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Redazione
Timothy Norris
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Direttore responsabile
Ferdinando Fabiano f.fabiano@fgeditore.it
Grafica e impaginazione
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Copertina
Silvia Schiavon
Coordinamento scientifico
Vittorio Picardo, MD
Hanno partecipato a questo numero
Amar Agarwal, MD,FRCS, F.R.C.Ophth
Francesco Bandello, MD, FEBO
Stefano Barabino, MD, PhD
Adel Barbara, MD
Caroline Baumal, MD
Erika Bonacci, MD, FEBO
Enrico Borrelli, MD, PhD, FEBO
Davide Borroni, MD, PhD
Sofia Bugakova, MD
Roberto Caputo, MD
Gemmy Cheung, MD, PhD
Donald J. D’Amico, MD
Antonio Di Zazzo, MD
Matteo Forlini, MD
Giuseppe Giannaccare, MD, PhD, FEBOphth
Soosan Jacob, MD, MS, FRCS, DNB
Francesca Livia, MD
Cosimo Mazzotta, MD, PhD, FWCRS
Mayank Nanavaty, MBBS, DO, FRCOphth, PhD
Vincenzo Orfeo, MD
Ruggiero Paderni, MD
Barbara Parolini, MD
Alessandro Rabiolo, MD
Aleksandra Rachitskaya, MD
Vito Romano, MD, FRCOphth, PGDip CRS, FWCRS
Maria Cristina Savastano, MD, PhD
Massimiliano Serafino, MD
Pavel Stodulka, MD, PhD
Aleksandar Stojanovic, MD, PhD
Marco Tavolato, MD
Piera Versura, MD
Edoardo Villani, MD, FEBO
Stela Vujosevic, MD, PhD, FARVO, FEBO
Editore
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Registrazione presso il Tribunale di Asti n. 1/2020 del 05/02/2020
Copia omaggio
EditorialE
CovEr topiC
PROTEGGERE L’EQUILIBRIO
riflEttori Sull’ESpErto
RIDEFINIRE L’OFTALMOLOGIA MODERNA
CaSi da inCubo QUANDO È LA IOL CHE SALVA LA CHIRURGIA
innovazioni
PMLT, UNA NUOVA FRONTIERA PER L’IPERTENSIONE OCULARE
nEwS
approfondimEnti
DALLO SCHERMO ALLO SGUARDO
SUPERFICIE IN PROFONDITÀ
VISTA DA CAMPIONI
tECniChE ChirurgiChE
RELEX SMILE PER L’IPERMETROPIA: TRA SFIDA CHIRURGICA E NUOVE OPPORTUNITÀ
a tu pEr tu
EvEnti CongrESSuali
CongrESSo S.i.S.o.
CorSi S.i.S.o.
nEwS dallE aziEndE
LA CHIRURGIA “REFRATTIVA”
DEL CHERATOCONO OGGI
Il superamento dei retaggi del passato nell’era della chirurgia biomeccanica del crosslinking e del ray tracing
Di Professor Cosimo Mazzotta, Università degli Studi di Enna “Kore”, Direttore e Fondatore del “Siena Crosslinking Center”, Membro del Consiglio Internazionale della ISRS, del Keratoconus Working Group di ESCRS, Membro e Co-Fondatore della International Keratoconus Society (IKS)
CTutte le interviste contenute in questo numero sono consultabili collegandosi al sito: www.eyeseenews.it
Per lungo tempo, l’applicazione della chirurgia refrattiva laser nel cheratocono è stata considerata un “tabù”, ancorata a una visione concettuale figlia di limiti storici, conoscenze incomplete che generavano timore, strumenti diagnostici che offrivano dati parziali e, soprattutto, l’assenza di una reale possibilità di stabilizzazione biomeccanica della cornea, di accuratezza nel calcolo delle aberrazioni e di prevedibilità del risultato.
In quel contesto, la prudenza semantica che fino a oggi ha relegato i trattamenti combinati con laser ad eccimeri e crosslinking alla definizione di “chirurgia terapeutica” era comprensibile. Per esperienza diretta e basata sulla letteratura, ritengo che questi retaggi appartengano oggi a un passato superato.
Grazie alle tecniche di indagine sempre più sofisticate, sappiamo che una considerevole fascia della popolazione, probabilmente superiore al 5%, è affetta da patologie corneali che causano un depauperamento della qualità della visione non correggibile con occhiali: parliamo di oltre 3 milioni di italiani.
Fra queste, le patologie ectasiche di natura evolutiva come il cheratocono insorgono in età adolescenziale e, se non curate per tempo, possono comportare la necessità di un trapianto di cornea. A causa dell’assenza di screening di massa della popolazione e i tempi lunghi per l’ottenimento di una visita, le diagnosi precoci sono poco frequenti, con il rischio di causare un deterioramento della vista che a sua volta ha un impatto sulla qualità della vita del paziente.
L’avvento del crosslinking corneale, che abbiamo introdotto in Italia nel 2004 e al quale da oltre 20 anni mi dedico personalmente, seguendo lo sviluppo dei protocolli, ha rappresentato il vero punto di rottura e di svolta. Per la prima volta, la “chirurgia refrattiva del cheratocono” è diventata concettualmente e clinicamente sostenibile, in quanto uno dei principali,
se non il principale ostacolo dell’instabilità biomeccanica della cornea è stato direttamente affrontato e risolto. Il crosslinking non è solo una terapia stabilizzante, ma diventa così l’elemento abilitante di una nuova chirurgia refrattiva nel cheratocono che io chiamo “chirurgia biomeccanica”.1 Il concetto di “crosslinking plus” nasce esattamente da qui: dalla possibilità di associare la stabilizzazione biomeccanica del crosslinking alla regolarizzazione ottica corneale nello stesso atto terapeutico.2 Un “cambio di paradigma” che rende finalmente possibile parlare di “chirurgia refrattiva del cheratocono” senza ambiguità e senza retorica.
Parallelamente alla ricerca traslazionale che ha portato allo sviluppo dei protocolli di crosslinking accelerato a guida pachimetrica (M nomogram), l’evoluzione dei software di pianificazione chirurgica ha trasformato radicalmente il modo di concepire la guida del trattamento.3,4
La chirurgia guidata esclusivamente dalla topografia anteriore, necessariamente parziale e foriera di errori sia sul piano matematico che del consumo tissutale, ha mostrato tutti i suoi limiti, inclusa la tendenza a indurre sovracorrezioni e risultati refrattivi imprevedibili.5
I moderni sistemi basati su “ray tracing” consentono oggi una lettura armonica e completa del sistema ottico oculare, risultati che mi onoro di aver pubblicato per primo a livello internazionale con un’ampia casistica lungo follow-up che oggi raggiunge i 10 anni.3 Non più una singola superficie, ma il contributo refrattivo complessivo di tutte le strutture attraversate dal fascio ottico: superficie anteriore e posteriore della cornea (incluso l’epitelio), potere corneale totale, assetto pupillare dinamico con pianificazione altamente personalizzata delle zone ottiche, interazione con i mezzi diottrici interni. Con il ray tracing, la cornea non è più analizzata come elemento isolato, su una singola superficie o due, ma come parte integrante
di un sistema ottico complesso e coerente. Questo approccio supera definitivamente il concetto di “guida topografica”, che offriva una informazione parziale e permette una chirurgia “realmente personalizzata”, capace di minimizzare il consumo tissutale, di ridurre il rischio di “overcorrection” e rispettare la biomeccanica residua della cornea ectasica.
Un ruolo centrale in questa evoluzione è svolto anche dai nuovi nomogrammi di crosslinking modulato, come il nomogramma M3,4, che consente di adattare alla pachimetria l’energia e la distribuzione del trattamento di crosslinking accelerato in luce pulsata con riboflavina dextran-free ad alta concentrazione, ampliando ulteriormente l’indicazione chirurgica e la sicurezza del trattamento refrattivo. Ricordiamo che in questi casi il crosslinking accelerato in luce pulsata a guida pachimetrica abbinato a questi trattamenti non induce variazioni paragonabili al protocollo di Dresda originario che in tal caso non deve essere utilizzato, così come non deve essere utilizzata la mitomicina C.6
Alla luce di queste trasformazioni, continuare a negare l’esistenza della chirurgia refrattiva nel cheratocono significa ignorare l’evoluzione tecnologica e concettuale degli ultimi 15 anni. Non si tratta più di una chirurgia “approssimativa” e rischiosa. Si tratta di una chirurgia fondata su stabilizzazione biomeccanica e modellazione ottica avanzata basata sullo studio matematico e la comprensione globale del sistema visivo.
La distinzione realmente rilevante, quindi, non è tra chirurgia terapeutica e chirurgia refrattiva, ma tra due diverse finalità di quest’ultima: “l’emmetropizzazione dell’occhio ametrope” affetto da aberrazioni di basso ordine (LOAs) come miopia, astigmatismo regolare e ipermetropia, e il “rimodellamento ottico” dell’occhio cheratoconico, affetto da aberrazioni di alto ordine (HOAs) che complicano enormemente la qualità del processo visivo.
La chirurgia refrattiva del cheratocono non mira a eliminare o ridurre la dipendenza dagli occhiali, come nel caso del target dei comuni difetti visivi, ma a trasformare una visione fortemente aberrata, distorta e instabile in una visione regolare, correggibile ed efficace. Dirlo oggi non è provocazione, è semplicemente prendere atto che la semantica deve finalmente seguire la scienza e i suoi progressi. Un ulteriore elemento a vantaggio di queste tecniche, spesso sottovalutato, riguarda il rimodellamento corneale in sé. La regolarizzazione ottica della cornea
cheratoconica, non è solo un atto refrattivo, ma anche un atto biomeccanico.7 Il rimodellamento della superficie corneale determina una redistribuzione dello stress biomeccanico, spostando il carico dall’area centrale, coincidente con l’apice del cheratocono, verso la periferia corneale, strutturalmente più robusta. Questo fenomeno contribuisce di per sé a una maggiore stabilità strutturale e funzionale della cornea, agendo in sinergia con il crosslinking dello stroma corneale. La chirurgia refrattiva del cheratocono non si limita quindi a “correggere”, ma partecipa attivamente alla riorganizzazione biomeccanica del tessuto, rafforzando ulteriormente il razionale del paradigma refrattivo moderno.
In altre parole, perché è corretto oggi parlare di chirurgia refrattiva anche nel cheratocono? Perché un intervento è sempre refrattivo quando: modifica il fronte d’onda oculare, riduce un errore ottico (aberrazione), trasforma una aberrazione ottica meno correggibile (HOA) in una più facilmente correggibile (LOA). Ed è esattamente ciò che facciamo quando riduciamo le HOAs nel cheratocono: rendiamo la rifrazione più regolare, più stabile, più correggibile con lenti a tempiale e lenti a contatto morbide. Ovviamente non è per tutti e devono sussistere i criteri di eleggibilità clinica e strumentale per questa chirurgia.3
Dire oggi che questa non è “chirurgia refrattiva” perché il paziente porta ancora gli occhiali, è un errore concettuale, non prudenza scientifica. La definizione “chirurgia terapeutica” è stata una stampella comunicativa a mio avviso, per certi versi molto rassicurante, utile sul piano medico-legale, adatta a ridurre le aspettative e a differenziare il target rispetto alla chirurgia refrattiva dei comuni difetti di vista, ma oggi limita il pensiero clinico perché implicitamente comunica falsamente che “non stiamo toccando la refrazione”, quando invece la stiamo toccando eccome, con calcoli e software molto sofisticati e laser dedicati.3
La vera distinzione, onesta a mio parere, non è “refrattiva vs terapeutica”, ma quella tra chirurgia refrattiva di rimodellamento ottico (cheratocono), con obiettivo di regolarizzare la cornea; attraverso la riduzione delle HOAs si ottiene una refrazione più semplice e stabile, con conseguente miglioramento del visus corretto e della qualità della visione (BCVA, CLVA, QoV). Dopo l'intervento l’uso di occhiali o lenti a contatto morbide è comunque necessario, ma in questo caso risulta molto più efficace e meglio tollerato. La
chirurgia refrattiva dei comuni difetti di vista ha come target l'emmetropizzazione dell'occhio ametrope con l'obiettivo di conseguire la maggiore indipendenza possibile dagli occhiali e dalle lenti a contatto; attraverso la correzione delle aberrazioni di basso ordine si punta quindi al raggiungimento della emmetropia, con conseguente miglioramento dell'acuità visiva naturale e, idealmente, un’indipendenza completa dall’occhiale. In una sola frase: “Stessa famiglia, la chirurgia refrattiva, scopi diversi”. In conclusione, sul piano clinico, la chirurgia refrattiva del cheratocono non mira a togliere gli occhiali, ma a renderli finalmente più efficaci. Oggi è importante dirlo, perché siamo entrati nell’era custom, ray-tracing, total corneal wavefront e crosslinking accelerato customizzato anche per le cornee sottili, dove i confini tra stabilizzazione, regolarizzazione e refrazione finalmente si fondono per garantire al paziente idoneo il miglior risultato visivo possibile e la migliore vision related quality of vision (VRQoV). Non va trascurato che il paziente oggi, anche grazie ai social media è molto più informato e noi lo sperimentiamo ogni giorno nella nostra attività, pertanto, continuare a negare il termine chirurgia refrattiva nel cheratocono non tutela il paziente, non tutela il chirurgo e impoverisce il discorso scientifico.
2. D'Oria F, Bagaglia SA, Alio Del Barrio JL, Alessio G, Alio JL, Mazzotta C. Refractive surgical correction and treatment of keratoconus. Surv Ophthalmol. 2024 Jan-Feb;69(1):122-139.
3. Mazzotta C, Stojanovic A, Romano V, Addabbo G, Borroni D, Balamoun AA, Ferrise M. Ray-Tracing Transepithelial Excimer Laser Central Corneal Remodeling Plus Pachymetry-Guided Accelerated Corneal Crosslinking for Keratoconus. Cornea. 2024 Mar 1;43(3):285-294.
4. Mazzotta C, Gagliano C, Borroni D, De Lossada CR, Vinciguerra R, Zagari M, Alessio G, D'Oria F. Crosslinking for post refractive surgery ectasia: application and clinical outcomes. Graefes Arch Clin Exp Ophthalmol. 2025 Sep 23. doi: 10.1007/ s00417-025-06968-6. Epub ahead of print.
5. Kanellopoulos AJ. Ten-Year Outcomes of Progressive Keratoconus Management With the Athens Protocol (Topography-Guided Partial-Refraction PRK Combined With CXL). J Refract Surg. 2019 Aug 1;35(8):478-483.
6. Awwad ST, Chacra LM, Helwe C, Dhaini AR, Telvizian T, Torbey J, Abdul Fattah M, Torres-Netto EA, Hafezi F, Shetty R. Mitomycin C Application After Corneal Cross-linking for Keratoconus Increases Stromal Haze. J Refract Surg. 2021 Feb 1;37(2):83-90.
7. Roberts CJ, Knoll KM, Mahmoud AM, Hendershot AJ, Yuhas PT. Corneal Stress Distribution Evolves from Thickness-Driven in Normal Corneas to Curvature-Driven with Progression in Keratoconus. Ophthalmol Sci. 2023 Jul 20;4(2):100373.
PROTEGGERE L’EQUILIBRIO
Nuove tecniche e tecnologie per la preservazione della biomeccanica corneale nella chirurgia refrattiva
Intervista al Dottor
Aleksandar Stojanovic, University Hospital of North Norway, Norvegia e al Dottor
Mayank Nanavaty, Brighton & Sussex Medical School, Regno Unito
NNonostante sia stata studiata per la prima volta da Giovanni Alfonso Borelli nel XVII secolo, la biomeccanica intesa come studio della struttura, della funzione e del movimento dei sistemi biologici è sorprendentemente recente in oftalmologia. Solo negli anni Cinquanta i ricercatori iniziarono a considerare le proprietà meccaniche della cornea in diversi animali, arrivando alle prime applicazioni della matematica ai tessuti corneali. È però con l’avvento della moderna chirurgia dei trapianti e della chirurgia refrattiva che l’interesse scientifico si è concentrato sugli effetti di queste procedure sull’integrità strutturale del bulbo oculare e sull’impatto sull’acuità visiva, soprattutto nei casi di cornee sottili. Sebbene la tecnologia ci abbia messo sulla strada giusta, il tema continua ad animare congressi e incontri scientifici, alimentando nuove idee e prospettive di miglioramento che potrebbero ampliare ulteriormente le possibilità terapeutiche per questi pazienti.
CORNEE SOTTILI, GRANDI PROBLEMI
“Una cornea sottile è generalmente definita come uno spessore corneale centrale inferiore a 500 micrometri. Si tratta di una soglia considerata critica per la sicurezza della chirurgia refrattiva”, afferma Aleksandar Stojanovic, MD, PhD.
Consulente presso l’University Hospital of North Norway, il Dottor Stojanovic è riconosciuto come un pioniere della chirurgia refrattiva in Norvegia, essendo stato il primo a eseguire la LASIK nel Paese scandinavo.
“Oggi la definizione di cornea sottile dipende dal contesto”, spiega
Mayank Nanavaty, MBBS, DO, FRCOphth, PhD. “Se parliamo di chirurgia refrattiva, considero lo spessore corneale medio pari a 540 micrometri; qualsiasi spessore residuo dello stroma post-ablazione inferiore a 280–260 micrometri dovrebbe essere considerato come cornea sottile ai fini refrattivi laser. Per il cross-linking, di norma scendo fino a 300 micrometri con epitelio intatto, anche se lo spessore epiteliale può essere inferiore. Considero sottile una cornea al di sotto di quel valore”.
Mayank Nanavaty è consulente chirurgo oftalmico e Honorary Senior Clinical Lecturer presso la Brighton & Sussex Medical School. Considerato un opinion leader nel campo della chirurgia refrattiva, è noto per il suo contributo in importanti comitati scientifici dell’ESCRS.
