

OCCHIALI E DINTORNI
Storie straordinarie di invenzioni rivoluzionarie
Le collezioni del Museo dell’Occhiale di Pieve di Cadore



Fabiano Gruppo Editoriale
OCCHIALI E DINTORNI
Storie straordinarie di invenzioni rivoluzionarie
Le collezioni del Museo dell’Occhiale di Pieve di Cadore
OCCHIALI E DINTORNI
Storie straordinarie di invenzioni rivoluzionarie

Le collezioni del Museo dell’Occhiale di Pieve di Cadore
testi di Alessandra Albarello
introduzione di Michelangelo Pistoletto
Fabiano Gruppo Editoriale
in copertina dall’alto: Ciondoli denominati “Lunettes Breloques” che “Les Incroyables”, portavano appuntati al panciotto; modello da sole Emilio Pucci di fine anni 70-inizio anni 80 con montatura in plastica trasparente colorata e sfumata; occhiale ad arco in rame con lenti viola, Germania, fine XVII-inizio XVIII secolo; dettaglio di un astuccio cinese del 1880 circa.
Pubblicazione realizzata nell’ambito del progetto TERRE DELL’OCCHIALE - ECOMUSEO DELL’OCCHIALERIA BELLUNESE / Fondazione Museo dell’Occhiale
Testi
Alessandra Albarello
Foto
Baggiofotostudio, Pieve di Cadore (BL) Giacomo De Donà, Belluno (BL)
Archivio Museo dell’Occhiale Archivio ANFAO e MIDO
Hanno collaborato alla prima edizione: Laura Zandonella e Ivana Canaider
Hanno collaborato alla seconda edizione: Elena Maierotti, Marco Giampieretti, Alberto Chiesa
Copyright 2023
FGE srl - Fabiano Gruppo Editoriale Reg. Rivelle 7/F - 14050 Moasca (AT) Tel. 0141 1706694 – Fax 0141 856013 e-mail: info@fgeditore.it www.fgeditore.it
Gli Autori e l’Editore declinano ogni responsabilità per eventuali errori contenuti nel testo. Tutti i diritti sono riservati. È vietata ogni riproduzione totale o parziale.
ISBN 978-88-31256-62-9
Seconda Edizione: Giugno 2024


Prefazione
di Vittorio Tabacchi
Introduzione
di Michelangelo Pistoletto
Primaparte – Il Museo
Passato. Presente. E soprattutto futuro
La storia di un museo è la storia delle sue collezioni. E di una donna
Secondaparte – Le origini degli occhiali
Alcune riflessioni intorno al Museo dell’Occhiale 07 09 11 13
Dall’arco alle astine. Da Ugo di Provenza a Camillo Benso, conte di Cavour
Punti di vista e di appoggio
Filosofia, scienza e religione. Oltre il visibile
La Regina Margherita e la prima fabbrica del Cadore
Messaggi intriganti e doni preziosi
In viaggio verso la modernità
Terzaparte – Wunderkammer - La stanza del collezionista
L’arte del vedere (e del non vedere)
Quando uno sguardo diventa “Objet de vertu”
Occhio per occhio: realtà e rappresentazione
Quartaparte – Il XX secolo e gli occhiali contemporanei
anni 20-30
anni 40-50
anni 60-70
anni 80-90
Postfazione


Il mio legame con il Museo inizia ancor prima della sua creazione e nasce dalla grande passione che ho sempre avuto per il collezionismo, ma soprattutto dal mio forte senso di appartenenza al territorio. Un territorio, il Cadore, che è diventato teatro assoluto di una storia esemplare del made in Italy da quando, a Calalzo di Cadore, è stata inaugurata nel 1878 la prima fabbrica italiana di occhiali. Il Museo dell’Occhiale, inserito in un contesto così sensibile alla cultura di questo oggetto, è diventato quindi il simbolo incontrastato di una filiera che ha saputo trasformare la tradizione in energia creativa, attingendo dal passato per inserirsi nelle nuove dinamiche contemporanee del mercato internazionale. Da quella prima azienda, che alla fine dell’800 fu visitata perfino dalla Regina Margherita di Savoia, in questo comprensorio ne sono nate molte altre che con il loro know-how hanno saputo imporre con orgoglio il concetto di made in Italy in tutto il mondo, arrivando anche a interpretare le griffe e i marchi internazionali più prestigiosi della moda e del design. Defilato rispetto a Venezia ma pur sempre inserito in quel tessuto storico che ha reso unica la città lagunare, il Cadore è diventato quindi il palcoscenico ideale per rappresentare una delle più grandi invenzioni della storia, gli occhiali, conseguenza logica di una cultura del vetro che proprio in questi luoghi affonda le sue radici fin dal XIII secolo, come si evince dall’antico documento dei Capitolari delle Arti Veneziane, datato 1284. Anche se gli occhiali sono i protagonisti assoluti del museo, non mancano altri oggetti che riportano al senso e alla simbologia della vista. L’evoluzione degli occhiali e di ciò che è correlato alla vista non ha confini: hanno sempre cercato infatti di individuare in altri ambiti le loro fonti di ispirazione, dal design all’arte, dalla moda alla musica, suggerendo così i contorni di un variegato, vivace e complesso palcoscenico culturale di cui sono loro i veri protagonisti. Nel tempo il Museo dell’Occhiale, con i quasi seimila pezzi esposti a rotazione, dal XV secolo fino ai giorni nostri, è diventato un punto di riferimento e di documentazione importante soprattutto per coloro che si interessano di storia della moda e del costume. Ma è diventato anche il simbolo dell’identità di tutta la filiera italiana dell’occhialeria che qui è nata e che qui continua a crescere, facendo sentire la sua voce nel mondo e assecondando così una sua Vittorio Tabacchi


