


Il silicone idrogel, materiale innovativo
delle lenti a contatto
MyDay®*1

La comprovata ActivControl® Technology
delle lenti a contatto

MiSight® 1 day*1

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Il silicone idrogel, materiale innovativo
delle lenti a contatto
MyDay®*1

La comprovata ActivControl® Technology
delle lenti a contatto

MiSight® 1 day*1

1 ragazzo su 2 nato oggi potrebbe essere miope all'età di 20 anni. La miopia può rendere loro più difficile la partecipazione a scuola, agli sport


Le nuove lenti a contatto MyDay® MiSight® 1 day sono progettate per semplificare la gestione della miopia.

ActivControl® Technology funziona per la maggior parte dei ragazzi miopi.§7,8

ActivControl® Technology
PROVATA, TESTATA, DIMOSTRATA
É dimostrato che ActivControl® Technology rallenta il peggioramento della miopia ed è supportata dalla più lunga sperimentazione sulle lenti a contatto morbide tra i ragazzi.*¶ 1

ActivControl® Technology riduce il peggioramento della miopia di circa la metà.◊7,9 1 2

* Comprovata efficacia nel rallentare la progressione della miopia nei ragazzi rispetto alle lenti monofocali giornaliere nell’arco di 3 anni. † Nello studio clinico, il tempo medio di utilizzo nei giorni feriali è aumentato da 12,8 ore/giorno a 6 mesi a 13,9 ore/giorno a 6 anni con una media di >6,5 giorni/settimana per MiSight® 1 day, che condivide la stessa ActivControl® Technology con MyDay® MiSight® 1 day. ‡ 94% vs. 81% dopo 1 settimana di utilizzo giornaliero, p=NS. § 90% degli occhi miopi rispondono al trattamento con MiSight® 1 day(età 11-15 all’inizio dell’uso, n=90), che condivide la stessa ActivControl® Technology con MyDay® MiSight® 1 day. ◊ Utilizzando dati misurati e modellati, raggruppati per età (8-17 anni), la progressione della miopia è stata rallentata in media di circa il 50% con MiSight® 1 day, che condivide la stessa ActivControl® Technology con MyDay® MiSight® 1 day. ¶ Le lenti a contatto MyDay® MiSight® 1 day utilizzano la stessa ActivControl® Technology di MiSight® 1 day.
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Preferita per il comfort
rispetto a MiSight® 1 day†6
Preferita per il comfort rispetto a MiSight® 1 day†6
Considerata più facile da applicare rispetto alla lente
Considerata più facile da applicare rispetto alla lente
MiSight® 1 day¶6
MiSight® 1 day¶6
Trasmissibilità all’ossigeno fino a 4 volte superiore rispetto alle lenti giornaliere in idrogel◊
Trasmissibilità all’ossigeno fino a 4 volte superiore rispetto alle lenti giornaliere in idrogel◊
Filtro UV integrato**
Filtro UV integrato**
Comprovata efficacia nel rallentare la progressione della miopia nei ragazzi rispetto alle lenti monofocali giornaliere nell’arco di 3 anni. † 19% vs. 3% dopo 1 settimana di utilizzo quotidiano, p=0,02. ‡ Sulla base dei dati pubblicati dai produttori. MyDay® MiSight® 1 day ha un Dk/t di 100. Rispetto alle lenti MiSight® 1 day (Dk/t 28) e alle lenti NaturalVue Multifocal 1 Day (Dk/t 25). § Dopo 1 settimana di utilizzo quotidiano, il 41% ha valutato il prodotto come eccellente (nessun problema con l’applicazione e la rimozione delle lenti), il 34% come molto buono (difficoltà occasionali con l’applicazione e la rimozione) e il 22% come buono (alcuni problemi, ma applicazione e rimozione generalmente riuscite).
* Comprovata efficacia nel rallentare la progressione della miopia nei ragazzi rispetto alle lenti monofocali giornaliere nell’arco di 3 anni. † 19% vs. 3% dopo 1 settimana di utilizzo quotidiano, p=0,02. ‡ Sulla base dei dati pubblicati dai produttori. MyDay® MiSight® 1 day ha un Dk/t di 100. Rispetto alle lenti MiSight® 1 day (Dk/t 28) e alle lenti NaturalVue Multifocal 1 Day (Dk/t 25). § Dopo 1 settimana di utilizzo quotidiano, il 41% ha valutato il prodotto come eccellente (nessun problema con l’applicazione e la rimozione delle lenti), il 34% come molto buono (difficoltà occasionali con l’applicazione e la rimozione) e il 22% come buono (alcuni problemi, ma applicazione e rimozione generalmente riuscite). ◊ Sulla base dei dati pubblicati dai produttori. MyDay® MiSight® 1 day ha un Dk/t di 100. Rispetto alle lenti MiSight® 1 day (Dk/t 28), NaturalVue Multifocal 1 Day (Dk/t 25).
Sulla base dei dati pubblicati dai produttori. MyDay® MiSight® 1 day ha un Dk/t di 100. Rispetto alle lenti MiSight® 1 day (Dk/t 28), NaturalVue Multifocal 1 Day (Dk/t 25). 94% vs. 81% dopo 1 settimana di utilizzo quotidiano, p=NS. ** Avvertenza: le lenti a contatto che assorbono i raggi UV non sostituiscono gli occhiali protettivi che assorbono i raggi UV, come occhiali da vista o da sole con protezione UV, poiché non coprono completamente l’occhio e l’area circostante. I portatori devono continuare a utilizzare occhiali che assorbono i raggi UV come indicato.
¶ 94% vs. 81% dopo 1 settimana di utilizzo quotidiano, p=NS. ** Avvertenza: le lenti a contatto che assorbono i raggi UV non sostituiscono gli occhiali protettivi che assorbono i raggi UV, come occhiali da vista o da sole con protezione UV, poiché non coprono completamente l’occhio e l’area circostante. I portatori devono continuare a utilizzare occhiali che assorbono i raggi UV come indicato.
Chamberlain P et al A 3-year Randomized Clinical Trial of MiSight® Lenses for Myopia Control. OVS 2019;96:556-567. 2. Holden BA, Fricke TR, Wilson DA, et al. Global prevalence of myopia and high myopia and temporal trends from 2000 through 2050. Ophthalmology. 2016;123(5):1036-1042. 3. E. L. Lamoureux et al. Myopia and Quality of Life: The Singapore Malay Eye Study (SiMES). IOVS 2008;49(13):4469. 4. Chua S.Y.L., Foster P.J. (2020) The Economic and Societal Impact of Myopia and High Myopia:53-63. In: Ang M., Wong T. (eds) Updates on Myopia. Springer, Singapore. 5. Woods J et al. Ocular health of children wearing daily disposable contact lenses over a 6-year period. CLAE 2021 Aug;44(4):101391. 6. CVI data on file, 2025. Prospective, 1-week, double masked, bilateral study with MiSight® 1 day silicone hydrogel. N=32 subjects aged 8-18 years. 7. CVI data on file, 2025. 8. Chamberlain P, et al. Long-term Effect of Dual-focus Contact Lenses on Myopia Progression in Children: A 6-year Multicenter Clinical Trial. OVS 2022 Mar 1;99(3):204-212. 9. Arumugam B et al. Modelling Age Effects of Myopia Progression for the MiSight® 1 day Clinical Trial. IOVS 2021;62(8):2333 MyDay®, MiSight® e ActivControl® sono marchi registrati di The Cooper Companies, Inc. e delle sue consociate. © 2025 CooperVision
Riferimenti: 1. Chamberlain P et al A 3-year Randomized Clinical Trial of MiSight® Lenses for Myopia Control. OVS 2019;96:556-567. 2. Holden BA, Fricke TR, Wilson DA, et al. Global prevalence of myopia and high myopia and temporal trends from 2000 through 2050. Ophthalmology. 2016;123(5):1036-1042. 3. E. L. Lamoureux et al. Myopia and Quality of Life: The Singapore Malay Eye Study (SiMES). IOVS 2008;49(13):4469. 4. Chua S.Y.L., Foster P.J. (2020) The Economic and Societal Impact of Myopia and High Myopia:53-63. In: Ang M., Wong T. (eds) Updates on Myopia. Springer, Singapore. 5. Woods J et al. Ocular health of children wearing daily disposable contact lenses over a 6-year period. CLAE 2021 Aug;44(4):101391. 6. CVI data on file, 2025. Prospective, 1-week, double masked, bilateral study with MiSight® 1 day silicone hydrogel. N=32 subjects aged 8-18 years. 7. CVI data on file, 2025. 8. Chamberlain P, et al. Long-term Effect of Dual-focus Contact Lenses on Myopia Progression in Children: A 6-year Multicenter Clinical Trial. OVS 2022 Mar 1;99(3):204-212. 9. Arumugam B et al. Modelling Age Effects of Myopia Progression for the MiSight® 1 day Clinical Trial. IOVS 2021;62(8):2333 MyDay®, MiSight® e ActivControl® sono marchi registrati di The Cooper Companies, Inc. e delle sue consociate. © 2025 CooperVision
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della miopia*3,4 sostenendo i ragazzi nel raggiungimento del loro potenziale.5 Chiedi maggiori informazioni sulle nuove lenti a contatto MyDay® MiSight® 1 day al tuo referente commerciale CooperVision. *Utilizzando






Disponibili dal 24 Febbraio



Mensile dedicato al mondo degli occhiali, della vista, della visione e della percezione visiva Febbraio 2026 numero 2 www.b2eyes.com In copertina Transitions


