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In omaggio il kit essenziale per la gestione della presbiopia

Il kit contiene:
Manuale “La compensazione della presbiopia con lenti progressive: oftalmiche e a contatto”
Opuscolo “Le principali cause di perdita della vista”
Opuscolo “Lenti Progressive: vedere bene, a ogni distanza”
Ricettario
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Mensile dedicato al mondo degli occhiali, della vista, della visione e della percezione visiva Novembre 2025 numero 9 www.b2eyes.com In copertina Shamir


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editoriale
4 Ottici e oculisti, non è più solo un flirt attualità
6 GfK: consumi in frenata, ma cresce la Silver Economy
10 Neopresbiti e progressive: ottici e oculisti influencer chiave, ma non basta
FGE Srl - Fabiano Gruppo Editoriale Reg. Rivelle, 7/F - 14050 Moasca (AT) Tel. 0141 1706694 - Fax 0141 856013
Strada 4 Milano Fiori, Palazzo Q7 20089 Rozzano (MI)
Francesca Tirozzi f.tirozzi@fgeditore.it
Nicoletta Tobia n.tobia@fgeditore.it PUBBLICITÀ
14 Stigliano: siete pronti all’agentic commerce?
18 Forum 2025: a Garagnani il premio alla carriera
moda
20 Lusso e giovani: l’ottico deve validare l’acquisto

Il retail del futuro? Ibrido, intelligente e umano Il ruolo dell’adattamento neurale nella percezione delle spazzole
Hoya: un protocollo clinico per la gestione della miopia pediatrica Zeiss: un format “snello” per la formazione su contattologia e strumenti
Tomaso Garzoni: nel ‘500 appare il primo ottico, più studioso


Neopresbiti e progressive: ottici e oculisti influencer chiave, ma non basta

10 42
Lusso e giovani: l’ottico deve validare l’acquisto


L'ottico è obbligato a metterci la faccia?

Zeiss: un format “snello” per la formazione su contattologia e strumenti

di Angelo Magri

Due persone in tre anni si frequentano assiduamente, si conoscono meglio, mostrano interesse nei confronti delle abitudini e dei comportamenti reciproci. Cercano addirittura di migliorarsi, comprendendo le ragioni e le opinioni altrui. Possiamo dire che siamo di fronte a una vera e propria relazione? Non più solo un colpo di fulmine, lo scoccare di una scintilla, la nascita di un flirt, ma il desiderio di costruire qualcosa insieme.
Fuor di metafora, ammantata da un pizzico di magia natalizia, il Forum Presbiopia appena conclusosi a Bologna ha confermato, se ancora ce ne fosse bisogno, che il dialogo tra ottici optometristi e oculisti prosegue e si consolida. A febbraio saranno tre anni dal primo incontro che li ha visti su un palco insieme, quello di un convegno organizzato da Ferdinando Fabiano, ideatore dello stesso Forum, e da Mido. Tre anni costellati di confronti mai interrotti, sempre a Mido, a ogni edizione del Forum, persino ai maggiori congressi oftalmologici. E puntellati da iniziative sul territorio promosse dall’industria, intorno alle principali tematiche che vedono classe medica e area ottico optometrica lavorare a stretto contatto, nel rispetto delle competenze di ciascuna: controllo della progressione miopica, gestione del paziente-cliente presbite, contattologia avanzata, ipovisione.
In questi tre anni sono stati realizzati due opuscoli, da distribuire negli studi oculistici e nei centri ottici: il primo con tutte le informazioni necessarie per i presbiti, ad esempio sui vantaggi di una lente progressiva o
di un’altra soluzione avanzata rispetto a un premontato, il secondo sulle patologie che, se non diagnosticate in tempo utile, possono portare a gravi rischi, fino alla perdita della vista. È nato l’Osservatorio Presbiopia, iscrivendosi al quale si può ricevere l’intero kit, validato dalle principali realtà rappresentative della filiera: Aimo e Siso per gli oculisti, Federottica per gli ottici e Anfao Gruppo Lenti per l’industria oftalmica. Il 24 novembre, seconda e ultima giornata del Forum 2025, il presidente di Siso, Teresio Avitabile, ha suggerito la necessità di istituire un servizio di pronto intervento costituito da colleghi, meglio ancora se suddiviso per provincia, che si rendano disponibili ad accogliere tempestivamente le persone che si recano in un centro ottico e da questo vengono inviate all’oftalmologo per una potenziale problematica oculare: anche in tal caso la corretta collaborazione tra le due categorie può favorire la prevenzione, ovviando alle tempistiche e alle modalità del servizio sanitario pubblico o privato. Oggi metà della popolazione italiana rinuncia al proprio voto quando ci sono le elezioni: una ferita sociale che fa rabbia, pensando a chi ha dato la propria vita per ottenere questo diritto, ma anche un segnale di disaffezione verso la classe dirigente. Nell’ambito della vista e della visione c’è una classe dirigente che ha deciso di mettersi in gioco, ribaltando consuetudini ormai radicate, per confrontarsi con chi per anni è stato considerato, nella migliore delle ipotesi, un avversario. Ora tocca alla base concedere fiducia a questi gesti coraggiosi, per poi valutarli alla prova dei fatti.





di Francesca Tirozzi
Massimo Barberis, presidente di Anfao Gruppo Lenti, ha scattato in occasione del Forum Presbiopia 2025 una fotografia del mercato
Il clima di fiducia da parte dei consumatori a livello nazionale ed europeo continua a mostrare segnali contrastanti e le dinamiche dei consumi riflettono una serie di cambiamenti in atto. In Europa l’inten-

zione di spesa per alcuni segmenti, come l’ambito nel quale opera l’ottica, mostra indici positivi, mentre in Italia tale settore continua a soffrire legger mente, pur mantenendo il secondo posto. L’analisi dei volumi rivela un elemento cruciale: si stima infatti un numero inferiore a 2 paia di occhiali per ogni cittadino italiano, contro i circa 2,7 per il resto d’Europa. Inoltre l’ampia diffusione degli occhiali premontati in Italia, circa 8 milioni di pezzi venduti all’anno, pesa sull’equi paggiamento pro capite di occhiali e finisce per sva lutare, nella percezione del consumatore, il prodotto professionale. È lo scenario in cui si muovono i dati GfK-Anfao presentati all’ultima edizione del Forum Presbiopia.
«Nei primi otto mesi dell’anno le lenti oftalmiche si confermano sul mercato interno come il principa le motore di crescita per i centri ottici e insieme alle montature da vista rappresentano addirittura il 70% del business complessivo, sottolineando quanto il set tore resti fortemente ancorato al valore del gesto pro fessionale dell’ottico, implicandone la capacità di ven dita e relazionale con il cliente finale, proponendogli la soluzione visiva migliore», ha detto Massimo Barberis, presidente di Anfao Gruppo Lenti.
Sul fronte dei volumi, emerge che in Italia le catene intercettano circa il 12% del mercato, generando traf






fico nel punto vendita, percentuale sicuramente dovuta a una comunicazione maggiormente strutturata, a un rapporto migliore con la classe medica, insieme alla leva prezzo e a una esperienza d’acquisto superiore. «Questo canale si dimostra particolarmente efficace nell’attrarre i portatori di monofocali, con un prezzo medio di 78 euro, con un calo del 10% rispetto allo stesso periodo del 2024, mentre il segmento delle progressive prosegue la sua crescita, con una penetrazione del 25% che equivale a un valore del 46% - ha spiegato Barberis - Decisiva, in questa dinamica, è perciò la leva del prezzo».
In questo scenario si inserisce con forza il tema della Silver Economy: entro il 2050 nel mondo ci saranno 1,6 miliardi di persone over 65. «La popolazione over 50-60 sta perciò prendendo un ruolo centrale nelle strategie del settore e, secondo le previsioni, rappresenterà il fulcro del business nei prossimi anni - ha concluso il presidente di Anfao Gruppo Lenti - Investire in queste generazioni, comprenderne esigenze e modelli di consumo, diventa quindi una priorità imprescindibile per chi vuole guidare il mercato anziché inseguirlo».

«Entro il 2050 si stima una popolazione mondiale over 65 pari a 1,6 miliardi: avranno un ruolo centrale nelle strategie anche del nostro settore e rappresenteranno il fulcro del business nei prossimi anni»

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di Angelo Magri
Sono le figure cui si affidano principalmente i 45-55enni con presbiopia. Tuttavia cresce la quota di informazioni tratte dal web e dall’intelligenza artificiale e di acquisti online, si fa più pressante la concorrenza delle farmacie e soprattutto si conferma l’ampio utilizzo dei premontati.
Sono alcune delle indicazioni emerse dalla ricerca Ipsos-Doxa presentata al Forum Presbiopia
Oculista e ottico restano punti di riferimento, ma quest’ultimo sta perdendo peso nella ricerca di informazioni da parte del consumatore finale e nella guida all’acquisto. È uno dei messaggi emersi dalla ricerca Ipsos-Doxa su un campione di 500 utenti rappresentativo su scala nazionale, tutti con presbiopia, che si è manifestata in media 3 o 4 anni prima e che viene compensata con un occhiale, non utilizzando tuttavia lenti progressive: il lavoro, commissionato dagli organizzatori del Forum Presbiopia 2025, ha voluto mettere a confronto i riscontri attuali con quelli evidenziati dall’indagine del 2020, sempre commissionata dal Forum e presentata a una delle edizioni precedenti. «La maggioranza sceglie soluzioni semplici e accessibili come premontati, nei confronti dei quali il 61% degli intervistati si dice abbastanza soddisfatto e il 18% molto soddisfatto, e monofocali standard, preferendo immediatezza e praticità - ha spiegato Valerio Albertini, esperto della società specializzata in ricerche di
mercato, alla platea dell’evento - L’oculista rimane la figura più influente nella scelta dell’occhiale, mentre il ruolo dell’ottico si indebolisce. Inoltre gli occhiali vengono usati soprattutto per attività digitali, segno che la presbiopia è vissuta in particolare come problema visivo legato allo schermo».
Albertini ha, infine, ricordato che, alla luce di tale indagine, le persone percepiscono le progressive come costose e difficili da usare e che i professionisti non svolgono sufficientemente il ruolo di facilitatori. «Di conseguenza aumentano drasticamente gli indecisi, oggi al 40% rispetto al 17% di cinque anni fa: c’è interesse, ma accompagnato da incertezza e mancanza di informazioni chiare su questo tipo di proposta oftalmica - ha detto il ricercatore di Ipsos-Doxa - I potenziali utilizzatori ritengono che il consiglio dell’esperto potrebbe facilitare o motivare l’adozione della lente progressiva, accompagnandoli durante il percorso di adattamento».
Il panel dell’industria e del retail indipendente che ha commentato i risultati dell'indagine, con Valerio Albertini di Ipsos-Doxa e Nicola Di Lern i a , sul palco del Forum Presbiopia 2025