“Anni fa, di fronte a una cornea sottile, le opzioni erano evitare l’ablazione laser, soprattutto la LASIK. Oggi sappiamo che la LASIK può causare ectasia”, dichiara Nanavaty.
“All’epoca, a causa dell’aumentato rischio di ectasia postoperatoria, i chirurghi evitavano la LASIK nei pazienti con cornee sottili, preferendo tecniche di ablazione superficiale che compromettessero meno lo stroma”, aggiunge Stojanovic. Il punto cruciale sta nell’impatto che queste procedure hanno sul delicato equilibrio strutturale della cornea. Più questa è sottile, più lo è il confine tra sicurezza e rischio. Tuttavia, il chirurgo deve considerare anche altre variabili.
“Lo spessore corneale è certamente un parametro fondamentale per valutare la salute della cornea e l’idoneità chirurgica; ma non è l’unico indicatore della resistenza strutturale. Un ruolo
di Timothy Norris
Lo spessore corneale è certamente un parametro fondamentale per valutare la salute della cornea e l’idoneità chirurgica; ma non è l’unico indicatore della resistenza strutturale
Aleksandar Stojanovic
cruciale è svolto dalla rigidità e dall’elasticità del collagene che conferisce alla cornea la sua integrità biomeccanica”, spiega Stojanovic. “Cornee moderatamente sottili, tra 450 e 500 micrometri, ad esempio, non sono sempre biomeccanicamente inferiori e, in rari casi, può valere il contrario. La resistenza strutturale può essere indipendente dallo spessore corneale, che a sua volta può essere la conseguenza di una riduzione dell’integrità biomeccanica. Oltre allo spessore, per stabilire i limiti della chirurgia refrattiva, si considerano parametri come lo spessore stromale residuo e/o la percentuale di tessuto alterato”.
CAMBIAMENTI E SFIDE
Con l’introduzione di procedure e tecnologie diagnostiche innova -
tive, l’approccio alle cornee complesse ha iniziato un processo di cambiamento.
“Il primo passo avanti è stato il perfezionamento delle tecniche di ablazione superficiale, insieme a procedure diagnostiche più precise”, afferma Nanavaty. “Oggi disponiamo di topografi e tomografi in grado di fornire dati accurati sullo spessore stromale residuo dopo determinate ablazioni, oltre a moderne tecniche laser che utilizzano zone di ablazione e ottiche più ridotte, preservando maggiormente il tessuto corneale. Le piattaforme laser attuali consentono profili di ablazione personalizzati”.
“Siamo ora in grado di effettuare aggiustamenti basati sulla mappatura corneale individuale e sulle proprietà biomeccaniche, migliorando il profilo di sicurezza per questi pazienti”, aggiunge Stojanovic.
“Negli ultimi tempi la PRK transepiteliale è diventata il mio principale focus”, commenta Nanavaty. “Grazie all’assenza di tecniche di delaminazione e all’uso nullo di alcol, questa procedura è superiore alla PRK convenzionale: il recupero è più rapido ed è meno traumatica per la cornea. Per questo motivo ho convertito la maggior parte dei miei pazienti alla PRK transepiteliale, che in questi casi si dimostra sicura nel lungo termine”.
Nonostante le innovazioni recenti, la chirurgia refrattiva nelle cornee delicate resta una sfida. “Rispetto alla LASIK convenzionale, molte nuove opzioni comportano tempi di recupero più lunghi. Che sia transepiteliale o con alcol, opacità e regressione restano rischi della PRK”, osserva Nanavaty. “I protocolli più recenti con Mitomicina C sono molto più
raffinati: con nuovi nomogrammi e follow-up più prescrittivi possiamo dire che la tecnica è complessivamente migliorata. Il rischio di ectasia corneale tuttavia rimane, sebbene inferiore rispetto alla LASIK e alle procedure lenticolari”.
Secondo Stojanovic, l’uso del cross-linking perioperatorio non ha ancora dimostrato una prevedibilità refrattiva soddisfacente. “Quando combinato con la correzione laser elettiva della vista, il cross-linking può ancora produrre risultati imprevedibili, indipendentemente dal protocollo utilizzato, anche con tempi di imbibizione ridotti e minore esposizione ai raggi UV”, afferma.
UN FUTURO ANCORA
PIÙ LUMINOSO
Nonostante le difficoltà, la ricerca continua a esplorare nuovi approcci e a perfezionare quelli esistenti. “Oggi possiamo combinare procedure all’avanguardia per ottenere i migliori risultati possibili. Con la Bioptics, ad esempio, possiamo applicare l’ablazione laser alla cornea e, in sequenza, impiantare lenti fachiche o lenti intraoculari per migliorare l’acuità visiva”, spiega Nanavaty.
“Nei pazienti con cheratocono possiamo combinare ablazione laser e moderne tecniche di cross-linking. Analogamente, con l’estrazione lenticolare possiamo associare una ICL o procedure di sostituzione del cristallino a scopo refrattivo”. Per Stojanovic, i progressi nella diagnostica corneale, come l’OCT del versante posteriore e la mappatura dello spessore epiteliale per la diagnosi precoce del cheratocono e dell’instabilità biomeccanica, stanno semplificando la pratica clinica.
Dottor Aleksandar Stojanovic
Cover TopiC
Tra cinque o sette anni raggiungeremo una fase in cui avremo opzioni personalizzate per questi pazienti. Forse non saranno la prima
scelta, ma saremo certamente in grado di soddisfare le loro esigenze
Mayank Nanavaty
“Con dispositivi come l’Ocular Response Analyzer (ORA) e il Corvis ST possiamo effettuare misurazioni biomeccaniche precise e valutare l’integrità strutturale della cornea anche mediante onde acustiche”, aggiunge. “Inoltre, la chirurgia refrattiva ha visto emergere nuove opzioni come le lenti intraoculari fachiche (PIOL) per la correzione delle miopie elevate”. Come sottolineato da Nanavaty, le moderne IOL fachiche sono in continuo miglioramento. “Nuove versioni EDOF stanno arrivando sul mercato. È solo questione di tempo prima che le lenti fachiche multifocali diventino popolari: alcune aziende le commercializzano già. Esistono molte opzioni tecniche, inclusa la mini-monovisione con monofocali potenziate e lenti intraoculari EDOF. Oggi abbiamo molte più scelte rispetto a dieci anni fa”. Se il presente appare già prometten-
te agli occhi del chirurgo refrattivo, il futuro potrebbe esserlo ancora di più. Secondo Nanavaty e Stojanovic, i progressi dell’oftalmologia continueranno a evolvere, cambiando gradualmente il paradigma attuale. “I protocolli di cross-linking sono migliorati negli ultimi dieci anni e continuano a evolversi”, commenta Nanavaty. “La chirurgia additiva basata su lenticoli sta progredendo grazie all’uso di tessuti corneali xenograft o allogenici. Sta arrivando una nuova generazione di lenti fachiche con piccole aperture, elementi multifocali ed EDOF. Inoltre, si stanno studiando intensamente terapie geniche e modelli di intelligenza artificiale per la diagnosi precoce dell’ectasia”. Entrambi concordano però che non siamo ancora al punto in cui un paziente con cornea sottile o con biomeccanica corneale delicata non rappresenti
più una sfida per il chirurgo refrattivo, anche se ci stiamo avvicinando.
“Le tecniche attuali sono in costante evoluzione e saranno ulteriormente migliorate nel prossimo futuro, soprattutto grazie alle recenti innovazioni diagnostiche che consentono una selezione dei pazienti più ampia e accurata, oltre a un generale miglioramento del profilo di sicurezza”, conclude Stojanovic.
“Tra cinque o sette anni raggiungeremo una fase in cui avremo opzioni personalizzate per questi pazienti. Forse non saranno la prima scelta, ma saremo certamente in grado di soddisfare le loro esigenze”, conclude Nanavaty.
BIBLIOGRAFIA
● MAURICE DM. The permeability to sodium ions of the living rabbit’s cornea. J Physiol. 1951 Feb;112(3-4):36791. doi: 10.1113/jphysiol.1951. sp004535. PMID: 14825218; PMCID: PMC1393020.
● Woo SL, Kobayashi AS, Schlegel WA, Lawrence C. Nonlinear material properties of intact cornea and sclera. Exp Eye Res. 1972 Jul;14(1):29-39. doi: 10.1016/0014-4835(72)90139-x. PMID: 5039845.
● Ávila, F.J.; Marcellán, M.C.; Remón, L. In Vivo Biomechanical Response of the Human Cornea to Acoustic Waves. Optics 2023, 4, 584-594. https://doi.org/10.3390/opt4040043
● Yang E, Roberts CJ, Mehta JS (2015) A Review of Corneal Biomechanics after LASIK and SMILE and the Current Methods of Corneal Biomechanical Analysis. J Clin Exp Ophthalmol 6: 507. doi:10.4172/2155-9570.1000507
● Schmitt-Bernard CF, Lesage C, Arnaud B. Keratectasia induced by laser in situ keratomileusis in keratoconus. J Refract Surg. 2000 May-Jun;16(3):368-70. doi: 10.3928/1081-597X-20000501-12. PMID: 10832988.
RiflettoRi sull’espeRto
RIDEFINIRE L’OFTALMOLOGIA MODERNA
Un’innovatrice con una visione e nel cuore il futuro dell’oftalmologia globale
SIntervista alla Dottoressa Soosan Jacob, Direttrice e Responsabile della Dr. Agarwal’s Refractive and Cornea Foundation a Chennai, India, e Presidente della International Society of Refractive Surgery
Per collegarsi al video, scansionare il codice QR
Soosan Jacob è una delle innovatrici più importanti nel campo dell’oftalmologia negli ultimi anni. Con l’invenzione dei CAIRS e il perfezionamento di numerose tecniche chirurgiche, la Dottoressa Jacob è diventata una delle principali specialiste del settore. Direttrice e Responsabile della Dr. Agarwal’s Refractive and Cornea Foundation a Chennai, in India, e Presidente della International Society of Refractive Surgery, formatasi professionalmente sotto la guida protettiva di un gigante come il Professor Amar Agarwal, la Dottoressa Jacob è molto più di un chirurgo oftalmico: è un’inventrice, un’educatrice, una giornalista e una persona che non vuole mai smettere di imparare. In questa intervista con EyeSee, Soosan Jacob ci ha parlato della sua vita e della sua professione, di quanto essa sia importante per lei
e di come si senta ogni giorno grata di aver scelto l’oftalmologia.
Quali sono le sue sottospecialità e i suoi principali ambiti di interesse? Sono specializzata nella chirurgia della cataratta, anche nei casi complessi, nella cornea, nelle ricostruzioni complesse del segmento anteriore, come quelle dell’iride, del cristallino, ecc., nella maggior parte degli interventi del segmento anteriore e, naturalmente, nel cheratocono, che è una delle mie specialità preferite.
Chi sono state le persone più influenti nella sua carriera? Chi considera i suoi maestri e mentori? Credo di essere stata molto fortunata ad aver avuto molte figure influenti nella mia vita, fin da quando ero bambina. In particolare mia madre e mio padre sono sempre stati per me una grande fonte di motivazione. Mi hanno sempre spronata a concentrarmi sull’istruzione e mi hanno sempre sostenuta con convinzione. Mio marito, che è un medico nel campo della cardiologia interventistica, è uno dei miei principali sostenitori. Comprende la vita di un medico e le esigenze di un’attività accademica, l’importanza del lavoro internazionale e scientifico. È anche Presidente della Heart Failure Association of India, quindi comprende perfettamente l’importanza della crescita e della soddisfazione professionale. Ha avuto un ruolo molto importante nell’incoraggiarmi a portare avanti il mio lavoro scientifico. Sono stata davvero molto fortunata ad avere una famiglia che mi sostiene.
Anche dal punto di vista professionale sono stata incredibilmente fortunata nella collaborazione con il Professor Amar Agarwal, Presidente del Gruppo Agarwal Eye Hospitals. Come tutti sanno, è un grande innovatore. Credo che vederlo introdurre continuamente novità in oftalmologia mi abbia influenzata a pensare fuori dagli schemi e a cercare sempre modi migliori e più efficaci per ottenere risultati ottimali per i nostri pazienti.
Un’altra persona influente è la moglie del Professor Agarwal, la Dottoressa Athiya Agarwal, anche lei oftalmologa. È una persona molto motivante e ha sempre incoraggiato l’innovazione in un ambiente sicuro e controllato.
Ritengo quindi di aver avuto modelli di riferimento straordinariamente forti nella mia vita e sono stata davvero molto fortunata ad avere accanto e a lavorare con persone solide e affidabili, sia donne che uomini. Per questo mi sento profondamente grata.
Quali sono stati i suoi maggiori risultati e contributi ai progressi dell’oftalmologia?
I miei contributi più importanti riguardano il campo del cheratocono, con i CAIRS e il CACXL. I CAIRS hanno aiutato e beneficiato enormemente mol-
tissimi pazienti affetti da cheratocono. Questo occupa un posto particolarmente importante nel mio cuore perché i pazienti con cheratocono sono per lo più giovani nel fiore degli anni e della loro carriera, oppure studenti che stanno cercando di costruire il proprio futuro — persone nelle fasi iniziali della vita. È estremamente gratificante poterli aiutare a riprendere in mano la propria vita. I CAIRS hanno davvero migliorato la qualità visiva di molte persone e hanno anche aiutato i chirurghi di tutto il mondo a trattare questa condizione in modo più riproducibile, sicuro e rapido.
Attribuisco grande valore anche al Contact Lens-Assisted Cross-Linking (CACXL), che utilizziamo ancora oggi, perché ci ha permesso di stabilizzare cornee biomeccanicamente deboli anche in pazienti con cheratocono molto avanzato, in modo estremamente semplice ed efficace.
Ho lavorato anche in altri ambiti. Per quanto riguarda la chirurgia della cataratta, ho recentemente introdotto la Tecnica 5F (flange less, flap less, fibrin glue less, fully covered and fully tucked) per la fissazione intrasclerale delle aptiche. Quest’anno ho vinto il premio EPOMEC e spero di pubblicare presto il lavoro su una rivista peer-reviewed. Credo che questa tecnica cambierà il modo in cui verrà eseguita la fissazione intrasclerale delle aptiche e che potrà portare benefici sia ai pazienti sia ai chi-
rurghi. Anche questo è un risultato a cui tengo molto.
Do inoltre grande importanza al mio lavoro nella cheratoplastica endoteliale, in particolare nella Pre-Descemet’s Endothelial Keratoplasty (PDEK), introdotta per la prima volta dai Professori Harminder Dua e Amar Agarwal. Ho contribuito con numerose nuove tecniche che hanno reso l’intervento concretamente eseguibile, riproducibile e di successo, come la tecnica assistita da pompa ad aria, la PDEK assistita da endoilluminatore (E-PDEK), l’host Descemetic scaffolding, la endodiatermia iridea, la tecnica trifold modificata, la tecnica SAFER per la creazione della bolla nella PDEK, ecc.
Lei è presente sulla scena internazionale ed è coinvolta nei grandi progressi dell’oftalmologia. Quanto di ciò che fa e apprende a livello internazionale ha applicato nella sua pratica e nella sua professione?
Credo che sia importante partecipare a meeting e congressi internazionali e ascoltare brillanti innovatori e chirurghi parlare. Si ha l’opportunità di conoscere altri punti di vista, e penso che questo sia fondamentale perché amplia davvero la prospettiva. Permette di pensare in modo più aperto e di comprendere che esistono molti approcci diversi a problemi simili.
La partecipazione ai congressi interna- ➧
di Timothy Norris
Jacob partecipa a moltissimi meeting internazionali, dove presenta spesso le sue tecniche
RiflettoRi sull’espeRto
zionali mi ha profondamente formato. Lo faccio dal 2005, affiancando anche la partecipazione ai congressi indiani. Sono sempre colpita dalla quantità di nuove conoscenze, innovazioni e tecniche chirurgiche che la comunità oftalmologica propone. Siamo fortunati a lavorare in un campo in cui c’è così tanta innovazione, in termini di fisica, laser, ottica, iniezioni, farmaci e molto altro. È davvero straordinario!
È coinvolta in attività educative o in società scientifiche internazionali?
L’attività di formazione è qualcosa che mi appassiona moltissimo. Ho un canale YouTube dove insegno molte tecniche attraverso video chirurgici, che condivido anche sui miei profili social. Inoltre, scrivo per EuroTimes, la pubblicazione ufficiale della ESCRS, da 15 anni. Ho pubblicato un grande numero di articoli mensili su diverse tecniche e sulla gestione dei casi difficili. Sono stati molto apprezzati in tutto il mondo. Molti colleghi mi hanno detto di conservare e archiviare i miei articoli come riferimento per affrontare interventi complessi.
Ricopro inoltre il ruolo di Associate Editor del Journal of Refractive Surgery e sono Presidente della International Society of Refractive Surgery (ISRS). Si tratta di due incarichi ufficiali che rafforzano la mia missione educativa: diffondere conoscenza e dare strumenti
ai chirurghi refrattivi di tutto il mondo, sia nell’ambito della chirurgia della cataratta, sia nella chirurgia refrattiva corneale. Svolgiamo numerose attività formative, come i webinar e la condivisione di materiali didattici sul sito dell’ISRS. Incoraggio davvero ogni giovane oculista, così come i professionisti già affermati, a diventare membri dell’ISRS e a beneficiare di tutte le opportunità che offre.
Lei è una delle specialiste più conosciute e apprezzate dell’oftalmologia internazionale: cosa pensa della scarsa presenza femminile in questa specialità?
È una domanda interessante, che assume significati e risposte diverse a seconda del Paese che si prende in considerazione. Sono felice di poter dire che in India la presenza femminile in oftalmologia è piuttosto significativa già da molti anni. Non è una situazione così sbilanciata come in altri Paesi, credo. In alcune nazioni, tuttavia, il numero di donne oculiste è ancora basso. Questo è dovuto in parte al fatto che le donne devono spesso ricoprire molti ruoli contemporaneamente: cosa in cui sono particolarmente capaci, ma che comporta anche numerose responsabilità aggiuntive.
