono rispetto al piano del ’28. L’asilo nido centrale non sarà mai realizzato e saranno eliminate le strade rettilinee, a scorrimento veloce. L’unica a rimanere, almeno per un certo periodo, sarà quella di ingresso che portava alla piazza; questa verrà eliminata nel corso della costruzione. Successivamente verrà anche progettato, ma mai realizzato, un secondo edificio abitativo, che vedremo più avanti. Vengono mantenuti dal primo progetto, il blocco residenziale, quello comune e la lavanderia. Il blocco residenziale si sviluppa su 7 piani (escluso il piano terra e sotteraneo) e all'epoca ospitava fino a 50 famiglie. È composto da un elemento rettangolare, lungo 91 m e alto 17m, con inserite cellule abitative 34
18. Schema del progetto del Narkomfin del 1928.
19. Schema del progetto del Narkomfin del 1929, con l'aggiunta del secondo blocco abitativo.
NB: tutti gli appartamenti presentati in queste pagine sono frutto di ricostruzioni probabili, realizzate tramite lo studio di fonti scritte o disegni, le quali sono riportate nel testo e in bibliografia. Tutti gli spazi omessi da descrizione sono quelli su cui non è stata trovata nessuna testimonianza, allo stesso modo, gli spazi senza arredi sono luoghi di cui si sa la funzione, ma non la posizione degli arredi fissi interni.
Il Narkomfin
Schema del primo e secondo progetto:
LEGENDA: =
Blocco residenziale
=
Blocco comune
=
Ponte-corridoio di collegamento
= Ingombro del blocco edilizio mai realizzato = Asilo (mai realizzato) =
Lavanderia
35
IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
20.Facciata Est del Narkomfin, con gli alberi del parco.
di tipo F-2, F e K. Due rampe di scale verticali, si aprono, al primo e al quarto piano, sui corridoi di distribuzione orizzontali, concepiti come spazi semipubblici per il riposo e per gli eventi legati alla propaganda, che portano alle cellule abitative. In ordine, dal primo corridoio si accede alle celle a doppia altezza di tipo K, con sviluppo al primo e secondo piano. Dal secondo corridoio, si accede alle celle di tipo F, dei duplex con sviluppo sfalsato. Se la prima cella, infatti, si sviluppa tra il quarto e terzo piano, quella vicina si sviluppa tra il quarto e quinto, e così via da capo. Quest’ultime, sono dei duplex, con l’ingresso sullo stesso piano, ma estensione su due diversi. Le celle con ingresso a parte sono quelle di tipo F-2, che si trovano in testa all’edificio, con ingressi individuali più o meno su ogni piano23. Al piano terra Ginzburg deciderà di non collocare appartamenti e lasciare libero il passaggio, per permettere una visione continua sul parco e perché la realizzazione di celle abitative su un terreno in pendenza, come quello, avrebbe alzato notevolmente i costi, per la creazione di uno zoccolo. Lo spazio rimanente poteva, così, essere sfruttato come terrazza coperta, dall’altezza di 2,50 m. I corpi principali di risalita che costituiscono l'edificio sono due, entrambi hanno una forma rettangolare con il lato corto semicircolare. Quello a destra è più piccolo, con la parte curva verso il parco. Il blocco a sinistra è più lungo, ortogonale rispetto al primo e con spazi non solo dedicati alla risalita. All’interno, oltre al corpo scale sono presenti dei magazzini, anche sotterranei, e il piano terra di un duplex di tipo F-2. Percorrendo uno dei due corpi scala, si accede al corridoio del primo piano che porta alle prime otto unità abitative di tipo K. Il corridoio è completamente vetrato e si affaccia su uno spazio esterno, una sorta di ballatoio, utilizzabile d’estate come veranda24. 36
0
3
9m
21. Riproduzione fedele dell'abitazione del Narkomfin al momento della sua costruzione. NB: tutti gli appartamenti presentati in queste pagine sono frutto di ricostruzioni probabili, realizzate tramite lo studio di fonti scritte o disegni, le quali sono riportate nel testo e in bibliografia. Tutti gli spazi omessi da descrizione sono quelli su cui non è stata trovata nessuna testimonianza, allo stesso modo, gli spazi senza arredi sono luoghi di cui si sa la funzione, ma non la posizione degli arredi fissi interni.
Il Narkomfin
Schema distributivo:
7.
6.
5.
4.
3.
2.
1.
LEGENDA: = Corridoio di distribuzione
0.
= Rampa di distribuzione verticale
37
IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
Prospetto Est del Narkomfin:
Prospetto Est
38
Il Narkomfin
Prospetto Est
22. Prospetto est del Narkomfin nel 1930 NB: tutti gli appartamenti presentati in queste pagine sono frutto di ricostruzioni probabili, realizzate tramite lo studio di fonti scritte o disegni, le quali sono riportate nel testo e in bibliografia. Tutti gli spazi omessi da descrizione sono quelli su cui non è stata trovata nessuna testimonianza allo stesso modo gli spazi senza arredi sono luoghi di cui si sa la funzione, ma non la posizione degli arredi fissi interni.
0
3
9m
39
IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
Gli appartamenti di tipo K sono interamente autosufficienti, rispetto agli spazi comuni. Sullo stesso piano dell’ingresso si trovano una stanza con la cucina e uno spazio per il pranzo, dall’altezza di 5 metri. Al piano superiore, raggiungibile tramite una scala interna, si trovano, invece: un gabinetto, separato dal bagno con la vasca e due stanze da letto. La prima stanza è la più grande e si affaccia sullo spazio comune a doppia altezza, tramite una balconata. Questa, possiede un armadio a muro e un "letto matrimoniale"25, collocato tra due colonne che sembrano incorniciarlo. La seconda stanza, più piccola, con un letto singolo e un armadio a muro, era ipoteticamente dedicata ai bambini. Dal momento che questi appartamenti Pianta Piano secondo erano dedicati a famiglie, ancora legate al vecchio stile di vita, Ginzburg cercò di favorire il passaggio ad uno stile di vita comunitario separando, con dei muri, il bagno, la cucina e la stanza dei bambini e lasciando visibili, solo, gli spazi dedicati ad attività comunitarie.
5.
4.
3. Pianta Piano primo
2.
1.
Sezione AA'
23. Piante e sezioni. Sezione AA'
A'
Scala: 1.200 Keyplan
A
sezione CC'
40 C'
D'
Pianta Piano terra
NB: tutti gli appartamenti presentati in queste pagine sono frutto di ricostruzioni probabili, realizzate tramite lo studio di fonti scritte o disegni, le quali sono riportate nel testo e in bibliografia. Tutti gli spazi omessi da descrizione sono quelli su cui non è stata trovata nessuna testimonianza, allo stesso modo, gli spazi senza arredi sono luoghi di cui si sa la funzione, ma non la posizione degli arredi fissi interni.
Il Narkomfin
Appartamenti di tipo K:
Appartamento di tipo K Appartamento di tipoBagno Kcon vasca Affaccio sullo spazio comune sottostante.
Pianta Piano secondo
Camera secondaria (singola)
Pianta Piano secondo Camera principale
Pianta piano secondo
Pianta Piano secondo
Pianta Piano primo
Stanza con cucina
Spazio comune a doppia altezza
Pianta Piano primo Corridoio di distribuzione Pianta Piano primo Pianta piano primo
Balcone comune
LEGENDA: = Appartamenti di tipo K
Scala 1:200
Pianta Piano terra41
IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
24. Interno di un appartamento, probabilmente di tipo K, visto dall'affaccio al piano superiore.
25. Schema assonometrico appartamento di tipo K:
di
un
26. Schema di un appartamento di tipo K, apparso su Dwelling, 1934. NB: tutti gli appartamenti presentati in queste pagine sono frutto di ricostruzioni probabili, realizzate tramite lo studio di fonti scritte o disegni, le quali sono riportate nel testo e in bibliografia. Tutti gli spazi omessi da descrizione sono quelli su cui non è stata trovata nessuna testimonianza, allo stesso modo, gli spazi senza arredi sono luoghi di cui si sa la funzione, ma non la posizione degli arredi fissi interni.
42
Il Narkomfin
Schema delle celle di tipo K:
Pianta piano secondo
Pianta piano primo
43
IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
Al quarto piano si trova il secondo corridoio, che porta a 32 celle abitative di tipo F, con sviluppo sfalsato a due a due. Infatti, le porte delle abitazioni si collocano a coppie vicine, pitturate una in bianco e l’altra in nero e portano a due appartamenti con sviluppo inverso, ad incastro. Entrambi hanno un’entrata sullo stesso piano che comprende un piccolo disimpegno con wc ed una scala che a seconda della cella abitativa sale o scende26. Gli interni risultano identici per entrambi gli appartamenti ed erano destinati a coppie o individui perfettamente integrati (o quasi) al nuovo stile di vita. Non è presente una stanza per la cucina, ma solo un piccolo angolo cottura, disegnato direttamente dall’architetto, un lavandino ed una piccola doccia. Secondo le testimonianze, gli angoli Pianta Piano secondo cottura non verranno mai realizzati e al loro posto saranno posizionate delle stufe a gas27. L’attività principale per cui le celle abitative erano state concepite era il riposo. Infatti, l’unico elemento presente è una nicchia con il letto, alta 2,20 m, oltre ad uno spazio comune per mangiare, di 3,60 m di altezza. L’illuminazione nelle celle è bidirezionale e favorita, dal lato della camera da letto, da finestre a nastro, mentre da quella comune, da grandi finestroni. Le stanze comunicano l’una con l’altra e in alcune celle, all'epoca, era possibile una divisione interna tramite una tenda.
5.
4.
Pianta Piano primo
Ingresso comune
3.
2.
1.
27. Piante e sezioni Sezione AA' Sezione AA'
A
A'
Keyplan
Scala: 1.200
44
sezione CC'
C'
D'
Pianta Piano terra
NB: tutti gli appartamenti presentati in queste pagine sono frutto di ricostruzioni probabili, realizzate tramite lo studio di fonti scritte o disegni, le quali sono riportate nel testo e in bibliografia. Tutti gli spazi omessi da descrizione sono quelli su cui non è stata trovata nessuna testimonianza, allo stesso modo, gli spazi senza arredi sono luoghi di cui si sa la funzione, ma non la posizione degli arredi fissi interni.