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I risultati del lavoro sono stati commentati da un panel rappresentativo dell’industria e del retail indipendente, moderato da Nicola Di Lernia. Sono infatti intervenuti Onofrio De Gennaro di Dai Optical, Alessandra Barzaghi di EssilorLuxottica, Massimo Barberis di Rodenstock, Maurizio Veroli di Hoya, Michele Villotti di Optovista e Roberto Scoleri di GreenVision: hanno analizzato gli aspetti critici emersi, nonché le numerose potenzialità ancora presenti in questo segmento di mercato. Dalla platea ha preso la parola anche Teresio Avitabile, ricordando come di fronte a tali riscontri sia sempre più necessaria la massima collaborazione tra classe medica e mondo ottico optometrico: secondo il presidente di Siso, il fatto che oltre il 10% circa di oculisti e anche di ottici sconsigli le progressive è inaccettabile.
«La ricerca ha messo in luce diversi ambiti su cui ottici optometristi, oftalmologi e aziende oftalmiche possono lavorare a beneficio dei neopresbiti - com-
menta Ferdinando Fabiano, ideatore del Forum, giunto alla settima edizione - Dopo tutti questi anni di attività e, soprattutto, dopo un triennio in cui la sinergia tra i tre soggetti coinvolti è stata molto più forte rispetto al passato, alcuni risultati concreti ci sono e vanno valorizzati: sono stati infatti realizzati due opuscoli, da distribuire negli studi medici e nei centri ottici, il primo con tutte le informazioni necessarie all’utente finale, ad esempio sui vantaggi di una progressiva o di un’altra soluzione avanzata per la gestione del presbite rispetto a un premontato, il secondo sulle patologie che, se non diagnosticate in tempo utile, possono portare a gravi rischi, fino alla perdita della vista. Iscrivendosi all’Osservatorio Presbiopia si più ricevere l’intero kit, validato da Aimo, Siso, Federottica e Anfao Gruppo Lenti: la più ampia diffusione di tale materiale non può che aiutare la consapevolezza presso il pubblico e, di conseguenza, invertire alcuni dei dati emersi dalla ricerca Ipsos-Doxa».


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di Angelo Magri
È la provocazione lanciata dall’esperto internazionale di retail marketing a Bologna, durante il Forum Presbiopia 2025: in pochi anni rischiamo di passare da ChatGPT ad agenti virtuali molto più sofisticati che influenzeranno le scelte di acquisto delle nuove generazioni
Oggi c’è un progressivo iter di delega del pro cesso decisionale all’intelligenza artificiale, che si arroga il diritto di scegliere sulla base delle indicazioni che noi le diamo e di ciò che trova online. «Se però attualmente questo ruolo lo svolge ChatGPT, nei prossimi anni saranno degli agenti virtua li a disposizione di tutti che prenderanno decisioni per noi. Dobbiamo capire quanto ciò inciderà sulle diverse


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In queste pagine, alcuni momenti dell’intervento di Giuseppe Stigliano, condotto da Nicola Di Lernia , che ha visto il coinvolgimento di un panel di esponenti dell’industria e del retail
ginale del passato, cioè capace di seguire una proiezione lineare, immaginando che quello che abbiamo fatto con la generazione precedente funzionerà con quella successiva - ha affermato il professionista - Siete pronti quindi a un agentic commerce, in cui saranno degli agenti sintetici, dei co-piloti, degli assistenti virtuali a prendere buona parte delle decisioni per i vostri clienti?».
La domanda dell’esperto di marketing è stata definita da Nicola Di Lernia, conduttore dell’evento bolognese, una secchiata di acqua fredda, che ha dato vita a un dibattito con esponenti dell’industria e del retail: Sabrina Lotto di Menicon Soleko, Annalisa Marino di Zeiss, Massimo Barberis di Rodenstock, Roberto Iazzolino di Dai Optical, Maurizio Veroli di Hoya e Marco Procacciante di Vision Group.
Dal confronto è emerso soprattutto un aspetto: nell’ipotizzato nuovo contesto decisionale che si profila, come si farà a influenzare un algoritmo? «Chi si occupa di marketing ha imparato a “sedurre” un essere umano inducendolo a pensare che la nostra marca o il nostro punto vendita siano migliori della concorrenza - ha ricordato ancora Stigliano - Ci hanno insegnato che esiste un b2b e un b2c, ma qui siamo di fronte a un b2AI, in cui c’è un AI che è l’agente del cliente e un business che è quello della nostra marca o del nostro negozio: come funziona quell’algoritmo? Per non parlare di un altro possibile scenario, in cui c’è un AI che si rivolge a un altro AI. Capire come prenderà le decisioni l’assistente dei nostri clienti e come influenzerà il loro comportamento credo sia la grande sfida dal punto di vista della tecnologia».
Chi opera nel retail dovrà quindi utilizzare la citata tecnologia per aumentare le proprie competenze, ma anche favorire doti come l’empatia, la creatività o la capacità di connettersi emotivamente con un interlocutore, tenendo presente che dietro un suo no spesso c’è un sì e viceversa. «La gestione delle contraddizioni è tipicamente umana e la tecnologia, che invece è binaria, non può sostenerla - ha concluso Stigliano - L’esperienza d’acquisto è questa: la capacità di far sentire la clientela compresa, trattata da essere umano, perché da sempre gli esseri umani amano essere trattati come individui e non come bit».



di Nicoletta Tobia
L’appuntamento che si è svolto a Bologna lo scorso 23 e 24 novembre ha visto rendere omaggio al professionista bolognese, ma anche consegnare a 12 centri ottici il riconoscimento all’eccellenza, istituito con l’intento di premiare l’impegno di coloro che contribuiscono alla diffusione e al corretto utilizzo di tutte le tipologie di lenti per la risoluzione delle problematiche visive in fase di pre-presbiopia e di presbiopia
Dibattiti, confronto, dialogo, analisi, approfondimento: sin dalla prima edizione, nel 2019, il Forum ha offerto a centinaia di partecipanti profondità di sguardo e varietà di temi. In questo contesto non è mancato spazio per i premi, assegnati all'eccellenza e alla carriera, per riconoscerne la rilevanza nel settore dell’eyecare. Così è accaduto anche quest’anno: domenica 23 novembre, al Grand Tour Italia di Bologna, infatti, i rappresentanti dei centri ottici vincitori hanno raggiunto sul palco dell’evento il conduttore Nicola Di Lernia, l'organizzatore Ferdinando Fabiano, il presidente di Anfao Gruppo Lenti Massimo Barberis e il presidente di Siso Teresio Avitabile per ricevere il Premio Eccellenza nella gestione della presbiopia 2025. Si tratta di Ottica Gironi 1958, Ottica Servadio, Ottica Riccardi, Ottica Tulini, Otovision, Ottica Vincenti, Ottica Skandia, Ottica Lombardi, Ottica Rocchetti e Ottica Gragnaniello. A ottenere il riconosci-
Andrea Garagnani, a destra, con Ferdinando Fabiano, organizzatore del Forum Presbiopia


Da sinistra: gli ottici presenti a Bologna che hanno ricevuto il Premio Eccellenza nella gestione della presbiopia 2025, con Massimo Barberis, presidente di Anfao Gruppo Lenti, Teresio Avitabile, presidente di Siso, e Ferdinando Fabiano
mento anche Il Punto di Vista e Pastorelli Ottico Optometrista, che non erano presenti sul palco al momento della premiazione.
L’evento è stato inoltre l’occasione per rendere omaggio a un grande protagonista del settore in Italia: Andrea Garagnani, insignito con il Premio alla Carriera, conferitogli “per la costanza e la dedizione al sostegno e alla crescita della professione ottica e optometrica in Italia”. Il professionista bolognese si è mostrato sorpreso per il premio «inaspettato, credo anche immeritato, ma graditissimo: questo è il mio mondo, in cui sono nato, sono cresciuto e ho vissuto da sempre. Il prossimo anno Ottica Garagnani compirà 100 anni, è giunto il tempo che io inizi a farmi un po' da parte ma per fortuna ho due delle mie più importanti collaboratrici che porteranno avanti l'attività», ha detto ringraziando tutti visibilmente commosso Garagnani, di cui è stato anche ricordato l’impegno in Commissione Difesa Vista e il contributo dato ad Amoa-Associazione Medici Oculisti per l’Africa.
Lunedì 24 novembre si è invece tenuta la seconda edizione del Talent Show dell’Ottica: l’iniziativa
quest’anno ha visto quattro ottici sfidarsi sul terreno della progressione miopica, in un appassionante confronto attraverso la tecnica del role playing, con la psicologa Lisa Vampa nuovamente nel ruolo di cliente misterioso, la “terribile” mamma Maria, che ha dato non poco filo da torcere ai professionisti. L’uno dopo l’altra Alfonso Lisi, Federica Vannelli, Marco Franceschetto e Celeste Grechi si sono così cimentati nella prova, ognuno con delle obiezioni diverse da gestire: il costo, l’efficacia, le informazioni e così via. La giuria tecnica, composta dalle psicoterapeute Raffaella Balestrieri e Federica Bonazza, dal presidente di Federottica Andrea Afragoli e dalle influencer Orsola Baggio e Maria Federica Passerini, ha valutato l’approccio dei partecipanti nel comunicare efficacemente con il genitore di bambini miopi, un tema cruciale alla luce dell’aumento dei casi di miopia in età scolare. Al termine, al di là dei voti ottenuti, in base ai quali Lisi si è piazzato al primo posto e Grechi al secondo, la decisione è stata di dare un riconoscimento a tutti i concorrenti, per premiarne l'intraprendenza dimostrata mettendosi in gioco e partecipando.
di Angelica Pagnelli
Mentre con i clienti luxury più maturi è ancora possibile parlare di eccellenza dei materiali e di qualità, sfoggiando le proprie competenze nella vendita, con i target emergenti il professionista non vende soltanto, ma si pone in un ruolo consulenziale tutto nuovo
Siamo ormai alla fine dell’anno ed è iniziata la fase di bilanci dell’ottico imprenditore, focalizzata sui dati di sell out rispetto al sell in stagionale. Dopo l’estate, molti professionisti italiani non hanno riassortito i magazzini, mentre alcuni li hanno riforniti poco, altri ancora quasi esclusivamente con montature che vanno di moda. Questi ultimi non hanno acquistato solo modelli di tendenza, ma anche occhiali specifici di brand in forte richiesta da parte del consumatore. È qui che si nasconde la vera novità del mercato: attualmente l’ottico è più attento verso tale domanda, perché è quella che definisce le performance di vendita dell’eyewear da vista e da sole, quantomeno per alcune tipologie di clienti. In modo particolare le nuove generazioni, che saranno i portatori delle