Detto questo, bisogna riconoscere che le donne hanno compiuto grandi progressi in oftalmologia, sia nel pre-
sente sia in passato. Basti pensare alla Dottoressa Danièle Aron-Rosa, che ha introdotto il laser YAG, portando benefici a innumerevoli persone in tutto il mondo.
Mi sento orgogliosa e felice di vedere molte colleghe impegnate attivamente nei percorsi accademici, di ricerca e chirurgici, abbracciando l’intero spettro dell’oftalmologia.
Quanto è importante la sua professione nella sua vita? Quali sono le sue passioni e i suoi hobby al di fuori del lavoro?
La mia professione occupa un posto di primo piano nella mia vita. Mi piace fare qualcosa che amo profondamente. Per me è quasi un hobby. Cosa c’è di meglio che avere come professione ciò che per te è una passione? Mi sento davvero fortunata per questo.
Naturalmente, la mia vita non è fatta solo di oftalmologia. Mi piace fare giardinaggio: cerco di prendermi cura del giardino di casa mia e, devo dire, con un discreto successo. È un’attività che mi aiuta a rilassarmi e a staccare la mente.
Mi piace anche trascorrere del tempo con la mia famiglia e con i miei due cani. I miei figli ormai sono adulti, ma ci piace fare brevi viaggi insieme e condividere momenti in famiglia.
La lampada di Aladino. Un desiderio e un’innovazione rivoluzionaria che vorrebbe avere già pronta oggi per i suoi pazienti.
Sono felice che mi venga posta questa domanda, perché ho appena iniziato a lavorare sulla Tecnica 5F e credo che cambierà il modo in cui viene eseguita la fissazione intrasclerale delle aptiche, o la fissazione secondaria della IOL, poiché elimina molti degli svantaggi della tecnica “flange” e delle glued IOL, mantenendo al contempo tutti i vantaggi.
Incrocio le dita: credo che diventerà ampiamente utilizzata e che porterà benefici a molti chirurghi e pazienti, rendendo l’intervento più sicuro, più rapido e più semplice, senza dover dipendere dalla creazione della flangia, dalla disponibilità della colla di fibrina o dalla necessità di realizzare flap estremamente precisi.
L’altra “lampada di Aladino” per me riguarda naturalmente ulteriori sviluppi dei CAIRS, per renderli ancora più personalizzabili per ogni paziente, con risultati visivi affidabili e prevedibili.
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QUANDO È LA IOL
CHE SALVA LA CHIRURGIA
Una IOL può essere l’impalcatura che sostiene il chirurgo anche nei casi più difficili
Intervista al Professor Amar Agarwal, Dr. Agarwal’s Eye Hospital and Eye Research Centre
Per collegarsi al video, scansionare il codice QR
MMicrocornea, afachia e anello di Soemmering. Già prese singolarmente, queste condizioni sono una bella gatta da pelare per un chirurgo oftalmico. Se poi sono tutte e tre insieme nello stesso paziente, si ha la ricetta per un caso molto difficile che, se non si prendono le adeguate misure, può seriamente diventare un incubo.
Il Professor Amar Agarwal è un chirurgo molto esperto e casi come questo sono il suo pane, come vi abbiamo fatto leggere spesso sulle pagine di EyeSee. Tuttavia, una triade del genere è capace di mettere in difficoltà anche la sua expertise. Spesso la soluzione, però, sta proprio negli strumenti che adottiamo per affrontare la chirurgia, come ad esempio la stessa lente intraoculare che si va a impiantare. Condizione rara, si ha microcornea quando la cornea di un paziente è inferiore a 10 mm. “Il paziente in questione era un giovane uomo con un white-to-white di 8 mm”, spiega Agarwal. “In un caso con microcornea, l’impianto di una lente intraoculare pieghevole
rischia di assomigliare a un feto nel ventre, accartocciata. Crea astigmatismo, e risulta impossibile dispiegarla perché l’occhio è piccolo”.
In casi di questo tipo, continua Agarwal, l’impianto di una glued IOL come l’uso della tecnica di Yamane ha il vantaggio che la zona ottica è dentro l’occhio, mentre le aptiche sono fuori. Impiantare una glued IOL in occhi con microcornea non è una novità per Agarwal: uno studio pubblicato sul Journal of Cataract and Refractive Surgery (JCRS) nel 2015 proprio da Amar Agarwal su 15 occhi impiantati con glued IOL ha concluso che queste nei casi di microcornea sono sicure ed efficaci. “Le aptiche sono sempre fuori e bastano solo 6 mm di zona ottica all’interno dell’occhio”, commenta Agarwal.
All’inizio dell’operazione, il Professor Agarwal fissa un trocar di mantenimento della camera anteriore (T-ACM). “Il vantaggio di un T-ACM è che dà un’incisione valvolata. Si tratta di un’incisione di circa mezzo millimetro fino a un millimetro dal limbus, si trova sopra l’iride ed è sicuro”, spiega. Un mantenitore della camera anteriore, invece, può distorcere la cornea e creare una ferita con perdita in casi come questo, secondo Agarwal.
Un trocar retinico 25 gauge può essere fissato. “Il problema nei casi di microcornea è che non sappiamo dove si trova il pars plana e ci possono essere delle emorragie coroideali o addirittura retinotomia”, afferma.
Una volta fissato il T-ACM, il Professor Agarwal crea i lembi sclerali e la sclerectomia con 22 gauge a 1 mm sotto il limbus e dietro i lembi sclerali e lì, la rivelazione. “Abbiamo notato degli anelli di Soemmering e il problema è che questi possono causare un tilt
Professor Amar Agarwal
di Laura Gaspari
Questa tecnica compartimentalizza efficacemente l’occhio e riduce quasi completamente il rischio di intrappolare involontariamente dei filamenti vitreali nella sonda del facoemulsificatore nelle fasi di aspirazione e emulsificazione della procedura
Amar Agarwal
Una fase della tecnica per rimuovere gli anelli di Soemmering. Si può notare come la IOL funga da impalcatura, permettendo di staccare gli anelli e portarli verso il centro per essere facoemulsificati.
intraoculare. Se non c’è la capsula, possono cadere e causare infiammazione”, spiega. Vanno dunque assolutamente rimossi. “Non possiamo toglierli facilmente con la sonda del vitrectomo e semplicemente espellerli comporta a sua volta dei problemi”, afferma Agarwal.
Gli anelli di Soemmering, che prendono il nome dall’oftalmologo tedesco Detmar Wilhelm Soemmering, che per primo li ha notati nel 1928, sono una rara forma di opacizzazione secondaria della capsula posteriore, costituita da cellule epiteliali residue del cristallino che sono proliferate formando un anello di fibre corticali alla periferia della capsula e attorno alla IOL impiantata. La caratteristica principale degli anelli di Soemmering è che il paziente non se ne accorge: rimangono tipicamente fissati dietro l’iride grazie alle fibre della zonula di Zinn, con quasi nessuna alterazione visiva. I sintomi si manifestano quando l’anello si sviluppa in modo esteso coinvolgendo l’asse visivo centrale oppure quando si sposta dalla sua posizione originaria dietro l’iride, com-
promettendo la capacità visiva.
Anche qui, l’esperienza precedente di Agarwal viene in suo soccorso. In una sua pubblicazione su Ophthalmology del 2013, veniva usata una glued IOL come “impalcatura” (intraocular lens scaffold) in casi di rottura della capsula posteriore. Lo stesso approccio è stato usato da Agarwal in un caso pubblicato nel 2015 sul Journal of Cataract and Refractive Surgery, che vedeva un paziente con afachia e difetti della capsula posteriore e al quale dovevano essere rimossi degli anelli di Soemmering. “Dopo la vitrectomia, che aiuta ad allargare l’apertura, impiantiamo la glued IOL, che finisce sotto gli anelli di Soemmering”, racconta Agarwal. Le aptiche vengono esteriorizzate usando la Handshake Technique. Essendo lunghe e trovandosi davanti a un caso di microcornea, le aptiche vengono accorciate. Il Professor Agarwal crea quindi una tasca sclerale di Scharioth con un ago di 26 gauge in cui le aptiche vengono inserite. “Una volta completata questa fase posizioniamo gli uncini iridei. Utilizzando la sonda del vitrecto-
mo, rompiamo le aderenze tra l’anello di Soemmering, la retina periferica e il vitreo periferico”. I residui dell’anello di Soemmering vengono quindi portati verso il centro e aspirati con il facoemulsificatore con facilità. La lente intraoculare dunque funge da impalcatura, sostenendo tutta la procedura, impedendo all’anello di Soemmering di cadere posteriormente, permettendo la rimozione del tessuto. Una volta conclusa la facoemulsificazione, Agarwal toglie gli uncini iridei e applica la colla di fibrina. L’intervento è dunque finito. In casi come questi, ricorda Amar Agarwal, la lente intraoculare deve perentoriamente rimanere dietro l’anello di Soemmering per permettere meglio la sua rimozione. “Questa tecnica compartimentalizza efficacemente l’occhio e riduce quasi completamente il rischio di intrappolare involontariamente dei filamenti vitreali nella sonda del facoemulsificatore nelle fasi di aspirazione e emulsificazione della procedura”, spiega. “Mantiene inoltre i vantaggi di una tecnica a camera chiusa adottata per la chirurgia della cataratta ed elimina il rischio di dislocare il materiale dell’anello di Soemmering nella cavità vitreale”, conclude Agarwal.
BIBLIOGRAFIA
1 Ashok Kumar D, Agarwal A, Sivangnanam S, Chandrasekar R, Agarwal A. Implantation of glued intraocular lenses in eyes with microcornea. J Cataract Refract Surg. 2015;41(2):327333. doi:10.1016/j.jcrs.2014.05.039
2 Narang P, Agarwal A, Kumar DA, Jacob S, Agarwal A, Agarwal A. Clinical outcomes of intraocular lens scaffold surgery: a one-year study. Ophthalmology. 2013;120(12):2442-2448. doi:10.1016/j.ophtha.2013.05.011
3 Priya Narang, Amar Agarwal, Dhivya A. Kumar, Glued intraocular lens scaffolding for Soemmerring ring removal in aphakia with posterior capsule defect, Journal of Cataract & Refractive Surgery, Volume 41, Issue 4, 2015, Pages 708-713, https://doi. org/10.1016/j.jcrs.2015.02.020.
PMLT, UNA NUOVA FRONTIERA PER L’IPERTENSIONE OCULARE
Una nuova procedura laser con il potenziale di poter affiancare o superare la SLT
Intervista al Dottor Davide Borroni, Università di Riga, Lettonia
SSi chiama Pattern MicroSecond Laser Trabeculoplasty (PMLT) ed è stata eseguita per la prima volta in Europa dal Dottor Davide Borroni dell’Università di Riga. Si tratta di un’evoluzione della Laser Trabeculoplastica Micropulsata (MLT), progettata per ridurre la pressione intraoculare (IOP) con un impatto ancora più delicato sui tessuti dell’occhio. Entrambi i trattamenti sono efficaci per il glaucoma ad angolo aperto e sono finalizzati a ridurre la pressione intraoculare, agendo sul trabecolato.
Tuttavia, il Dottor Borroni ha sottolineato come in realtà le due tecniche differiscano sostanzialmente nel modo di erogazione dell’energia. “L’attuale trattamento laser di prima linea, la SLT, utilizza brevi impulsi ad alta energia, circa 1 mJ, che colpiscono selettivamente le cellule pigmentate del trabecolato”, spiega. “Al contrario, la MLT somministra l’energia tramite ‘micropulsazioni’ rapide a bassa intensità, separate da intervalli di raffreddamento, permettendo di trattare il trabecolato senza provocare danni visibili ai tessuti. I risultati clinici sono generalmente comparabili in termini di riduzione della pressione intraoculare, ma la MLT è tipicamente associata a minore infiammazione post-trattamento e rappresenta un significativo passo avanti nella terapia laser per il glaucoma”.
La PMLT dell’azienda danese Norlase rappresenta un’evoluzione della tecnologia MLT, creata per una maggiore precisione e un controllo migliorato nell’erogazione dell’energia, pur mantenendo lo stesso profilo di trattamento sottosoglia che preserva i tessuti. Con la PMLT, per la prima volta l’oftalmologo può allineare i punti laser lungo la curvatura naturale del trabecolato grazie a un sistema digitale di allineamento del pattern.
“Si tratta di un moderno dispositivo di fotocoagulazione laser verde, particolarmente compatto, efficiente e a bassa manutenzione. Su questa piattaforma, Norlase ha inizialmente sviluppato un sistema laser pulsato a microsecondi per l’edema maculare, ottenendo risultati comparabili a quelli della tec -
Dottor Davide Borroni
nologia laser gialla. Da qui è nata l’idea di adattare il sistema alla trabeculoplastica laser a microsecondi”, aggiunge il Dottor Borroni. “Ciò che rende questa piattaforma particolarmente preziosa è l’elevato livello di automazione e la guida digitale, che semplificano la procedura, ottimizzano l’allineamento dei punti laser e riducono significativamente i tempi di esecuzione, mantenendo al contempo precisione e sicurezza”.
Come spiega il Dottor Borroni, la PMLT è a tutti gli effetti un’evoluzione della MLT che permette di avere un orientamento digitale controllato degli spot laser in sequenze di quattro. Questo significa che in automatico il PMLT riesce a effettuare quattro impulsi in sequenza sul trabecolato. “Grazie alla tecnologia MEMS presente sul dispositivo, è possibile inoltre creare un pattern di sequenziamento che rende possibile un allineamento automatico in modo da non lasciare zone prive di trattamento o non avere dei punti di sovrapposizione. Tutto questo semplifica molto la procedura e riduce i tempi in
modo sensibile” , afferma. La decisione di Borroni di testare per primo la PMLT su suolo Europeo nasce dalla sua necessità di trovare una valida alternativa alle terapie farmacologiche e soluzioni chirurgiche presenti sul mercato. “Volevo rispondere a una frequente esigenza clinica dei miei pazienti con ipertensione oculare per cercare di risolverla al meglio, riducendo l’uso di colliri”, racconta. “Mi sono messo quindi alla ricerca di un ‘’micropulsato’’, ed è stato così che mi sono imbattuto in questo laser ‘dolce’, in grado di preservare di più l’integrità strutturale del trabecolato. È stata una vera soddisfazione”. Davide Borroni decide quindi di prendere contatti con l’azienda, ed effettua la prima trabeculoplastica laser con questo dispositivo in Europa. “È accaduto pochi mesi fa, a Gallarate. Il paziente presentava un’ipertensione oculare e prendeva una goccia di collirio ipotonizzante alla sera e aveva sviluppato un occhio secco e infiammato come conseguenza. Dopo aver effettuato la procedura PMLT il ri -
di Timothy Norris
Dispositivo ECHO di Norlase montato su una lampada a fessura. Immagine gentilmente concessa da Norlase
sultato è stato tale che il paziente non aveva più neppure bisogno degli ipotonizzanti. Con la sospensione del collirio, l’infiammazione oculare è passata e la sintomatologia del paziente è migliorata”, racconta. L’intervento è stato effettuato in ambulatorio. “Stiamo parlando di circa tre minuti per occhio, con una goccia di pilocarpina 1%. L’intervento risulta essere pressoché indolore. Su consiglio dell’azienda ho usato la Latina gonio lens di Ocular Instruments”, spiega Borroni. “I dati di follow up a un mese hanno mostrato una riduzione della IOP di circa il 18%. Stiamo aspettando i dati a lungo termine”, afferma. “Nel frattempo, ho già trattato con questo dispositivo una decina di pazienti, dei quali dovrebbero arrivare risultati del follow up a breve”
Nonostante sia un intervento una tantum, Borroni suggerisce che la PMLT possa essere potenzialmente ripetibile. “Il razionale per la ripetibilità dell’intervento potrebbe esserci, ma è ancora presto per dirlo. Si può dire con certezza che non c’è nulla che ci suggerisce che non possa essere effettuata più volte”. Secondo Borroni, la selezione del paziente deve comunque essere mirata, come per la SLT. “Alla mia prima esperienza con la PMLT mi sono focalizzato sulla selezione di pazienti con ipertensione oculare che devono iniziare una terapia antipertensiva, come anche quelli che devono inserire un nuovo principio attivo in terapia”. Il segreto della PMLT è proprio l’efficacia dimostrata della procedura MLT, a cui viene associata una maggiore precisione e una standardizzazione procedurale data da un software avanzato. “Questa procedura ha già tutte le carte per diventare il prossimo trattamento standard di prima linea”, conclude il Dottor Borroni.
Si svolgerà dal 16 al 18 aprile 2026 presso il Palazzo dei Congressi a Firenze il terzo World Keratoconus Congress, sotto l’egida dell’International Keratoconus Society (IKS). Dopo due anni di preparativi, il con-
S ARRIVA A FIRENZE IL 3° WORLD KERATOCONUS CONGRESS, UN EVENTO CHIAVE PER IL CHERATOCONO
gresso fiorentino si configura come un punto di riferimento internazionale nella ricerca e nella cura del cheratocono e delle patologie corneali.
“Abbiamo pensato, immaginato, progettato e sviluppato questo
congresso con l’obiettivo di realizzare il più grande evento mai realizzato sul mondo del cheratocono nella culla del Rinascimento, Firenze”, afferma il Professor Cosimo Mazzotta, Presidente del meeting e tra i fondatori di IKS.
Un programma scientifico internazionale e di altissimo livello con una faculty composta dai massimi esperti mondiali del cheratocono e della chirurgia della cornea, con relazioni che spazieranno dalla genetica, la diagnostica multimodale avanzata, le nuove terapie chirurgiche e parachirurgiche dei trattamenti combinati con laser, fino ai trapianti, i CAIRS, la chirurgia della cataratta nel cheratocono e l’impianto delle lenti intraoculari. Oltre al programma scientifico, si potrà accedere a wet lab, corsi avanzati di approfondimento su tutte le dimensioni che coinvolgono il cheratocono, oltre che all’esclusiva chirurgia robotica live da remoto. Si darà molta attenzione allo studio della superficie oculare e del film lacrimale.