Appartamento di tipo F Il Narkomfin
CC' CC'
sezione CC' sezione CC'
Appartamenti di tipo F:
Angolo cottura
Spazio Comune
Camera principale
Pianta Piano secondo
Doccia
quarto
Pianta Appartamento di tipo F Piano quinto Appartamento diPianta tipopiano F quinto
Ingresso unità F inferiore Ingresso unità F superiore
Pianta Piano quarto Pianta Piano quarto Pianta piano quarto Pianta Piano quarto Pianta Piano primo
terzo ano secondo ano secondo
Corridoio di distribuzione
Angolo cottura
Doccia
Spazio Comune
Camera principale
Pianta Piano Pianta piano terzo
terzo Pianta Piano terzo
ano primo ano primo LEGENDA: = Appartamenti di tipo F superiore = Appartamenti di tipo F inferiore
Scala 1:200
Pianta Piano terra45
IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
28. Fotografia scattata nel 1928 del corridoio di distribuzione al quarto piano. In foto si vedono le porte di accesso delle celle, di tipo f, una bianca e l'altra nera.
29-30. Angolo cottura disegnato da Ginzburg.
31. Schema di riepilogo delle celle di tipo F e K.
32. Disegno degli interni di una cella di tipo F.
46
Il Narkomfin
Schema di riepilogo con appartamenti F e K:
LEGENDA: = Appartamenti di tipo F = Appartamenti di tipo K NB: tutti gli appartamenti presentati in queste pagine sono frutto di ricostruzioni probabili, realizzate tramite lo studio di fonti scritte o disegni, le quali sono riportate nel testo e in bibliografia. Tutti gli spazi omessi da descrizione sono quelli su cui non è stata trovata nessuna testimonianza, allo stesso modo, gli spazi senza arredi sono luoghi di cui si sa la funzione, ma non la posizione degli arredi fissi interni.
47
IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
Oltre a questi due tipi di appartamenti (F e K), ce ne sono altri raggiungibili tramite i sistemi di risalita verticali. Si tratta degli appartamenti più grandi del complesso, le celle di tipo F-2, dedicate alle famiglie. La loro composizione è molto libera e Ginzburg vivrà, per un periodo, proprio in una di queste. Le celle di tipo F-2 a Nord, di fianco al corpo di risalita, sono di due tipi: duplex o appartamenti su un unico livello. I duplex sono due e si sviluppano tra il primo e secondo piano e tra il quarto e quinto. Mentre, al terzo, è collocato solo un appartamento. Il duplex tra il quarto e quinto piano presenta, al piano superiore: una cucina, una sala da pranzo e un bagno con vasca. Al piano inferiore, raggiungibile tramite una scala interna o una esterna, ha una camera da letto e un disimpegno con il soffitto a doppia altezza (5 metri), una stanza comune, un secondo bagno ed un terrazzino28. Del duplex, collocato tra il primo e secondo piano, non abbiamo testimonianze sulla sua composizione interna. Nonostante ciò, attraverso uno studio approfondito dei disegni e fotografie dell’epoca, possiamo ipotizzarla. Probabilmente aveva uno spazio comune al primo piano, con un punto a doppia altezza ed uno stanzino con cucina. Al piano superiore, un bagno con vasca, due camere da letto ed un affaccio verso la zona giorno sottostante29. L’appartamento al terzo piano è, invece, composto come il duplex al quarto piano, ma su un solo livello. Possiede, anch’esso uno stanzino con la cucina, il bagno con vasca, la stanza per il pranzo e quella da letto30. Le celle di tipo F-2 a Sud dell’edificio, hanno una disposizione interna leggermente diversa, ma gli stessi principi. Nell’articolo di Victor Buchli “Journal of the Society of architectural Historians” sono chiamate “articulate-K units”, proprio per la loro somiglianza con le celle di tipo K. Queste, sono in totale tre duplex. Il primo è il più piccolo, si sviluppa tra il piano terra e il primo piano. Entrando nell’edificio sulla sinistra si trova la porta d’ingresso, che una volta spalancata, porta al bagno, subito di fronte. Sulla destra dell’ingresso c’è, invece, uno spazio comune, dove si trova una scala per raggiungere il piano superiore. Questo si apre in un unico spazio, probabilmente la zona notte, con ampie finestre ed un affaccio sulla zona comune sottostante31. Tra il secondo e terzo piano, vi è, quella che era l’abitazione di Ginzburg e della sua famiglia. L’accesso, al secondo piano, si apre su un ampio spazio comune a doppia altezza, con un terrazzino semicircolare, un piccolo angolo cottura e un bagno. Salendo, tramite la scala interna, si accede alle due camere da letto, con affaccio sottostante ed un secondo bagno32. L’unità abitativa situata tra il quarto ed il quinto piano è molto simile a quella sottostante, differisce solo per la presenza di un balcone aggiuntivo al piano superiore, dove invece per la casa dell’architetto si trovava una finestra33. Al piano inferiore ha un piccolo bagno, la sala comune e uno spazio con cucina, mentre a quello superiore un bagno la con vasca.
48
0
3
9m
33. Schema celle di tipo F-2 NB: tutti gli appartamenti presentati in queste pagine sono frutto di ricostruzioni probabili, realizzate tramite lo studio di fonti scritte o disegni, le quali sono riportate nel testo e in bibliografia. Tutti gli spazi omessi da descrizione sono quelli su cui non è stata trovata nessuna testimonianza, allo stesso modo, gli spazi senza arredi sono luoghi di cui si sa la funzione, ma non la posizione degli arredi fissi interni.
Il Narkomfin
Schema celle F-2:
7.
6.
5.
4.
3.
2.
1.
LEGENDA: =
Appartamenti
=
Appartamenti
a a
Sud
0.
Nord
49
IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
Pianta Piano q App
Appartamento di tipo F-2 Appartamenti di tipo F-2:
Camera Piantaprincipale Piano primo
Bagno
Bagno
Spazio per consumare i pasti
Stanza con cucina
Spazio Comune
Pianta Piano quinto
Appartamento di to di tipo F-2
Pianta tipopiano F-2 quinto
Pianta Piano q Pianta Appartamento piano quarto
Appartamento di tipo F-2 34. Schema celle di tipo F-2
Camera
Bagno
Spazio per consumare i pasti
Stanza con cucina
LEGENDA: =
Appartamenti
=
Appartamenti
a a
Sud Nord
Scala 1:200 NB: tutti gli appartamenti presentati in queste pagine sono frutto di ricostruzioni probabili, realizzate tramite lo studio di Piano fonti scritte Pianta terrao disegni, le quali sono riportate nel testo e in bibliografia. Tutti gli spazi omessi da descrizione sono quelli su cui non è stata trovata alcuna testimonianza.
Pianta quarto PiantaPiano Piano terzo Appartamento di tipo F-2 Pianta Piano terzo Pianta Pian Appartamento di tipo F-2 Pianta piano terzo
Bagno
Stanza con cucina
Camera
Appartamento di tipo F-2 Pianta Piano secondo Pianta piano secondo
50
Pianta Piano q Pianta Pianta piano primo
Pian
Il Narkomfin Pianta PianoPia qu Pianta Appartamento di tipo F-2 A Appartamento Pianta Piano secondo di tipo F-2
otipo F-2
Bagno
Spazio Comune
Stanza con cucina
Bagno Camera
Pianta Piano quinto amento tipo quinto F-2 Appartamento di tipoPianta F-2 Piano qu Pianta Pianta di Piano Pianta Pianta Piano quintoF-2 piano quarto Appartamentopiano di tipo Appartament Pianta Piano primo
Bagno
Stanza con cucina Spazio Comune
Bagno
Camera Camera
Pianta Piano
Pianta Piano terzo
Pianta Piano quarto PiantaPianta Piano terzo Pianta Piano quarto piano terzo Appartamento di tipo F-2
Pianta Pianta piano secondo
Piano
Spazio Comune
Bagno
Pianta Piano secondo
Pianta Piano
Pianta PiantaPiano Pianosecondo primo
Pianta piano primo
Pianta piano terra
51
IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
35. Fotografia, degli anni '30, degli interni dell'appartamento di Ginzburg.
36. Fotografia dei balconi semi-circolari.
37. Fotografia, degli anni '30, degli interni dell'appartamento di Ginzburg.
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Il Narkomfin
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IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
38. Fotografia scattata nel 1930 del tetto con i cassoni, in legno, per inserire il verde.
Il tetto verde del quinto piano è utilizzabile, anche, come solarium e accessibile attraverso i corpi scala. Su di esso, si sviluppa un elemento a due piani, che originariamente aveva la stessa forma del corpo scala al piano terra (quello situato a sud). Successivamente, questa verrà modificata da Miliutin stesso, per far spazio al suo attico. Mentre il piano inferiore riprende la forma dell’elemento al pian terreno, quello superiore ha in aggiunta una terrazza rettangolare, a sbalzo, sorretta da pilotis e raggiungibile attraverso una scala a chiocciola posizionata sul tetto34. Percorrendo il corpo scale sinistro, raggiungendo il sesto piano, si trova uno spazio di disimpegno. Aprendo la porta a nord e camminando lungo un corridoio si possono raggiungere le stanze-dormitorio, con annessi servizi igienici. Mentre, aprendo la porta a sud, si entra direttamente, in quella che era l’abitazione del Ministro, composta come una cella di tipo F-2. Una volta entrati, frontalmente, si trova uno stanzino con la cucina ed un grande salone a doppia altezza. Le scale, nascoste a fianco alla porta principale, portano al piano superiore. Lì, è presente uno spazio comune, aperto sul piano sottostante, un bagno con la vasca e due camere da letto35. 54
0
3
9m
39. Schema ultimi piani NB: tutti gli appartamenti presentati in queste pagine sono frutto di ricostruzioni probabili, realizzate tramite lo studio di fonti scritte o disegni, le quali sono riportate nel testo e in bibliografia. Tutti gli spazi omessi da descrizione sono quelli su cui non è stata trovata nessuna testimonianza, allo stesso modo, gli spazi senza arredi sono luoghi di cui si sa la funzione, ma non la posizione degli arredi fissi interni.
Il Narkomfin
Schema ultimi piani:
7.
6.
5.
4.
3.
2.
1. LEGENDA: =
Tetto verde
=
Dormitorio
=
Attico di Miliutin
=
Solarium
0.
55
IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
Piante degli ultimi piani:
Spazio comune
Bagno con vasca
Camera
Servizi Salone
Stanza con cucina
Stanza singola (dormitori) Corridoio di distribuzione
LEGENDA:
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=
Tetto verde
=
Dormitorio
Il Narkomfin
Solarium
Pianta piano settimo
Tetto verde realizzato con cassoni, in legno, in cui inserire le piante.