Jimmy Choo

Ideatrice del format “Guardaroba Occhiali”, è Eyewear Image Consultant, esperta di tendenze e trainer internazionale per aziende e imprenditori dell’ottica
progressive di domani, vanno fidelizzate oggi, soprattutto perché sono quelle che ridefiniscono il valore del lusso nel settore, analogamente a quanto accade nel mondo fashion per abbigliamento e accessori.
L’ottico non può infatti ignorare le richieste dei più giovani che rappresentano i nuovi consumatori del lusso. Alcune analisi e statistiche internazionali evidenziano infatti il crescente interesse da parte di tale categoria verso gioielli e occhiali. Se fino a qualche tempo fa questo target era identificato come quello che acquistava soltanto tramite e-commerce ed era attirato unicamente da esperienze digitali, ora le cose stanno cambiando. I nativi digitali riconoscono da un lato la potenza e i benefici della comunicazione online, visto che utilizzano i canali digitali e si informano attraverso video, tutorial ed esperienze autentiche di micro influencer riconosciuti come ambassador dei brand; dall’altro prediligono l’esperienza in store.
Il nuovo consumatore è quindi identificato come consumatore del lusso che però non è definito esclusivamente dal costo dell’occhiale, quanto piuttosto dal valore esperienziale che può esprimere. In primis è fondamentale il ruolo delle aziende. La comunicazione dei marchi non può più essere solo la priorità delle maison, ma deve diventare l’obiettivo strategico delle


Twice Armonie, progressiva a doppia superficie, è realizzata utilizzando la tecnologia Digital Ray Control 3D, un sistema di calcolo che ottimizza la geometria della lente, con una reale simulazione della visione binoculare. Ogni lente diventa “unica” ed è calcolata individualmente per garantire una qualità di visione superiore allo standard in ogni direzione dello sguardo.
Con Twice Armonie, la transizione tra l’area del vicino e quella del lontano è stata armonizzata per ridurre al massimo gli astigmatismi indotti, garantendo al portatore un’eccezionale dinamica di visione.
realtà che producono e commercializzano l’eyewear. Creare domanda consumer è la chiave del successo e la comunicazione visual, l’utilizzo di micro influencer, capaci di coinvolgere gli utenti, e la creazione di percorsi esperienziali orientano all’adesione consapevole, fidelizzando il cliente.
Di riflesso, l’ottico dovrebbe scegliere i marchi che sanno arrivare velocemente al pubblico, attraverso partnership con aziende che hanno in portfolio tali brand, ma deve anche saper comunicare bene: ciò fa la differenza, perché il lusso non è più solo status ed esclusività. Oltre che sostenibile e accessibile, discreto e consapevole, le nuove generazioni vogliono un prodotto di fascia alta personalizzabile: il professionista della visione deve perciò eccellere con soluzioni oftalmiche su misura e con la condivisione di argomentazioni estetiche che elevano il valore dell’esperienza vissuta nel centro ottico.
Il consumatore del lusso si lascia quindi influenzare: può infatti decidere di delegare le proprie scelte, affidandosi a nuovi attori, come piattaforme, algoritmi, intelligenza artificiale, creator. Non seleziona più
«
Non più solo status ed esclusività: oltre che sostenibile e accessibile, discreto e consapevole, le nuove generazioni vogliono un prodotto di fascia alta personalizzabile, con soluzioni oftalmiche su misura e argomentazioni estetiche che elevano il valore dell’esperienza vissuta in store»
in autonomia attraverso la semplice ricerca nel web, ma si lascia ispirare. Con questa tipologia di utente, l’ottico ha l’opportunità di offrirgli il brand desiderato e una esperienza fisica finalizzata a validare la scelta, non solo a vendere un prodotto. Validare vuol dire confermare la legittimità della scelta stessa attraverso argomentazioni a supporto, che siano oftalmiche, estetiche o qualitative, ad esempio, nonché riconoscere l'autenticità del pensiero e dell’emozione che quella scelta crea nell’interlocutore. Ciò necessita di un grande know how da parte dell’ottico e del suo team, ma anche di una forte predisposizione alla conoscenza del mondo fashion e delle tendenze in ascesa. E mentre con il cliente del lusso più adulto è sempre centrata la strategia di argomentare sull’eccellenza dei materiali, sulla qualità e sull’heritage di un brand, con il cliente giovane si impone la necessità di approcciarsi diversamente, rivestendo un nuovo ruolo consulenziale. Questo consumatore infatti non si lascia convincere dal venditore, ma si lascia influenzare, come è solito fare anche online, con argomentazioni e ispirazioni che rafforzano il suo desiderio d’acquisto.





di Nico Caradonna
Essere visibili online non significa per forza mostrarsi: si può costruire fiducia e riconoscibilità raccontando la propria professionalità attraverso gesti, dettagli e storie autentiche, come fanno i Faceless Creator

Consulente di marketing e personal branding per gli ottici. Blogger e podcaster del progetto Ottico del Web
Nell’ottica, dove la relazione diretta con il cliente rappresenta il cuore dell'attività, si sta facendo strada una domanda sempre più pressante e in linea con i tempi moderni: è davvero necessario esporsi personalmente per costruire una presenza digitale efficace? La risposta, fino a pochi anni fa scontata, oggi non lo è più.
Il fenomeno dei Faceless Creator, che scelgono di non mostrare il proprio volto, sta ridisegnando le logiche del personal branding anche in ambiti tradizionalmente legati alla figura del professionista: costruiscono community solide, generano engagement e monetizzano i propri canali senza mai comparire in video, utilizzando riprese estetiche, dettagli evocativi e atmosfere curate come firma stilistica. Un approccio che permette di sfruttare le opportunità dei social media senza le difficoltà della visibilità personale.
Ma cosa significa tutto questo per un ottico? Significa che l’idea di dover “metterci la faccia” per comunicare efficacemente online non è più un dogma. Esistono alternative valide, strategiche e persino più sostenibili per chi vive l'esposizione pubblica come un peso anziché un’opportunità. Molti professionisti della visione percepiscono infatti i social media come un territorio ostico, non solo per ragioni tecniche, ma
soprattutto psicologiche. La paura del giudizio dei colleghi, l'ansia da prestazione davanti alla telecamera, la sensazione di “non essere abbastanza” sono barriere concrete che frenano l'approccio al digitale. In un settore dove la competenza tecnica è storicamente più valorizzata della capacità comunicativa, l'idea di doversi trasformare in personaggio pubblico può risultare alienante.
I Faceless Creator dimostrano che si può costruire una narrazione potente anche senza un volto riconoscibile. Nel mondo dell'ottica questo approccio può tradursi in contenuti che valorizzano altri elementi: le mani esperte che centrano una lente, il dettaglio di una montatura artigianale, l'ambiente curato del centro ottico, il processo di consulenza visto “da fuori”. Contenuti che raccontano attenzione e competenza, senza che il professionista debba necessariamente esporsi frontalmente. Ciò non significa rinunciare al personal branding, ma ripensarlo. La reputazione dell'ottico può essere veicolata attraverso una voce narrante riconoscibile, una firma visiva coerente, un tone of voice distintivo: l’identità si costruisce attraverso ciò che si sceglie di mostrare, non necessariamente attraverso un primo piano.
La vera domanda, allora, non è se devo metterci la


faccia, bensì: “qual è il modo più autentico per me di comunicare online?”. Per alcuni ottici l'esposizione personale risulta naturale, energizzante, coerente con il proprio modo di relazionarsi. Per altri, invece, è una forzatura che rischia di generare contenuti rigidi, poco spontanei, controproducenti.
Decidere di non esporsi non è sinonimo di timidezza o inadeguatezza, ma una scelta strategica che può rivelarsi vincente se coerente con l'identità del profes-
sionista e con gli obiettivi di comunicazione. I Faceless Creator non si nascondono: si posizionano. Creano un'estetica riconoscibile, costruiscono narrazione, generano fiducia. Semplicemente, lo fanno senza il volto come protagonista. Nell’ottica, dove la fiducia si costruisce anche attraverso la percezione di competenza e cura, un approccio faceless può addirittura rafforzare il messaggio: meno ego, più professione; meno personaggio, più sostanza.