Introduzione
Sono entrato p er la prima volta negli spazi del Museo dell’Occhiale di Pieve di Cadore nel 2003 in occasione della mostra di mie opere intitolata “L’occhio è lo specchio”, allestita nel museo stesso e dedicata al 125esimo anniversario del distretto bellunese dell’occhiale. Ho provato molta gioia nel percorrere quelle sale in cui scintillano e risplendono preziosissimi oggetti che ci conducono a “vedere” il lungo e affascinante percorso storico dell’occhiale. Osservando i miei quadri “Specchianti”, lì esposti, ho potuto rilevare quanto serrato fosse il rapporto tra il loro significato e quello insito in ogni dettaglio del contenuto museale. Diciamo innanzitutto che sono un artista “visivo”, termine che sostituisce quello di “pittore” dal momento in cui nuovi mezzi tecnici, come ad esempio la fotografia, il video o addirittura il laser, sono entrati nello strumentario artistico. Il mio strumento primario è lo specchio, esso estende illimitatamente la sfera immaginifica, ma anche la restringe fino a concentrarsi direttamente sull’occhio, quando questo si porta alla minima distanza dallo specchio stesso. È la fenomenologia del vedere che entra nell’arte, in senso oggettivo e pratico, mantenendo intatto il concetto di “rappresentazione”. Ma è possibile seguire con logica scientifica un percorso che, lasciata l’immagine dell’occhio, penetra nel bulbo oculare per giungere fino al cervello e riscontrare che sta avvenendo un fenomeno simile a quello prima descritto. I fotorecettori ottici traducono la luce in flussi elettrici che raggiungono il cervello e in esso proiettano, come in uno specchio, le immagini: l’occhio, dunque, è lo strumento che rende specchiante la mente. Si instaura così un circuito speculare senza fine: l’occhio è lo specchio delle cose, la mente “riflette”, cioè pensa le cose e produce azioni che rispecchiano la volontà della mente. Ponendo una lente tra l’occhio e il mondo riusciamo a correggere artificialmente i difetti naturali della vista. Poi, aggiungendo lenti alle lenti, arriviamo sempre più lontano nella sfera del visibile. I telescopi ci trasportano nel cosmo mentre i microscopi ci conducono nel microcosmo. Siamo nel Museo dell’Occhiale ed entriamo in percorsi che non sono soltanto spaziali ma anche temporali. Corriamo avanti e indietro dalla storia antica ai giorni nostri seguendo i “veicoli” ottici esposti; entriamo nella cronaca di ieri e in quella di oggi; osserviamo i costumi che nei vecchi tempi circondavano e guarnivano le lenti e li confrontiamo con il turbine di immagini che si rispecchia nelle lenti di oggi. Ma sono proprio le cornici che contengono queste fragili trasparenze, cioè le montature, a farci leggere direttamente gli stili e le mode, a farci apprezzare la creatività e l’immaginazione di tanti veri talenti, a farci provare emozione e sorpresa scoprendo la stupefacente genialità espressa in un gran numero di questi oggetti. Quella dell’occhiale è una scienza che ispira la fantasia tanto da portare, in molti casi, a punte di vera poesia, nelle forme, nelle linee e nei colori. Si dice che l’occhio sia lo specchio dell’anima, aggiungerei che l’occhiale anima l’occhio, gli dà vita perché aggiunge espressione al viso. L’occhiale è anima perché può produrre sentimenti profondi come la vergogna o l’entusiasmo, dietro agli occhiali ci si può nascondere o si possono esibire in maniera provocatoria e aggressiva. Possono essere sfoggio di vanità o rappresentare senso di dignità. L’occhiale è sempre e comunque un elemento che si pone tra noi e gli altri, dunque si presenta come fenomeno sociale oltre che intimo e individuale. La funzione educativa del Museo dell’Occhiale deve essere quindi intesa come una delle sue più pertinenti peculiarità.
Michelangelo Pistoletto