Pianta piano sesto
40. Schema ultimi piani NB: tutti gli appartamenti presentati in queste pagine sono frutto di ricostruzioni probabili, realizzate tramite lo studio di fonti scritte o disegni, le quali sono riportate nel testo e in bibliografia. Tutti gli spazi omessi da descrizione sono quelli su cui non è stata trovata nessuna testimonianza, allo stesso modo, gli spazi senza arredi sono luoghi di cui si sa la funzione, ma non la posizione degli arredi fissi interni.
0
3
9m
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IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
41. Fotografia di Miliutin in casa sua, all'interno del Narkomfin.
42. Fotografia della cucina in casa del ministro. Anni '30.
43. Fotografia del salone al piano inferiore della casa del ministro. Anni '30.
44. Fotografia dello spazio comune, del piano superiore, della casa del ministro. Anno 1932.
58
Il Narkomfin
59
IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
3.2) GLI STUDI SUL COLORE È molto probabile che l’edificio, internamente, fosse colorato con tonalità che variavano da quelle calde a quelle fredde, permettendo la percezione di spazi più o meno ampi. Queste soluzioni cromatiche erano state pensate e disegnate da Kandinsky, almeno inizialmente, e dall’artista Hinnerk Scheper. Quest’ultimo era un professore di pittura del Bauhaus che, nel 1929, si trasferì a Mosca. La gamma di colori caldi, come l’ocra chiaro dei soffitti e il giallo limone delle pareti, limitava spazialmente il volume. Mentre le stesse in blu e grigio-verdastro lo dilatavano. Queste tonalità erano accostate per dare sensazioni differenti. Spesso nelle celle, accanto alle scale dai toni freddi, vi erano pareti rosa e gialle o viceversa. I colori più luminosi erano lasciati ai soffitti, perché secondo l’autore, venivano visualizzati separatamente dal resto e non risultavano spiacevoli alla vista. La stessa gamma cromatica, molto più chiara, era lasciata alle pareti, le quali avevano delle variazioni di colore, quasi, impercettibili. In questo modo, durante una breve visita serale, le pareti sarebbero risultate bianche e solo lasciando abituare l’occhio si sarebbero percepite le sfumature di colore. I colori dell’attico di Miliutin verranno decisi da lui stesso. Il soffitto era di colore blu intenso, per “confondersi al tramonto con il cielo”, mentre le pareti avevano colorazione uguale a due a due. Le pareti meridionali e settentrionali erano grigiastre-bluastre, quelle orientali e occidentali grigio-verdastre. L’eccezione era data dalle camere da letto, una aveva il soffitto blu e le pareti grigie, mentre l’altra esattamente il contrario. Probabilmente i corridoi di distribuzione avevano il soffitto giallo, le pareti grigio chiaro, il pavimento scuro e le colonne nere. Mentre, quasi, certamente, le due porte d’ingresso alle celle di tipo F erano dipinte, a coppie, in bianco e in nero; ciò permetteva la distinzione tra gli ingressi delle celle inferiori e superiori. Nonostante le testimonianze su SA riguardante gli studi del colore e quelle di Schepar; ad oggi, non è possibile essere certi delle colorazioni del Narkomfin. Infatti, l’edificio subì moltissimi cambiamenti negli anni, soprattutto internamente, e tutte le testimonianze fotografiche dell’epoca, sono in bianco e nero36. 60
45. Possibili colorazioni usate da Scheper per il Narkomfin
Il Narkomfin
61
IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
46. Prima ipotesi per la colorazione dell'attico di Miliutin.
47. Ipotesi definitiva per le colorazioni dell'attico.
48. Disegno degli anni '30. Prime ipotesi di colorazioni che le celle abitative, di tipo F, avrebbero potuto avere.
49. Schema colore delle celle di tipo K, ipotizzato da Aleksey Ginzburg al momento della ricostruzione.
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Il Narkomfin
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IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
3.3) GLI ALTRI BLOCCHI L’unità abitativa è connessa ad un blocco comune rettangolare, tramite un ponte-corridoio che si trova al primo piano. L’elemento è composto da 2 piani, entrambi a doppia altezza, di 2,30 m, una vetrata continua, su tutto il fronte interno e una terrazza all’ultimo piano. Originariamente le vetrate al piano terra dovevano essere apribili, per creare uno spazio in comunicazione con l’esterno; per questioni di costi non verranno mai realizzate. Al piano terra erano situati la palestra, gli spogliatoi e i bagni con le docce. Mentre salendo le scale, si poteva raggiungere una piattaforma di osservazione sul campo sottostante. Il primo piano era dedicato alla mensa, mentre sul mezzanino si trovavano un’area relax e una di lettura. Nel periodo estivo, il tetto piano dell’edificio poteva essere utilizzato come mensa all’aperto e terrazza.
50. Schema realizzato sulla base del primo progetto di Ginzburg del 1928.
L’ultimo elemento realizzato è la lavanderia o Prachechnaia, funzionante fino al 1960. L’edificio a pianta rettangolare si sviluppa su due piani (escludendo il piano sotterraneo). Quello sovrastante, raggiungibile attraverso una scala esterna, è a sbalzo e sostenuto da quattro pilotis per permettere il passaggio delle auto. Infatti, l’edificio funzionava come gate d’ingresso al complesso e permetteva di raggiungere la Circonvallazione del Giardino. Nel progetto era originariamente presente un asilo, che non verrà mai costruito. Lì i bambini sarebbero stati cresciuti dal personale competente 24 ore al giorno. In questo modo, le madri avrebbero potuto lavorare liberamente, senza preoccuparsi della cura dei figli. Nel 1929, il Narkomfin viene assorbito nell’istituzione burocratica del SNK, Consiglio del Commissariato delle Persone, conseguentemente alla centralizzazione dei poteri statali. Verrà, così chiesto a Ginzburg e il coarchitetto G.A. Zundblat, la realizzazione di un secondo blocco edilizio per gli impiegati. Il blocco rettangolare su 2 livelli, sorretto da pilotis, doveva trovarsi perpendicolarmente alla Dom Narkomfina. Doveva comprendere 16 ampie unità abitative, per piano, di tipo D. Il progetto non verrà realizzato perché giudicato dal Consiglio troppo di sinistra38. 64
51. Schema realizzato sulla base del secondo progetto di Ginzburg e Zundblat. NB: tutti gli appartamenti presentati in queste pagine sono frutto di ricostruzioni probabili, realizzate tramite lo studio di fonti scritte o disegni, le quali sono riportate nel testo e in bibliografia. Tutti gli spazi omessi da descrizione sono quelli su cui non è stata trovata nessuna testimonianza, allo stesso modo, gli spazi senza arredi sono luoghi di cui si sa la funzione, ma non la posizione degli arredi fissi interni.
Il Narkomfin
Schema dei blocchi edilizi aggiuntivi:
LEGENDA: = =
Blocco
comune
Ponte-corridoio di collegamento
= Ingombro del blocco edilizio mai realizzato = Asilo (mai realizzato) =
Lavanderia
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IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
D'
Blocco comune:
D
Pianta Piano secondo
A
A'
B
B'
Sezione BB'
Pianta Piano primo
sezione BB' 52. Schema del blocco comune. LEGENDA: =
terrazzo
=
Piano
primo
=
Piano
terra
Sezione BB' Scala di tutte le sezioni: 1.200 NB: tutti gli appartamenti presentati in queste pagine sono frutto di ricostruzioni probabili, realizzate tramite lo studio di fonti scritte o disegni, le quali sono riportate nel testo e in bibliografia. Tutti gli spazi omessi da descrizione sono quelli su cui non è stata trovata nessuna testimonianza, allo stesso modo, gli spazi senza arredi sono luoghi di cui si sa la funzione, ma non la posizione degli arredi fissi interni.
Keyplan
B
B'
66 C'
D'
Pianta Piano terra
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Pianta del terrazzo
Mensa Mezzanino con area di lettura
Pianta mezzanino
Pianta piano primo
Bagni Palestra
Mezzanino Spogliatoio
Pianta mezzanino
Pianta piano terra 67
IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
Blocco Lavanderia:
53. Schema lavanderia. LEGENDA: = Sottopasso per le automobili =
Scala
Esterna
NB: Per mancanza di fotografie o piante interne del blocco della lavanderia sono state usate, in queste pagine, le immagini delle piante odierne, frutto dell'attenta ricostruzione di Aleksey Ginzburg. Per questo motivo le piante riportate in questa pagina, non sono frutto di ricostruzioni, ma mostrano lo stato attuale e presumibilmente originale, della lavanderia.
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Il Narkomfin
Sbalzo
Sala interna
Pianta piano primo
Sottopassaggio
Pianta piano terra
0
1
3m
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IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
54. Fotografia, degli anni '30, del blocco comune appena costruito.
55. Fotografia successiva agli anni '30, in quanto si vede un leggero cambio nella configurazione interna.
56. Fotografia degli anni '30, dell'interno del blocco comune, piano primo.
57. Schema del secondo blocco abitativo progettato da Ginzburg e Zundblat. Si tratta di una delle tante versioni.
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Il Narkomfin
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IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
3.4) LA FINE DEL NARKOMFIN All’inizio degli anni ’30 si conclude la costruzione del Narkomfin che verrà finalmente occupato dai suoi inquilini. Negli stessi anni il complesso viene modificato, più e più volte nelle sue funzioni. Per esigenze abitative, l’area aperta, sottostante il blocco residenziale, sarà chiusa per far spazio a 6 appartamenti tradizionali. Nel 1932, il blocco comune verrà adibito ad asilo, nel piano precedentemente dedicato alla palestra, mentre lo spazio esterno, superiore, a zona notte estiva. La funzione più nota che assumerà e manterrà nel tempo sarà quella di tipografia per il Ministero. Anche il ponte di connessione al blocco residenziale verrà chiuso, e il suo ambiente trasformato in un dormitorio. Nel 1961, anche la lavanderia cesserà la sua attività, perché trasferita alla casa di amministrazione locale del Consiglio della Città di Mosca. Verso il 1933 il complesso inizierà a spopolarsi e da lì continuerà la sua decadenza, fino al collasso dell’Unione Sovietica, nel 1991. 72