«
Le mani esperte che centrano una lente, il dettaglio di una montatura artigianale, l'ambiente curato del centro ottico: sono contenuti che raccontano attenzione e competenza, senza che il professionista debba necessariamente esporsi frontalmente nella narrazione digitale»


di Marco Brugnola
Il 2025 ha segnato un’accelerazione decisiva che coinvolge anche l’ottica: in un mercato iperconnesso l’interazione tra brand e cliente è continua, fluida e priva di confini tra store e online. E dall’omnicanalità si passa all’Unified Commerce, che centralizza dati e operazioni in tempo reale, garantendo coerenza tra fisico e digitale
Il centro ottico inteso come punto vendita fisico è tutt’altro che morto, ma si sta evolvendo molto rapidamente in uno spazio polifunzionale che intreccia intrattenimento ed educazione. L’e-commerce non è più un canale, ma un’esperienza da integrare. L’intelligenza artificiale non è una moda, ma una spinta del business. La sostenibilità non è più un nice-to-have, ma una richiesta chiara e concreta da soddisfare. E per i brand del settore, in particolare nell’eyewear, cavalcare questi trend non è più un’opzione, ma una necessità.
L’esperienza d’acquisto è diventata un criterio di scelta determinante: secondo alcuni recenti report e analisi, il 73% dei clienti sceglie un brand in base a come lo fa sentire e oltre il 50% lo abbandona dopo un solo episodio negativo. È su tale terreno che si gioca la costruzione della fiducia. Oggi oltre 9 italiani su 10 continuano a fare la spesa prevalentemente nei negozi fisici, ma il modo in cui avverrà in futuro sarà sempre più diversificato. I punti vendita diventano spazi dove la tecnologia sapientemente gestita dall’uomo è il vero abilitatore della relazione.
Realtà aumentata e realtà virtuale consentono di esplorare i prodotti in modo immersivo, mentre dispo-

sitivi interattivi e sistemi di riconoscimento intelligente arricchiscono la customer experience. La gamification, cioè l’adottare meccaniche tipiche dei giochi in un contesto non ludico, come il retail, ha l’obiettivo di aumentare il coinvolgimento, la motivazione e la fidelizzazione dei clienti, non solo di quelli più giovani. In questo scenario, progettare “picchi emotivi”, ossia momenti memorabili dell’esperienza, diventa fondamentale per rafforzare la relazione e differenziare il centro ottico, che quindi evolve in uno spazio polifunzionale dove l’acquisto si intreccia con emozioni, intrattenimento e apprendimento.
Il concetto di Unified Commerce, o commercio unificato, sviluppa quello di omnicanalità: non si limita a integrare i canali, ma centralizza dati e operazioni in tempo reale, garantendo coerenza tra fisico e digitale. Da questo punto di vista, molti retailer stanno già implementando sistemi che permettono di gestire ordini, disponibilità e preferenze dei clienti su ogni punto di contatto, senza distinzione tra i due mondi. La tecnologia permette una gestione integrata, migliorando efficienza e reattività. Click & collect, ship-from-store, resi omnicanale e programmi fedeltà unificati sono solo al-


cune delle soluzioni che stanno diventando standard. Il cliente si aspetta semplicità, velocità e continuità: ogni touch point deve essere parte della stessa esperienza.
L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il marketing e la comunicazione. I brand che la sfruttano al meglio non sono quelli che semplicemente “usano l’AI”, ma quelli che la integrano nei flussi, nei touchpoint, nelle relazioni. Chatbot che rispondono prima ancora che il cliente formuli una domanda, assistenti virtuali che conoscono gusti e preferenze, interfacce intelligenti che alleggeriscono il carico decisionale: tutto concorre a creare un’esperienza più fluida e personalizzata. Anche in store. Perché la vera rivoluzione avviene dove fisico e digitale si incontrano e l’AI diventa uno strumento al servizio della consulenza umana. Secondo l’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, circa il 45% delle aziende retail italiane ha già integrato tali soluzioni e il 75% di queste ha registrato aumenti di produttività tra il 10% e il 15%. L’intelligenza artificiale trasforma ogni fase del customer journey: suggerisce prodotti su misura in tempo reale, aumentando le conversioni; anticipa trend e preferenze locali, ottimizzando campagne e assortimenti; segmenta e personalizza la comunicazione con precisione chirurgica; e, infine, automatizza processi operativi, liberando tempo per attività strategiche.
Ma la diffusione dell’AI solleva anche sfide etiche: il ruolo delle persone resta quindi determinante per dimostrare di usare le informazioni in modo chiaro e responsabile e per costruire relazioni solide e durature.
Il 2025 ha infine segnato il consolidamento della sostenibilità come elemento chiave nel retail. Il cliente è oggi sempre più consapevole e orientato verso scelte di acquisto responsabili. Il retail circolare, che promuove riutilizzo, riparazione, noleggio e rivendita, sta diventando parte integrante delle strategie aziendali. L’ultima edizione del ThredUp 2025 Resale Report stima il valore del mercato globale della moda usata a
oltre 200 miliardi di dollari, con una crescita prevista fino a 350 miliardi entro il 2030.
Anche il settore ottico si sta aprendo a questo modello, con collezioni rigenerate, packaging ecologico e servizi di manutenzione. Il second-hand non è più solo una moda passeggera, ma un segmento strategico e in rapida evoluzione: nei prossimi anni, la distinzione tra nuovo e usato sarà sempre più sfumata. Il centro ottico del futuro sarà quindi anche un luogo di cultura ambientale, dove il cliente potrà scegliere prodotti a basso impatto, riparare i propri occhiali o accedere a soluzioni di noleggio. Il visual merchandising e gli allestimenti green diventeranno strumenti fondamentali per comunicare coerenza e responsabilità.
In definitiva le sfide per il prossimo avvenire vedono lo store evolvere da punto vendita a ecosistema relazionale e tecnologico: non si tratta di una rivoluzione estetica, ma di un ripensamento funzionale e culturale. Il negozio diventa un ambiente fluido, dove l’interazione con il cliente si estende dalla prenotazione online alla consulenza d’immagine in realtà aumentata, fino al post-vendita gestito da assistenti virtuali. La tecnologia non è protagonista, ma alleata. Il consumatore non è più un acquirente, ma un co-protagonista dell’esperienza. Ma il cambiamento più profondo è culturale. Il centro ottico di domani sarà un luogo dove si respira senso di appartenenza, dove il clima familiare si evolve in clima organizzativo, inteso come quell’insieme di percezioni condivise che influenzano benessere, motivazione e qualità delle relazioni. E questo clima sarà percepito anche dagli utenti finali, che lo premieranno con la loro fiducia.
Il retail del futuro sarà ibrido, intelligente e umano. Un modello capace di adattarsi a contesti dinamici, migliorare l’esperienza grazie alla tecnologia e mettere al centro le persone. Comprendere cosa sta accadendo è solo il primo passo: agire con visione e coerenza farà la differenza.


di Giulia Giada Pulcini
Uno studio sperimentale, attraverso un set up appositamente realizzato e calibrato, ha analizzato la soglia di rilevazione di tale fenomeno, indicativa di una buona condizione dei pigmenti maculari e, in generale, della retina: potrebbe quindi rappresentare un test per uno screening veloce, di concerto con l’oftalmologo, delle condizioni fisiologiche di salute della macula
La luce si propaga in forma di onde elettromagnetiche caratterizzate da diverse proprietà, quali, ad esempio, intensità, lunghezza d’onda, fase e polarizzazione. L’essere umano possiede la capacità di percepirne e riconoscerne alcune caratteristiche come la lunghezza d’onda (colori) e l’intensità (contrasto). Altre, tra cui la polarizzazione, definita dalla direzione di oscillazione del campo elettrico trasportato dalla luce, non sono sperimentate in modo consapevole e nei secoli ci si è interrogati sulla reale facoltà dell’uomo di avvertirla.
La sensibilità alla polarizzazione è diffusa in molte specie animali1,2 e, contrariamente a quanto si crede, anche l'uomo, in determinate circostanze, può sperimentarla.
Nel 1844 il fisico austriaco Wilhelm Karl Ritter von
Haidinger, osservando il cielo in punti in cui la luce dif fusa è massimamente polarizzata, descrive per la pri ma volta la percezione nel punto di fissazione di una debole figura a clessidra (simile a due papillon di colo re giallo e blu, incrociati: figura 1) generata dall’intera zione della luce polarizzata linearmente con il sistema visivo umano e il cui orientamento è correlato all’an golo formato dal piano di polarizzazione della luce in ingresso.3 Tale fenomeno prende il nome di Haidinger’s Brushes4 (Spazzole di Haidinger) e svanisce dopo po chi istanti per via dell’adattamento neurale, un mecca nismo alla base dell’esperienza visiva umana, dovuto alla capacità dei neuroni di ridurre la loro risposta a uno stimolo costante con il passare del tempo di espo sizione e la cui efficacia è influenzata dal contrasto.
Attualmente la spiegazione della genesi





Figura 1. Pattern simile a due papillon incrociati. Di colore giallo: figura percepita in luce bianca; in blu: piano di polarizzazione della luce, indicato anche dalla freccia

Figura 2. Forma cilindrica dell’assone dei fotorecettori dello strato delle fibre di Henle, dove la disposizione delle catene di acidi grassi, orientate radialmente rispetto a essa, favorisce l’allineamento delle molecole di luteina (parallele alla disposizione dei primi)
meno più riconosciuta è quella che attribuisce la generazione del pattern all’azione filtrante del polarizzatore radiale nella macula, la quale sfrutta i pigmenti carotenoidi presenti nel doppio strato lipidico delle fibre di Henle, le fibre ottiche degli assoni dei fotorecettori (figura 2), che si estendono a loro volta radialmente alla retina1,8,9. Questa struttura molecolare possiede un comportamento dicroico: l’assorbimento della luce risulta massimo nell’area in cui le molecole sono parallele alla direzione di polarizzazione della luce e minimo dove