EDITORE


FGE Srl - Fabiano Gruppo Editoriale Reg. Rivelle, 7/F - 14050 Moasca (AT) Tel. 0141 1706694 - Fax 0141 856013 info@fgeditore.it
REDAZIONE
Strada 4 Milano Fiori, Palazzo Q7 20089 Rozzano (MI)
Francesca Tirozzi f.tirozzi@fgeditore.it
Nicoletta Tobia n.tobia@fgeditore.it
PUBBLICITÀ
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Angelo Magri a.magri@fgeditore.it
GRAFICA E IMPAGINAZIONE
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STAMPA
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REGISTRAZIONE PRESSO il Tribunale di Milano N. 293/2009 in data 17 giugno 2009 Registrazione R. O. C.: 022021
Copia omaggio
© Copyright FGE srl È vietata ogni riproduzione totale o parziale di testi e immagini
editoriale
4 Il vero progresso nell’ottica attualità
6 Zeiss conclude l'anno fiscale a quasi 12 miliardi di euro
10 Mido 2026: business, innovazione e formazione
16 Anfao: sul mercato resilienza sempre, ottimismo forse
moda
22 Mido Hype: quando l’occhiale crea attesa
26 l’ottico digitale AI: l’ottico sarà rimpiazzato o “aumentato”?
28 sell-in Smart glasses, un ruolo per l’ottico nella narrazione
32 lab I traumi oculari nello sport
lenti oftalmiche
40 Hoya: con Sensei Innovation Center un ponte tra ricerca e vita quotidiana
44 Filab: il Centro Ottico del Futuro è già realtà
collectio
54 De’ Nelli, una bugia a fin di bene: tramandare la storia di Galileo

Zeiss conclude l'anno fiscale a quasi 12 miliardi di euro Mido 2026: business, innovazione e formazione


Mido Hype: quando l’occhiale crea attesa

I traumi oculari nello sport

Hoya: con Sensei Innovation Center un ponte tra ricerca e vita quotidiana

di Angelo Magri
Nel 1973, in una celebre intervista televisiva, Pier Paolo Pasolini affermava: «Io non sono contro il progresso. Io sono contro questo progresso. Io sono contro la società dei consumi». In pratica Pasolini distingueva tra il vero progresso, inteso come evoluzione civile e miglioramento reale delle condizioni di vita di tutti, e il progresso come modello di sviluppo basato sull’omologazione e sull’espansione illimitata dei consumi, che nei decenni successivi avrebbe avuto conseguenze come la globalizzazione.
Oggi, pur in un contesto economico e sociale profondamente diverso, quella distinzione appare ancora attuale. Tanto che negli ultimi anni sono tornati al centro del dibattito concetti come la decrescita felice o il downshifting. La prima, più o meno correttamente collegata allo spirito che ha portato il Movimento 5 Stelle a ottenere quasi il 33% alle elezioni politiche del 2018, non è un invito alla recessione: propone di ridurre ciò che è superfluo per aumentare quello che invece viene ritenuto essenziale, come qualità della vita, sostenibilità, relazioni, tempo.
Il downshifting, invece, rappresenta soprattutto una scelta individuale: letteralmente significare scalare le marce, quindi suggerisce di ridurre il ritmo, talvolta anche le ambizioni economiche, per privilegiare equi-

librio, benessere e senso del lavoro, ridefinendo le proprie priorità.
Oggi che le famiglie italiane devono fare i conti con un potere d’acquisto ridotto, per via di salari fermi al palo e costi più elevati, con una maggiore incertezza a livello personale e globale, continuare a spingere esclusivamente sulla leva del consumo può rivelarsi non solo inefficace, ma miope. Anche nell’ottica vale la stessa logica: il mercato sta cambiando, il consumatore, oltre che più informato, risulta più attento e selettivo. Questo non significa abbassare la qualità: semmai significa dare ancora più slancio ai prodotti di valore, quelli che incorporano innovazione tecnologica e ricerca del benessere visivo, tenendo comunque conto della realtà economica del nostro paese.
La leva in grado di equilibrare ricerca dei profitti da parte delle imprese, che siano industriali o retail, ed esigenze economiche dei cittadini può essere il servizio. Un centro ottico in grado di offrire non solo un prodotto di qualità, ma anche professionalità, consulenza, capacità di ascolto e quindi di relazionarsi con il consumatore finale, accompagnandolo verso una scelta consapevole e adatta alle sue necessità, può ottenere un doppio risultato: soddisfare il proprio cliente e fidelizzarlo. Così da diventare artefice del progresso. Quello vero.

• LA LUCE BLU ( circa 425 – 435 nm)
La luce Blu è caratterizzata da un’elevata energia e maggiore dispersione all’interno dell’occhio. Questo fenomeno, noto come scattering, è responsabile della formazione di luce parassita che genera foschia luminosa riducendo il contrasto e degradando la nitidezza dei contorni. Inoltre, l’occhio umano presenta un’elevata aberrazione cromatica longitudinale proprio a causa della luce blu, che viene focalizzata su un piano diverso rispetto al rosso e al verde, riducendo ulteriormente la qualità dell’immagine sulla retina. La regione spettrale tra 570 nm e 600 nm che coincide circa con la massima sensibilità fotopica dell’occhio umano, contribuisce maggiormente alla percezione della luminanza e, in condizioni di elevata intensità, determina la saturazione funzionale dei coni verdi e rossi, riducendo l’efficienza nella discriminazione dei colori e nel riconoscimento dei dettagli fini. Queste regioni dello spettro contribuiscono quindi all’aumento dell’abbagliamento e di conseguenza alla perdita di contrasto.


Questo materiale è particolarmente indicato per la guida notturna. I conducenti possono riscontrare un affaticamento visivo causato dalla continua esposizione alla luce intensa dei fari anteriori e posteriori a LED.
• Impianti sportivi
Chi pratica sport in ambienti illuminati artificialmente è esposto a luci a LED ad alta intensità. Durante attività come tennis, padel, calcio, baseball o altri sport notturni, possono causare affaticamento visivo e una sensazione di disagio.


• Monitor LED e Videogiochi
La maggioranza dei monitor per PC e delle console di gioco adotta la tecnologie LED, causa di affaticamento visivo e mal di testa.
• Illuminazione per interni
Quasi tutta l’illuminazione per interni adotta la tecnologia LED, soprattutto negli ambienti industriali e ospedalieri. Questo tipo di illuminazione è solitamente più luminosa e l’esposizione prolungata può portare ad affaticamento visivo.

di Nicoletta Tobia
L’amministratore delegato del gruppo in Italia, Michele D’Adamo, ha commentato all'ultimo Mido i dati finanziari relativi al 2024-2025: il fatturato mondiale è cresciuto del 9%, con un Ebit pari a 1,5 miliardi di euro. I risultati delle singole divisioni di business mostrano un andamento differenziato, anche nel nostro paese, mentre resta costante l’impegno nell’R&D con oltre il 15% dei ricavi reinvestito
«I risultati del gruppo per l’anno fiscale 2024-25 sono positivi. C'è stata una buona crescita sia sul fronte degli ordini ricevuti sia del fatturato, abbiamo sfiorato i 12 miliardi di euro di ricavi contro i circa 11 dell’esercizio precedente: un incremento che è determinato dall’apporto di quattro divisioni di business con comportamenti e performance differenti, a fronte di uno scenario molto complesso - ha esordito Michele d’Adamo, amministratore delegato del gruppo Zeiss Italia, incontrando a Mido alcune tra le principali testate trade nazionali - Il mondo è completamente cambiato rispetto a cinque anni fa, fare business oggi è molto più difficile e faticoso: siamo in presenza di situazioni geopolitiche incerte, tensioni internazionali, embarghi e dazi, raggiungere in tale contesto risultati di questo tipo è un dato veramente molto significativo. Un aspetto che vale la pena sottolineare è che continuiamo a investire il 15% in R&D, pari a 1,731 miliardi di
Michele D'Adamo, amministratore delegato del gruppo Zeiss in Italia