58. Esterno del Narkomfin. Anni '30.
Il Narkomfin
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CAPITOLO 4
CONCLUSIONI 4.1) IL FALLIMENTO
59. Fotografia che mostra il dualismo tra ricchezza e povertà nella città di Mosca. Anni '60.
Il primo piano quinquennale porta in URSS grandi programmi di rinnovamento industriale, trasformando il paese, in poco tempo, in un vasto cantiere. Allo stesso tempo, però, l’impossibilità di far fronte alle spese economiche, indispensabili all’industrializzazione, di fornire sufficienti abitazioni, attrezzature e beni di consumo limiterà i piani degli architetti degli anni Venti. L’Unione Sovietica comprende moltissimi territori tra loro diversi, per sviluppo sociale, economico e culturale. Molti contadini che dalle campagne si trasferivano ad abitare nelle città, rimanevano ancorati ai loro ritmi di vita lenti creando una sempre più evidente disparità tra la popolazione. Se prima le disparità sussistevano tra diverse regioni, ora coabitano, all’interno degli stessi quartieri o abitazioni, "uomini del XX secolo" e "uomini del medioevo". Inoltre, la NEP per affrettare il processo di ripresa delle capacità produttive, dopo la Rivoluzione d’ottobre, autorizza la costituzione di imprese private che avrebbero dovuto fare da supporto, provvisorio e controllato, a quelle pubbliche. Tuttavia, queste portarono solo alla nascita di speculatori, i “Nepman”, che introdussero nel paese ulteriori differenze sociali. Loro costituivano i piccoli-borghesi, una classe statica, rispetto alla società operaia che contribuiva a corrompere e far retrocedere gli entusiasmi della rivoluzione39. Per via di queste personalità molte persone ricercavano gli ideali del passato e tra questi molti giovani, i quali cessarono di frequentare i Club, i nuovi condensatori sociali, perché disgustati dai discorsi “prefabbricati” che vi si tenevano. Altri, non vedevano nel socialismo degli ideali, ma solo i propri interessi, come gli studenti di medicina che non vedevano l’ora di diplomarsi per poter guadagnare, usufruire del lavoro gratuito altrui e dei loro tre pasti al giorno. 75
IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
Gli architetti di quegli anni volevano stimolare nuovi rapporti tra gli uomini; infatti, la cella abitativa individuale sarebbe stata compensata dalle ricche relazioni sociali. Il problema principale per il mancato sviluppo dei condensatori sociali, secondo Anatole Kopp è dato dal tempismo; fu troppo presto e troppo tardi allo stesso tempo. Era troppo presto perché il cittadino di questi luoghi ideali non si era ancora formato, per la mancanza di finanziamenti, manodopera, tecnici e materiali. Ed era troppo tardi, perché dagli anni Venti dello studio e delle avanguardie si stava passando agli anni Trenta dove c’era un urgente problema abitativo da risolvere. Di conseguenza non ci furono fondi per continuare una ricerca e si dovette immediatamente passare alla ricostruzione40 . Negli anni ’20, la casa comune rappresenta il tentativo più completo per la ricostruzione materiale della vita quotidiana e dei principi marxisti, qui Ginzburg e altri architetti proverranno a creare un’intera nuova architettura. Gli architetti dell’OSA si rendevano conto di quanto potesse risultare difficile per la popolazione cambiare completamente modo di vita, ed è per questo che i loro progetti contenevano sempre diversi tipi di celle abitative, secondo quelle proposte dallo Strojkom. I problemi per Ginzburg arrivarono dopo la formazione della VOPRA e una nuova riforma sull’architettura da parte di Stalin, per la realizzazione di costruzioni più immediate e pragmatiche. Infatti, nel 1929 nacque la VOPRA, Unione degli architetti proletari, che ebbe il triste privilegio di essere uno dei motivi della fine dell’architettura moderna in URSS. Questa era composta da giovani architetti per cui il mezzo di liberazione delle masse e l’istaurazione di un nuovo modo di vita era dato dall’architettura, ma il tutto limitato alla pura sfera ideologica. Infatti, anche per i costruttivisti l’architettura era un mezzo di liberazione, ma la loro ricerca si costituiva di progetti e non si limitava alle parole. Così, dopo la chiusura del Vkhutemas nel 1930 e il lento tracollo dei costruttivisti, la VOPRA ne approfittò per accusare l’OSA di aver fondato il loro lavoro su abitudini borghesi e basi capitaliste, sostenuti dalle masse mal alloggiate, che nel gruppo vedevano la causa dei loro problemi41. Il 16 maggio dello stesso anno il partito comunista chiederà a SA di rivedere lo schema dello Strojkom troppo concentrato sulla collettività di ogni momento della vita quotidiana e spingerà il consiglio dell’SNK a proporre, entro 15 giorni, un nuovo piano per la predisposizione delle case operaie. Gli spazi comuni sarebbero rimasti, ma idee come la crescita dei figli in ambienti separati, 24 ore su 24, dai genitori e la disgregazione del concetto stesso di famiglia avrebbero dovuto essere abbandonate. Così da un momento all’altro l’OSA si ritrovò in opposizione rispetto al partito e per evitare ogni tipo di compromissione, rispettò le direttive, ripudiando all’interno di SA le idee proposte mesi prima. Le giustificazioni si soffermavano sul fatto di non avere pienamente colto l’ideologia socialista e quindi di aver sbagliato a dare suggestioni tecniche, economiche e progettuali. Nel 1931 SA verrà rimpiazzata da Soverskaia Arkhitektura, un giornale controllato dallo stato. 76
Conclusioni
Secondo le nuove proposte le architetture dovevano essere case individuali, sparse nel territorio e collegate alle industrie tramite arterie stradali. In questo modo, sarebbero state più in linea con i bisogni del proletariato, ampliabili, flessibili agli usi e i diversi spettri di vita quotidiana non sarebbero più stati così rigidamente controllati. Ovviamente l’URSS non si poteva permettere la ricostruzione di ogni centro abitato, per cui la costruzione di edifici già avviati andò avanti, come per il Narkomfim. Dopo le nuove direttive del consiglio Miliutin stesso, che commissionerà il Narkomfin nel 1928, si distanzia radicalmente da esso. All’interno del suo libro “Problemy Stroitel’stva Sotsialisticheskikh Gorodov” rigetta completamente il Narkonfim e l’idea che le persone possano vivere in celle in cui dormire solamente, svolgendo le attività quotidiane in modo collettivo, e definì la Dom Narkomfina una mera modificazione dell’architettura piccolo borghese42. Anche Ginzburg con la pubblicazione di Zilishche nel 1934 si distanzia completamente dalla costruzione del Narkomfin, continuando però a difendere i principi dello Strojkom definiti come “la più logica espressione della differenziazione dei processi di vita”43. È proprio durante questo periodo in cui affermerà che la Dom Narkomfina non era un’abitazione di tipo transitorio, ma bensì un’abitazione per rendere omogeneo il modo di vivere delle persone, dove solo le cabine per dormire avrebbero effettivamente portato ad uno sviluppo nella vita personale (quindi solo queste erano di tipo transitorio). Continuò sostenendo le critiche rivolte all’abitazione, dicendo che per il modo in cui era stata progettata vi era poco spazio dedicato all’individuo e quindi al suo sviluppo interiore verso il socialismo e troppi spazi comunitari. Affermò che: “In questa maniera (…) la vita dell’individuo è separata in due sfere ineguali; la piccola sfera individuale (in cui si dorme e basta) e la grande sfera sociale (in cui si fa tutto il resto)44”. Concluse affermando che l’esperimento rifletteva le condizioni completamente diverse dei due anni precedenti. Tutte queste condizioni si rifletterono nella realizzazione del secondo blocco abitativo, con unità abitative ampie, di tipo D ideate dal SNK. Il nuovo blocco abitativo rappresentava quindi, un chiaro segnale di ripudio verso il Narkomfin, per la mancanza di spazi comuni. Nonostante fosse in linea con l’ideologia vigente, non verrà comunque realizzato in quanto possedeva chiari influssi costruttivisti, definiti troppo di sinistra45. Nel 1932, solo due anni dopo il suo completamento, il Narkomfin viene decretato, dal giornale di arte “Literaturnaia Gazeta”, un complesso simbolo del vecchio modo di pensare e un imbarazzante e chiaro esempio di estrema sinistra. Nei tardi anni ‘50 grazie alle opposizioni verso il partito di Stalin, un gruppo di cittadini provò a spingere verso un rinnovamento del Narkomfin con i suoi principi iniziali, in linea con il comunismo e lo spirito collettivo. Il rinnovamento si sarebbe dovuto compiere entro l’anniversario della Rivoluzione d’ottobre nel 1967, ma la proposta non sarà mai accolta.
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IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
4.2) LA SOPRAVVIVENZA DEL NARKOMFIN Il Narkomfin verrà definito a posteriori un catalizzatore di tutte le contraddizioni dell’architettura sovietica, passando dall’essere un manifesto costruito dell’avanguardia e dei nuovi modi di vita a un cenotafio, parte di una storia passata. Dopo il 1932 la palazzina si svuota dai suoi abitanti per via dei costanti raid per eliminare la popolazione antisovietica. Infatti, prima di questo cambio ideologico del governo, la maggior parte degli inquilini stabilitisi nel Narkomfin appoggiava le idee socialiste, cercando di portare avanti il nuovo modo di vita. Piano piano, dopo la scomparsa dei suoi abitanti, scomparvero anche gli arredi, come i letti a scomparsa o le piccole cucine ideate da Ginzburg. Negli anni del dopoguerra l’edificio verrà abbandonato a sé stesso, soggetto ad incuria e mancata manutenzione. Per gli avanguardisti l’abitazione doveva essere completamente ripensata, da simbolo dei rapporti della società borghese, doveva arrivare ad ipotizzare la collettivizzazione dell’esperienza domestica, della libertà sessuale e l’abolizione del concetto di famiglia. L’edificio doveva comprimere in pochi metri quadri l’intimità per diventare la prima cellula di organizzazione collettiva, processare i suoi abitanti per trasformarli in degli uomini nuovi. Ed è in questo sistema di ingegnerizzazione della vita umana, degli edifici, della struttura urbana, ecc che gli edifici come il Narkomfin assumono il ruolo di condensatori sociali accumulando funzioni urbane e collettive per trasformare la popolazione delle città. Il motivo per cui il Narkomfin è rimasto intatto nel tempo, a differenza degli altri condensatori, ed è pervenuto a noi oggi riguarda proprio il suo carattere ibrido di condensatore sociale che ce lo fa apparire contemporaneo. La sua ricchezza si presenta nell’alternanza tra gli spazi pubblici, privati e nella sua composizione tipologica che ne ha permesso l’adattamento nel tempo. Ma, soprattutto, ciò che ha permesso che il Narkomfin non diventasse un cumulo di macerie furono i suoi valori plastici: l’equilibrio volumetrico, gli slittamenti planimetrici tra i blocchi, i pilotis, l’asola che incide longitudinalmente il volume alleggerendo il profilo della residenza ed evidenziando il sistema di distribuzione, i lunghi nastri vetrati sottolineati da fioriere in calcestruzzo, il volume autonomo sul tetto, i telai metallici delle doppie finestre e il suo carattere da transatlantico46. Secondo Quilici la qualità di sensazioni che offriva poteva essere paragonata alla “qualità della vita”, mentre Ginzburg nei suoi libri parlerà di aver ricercato i ritmi delle proporzioni che ritrovava nell’architettura egiziana, greca e rinascimentale che hanno permesso alle forme del Narkomfin di rimanere eterne nel tempo. Il Narkomfin, infatti, è arrivato fino a noi. Nonostante l’incuria fortemente sentita negli anni del dopoguerra che lo hanno trasformato in un rudere, ad oggi è tornato a splendere grazie ad un restauro accuratissimo promosso e realizzato da Aleksey Ginzburg, nipote dell’architetto che lo ha costruito. 78
Conclusioni
60. Composizione di fotografie. Quelle in bianco e nero sono del 1930, quelle a colori mostrano lo stato del Narkomfin nel 2016, prima della sua ristrutturazione.