Il congresso è patrocinato dalle principali società scientifiche nazionali e internazionali della cornea e non solo, con un coinvolgimento di optometristi nazionali e internazionali e dell’Associazione Italiana Pazienti Cheratoconici. Tutte le Università toscane sono coinvolte, tra cui Firenze, Pisa e Siena, nonché l’Università degli Studi di Enna “Kore”. “Questo congresso rappresenta per me il più alto livello oggi raggiungibile in tema di diagnostica, prevenzione e trattamento del cheratocono. Vi aspettiamo quindi a Firenze per un evento irripetibile” , conclude Mazzotta.
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Novità
L EYLEA™ 8 MG APPROVATO IN EUROPA PER UNA TERZA INDICAZIONE
La Commissione Europea ha concesso l’autorizzazione alla commercializzazione di EYLEA™ 8 mg (aflibercept 8 mg, soluzione iniettabile 114,3 mg/ml) per il trattamento di pazienti con difficoltà visiva dovuta a edema maculare secondario a occlusione della vena retinica (RVO). Questa importante approvazione si basa sui risultati a 64 settimane dello studio clinico di fase III QUASAR, che confermano il profilo positivo di efficacia e sicurezza del farmaco, mostrando anche un’elevata durata dell’effetto: oltre il 60% dei pazienti con RVO trattati con aflibercept 8 mg ha raggiunto intervalli di trattamento di 4 mesi o più, mentre il 40% ha avuto un intervallo di tratta-
mento finale di 5 mesi o più. Secondo lo studio, dopo la fase di carico, il numero di pazienti che necessitavano di iniezioni mensili era tre volte inferiore, con in media 2-3 iniezioni in meno e senza perdita visiva rispetto ad aflibercept 2 mg. Ad oggi, Eylea 8 mg è approvato in più di 60 mercati per il trattamento della degenerazione maculare neovascolare (wet) legata all’età (nAMD) e dell’edema maculare diabetico (DME). Con questa terza indicazione, l’approvazione europea include occlusione venosa retinica branchiale, centrale e emiretinale. “La recente approvazione nell’Unione Europea amplia le indicazioni retiniche per Eylea 8 mg, includen-
do ora degenerazione maculare wet legata all’età, edema maculare diabetico e occlusione della vena retinica”, ha dichiarato Christine Roth, Executive Vice President, Global Product Strategy and Commercialization e membro del Pharmaceuticals Leadership Team di Bayer. “Eylea 8 mg rappresenta una nuova opzione terapeutica per i pazienti con edema maculare da occlusione della vena retinica, rispondendo alla domanda di trattamenti più duraturi”.
IQ, ZERO PROGRESSIONE MIOPICA E MINIMA CRESCITA OCULARE
H APAO 2026: HOYA PRESENTA
HOYA Vision Care ha presentato al 41° Congresso dell’Asia-Pacific Academy of Ophthalmology (APAO), svoltosi a Hong Kong dal 5 all’8 febbraio 2026, i dati intermedi a 6 mesi di uno studio clinico randomizzato, controllato e in doppio cieco su sicurezza ed efficacia delle nuove lenti
MiYOSMART iQ per la gestione della miopia nei bambini tra 4 e 12 anni. Le lenti combinano la tecnologia
Defocus Incorporated Multiple Segments (D.I.M.S.) con il nuovo Triple Enhanced Design (D.I.M.S. TED),
che introduce tre miglioramenti rispetto alla versione precedente: una zona centrale ridotta con segmenti di defocus più vicini al centro per stimolare la retina centro-periferica; un potere di defocus più elevato; un’area di trattamento ampliata con più segmenti periferici, per una copertura visiva più estesa anche con montature più ampie. Secondo HOYA, si tratta dei risultati più significativi finora ottenuti con la tecnologia D.I.M.S., aprendo la possibilità di azzerare in media la
progressione miopica. L’azienda sottolinea inoltre l’impegno decennale nella ricerca sulla miopia e l’obiettivo di offrire soluzioni efficaci ed esteticamente simili a lenti monofocali tradizionali.
MiYOSMART iQ è già disponibile nei principali ospedali oculistici della Cina; la distribuzione in Europa inizierà da aprile 2026. Il prodotto sarà affiancato alle lenti
MiYOSMART, che dal 2018 hanno superato i 13 milioni di unità vendute in oltre 50 Paesi.
NEGLI
ESAMI DI OFTALMOLOGIA, MA RESTANO RISCHI CLINICI
Un nuovo studio pubblicato su Eye ha rivelato che l’ultima generazione di modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) ha compiuto progressi per quanto riguarda gli esami specialistici di oftalmologia, con addirittura alcuni modelli che ora superano i migliori punteggi umani, ma evidenzia anche limitazioni persistenti che potrebbero comportare rischi per la sicurezza nelle applicazioni cliniche.
La ricerca, guidata da un team internazionale di oftalmologi ed esperti di
intelligenza artificiale, ha confrontato sei principali LLM su una serie di domande post-laurea di oftalmologia tratte dall’esame per il Fellowship del Royal College of Ophthalmologists (FRCOphth) britannico.
U LLM SUPERANO I MEDICI
Secondo l’analisi, tutti gli LLM hanno migliorato significativamente le prestazioni rispetto al 2023, raggiungendo un’elevata accuratezza nelle sezioni di scienze di base e ragionamento clinico. Gemini 2.5 Pro ha ottenuto il 98% nella parte uno e il 90,7% nella parte due, superando
anche i migliori candidati umani. Anche gli altri modelli hanno superato in gran parte l’80% in entrambe le sezioni, con miglioramenti statisticamente significativi tra il 2023 e il 2025.
Nonostante i progressi, l’analisi degli errori ha evidenziato limiti rilevanti: in diversi casi i modelli hanno condiviso risposte errate per difetti di ragionamento, come chiusura diagnostica prematura ed eccessivo affidamento sui pattern. In un esempio, è stato privilegiato un trattamento farmacologico rispetto a un necessario neuroimaging, con il rischio di perdere patologie critiche. Inoltre, le prestazioni sulle domande basate su immagini sono risultate inferiori rispetto a quelle testuali, confermando le difficoltà nel ragionamento multimodale. “Gli LLM stanno ora superando i parametri di riferimento umani negli esami standardizzati di oftalmologia, un traguardo entusiasmante”, hanno dichiarato gli autori dello studio.
Gli autori hanno tuttavia evidenziato che buoni risultati agli esami non garantiscono sicurezza clinica: le decisioni errate ma sicure richiedono supervisione umana. Propongono quindi modelli “clinician-in-the-loop” e ulteriori studi su applicazioni diagnostiche reali.
Fonte: Abbas, A. S. H., Ong, A. Y., Antaki, F., Akhtar, H. N., Shehab, M., & Keane, P. A. (2026). An updated analysis of large language model performance on ophthalmology speciality examinations. Eye. https://doi. org/10.1038/s41433-026-04262-1
Approfondimenti
DALLO SCHERMO ALLO SGUARDO
Essere oculisti nell’era dei social media, tra sfide e opportunità
Intervista alla Professoressa
Piera Versura, Docente e Delegata alla Comunicazione presso il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche (DIMEC) dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna
LLa medicina non incontra più il paziente per la prima volta durante una visita, sempre più spesso l’incontro è anticipato online, tra motori di ricerca, social media e contenuti digitali che influenzano il modo in cui il paziente interpreta il proprio corpo e i propri sintomi. Le informazioni sono diventate accessibili e alla portata di tutti, in uno spazio digitale sconfinato che assomiglia più a un far west in cui non ci sono veramente dei limiti, ma dove siamo tutti connessi. Il cambiamento più significativo sta nel modo in cui i pazienti reperiscono le informazioni mediche, si confrontano sulle esperienze intrecciando relazioni con gli altri e, a volte, prendono delle decisioni sulla propria salute dopo aver consultato fonti online che siano video, immagini, o testi scritti o chatbot con l’intelligenza artificiale. Tuttavia, proprio perché è un mondo senza limiti
e confini, non sempre l’accessibilità e la democratizzazione dell’informazione medica online sono sane e, soprattutto, mancano di quell’aspetto esclusivamente umano che ci distingue dalle macchine: l’empatia.
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La Professoressa Piera Versura è Docente e Delegata alla Comunicazione presso il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche (DIMEC) dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna
ESSERE OCULISTI NELL’ERA DEI SOCIAL “Nel confronto con i professionisti che partecipano a corsi di aggiornamento emerge con frequenza lo stesso bisogno: capire come affrontare il cosiddetto “Dr Google”, senza opporsi a ciò che il paziente trova online, ma aiutandolo a dare gerarchia e senso a un flusso informativo che ormai accompagna il suo percorso. È in questo passaggio che la relazione, e soprattutto l’empatia, diventano decisive” osserva Piera Versura, Docente e Delegata alla Comunicazione presso il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche (DIMEC) dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna. La Professoressa Versura ha tenuto una relazione su occhio secco, comunicazione e social media lo scorso novembre al congresso AIMO-SISO a Roma, dove ha illustrato alla platea l’impatto che può avere il flusso informativo online sui pazienti e sulla pratica oculistica e di come ci si debba adeguare a un mondo che non torna indietro. In questo contesto, il DIMEC e l’Università di Bologna hanno scelto di includere anche questi aspetti nel percorso formativo dei giovani medici, proponendo momenti di approfondimento didattico dedicati alla gestione delle informazioni che il paziente porta con sé dalla rete e dai media e ai nuovi equilibri della comunicazione medico-paziente. Perché imparare a comunicare meglio con il paziente? “I social media non sono più semplici canali di comunicazione: oggi partecipano attivamente alla
costruzione della conoscenza medica, influenzando il linguaggio, le aspettative e il modo in cui i pazienti interpretano i sintomi”, continua Versura. Questa conoscenza però non è sempre del tutto virtuosa e rischia di influenzare il modo in cui i pazienti percepiscono la loro patologia e il ruolo del medico, portando a un fenomeno che si può definire ‘info obesity’, un bagaglio di informazioni eccessivo e spesso inaccurato in mano al paziente. “In farmacologia parliamo di pazienti naïve quando questi non hanno mai ricevuto un determinato trattamento”. Possiamo parlare di pazienti ‘informationally naïve’ solo in teoria: nella pratica, oggi non esistono più. Tutti arrivano alla visita con un bagaglio informativo, che non è necessariamente errato, ma spesso disordinato.
La sovraesposizione di informazioni raccolte online genera un cambio di passo nel rapporto tra medico e paziente. “Il paziente arriva spesso alla visita con un’idea già strutturata e chiede al medico non tanto una prima informazione, quanto una validazione. Il ruolo del professionista si sposta così dalla trasmissione del sapere alla sua interpretazione”. Il concetto di secondo parere, un diritto del paziente che mette a confronto diversi specialisti, assume qui un significato diverso. La rete è diventata un ulteriore competitor, con un impatto sulla pratica clinica, dove il medico è più un interprete a cui il paziente chiede una validazione di un’opinione già formata, di un’autodiagnosi formulata o addirittura di un’autoterapia. “Quello che osserviamo è una ridefinizione
dell’autorevolezza professionale, un passaggio che per molti è complesso perché mette in discussione modelli consolidati”, afferma Piera Versura.
BUONA COMUNICAZIONE, POCO TEMPO
Come ricorda Versura, la visita è il nucleo centrale della relazione che si stabilisce tra un medico e il paziente. Particolare attenzione va posta ad esempio sui pazienti cronici, come quelli affetti da malattia dell’occhio secco o da glaucoma, in cui questa relazione deve essere continuativa, per assicurarsi il miglior outcome possibile. “Sempre più spesso i pazienti utilizzano un lessico specialistico appreso online. Questo linguaggio dà l’illusione di una competenza, ma non sempre corrisponde a una reale comprensione. Parlano di infiammazione cronica, ghiandole di Meibomio, magari non sapendo esattamente cosa sono o che entità hanno”, spiega. “Questo porta alcuni a cercare una conferma della loro ricerca, e può succedere che il professionista venga percepito come poco aggiornato rispetto alla rete, meno all’avanguardia”. Costruire un rapporto diventa quindi più difficile, con un continuo esercizio di mediazione che deve portare a educare il paziente riguardo ciò che ha cercato online. In una disciplina ad alti volumi come l’oftalmologia, il tempo clinico è strutturalmente limitato. Questo rende la comunicazione una competenza centrale, non accessoria, soprattutto
nelle patologie croniche come l’occhio secco. “Per valutare la presenza di dry eye bisogna inserire molti passaggi in poco tempo: dalla raccolta dei sintomi, l’anamnesi, la valutazione alla lampada a fessura con colorazione vitale per valutare eventuali danni epiteliali corneali e congiuntivali, farsi un’idea della situazione del paziente e infine impostare una terapia, che va spiegata. Un tempo veramente residuo”
Pochi minuti possono però essere decisivi se si riesce a comunicare al meglio con il proprio paziente, ascoltandolo, cogliendo le parole chiave e ristabilendo l’autorevolezza della professione medica, senza dimenticare mai la forza dell’empatia che si genera, non solo con le parole, ma con il confronto vis-àvis e non dietro uno schermo.
ALLEATI E NON NEMICI
Proprio qui entra in gioco il concetto di alleanza terapeutica, un legame basato sulla fiducia tra medico e paziente, e dove la presenza di nozioni apprese dalla rete può essere un vantaggio. Ciò che è necessario è recuperare l’autorevolezza da parte del medico, ma non intesa come conoscenza esclusivamente calata dall’alto in modo distaccato. “L’alleanza terapeutica qui deriva dall’uso di termini più consoni possibile perché il paziente capisca, in modo che sia coinvolto e consapevole. Questo può aiutare a far sì che la terapia sia più efficace”, sottolinea.
Un approccio empatico, educativo, ma autorevole con il paziente può essere utile a smontare molte notizie false che si possono incontrare sulla rete. “Un medico deve essere coinvolto, per quanto possibile, e responsabile anche nei contesti digitali e contribuire alla qualità dell’informazione anche solo parlando in maniera divulgativa al paziente”. In questo scenario, un approccio non conflittuale verso il paziente informato rappresenta un passaggio chiave per preservare la relazione di cura.
Assumere questo atteggiamento, non ostile, ma costruttivo, è proiettarsi in un futuro in cui la compresenza tra medicina umana e mondo digitale sarà sempre più permeabile. “Non si tratta di una fase transitoria: è una condizione strutturale con cui il sistema della cura è chiamato a confrontarsi. Bisogna trovare un modo per integrare la presenza della rete con la relazione medico-paziente, riportando al centro lo sguardo e l’empatia”, conclude Versura.
di Laura Gaspari
Un estratto della presentazione della Professoressa Versura al Congresso AIMO-SISO 2025
Approfondimenti
SUPERFICIE IN PROFONDITÀ
Il delicato equilibrio tra disbiosi, metabolismo, e omeostasi del film lacrimale.
Intervista al Professor Stefano Barabino, Ospedale L. Sacco di Milano
SSono quasi passati dieci anni dall’ultimo aggiornamento della definizione della malattia dell’occhio secco da parte del TFOS nel 2017. La Società di superficie oculare e occhio secco che aveva precedentemente rivoluzionato il modo di vedere la malattia dell’occhio secco come una vera e propria patologia, aveva per la prima volta analizzato a fondo la sua natura multifattoriale, indicando la centralità fisiopatologica nella perdita di omeostasi del film lacrimale, assieme alle diverse cause che potevano portare all’iperosmolarità e al progressivo circolo vizioso infiammatorio tipici della malattia.
compianto Maurizio Rolando, e altri, si è iniziato a investigare l’importanza del microbiota e dell’attività immunitaria sulla superficie oculare come un importante fattore nel mantenimento della sua omeostasi.
Professor Stefano Barabino
Solamente nel 2021, con lo studio 1 pubblicato da alti esponenti della superficie oculare internazionale come Pasquale Aragona, Stefano Barabino, il
“La superficie oculare è un’unità morfo funzionale costituita dalla ghiandola lacrimale, il film lacrimale, le ghiandole di Meibomio, gli epiteli della cornea e della congiuntiva. È un sistema che sappiamo essere in perfetto equilibrio anche da un punto di vista immunitario, che ne protegge l’integrità da agenti patogeni e corpi estranei”, afferma Barabino. Solo di recente si è finalmente approfondito quanto nel sistema la stessa popolazione batterica giochi una parte importante nel mantenimento dell’equilibrio.
“Tutti noi abbiamo una popolazione batterica sul bordo delle palpebre e sul biofilm, tutti noi abbiamo la presenza di qualche piccolo parassita come l’acaro demodex, che vive in perfetto equilibrio con l’ambiente circostante senza scatenare una reazione immunitaria”, prosegue Barabino. “Il problema sorge quando, per azione di agenti esterni che possono essere il vento, l’umidità, fattori endogeni come l’alimentazione o altri squilibri metabolici e ormonali che possono alterare la secrezione lipidica delle ghiandole di Meibomio, la popolazione batterica e parassitaria può a loro volta essere alterata, perdendo il proprio equilibrio originale”.
Il corpo umano è un organismo complesso, costantemente alla
ricerca dell’omeostasi. Un’alterazione nell’alimentazione, nello stile di vita, nei cicli di sonno, o uno stato di stress prolungato possono avere un impatto a livello microscopico. “In presenza di un’alterazione, alcune popolazioni batteriche possono ridursi, altre proliferare arrivando a scatenare un processo infiammatorio”, afferma Barabino. “Spesso questo processo inizia in modo subclinico, blando, ma che può peggiorare e persistere se non si riesce a tornare in uno stato di equilibrio”, osserva.