Anno fiscale 2024/25 (conclusosi il 30.09.25):
Ricavi (in miliardi di euro)
2024/25
Semiconductor Manufacturing
euro, un dato altissimo: d’altronde ricerca e sviluppo sono uno dei motori della nostra crescita. L'innovazione è nel dna di Zeiss sin dalla sua nascita e il fatto di destinarvi una quota così consistente del fatturato, anche in momenti particolari come questo, è una testimonianza dell'importanza che ha per noi tale area». Oltretutto il fatto di essere di proprietà di una Fondazione, con una forte matrice scientifica e che finanzia programmi di ricerca Stem, dà al gruppo da un lato un certo tipo di indirizzo e dall'altro una visione di lungo periodo. «Non avere sempre la necessità di ottenere risultati a brevissimo ci consente di fare investimenti in ricerca anche per decenni, per arrivare a sviluppare tecnologie uniche al mondo, come è stato ad esempio nei semiconduttori», ha aggiunto D’Adamo.
Analizzando nel dettaglio i numeri, «il fatturato complessivo del gruppo, che conta 46.622 dipendenti in tutto il mondo, è stato pari a 11,896 miliardi di euro contro i 10,894 miliardi di euro dell’anno precedente, in aumento del 9% - specificano dall'aziendaL’Ebit ha raggiunto quota 1,552 miliardi di euro (1,444 miliardi di euro nel 2023-24, in crescita del 7%), con un margine Ebit del 13%».
Il segmento Semiconductor Manufacturing Technology ha registrato una solida crescita a doppia cifra mettendo a segno +23%, Medical Technology ha evidenziato un aumento dei ricavi del 4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, l’area Consumer Markets, con la sua unità strategica di business Vision Care, ha ottenuto un altro risultato positivo, con +2% a livello globale, mentre, rispetto all’esercizio precedente, la situazione economica è stata più difficile per il segmento Industrial Quality & Research, con una flessione dell’1%.
«In questo momento il maggiore contributo arriva dalla divisione dei semiconduttori, ma il nostro vantaggio è avere un portafoglio di attività e di business
2023/24
Variazione (al netto degli effetti cambio)
diversificati e complementari che ci rendono meno sensibili a particolari situazioni di mercato potenzialmente penalizzanti, aiutandoci ad avere un bilanciamento - ha proseguito l’ad di Zeiss Italia - Tra l'altro molti di questi business, come ad esempio quelli del Medical Technology e del Consumer Markets, sono sostenuti da alcuni mega trend, quali l'invecchiamento della popolazione e il delinearsi di nuove geografie relativamente alla classe media in crescita, pensiamo all'India o alla stessa Cina».
Per ciò che concerne i risultati sul mercato interno, ha spiegato D’Adamo, «anche in Italia il gruppo ha registrato un positivo incremento del fatturato grazie al contributo di tutte le divisioni, seppure in misura diversa: siamo intorno ai 250 milioni di euro complessivi, con un aumento dell'8% - ha detto il manager - Quanto alla divisione Vision Care, quest’area è cresciuta complessivamente del 4-5%, con la parte delle lenti oftalmiche che ha performato bene, mentre Sunlens ha risentito di maggiori difficoltà, indotte ad esempio dalla questione dei dazi: ricordiamo che per il mondo degli occhiali da sole il mercato americano è estremamente importante e, in generale, il settore della moda e del lusso non è stato particolarmente felice nell'ultimo periodo».
Archiviato il risultato, lo sguardo si sposta inevitabilmente al 2026. «L'andamento del nostro primo trimestre (ottobre-dicembre 2025, ndr) è stato discreto, anche se il mercato italiano in generale, negli ultimi mesi del 2025, ha mostrato segnali di rallentamento e di affaticamento. Se poi leggiamo sia i dati di base dell'Istat sia le analisi di Confcommercio, indicano che teoricamente ci sono le condizioni di ripresa. L'inflazione è sotto controllo, c'è stato un recupero del potere d’acquisto, al momento non tradottosi però in consumo, ma piuttosto in un aumento della propensione al risparmio, perché i consumatori sono preoccupati dello stato attuale delle cose e del futuro. I dati

A Mido 2026 Zeiss ha presentato ClearMind, un nuovo portafoglio lenti basato sulle neuroscienze che comprende monofocali, digital e progressive e sarà lanciato sul mercato il 7 aprile
del Black Friday e del Natale, tutto sommato, segnalano che in diverse merceologie c'è stato un buon incremento, un po' in controtendenza rispetto a quello che abbiamo visto nel settore dell'ottica - ha precisato ancora D’Adamo - La nostra categoria, il vision care, è sempre stata definita resiliente: quello degli occhiali non è un acquisto d’impulso per soddisfare un bisogno immediato, la possibile interpretazione è che forse in questa fase il consumatore, avendo soldi da spendere, li ha utilizzati per acquisti che lo appagavano di più posticipandone altri, come appunto gli occhiali. A ogni modo vediamo un 2026 abbastanza sfidante, non solo per il settore: il mercato nel mondo non sta andando in una direzione di semplificazione e di maggiore facilità di lettura. L’incertezza è il tema dominante, bisogna navigare a vista ed essere pronti e resilienti».
Infine D’Adamo ha introdotto brevemente alcune
delle più importanti innovazioni di prodotto presentate a Mido, tra cui il portafoglio ClearMind in arrivo ad aprile. «La nostra missione è contribuire al benessere visivo delle persone ma anche sostenere i nostri partner affinché abbiano successo - ha concluso l’ad del gruppo - In Italia ci troviamo di fronte a ottici indipendenti che devono affrontare un futuro complesso, le catene sono maggiormente organizzate e hanno un altro tipo di approccio: l’obiettivo di Zeiss è renderli competitivi in un mondo sempre più difficile, fornendo loro supporto tecnologico, di prodotto e di servizio per relazionarsi con i loro clienti in maniera efficace. Quello di prodotto, in particolare, è un fronte importante di innovazione, ma ci stiamo dirigendo sempre più sul versante della customer experience e dei servizi: queste sono le direzioni e gli aspetti in cui vogliamo differenziarci, perché il successo dei partner è il nostro».
a cura della redazione
I dati comunicati dagli organizzatori del salone milanese, conclusosi il 2 febbraio con circa 42 mila presenze, incorniciano una manifestazione in linea con il 2025, nonostante la complessità dovuta soprattutto all’attuale contesto economico, storico e politico
Circa 42 mila le presenze, da oltre 160 paesi, e 1.200 gli espositori, di cui circa 930 stranieri, in 7 padiglioni e 8 aree espositive. Con questi numeri si è chiusa la cinquantaquattresima edizione di Mido, confermando i risultati della precedente. Come lo scorso anno l’Europa, con Germania, Francia e Spagna, si attesta come una presenza importante. Interessanti sono le partecipazioni da Africa, in particolare Tunisia, Algeria e Sudafrica, Medio Oriente, con Siria, Oman e Arabia Saudita in evidenza, e Asia, soprattutto Corea del Sud, Singapore, Indonesia, India, Cina, che «dimostrano come questi paesi emergenti rappresentino ormai un nuovo e significativo bacino di sviluppo commerciale - sottolineano gli organizzatori - Stabili anche le presenze dal Nord America: un risultato che, alla luce dell’attuale contesto economico e delle tensioni sui dazi, rappresenta un segnale incoraggiante. Le partecipazioni dall’Italia mostrano invece un lieve calo, riflettendo l’impatto dell’attuale contesto economico sulle scelte di investimento dei professionisti del settore del nostro paese».
Accanto ai visitatori, si sono registrate oltre 16 mila presenze tra gli espositori. «Un dato che riflette la capacità della manifestazione di rappresentare in modo completo l’intera filiera dell’occhialeria, dalla produzio-
ne ai materiali, dalle tecnologie ai componenti e agli accessori: è proprio questa visione integrata a rendere Mido un luogo in cui il business si sviluppa lungo tutta la catena del valore e la manifestazione si conferma hub di riferimento per l’innovazione e l’approvvigionamento del settore», proseguono dal salone.
«Anche in questa edizione Mido ha espresso con forza l’energia del settore - dichiara Lorraine Berton, presidente di Mido e Anfao - La manifestazione continua a dimostrare di saper mantenere e rafforzare le sue due anime: da un lato l’evento di settore, imprescindibile per i professionisti di tutto il mondo, dove si fanno affari, si scoprono le novità e si costruiscono relazioni strategiche per tutto l’anno; dall’altro l’evento culturale e formativo, capace di proporre anche contenuti extra-settore per riflettere insieme su come evolve il mondo, collegare tali cambiamenti al comparto eyewear e trovare idee e suggestioni per affrontare e superare le sfide del mercato».
L'edizione 2026, fanno notare inoltre gli organizzatori, ha segnato un nuovo traguardo per la comunicazione digitale, «trainata anche dal debutto del profilo su TikTok, che ha impresso una decisa accelerazione alla visibilità dell'evento - evidenziano da Mido - Nei tre giorni di fiera sono state raggiunte oltre 3,5 milioni

In queste pagine, alcuni momenti dell’edizione 2026 della rassegna fieristica, svoltasi tra fine gennaio e inizio febbraio nei padiglioni di Fieramilano Rho
di persone su tutte le piattaforme, con un incremento totale di circa il 35% rispetto all'edizione precedente. Il sito di Mido è stato visitato da circa 35 mila utenti, mentre è stata la mappa interattiva dell’app la funzionalità più utilizzata, seguita dalla ricerca espositori». Successo anche per i quaranta eventi del The Vision Stage trasmessi in streaming durante i tre giorni, tra versione simultanea in italiano e quella in inglese, e disponibili nell’area riservata del sito e dell’app.
Il prossimo appuntamento con Mido sarà dal 6 all’8 febbraio 2027 sempre a Fiera Milano Rho.
Best Store: premiati due centri ottici portoghesi
Tra i riconoscimenti assegnati, il Best Store Award, alla sua undicesima edizione, ha premiato i centri ottici che trasformano il retail in un’esperienza: non solo estetica, ma identità, relazione e cura del dettaglio. Per la categoria Best Store Design ha vinto AndréOpticas Chiado di André Leal, a Lisbona, in Portogallo, «premiato per un concept che reinterpreta una carrozza ferroviaria di lusso d’epoca e accompagna il visitatore in un percorso immersivo tra legni caldi, dettagli in ottone e una selezione ricercata tra brand indipendenti e

Nelle prime due giornate di Mido 2026, all’interno di b2eyes Talk si sono tenuti una decina di eventi legati ai temi della visione e dei suoi protagonisti: condotti da Nicola Di Lernia, hanno toccato i punti salienti dello stato dell'arte, delle opportunità e delle prospettive relative alla filiera che dall’industria passa attraverso il centro ottico, coinvolge lo studio oculistico, per arrivare all’utente finale.