61.Fotografia del Narkomfin nei primi anni 2000. Si può vedere il piano terra completamente chiuso da dei muri.
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IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
62. Fotografie del Narkomfin dopo il suo restauro. Anno 2020. Interno del blocco comune.
63. otografie del Narkomfin dopo il suo resaturo. Anno 2020. In foto la facciata est.
64. Fotografie del Narkomfin dopo il suo resaturo. Anno 2020. In foto il corridoio e corpo scale.
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Conclusioni
Il restauro iniziato nel marzo del 2017 si è concluso nel 2020, e ha riportato l’edificio alle sue condizioni originarie. Risulta di particolare importanza sottolineare il suo carattere contradditorio visibile dal momento della sua costruzione nel 1928 quando si decise di inserire all’interno cellule di tipo diverso, dai dormitori individuali all’attico di Miliutin, al momento del suo restauro nel 2020. Infatti, nato come complesso abitativo, dai costi contenuti, per la popolazione operaia ad oggi è quasi un complesso di lusso, acquistabile solo da coloro che possiedono un grande patrimonio economico. 4.3) PERCHE’ STUDIARE IL NARKOMFIN OGGI L’abitazione del Narkomfin è stata un grande esempio di avanguardismo russo degli anni ’30. I suoi valori plastici, l’alternanza tra gli spazi pubblici e privati, i pilotis, le finestre a nastro, il tetto verde, l’alta qualità degli appartamenti, la loro luminosità, la circolazione d’aria su entrambi i lati e, ovviamente, la minimizzazione delle celle abitative, lo hanno reso un edificio pionieristico all’epoca, ed iconico tutt’oggi. Durante gli anni di suo maggior splendore l’edificio viene considerato un manifesto di un nuovo modo di vivere e avrà un ruolo importante nel successivo sviluppo di tutta l’architettura del 20-esimo secolo. Tutta la cultura occidentale riconosce, in modo unanime, nel Narkomfin i principi di Le Corbusier e infatti verso la fine degli anni ’20 ci fu proprio un assiduo scambio di corrispondenze tra i due. Nel 1931 M. Il’in scriverà l’articolo “Le lecorbusianisme en URSS” sulle pagine di “L’architecture d’aujjourd’hui” facendo proprio un confronto tra Ginzburg e Le Corbusier, affermando che: “La costruzione di 91 metri ha in facciata finestre orizzontali che si sviluppano in lunghezza senza interruzione. Il cubo del centro comunale, dove si sviluppano i locali dello sport, la mensa e il giardino d’infanzia, si sviluppa in avanti dando profondità volumetrica a tutta la composizione. Esso si prolunga ancora fino all’ingresso dove si trovano il garage e la lavanderia comune. L’edificio condensa in sé il modello compositivo del Weissenhof moltiplicato per più piani, e, assieme, il modello della villa d’Avrey. Il solarium trova allo stesso modo origini ad Avrey e nel Weissenhof. L’organizzazione interna dell’edificio fa riferimento a due corridoi che attraversano il complesso da parte a parte. Le cellule si aprono su questi due corridoi. Gli appartamenti hanno due piani cosa che permette ai volumi di svilupparsi liberamente in altezza e in larghezza. Tutti questi dimostrano uno stretto legame con le ville del 1922… Voglio ancora osservare che il centro comunale si svolge a destra mentre il corpo dell’edificio si svolge a sinistra, fattore che sviluppa al massimo la forma architettonica… Questa disposizione ha subito l’influenza del bellissimo palazzo della Società delle Nazioni di Le Corbusier, 81
IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
rimasto disgraziatamente allo stato di progetto…”47. Il commento di Il’in non tratta però minimamente della sua qualità come condensatore sociale, soffermandosi solo sulle somiglianze formali. Infatti, i canoni di Le Corbusier erano tutti presenti e ben ostentati, come: il tetto giardino, finestre a nastro, i pilotis, la chiarezza costruttiva della forma e un’accurata analisi sul tema luce-spazio-colore. Se nelle scelte formali il Narkomfin si ispirava chiaramente ai 5 punti di Le Corbusier e all’architettura moderna, era invece completamente autonomo e originale nello studio delle sue tipologie abitative che puntavano ad un’ipotesi di standardizzazione totale, con un uso “povero” e assieme “tecnologicamente avanzato” dei materiali edilizi. Lo sviluppo dell’edificio non è quindi, esclusivamente, legato a Le Corbusier, ma è frutto di un percorso più ampio e ricco di diversi stimoli, soprattutto della cultura occidentale, che Ginzburg riesce a rielaborare in relazione al panorama sovietico. Le ricerche sull’”Existenzminimum” condotte da Ernest May a Francoforte, la razionalizzazione degli spazi di servizio, come la “Frankfurter Kuche” costituiscono altri punti importanti per lo sviluppo dell’abitazione. Ginzburg sembrava avere la necessità di propagandare in Unione Sovietica un “nuovo stile”, in cui la matrice internazionale doveva confrontarsi con la realtà del territorio48. Lo studio e l’importanza dell’abitazione di Ginzburg risiede proprio nella confluenza di idee diverse che lo hanno generato, che abbiamo sopra citato e il fatto che si tratti di un edificio fondato sul tentativo di invertire l’approccio individualista-consumista dell’edilizia abitativa. Inoltre, un recente studio condotto dalla rivista “Rassegna di architettura e urbanistica” dell’università Sapienza di Roma ha portato a riflettere sugli effetti della pandemia nella vita delle persone e come l’isolamento abbia influito su di esse negativamente. Per questi motivi si è iniziato a ripensare alla composizione delle nostre abitazioni, prive di ogni tipo di vita collettiva. Alberto Farlenga, scriverà all’interno del saggio per Rassegna: ”L’esperienza del confinamento (che rimarrà a lungo nella nostra memoria, insieme all’immagine degli spazi e dei luoghi svuotati e alle solitudini della distanza sociale) ha tuttavia per contrasto illuminato di senso anche il non vissuto, anche gli eventi e gli incontri mancati; e ha restituito significato alle comunità improvvisamente riemerse dal vuoto anonimato delle prossimità inconsapevoli, attraverso la pienezza di una rete improvvisata capace di unire balconi reali e finestre virtuali 49”. Questa riflessione nata dall’isolamento delle persone nella pandemia, parte proprio da dove la l’architettura del movimento moderno si è fermata e cerca di reintegrare momenti di vita collettiva nel panorama delle abitazioni, adattandosi alle condizioni contemporanee. Per questo motivo il Narkomfin potrebbe rappresentare un importante esempio. È un edificio fondato sui principi di collettivizzazione, con spazi individuali, ossia celle abitative, dedicate ai diversi utenti in base al loro grado di adattamento alla vita in comunità, dai dormitori in cui tutte le attività erano
82
Conclusioni
da svolgersi in modo comune, alle abitazioni completamente autonome. In questo modo l’abitazione contemporanea potrebbe essere ripensata, in relazione al moderno abitare, per garantire una vita isolata a chi lo desidera e, al contempo, spazi ad uso comune per ritrovarsi nei momenti di svago e condivisione.
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IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
65. Fotografie del Narkomfin dopo il suo resaturo. Anno 2020. In foto il pontecorridoio e il blocco comune.
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Conclusioni
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Riepilogo dei disegni delle piante:
Pianta piano quinto
Pianta Piano quinto
Pianta piano quarto
Pianta Piano quarto
Pianta piano terzo Pianta Piano terzo
66. Piante del blocco residenziale del Narkomfin e del suo blocco comune. NB: tutti gli appartamenti presentati in queste pagine sono frutto di ricostruzioni probabili, realizzate tramite lo studio di fonti scritte o disegni, le quali sono riportate nella bibliografia. Tutti gli spazi senza arredi sono luoghi di cui si sa la funzione, ma non la posizione degli arredi fissi interni. Il sesto e settimo piano non sono stati riportati perchè già presenti a pagina: 56-57.