Figura 3. Disegno esplicativo-descrittivo della percezione del pattern del fenomeno entoptico di Haidinger’s brushes nel sistema visivo umano, più precisamente nella macula (Haidinger’s brushes: Psychophysical analysis of an entoptic phenomenon; Mottes J.; Ortolan D.; Ruffato G.; Vision Research 199, Elsevier 2022)
sono perpendicolari (figura 3); l'intensità luminosa trasmessa varia in funzione dell'angolo per direzioni radiali con angolazione intermedia2 Le spazzole di Haidinger sono, quindi, un fenomeno che si definisce entoptico, osservato grazie all’interazione della luce polarizzata con la struttura anatomica dell’occhio umano e la cui visione è legata alla distribuzione e alla densità dei pigmenti maculari e influenzata dal contrasto e dall’adattamento neurale.
Vista la natura del fenomeno, studi sperimentali3,10, come quello qui descritto, o misurazioni11 in merito a distribuzione e densità dei pigmenti maculari possono fornire, in collaborazione con il medico oculista, una diagnosi indiretta sullo stato di salute della macula della persona in esame, permettendo uno screening rapido, economico e non invasivo per comprendere le condizioni fisiologiche del sistema visivo e la individuazione precoce di patologie della macula e della degenerazione dei pigmenti maculari.
Questo studio sperimentale ha quindi lo scopo di analizzare il ruolo dell’adattamento neurale nella percezione delle spazzole di Haidinger attraverso un set up appositamente realizzato e calibrato, ponendo l’attenzione ai valori riscontrati al variare di due fattori: grado di polarizzazione, per agire sul contrasto della percezione della figura, e velocità di rotazione del filtro polarizzatore, per ovviare all’adattamento neurale.
Materiali e metodi
Lo strumento usato si compone di due sorgenti LED RGB indipendenti, controllate in intensità e colore attraverso una scheda Arduino programmata. Entrambe sono combinate utilizzando un divisore di fascio 50:50,

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Grafico 1. A , soglia media dei valori degli occhi destri e sinistri della velocità di rotazione in funzione del livello di polarizzazione. B, soglia media dei valori degli occhi destri e sinistri della velocità di rotazione sul logaritmo del livello di polarizzazione e dell’adattamento lineare R2=0,98, retta di regressione y=-0,91x + 0,06.5
posizionato prima dell’oculare. La luce proveniente da uno dei due bracci del dispositivo viene filtrata grazie a un polarizzatore lineare montato su un rotore meccanico azionato da un motore elettrico tramite meccanismo a cinghia di trasmissione. Mantenendo costante l’intensità totale in arrivo all’oculare, viene regolata l’intensità relativa dei due LED e quindi il livello di polarizzazione attraverso una manopola.
Sono stati incorporati due sistemi di visualizzazione: uno che restituisce il grado di polarizzazione e un altro, integrato nel controller elettronico del rotore, per avere in tempo reale le letture relative alla velocità di rotazione del filtro polarizzatore presente sul rotore in giri al minuto (RPM, revolution per minute). I valori letti hanno richiesto una conversione in base al rapporto tra i raggi delle due pulegge utilizzate nella configurazione del set up sperimentale.
Procedura e raccolta dati
Lo studio sperimentale è stato condotto su 39 soggetti, 23 femmine e 16 maschi di età compresa tra i 18 e i 66 anni (media di 26,0 ±1,5). Di durata complessiva di circa 45-60 minuti per persona si avvale di tre fasi: anamnesi, test iniziali e test psicofisico in luce blu monoculare su entrambi gli occhi.
Svolto con correzione abituale e in luce blu per prediligere il picco di assorbimento di lunghezza d’onda dei pigmenti maculari, il test psicofisico prende in considerazione due variabili: il livello di polarizzazione (con intensità luminosa totale costante all’oculare) e la velocità di rotazione del filtro polarizzatore posto sul rotore, che permettono di analizzare la soglia di percezione del fenomeno e il ruolo dell’adattamento neurale. Sono stati presentati sette livelli di polarizzazione
(100%; 75%; 50%; 30%; 20%; 10% e 5%) e per ognuno sono state condotte più serie di test dei limiti crescenti e decrescenti, al fine di determinare la soglia calcolata come la media dei due limiti per ogni occhio.
Risultati
La distribuzione delle velocità di rotazione in giri al secondo in funzione del livello di polarizzazione è riportata nel boxplot 1. I valori medi sembrano aumentare al diminuire del grado di polarizzazione, mostrando un andamento lineare con il logaritmo del livello di polarizzazione (grafico 1).
Come ci si aspettava, dato che il nostro sistema visivo sensoriale percepisce il pattern in relazione al contrasto e genera una risposta logaritmica allo stimolo, i dati raccolti seguono una distribuzione logaritmica,

Boxplot 1. Distribuzione della soglia della velocità di rotazione in funzione del livello di polarizzazione per quelli scelti (5%,10%,20%,30%,50%,75% e 100%)


Sono aperte le iscrizioni all’A.S. 2025-2026
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decrescendo linearmente con il logaritmo del livello di polarizzazione.
L’andamento della distribuzione dei dati per i due occhi di ogni soggetto è, generalmente, simile e la differenza si distribuisce centralmente intorno allo 0 (grafico 2). Dal fit lineare si può stimare una diminuzione approssimativa di 1 giro al secondo per ogni aumento di un ordine di grandezza del grado di polarizzazione.
È stato riscontrato che al diminuire del livello di polarizzazione diminuisce il numero di soggetti in grado di percepire il fenomeno, in accordo con studi precedenti3, che presentano come soglia media di polarizzazione della luce blu (contrasto massimo) per persone sane il 16%.
Dal boxplot1 si evince come la distribuzione si allarghi e si sposti verso velocità di rotazione più elevate al diminuire del livello di polarizzazione: con livelli di polarizzazione molto bassi, come 0.10 e 0.05, vi è un calo del numero di soggetti in grado di percepire il pattern e un aumento della dispersione delle misure.
È osservabile anche la relazione non lineare tra il livello di polarizzazione e l’osservazione del pattern.
Conclusioni
In futuro si potrebbe indagare la correlazione degli aspetti qui affrontati su un gruppo più ampio di persone per migliorare la precisione della stima dei valori normali e/o andare a testare un numero considerevole di soggetti con condizioni patologiche (come maculopatie, retinopatie o diabete) per confermare la correlazione attesa con una bassa o non presente sensibilità alla polarizzazione, discussa nella letteratura scientifica. La degenerazione maculare senile è una delle principali cause di cecità anche nei paesi sviluppati per via dell’insorgenza tardiva dei sintomi a livello visivo: lo
Grafico 2. Istogrammi relativi all’analisi della distribuzione dei dati per polarizzazione massima (livello 100%) A . Distribuzione della differenza dei valori dei due occhi, intorno allo 0 B. Valori dei due occhi di tutti i partecipanti sui giri effettivi al secondo delle spazzole di Haidinger, distribuzione asimmetrica nel caso di luce completamente polarizzata
sviluppo di strumenti di screening per rilevarne stadi precoci è rilevante per migliorare le condizioni di vita dei soggetti affetti, intervenendo tempestivamente. Ne consegue, quindi, che la sensibilità della percezione delle spazzole di Haidinger può costituire un metodo di diagnosi precoce e non invasivo dei disturbi citati.
L’articolo è tratto dalla tesi di laurea dell’autrice, che ha vinto il primo premio al VisionOttica Award 2025
1. O’Shea R.P., Misson G.P., Temple S.E.; Seeing polarization of light with the naked eye. Current7 Biology Magazine 31, R161-R185, Febbraio 2021; Elsevier 2020.
2. Foster J.J., Temple E.S., How M.J., Daly I.M., Sharkey C.R., Wilby D., Roberts N.W.; Polarisation vision: overcoming challenges of working with a property of light we barely see. The Science of Nature 105:27, Marzo 2018.
3. Mottes J., Ortolan D., Ruffato G.; Haidinger’s brushes: Psychophysical analysis of an entoptic phenomenon. Vision Research 199 –Elsevier; 2022.
4. Haidinger W. K., Ann. der Phys., 139, 29-39 (1844).
5. Bone R.A., & Landrum J. T. Dichroism of lutein: a possible basis for Haidinger’s brushes. Appl.Opt. 22 (6), 775-776; 1983.
6. Misson G. P. A Mueller matrix model of Haidinger’s brushes. Ophthalmic and Physiological Optics, 23, 441–447; 2003.
7. Misson G. P., Temple S. E., & Anderson S. J. Polarization perception in humans: On the origin of and relationship between Maxwell’s spot and Haidinger’s brushes. Scientific Reports, 10, 108; 2020.
8. Bone R. A. and Landrum J. T., Vision Res., 24 (1984) 103-108.
9. Misson G. P., Temple S. E., & Anderson S. J. Opt. Soc. Am. A, 35 (2018) 946-952.
10. Misson G.P.; Anderson S.J.; Armstrong R.A.; Gillett M.; Reynolds D. The Clinical Application of Polarization Pattern Perception. Translational vision science & technology; 9 (11):31; 2020.
11. Muller P.L.; Muller S.; Gliem M.; Kupper K.; Holz F.G.; Harmening W.M.; Issa P.C. Perception of Haidinger Brushes in Macular Disease Depends on Macular Pigment Density and Visual Acuity. Investigative Ophthalmology & Visual Science – Retina; 2015.
12. Misson G. P., Anderson S. J., Armstrong R. A., Gillett M. and Reynolds D., Transl. Vis. Sci. Technol., 9 (2020) 31.