Secondo Barabino, un cambiamento nel microbiota, e di dunque del microbioma, e la conseguente reazione immunitaria può facilmente portare a una situazione in cui il processo infiammatorio si autoalimenta, scatenando il circolo vizioso tipico di patologie della superficie oculare come la malattia dell’occhio secco. “Un paziente che produce poche lacrime, ad esempio, genera un’infiammazione della superficie oculare che può alterare la composizione lipidica, a sua volta alterando il microbiota fino a scatenare l’infiammazione. Lo stato infiammatorio porterà quindi a un ulteriore cambio nel microbiota con il rischio di alimentare ancora di più il processo infiammatorio, trascinando il paziente nel circolo vizioso vero e proprio” Alimentazione e microbiota hanno indubbiamente un forte legame ampiamente dimostrato in letteratura. Nel caso della superficie oculare, uno sbilanciamento del microbiota intestinale può arrivare a impattare quello della superficie oculare agendo tramite il gut-eye axis. “Ci sono pazienti che si presentano con blefariti a
cui inizialmente non riesco a indicare una causa”, spiega Barabino, “salvo poi scoprire che a seguito di semplici analisi del sangue è emersa una dislipidemia, magari una ipercolesterolemia familiare. Chiaramente, non tutte le blefariti sono causate da livelli alti di colesterolo, ma si tratta di un indizio che talvolta la causa di una disbiosi può essere trovata da qualche altra parte” , afferma. La ricerca medica sta mano a mano scoprendo i delicati rapporti tra la disbiosi e la patologia. Numerosi studi dell’ultimo decennio hanno associato un disequilibrio del microbiota intestinale con diverse patologie metaboliche, neurologiche e immuno-mediate, orientando sempre il medico curante a un approccio olistico nei confronti dei propri pazienti.
“La diagnosi rimane comunque la prima cosa da fare, valutando tuttavia l’occhio secco non come un problema di film lacrimale, ma di tutta l’unità morfo-funzionale della superficie oculare”, spiega Barabino. “Occorre valutare lo stato della palpebra cercando segni di infiammazione, come le teleangectasie sul bordo palpebrale. Va inoltre valutato il secreto delle ghiandole di Meibomio: se è correttamente semitrasparente oppure a ‘pasta di dentifricio’, a indicare che c’è un problema a livello lipidico”, osserva. “A quel punto bisogna valutare la presenza di un’ipercolesterolemia, fermo restando che ci possono essere soggetti predisposti a diversi disturbi del metabolismo dei lipidi, o fattori ormonali come la menopausa che possono provvedere a un’alterazione del funzionamento delle ghiandole di
Immagine 1: Blefarite con teleangectasie, croste e collaretti, gentilmente concessa da Stefano Barabino
Immagine 2: Blefarite; si osserva alterazione della linea di Marx e danno epiteliale corneale, foto gentilmente concessa da Stefano Barabino
meibomio”. Tutto potrebbe essere ulteriormente peggiorato da una disbiosi a livello gastrointestinale. “L’alimentazione gioca un ruolo importante in questo nesso causale. Ad esempio, la letteratura riporta una forte correlazione tra la blefarite e un’infezione da Helicobacter pylori a livello dello stomaco”, sottolinea Barabino. Inquadrare i pazienti in maniera approfondita, verificando la presenza di malattie sistemiche e un cattivo stile di vita è dunque importante per lo specialista della superficie oculare.
“Va valutata anche la dieta del paziente, incoraggiandone una ricca di acidi grassi omega 3. Una dieta eccessivamente ricca di grassi saturi di origine animale può avere degli effetti negativi sulla salute del microbiota della superficie oculare”, spiega Barabino. “Nel caso di una presenza di disbiosi intestinale, sarà essenziale ripristinare il corretto equilibrio della flora batterica”. Il ruolo dell’oculista, ricorda Barabino, va oltre la salute dell’occhio. “Sono molte le patologie oculari causate da condizioni sistemiche e metaboliche. L’occhio è collegato a tutto, ed è proprio per questo che il paziente deve essere inquadrato nella sua totalità” , conclude.
BIBLIOGRAFIA
1 Aragona P, et al. Theww ocular microbiome and microbiota and their effects on ocular surface pathophysiology and disorders. Surv Ophthalmol. 2021 Nov-Dec;66(6):907-925. doi: 10.1016/j.survophthal.2021.03.010. Epub 2021 Apr 2. PMID: 33819460.
di Timothy Norris
Approfondimenti
VISTA DA CAMPIONI
Alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 la sfida è anche sanitaria: proteggere la vista tra velocità, ghiaccio e raggi UV.
di Ruggiero Paderni, Centro Diagnostico Italiano di Milano XXV Giochi Olimpici
Invernali - Ospedale Niguarda per Milano-Cortina 2026
AAi Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 l’organizzazione sanitaria è stata imponente. Trattandosi della prima olimpiade diffusa (3 villaggi olimpici, 8 discipline, 7 sedi di gara, 2900 atleti, oltre 90 Paesi), è stato sviluppato un presidio sanitario di altissimo livello, capace di garantire sicurezza e tempestività in ogni contesto, coprendo un’area di oltre 22.000 km² tra Lombardia, Veneto e le Province Autonome di Trento e Bolzano.
L’Ospedale Olimpico individuato da Regione Lombardia è il grande Ospedale metropolitano Niguarda dove è stato inaugurato un reparto olimpico con 11 stanze di degenza collegate direttamente al blocco d’emergenza (DEA) tramite tunnel protetti, mentre a Livigno e Bormio sono stati istituti i policlinici olimpici. Il coordinamento dell’emergen -
za sul campo è affidato ad AREU (Lombardia) e SUEM 118 (Veneto). AREU - l’Agenzia Regionale Emergenza Urgenza - è stata protagonista nella pianificazione del sistema di assistenza sanitaria. Protocolli specifici di prevenzione e intervento rapido sono necessari per poter affrontare le emergenze sanitarie. Ogni sede di gara ha avuto almeno due stazioni mediche (una per gli atleti e una per gli spettatori) con protocolli specifici per il “triage” rapido sulla neve. In qualità di medico oculista ho avuto il compito di gestire le emergenze oculari che potevano coinvolgere atleti e le loro famiglie, operando presso uno dei policlinici olimpici realizzati per l’evento.
Il Dottor Ruggiero Paderni
Negli sport invernali gli arti inferiori sono principalmente coinvolti nei traumi maggiori: stiramenti, distorsioni e fratture sono un rischio concreto per tutti gli atleti, inclusi i più esperti. Anche l’organo oculare tuttavia è esposto a stress specifici, spesso sottovalutati. È importante conoscerli per prevenirli, tutelando la funzione visiva e assicurando la miglior performance durante la prestazione sportiva.
I principali fattori di rischio in un ambiente montano d’alta quota sono sicuramente la velocità elevata in discipline come lo sci alpino, lo snowboard o lo slittino, in cui gli occhi sono esposti a potenziali traumi da impatto; il vento e il freddo, che possono irritare e disidratare la superficie dell’occhio; i riflessi luminosi, poiché la neve riflette fino all’80% dei raggi UV, amplificando l’esposizione. Infine, l’elevata altitudine, perché ogni
1000 metri l’intensità dei raggi UV aumenta del 10%.
Inoltre, alcune discipline praticate in alta quota comportano un adattamento dell’organo oculare a variazioni atmosferiche di pressione e ossigenazione: salire rapidamente dai 500 ai 3000 metri potrebbe infatti determinare transitori cali della performance visiva. Tra i danni oculari più frequenti negli sport invernali troviamo i traumi contusivi, provocati da collisioni con altri atleti, cadute accidentali e colpi con attrezzature sportive. Possono causare un aumento improvviso della pressione intraoculare e danni permanenti alla vista per emorragie intraoculari, distacchi di retina o occlusioni vascolari. Ma ancora, le fratture della cavità orbitaria (blow-out), a seguito di un impatto frontale, possono causare l’intrappolamento dei muscoli oculari con diplopia (visione doppia). Oppure la cheratite attinica (o fotocheratite), che si manifesta con intenso dolore e bruciore, arrossamento, lacrimazione intensa, calo della performance visiva (anche per 24–48 ore). Non indossando gli
occhiali protettivi adeguati (come può capitare agli sciatori “della domenica” durante le pause al rifugio), la cornea può andare incontro a una vera e propria ustione da raggi UV. I corpi estranei (schegge di ghiaccio, granelli di neve ghiacciata, piccoli detriti portati dal vento) possono penetrare all’interno del bulbo oculare o causare abrasioni corneali e infezioni se non rimossi correttamente.
In caso di impatti ad alta velocità, i traumi possono anche associarsi a condizioni sistemiche potenzialmente critiche: commozione cerebrale (a seguito di emorragie intracraniche) e infezioni sistemiche (causate da ferite lacero-contuse) vanno prontamente gestite per tutelare l’incolumità dell’atleta.
Le discipline sportive più a rischio per traumi e collisioni ad alta energia sono generalmente lo sci alpino (discesa libera, super-G e salto); lo skeleton e lo slittino in cui il rischio è legato alle vibrazioni e alla forza G; l’hockey e il pattinaggio su ghiaccio; lo snowboard. Anche le condizioni ambientali estreme (freddo, vento e alta
quota) possono alterare la fisiologia oculare, compromettendo la capacità visiva. Ipossia corneale e retinopatia da alta quota sono potenziali rischi. I “segnali d’allarme” che richiedono una valutazione oculistica urgente sono intenso dolore oculare dopo un trauma, che potrebbe indicare la presenza di un corpo estraneo o l’incremento improvviso della pressione oculare specialmente se associato a nausea. Le fotopsie, miodesopsie e ombre visive “a tenda”, che possono essere suggestive di lesioni retiniche (strappi o lacerazioni). Può occorrere diplopia nel caso di traumi con frattura dell’orbita, che suggerisce l’incarceramento di uno dei muscoli oculari. Alterazione dei riflessi pupillari, o anisocoria, che costituiscono segnali “neurologici”.
L’oculista che assiste un atleta vittima di trauma dovrà saper gestire le emergenze oculari attuando specifici protocolli diagnostico-terapeutici nel rispetto delle linee guida previste per la valutazione immediata del rischio. Alcune federazioni sportive prevedono già
Approfondimenti
alcune indicazioni specifiche nei loro regolamenti, ma nell’ambito dell’emergenza oftalmologica solitamente vengono applicate le linee guida dell’American Academy of Ophthalmology (AAO). Sono inoltre ritenuti validi: il “Consensus statement on injury and illness in Sport” elaborato dall’International Olympic Committee (IOC), utile per la valutazione degli infortuni cranio-faciali, e il protocollo “F-MARC Medical Assessment Guidelines” elaborato dalla FIFA nel 1994 durante la coppa del mondo, utile per la valutazione immediata “sul campo” della capacità visiva. La valutazione immediata del rischio sulla pista, a seguito di un trauma oculare, prevede la valutazione della capacità visiva, dei riflessi pupillari, della motilità oculare, la presenza o meno di dolore, sangue, gonfiore, o ematomi e tutti i disturbi associati, come fotofobia, lacrimazione e arrossamento. Il trauma viene poi distinto in chiuso (ematomi, fratture, contusioni) o aperto (lacerazioni, perforazioni oculari). Nel primo caso l’atleta viene inviato al pronto soccorso in presenza di sintomi quali calo visivo, diplopia o alterazione dei riflessi pupillari. Nel caso di una ferita
penetrante o lacero-contusa è necessaria invece una chirurgia d’urgenza.
L’oculista deve infine fornire un giudizio sulla possibilità che l’atleta possa tornare in gara, valutando quindi la sensibilità al contrasto e stereopsi, che sono fondamentali per percepire i dossi sulla neve a 120 km/h. Un leggero edema maculare può alterare la percezione della profondità, rendendo la continuazione della gara estremamente pericolosa. Va valutata anche l’integrità strutturale, poiché le micro-erosioni corneali non possono essere esposte a temperature sotto zero senza rischio di ulcerazioni permanenti.
Casco e maschere protettive sono dispositivi fondamentali per proteggere gli occhi da potenziali traumi e dagli agenti atmosferici. Sono richiesti specifici requisiti costruttivi: certificazione UV-400 per bloccare il 100% dei raggi UVA e UVB, filtro di categoria 3 o 4 con lenti polarizzate per schermare le radiazioni riflesse dalla neve, materiale infrangibile (policarbonato o trivex) per evitare la formazione di schegge e sistemi antiappannamento con doppio vetro e camera d’aria a sigillatura ermetica per evi -
tare la formazione di condensa. In alcuni traumi entrano in gioco altre dinamiche (accelerazioni rotazionali del capo, traumi cervicali e alla colonna vertebrale) e tali dispositivi potrebbero non bastare, ma sono comunque indispensabili per ridurre la gravità degli impatti. È importante rivolgersi al medico oculista qualora compaiano sintomi sospetti a seguito di una caduta accidentale sulle piste da sci. Il consiglio è valido per gli atleti, ma anche per tutti gli sportivi amatoriali. In caso di disturbi visivi quali “fotopsie” (percezione di flash visivi) o offuscamenti con percezione visiva “a tenda” è necessario sottoporsi in tempi brevi a un esame del fundus oculi per escludere un potenziale distacco della retina. L’occhio rosso deve essere sempre valutato, soprattutto se associato a dolore o altri sintomi come nausea e cefalea. Mai ricorrere al fai da te. In presenza di un sospetto corpo estraneo è consentito solo un lavaggio con abbondante acqua sterile o fisiologica. Mai provare a rimuovere il corpo estraneo con le dita o con altri strumenti di fortuna. In caso di impatto oculare con calo visivo rivolgersi sempre al medico entro le 24 ore.
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Tecniche chirurgiche
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L’IPERMETROPIA: TRA SFIDA CHIRURGICA E NUOVE OPPORTUNITÀ
Tecnologia, risultati e criticità regolatorie in Europa
Intervista al Dottor Pavel Stodulka, Gemini Eye Clinics, Repubblica Ceca
LLa correzione chirurgica dell’ipermetropia rappresenta tuttora una delle sfide più complesse della chirurgia refrattiva corneale. In questo contesto, l’estensione della tecnica ReLEx SMILE al trattamento dell’ipermetropia, resa possibile da recenti sviluppi tecnologici e nuovi algoritmi di trattamento, apre scenari di interesse clinico per pazienti e specialisti. Dopo anni dalla fine di uno studio multicentrico internazionale che ha dimostrato le sue potenzialità, ReLEx SMILE ha ottenuto il mar-
chio CE in Unione Europea solo nell’estate del 2024, come ha ricordato il Dottor Pavel Stodulka, fondatore di Gemini Eye Clinics in Repubblica Ceca e tra i chirurghi refrattivi più rinomati in Europa, in una presentazione durante l’ultimo congresso annuale ESCRS a Copenaghen.
UNA CHIRURGIA IMPEGNATIVA “Il nostro centro esegue chirurgie SMILE per l’ipermetropia già da anni e ha contribuito allo studio con il più alto numero di casi, più
Dottor Pavel Stodulka
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La chirurgia refrattiva corneale per l’ipermetropia è impegnativa perché miriamo a creare una forma complessa del profilo corneale. La centratura rappresenta una questione cruciale
Pavel Stodulka
di un centinaio”, spiega Stodulka. Un’esperienza ormai rodata, per una tecnica che il Dottor Stodulka definisce in qualche modo impegnativa. “La chirurgia refrattiva corneale per l’ipermetropia è impegnativa perché miriamo a creare una forma complessa del profilo corneale. La centratura rappresenta una questione cruciale”, ha illustrato al pubblico Stodulka. “È una procedura più complessa e più critica, perché abbiamo bisogno che il picco della “collina” che creiamo sulla cornea sia il più preciso possibile sull’asse. Inoltre, viene rimosso più tessuto, quindi la stabilità è un fattore critico”. Gli ipermetropi sono anch’essi pazienti impegnativi per un chirurgo. Come scritto dallo stesso Stodulka in un supplemento su Cataract and Refractive Surgery Today del 2024,1 l’occhio ipermetrope ha tipicamente una lunghezza assiale ridotta, un aumentato spessore del cristallino e, spesso, un segmento anteriore più piccolo e meno profondità della camera anteriore, che rende sconsigliato l’impianto di una lente fachica. Inoltre, sono occhi con uno spessore corneale maggiore e curvatura relativamente piatta, e sono buoni candidati alla SMILE ipermetropica, poiché consentono di aumentare la curvatura corneale mantenendo una buona qualità visiva postoperatoria. Una valutazione preoperatoria accurata con la refrazione in cicloplegia è un
benchmark imprescindibile nella valutazione di una chirurgia laser per un paziente ipermetropico e per impostare i parametri chirurgici corretti. A rendere ancora più complesso l’intervento, c’è l’astigmatismo concomitante, frequente in questi pazienti. Facendo riferimento al principio della geometria del lenticolo nella SMILE ipermetropica, sviluppato dal collega Dan Reinstein, che si basa sulla creazione di un tessuto corneale “a ciambella”, con una periferia più spessa e un centro più sottile, Pavel Stodulka ha descritto le fasi dell’intervento. “Si possono vedere la zona ottica e quella di transizione della periferia. Inoltre, è presente un piccolo taglio laterale del lenticolo a 90°”, spiega. Si crea un cap di diametro maggiore sopra i tagli, lasciando un margine di sicurezza. “Tipicamente lo spessore del cap è di 120 µm, ma può variare, Nel caso di un lenticolo centrale “a ciambella” lo spessore minimo è 24 µm. Tutte le incisioni possono essere leggermente più grandi di 2 millimetri, come quelle tipiche della SMILE per la miopia, a seconda delle preferenze”, prosegue. Dopo aver fatto le incisioni, si entra per trovare i piani di dissezione. Poi, è sufficiente entrare in entrambi, come nella SMILE miopica, ed estrarre il lenticolo leggermente più grande attraverso l’incisione di 2–2,5 mm oppure, per alcuni chirurghi, di
3 mm, come illustrato dal Dottor Stodulka. “Il lenticolo è più largo, con un diametro di circa 8.5 mm e ci vuole più tempo. È necessario assicurarsi che gli strumenti siano sufficientemente lunghi per raggiungere tutta l’area, e l’estrazione del lenticolo risulta comunque piuttosto semplice”, afferma. All’OCT del segmento anteriore, la forma corneale dopo l’intervento mostra zone ottiche molto ampie e ben definite. “Credo che questo sia il principale vantaggio di questa tecnica: offre zone ottiche davvero eccellenti”, puntualizza Stodulka.