Pianta piano secondo
Pianta Piano secondo Pianta Piano secondo
Pianta piano primo
Pianta Piano primo Pianta Piano primo
Pianta piano terra
0 Piano 3 9m Pianta terra Pianta Piano terra
APPENDICE
CRONOLOGIA DEGLI EVENTI DAL 1917 AL 1935 1917 7 novembre - Ore 10 - Aleksandr Kerenskij, lascia il Palazzo d'Inverno e va a chiedere aiuto al quartier generale del Fronte Nord. Solo il generale Pètr Krasnov accetta di difendere il Governo provvisorio, ma riesce a raccogliere non più di 700 cavalleggeri. A nome del Comitato militare rivoluzionario di Pietrogrado, Vladimir Lenin sostiene che "il Governo provvisorio è stato deposto". Ore 14:35 - Allo Smolnij si apre la sessione straordinaria del Soviet. Lev Trotsky, il quale annuncia che il Governo provvisorio non esiste più, il Preparlamento è stato sciolto e i prigionieri politici sono stati rilasciati. Dalla tribuna Lenin afferma che "la rivoluzione operaia e contadina, di cui hanno sempre parlato i bolscevichi, ha avuto luogo... Le masse oppresse creeranno il loro potere. Il vecchio apparato statale sarà completamente distrutto e verrà creato un nuovo apparato amministrativo, rappresentato dalle organizzazioni sovietiche". L'intervento si conclude con le parole: "In Russia dobbiamo ora iniziare a costruire uno Stato socialista proletario. Lunga vita alla rivoluzione socialista mondiale!". Durante l'insurrezione perdono la vita 6 persone. Ore 21:40 - Il cannone dell'incrociatore Aurora, spara un colpo a salve, il segnale dell'inizio dell'assalto al Palazzo d'Inverno. Le unità che difendevano il governo provvisorio iniziarono a lasciare il Palazzo d'Inverno e l'area circostante. Ore 22:45 - si apre il Secondo Congresso dei Soviet, i socialisti-rivoluzionari di destra e i menscevichi si rifiutano di entrare nel presidium del congresso. Il leader dei menscevichi internazionalisti, Julij Martov, presenta una bozza di risoluzione che prevede la sospensione dei lavori del Congresso fino a quando non sarà raggiunto un accordo tra la "parte insorgente della democrazia" e il resto delle organizzazioni democratiche. Trotsky presenta, invece un progetto di risoluzione che condanna l'attività dei partiti conciliatori. Entrambi i progetti sono respinti dai delegati del Congresso. Martov e i suoi sostenitori abbandonano la sala. Attraverso i soviet locali i bolscevichi assumono il potere a Rjazan, 89
IL NARKOMFIN e i condensatori sociali
Kazan', Ekaterinburg, Ufa, Reval (Tallinn). 8 novembre - Riprendono i lavori del Il Congresso panrusso dei Soviet. Alla riunione vengono adottati, su proposta di Lenin, decreti "sulla pace" e "sulla terra". Nel decreto "sulla pace", la guerra imperialista viene definita "il più grande crimine contro l'umanità". Il decreto invita i popoli e i governi dei paesi belligeranti a porre fine alla Guerra mondiale e ad avviare immediatamente i negoziati per la conclusione di una pace democratica, giusta, "senza annessioni e senza indennità". Il decreto sulla terra abolisce la proprietà dei proprietari terrieri, immediatamente e senza alcun riscatto. La proprietà privata della terra viene anch'essa abolita, cosi come la vendita dei terreni e la loro locazione. 9 novembre - Viene formato il primo governo sovietico (Consiglio dei commissari del popolo). Ne fanno parte V. Lenin (Presidente), A. Rykov (Intemi), V. Miliutin (Agricoltura), A. Sljapnikov (Lavoro), V. Ovseenko (Difesa), V. Nogin (Commercio e industria), A Lunacarskij (Cultura), L. Trotsky (Esteri), I. Skortsov (Finanze), G. Oppokov (Grazia e giustizia), V. Tedororovié (Vettovagliamento), N. Avilov (Poste e telegrafo), I. Stalin (Nazionalità). 12 novembre - Nel governo viene creato il Commissariato del popolo per l'assistenza sociale: a dirigerlo viene chiamata Aleksandra Kollontaj, che diventa la prima donna ministro al mondo. 22 novembre - Per ordine di Trotsky inizia la pubblicazione sulla Pravda e sull' lzvestija dei documenti diplomatici segreti sottoscritti dal governo russo con altri paesi. 25 novembre - Iniziano le votazioni per la formazione dell'Assemblea costituente. Partecipano al voto circa 44 milioni di elettori a fronte di una platea di oltre 90. I socialrivoluzionari russi assieme a quelli ucraini otterranno il 48,1% dei voti (380 seggi), i bolscevichi il 24% (168 seggi) i cadetti il 4,7% (17 seggi), i menscevichi il 2,6% (18 seggi). Dopo la prima seduta a Palazzo di Tauride del 5 gennaio 1918, i bolscevichi metteranno fine definitivamente ai lavori dell'Assemblea. All'estemo della sala, si svolgono violenti incidenti tra Guardia rossa e 60mila dimostranti socialrivoluzionari e menscevichi in cui periscono 20 persone. 6 dicembre - La Finlandia che faceva parte dell'Impero russo dal 1809 dichiara la propria indipendenza. 1918 21 gennaio - In una riunione del Comitato centrale bolscevico con i delegati al III Congresso panrusso dei Soviet, Lenin insiste sulla conclusione immediata di una pace separata con la Germania. La sua posizione viene sostenuta solo da circa un quarto dei partecipanti alla riunione. Un gruppo di "comunisti di sinistra" guidato da Nikolaj Bucharin sostiene attivamente l'idea della "guerra rivoluzionaria". Si schiera invece per il "né pace né guerra" Trotsky. 14 febbraio - La Russia passa al calendario gregoriano. 18 febbraio - Le truppe austro-tedesche lanciano un'offensiva lungo il fronte orientale. Il Comitato centrale bolscevico discute nuovamente la 90
Appendice
questione della guerra. La proposta di pace è approvata con 7 voti favorevoli, 6 contrari, 1 astenuto. Il 3 marzo la Russía sovietica conclude il Trattato di pace di BrestLitovsk. La Russia perde un territorio delle dimensioni di 1 milione di chilometri quadrati (Polonia, Stati baltici, parte della Bielorussia e del Transcaucasia); Ucraina e Finlandia vengono riconosciute indipendenti. 17 aprile - Il generale Krasnov inizia a formare l'Esercito del Don nella regione di Novocerkassk. A metà luglio conterà 45mila membri. Si tratta dí uno dei primi episodi significativi della Guerra civile russa che insanguinerà il paese fino al 1921. 29 giugno - In Siberia viene creato il Governo provvisorio della Sibería autonoma al comando dell'ammiraglio Aleksandr Kolak. 6 luglio - I socialrivoluzionari di sinistra Jakov Bljumkin e Nikolaj Andreey, presso l'ambasciata tedesca a Mosca uccidono l'ambasciatore Wilhelm von Mirbach. Subito dopo i socialrivoluzionari danno vita a una rivolta in diverse città della Russia che viene rapidamente sedata dal potere bolscevico. 17 luglio - A Ekaterinburg vengono uccisi da un commando bolscevico Nicolai II, sua moglie Aleksandra Feodorovna, le granduchesse Olga, Tatjana, Marija e Anastasja, lo tsareviè Aleksei e quattro stretti collaboratori della famiglia Romanov. 3 agosto - Un reggimento inglese sbarca a Vladivostok. Il 9 agosto vi giunge anche un battaglione francese. Il 12 agosto è la volta di una divisione giapponese (16mila soldati). Nella prima fase della guerra civile 14 contingenti militari di diverse nazionalità sostennero il tentativo dei bianchi di rovesciare il potere sovietico. 30 agosto - Secondo la versione ufficiale, Fanni Kaplan, una militante del partito socialrivoluzionario, spara a ripetizione contro Lenin. Inizia il "Terrore rosso": vengono arrestate 14.829 persone; gli imprigionati e gli esiliati sono 6.407, 6.188 i fucilati. 16 settembre - Viene adottato il primo Codice civile sovietico che introduce l'uguaglianza dei diritti politici e civili per donne e uomini, la parità di retribuzione, la giornata lavorativa di 8 ore, il congedo di maternità di 8 settimane. Viene decriminalizzata l'omosessualità, ma misure draconiane contro gay e lesbiche verranno reintrodotte nel 1933. 10 ottobre - Adottata la riforma dell'ortografia della lingua russa, già pianificata dal Governo provvisorio. In conformità al decreto, alcune lettere vengono assorbite in altre, alcune cancellate e di altre ne viene limitato l'uso. 1919
26 gennaio - Il governo bolscevico ucraino adotta una dichiarazione sulla necessità di unificare la Repubblica sovietica ucraina con la Russia sovietica su base federale. Il comando del fronte ucraino conclude un accordo militare con l'anarchico Nestor Machno per sviluppare una lotta congiunta contro le Guardie Bianche. A seguito di ciò il 12 febbraio a Guljaipole, il Congresso regionale dei contadini e dei ribelli viene aperto al canto della Marsigliese. Vi partecipano 245 delegati di 35 provincie. La rivoluzione libertaria "verde" verrà poi repressa dall' Armata Rossa e 91
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Machno prenderà la via dell'esilio in Francia. 2 marzo - Si riunisce a Mosca il I Congresso della Terza internazionale (Comintern). La presidenza verrà assegnata a Grigorij Zinov'ev. 10 marzo - I lavoratori dello stabilimento Putilov (punta di diamante dell'avanguardia rivoluzionaria durante la Rivoluzione d'ottobre) si ribellano "per fame" al potere bolscevico. Il 16 marzo, le truppe della Ceka di Pietrogrado danno l'assalto alla fabbrica e circa 200 scioperanti vengono fucilati. 19 marzo - Il libro di John Reed "Ten days that shook the World" viene pubblicato negli Usa e Lenin ne scrive l'introduzione. In epoca staliniana il libro verrà bandito. 12 aprile - I lavoratori del deposito di Mosca-Sortirovoénaja tengono il primo subbotnik (sabato di lavoro "comunista") riparando gratuitamente tre locomotive a vapore. Tale tradizione di lavoro gratuito sociale resterà in uso anche in periodo postsovietico. 21 giugno - L'Armata Rossa inizia una controffensiva vicino a Pietrogrado contro le truppe di Nikolaj Judeniè e un'offensiva contro le truppe di Kolèak: Ural'sk, Perm' ed Ekaterinburg vengono riconquistate dall'esercito sovietico. 16 dicembre - L'Armata Rossa conquista Kiev. 1920 7 febbraio - Koléak viene arrestato e fucilato dall'Armata Rossa a Irkusk. 19 luglio - A Pietrogrado, si apre il Il Congresso del Comintem. Prende il via anche il primo campionato di calcio della Repubblica sovietica russa, che verrà vinto dalla squadra di Mosca. 19 agosto - Fallisce il tentativo di Semèn Budennyj di prendere Varsavia. Le truppe polacche conquistano Brest-Litovsk. L'Armata Rossa viene respinta sulla linca Curzon. 1921 11 gennaio - Fondato a Mosca l'Istituto Marx-Engels, la cui direzione viene affidata a David Rjazanov. 25 febbraio - L'Armata Rossa e i bolscevichi georgiani conquistano Thilisi. 28 febbralo-17 marzo - Inizia la rivolta di Krontade, nel corso della quale i marinai e gli operai della flotta baltica, che si oppongono alla dittatura bolscevica chiedono il ritorno delle libertà civili e nuove elezioni. Dopo duri combattimenti, il generale dell'Armata Rossa Michail Tuchaéevskij, conquísta KronStadt. Durante l'assalto perdono la vita oltre 1.000 "ribelli" e 527 soldati dell'Armata Rossa, oltre 5mila sono i feriti. Oltre 8mila cittadini di Kronstadt fuggono in Finlandia. 10 marzo - Si conclude il X Congresso del Partito comunista russo in cui si decide la transizione alla Nep (Nuova Politica Economica) e il divieto all'interno del partito di attívità di tendenza o di frazione. 19 agosto - Inizia la rivolta antibolscevica a Tambov dell'esercito contadino guidato dal socialrivoluzionario Aleksandr Antonov. L'insurrezione verrà sedata dall'Armata Rossa solo quasi un anno dopo: 20mila saranno le perdite complessive su entrambi i fronti.