Tutti i partecipanti verranno omaggiati di un percorso FAD
SEGRETERIA SCIENTIFICA
Anna D’Ambrosio
Silvano Abati
Giovanni Giacomelli
Roberto Volpe
SEGRETERIA ORGANIZZATIVA
Fabiano Gruppo Editoriale
Reg. Rivelle 7/F - 14050 Moasca AT
Tel. 0141 170 6694 - Fax 0141 856 013
a.manassero@fgeditore.it
a cura della redazione
Nato dai risultati del primo studio Delphi italiano in materia, promosso dall’azienda oftalmica, è pensato principalmente per la pratica oftalmologica, ma si inserisce in una visione più ampia, che valorizza la collaborazione tra classe medica e ottici optometristi
Punto di convergenza tra consenso scientifico e pratica clinica, il protocollo per la gestione della miopia pediatrica, che ha ottenuto il patrocinio della Società Italiana di Oftalmologia Pediatrica e Strabismo e della Società Italiana di Pediatria, presentato ufficialmente il 7 novembre a Roma in un
Una fase dei lavori del simposio promosso da Hoya al Congresso Aimo-Siso di inizio novembre, svoltosi a La Nuvola di Roma, in cui sono stati illustrati sia i risultati dello studio Delphi sia il protocollo per la gestione della miopia pediatrica

simposio promosso da Hoya all’interno del Congresso Aimo-Siso 2025, segna un passo decisivo verso un approccio moderno, strutturato e multidisciplinare a tale problematica: Matilde Ronzoni, global medical & scientific affairs manager di Hoya Vision Care, ne illustra le peculiarità.
Qual è il valore aggiunto di questo documento per la pratica quotidiana degli oculisti?
Il protocollo nasce dall’ascolto della comunità scientifica italiana e da un’analisi rigorosa della letteratura internazionale. Si tratta di uno strumento operativo che rende sistematici i criteri clinici per la gestione della miopia nei giovani, guidando l’oftalmologo nella valutazione dei fattori di rischio, nella scelta del trattamento più appropriato e nel monitoraggio della progressione. Il suo valore sta nella chiarezza e applicabilità: offre indicazioni concrete per orientare le decisioni terapeutiche in base alle caratteristiche specifiche del paziente.
Il protocollo è stato sviluppato a partire dai risultati dello studio Delphi: come è nato questo progetto e cosa lo rende innovativo?
Lo studio Delphi è stato il primo in Italia ad affrontare la gestione della miopia pediatrica con un approccio multidisciplinare e strutturato. Un anno fa a Roma Hoya ha organizzato l’incontro “Miopia e Dintorni”, alla

presenza di un centinaio di medici oculisti pediatrici, 37 dei quali sono stati coinvolti in 6 tavole rotonde, ognuna con tematiche differenti legate alla gestione miopica: l’obiettivo era analizzare la letteratura disponibile e stimolare il confronto scientifico tramite una discussione aperta. Ogni tavolo ha prodotto un report che è stato la base di una serie di domande sottoposte a tutti i partecipanti dell’incontro, seguendo le modalità del Delphi, metodo d'indagine interattivo utilizzato nella ricerca scientifica per ottenere risposte a questioni complesse attraverso il confronto tra esperti: coordinato da Irene Schiavetti, professore associato di Biostatistica presso l'Università di Genova, ha generato 53 statement condivisi. Questo processo ha permesso di costruire una base solida di consenso scientifico, che ha poi guidato lo sviluppo del protocollo, integrato con le evidenze emerse dagli studi clinici in corso e dalle pubblicazioni internazionali: un esempio virtuoso di come la collaborazione tra esperti possa generare strumenti utili e concreti per la pratica clinica. Quali sono i messaggi più forti emersi dal Delphi?
Sicuramente l’importanza dello screening visivo precoce, già a tre anni, per intercettare deficit visivi e fattori di rischio. Inoltre, è emersa con forza la necessità di standardizzare la raccolta dei dati epidemiologici e di promuovere misure fiscali per migliorare l’accesso ai trattamenti. Il panel ha anche riconosciuto le lenti a defocus simultaneo competitivo, quali le MiyoSmart, come una delle soluzioni più costo-efficaci, insieme
«Il panel di oculisti pediatrici italiani coinvolti ha riconosciuto le lenti a defocus simultaneo competitivo, tra le quali figurano le MiyoSmart, come una delle soluzioni più efficaci in rapporto al costo, insieme all’atropina a basso dosaggio e alle modifiche dello stile di vita»
all’atropina a basso dosaggio e alle modifiche dello stile di vita. Personalmente ritengo che tale riconoscimento rappresenti una svolta importante nei confronti di un approccio innovativo alla gestione della miopia: è un passo concreto verso l’obiettivo ambizioso di trattare il 30% dei giovani miopi con MiyoSmart entro il 2030. Parliamo di una tecnologia che ha dimostrato efficacia clinica, accessibilità e facilità di integrazione nel percorso terapeutico. La collaborazione tra oculisti e ottici optometristi risulta fondamentale per garantire continuità, monitoraggio e coinvolgimento attivo delle famiglie ed è quella che rende MiyoSmart una soluzione sostenibile e capace di generare impatto su larga scala.
Come si inserisce il ruolo dell’ottico optometrista in questo nuovo modello di gestione?
Il protocollo è pensato principalmente per la pratica oftalmologica, ma si inserisce in una visione più ampia la quale valorizza la sinergia tra classe medica e ottici optometristi, che svolgono un ruolo fondamentale nel monitoraggio costante, nella comunicazione con i genitori e nella continuità dell’intervento. Il Delphi, in particolare, ha contribuito a rafforzare questa visione integrata, promuovendo una presa in carico multidisciplinare del giovane miope: una collaborazione che può fare davvero la differenza nella gestione a lungo termine.
Qual è il prossimo passo per Hoya in questo percorso?
Continueremo a promuovere la cultura scientifica e a sostenere la ricerca. Il nostro obiettivo è offrire strumenti sempre più efficaci e condivisi per il benessere visivo delle nuove generazioni. Il protocollo e il Delphi sono perciò solo l’inizio: vogliamo costruire un ecosistema virtuoso che coinvolga tutti i professionisti della vista e della visione, favorendo una gestione moderna, strutturata e realmente multidisciplinare della miopia pediatrica.
di Nicoletta Tobia
Con una partecipazione complessiva di quasi 100 ottici partner in due appuntamenti, sono positivi i riscontri per l’evento AperiLac, focalizzato sia sul portafoglio lenti a contatto dell’azienda oftalmica sia sulla sinergia con il Visuref 600, lanciato in Italia a ottobre, che supporta l’applicazione di lac disposable
Nato dalla volontà di dare vita a momenti di incontro e percorsi formativi un po’ più agili e relazionali rispetto a quelli tradizionali, il nuovo format evento Zeiss, denominato AperiLac si sta dimostrando efficace sotto molteplici punti di vista. Un paio di ore suddivise equamente tra una parte teorica e l’applicazione pratica di quanto appreso, uniti a un aspetto niente affatto secondario di socialità. «Siamo partiti da alcune considerazioni, condivise da chi è a contatto quotidianamente con i clienti: da un lato c'è una crescente esigenza di aggregazione e di confronto rispetto agli anni passati, dall’altro il tempo da destinare alla formazione non è lo
Da sinistra, Daniel Squiccimarri e Marco Locatelli, rispettivamente key account contattologia e product manager di Zeiss Vision Care Italia



Una fase dei lavori dell’appuntamento Aperilac che si è svolto presso la filiale Zeiss di Roma il 20 ottobre scorso
stesso che i professionisti della visione le dedicavano prima della pandemia - spiega Daniel Squiccimarri, key account contattologia di Zeiss Vision Care Italia - Evidentemente il periodo di emergenza sanitaria e i suoi strascichi hanno cambiato molte dinamiche. Oggi siamo tutti molti impegnati, e chi gestisce un negozio sa bene che a volte è difficile spostarsi e lasciare il punto vendita, per dedicare, tra trasferta e corso, anche 5 o 6 ore. D’altro canto, un webinar viene spesso percepito come un po’ troppo freddo dal punto di vista relazionale. Per questo abbiamo pensato che fosse arrivato il momento di sperimentare un format in cui la convivialità e la condivisione diventassero elemento cardine e in cui la formazione potesse essere vissuta come uno dei molteplici aspetti della giornata».
Il format AperiLac prevede una breve sessione di formazione e informazione, nonché l’aggiornamento sull'offerta lac di Zeiss, con un approfondimento sulle novità di gamma e sui servizi dedicati ai clienti. A seguire, i professionisti partner hanno l’occasione di scoprire anche le potenzialità che possono nascere sfruttando la combinazione tra lenti a contatto e strumentazione dell’azienda oftalmica, in particolare con il Visuref 600.
I primi eventi di questo tipo si sono svolti il 20 ottobre e il 10 novembre rispettivamente nelle filiali Zeiss di Roma e di Torino, riscuotendo un grande apprezzamento dai partecipanti, con molteplici domande e cu-
riosità, sia verso le lenti sia verso il nuovo dispositivo. Dopo la presentazione da parte di Squiccimarri e del product manager Marco Locatelli, il trainer per il centro sud Sergio Tortelli e la contattologa Cinzia Bennici hanno dimostrato agli ottici partner come Visuref 600 possa diventare un importante alleato nel far aumentare il valore percepito anche delle lac da banco presso l’utente finale.
«Abbiamo voluto in un certo senso enfatizzare le potenzialità di questo strumento, che è veramente prezioso anche per la contattologia: siamo sempre più convinti che il futuro di tale segmento non risieda nello sconto che applichiamo al consumatore, ma nella relazione di fiducia che andiamo a instaurare all’interno del centro ottico - prosegue Squiccimarri - Visuref 600, con le sue molteplici funzionalità dal punto di vista dell’esperienza che è in grado di offrire al cliente finale, può aiutare quest’ultimo a comprendere al meglio che si sta rivolgendo a un ottico estremamente competente. Inoltre, determinate caratteristiche dello strumento, infatti, inerenti al fitting delle lac e alla gestione delle dislacrimie, fanno emergere la componente consulenziale che spesso oggi nella contattologia morbida disposable manca e aiuta a differenziarsi dalle catene e da internet: si crea quindi un legame più solido e di fiducia con il portatore, che percepisce che la scelta della lente arriva solo al termine di un percorso di analisi approfondito e personalizzato. L'obiettivo
è contribuire ad abbattere alcuni degli schemi mentali più diffusi nell’utente, ovvero che una lac valga l’altra e ciascun ottico che la propone sia uguale all’altro».
Oltre che per una finalità formativa, AperiLac è nato anche «con l’intento di creare una parte relazionale informale, in cui professionisti che già hanno abbracciato da tempo la nostra offerta lenti a contatto si confrontano con colleghi che al momento ancora non la conoscono: ciò favorisce una condivisione di idee ed esperienze che possono portare per noi all’ingaggio di nuovi clienti e, per gli ottici partner, di nuovi consumatori che magari conoscono il marchio Zeiss per la lente oftalmica e vengono ora approcciati anche con il concetto di complementarietà con la lac», conclude Squiccimarri.
Durante gli eventi di Roma e Torino non è mancato un momento per presentare le caratteristiche distintive dell’offerta dell’azienda oftalmica. «Abbiamo voluto dare risalto alla struttura del listino, spiegando quali sono le linee di contattologia che mettiamo a disposizione dei nostri clienti – dice Marco Locatelli, product manager di Zeiss Vision Care Italia – Un aspetto su cui abbiamo puntato molto è, dal punto di vista tecnico, la differenza dei materiali, dal silicone hydrogel al bio hydrogel di alta gamma. Grazie alla combinazione fra lo strumento e a una scelta di diverse tipologie di prodotto si può trovare il punto di unione giusto fra una proposta commerciale e una professionale, con un esperto che fa una valutazione concreta sull'effettiva esigenza del portatore».
Altro aspetto fondamentale emerso durante questi
appuntamenti è che quando si propone un prodotto di alta gamma non può bastare soltanto la sua qualità a determinare una storia di successo, ma è fondamentale il servizio. «Abbiamo voluto raccontare come Zeiss abbia fatto un significativo sforzo, anche economico, nella creazione del magazzino automatizzato e per offrire ai portatori la consegna in 24 ore, praticamente per la quasi totalità delle referenze che abbiamo all'interno del nostro portafoglio lenti a contatto, soprattutto per quel che riguarda i parametri ad alta rotazione – prosegue Locatelli - Oltre a ciò abbiamo mostrato ai partecipanti il funzionamento del portale ShopOnline, dedicato ai soli ottici partner Zeiss. Accedendo a questo sito, è possibile ordinare prodotti di contattologia con consegna gratuita e sfruttare un utile strumento di consultazione che permette di verificare in tempo reale la disponibilità del prodotto e i tempi effettivi di consegna».
Spazio infine anche alle novità di prodotto. «Abbiamo puntato i riflettori sull’estensione di range della Contact Day 1 Toric, ovvero la nostra giornaliera per astigmatismo che è disponibile ora anche con i poteri positivi - afferma ancora Locatelli - Per ultimo, ma non perché meno importante, abbiamo voluto ricordare il nostro listino di rigide gas permeabili e di lac morbide a ricambio meno frequente, semestrale e annuale, tra cui la nuova Individual MultiFEN, una lente personalizzabile multifocale e multifocale torica. Infine abbiamo annunciato l’arrivo di alcune novità nei prossimi mesi, sia in termini di ulteriori varianti di prodotto, sia di una nuova referenza».