Uno degli eventi all’interno di b2eyes Talk, in occasione dell’ultima edizione di Mido
Gestione della progressione miopica, lenti progressive, contattologia avanzata, sport e performance visiva, visione dinamica, ipovisione e vista fragile: sono alcune tra le tematiche che hanno accompagnato un folto pubblico, con il contributo di più di 30 relatori e il supporto delle maggiori aziende oftalmiche e di strumentazione, le quali hanno potuto illustrare le loro ultime innovazioni tecnologiche.
B2eyes Talk è l’evoluzione di b2eyes TG, lo spazio multimediale lanciato a Mido 2022 dall’editore di questa testata, che ogni anno offre un contributo di divulgazione e approfondimento giornalistico sui principali argomenti di interesse per la filiera all’interno del salone milanese.
in un percorso strutturato. Per la categoria Frames il premio è stato assegnato a Marchon Italia per la montatura Calvin Klein CK25548, «riconosciuta per l’uso di Acetate Renew con contenuto bio-based e riciclato e per un design completamente disassemblabile e riciclabile: un esempio concreto di ecodesign applicato al prodotto, dalla materia prima al fine vita - dicono gli

organizzatori - Nella categoria Sunglasses ha trionfato Silhouette International per il modello Mavillette 4089, realizzato in SPX Green+, materiale bio-circolare innovativo che riduce significativamente l’impronta carbonica, abbinato a processi produttivi alimentati al 100% da energia rinnovabile».
Per la categoria Cases il riconoscimento è stato assegnato a Llexan Italia per l’astuccio 02G, «progettato secondo i principi dell’economia circolare, con materiali riciclati e biodegradabili e una filiera produttiva prevalentemente locale, dimostrando come sostenibilità e innovazione possano convivere anche nei dettagli», precisano da Mido.
Novità dell’edizione 2026 è stato, infine, il Cse Corporate Award, pensato per premiare l’azienda espositrice che ha integrato in modo più strutturale i principi Environmental, Social and Governance nella propria strategia. Il riconoscimento è stato assegnato a Safilo, «scelta per una governance solida, obiettivi climatici validati secondo gli standard SBTi e un sistema avanzato di rendicontazione conforme agli ESRS (gli standard europei per la sostenibilità, ndr). Un modello industriale che unisce visione di lungo periodo, innovazione responsabile e impatti misurabili su ambiente, persone e filiera», concludono dalla manifestazione fieristica.

Essilor®, la marca di lenti da vista più venduta*

Le lenti Essilor® Stellest® 2.0, grazie alla tecnologia H.A.L.T. MAX, offrono un volume di luce non focalizzata 2 volte maggiore§ per rallentare più efficacemente l’allungamento assiale.‡
H.A.L.T.: Highly Aspherical Lenslet Target * Euromonitor International, Eyewear edizione 2026; Azienda Essilor International; vendite a valore secondo prezzo di vendita al dettaglio. † Maggiore potere si riferisce all’aumento della profondità del volume di luce defocalizzata davanti alla retina - il doppio rispetto alla prima generazione di lenti Essilor® Stellest®. Ciò non implica un raddoppio della potenza della lente, della potenza delle microlenti o dell’efficacia delle lenti. ‡Basato sui risultati a 12 mesi di uno studio clinico prospettico, randomizzato, in doppio cieco e con crossover controlaterale condotto a Singapore su 50 bambini. Raveendran, R.N., Ong, W.S., Wong, Y.L., Zhan, S.J., Lee, C.F., Lim, S.Y., Drobe, B., 2025. Effect of Increased Power and Asphericity of Highly Aspherical Lenslets on Myopia Control Efficacy: A Contralateral Crossover Study. Trans. Vis. Sci. Tech. 14(11):9. https://doi.org/10.1167/tvst.14.11.9. § Le lenti Essilor® Stellest® creano un volume di luce defocalizzata di fronte alla retina, che genera lo stimolo che rallenta l’allungamento del bulbo oculare legato alla miopia. Questo stimolo è due volte più potente nelle lenti Essilor® Stellest® 2.0 rispetto alla prima generazione di lenti Essilor® Stellest®. Ciò non implica un raddoppio della potenza della lente, della potenza delle microlenti o dell’efficacia delle lenti. © Essilor International – Luglio 2025. Essilor® e Stellest® sono marchi registrati di Essilor International. evolving vision
NOVITÀ | Scopri le nuove lenti Essilor® Stellest® 2.0 disponibili dal 3 Marzo 2026


campagna per il prossimo Mido
Nel 2027 benvenuti a Eyewearland
Contestualmente alla chiusura dell’edizione 2026, Mido ha lanciato la sua nuova campagna di comunicazione che rivela la nascita di Eyewearland, «un mondo surreale sospeso tra realtà e immaginazione, un racconto visivo che trasforma l’universo dell’eyewear in un territorio straordinario, in cui lo sguardo non è solo strumento di osservazione, ma chiave di accesso a infinite possibilità – spiegano gli organizzatoriEyewearland è Mido: l’unico luogo al mondo dove, per tre giorni, tutta la filiera e tutte le anime del settore si incontrano in un unico spazio fisico e culturale. Una “terra” in cui design, tecnologia, moda, sostenibilità e business parlano la stessa lingua». In vista dell’edizione 2027 della manifestazione, in programma dal 6 all'8 febbraio sempre presso i padiglioni di Fieramilano Rho, Welcome to Eyewearland non è quindi solo un invito a visitare una fiera, ma l’ingresso in un universo immersivo dedicato all’occhialeria, dove si scoprono tendenze, si creano relazioni e si costruisce il futuro del settore.
«Eyewearland è abitato da figure enigmatiche che portano sul volto elementi naturali: presenze leggere e sorprendenti che evocano gli occhiali in modo poetico e inaspettato, senza mai rappresentarli letteralmente –proseguono da Mido - Si tratta di un concept aperto e destinato a crescere nel tempo. Un territorio narrativo che nei prossimi anni potrà evolvere in nuove storie e mondi immaginari, dando vita a infiniti paesaggi da esplorare».
Le immagini sono realizzate dall’artista digitale Stella Stolkert, la direzione creativa è del designer e artista Max Galli, in collaborazione con Mixer Group.








a cura della redazione
La presidente Lorraine Berton ha tracciato un quadro dell’anno passato e una previsione per il 2026: pesano ancora i dazi statunitensi, ma si vedono spiragli in nuovi mercati e l’industria dell’occhialeria italiana resiste grazie soprattutto a un distretto che continua a essere una comunità tra grandi e piccole aziende
Un 2025 difficile, ma non negativo. E un 2026 all’insegna più che dell’ottimismo, soprattutto della resilienza. Con un grande bisogno di stabilità, che in passato riguardava soprattutto la politica interna, mentre oggi vale in particolare a livello internazionale. «Non abbiamo tanto timore della competizione tra aziende, quanto di ciò che succede al di fuori del sistema imprenditoriale», ha affermato Lorraine Berton durante la conferenza stampa di presentazione dell’ultima edizione di Mido, tenutasi a Milano a fine gennaio, in cui ha spiegato come l’anno appena trascorso avrebbe potuto trasformarsi in una vera e propria catastrofe, non per un cambiamento del mercato, ma per una “follia politica”. «Di fronte all’introduzione dei dazi statunitensi le aziende dell’occhialeria hanno reagito mettendo in discussione i propri margini, rivedendo i business plan e anticipando le consegne prima del 6 luglio, data di entrata in



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vigore delle nuove misure, senza sapere cosa sarebbe accaduto successivamente. Fortunatamente anche i distributori statunitensi ci sono venuti incontro», ha detto ancora la presidente di Anfao e di Mido, ricordando il calo dell’export verso il primo mercato dell’eyewear italiano, gli Usa appunto, pari al 34% tra gennaio e ottobre 2025 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con conseguente perdita di quota di mercato, scesa dal 22% al 15%.
Guardando al 2026, Berton ha sottolineato come il settore si trovi ancora in mezzo a uno tsunami, ma ha espresso fiducia a partire da dopo la primavera. «I nuovi accordi internazionali con Mercosur e India aprono prospettive interessanti anche per le piccole e medie imprese. Tuttavia non esistono veri e propri mercati emergenti, perché l’occhiale made in Italy è già presente in tutti i mercati», ha affermato la presidente di Mido, ricordando l’importanza del “cuore” del sistema, Anfao, grazie ai suoi funzionari, alle aziende che vi fanno parte e al Cadore. «È un distretto in cui le imprese si parlano, si contaminano e quindi si aiutano: una vera e propria comunità, fatta di grandi e piccole realtà, che crea una rete importante»,
ha sottolineato Berton.