UNA CHIRURGIA DAI BUONI RISULTATI
Il Dottor Stodulka ha presentato al congresso annuale di ESCRS a Copenaghen i primi risultati clinici del suo centro dopo la marcatura CE per la tecnica ReLEx SMILE nei pazienti ipermetropici. “I nostri risultati sono su 37 occhi di 19 pazienti, tutti piuttosto giovani, con un’età media di 27 anni”, afferma. “Nei pazienti più anziani ipermetropi presbiti tendiamo a eseguire una RLE con lenti trifocali. I risultati presentati a Copenaghen erano ai tre mesi di follow-up e i dati a un anno saranno disponibili a partire dal winter meeting di ESCRS a Helsinki” , commenta.
“Le caratteristiche preoperatorie di questo gruppo di pazienti mostravano un difetto medio di +4,5 diottrie,
di Laura Gaspari
Tecniche chirurgiche
con una deviazione standard di ±1,7; il cilindro medio era di 1,6 diottrie, con un range da 0 fino a 5,5, e la refrazione alla prima visita variava da +1 fino a +7,5 diottrie”, spiega. Sia l’acuità visiva non corretta che quella corretta hanno dato dei risultati molto buoni.
“Il target refrattivo nelle nostre cliniche, nella maggior parte dei casi, è la refrazione in cicloplegia -1D, a condizione che il valore sferico della refrazione manifesta non superi tale limite. In caso contrario, ci adattiamo all’equivalente sferico manifesto”, aggiunge.
“La zona ottica varia tra 6,2 e 6,3 mm e lo spessore del cap che utilizziamo attualmente è leggermente maggiore rispetto a quello dello studio internazionale di riferimento, che era 120 µm, arrivando oggi a circa 130”.
Gli esiti refrattivi sono molto buoni, come illustrato da Pavel Stodulka.
“Partendo da una media di circa +4,5 diottrie, siamo arrivati esattamente intorno allo zero. L’86% degli occhi rientra in ±0,5 diottrie e il 95% in ±1 diottria. Sul fronte dell’astigmatismo, da un valore medio leggermente superiore a 0,5 diottrie, siamo scesi a poco più di 0,25 diottrie, con una media di 0,36: l’81% degli occhi è entro 0,5 diottrie di cilindro e l’89% entro 1 diottria”, spiega.
Dai primi risultati, l’acuità visiva non
corretta da lontano, espressa in logMAR, è passata da 0,4 preoperatorio a circa 0,07, considerabile quindi 0 logMAR, equivalente a 20/20 (10 decimi).
A tre mesi, il 57% degli occhi ha raggiunto un’acuità visiva non corretta da lontano di 20/20 o migliore e il 100% degli occhi raggiunge almeno 20/50 (4 decimi). Per quanto riguarda invece l’acuità visiva corretta da lontano, in termini di sicurezza, il Dottor Stodulka ha riportato valori intorno a 0 logMAR. Nei dati cumulativi, l’8% degli occhi ha guadagnato una linea, mentre il 19% ha perso una linea, un dato piuttosto comune nella chirurgia ipermetropica.
“Nel nostro studio internazionale a sei mesi, la maggior parte degli occhi che avevano perso una linea è tornata al valore originale. Quindi pensiamo ci sia ancora un margine di miglioramento”, ha precisato.
Il Dottor Stodulka ha riportato che alla lampada a fessura sono stati riscontrati residui in 2 occhi, una lieve opacità corneale nella semi-periferia in 5 occhi, e cheratopatia puntata superficiale in 6 occhi (legata in parte a secchezza corneale e alla forma complessa e ripida della cornea). In due occhi si è verificata una piccola crescita epiteliale nell’incisione e in uno un film lacrimale instabile.
UNA CHIRURGIA CON UN FUTURO DAVANTI A SÉ
“Per un chirurgo già esperto e che si sente a suo agio con la SMILE, e che esegue alti volumi di operazioni, questa tecnica è piuttosto divertente da eseguire e non presenta particolari criticità”, afferma Stodulka. I primi risultati sono tuttavia promettenti, anche se la chirurgia SMILE per l’ipermetropia è possibile ora solo sulla piattaforma ZEISS VISUMAX® 800, nonostante lo studio originale fosse stato condotto con il 500. Tuttavia, come ha ricordato Stodulka, il processo per ottenere la marcatura CE da parte dell’Unione Europea è stato troppo lungo e complesso. “Sono serviti più di cinque anni dalla conclusione dello studio originale e, nonostante la presentazione di dati, c’è voluto tutto questo tempo per avere questa chirurgia in Europa e non ritengo questo sia corretto. Le autorità dell’UE stanno attualmente dando filo da torcere alle aziende che sviluppano nuove procedure in Europa”, conclude.
BIBLIOGRAFIA
1 P. Stodulka, Hyperopic SMILE on the Horizon, 2024, https://crstodayeurope.com/articles/smile-12-years-of-leading-innovation/ hyperopic-smile-on-the-horizon/#
Momento dell’estrazione del lenticolo, dal video condiviso dal Dottor Stodulka
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A Tu per Tu
A TU PER TU @ AIMO-SISO 2025
A volte si hanno molte domande da rivolgere agli esperti. Sono domande che spesso i più giovani non riescono a rivolgere ai loro colleghi senior per mancanza di tempo o spazi appositi. Queste esulano dal mero contenuto scientifico e si concentrano sul mestiere dell’oculista: quali sono i benefici, le sfide e le soddisfazioni.
Le Dottoresse Sofia Bugakova e Francesca Livia hanno intervistato dei key opinion leader durante il congresso AIMO-SISO 2025 a Roma, chiedendo loro curiosità sulla professione e il perché della loro scelta e cosa significa per loro essere oculisti, tra ieri e oggi.
Per vedere tutte le video interviste integrali www.eyeseenews.it oppure accedi direttamente utilizzando il codice QR
A TU PER TU CON BARBARA PAROLINI
Sofia Bugakova e Francesca Livia hanno intervistato la Dottoressa Barbara Parolini, eccellenza italiana nella chirurgia oftalmica. La Dottoressa ha dato le sue impressioni su quella che è oggi l’oftalmologia, in tutti i suoi aspetti.
A TU PER TU CON ALESSANDRO RABIOLO
Le Dottoresse Bugakova e Livia hanno intervistato il Professor Alessandro Rabiolo, chiedendogli la sua opinione sull’oftalmologia odierna, sul rapporto con i pazienti, con i giovani e con la professione tra pubblico e privato.
A TU PER TU CON FRANCESCO BANDELLO
Le Dottoresse Bugakova e Livia hanno intervistato il Professor Francesco Bandello, che non necessita di presentazioni. Il Professor Bandello ha raccontato il perché della sua scelta verso la medicina e l’oculistica, dando un’opinione sulle sfide che la professione comporta.
A TU PER TU CON ANTONIO DI ZAZZO
La Dottoressa Francesca Livia ha intervistato il Professor Antonio Di Zazzo sulla sua soddisfazione professionale, la sua idea di oftalmologia, e del rapporto con i pazienti e i giovani oculisti in formazione.
A TU PER TU CON STELA VUJOSEVIC
La Dottoressa Francesca Livia ha intervistato la Professoressa Stela Vujosevic su cosa significa per lei l’oculistica, la professione e la sua soddisfazione, e il rapporto con i pazienti e i giovani colleghi.
A TU PER TU CON EDOARDO VILLANI
La Dottoressa Bugakova e la Dottoressa Livia hanno intervistato il Professor Edoardo Villani sulle sue impressioni sull’oftalmologia oggi, il suo grado di felicità nel fare l’oculista e sulla professione, tra benefici e sfide.
EvEnti CongrEssuali
TALK EYESEE @ CONGRESSO AIMO-SISO 2025
Talk EyeSee è arrivato anche al 1° Congresso AIMO-SISO 2025, che si è svolto a Roma dal 6 all’8 novembre 2025. Anche questa volta ospiti e conduttori di eccellenza, dal Dottor Matteo Forlini, al Professor Vincenza Orfeo, fino al Professor Cosimo Mazzotta si sono seduti insieme per discutere delle ultime tendenze, novità e curiosità dell’oftalmologia italiana.
Per vedere tutte le video interviste integrali www.eyeseenews.it oppure accedi direttamente utilizzando il codice QR
LA CATARATTA SIMULTANEA BILATERALE
Il Professor Vincenzo Orfeo intervista il Dottor Marco Tavolato sulla chirurgia della cataratta simultanea bilaterale, un argomento attuale, ma ancora molto controverso nel nostro Paese. Il Dottor Tavolato ha parlato dei vantaggi per il chirurgo, il paziente e le strutture ospedaliere di questo approccio
LA COMUNICAZIONE MEDICO PAZIENTE, UN ASPETTO FONDAMENTALE
Il Dottor Matteo Forlini ha intervistato il Professor Vito Romano sull’importanza fondamentale di una buona comunicazione medico-paziente. Un approccio empatico e chiaro aiuta a tenere una buona aderenza alla terapia, dato confermato dagli studi scientifici. L’oculistica in questo deve però affrontare delle sfide importanti, spesso per la natura delle patologie che deve affrontare.
LA GESTIONE DELLE INIEZIONI INTRAVITREALI
Il Professor Vincenzo Orfeo ha intervistato la Dottoressa Maria Cristina Savastano sulla gestione delle iniezioni intravitreali. La nota 98 ancora crea dei problemi a chi deve eseguire le intravitreali, e una buona comunicazione con AIFA è importante per rinegoziare alcune norme che pongono alcune difficoltà il patient flow.
LE MALFORMAZIONI PEDIATRICHE, QUANDO OPERARLE
Il Dottor Roberto Caputo intervista il Dottor Massimiliano Serafino sulle malformazioni legate alla persistenza della vascolarizzazione fetale. Alcune sono operabili, altre purtroppo invece no. Il Dottor Serafino ha raccomandato delle buone conoscenze e competenze chirurgiche per meglio operarle quando possibile.
UN PROGETTO PER LA RIGENERAZIONE CELLULARE
Il Dottor Matteo Forlini intervista la Dottoressa Erika Bonacci su un progetto all’avanguardia che le ha fatto vincere il premio Omikron sulle cellule staminali neuronali sclerali per la rigenerazione del nervo ottico e delle cellule ganglionari retiniche.
LA RIABILITAZIONE VISIVA DEI PAZIENTI
CON CHERATOCONO
Il Professor Cosimo Mazzotta ha intervistato in esclusiva il Dottor Adel Barbara , Vicepresidente dell’International Keratoconus Society, ospite internazionale a AIMO-SISO 20025. Il Dottor Barbara ha parlato della sua relazione sulla riabilitazione visiva dei pazienti con cheratocono.
EvEnti CongrEssuali
TALK EYESEE @FLORetina 2025
Da FLORetina 2025, in un nuovo format, Matteo Forlini ha condotto Talk EyeSee, intervistando i grandi nomi del segmento posteriore, internazionali e nazionali. Dal 4 al 7 dicembre 2025, la Fortezza da Basso a Firenze è stata l’assoluto epicentro internazionale del mondo della retina, tra innovazioni, nuovi farmaci, studi clinici e ricerche innovative. Un’occasione di scambio, confronto con aziende e realtà estere, ma anche per stare insieme, per un’oftalmologia che cavalca il perfezionamento tecnologico senza mai dimenticare i suoi pazienti.
Per vedere tutte le video interviste integrali www.eyeseenews.it oppure accedi direttamente utilizzando il codice QR
FIBROSI E ATROFIA NEI PAZIENTI CON nAMD
Da FLORetina 2025, Matteo Forlini intervista Aleksandra Rachitskaya sugli effetti di fibrosi e atrofia nei pazienti con nAMD. Spesso i trattamenti non danno i risultati sperati, con il rischio di perdita della vista per questi pazienti. La Professoressa Rachitskaya ha condiviso i risultati della più recenti ricerche sul tema.
OPACITÀ VITREALI SINTOMATICHE, PERCHÉ NON TRATTARE?
Il leggendario Professor Donald D’Amico ospite a Talk EyeSee esprime a Matteo Forlini il suo punto di vista sulle opacità vitreali sintomatiche, condividendo molti preziosi consigli su come procedere chirurgicamente per migliorare la situazione per il paziente, e perché non si deve aver paura ad affrontare questo tipo di intervento.
LA MICROPERIMETRIA NELL’ATROFIA GEOGRAFICA
Caroline Baumal, ospite per Talk EyeSee da FLORetina 2025, risponde alle domande di Matteo Forlini sulla microperimetria nell’atrofia geografica, fondamentale per analizzare la sensibilità retinica. La Professoressa Baumal spiega quali sono i vantaggi, i limiti e i dati dei più recenti studi sul tema.
IL FUTURO DELL’IMAGING
Intervistato a FLORetina 2025 da Matteo Forlini, il Professor Enrico Borrelli fornisce un interessante approfondimento sugli ultimi sviluppi in merito all’imaging nella degenerazione maculare senile, tra criticità e grandi innovazioni del presente e del prossimo futuro.
IA DEEPFAKE: COSA SERVE IN OFTALMOLOGIA?
Matteo Forlini da FLORetina 2025 intervista Giuseppe Giannaccare sulla possibilità di creare con l’intelligenza artificiale delle immagini sintetiche dell’occhio o delle sue strutture, come la retina. Generare questo tipo di immagini può servire come training per gli strumenti diagnostici quotidiani dell’oculista, fornendo un’alta quantità di dati in pochissimo tempo.
L’ULTIMA FRONTIERA
Intervistata da Matteo Forlini a FLORetina 2025, la Professoressa Gemmy Cheung spiega il distacco dell’epitelio pigmentato retinico e le migliori opzioni chirurgiche a disposizione. In termini di imaging, Cheung condivide il proprio entusiasmo per le ultime innovazioni tecnologiche che possono permettere una maggiore precisione nella visualizzazione delle patologie retiniche e l’efficacia del trattamento.
5° CONGRESSO S.I.S.O.
29-31 OTTOBRE 2026
PPer tradizione e consuetudine, il congresso nazionale è l’evento principale di una società scientifica.
S.I.S.O. mantiene questo impegno anche per il 2026, organizzando in maniera autonoma il suo congresso nazionale, il 5°, dove il Consiglio Direttivo sta già investendo entusiasmo e passione, per strutturare al meglio l’evento e consolidare così il prestigio e il valore scientifico e culturale di S.I.S.O. ETS.
Dopo aver utilizzato nelle passate edizioni sedi accademiche, Policlinico Gemelli e strutture alberghiere flessibili ed organizzate per questo tipo di eventi, l’anno scorso si è adoperato il famoso Centro Congressi La Nuvola, per un evento particolare.
Quest’anno S.I.S.O. ha deciso di recuperare una struttura ben nota a noi tutti: il Centro Congressi Rome
Cavalieri, Waldorf Astoria Hotel, sulla collina di Monte Mario a Roma. Il Congresso si aprirà giovedì 29 ottobre e si concluderà sabato 31 ottobre. In quelle giornate, S.I.S.O. ha organizzato le elezioni per il rinnovo del Consiglio Direttivo, giusto passo di democrazia rappresentativa, perché i Soci possano esprimersi sul gruppo direttivo societario.
Mantenendo una tradizione ormai rodata, ospiteremo le Società Monotematiche e Regionali, per permettere alle prime di diffondere le loro specifiche competenze ad una platea più vasta e articolata, e alle seconde di superare i confini geografici di appartenenza, impegnandole così a una dialettica costruttiva con un pubblico più vasto, e sicuramente interessato alle loro attività.
In pratica S.I.S.O. vuole diventare la
di Vittorio Picardo
casa comune di tutti gli oculisti, che in forma singola o di piccoli gruppi o attraverso rappresentanze più articolate e strutturate, useranno il nostro evento per ampliare e dinamizzare il dibattito scientifico e il confronto di idee, di ricerche e naturalmente di esperienza quotidiana.
Se “tutte le strade portano a Roma”, come recita un vecchio detto, S.I.S.O. vuole essere quella Agorà di riferimento dove tutti possano trovare qualcosa di utile da portare a casa. Il Congresso, però, oltre che gli oculisti ospita anche le Aziende del settore; e quindi si è pensato di inserire nel programma scientifico un momento di incontro dialettico nella sala Ellisse, denominato SINERGY, dove “users” e i “producers” potranno, ognuno per il proprio ruolo, illustrare vantaggi e limiti di numerosi devices utilizzati correntemente nel nostro lavoro.
L’aula principale e le due altre Main rooms ospiteranno le sessioni di live surgery che saranno presenti in ogni giornata congressuale, verosimilmente con trasmissioni in 3D per dare ai partecipanti la sensazione del
campo operatorio reale, per come lo vive e percepisce il chirurgo.
Probabilmente, nella giornata di giovedì si trasmetterà la chirurgia vitreo retinica dal Policlinico Gemelli, mentre il venerdì la live surgery sarà ospitata presso l’Ospedale Britannico con argomento la chirurgia della cataratta, semplice e complessa, e le più moderne tecniche di chirurgia della cornea.
Il sabato mattina, anche se questo programma dovrà essere verificato e organizzato nei dettagli, si trasmetteranno interventi su palpebre e annessi, chirurgia erroneamente considerata di secondo piano, ma che invece interviene sulle strutture anatomiche di difesa e protezione del nostro occhio.
Stiamo valutando anche di inserire una sessione di chirurgia laser, live o re live, per valorizzare le nuove tecnologie di questo settore.