La linea di contattologia
Oxy Contact Plus di Zeiss, caratterizzata da lac giornaliere morbide giornaliere e mensili in silicone hydrogel


Galileo rinnova il proprio impegno verso innovazione, qualità e sostegno al centro ottico. Tra le novità c’è l’estensione della Signature G, simbolo distintivo del brand, a tutta la gamma di progressive e monofocali evolute. L’iconica “G” valorizza le lenti e diventa così un punto di forza nel racconto del marchio ai consumatori, contribuendo ad accrescerne la fiducia.
Accanto a questa novità figurano anche Aplos Tech, la nuova lente progressiva entry-level, Pulseo Mio, il design personalizzato con supporto accomodativo, e il trattamento UV400 di serie su tutte le Xperio 1.5, per una protezione UV 100%. Il catalogo si conferma strategico per il professionista della visione grazie a un approccio sempre più integrato tra prodotto, servizi e tool digitali.
Un’attenzione particolare è riservata al punto vendita, vero protagonista del progetto, con il Partnership Program Galileo, dedicato ai centri ottici specializzati: rappresenta una vera e propria piattaforma di collaborazione che valorizza il ruolo dell’ottico come consulente, offrendo strumenti concreti per la fidelizzazione della clientela. Basato su cinque pilastri - servizi pre

e post-vendita, riconoscibilità, visibilità, traffico ed eventi premium - il programma testimonia l’impegno di Galileo nel costruire relazioni solide e durature con i propri partner e nel sostenerne la competitività.
A completare l’offerta, il servizio RX48 garantisce tempi rapidi di realizzazione e spedizione per una selezione di lenti progressive e monofocali evolute, in versione chiara o Bluv Xpert trattate Neva Resist+ UV. Una soluzione che unisce efficienza e qualità, permettendo ai Centri di Eccellenza Galileo di rispondere tempestivamente alle esigenze dell’utente finale e di offrire un’esperienza di alto livello.
Prosegue inoltre la promozione “Doppia Protezione”, che consente ai centri ottici di proporre una seconda o terza coppia di lenti a condizioni vantaggiose. L’iniziativa rafforza il legame tra performance e benessere visivo, sostenendo al tempo stesso la fidelizzazione della clientela.
Viene presentato in anteprima infine il nuovo demo tool digitale “Le tue lenti Galileo”, uno strumento interattivo che, attraverso un questionario di valutazione visiva che si adatta in tempo reale alle risposte fornite, attiva o esclude funzionalità in base alle esigenze del portatore. Al termine del percorso, il sistema suggerisce una soluzione personalizzata completa di design, tecnologia e trattamento consigliato. Un supporto pratico e moderno che facilita la consulenza al banco, arricchendo l’esperienza in-store, e che migliora la comunicazione dei benefici dei prodotti.
Con il Catalogo 2025, Galileo conferma la propria volontà di offrire costantemente strumenti concreti a sostegno dell’attività del centro ottico, rafforzando un approccio fondato su innovazione, competenza e attenzione alle reali richieste del mercato.



Presidente
Marcella Nebbioso (Roma)
Vice presidente
Emilia Gallo (Catania)
Segretario scientifico
Maria Rosaria Franco (Lecce)
Consiglieri
Federico Bartolomei (Bologna)
Rocco Di Lorenzo (Palermo)
Luigi Donato (Messina)
Federica Franzone (Torino)
Paolo Giuseppe Limoli (Milano)
Marco Ulisse Morales (Padova)
Erika Rigoni (Latina)
Sergio Zaccaria Scalinci (Bologna)
Lucia Scorolli (Bologna)
Gianfrancesco Villani (Verona)
Enzo Maria Vingolo (Roma)
CREDITI ECM
Tutti i partecipanti verranno omaggiati di un percorso FAD
Segreteria organizzativa Fabiano Gruppo Editoriale
Reg. Rivelle 7/F - 14050 Moasca AT Tel. 0141 170 6694 - Fax 0141 856 013
a.manassero@fgeditore.it
Nel panorama dell’ottica italiana l’innovazione non si misura soltanto attraverso geometrie evolute o trattamenti di ultima generazione. Esiste una dimensione a volte trascurata, ma fondamentale: la relazione di fiducia tra l’ottico e il cliente. È in questo contesto che Futuro Assicurato, il programma di garanzia e tutela di Ital-Lenti, assume un valore strategico, trasformando ogni consegna in un vero patto di continuità nel benessere visivo.
Futuro Assicurato offre una protezione concreta: chi acquista una coppia di lenti riceve, tramite un’apposita card, una garanzia che copre eventuali danni o furti e consente la sostituzione entro 12 mesi a condizioni agevolate. L’opzione si estende anche al secondo paio, utilizzabile per occhiali da vista o da sole, e può essere condivisa con un familiare grazie alla formula Family Opportunity, che amplia la protezione all’intero nucleo.
Ciò che rende davvero interessante questo programma per il professionista è l’approccio di servizio che introduce: il punto vendita non si limita a fornire un prodotto, ma consegna una certezza. Il portatore è protetto, l’esperienza visiva è garantita e il rapporto con l’ottico si consolida nel tempo. Ne derivano benefici tangibili in termini di fidelizzazione e la possibilità di proporre soluzioni complementari, come un secondo paio dedicato alla protezione solare o per specifiche esigenze visive.
Dietro questa filosofia si sviluppa una strategia che valorizza il ruolo consulenziale dell’ottico: l’adesione a Futuro Assicurato diventa occasione per instaurare un dialogo approfondito con il cliente, rafforzando la percezione di competenza e attenzione. La card rappresenta non
solo una garanzia, ma anche un simbolo di fiducia e responsabilità.
Dal punto di vista operativo, il programma è estremamente semplice: l’ottico consegna la card al momento della fornitura; in caso di danneggiamento, furto o esigenza di un secondo paio entro un anno, il cliente torna nel punto vendita e può usufruire della sostituzione secondo le condizioni previste. L’estensione a un familiare amplia le occasioni di contatto e consolida il legame con il centro ottico, favorendo una fidelizzazione che si trasmette all’interno della famiglia.
Per il punto vendita Futuro Assicurato rappresenta anche un vantaggio comunicativo: la card,

visibile in vetrina e nel materiale informativo, diventa segno distintivo di professionalità e affidabilità. È un messaggio chiaro: non ci si ferma al momento dell’acquisto.
In un contesto competitivo in continua evoluzione Futuro Assicurato rafforza il rapporto tra ottico e utente finale, creando un legame di fiducia che va oltre la semplice fornitura di un prodotto. Ogni card è una promessa mantenuta, una testimonianza di impegno e responsabilità condivisa.
A livello gestionale il programma si integra con le procedure di tracciabilità di Ital-Lenti:
ogni sostituzione è registrata e collegata alla vendita originale, garantendo al centro ottico un registro preciso e trasparente dell’attività.
Futuro Assicurato non è una semplice estensione del prodotto. Offre vantaggi concreti ai portatori - protezione, sicurezza, continuità visiva - e un valore professionale agli ottici, che possono distinguersi per competenza e attenzione al consumatore.
In un settore dove la vista è un bene prezioso e immateriale, Ital-Lenti trasforma la fiducia in garanzia reale: il futuro dei tuoi occhi è, davvero, assicurato.

Futuro Assicurato è il programma fedeltà che tutela il consumatore finale, grazie all'attivazione della Kasko e consente ulteriori vantaggi per se stesso o per un famigliare.