Il preconsuntivo relativo all'ultimo esercizio dell'export di eyewear italiano sui principali mercati di riferimento
Se l’export nel 2025 ha fatto segnare alti e bassi, tra Stati Uniti ed Europa, il mercato interno, alla luce dei dati NIQ GfK, «ha mostrato una complessiva tenuta, confermandosi un elemento di stabilizzazione per il settore in un contesto internazionale più complesso», spiegano in Anfao. Il sell out ha raggiunto un valore di circa 3,1 miliardi di euro, con una crescita del 2% a valore tra gennaio e ottobre rispetto allo stesso periodo del 2024, con l’oftalmica che si conferma centrale, rappresentando oltre il 50% del valore complessivo del canale ottico nazionale. «Le vendite di lenti hanno mostrato una crescita positiva, pur con un rallentamento nel bimestre settembre-ottobre, a fronte di una maggiore attenzione al prezzo da parte del consumatore: in particolare, le progressive registrano un incremento sia a volume sia a valore, mentre le monofocali evidenziano una dinamica più contenuta, con una riduzione del prezzo medio - precisano dall’associazione delle
imprese italiane di occhiali e lenti oftalmiche - In generale, il preconsuntivo 2025 è previsto in linea con questa tendenza, sostenuta dalla domanda legata al vista, che continua a rappresentare un driver strutturale per il settore dell’occhialeria».
Durante la conferenza stampa Massimo Barberis, vicepresidente di Anfao e alla guida del Gruppo Lenti dell’associazione, ha ricordato come lo scorso anno il business dell’oftalmica in Italia abbia registrato una leggera crescita, nonostante una generale contrazione dei consumi. «Un elemento determinante è rappresentato dal tasso di rotazione dell’occhiale: se i consumatori ritardano l’acquisto successivo, è inevitabile un lieve calo dei volumi, che può essere accompagnato però da un incremento del valore - ha detto Barberis - Ed è quanto è successo nel 2025 sul canale ottico nazionale, andando quindi a incidere sia sul segmento oftalmico sia su quello delle montature da vista».



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Come destare desiderio e interesse attorno alle montature, alle lenti oftalmiche e alle lac, rendendo i prodotti irresistibili? Un momento di condivisione street in fiera con addetti ai lavori e buyer, per comunicare sia online sia offline con più umanità, emozione ed energia contagiosa
Nel linguaggio dei giovani la parola “hype” rappresenta l’entusiasmo travolgente, l’attesa frizzante e la curiosità che esplode attorno a un evento o a un prodotto come videogiochi, film, smartphone o persino una persona. In un mondo saturato di social media e marketing accattivante, l’hype è considerato un potente motore di desiderio e partecipazione.
Hype significa anche “montatura”, ma il riferimento non è ovviamente agli occhiali, bensì a qualcosa che viene montato, gonfiato in modo strategico per creare interesse. E se la creatività può avere origine anche solo da una parola, diventa riconducibile la scintilla che ha guidato al progetto editoriale Mido Hype, sulle pagine cartacee e social di questa testata, realizzato durante la più importante fiera internazionale di settore. Il format nasce proprio da questa curiosa associazione di idee.
Anche nel mondo dell’ottica, affollato di brand eyewear, aziende oftalmiche, marchi di lenti a contatto o realtà che producono strumenti innovativi con cui performare nei percorsi di personalizzazione, una spin-

Ideatrice del format “Guardaroba Occhiali”, è Eyewear Image Consultant, esperta di tendenze e trainer internazionale per aziende e imprenditori dell’ottica

ta di comunicazione, talvolta esagerata, può rendere un prodotto irresistibile. Vale anche per le persone, o meglio per gli addetti ai lavori, come ottici optometristi, consulenti, formatori ed estimatori dell’eyewear che ogni giorno hanno necessità di ispirare il mercato, catturare consensi e far valere la propria unicità.
Per poter comprendere il fenomeno hype, basta immaginare una bolla di eccitazione che cresce via via, alimentata da passaparola e risonanza sui social media (in gergo “buzz”), che può talvolta trasformarsi addirittura in fenomeno virale e creare un irrefrenabile senso di urgenza. È un po’ quello che accade ogni anno quando si avvicina Mido: diventa un fenomeno culturale e virale in grado di generare senso di appartenenza.
Se guardiamo all’universo della moda, l’hype esplode in tutta la sua potenza, diventa attesa febbrile, clamore e desiderio intorno a prodotti esclusivi, edizioni limitate e collaborazioni strabilianti tra brand. Sneaker e streetwear diventano, ad esempio, oggetti di culto, e la ricerca spasmodica dell’ultimo articolo desiderato dà vita a una vera e propria cultura.
Formatore azienda oftalmica
«Vivi appieno la tua visione!»
Sempre di più si parla di esperienza visiva, percezione visiva ed emozionale

Gli occhiali sono anche un accessorio, un’espressione di stile e personalità, non solo un ausilio visivo, e negli ultimi anni, con l’affermarsi dei canali social e delle piattaforme presidiate da influencer che promuovono e creano desiderio, usando anche la leva dell’hype, gli ottici “subiscono” spesso richieste consumer precise, legate a uno specifico modello di un brand o simile.
Gli “hypebeast” sono pronti a fare la fila per ore e a sborsare cifre da capogiro per assicurarsi il pezzo da collezione. Instagram e TikTok sono i palcoscenici ideali per amplificare l’hype. Influencer e celebrità fanno da megafono, rendendo ogni lancio un evento da non perdere. I marchi lo utilizzano come leva strategica per mantenere la loro rilevanza. Creano una connessione profonda con il pubblico, sfruttando l’arte della narrazione digitale e le esperienze più coinvolgenti.
È stato davvero sfidante coinvolgere aziende, rappresentanti, ottici e amanti degli occhiali per fare hype a Mido 2026. Questo momento di intrattenimento e di condivisione street in fiera ha anche rivelato la necessità per brand, professionisti della filiera e appassionati eyewear di entrare nella parte con più umanità, emozione ed energia contagiosa, sia per comunicare online sia offline.

Direttrice marketing e comunicazione eyewear «Drinking a cocktail with sunglasses» Il punto di partenza? L’occasione ideale in cui indossare una montatura

Ambassador lac «Hai mai indossato l’acqua?»
Quando le lenti a contatto contengono il liquido più prezioso al mondo

Ottico esperto di montature di lusso e di design
«Il lusso e via!»
Il modello di occhiali di una casa automobilistica può… far viaggiare veloci


Marketing specialist eyewear «Unique bakery for unique people!»
Una palette di colori che si ispira alla pasticceria ingolosisce
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Product specialist azienda oftalmica «Faster, stronger for longer!»
Più di un claim per una lente fotocromatica
Agente eyewear
«La valigia pesante che contiene la leggerezza!»
Entrare nel centro ottico con una couvette… magica



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«Mido? Innovazione, creatività, diversità»
Un’esperienza meravigliosa per chi vuole tornare a casa con una nuova visione
Appassionato di moda per la prima volta a Mido
«È bello vedere culture e design che si mixano tra loro!»
In una frase l’essenza della più grande fiera di eyewear al mondo

Imprenditore eyewear
«Conoscete la pasta, conoscete la Ferrari?»
Per un occhiale personalizzato made in Italy è appealing far riferimento alle eccellenze del nostro paese
di Nico Caradonna
Anche con la diffusione di tecnologie come l’intelligenza artificiale probabilmente la scomparsa della professione non avverrà mai, ma si verificherà la nascita di una figura diversa, alleggerita degli aspetti maggiormente ripetitivi del lavoro e più focalizzata sulla consulenza e le relazioni
Ogni volta che prende piede una nuova tecnologia, si ripropone la stessa domanda: quali professioni spariranno? L’arrivo dell’intelligenza artificiale generativa ha riacceso il dibattito, alimentato anche da una recente ricerca di Microsoft pubblicata su arXiv, archivio ad accesso aperto di articoli scientifici prima della loro pubblicazione: ha analizzato migliaia di interazioni con sistemi di AI per capire quali attività lavorative siano più facilmente supportate o automatizzate.
Il punto, però, non è fare la lista dei “mestieri condannati”. L’indagine non dice che le professioni spariranno in blocco, ma che alcune attività sono più esposte di altre. È una differenza sostanziale. La storia, infatti, insegna che la tecnologia raramente cancella interi lavori, semmai li trasforma: cambia il modo in cui si opera, sposta il valore, ridefinisce le competenze centrali e sviluppa nuovi ruoli.
Nel mondo dell’ottica questa distinzione è fondamentale. Se guardiamo alle componenti più amministrative o comunicative della professione, ad esempio la gestione delle mail, la creazione di contenuti per i social, le spiegazioni standard su prodotti e trattamenti o l’organizzazione degli appuntamenti, l’intelligenza artificiale può già oggi offrire un supporto concreto. È in grado di velocizzare processi e di aiutare nella produzione di materiali informativi chiari e personalizzati per il centro ottico.

Tuttavia, la professione non è solo questo: vive nella relazione con i clienti e nell’attività manuale, che resta importantissima: la capacità di interpretare le esigenze visive di una persona e di adattare una montatura al volto con precisione millimetrica ne sono un chiaro esempio. Lo stesso discorso vale ancora di più per la realizzazione di una lente a contatto su misura. Tutto ciò non si trasferisce in una chat.
Quanto più la tecnologia si diffonde, tanto più aumenta il “valore” del professionista capace di utilizzarla senza esserne sostituito. Un cliente che arriva in negozio dopo aver letto informazioni online o dopo aver usato strumenti digitali è spesso più consapevole, più coinvolto: non cerca solo un prodotto ma una guida, una personalizzazione reale.
In questo scenario l’AI non rappresenta la fine dell’ottico. Semmai è un acceleratore. Può alleggerire le attività ripetitive e lasciare più spazio a quelle ad alto valore umano. Può aiutare a comunicare meglio e a essere più precisi.
La domanda da porsi, allora, non è se l’ottico sparirà, ma che tipo di ottico emergerà: un professionista che integra strumenti intelligenti nel proprio lavoro quotidiano senza perdere identità e competenza diventerà un ottico “aumentato” e mai sostituito dalla tecnologia.