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1922 15 marzo - Il Politbjuro del Comitato centrale del Partito comunista Russo approva il bilancio del Comintern per il 1922: l'importo per sostenere la sua attività è di 2,5 milioni di rubli-oro. Il 20 aprile questo importo verrà aumentato a 3.150.600 rubli-oro. 3 aprile - losif Stalin viene eletto Segretario del Partito. La funzione inizialmente è puramente tecnica e di coordinamento. 16 aprile - A Rapallo viene firmato un accordo tra Germania e Russia sovietica sul ripristino delle relazioni diplomatiche e commerciali. E' un primo passo per la ripresa delle relazioni internazionali con la comunità internazionale. 7 agosto - Si conclude il processo contro i socialisti rivoluzionari. Il tribunale condanna a morte 12 imputati. Sotto la pressione dei partiti socialdemocratici di tutto il mondo, il tribunale sarà poi costretto a commutare in reclusione le condanne a morte. 30 dicembre - II I Congresso panrussso dei Soviet adotta la dichiarazione sulla formazione dell'Urss di cui entrano a far parte inizialmente Ucraina, Bielorussia, Federazione delle Repubbliche Transcaucasiche e Russia, pur conservando ognuna di esse il diritto di libera secessione dall'Unione. 1923 4 gennaio - Lenin fa un'ultima aggiunta a una delle lettere al XII Congresso del Partito bolscevico ("Testamento di Lenin"), in cui denuncia il carattere grossolano e rozzo di Stalin e chiede di rimuoverlo dalla carica di segretario. Successivamente incaricherà Trotsky di attaccare la posizione russocentrica di Stalin sulla questione delle nazionalità. 5 luglio - Viene fondata la Acroflot. 21 ottobre - Trotsky invia una lettera al Comitato centrale chiedendo il ripristino della democrazia interna al partito, in cui segnala il pericolo di degenerazione burocratica e il potere crescente del segretario Stalin. Inizia la lotta per la successione a Lenin fra Trotsky, da una parte, e Stalin, Lev Kamenev, Zinov'ev e Bucharin, dall'altra. 1924 21 gennaio - Lenin muore a Gor'kij. 24 gennaio - Viene fondata la Mosfilm. 25 gennaio - Il Comitato esecutivo centrale dell'Urss adotta la risoluzione per 'imbalsamazione di Lenin fortemente voluta da Stalin. Vi si oppongono Trotsky, Bucharin, Kamenev e Nadedda Krupskaja. Inizia il culto di Lenin: durante gli anni del potere sovietico, più di 40 città e altri insediamenti urbani saranno intitolati al nome di Lenin. Saranno costruiti e attrezzati 51.553 musei, monumenti, busti e targhe commemorative dedicati al leader comunista in 2.176 città, in più di 4mila insediamenti urbani e in oltre 42mila paesi. 31 gennaio - Il Il Congresso dei Soviet approva la prima Costituzione dell'Urss su base federalistica e paritaria, ma gli "elementi alieni" (kulaki, mercanti, ministri dei culti religiosi, ex ufficiali di polizia e gendarmeria) sono privati del diritto di voto. 26 aprile - Stalin inizia a tenere lezioni all'Università di Sverdlovsk sulle "Questioni del leninismo", sostenendo di essere in prima persona il legittimo interprete di Lenin e opponendo il lenismo al trotskismo. 93
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1925 21 dicembre - Al Teatro Bol'Soj, si tiene la prima proiezione del film di Sergej Ejzenstejn "La corazzata Potèmkin", che verrà poi inserito nella lista dei dodici migliori film di tutti i tempi. 1926 6 ottobre - Trotsky, Zinov'ev, Kamenev e altri dirigenti del Partito pubblicano una dichiarazione sulla Pravda in cui si impegnano a sottomettersi nuovamente alla disciplina del partito. 23 ottobre - Zinov'ev viene rimosso dalla carica di presidente del Comintern. 1927 27 settembre - In una riunione congiunta del Presidium del Comitato esecutivo del Comintern, Trotsky viene espulso dalle strutture dirigenti dell'Internazionale Comunista. Finirà al confine ad Alma-Ata all'inizio del 1928. Espulso dall'Urss nel 1929, dopo alcune vane richieste di asilo politico, arriverà in Messico. Di lì, nel 1938, tenterà di formare una Quarta internazionale marxista. Sarà poi assassinato da un sicario di Stalin nell'agosto del 1940. 1928 28 marzo - Il governo sovietico adotta una risoluzione per la creazione della regione nazionale del Birobidzan, che segna l'inizio del reinsediamento degli ebrei sovietici in Estremo oriente. 10 luglio - Con la risoluzione del Comitato centrale del Partito comunista su "Politica di approvvigionamento di grano in connessione con la situazione economica generale", viene lanciata la politica della collettivizzazione integrale dell'economia agricola, la "distruzione dei kulak in quanto classe", la chiusura della Nep. Le principali conseguenze saranno due: la deportazione di circa 10 milioni di contadini in Siberia e la carestia di massa del 19321933 che condurrà alla morte di milioni di contadini (le stime dei morti sono molto diverse: da 2 a 8,7 milioni). 7 luglio - Il VI Congresso del Comintern lancia la politica del "social fascismo": il nemico principale dei comunisti diventa la socialdemocrazia europea. Tale approccio verrà mutato solo dopo l'ascesa del nazismo in Germania. 19 settembre - Valerian Kujbyev presenta una relazione sull'accelerazione dell'industrializzazione e sulla necessità dello sviluppo prioritario dell'industria pesante. 1929 2 gennaio - Il governo sovietico adotta un decreto sulla giornata lavorativa di 7 ore (con una settimana lavorativa di 6 giorni). Allo stesso tempo, il decreto contiene una disposizione sulla possibilità d'imporre a ogni persona abile il lavoro gratuito obbligatorio. La giornata lavorativa di 7 ore verrà presto abolita. 31 maggio - La Ford firma un accordo con l'Urss per la costruzione di uno stabilimento automobilistico a Niznij Novgorod. 5 novembre - Nasce Inturist, la principale organizzazione turistica dell'Urss.
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1930 21 maggio - Introdotta la tessera annonaria a Mosca e Leningrado. Gli operai ogni giorno hanno diritto a 800 grammi di pane, 200 grammi di carne, e mensilmente, a 3 chilogrammi di cereali, 600 grammi di burro, 1,5 chilogrammi di zucchero, 10 uova, 800 grammi di aringhe (i bambini non hanno diritto a pane, carne, aringhe e cereali) e su base mensile a 400 grammi di burro e 500 di zucchero. 1931 11 ottobre - Si adotta la decisione governativa sulla completa liquidazione del commercio privato. 1932 31 gennaio - Viene inaugurato il primo altoforno presso lo stabilimento siderurgico di Magnitogorsk. Rappresenta uno dei molteplici successi dell'industrializzazione sovietica nei primi anni '30. 9 novembre - Si suicida a 31 anni la seconda moglie di Stalin, Nadezda Alliluieva. 1933 1 gennaio - Viene annunciato che il primo Piano quinquennale è stato realizzato prima del previsto, in 4 anni e 3 mesi. 26 gennaio - Si apre il XVII Congresso del Partito comunista (di tutta l'Unione) detto anche "Congresso dei vincitori". Inizia il culto di Stalin: il suo nome durante l'assise viene ripetuto 1.580 volte. Durante il congresso si svolge la famosa votazione dei candidati al Comitato centrale in cui su 1.225 delegati, solo 3 votano contro Sergej Kirov, ma circa 300 contro Stalin. I "vincitori" ben presto presero la strada del Gulag e dei plotoni d'esecuzione: dei 1.961 partecipanti al congresso, 1.188 saranno eliminati. 17 agosto - A Mosca, nella Sala delle colonne della Casa dei sindacati, viene aperto il I Congresso pansovietico degli scrittori sovietici in cui si celebra la trasformazione del "realismo socialista" in ideologia di Stato. 18 settembre - L'Urss viene ammessa nella Società delle Nazioni. 1 dicembre - A Leningrado viene ucciso Kirov. A seguito di questo omicidio, prendono il via massicce repressioni tra i comunisti: viene adottato un decreto sull'introduzione di una procedura giudiziaria accelerata e sull'esecuzione immediata delle condanne a morte nei casi di atti terroristici. Per diversi giorni senza processo o indagine (a Mosca, Leningrado e Kiev) vengono fucilati un gran numero di prigionieri politici. Il 16 dicembre sono arrestati Zinov'ev e Kamenev. 1935 25 novembre-5 dicembre - Durante l'VIII Congresso straordinario dei Soviet, viene adottata all'unanimità la nuova Costituzione sovietica che Stalin definirà "la più democratica del mondo". Fonte: Colombo, Yurii. Urss, un'ambigua utopia. Bolsena: Massari editori,2021. 95