In caso di danneggiamento o furto (previa fornitura di denuncia) si potrà richiedere la fornitura di una nuova coppia di lenti


2° OCCHIALE
FAMILY OPPORTUNITY
Si potrà richiedere una seconda coppia di lenti per un parente o un amico
Richiedi una seconda coppia di lenti con gli stessi parametri della prima coppia
SEL OPTICAL lancia l’ampliamento della propria gamma di lenti fotocromatiche organiche realizzate con tecnologia
“SELENIA 2.0 by SEL Optical”.
Sono disponibili 4 colori tra i più richiesti dal mercato: ai tradizionali GRIGIO e MARRONE si affiancano il VERDE e il BLU nella nuova brillante tonalità.
Tutte le fotocromatiche SELENIA 2.0 presentano una protezione UV 100% nelle seguenti combinazioni.
Ma le novità non si fermano qui.
La gamma si arricchisce dell’innovativa versione SELENIA 2.0 UV PROTECTION 420++, che offre una tripla protezione:
• dalla luce solare;



• dalle radiazioni UV;
• dalla luce blu dannosa fino a 420 nm.
Garantisce comfort unito a un’elevata protezione sia in ambienti esterni sia in quelli interni, in particolare con l’utilizzo di dispositivi digitali.
Le fotocromatiche SELENIA 2.0 UV PROTECTION 420++ sono disponibili negli indici 1.60, 1.67 e anche nell’indice 1.74, tutti nel colore GRIGIO.
«Con queste importanti novità oggi possiamo offrire ai centri ottici partner e al consumatore finale una gamma di prodotti completa in ogni tipologia e per ogni necessità visiva», spiega il direttore commerciale di SEL OPTICAL, Francesco De Anna.
In particolare le nuove fotocromatiche SEL OPTICAL sono in grado, grazie alle tecnologie e ai materiali con cui vengono costruite, di garantire all’utente finale un’elevata protezione sia
in esterno dalla luce del sole sia in ambiente interno dalla luce blu-viola nociva dei dispositivi digitali.
SELENIA 2.0 e SELENIA 2.0 UV PROTECTION 420++ reagiscono velocemente al cambiamento di luminosità, arrivando a scurirsi in condizioni ottimali fino all’80% e ritornando rapidamente allo stato iniziale negli ambienti interni.
C’è inoltre la possibilità di avere le lenti di serie in pronta consegna nei colori grigio, marrone, verde e blu e nell’indice di costruzione desiderato.
«Questo importante investimento conferma ancora una volta l’obiettivo di SEL OPTICAL di offrire all’imprenditore ottico professionalità e tecnologia per crescere insieme in un progetto totalmente italiano», conclude De Anna.
Per maggiori informazioni lo staff SEL Optical, Agenti, Filiali e Centri Servizi sono a disposizione per approfondire tutte le tematiche.
SEL Optical
Via Firenze, 22 • 44021 Pontemaodino di Codigoro (FE) TEL. RICEZIONE ORDINI 0533.728590 • Fax 0533.728537 www.seloptical.it • customerservice@seloptical.it
Divel Italia ogni giorno investe nella creazione di soluzioni ottiche sempre più avanzate: la qualità non è un punto d’arrivo, ma un percorso costante fatto di impegno, innovazione e visione. Oggi l’azienda realizza in modo indipendente circa il 90% della propria produzione, destinata ai mercati di Europa, Stati Uniti, Africa e Asia, grazie a una rete che comprende impianti di mass production (per lenti in serie, semilavorati e filtri solari) e quattro laboratori RX, situati in Italia, Romania, Marocco e Albania, con una prossima apertura prevista in Cina nel 2026.
La ricerca è il principio che ispira ogni fase: dalla progettazione alla produzione, fino al supporto quotidiano ai professionisti dell’eyewear nel mondo. «Per questo dedichiamo energie, risorse e tempo allo sviluppo di nuove tecnologie, capaci di migliorare continuamente le prestazioni visive e il comfort dei portatori», affermano dalla società oftalmica con sede a Calderara di Reno, alle porte di Bologna.
Negli ultimi anni il laboratorio Divel di Mila-

no, dedicato alla produzione di lenti oftalmiche di ricetta, ha vissuto un profondo processo di rinnovamento tecnologico, diventando uno dei poli più avanzati del gruppo.
Grazie a macchinari di ultima generazione, a un controllo qualità completamente automatizzato e, a breve, all’introduzione di una macchina imbustatrice robotizzata ad alta velocità, rappresenta un punto di riferimento per i clienti di tutta Italia e dei paesi limitrofi.
Inoltre, Divel ha recentemente integrato l’intelligenza artificiale nei propri processi, utilizzandola per sviluppare nuovi trattamenti ottici e per supportare la progettazione delle lenti progressive, aprendo la strada a un’era di ancora maggiore precisione e personalizzazione nella visione.
L’intelligenza artificiale può essere di ausilio per implementare diversi aspetti:
• ottimizzazione del design: gli algoritmi di AI possono analizzare milioni di combinazioni di curvature, spessori e materiali per trovare il design ottimale e sono utilizzati per la Progressiva Eterea;




• correzione aberrazioni complesse: grazie al calcolo avanzato, l’AI riesce a gestire distorsioni oltre i difetti standard migliorando il comfort visivo ed è utilizzato per la Progressiva Aliena Max;
• ottimizzazione estetica dei materiali: l’intelligenza artificiale può essere applicata per la ricerca di nuovi polimeri o trattamenti antiriflesso, antigraffio e fotocromatici più performanti.
Quest’ultimo è il caso dei nuovi trattamenti ARIA
La linea ARIA prende il nome dalla combinazione di parole AR (che sta per Anti Riflesso) e IA (Intelligenza Artificiale): sono stati studiati per migliorare l’esperienza visiva, l’estetica e la funzionalità degli occhiali.
Il trattamento ARIA è caratterizzato da un basso riflesso residuo della superfice (di colore verde), oltre che da tutte le ulteriori caratteristiche presenti negli altri trattamenti, e garantisce un elevato comfort visivo eliminando ogni riflesso indesiderato.
Alle caratteristiche del trattamento ARIA può essere aggiunto anche quello contro la luce blu. Aria Blu è stato infatti studiato per assorbire parte dell’emissione luminosa della luce blu (da 400 a 540 nm), che trasporta un’elevata quantità di energia dannosa per il sistema oculare umano. La luce blu si trova sia nella luce naturale sia in quella artificiale, come le emissioni degli schermi luminosi di pc, tablet, smartphone, tv e così via.
Per chi desidera una completa trasparenza della lente, si può optare per il trattamento Aria White, il quale risulta praticamente invisibile

avendo un residuo di colore bianco ed è pensato per migliorare l’estetica delle lenti, mantenendole estremamente trasparenti e con un aspetto più luminoso.
Per informazioni sui nuovi trattamenti Aria, visita www.divel.it o segui i nostri profili social.

di Sergio Cappa
“La Scienza della Perspettiva overo Optica vicina alla Geometria è tutta pertinente al Vedere, come dice Aulo Gellio nel sesto decimo delle sue notti antiche… cerca l’Optica overo Perspettiva si considerano sei cose principali, cioè il vedere, la cosa, visibile, il mezo del vedere la specie visibile, il visibile raggio e il modo di vedere”. Questo è l’incipit del Discorso XXXV-De Perspettivi Overo Optici che il canonico ravennate Tomaso Garzoni scrive e pubblica a Venezia nel 1585.
Nato a Bagnacavallo, territorio pontificio, nel 1549 con il nome di Ottaviano, studia diritto a Siena e Ferrara sino al 1566, quando entra nella congregazione dei Canonici Lateranensi e cambia il nome in Tomaso. Inizia un periodo di predicazione in varie città che gli consente di stringere legami con eruditi e letterati, tra i quali Torquato Tasso. Nel 1583 appaiono le prime opere teatrali a Venezia e a seguire una gran quantità di testi, saggi e discorsi dai titoli curiosi (il Serraglio degli Stupori, il Palagio degli Incanti, l’Homo astratto, ad esempio). Muore improvvisamente a Ravenna nel giugno 1589 mentre si accingeva alla prolusione d’ingresso nella Accademia degli Informi.
Nel 1585 a Venezia presso l’editore Somasco esce la prima edizione de La Piazza di Tutte le Professioni del Mondo nobili e ignobili , un insieme di 155 discorsi, ciascuno dedicato a uno o più mestieri, per un totale di circa 400 attività. L'opera ci offre una vi-

Docente di ottica e optometria, autore di numerose pubblicazioni inerenti alla professione

sione onnicomprensiva della società del secolo XVI, ricchissima di particolari interessanti e singolari tra i quali possiamo apprezzare la minuziosa descrizione delle tecniche di alcune professioni artigianali e i lunghi elenchi di oggetti e strumenti a esse legati. Rappresenta senza dubbio un quadro colorito dei diversi aspetti della società nell’età della Controriforma, consentendo al lettore in oltre 1.500 pagine - con le prime 100 di dediche ed encomi ricevuti - di consultare, in ordine alfabetico, un manuale di tutti i mestieri possibili nel suo tempo: una sorta di guida al lavoro per i giovani.
Nel Discorso XXXV compare per la prima volta nella letteratura la professione di Ottico, detto anche Perspettivo, inteso come colui che si occupa e preoccupa della Visione, suddivisa in riflessa e rifratta, “che giova assaissimo a comprender la verità de’ corpi celesti… insegnando ciò che sia luce e colore & ombre”. In poco più di tre pagine riprende e sottolinea che l’Ottico è la professione nobile dell’erudito che attende agli studi sulla Percezione, mentre al Discorso XIII accomuna i Vetrari & Ficcherari & Occhialarij & Finestrari, che sanno produrre “bicchieri, mastellette, bussoli, cantasole, marsori (…) e gli Occhialarij anch’essi tengono dietro a Vetrari”. Non si confonda lo studioso con l’artigiano, sembra sottolineare il Garzoni. È un azzardo credere di riconoscere a fine ‘500 l’origine della distinzione tra Optometrista, detto Ottico, e Ottico, detto Occhialaro?


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