di Marco Brugnola

Una domanda aleggiava tra i padiglioni di Mido 2026: quando questi device sostituiranno gli smartphone? Nel frattempo il professionista della visione deve diventare padrone della loro tecnologia, costruendosi una cultura a riguardo e posizionandosi sul mercato per non perdere un’occasione di business, che potrebbe rappresentare il futuro del mercato
Nel 2026 gli smart glasses non possono ancora definirsi un prodotto maturo. Generalmente l’autonomia resta limitata, l’ergonomia è in evoluzione, l’accettabilità sociale di utilizzo appare fragile e l’ecosistema software non ha ancora raggiunto la stabilità degli smartphone. Questi ultimi hanno la possibilità di venire sostituiti dai dispositivi wearable? Le aziende produttrici si sono affrettate a precisare che i loro device non rimpiazzeranno, bensì integreranno le funzioni degli smartphone, analogamente a quanto il cellulare ha fatto con il computer. Ma una cosa è certa: tutti ormai parlano di smart glasses. La maturità, infatti, non coincide con la perfezione tecnica, ma con la capacità di una tecnologia di occupare uno spazio culturale che oggi si sta progressivamente riempiendo. Con i Ray-Ban Meta di seconda generazione, ad esempio, non si vuole vendere un dispositivo, bensì l’idea di “portare l’AI nel mondo reale”, come dichiarato nelle presentazioni ufficiali del prodotto. Xreal racconta un futuro in cui lo schermo scompare e l’informazione si sovrappone all’ambiente circostante. Vuzix insiste sulla produttività aumentata e sulle mani libere. Sono narrazioni diverse, ma conver-
gono su un messaggio potente: gli occhiali diventeranno l’interfaccia naturale tra persona e digitale. Ancora una volta il consumatore non compra un oggetto, ma un significato. E quando il racconto è così forte, il prodotto può anche essere acerbo: la percezione di inevitabilità è già matura.
Per questo il retail ottico non può limitarsi a osservare. Se tale maturità è nello storytelling, chi lo controlla, controlla il mercato. E oggi la narrazione è interamente gestita dalle big tech. Se gli smart glasses non rimpiazzeranno lo smartphone nel breve periodo, inizieranno però a sostituirne alcune funzioni: foto rapide, messaggi vocali, navigazione, assistenza AI contestuale, con settori come il gaming e il fitness in pole position. Gli occhiali hanno due vantaggi strutturali che nessun altro dispositivo possiede: sono nella linea di sguardo e liberano le mani. È per questo che gli analisti di IDC e CCS Insight, società di analisi e ricerche di mercato, specializzate soprattutto in tecnologia e telecomunicazioni, nei report pubblicati nel 2025 descrivono una traiettoria evolutiva che non parla di rimpiazzo, ma di convergenza.
Oggi, nel 2026, gli smart glasses sono ancora ac-


cessori intelligenti, dipendenti dal telefono. Domani diventeranno interfacce AI sempre attive, capaci di interpretare il contesto. In seguito potrebbero divenire lo schermo principale in alcuni scenari, come la mobilità, il lavoro tecnico o la creator economy. Nel lungo termine, se autonomia, privacy e accettabilità sociale convergeranno, potrebbero persino diventare il dispositivo primario. Non è fantascienza: è lo stesso percorso compiuto dagli smartwatch, che non hanno sostituito il cellulare ma ne hanno ridefinito l’uso.
La differenza, però, è che gli occhiali sono già territorio dell’ottico. E ciò cambia tutto per il retail. Se la maturità sta nella narrazione, allora la priorità del professionista non è vendere smart glasses, ma presidiare il significato di questa tecnologia. Il primo passo è costruire una cultura tecnologica minima ma solida. Non serve diventare ingegneri: occorre comprendere cosa fanno davvero gli smart glasses, quali limiti hanno, come interagiscono con la visione e quali implicazioni comportano per postura, distanza di lavoro e affaticamento visivo. La letteratura scientifica pubblicata tra il 2023 e il 2025 su riviste come Applied Ergonomics e Optometry and Vision Science mostra che la realtà aumentata può alterare la percezione della profondità e la coordinazione occhio-mano, con effetti diretti sul comfort visivo. Questa non è tecnologia, bensì un importante aspetto professionale.
Il secondo passo è interpretare. Il cliente non chiederà quale modello acquistare, ma se gli smart glasses gli servono davvero. La risposta necessita di un metodo: analisi delle abitudini digitali, valutazione dei

contesti d’uso, sensibilità ai temi di privacy introdotti dall’AI Act europeo del 2025, attenzione alla durata di esposizione e al comfort visivo. L’ottico non vende un gadget: interpreta un bisogno.
Il terzo passo è posizionarsi. Oggi la narrazione è nelle mani delle aziende tecnologiche, che raccontano gli smart glasses come strumenti di libertà, creatività e produttività. Ma questo racconto non è neutrale: orienta le aspettative del cliente e definisce il ruolo del professionista. Se l’ottico non presidia la narrazione, la subisce. Per non perdere autorevolezza, il retail deve produrre contenuti educativi chiari e indipendenti, stabilire criteri per valutare gli smart glasses e collaborare con le aziende senza diventare un megafono del marketing. A differenza di quanto successo nel recente passato con le soluzioni anti-luce blu. Altrimenti il cliente arriverà in negozio con idee già formate e l’ottico sarà costretto a reagire, non a guidare. In altre parole, la percezione del valore sarà definita da altri e come conseguenza la professione perderà autorevolezza narrativa.
Gli smart glasses non sono ancora totalmente pronti, ma il loro storytelling sì. E quando una tecnologia diventa narrativa prima che tecnica, chi la racconta ne determina il significato. Perciò la domanda non è quando esploderà il mercato, ma chi guiderà il cambiamento. Se gli occhiali diventano tecnologia, l’ottico deve diventare interprete di questa tecnologia. Non per moda, ma per ruolo. Non per vendere un prodotto, ma per difendere la centralità della professione.

«Gli occhiali hanno due vantaggi strutturali che nessun altro dispositivo possiede: sono nella linea di sguardo e liberano le mani. Non necessariamente andranno a sostituire smartphone e smartwatch, ma ne integreranno le funzioni»

MyPremium è una lente progressiva personalizzata, calcolata singolarmente per ciascun portatore tenendo conto dei diversi stili di vita.
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di Danilo Mazzacane

L’attività motoria favorisce uno stile di vita sano e contribuisce anche al mantenimento della funzionalità visiva. Tuttavia, accanto ai benefici, la pratica sportiva comporta rischi specifici che non possono essere ignorati, in particolare per gli occhi: un altro ambito in cui è auspicabile una sempre maggiore collaborazione tra oculisti e ottici
Già quasi duemila anni fa Giovenale scriveva: “Mens sana in corpore sano”, sottolineando come benessere fisico e salute mentale siano dimensioni inscindibili. Storicamente lo sport è stato analizzato soprattutto in relazione ai suoi effetti protettivi sulla salute generale, compresa quella visiva, mentre minore attenzione è stata riservata alle conseguenze traumatiche. La ricerca epidemiologica sulle lesioni sportive, soprattutto sui traumi oculari, procede lentamente: la difficoltà di raccogliere dati sanitari omogenei e di quantificare con precisione l’esposizione al rischio nelle diverse discipline rappresenta ancora un limite rilevante. In Italia, in particolare, manca una conoscenza epidemiologica completa sulla reale incidenza e varietà dei traumi sportivi.
Eppure dati affidabili consentirebbero di identificare le cause delle lesioni, descriverne con accuratezza il quadro clinico, valutare l’efficacia delle misure preventive e definire le tendenze in relazione alle singole discipline. I traumi oculari sportivi sono tutt’altro che rari: ogni anno nel nostro paese si registrano circa 40 mila eventi di questo tipo, circa il 30% dei quali è correlato alla pratica sportiva. Di questi, quasi il 40% comporta una perdita significativa dell’acuità visiva. Tre casi su quattro interessano soggetti giovani di sesso maschile e, aspetto particolarmente rilevante, in nove episodi
su dieci il danno permanente sarebbe potenzialmente prevenibile. Inoltre i bambini, soprattutto durante il gioco, rappresentano una popolazione particolarmente vulnerabile.
La classificazione delle discipline in base ai pericoli per gli occhi
Non tutte le discipline hanno lo stesso grado di pericolosità per gli occhi. Le più rischiose sono quelle che prevedono un contatto tra gli atleti, sia di squadra (calcio, basket, rugby, hockey) sia individuali (pugilato, arti marziali), e quelle che prevedono l’utilizzo di attrezzi di gioco (mazze, palle) che per forma, dimensioni, compattezza e velocità posso ledere l’apparato visivo. I medici sportivi dividono le varie discipline in tre gruppi: a rischio elevato, come pugilato e arti marziali; a rischio medio, quali tennis, baseball, hockey, calcio, rugby; e a rischio modesto: nuoto, ciclismo, ginnastica, pattinaggio, equitazione.
Oltre alle attività oggettivamente più traumatiche, ce ne sono altre che, per quanto apparentemente più innocue, comportano repentine accelerazioni o decelerazioni (tuffi, paracadutismo, jumping), che possono causare importanti lesioni oculari (vitreo, retina). Altresì alcuni sport definiti “tranquilli”, come il golf o la pesca, possono essere causa di fratture oculari (maz-