NOTE 1. Luca Lanini e Natalia Melikova, La città d’acciaio. Mosca costruttivista 1917-1937 (s.l. Pisa University Press, 2018), 24-25. 2. Vieri Quilici, Città russa e città sovietica. Caratteri della struttura storica, ideologia e pratica della trasformazione socialista (Cologno Monzese, Monza: Mazzotta, 1976), 133. 3. Anatole Kopp, Città e Rivoluzione. Architettura e urbanistica sovietiche degli anni Venti, cur. Emilio Battisti (Milano: Feltrinelli, 1972), 61. 4. Quilici, Città russa e città sovietica, 144. 5. Quilici, Città russa e città sovietica, 148. 6. Kopp, Città e Rivoluzione, 87. 7. Quilici, Città russa e città sovietica, 190-194. 8. A capo della fazione degli Urbanisti vi era Sabsovic e A. Vesnin, mentre a capo della fazione Disurbanista, Ochitovic e Ginzburg. Sabovic prevedeva, dopo un primo quinquennio di riassetto della vita domestica, un periodo di riassetto delle campagne che doveva portare ad un aumento della produzione in due quinquenni 40 volte superiore a quello attuale. Il tutto doveva essere accompagnato da una ricostruzione socialista delle città esistenti, grazie allo sviluppo dei trasporti e delle industrie che dovevano collocarsi in modo libero nel territorio. Le città dovevano essere di misura standard. La posizione di Ochitovic invece, guardava alla città come un organo tipicamente capitalista, non separabile dal suo male di fondo e quindi non aveva alcun senso parlare di città socialista. Secondo lui, la popolazione, si sarebbe dovuta distribuire nel territorio, in abitazioni realizzate con materiali di scarto, annullando così centri urbani e facendo leva sui mezzi di trasporto per i collegamenti. 9. Kopp, Città e Rivoluzione, 92. 10. Lanini e Melikova, La città d’acciaio, 20-21. 11. Il Vchutemas fu un istituto di arte superiore, particolarmente affine al Bauhaus, attivo tra il 1920 e 1927 a Mosca. Gli insegnamenti erano improntati sui movimenti artistici suprematisti e costruttivisti. 12. Federica Deo, ”Il’ja Golosov (1883-1945). Un architetto sovietico tra avanguardie e Realismo Socialista” (Tesi di dottorato in Architettura, Università Degli Studi di Napoli Federico II, 2018), 171-174. http://www.fedoa.unina.it/12665/ . 97
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13. Ing. Oskolkov, “Dneprostroi”, SA Sovremennaja Arkhitektura 19261930, cur. Guido Canella e Maurizio Meriggi (Bari: Edizioni Dedalo, 2007), 455. 14. Oskolkov, “Dneprostroi”, 454-458. 15. Kopp, Città e Rivoluzione, 178. 16. Moisei Ginzburg, “Abbiamo sentito: Problemi della tipizzazione dell’abitazione della Repubblica Federativa Russa”, SA Sovremennaja Arkhitektura 1926-1930, cur. Guido Canella e Maurizio Meriggi (Bari: Edizioni Dedalo, 2007), 339-348. 17. M. Barsc e V. Vladimirov, “Schema della casa comune” SA Sovremennaja Arkhitektura 1926-1930, cur. Guido Canella e Maurizio Meriggi (Bari: Edizioni Dedalo, 2007), 407. 18. Con l’istituzione delle case comuni, la donna non sarebbe più stata relegata al focolare domestico. Grazie alle strutture che si occupavano della cura dei figli 24 ore al giorno e la presenza di mense in cui consumare i pasti le donne avrebbero potuto dedicarsi al lavoro nelle fabbriche. 19. Vedi i 9 punti strojkom, paragrafo2, Sezione 2.3, Capitolo 2. CONT 20. Ernesto Pasini, La ‘casa-comune’ e il Narkomfin di Ginzburg (Roma: Officina edizioni, 1980), 65-66. 21. Victor Buchli, “Moisei Ginzburg’s Narkomfin Communal House in Moscow: Contesting the social and Material World”, Journal of the Society of Architectural Historians 57, no. 2 (giugno 1998): 167-168, https://www.jstor.org/stable/991377?seq=11. 22. Gli appartamenti di tipo K non erano presenti nelle analisi dei 9 punti, perché furono studiati dagli architetti specificamente per l’abitazione del Narkomfin. L’edificio, combinando cellule di tipo K e F, rappresentava uno studio più specifico e dettagliato dello Strojkom implementandone la ricerca. 23. Buchli, “Moisei Ginzburg’s Narkomfin Communal House,” 169. 24. Pasini, La ‘casa-comune’, 66. 25. In realtà il letto matrimoniale era costituito da due letti singoli vicini, a scomparsa. 26. Vedi paragrafo 3, Sezione 3.1, Capitolo 3, “Dal secondo corridoio si accede alle celle di tipo F… “.
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Note
27. Alexsey Ginzburg,” Alexsey Ginzburg: ‘You cannot go ahead and renovate the Narkomfin Building’”, intervista di Natalya Muradova e Julia Tarabarina, Archi.ru, 26 giugno, 2017, https://archi.ru/en/73824/ aleksey-ginsburg-you-cannot-just-go-ahead-and-renovate-thenarkomfin-building. 28. Buchli, “Moisei Ginzburg’s Narkomfin Communal House,” 170. 29. Le ipotesi sulla composizione interna del duplex sono state fatte attraverso l’analisi dei disegni e fotografie degli interni pubblicate su: • Alla Vronskaya, “Making sense of Narkomfin”, The Architectural Review, 2 ottobre 2017, https://www.architectural-review.com/ essays/making-sense-of-narkomfin. • Pasini, La ‘casa-comune’, 70. • “Narkomfin Building/Moscow”, Ginzburg Architect, accesso 7 Maggio, 2022, https://ginzburg-architects.com/en/projects. • M. ja. Ginzburg “La casa degli impiegati del Narkomfin” SA Sovremennaja Arkhitektura 1926-1930, cur. Guido Canella e Maurizio Meriggi (Bari: Edizioni Dedalo, 2007), 430-433. 30. Pasini, La ‘casa-comune’, 71. 31. Ibid., 71. 32. Ginzburg, intervista. 33. Buchli, “Moisei Ginzburg’s Narkomfin Communal House,” 171. 34. Le ipotesi sulla composizione interna dell’unità abitativa tra il quarto e il quinto piano e il tetto verde sono state fatte attraverso l’uso della bibliografia e l’analisi dei disegni e fotografie degli interni pubblicate su: • Buchli, “Moisei Ginzburg’s Narkomfin Communal House,” 171. • Ginzburg, intervista. 35. Descrizione ipotetica realizzata attraverso i disegni e le fotografie presenti su: • Ginzburg, intervista. 36. @Paulkuz, “Кожа архитектурного тела, или Цвета Bauhaus в доме Наркомфина”, Live Journal, ultima modifica 16 aprile, 2012, https://paulkuz.livejournal.com/37630.html.
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37. Buchli, “Moisei Ginzburg’s Narkomfin Communal House,” 172-174. 38. Per approfondimenti vedi Paragrafo 3, Sezione 4.1, capitolo 4, “Tutte queste condizioni si riflettono nella realizzazione del secondo blocco abitativo…” 39. In quanto i piccoli-borghesi non vedevano nessun vantaggio in una rivoluzione che li avrebbe privati delle loro ricchezze, per questo vengono definiti “una classe statica” che guardava al passato. 40. Kopp, Città e Rivoluzione, 228. 41. Le masse vedevano nel gruppo dell’OSA la causa dei loro problemi abitativi, in quanto fu uno dei pochi gruppi attivi in Unione sovietica per la realizzazione di abitazioni, mentre tutti gli altri gruppi si limitavano alla sfera ideologica. Di conseguenza l’OSA rimaneva l’unico gruppo accusabile per i problemi abitativi in URSS. 42. Buchli, “Moisei Ginzburg’s Narkomfin Communal House,” 174. 43. Ibid., 175. 44. Ibid., 176. 45. Per approfondimenti vedi Paragrafo 4, Sezione 3.3, Capitolo 3, “Il blocco rettangolare su 2 livelli…” 46. Luca Lanini, “La resurrezione della Dom Narkomfina”, Rassegna di architettura e urbanistica 161, no. 2 (maggio - agosto 2020): 51-52, http://www.rassegnadiarchitettura.it/. 47. Pasini, La ‘casa-comune’, 78. (non direttamente letto invece: M. Il’in, L’architecture d’aujourd’hui, Le Corbusianisme en URSS, no. 6, 1931, pp.58-61.) 48. Pasini, La ‘casa-comune’, 82. 49. Maria Argenti e Sergio Martín Blas, “Vivere, abitare, condividere”, Rassegna di Architettura e urbanistica, accesso 5 giugno, 2022, http://www.rassegnadiarchitettura.it/mat/pdf161-1.pdf.
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FONTI BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA: • Argenti, Maria e Martín Blas, Sergio. “Vivere, abitare, condividere”. Rassegna di Architettura e urbanistica, accesso il 5 giugno, 2022. http://www.rassegnadiarchitettura.it/mat/pdf161-1.pdf. • Buchli, Victor. “Moisei Ginzburg’s Narkomfin Communal House in Moscow: Contesting the social and Material World”, Journal of the Society of Architectural Historians 57, no. 2, (Giugno 1998). https://www.jstor.org/stable/991377?seq=11. • Canella, Guido e Meriggi, Maurizio, curatori. SA Sovremennaja Arkhitektura 1926-1930. Bari: Edizioni Dedalo, 2007. • Deo, Federica.” Il’ja Golosov (1883-1945). Un architetto sovietico tra avanguardie e Realismo Socialista”. Tesi di dottorato in Architettura, Università Degli Studi di Napoli Federico II, 2018. http://www.fedoa.unina.it/12665/. • Ginzburg, Alexey. “Alexsey Ginzburg: ‘You cannot go ahead and renovate the Narkomfin Building’”. Intervista di Natalya Muradova e Julia Tarabarina. Archi.ru, 26 giugno, 2017. https://archi.ru/ en/73824/aleksey-ginsburg-you-cannot-just-go-ahead-andrenovate-the-narkomfin-building. • Ginzburg Architect. “Narkomfin Building/Moscow”. Accesso 7 maggio, 2022. https://ginzburg-architects.com/en/projects. • Kopp, Anatole. Città e Rivoluzione. Architettura e urbanistica sovietiche degli anni Venti, curatore Emilio Battisti. Milano: Feltrinelli, 1972. • Lanini, Luca. “La resurrezione della Dom Narkomfina”, Rassegna di architettura e urbanistica 161, no. 2, (Maggio – Agosto 2020). http://www.rassegnadiarchitettura.it/. • Lanini, Luca e Melikova, Natalia. La città d’acciaio. Mosca costruttivista 1917-1937. S.l.: Pisa University Press, 2018. • Pasini, Ernesto. La ‘casa-comune’ e il Narkomfin di Ginzburg. Roma: Officina edizioni, 1980. • Quilici, Vieri. Città russa e città sovietica. Caratteri della struttura storica, ideologia e pratica della trasformazione socialista. Cologno Monzese, Monza: Mazzotta,1976.
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• Vronskaya, Alla. “Making sense of Narkomfin”, The Architectural Review, 2 ottobre, 2017. https://www.architectural-review.com/ essays/making-sense-of-narkomfin.
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