Sono già partite le lettere di invito per i Presidenti delle Società Monotematiche e Regionali e i Gruppi di Studio, che stanno rispondendo con contributi, lieti di poter partecipare ancora una volta a questo nostro evento comune.
Il Comitato Scientifico ha modificato e semplificato le modalità di accesso al link di partecipazione, per agevolare ogni Socio e velocizzare l’acquisizione dei contributi e la stesura del programma scientifico nei suoi dettagli.
Pur dando ospitalità alle varie Società Scientifiche, S.I.S.O. ha comunque tenuto per sé alcuni momenti importanti nel Congresso, per produrre e gestire dei simposi su temi di attualità come le lenti intraoculari a profondità di campo, i laser sottosoglia, le ultime novità nel campo delle maculopatie ed anche un refresh sulla terapia del glaucoma.
La macchina organizzativa è partita da tempo. Sul sito web S.I.S.O. trovate il link per versare i vostri contributi scientifici. Parallelamente, si sta lavorando per gli eventi sociali, parte integrante delle giornate congressuali, perché la convivialità e lo spirito di amicizia possano pervadere l’atmosfera del 5° Congresso Nazionale S.I.S.O. Vi aspettiamo numerosi, sia con i vostri contributi che con la vostra personale partecipazione!
Congressi
CORSI S.I.S.O. 2026
di Vittorio Picardo
PLe attività “primaverili” di S.I.S.O. comprenderanno, da marzo a luglio / settembre p.v., una serie di corsi monotematici su argomenti di interesse culturale e pratico. La prima iniziativa, il 2° Corso teorico pratico di Ecografia oculare si terrà a Torino dal 19 al 23 aprile, organizzato dai Professori Avitabile, Reibaldi e Rosa e prosegue l’esperienza del 1° Corso teorico pratico di ecografia oculare svoltosi a Salerno nell’aprile del 2023.
Questa seconda edizione aggiorna e rende più attuale il programma scientifico, con lezioni e corsi cui saranno abbinate parecchie ore di pratica, per comprendere al meglio tutti i tricks di questa metodica, e saperla utilizzare nelle sue corrette indicazioni cliniche. Le iscrizioni sono già aperte e il corso produce 28 crediti ECM. Il corso è aperto ai Soci SISO, ma riserva una quota di iscrizioni anche ai non soci S.I.S.O., per l’obiettivo interesse dell’evento. La segreteria S.I.S.O. potrà dare ulteriori informazioni per completare la pratica di iscrizione e partecipazione ai contatti telefonici 3246075902/0601904733 o all’indirizzo mail siso.ets@gmail.com. Questa iniziativa, la prima di una lunga serie, è affiancata da altre che si realizzeranno in diverse regioni, per facilitarne la partecipazione, sfruttando la competenza dei colleghi organizzatori e la loro indiscussa capacità di produrre programmi interessanti, sempre con una impronta teorico-pratica. Sono così già calendarizzati: Basic and Advanced Training Courses, organizzati da Scipione Rossi in collaborazione con IVIS e con la certificazione della facoltà di Medicina dell’Università Europea di Roma: si svolgeranno a Roma, presso l’Ospedale San Carlo di Nancy, nelle date 15 maggio e 18 settembre (Chirurgia laser refrattiva) e 19 giugno e 6 novem -
bre (Chirurgia laser terapeutica). Chirurgia delle MIGS, organizzato da Vincenzo Ramovecchi presso la struttura chirurgica sita in Via I Maggio, 32 a Morrovalle (MC) che consentirà di discutere sulle indicazioni cliniche e sulla esecuzione chirurgica, mediante collegamento con le sale operatorie. Chirurgia 3D vitreo retinica diretta da Mario Romano nella prestigiosa sede dell’Humanitas di Rozzano – Milano, probabilmente il 25 giugno, che ha lo scopo di avvicinare i giovani chirurghi a questa nuova tipologia di chirurgia altamente tecnologica che, in un futuro ormai prossimo, ben si sposerà con l’intelligenza artificiale nelle nostre sale operatorie. Approccio alla chirurgia della cataratta, sarà realizzato a Catania da Antonio Rapisarda che ha già strutturato la sua “ospitalità” con collegamenti con la sala operatoria per sessioni di live surgery, cui seguiranno ampie turnazioni nella palestra del wet lab presente nella stessa struttura.
I giovani colleghi saranno guidati da tutor qualificati e attenti che forniranno loro suggerimenti e consigli di volta in volta.
Due corsi sulle Problematiche di ecografia bulbare e delle tecniche di biometria saranno organizzati da Nicola Rosa, che ha dedicato la sua carriera accademica a questo capitolo di ricerca, a Salerno presso gli ambulatori della Clinica Oculista campana, in date ancora da definire.
Di tutte queste attività, verranno date a breve informazioni sul nostro sito, dove sarà anche inserito il modulo di iscrizione per ciascun evento, con le principali notizie utili di tipo logistico e organizzativo.
La segreteria S.I.S.O. nei suoi uffici di Roma è già sensibilizzata per rispondere a tutte le esigenze di cui voi cari Soci potreste aver bisogno.
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LO STRABISMO IN 100 DOMANDE
Paolo Nucci
Una guida pratica pensata per il primo approccio alla strabismologia.
Attraverso una struttura chiara e immediata, organizzata in forma di domande e risposte, il volume accompagna il lettore che si avvicina alla disciplina nella comprensione dei principali meccanismi della visione binoculare e degli aspetti clinici dello strabismo, mantenendo un costante collegamento tra teoria e
Il testo si propone come un manuale essenziale, di rapida consultazione, rivolto a tutti i professionisti della visione che desiderano affrontare con maggiore sicurezza, metodo e consapevolezza il paziente affetto da questa condizione.
FABIANO GRUPPO EDITORIALE
Redazione: Strada 4 Milano Fiori, Palazzo Q7 – 20089 Rozzano (MI)
UUna delle piante più conosciute al mondo, l’aloe vera nell’antichità era considerata la panacea di tutti i mali grazie alle numerosissime proprietà benefiche del proprio estratto gelatinoso. Sostanze fisiologicamente attive, quali polisaccaridi, flavonoidi, glicoproteine, vitamine, minerali, mucillagini e steroli vegetali, conferiscono al gel dell’aloe vera proprietà immunomodulanti, antiossidanti, antinfiammatorie, idratanti e riparative.
Tali caratteristiche hanno recentemente introdotto l’aloe vera in oftalmologia, nel trattamento coadiuvante delle più comuni patologie infiammatorie della superficie oculare, quali il dry eye, la Meibomian Gland Dysfunction (MGD), e l’ocular surface disease (OSD) del paziente con glaucoma.
conservata, contenente aloe vera in gel ed acido ialuronico allo 0.3%. L’azione sinergica delle due componenti rende il prodotto utile nell’apportare benefici curativi in presenza di patologie croniche della superficie oculare mediante:
● idratazione, grazie all’aumento della stabilità e del volume del film lacrimale
● protezione e rigenerazione degli epiteli, danneggiati in tutte le forme di OSD
● riparazione e cicatrizzazione nelle condizioni in cui vi siano perdite di sostanza
● contrasto naturale dell’infiammazione sia a livello della superficie oculare che del margine palpebrale.
Il gel di aloe vera esplica le attività antinfiammatorie mediante l’inibizione della sintesi di leucotrieni, prostaglandine, metalloproteinasi e citochine. Proprio l’attività inibitoria verso le metalloproteinasi, aumentate nei pazienti con dry eye, MGD ed OSD da terapia anti-glaucoma, conferisce ai colliri contenenti aloe vera una spiccata potenzialità di controllo naturale dell’infiammazione in queste condizioni.
MICURO intensive goccegel oculari è una innovativa soluzione oftalmica non
Gli effetti benefici di preparati topici a base di aloe vera in presenza di patologie infiammatorie della superficie oculare sono supportati da diverse evidenze scientifiche in letteratura.
Barrantes E & Guinea M. Inhibition of collagenase and metalloproteinase by aloins and aloe gel. Life sciences 2003; 72:843-50.
Wozniak A and Padukt R. Aloe vera activity on human corneal cells. Pharm biol 2012; 50:147-54.
Attività scientifica 4Health Pharma
Un contributo scientifico dedicato a MICURO Gocce è stato recentemente accettato per la pubblicazione sulla rivista internazionale Biomedicines (Q1, Impact Factor 3.9).
Il nuovo sistema di centratura 3D di Ital-Lenti
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EYEFITSMARTèuno dei sistemi più veloci e precisi per la determinazione dei parametri posturali individuali, efficace per la presentazionedei prodotti e disponibile nelle 3 versioni: TOWER,DESKeWALL. www.itallenti.com
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DI UNA LENTE A CONTATTO MONOUSO A RICAMBIO GIORNALIERO PER LA GESTIONE DELLA MIOPIA
AIn occasione del lancio sul mercato italiano di MyDay MiSight 1 day, la lente a contatto monouso in silicone idrogel a ricambio giornaliero per il controllo della progressione miopica, CooperVision ha organizzato un confronto che ha visto protagonisti medici oculisti e ottici optometristi sulla “miopidemia”. Gli esperti hanno sottolineato l’importanza di un intervento precoce, di strategie comportamentali e dell’uso di soluzioni ottiche avanzate.
Miopidemia e precocità: i fattori di rischio. La miopia è una epidemia globale con insorgenza sempre più precoce, verso i 5-6 anni. I bambini che diventano miopi prima presentano maggiori fattori di rischio di sviluppare patologie oculari gravi. Paolo Nucci, oftalmologo e docente universitario «La miopia è una pandemia in atto, la quale si riflette anche nella precocità della manifestazione di tale difetto visivo, che oggi si presenta già a 5-6 anni rispetto agli 11-12 del passato. Il problema è da ricercarsi nell’incremento delle attività svolte a distanze ravvicinate, dato dall’uso massiccio di dispositivi digitali sin dalla tenera età. Tant’è che nel 2016 è stato pubblicato un articolo molto importante che parla proprio della global epidemiology di questo difetto refrattivo, in cui si prevede che nel 2050 avremo il 50% della popolazione miope1 Premiopia e intervento precoce. La “pre-miopia” (bassa ipermetropia in età prescolare) è un indicatore di alto rischio. È cruciale intervenire precocemente con strategie comportamentali e, se necessario, trattamenti che, seppur con effetti annuali modesti, hanno un impatto cumulativo significativo.
Massimiliano Serafino, oftalmologo e ricercatore «C’è un fenomeno che emerge
nella letteratura attuale: si tratta della premiopia, una condizione in cui nel soggetto non si manifesta refrattivamente la miopia, ma indicatori tali da poter affermare che sia più a rischio di insorgenza del difetto visivo. Un tempo, infatti, un range di ipermetropia dalle 4 alle 5 diottrie sotto i 2 anni di età era considerato fisiologico, oggi tale condizione è meno diffusa. Significa che, con alta probabilità, una modifica ambientale ha portato questi bambini a lavorare in ipermetropie poco rilevanti, di 1-3 diottrie, molto al di sotto della media, che tuttavia segnala una forte predisposizione a diventare miope nel tempo. Inoltre, se in famiglia uno o entrambi i genitori sono miopi, quasi sicuramente il figlio evolverà verso quel tipo di difetto.
Strumenti di diagnosi e trattamento. La misurazione della lunghezza assiale è un parametro fondamentale per il monitoraggio, affiancato all’esame in cicloplegia.
Paolo Nucci «La misurazione della lunghezza assiale è il vero elemento per capire la progressione del difetto. Tuttavia non significa che la cicloplegia non sia un esame fondamentale e obbligatorio. È però certo che nella valutazione di un bambino e nella definizione dell’algoritmo della sua progressione miopica, la lunghezza assiale è ciò che noi oggi consideriamo il parametro di riferimento. I trattamenti ottici moderni (lenti a contatto e occhiali) utilizzano principi come il defocus periferico e la modulazione del contrasto per rallentare il peggioramento del difetto visivo».
Fattori di rischio. I fattori ambientali giocano un ruolo chiave. L’uso compulsivo di dispositivi digitali (near
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work, con gratificazione visiva massima) e la mancanza di attività all’aperto sono determinanti. Si raccomandano almeno due ore al giorno all’esterno come prevenzione.
Aldo Vagge, oculista e docente universitario «Sicuramente l’aspetto genetico ha un ruolo impattante, generando un rischio fino a 6-7 volte maggiore di sviluppare la miopia rispetto al resto della popolazione. Esiste un ulteriore fattore ambientale, con effetti sul sistema visivo: si tratta del near work, ossia l’attività da vicino entro 30 centimetri, che prevede l’uso di un device tra cui i videogiochi, la cui gratificazione visiva è istantanea. Ecco perché nella nostra pratica clinica consigliamo alle famiglie, come prevenzione primaria, di non far superare ai propri figli le due ore di attività ravvicinata, oltre gli impegni scolastici. Il secondo fattore di rischio è rappresentato dalla riduzione delle attività all’esterno, le outdoor activities: 11 ore a settimana all’aria aperta possono ridurre il rischio del 54%. Si è infatti visto che le radiazioni ultraviolette hanno un’azione benevola sull’occhio, poiché stimolano le cellule retiniche a produrre dopamina, che agisce a livello della sclera».
Sicurezza delle lenti a contatto. Le lenti a contatto, specialmente le monouso in silicone idrogel, sono considerate un’opzione sicura ed efficace per i bambini, eliminando i rischi legati alla manutenzione. L’educazione precoce a un uso corretto è fondamentale.
Giancarlo Montani, docente, ottico
optometrista e ricercatore «La lente a contatto è in grado di assecondare lo stile di vita. Chiediamo ai bambini di stare all’aria aperta ed è perciò importante far indossare loro una correzione che possa portare avanti l’efficacia del trattamento. Bisogna però insegnare loro le buone regole di comportamento: è il medico oculista il primo a dover informare quali sono i rischi, i pericoli nel caso in cui non vengano seguite le procedure di gestione. La sicurezza di questi dispositivi visivi è sicuramente offerta dal silicone idrogel, che conferisce alle lenti a contatto alta permeabilità e alta trasmissibilità. Rispettando le regole di buon comportamento, il porto giornaliero è sicuramente il più sicuro, perché non a rischio di contaminazione in caso di inosservanza delle indicazioni per la conservazione».
Paolo Nucci «I bambini sono i candidati ideali per l’uso precoce di lenti a contatto. La loro lacrima è più nutriente, ossigenante e ricca di lipidi, garantendo una migliore tollerabilità. Inoltre, l’approccio precoce alla lente a contatto è vantaggioso perché permette di insegnare e consolidare le corrette regole di igiene e gestione, proprio come imparare a lavarsi i denti da piccoli. Un bambino che impara presto a gestire le lenti a contatto sarà più diligente di un adolescente che inizia più tardi». Collaborazione professionale. È fondamentale una stretta collaborazione tra oculisti, ottici optometristi e pediatri. Un approccio basato su un progetto di gestione condiviso, dialogo e rispetto dei
ruoli è la chiave per superare la diffidenza, applicare pratiche basate sull’evidenza e garantire la migliore assistenza al bambino miope.
Sigfrido Perfetto, ottico optometrista «La collaborazione tra figure professionali nell’ambito della gestione miopica è fondamentale. Il nostro lavoro come centro ottico nasce da un’esperienza concreta, fatta ogni giorno con le famiglie, con i bambini, con i professionisti. Nel percorso ideale, la prima valutazione è appannaggio del medico oculista che invia presso il centro ottico il bambino con miopia per accompagnare la famiglia, spiegando loro il progetto con l’obiettivo di far sentire il nostro supporto. Ciò crea empatia, ma soprattutto fiducia perché sentono che da parte dell’ottico optometrista c’è la volontà di intraprendere la stessa linea che ha indicato il medico, con il quale viene così instaurato un rapporto importante, nel rispetto dei ruoli.
Bibliografia
1 Global Prevalence of Myopia and High Myopia and Temporal Trends from 2000 through 2050
Brien A. Holden, Timothy R. Fricke, David A. Wilson, Monica Jong, Kovin S. Naidoo, Padmaja Sankaridurg, Tien Y. Wong, Thomas J. Naduvilath, Serge Resnikoff, Ophthalmology (rivista ufficiale dell’American Academy of Ophthalmology) 2016 - Vol. 123, Issue 5 - pp. 1036–1042 DOI: 10.1016/j. ophtha.2016.01.006
PROTEZIONE DEI CAPILLARI RETINICI NELLA RETINOPATIA DIABETICA
L’eccesso dei prodotti di glicazione AGE) è uno dei meccanismi più importanti coinvolti nella fisiopatologia delle complicanze croniche del diabete, come le microemorragie retiniche.
La produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) innescate dall’iperglicemia, porta alla formazione di composti eterogenei, i prodotti finali della glicazione avanzata (AGE
- Advanced Glication End products) attraverso processi di glicazione non enzimatica e glico-ossidazione.
RETINOPATIA DIABETICA
Nella retinopatia diabetica, l’accumulo di AGE si è dimostrato associarsi a un ispessimento delle pareti vasali, ipertensione microvascolare, disfunzione endoteliale e APOPTOSI
DEI PERICITI, oltre a ridurre la sopravvivenza delle piastrine e aumentare l’aggregazione piastrinica con conseguente ischemia, con successiva neo-angiogenesi (nella retinopatia diabetica proliferante).
COME PROTEGGERE I CAPILLARI
NELLA RETINOPATIA DIABETICA
NON PROLIFERANTE
Per favorire il mantenimento dell’integrità capillare, è necessario:
● Contrastare la formazione degli AGE
● Migliorare le tolleranza al glucosio
● Neutralizzare i radicali liberi dell’ossigeno (ROS)
● Intervenire riducendo i fenomeni infiammatori.
L’Acido Oleanolico (OA), un triterpene pentaciclico, ha mostrato in diversi studi la capacità di inibire la glicazione avanzata non enzimatica.
È stato osservato che l’Acido Oleanolico ha quasi completamente inibito la generazione di AGE, inibendo le
tre fasi della glicazione avanzata.