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In occasione del lancio sul mercato italiano di MyDay MiSight 1 day, la lente a contatto monouso a ricambio giornaliero per il controllo della progressione miopica, CooperVision ha organizzato un confronto che ha visto protagonisti medici oculisti e ottici optometristi sulla “miopidemia”. Gli esperti hanno sottolineato l'importanza di un intervento precoce, di strategie comportamentali e dell'uso di soluzioni ottiche avanzate.
Miopidemia e precocità: i fattori di rischio La miopia è una epidemia globale con insorgenza sempre più precoce, verso i 5-6 anni. I bambini che diventano miopi prima presentano maggiori fattori di rischio di sviluppare patologie oculari gravi
Paolo Nucci, oftalmologo e docente universitario «La miopia è una pandemia in atto, la quale si riflette anche nella precocità della manifestazione di tale difetto visivo, che oggi si presenta già a 5-6 anni rispetto agli 11-12 del passato. Il problema è da ricercarsi nell’incremento delle attività svolte a distanze ravvicinate, dato dall’uso massiccio di dispositivi digitali sin dalla tenera età. Tant’è che nel 2016 è stato pubblicato
un articolo molto importante che parla proprio della global epidemiology di questo difetto refrattivo, in cui si prevede che nel 2050 avremo il 50% della popolazione miope1 »
Premiopia e intervento precoce La "pre-miopia" (bassa ipermetropia in età prescolare) è un indicatore di alto rischio. È cruciale intervenire precocemente con strategie comportamentali e, se necessario, trattamenti che, seppur con effetti annuali modesti, hanno un impatto cumulativo significativo
Massimiliano Serafino, oftalmologo e ricercatore «C'è un fenomeno che emerge nella letteratura attuale: si tratta della pre-miopia, una condizione in cui nel soggetto non si manifesta refrattivamente la miopia, ma indicatori tali da poter affermare che sia più a rischio di insorgenza del difetto visivo. Un tempo, infatti, un range di ipermetropia dalle 4 alle 5 diottrie sotto i 2 anni di età era considerato fisiologico, oggi tale condizione è meno diffusa. Significa che, con alta probabilità, una modifica ambientale ha portato questi bambini a lavorare in ipermetropie poco rilevanti, di 1-3 diottrie, molto al di sotto della media, che tuttavia segnala una forte

predisposizione a diventare miope nel tempo. Inoltre, se in famiglia uno o entrambi i genitori sono miopi, quasi sicuramente il figlio evolverà verso quel tipo di difetto.»
Strumenti di diagnosi e trattamento La misurazione della lunghezza assiale è un parametro fondamentale per il monitoraggio, affiancato all'esame in cicloplegia
Paolo Nucci «La misurazione della lunghezza assiale è il vero elemento per capire la progressione del difetto. Tuttavia non significa che la cicloplegia non sia un esame fondamentale e obbligatorio. È però certo che nella valutazione di un bambino e nella definizione dell’algoritmo della sua progressione miopica, la lunghezza assiale è ciò che noi oggi consideriamo il parametro di riferimento. I trattamenti ottici moderni (lenti a contatto e occhiali) utilizzano principi come il defocus periferico e la modulazione del contrasto per rallentare il peggioramento del difetto visivo».
Fattori di rischio I fattori ambientali giocano un ruolo chiave. L'uso compulsivo di dispositivi digitali (near work, con gratificazione visiva massima) e la mancanza di attività all'aperto sono determinanti. Si raccomandano almeno due ore al giorno all'esterno come prevenzione Aldo Vagge, oculista e docente universitario «Sicuramente l'aspetto genetico ha un ruolo impattante, generando un rischio fino a 6-7 volte maggiore di sviluppare la miopia rispetto al resto della popolazione. Esiste un ulteriore fattore ambientale, con effetti sul sistema visivo: si tratta del near work, ossia l'attività da vicino entro 30 centimetri, che prevede l’uso di un device tra cui i videogiochi, la cui gratificazione visiva è istantanea. Ecco perché nella nostra pratica clinica consigliamo alle famiglie, come prevenzione primaria, di non far superare ai propri figli le due ore di attività ravvicinata, oltre gli impegni scolastici. Il secondo fattore di rischio è rappresentato dalla riduzione delle attività all'esterno, le outdoor activities: 11 ore a settimana all’aria aperta possono ridurre il rischio del 54%. Si è infatti visto che le radiazioni ultraviolette hanno un'azione benevola sull'occhio, poiché stimolano le cellule retiniche a produrre dopamina, che agisce a livello della sclera».
Sicurezza delle lenti a contatto Le lenti a contatto, specialmente le monouso in silicone idrogel, sono considerate un'opzione sicura ed efficace per i bambini, eliminando i rischi legati alla
manutenzione. L'educazione precoce a un uso corretto è fondamentale Giancarlo Montani, docente, ottico optometrista e ricercatore «La lente a contatto è in grado di assecondare lo stile di vita. Chiediamo ai bambini di stare all'aria aperta ed è perciò importante far indossare loro una correzione che possa portare avanti l'efficacia del trattamento. Bisogna però insegnare loro le buone regole di comportamento: è il medico oculista il primo a dover informare quali sono i rischi, i pericoli nel caso in cui non vengano seguite le procedure di gestione. La sicurezza di questi dispositivi visivi è sicuramente offerta dal silicone idrogel, che conferisce alle lenti a contatto alta permeabilità e alta trasmissibilità. Rispettando le regole di buon comportamento, il porto giornaliero è sicuramente il più sicuro, perché non a rischio di contaminazione in caso di inosservanza delle indicazioni per la conservazione».
Paolo Nucci «I bambini sono i candidati ideali per l'uso precoce di lenti a contatto. La loro lacrima è più nutriente, ossigenante e ricca di lipidi, garantendo una migliore tollerabilità. Inoltre, l'approccio precoce alla lente a contatto è vantaggioso perché permette di insegnare e consolidare le corrette regole di igiene e gestione, proprio come imparare a lavarsi i denti da piccoli. Un bambino che impara presto a gestire le lenti a contatto sarà più diligente di un adolescente che inizia più tardi».
Collaborazione professionale È fondamentale una stretta collaborazione tra oculisti, ottici optometristi e pediatri. Un approccio basato su un progetto di gestione condiviso, dialogo e rispetto dei ruoli è la chiave per superare la diffidenza, applicare pratiche basate sull'evidenza e garantire la migliore assistenza al bambino miope Sigfrido Perfetto, ottico optometrista «La collaborazione tra figure professionali nell’ambito della gestione miopica è fondamentale. Il nostro lavoro come centro ottico nasce da un'esperienza concreta, fatta ogni giorno con le famiglie, con i bambini, con i professionisti. Nel percorso ideale, la prima valutazione è appannaggio del medico oculista che invia presso il centro ottico il bambino con miopia per accompagnare la famiglia, spiegando loro il progetto con l’obiettivo di far sentire il nostro supporto. Ciò crea empatia, ma soprattutto fiducia perché sentono che da parte dell'ottico optometrista c’è la volontà di intraprendere la stessa linea che ha indicato il medico, con il quale viene così instaurato un rapporto importante, nel rispetto dei ruoli.»
di Angelo Magri
Presso lo stand del gruppo oftalmico all’ultimo Mido spiccava la piattaforma dedicata all’innovazione, illustrata anche in una conferenza stampa alla presenza dei vertici globali, insieme alle altre novità per il 2026 e all’annuncio del lancio di MiyoSmart