La Quercetina (Quercefit®), possiede delle proprietà antidiabetiche in quanto riduce l’assorbimento intestinale del glucosio ed aumenta l’assorbimento del glucosio nei muscoli scheletrici, contribuendo in tal modo al controllo della glicemia.
Gli estratti della Boswellia serrata contengono gli Acidi Boswellici, con significative proprietà antinfiammatorie, in quanto sono capaci di inibire vari enzimi proinfiammatori.
I beta-glucani contenuti in Betavia™ Complete, sono polisaccaridi derivati da una particolare microalga, l’Euglena gracilis, hanno un effetto prebiotico, sostenendo la crescita di batteri intestinali benefici, intervenendo sullo stato infiammatorio generale.
La miscela dei quattro componenti sopra elencati, può apportare un valido contributo nel prevenire i fenomeni micro-emorragici della retina nella retinopatia diabetica non proliferante.
Bibliografia
1. Huafang Ding et al; The inhibition of oleanolic acid on protein non-enzymatic glycation. LWT - Food Science and Technology 125 (2020) 109253
2. Priya Mijgar and Uday Deokate. Antidiabetic Potential of Quercetin. DOI: http://dx.doi.org/10.5772/ intechopen.1003171.
3. Anna Ciecierska et al; NUTRACEUTICAL FUNCTIONS OF BETA-GLUCANS Rocz Panstw Zakl Hig 2019;70(4):315-324. https://doi.org/10.32394/rpzh.2019.0082
4. M.Z. Siddiqui. Boswellia Serrata, A Potential Antiinflammatory Agent: An Overview. Indian Journal of Pharmaceutical Sciences May - June 2011.
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Dati biometrici oculari e sensibilità visiva individuale per una nuova esperienza di visione: naturale, senza sforzo e assolutamente unica.
UNA RIVOLUZIONE
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CON TECNOLOGIA H.A.L.T. MAX
A partire dal 3 Marzo, disponibile per i medici oculisti italiani la nuova lente per il controllo miopico
CCon oltre 5 miliardi di persone che si stima saranno miopi entro il 2050, il controllo della progressione miopica rappresenta una delle maggiori sfide dell’oftalmologia moderna. Oggi la gestione della miopia è passata dalla semplice correzione refrattiva a strategie attive per controllare l’allungamento assiale. Nel caso delle lenti oftalmiche, questo approccio si fonda sull’evidenza che l’emmetropizzazione è modulata dal defocus retinico: il defocus miopico rallenta la crescita oculare, mentre quello ipermetropico la stimola.
La tecnologia H.A.L.T. (Highly Aspherical Lenslet Target), introdotta con Essilor ® Stellest ® ed unica autorizzata dall’FDA alla vendita negli Stati Uniti 1 , si fonda sul principio che un volume di defocus miopico, posizionato anteriormente alla retina e che ne segue la forma rimanendone equidistante, sia più efficace di una semplice superficie bidimensionale di defocus nel rallentare la crescita assiale 2
Sulla base della comprovata relazione dose-dipendente tra defocus miopico e rallentamento dell’allungamento assiale, è stata sviluppata la tecnologia H.A.L.T. MAX . Tale tecnologia mira a massimizzare l’efficacia del defocus secondo la curva
stimolo-risposta dell’occhio descritta da Troilo et al. 3 , secondo cui, entro un certo limite, tanto maggiore è l’ampiezza del volume di defocus e la distanza del defocus dalla retina, tanto maggiore sarà l’efficacia. In altre parole, H.A.L.T. MAX funziona come un segnale di rallentamento più intenso per l’allungamento oculare, ottimizzando il volume e la posizione del defocus per ottenere il massimo effetto terapeutico.
COME SONO STATE PROGETTATE LE NUOVE LENTI?
Le lenti Essilor ® Stellest ® 2.0 con tecnologia H.A.L.T. MAX mantengono il design a microlenti disposte in anelli concentrici, con potere progressivamente crescente dal centro verso la periferia, ma si caratterizzano per un incremento significativo sia del potere medio sia del profilo di asfericità delle microlenti. Il risultato di questa ingegnerizzazione è un aumento della profondità del volume di defocus miopico, portandola a circa il doppio rispetto alla generazione precedente, collocato più lontano dalla retina (Fig.1). Questo design ottimizzato permette di sfruttare al meglio la
curva dose-risposta del sistema visivo, traducendosi in un controllo miopico più efficace.
QUAL È LA LORO EFFICACIA?
In uno studio clinico crossover controlaterale di 12 mesi 4 , la tecnologia H.A.L.T. MAX ha dimostrato una riduzione statisticamente significativa dell’allungamento assiale rispetto alla generazione precedente (p<0.001) Particolarmente rilevante è che questo incremento di efficacia si è ottenuto mantenendo un facile adattamento dei pazienti ed un’acuità visiva sovrapponibile alle lenti della generazione precedente 5, confermando che l’ottimizzazione del design non ha compromesso il comfort visivo e la tollerabilità della correzione.
PER CHI SONO INDICATE?
Alla luce delle evidenze scientifiche disponibili, le lenti Essilor ® Stellest ® 2.0 rappresentano una valida opzione terapeutica per diverse categorie di pazienti. Possono essere utilizzate nei bambini e adolescenti miopi alla prima diagnosi, come strategia proattiva di controllo della progressione. Rappresentano un’opzione terapeutica nei soggetti che presentano già progressione miopica. Infine, possono essere considerate nei pazienti che necessitano di un potenziamento del controllo miopico, grazie all’aumentata efficacia della tecnologia H.A.L.T. MAX rispetto alla generazione precedente.
ASPETTI PRATICI PER LA GESTIONE CLINICA
Dal punto di vista del tempo di adattamento, gli studi clinici hanno confermato un facile e rapido adattamento alle lenti Essilor® Stellest® 2.0, comparabile a quello delle lenti tradizionali. Per quanto riguarda la compliance, è fondamentale informare i pazienti e le famiglie che, per massimizzare l’efficacia del controllo miopico, è raccomandata la massima aderenza nell’utilizzo delle lenti durante tutte le ore di veglia. Il monitoraggio nel tempo rappresenta un aspetto essenziale della gestione: si consiglia un follow-up periodico con misurazione dell’allungamento assiale secondo i protocolli clinici consolidati per il controllo miopico, al fine di verificare l’efficacia del trattamento e adattare la strategia terapeutica quando necessario.
Bibliografia
1. FDA. FDA Authorizes Marketing of First Eyeglass Lenses to Slow Progression of Pediatric Myopia. https://www.fda.gov/newsevents/press-announcements/ fda-authorizes-marketingfirst-eyeglass-lenses-slowprogression-pediatric-myopia
2. Troilo D, et al. IMI — Report on Experimental Models of Emmetropization and Myopia. Invest Ophthalmol Vis Sci. 2019;60(3):M31-M88; Bao J, et al. Spectacle Lenses With Highly Aspherical Lenslets for Slowing Myopia. Am J Ophthalmol. 2023;247:18-24.
3. Troilo D, et al. IMI — Report on Experimental Models of Emmetropization and Myopia. Invest Ophthalmol Vis Sci. 2019;60(3):M31-M88.
4. Raveendran RN, et al. Effect of Increased Power and Asphericity of Highly Aspherical Lenslets on Myopia Control Efficacy: A Contralateral Crossover Study. Transl Vis Sci Technol. 2025;14(11):9.
5. Drobe B, et al. Effect of increased power and asphericity of lenslets in myopia control spectacle lenses on short-term visual performance. Invest Ophthalmol Vis Sci. 2025;66(8):2144.
Fig. 1
RODENSTOCK B.I.G. EXACT® SENSITIVE: IL PORTFOLIO COMPLETO PER OGNI ETÀ E STILE DI VITA
CCon B.I.G. EXACT® Sensitive, Rodenstock porta sul mercato le prime lenti al mondo che combinano la precisione biometrica oculare alla sensibilità visiva individuale. Oggi l’intera gamma è disponibile per tutte le età e stili di vita, offrendo a ogni portatore di occhiali un’esperienza visiva unica.
Nell’ambito della filosofia B.I.G. VISION® FOR ALL, Rodenstock si impegna a offrire una visione migliore a ogni persona. Ogni occhio è unico: per questo ogni lente nasce da migliaia di dati biometrici e parametri individuali, creando soluzioni completamente personalizzate. Il dipartimento R&D ha portato la personalizzazione a un nuovo livello, considerando non solo l’occhio, ma anche il modo in cui il cervello elabora le informazioni visive, rispettando la sensibilità visiva di ciascuno. Nasce così il portfolio
B.I.G. EXACT® Sensitive, unico al mondo. Le lenti si adattano a chi le porta, offrendo una visione immediata, naturale e armoniosa. Permettono di riscoprire ogni dettaglio della vita in modo nitido, chiaro e senza sforzo. A differenza di molte lenti sul mercato basate su modelli
standard, B.I.G. EXACT® Sensitive integra oltre 7.000 punti biometrici e più di 80 parametri grazie alla tecnologia DNEye®, creando un modello biometrico preciso, base perfetta per ogni lente. Ogni lente è unica come un’impronta digitale: grazie ai dati biometrici e alla sensibilità visiva individuale, offre una visione naturale, senza sforzo e completamente personalizzata. Il portfolio copre tutte le esigenze visive: monofocali, monofocali con supporto accomodativo, lenti indoor per vicino e intermedio, progressive con transizioni fluide tra tutte le distanze.
Test esterni condotti con l’Università di Scienze Applicate di Monaco mostrano benefici concreti: +28% comfort nella lettura, +24% flusso visivo migliorato, +35% visione dinamica, fino al 42% di zone prive di aberrazioni, con l’83% dei partecipanti che preferisce B.I.G. EXACT® Sensitive. Gli ottici possono così illustrare facilmente ai consumatori finali i vantaggi di queste lenti biometriche intelligenti, valorizzando il loro ruolo professionale e consulenziale.
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ZEISS IN PRIMA LINEA CONTRO LA MIOPIA
Continua l’impegno
dell’azienda per
professionisti della visione,
diffondere
la
conoscenza fra i
con contenuti sempre aggiornati sul tema miopia e con soluzioni dedicate come le lenti ZEISS MyoCare dalla comprovata efficacia, sia in Asia sia in Europa.
CPer accedere al sito e al programma di formazione
Per ricevere informazioni e materiali, scrivere a: oculisti.vision@zeiss.com
Come ormai è ampiamento noto, la miopia è in costante aumento: fino al 90% dei giovani in Asia è già miope1 e le previsioni indicano che, entro il 2050, metà della popolazione mondiale sarà affetta da miopia2 Oltre a causare una visione offuscata, infatti, la miopia può influire sulla qualità della vita in molti modi. “ZEISS è consapevole del ruolo cruciale svolto dai professionisti della visione, ottici optometristi e medici oculisti, nel fare la differenza nella vita delle persone affette da miopia, fornendo loro il miglior supporto e le migliori soluzioni possibili”, afferma la Prof.ssa Padmaja Sankaridurg, Head of Global Myopia Management per ZEISS Vision Care e Prof. Associato di Optometria e Scienze della Visione presso l’Università New South Wales, Sydney, Australia. “Investendo nella loro formazione
e tenendosi aggiornati sulle ultime ricerche nonché sulle tecniche per la gestione della pratica clinica, infatti, i professionisti hanno oggi a disposizione molteplici strumenti per fornire a tutti coloro che sono affetti da miopia la migliore assistenza possibile, contribuendo a ridurre l’impatto della stessa nella loro vita quotidiana”, aggiunge. Per supportare i professionisti interessati ad approfondire il tema della gestione della miopia, ZEISS ha sviluppato un programma di formazione online totalmente gratuito dedicato agli esperti della visione: oculisti, ortottisti, ottici optometristi e pediatri. È fruibile in italiano in qualsiasi momento, sul Myopia Insights Hub di ZEISS, il portale che raccoglie informazioni, dati, studi clinici e novità dai principali congressi mondiali. In cosa consiste il programma di formazione ZEISS sulla gestione della miopia?
Lo ZEISS Education Program for Myopia Management è stato progettato per offrire ai professionisti della visione di tutto il mondo le conoscenze e le competenze necessarie per affrontare al meglio l’urgente problema della miopia nei bambini. Consiste in approfondimenti dalla ricerca alla pratica quotidiana, e comprende casi di studio interattivi che sono adattati ai diversi livelli di competenza e all’area geografica interessata.
Efficacia dimostrata delle lenti a defocus periferico con tecnologia C.A.R.E. nella gestione della progressione miopica di bambini e adolescenti.
Al fianco di soluzioni già note (lenti a contatto morbide, orto-K e atropina), ZEISS ha sviluppato le lenti
oftalmiche MyoCare® con tecnologia
C.A.R.E. (Cylindrical Annular Refractive Elements) per creare il defocus simultaneo competitivo in grado di contenere efficacemente la progressione della miopia.
Gli studi clinici multicentrici prospettici, randomizzati, a doppio cieco, in corso in Asia3 e in Europa4, dimostrano che le lenti MyoCare® rallentano efficacemente la progressione miopica, ugualmente per entrambe le etnie5
Adattamento rapido alle lenti ZEISS MyoCare in Europa
I bambini, adattandosi rapidamente alle nuove lenti, sono più propensi a indossarle con costanza; una buona tollerabilità è determinante nel rallentare la miopia. I risultati dimostrano che l’84% dei portatori di lenti ZEISS MyoCare si è adattato alle lenti in meno di tre giorni. Inoltre, in termini di percezione soggettiva, ben il 95%, il 93% e il 96% dei bambini hanno riportato una visione “buona o molto buona” rispettivamente per la visione da lontano, da vicino e durante lo sport o altre attività quotidiane 6
Attenzione alle esigenze delle famiglie e alla protezione “visiva” Le lenti MyoCare® sono le lenti ZEISS per la gestione della miopia più accessibili alle famiglie per il trattamento della miopia dei bambini, perché sono disponibili in “pronta consegna”, ossia ad un prezzo contenuto nelle diottrie più richieste, oltre ad usufruire di un programma di sostituzione agevolata delle lenti per qualsiasi motivazione. Infine, includono di serie la protezione dai raggi UV fino a 400nm, così da rassicurare i genitori anche da questo punto di vista.
BIBLIOGRAFIA
RISULTATI A 24 MESI NEI BAMBINI ASIATICI: STUDIO 1 (NCT05288335)
I due design specifici, ZEISS MyoCare e ZEISS MyoCare S, hanno dimostrato di rallentare significativamente la progressione della miopia in bambini e adolescenti con le seguenti riduzioni medie:
Riduzione media dell’errore refrattivo per MyoCare®: 0.44D
Riduzione media dell’allungamento assiale per MyoCare®: 0.20 mm
Riduzione media dell’errore refrattivo per MyoCare S®: 0.41D
Riduzione media dell’allungamento assiale per MyoCare S®: 0.17mm
RISULTATI A 12 MESI NEI BAMBINI EUROPEI: STUDIO 2 (NCT05919654)
Le lenti ZEISS MyoCare hanno determinato una riduzione della progressione miopica con le seguenti riduzioni medie5
Riduzione media dell’errore refrattivo per MyoCare® : 0.21D
Riduzione media dell’allungamento assiale per MyoCare®: 0.14 mm
EDUCATION PROGRAM
Il primo corso di approfondimento sulla Gestione della Miopia composto da 5 step, il corso si conclude con un test di valutazione e l’attestato di partecipazione.
1) Perché gestire la miopia
La prevalenza, i rischi, quando considerare il controllo della miopia e come la gestione della miopia si è sviluppata nel tempo.
2) Ritardare l’insorgenza della miopia
I fattori di rischio, le teorie sulla progressione della miopia e le strategie per ritardarne l’insorgenza.
3) Scelta del trattamento per la miopia
La previsione della progressione della miopia e la scelta dei trattamenti appropriati, tra cui gli occhiali.
4) Lenti a contatto morbide, orto-K e atropina
Le varie opzioni di gestione della miopia e i trattamenti emergenti.
5) La comunicazione al paziente
Strategie per comunicare efficacemente la gestione della miopia, le aspettative dei/ delle pazienti e le visite di controllo.
1 The impact of myopia and high myopia: report of the Joint World Health Organization–Brien Holden Vision Institute Global Scientific Meeting on Myopia, University of New South Wales, Sydney, Australia,16–18 March 2015 - ISBN 978-92-4-151119-3.
2 Holden BA, Fricke TR, Wilson DA, et al. Global Prevalence of Myopia and High Myopia and Temporal Trends from 2000 through 2050. Ophthalmology. 2016 May;123(5):1036-42. doi:10.1016/j. ophtha.2016.01.006.
3 Chen X, et al. (2025, May 4-8). Slowing myopia progression with cylindrical annular refractive elements (CARE)- results from a 2-year prospective multi-central trial. [Conference presentation abstract]. The Association for Research in Vision and Ophthalmology (ARVO) Annual Meeting, Salt Lake City, UT, United States
4 Alvarez-Peregrina, C., et al. Clinical Evaluation of MyoCare in Europe – the CEME Study Group. Clinical evaluation of MyoCare in Europe (CEME) for myopia management: One-year results. Ophthalmic Physiol Opt. 2025 Apr 29. doi: 10.1111/opo.13517. Epub ahead of print. PMID: 40296784.
5 Sankaridurg, P., et al. (2025, May 4-8). Myopia control efficacy in Asian versus European eyes with spectacle lenses incorporating cylindrical annular refractive elements (CARE). [Conference presentation abstract]. The Association for Research in Vision and Ophthalmology (ARVO) Annual Meeting, Salt Lake City, UT, United States.
6 Sanchez-Tena, M.A., et al. (2025, May 4-8). Adaptation and Visual Performance of CARE Spectacle Lenses: Findings from the Clinical Evaluation of MyoCare® in Europe (CEME) Study. [Conference presentation abstract]. The Association for Research in Vision and Ophthalmology (ARVO) Annual Meeting, Salt Lake City, UT, United States.).