Da sinistra, John Goltermann Lassen e Rainer Burkard, rispettivamente ceo global e chief marketing officer di Hoya Vision Care, Maurizio Veroli, amministratore delegato di Hoya Vision Care Italia, e il giornalista scientifico Gianluca Dotti alla conferenza stampa tenutasi a fine gennaio durante il salone milanese
Il 31 gennaio scorso a Mido, presso lo spazio The Vision Stage, Hoya Vision Care ha riunito giornalisti, partner e professionisti della vista e della visione per una conferenza stampa dedicata alle innovazioni del 2026 e all’annuncio di MiyoSmart iQ, disponibile in Europa da aprile. Durante l’incontro i suoi vertici globali e italiani hanno ribadito l'obiettivo societario: migliorare la vita attraverso la visione, la nuova mission proposta insieme alla nuova identità di gruppo presentata a Mido 2026, che vuole unire innovazione consapevole, cura per i dettagli e dedizione al benessere delle persone, considerati i tre pilastri strategici a livello mondiale.
Nel suo intervento il ceo global John Goltermann Lassen ha evidenziato due aspetti chiave che stanno trasformando il panorama del benessere visivo: la crescita esponenziale della miopia nei bambini e negli adolescenti e l’aumento della presbiopia legato all’invecchiamento della popolazione. «Fenomeni che richiedono soluzioni visive basate su evidenze scientifiche e su una collaborazione più stretta fra industria e professionisti della vista e della visione», ha detto Goltermann Lassen.
Il chief marketing officer, Rainer Burkard, ha quindi
presentato il Sensei Innovation Center, una piattaforma che «crea un ponte tra ricerca, progettazione e vita quotidiana, permettendo ai professionisti di scoprire e sperimentare in prima persona le ultime innovazioni e il loro impatto concreto nell’attività di tutti i giorni». Il centro, con sede principale a Tokyo, ha debuttato al salone milanese e sarà attivo per tutto l’anno con una presenza itinerante internazionale.
Un focus specifico è stato dedicato al nostro paese. Maurizio Veroli, amministratore delegato di Hoya Vision Care Italia, ha richiamato l’attenzione sui dati relativi alla miopia sul territorio nazionale: oltre 2 milioni di giovani tra i 5 e i 19 anni sono già miopi e circa 1,7 milioni presentano una miopia in progressione, con il rischio di svilupparne una elevata in età adulta se non adeguatamente gestiti. «Attualmente il 10% dei giovani con miopia in evoluzione è seguito attraverso un percorso specifico: un risultato significativo che evidenzia, al tempo stesso, quanto resti ancora da fare per intercettare l’intera popolazione pediatrica che necessita di supporto clinico e ottico dedicati», ha affermato Veroli.
«Il 2026 rappresenta un anno rilevante anche per la visione adulta, in particolare per i presbiti, che in Italia superano la metà della popolazione - ha aggiunto Veroli - Introdurremo Hoyalux iD MySense, la prima progressiva basata sulla Intelligenza Visiva Sensoriale, che integra parametri individuali come comportamento visivo dinamico, postura e percezione dello sfocamento». Secondo un’analisi realizzata dall’azienda, il 92% dei portatori si adatta alla lente in soli 10-15 minuti, offrendo un comfort immediato.
Parallelamente è stata presentata Sensity 3, la nuova generazione di fotocromatiche Hoya caratterizzata da una velocità di schiarimento quasi doppia rispetto alla versione precedente, da una maggiore stabilità cromatica nel tempo e da una migliore resistenza all’usura quotidiana.
È poi previsto l’aggiornamento del programma Hoya Center 2026, focalizzato su formazione e visibilità del centro ottico, oltre alle prossime edizioni di Hoya Faculty, in presenza e online, che permetteranno ai professionisti di aggiornarsi su novità, tendenze e tecniche di comunicazione. Infine, sta per partire “Fai Felici i Tuoi Occhi”, la nuova campagna multisoggetto rivolta al consumatore, con investimenti sia a livello nazionale sia locale, per invitare il pubblico a rivolgersi agli Hoya Center.
«Inoltre lanceremo la Seiko World Collection, una gamma di lenti completamente rinnovata, progettata per elevare il comfort visivo e migliorare estetica e precisione ottica in tutte le categorie del portfolio: grazie a tecnologie ottiche evolute, a una maggiore coerenza
MiyoSmart iQ:
l’obiettivo è l’azzeramento della progressione media della miopia
Al 41° Congresso dell’Asia-Pacific Academy of Ophthalmology-APAO, che si è tenuto a Hong Kong dal 5 all’8 febbraio scorsi, l’azienda oftalmica ha presentato i dati clinici intermedi a 6 mesi di uno studio clinico randomizzato, controllato, in doppio cieco realizzato dal Politecnico universitario di Hong Kong, volto a valutare sicurezza ed efficacia di questa ultima versione delle sue lenti da vista per il controllo miopico.
Le MiyoSmart iQ integrano la comprovata tecnologia Defocus Incorporated Multiple Segments con il nuovo Triple Enhanced Design e sono destinate a bambini con progressione della miopia tra i 4 e i 12 anni. Secondo Natalia Vlasak, global head of medical and scientific affairs di Hoya Vision Care, questi sono i risultati più impressionanti ottenuti finora con lenti basate sulla tecnologia D.I.M.S. e ora l’attenzione si sposta oltre il semplice rallentamento della progressione miopica. «Grazie alle solide evidenze cliniche di MiyoSmart iQ entriamo in una nuova era della gestione della miopia, in cui l’assenza di progressione miopica media è finalmente possibile», dice Vlasak. Il messaggio è stato rilanciato anche da Maurizio Veroli, amministratore delegato della filiale italiana del gruppo oftalmico, alla conferenza stampa sulle novità 2026 della società, in occasione dell’ultimo Mido. Hoya Vision Care spiega che, a 6 mesi, i bambini dai 4 ai 12 anni che indossano le lenti da vista MiyoSmart iQ in media non hanno mostrato progressione miopica, con una crescita oculare minima. «Questi risultati si basano su dati intermedi e non devono essere interpretati come esiti a lungo termine», precisano dal gruppo con casa madre a Tokyo.
In Hoya Vision Care affermano che MiyoSmart iQ rappresenta un’evoluzione della tecnologia proprietaria D.I.M.S. grazie al Triple Enhanced Design, il quale introduce tre miglioramenti chiave per ottenere un’efficacia superiore rispetto alla precedente MiyoSmart. «In particolare, è prevista una zona centrale ridotta, con segmenti di defocus più vicini al centro della lente per attivare continuamente la retina centro-periferica, identificata come la regione più reattiva al defocus miopico; un potere di defocus più elevato, in grado di fornire un segnale di defocus miopico più forte; e una zona
di trattamento ampliata, con un numero maggiore di segmenti di defocus in periferia, per una copertura estesa del campo visivo periferico del bambino, anche con montature più ampie», precisano dal gruppo.
Secondo John Goltermann Lassen, ceo di Hoya Vision Care, con la miopia in aumento a livello globale MiyoSmart iQ «rappresenta il culmine di oltre dieci anni di innovazione e ricerca del gruppo dedicati a questa sfida: con D.I.M.S. TED abbiamo infatti sviluppato la nostra soluzione più evoluta per la gestione della miopia, elevando lo standard di cura nella visione dei giovani miopi e inaugurando una nuova era in cui la progressione media della miopia può essere azzerata - sottolinea Goltermann Lassen - Inoltre, bambini miopi e famiglie possono contare su lenti progettate anche per essere esteticamente gradevoli, poiché MiyoSmart iQ ha l’aspetto di normali lenti monofocali. Tale innovazione riflette il nostro impegno nel proteggere la salute visiva dei bambini e nel fornire ai professionisti della vista e della visione basi scientifiche solide per il miglior trattamento pediatrico possibile».
MiyoSmart iQ è attualmente disponibile nelle principali strutture oculistiche della Cina: la distribuzione in Europa inizierà a partire da aprile 2026 e sarà commercializzata insieme alla già note MiyoSmart, di cui, «dal lancio nel 2018, oltre 13 milioni di lenti sono state acquistate da genitori in più di 50 paesi», ricordano dalla multinazionale.

Un’immagine di MiyoSmart iQ
tra le diverse tipologie di lenti e a una struttura più semplice e intuitiva, la collezione offre una proposta completa e in linea con le esigenze visive e lo stile di vita dei consumatori di oggi, rafforzando l’identità del brand Seiko e offrendo un’esperienza premium sia agli ottici optometristi sia ai portatori», ha detto Veroli.
All’interno delle attività strategiche per il 2026 il gruppo ha confermato anche la continuità della partnership globale con Nidek per la strumentazione oftalmica, attiva da tre anni, che si è recentemente rinnovata con lo sviluppo di innovazioni congiunte di ricerca e sviluppo. «Questa collaborazione rientra nella visione di Hoya di supportare gli ottici optometristi non solo attraverso le lenti, ma anche attraverso tecnologie e strumenti che elevano l’esperienza nel centro ottico», è stato ricordato alla conferenza di fine gennaio.

Una fase dell'appuntamento organizzato dall'azienda oftalmica presso The Vision Stage a Mido 2026, che ha coinvolto giornalisti, partner e professionisti della vista e della visione


CERCHI LENTI IDEALI
PER LA VITA DI TUTTI I GIORNI?
Le lenti ultrasottili Seiko sono pensate per offrirti leggerezza e sottigliezza in ogni situazione.
di Francesca Tirozzi
Avere a disposizione presso il proprio punto vendita tutti gli strumenti che l’azienda oftalmica ha ideato in questi ultimi anni, offrendo un servizio completo, che va dal controllo della vista alla creazione di una montatura: è il progetto dedicato agli imprenditori indipendenti lanciato all’ultimo Mido
Non vuole parlare di prodotto Stefano Cazzola, direttore commerciale di Filab, ma di un vero e proprio progetto, da condividere con i centri ottici partner. Così si è presentata l’azienda oftalmica toscana a Mido 2026.
Cosa include il concetto di Centro Ottico del Futuro?
Il Centro Ottico del Futuro raggruppa tutte le attività che Filab ha sviluppato negli anni. Abbiamo lanciato Matrice, che consente la realizzazione delle lenti attraverso l’uso della realtà virtuale, Matrice Digital Train, una sorta di “coach” per supportare il professionista della visione nell’illustrare al portatore la soluzione oftalmica migliore attraverso un visore con il quale fargli fare un’esperienza immersiva per conoscerne i vantaggi, il funzionamento e le distanze di utilizzo, e HJTech, occhiali di design che continuano a mantenere le funzioni tradizionali con lenti da vista o da sole, mentre le aste si collegano al bluetooth del telefono e dialogano con l’utente, di cui curiamo in esclusiva la distribuzione nel nostro paese. L’obiettivo è consentire all'ottico di offrire un servizio completo alla propria clientela.
Come si concretizza tale concetto all’interno di un centro ottico?
Abbiamo presentato un’idea di moduli, ma è tutto ampiamente personalizzabile in base alle dimensioni del negozio del nostro partner. Non è detto che deb-
ba sposare l'intero pacchetto: potrebbe interessargli solo una o due delle nostre piattaforme. Noi offriamo una consulenza e poi l’imprenditore, in base alle sue esigenze e agli spazi disponibili, può adeguare il progetto. C'è grande flessibilità per adattarsi alle varie metrature, anche da parte del nostro fornitore, al quale ci siamo affidati per la realizzazione del concept.

Possiamo definirlo un corner del punto vendita?
E a chi è rivolto questo tipo di progetto?
Si può assolutamente parlare di corner. Tale progetto è rivolto a tutti i nostri partner: per chi è già un centro autorizzato Matrice si tratta di un'evoluzione naturale, mentre per i nuovi ottici interessati abbiamo personale dedicato che valuta la migliore realizzazione in base alle esigenze individuali.




«Si tratta di un corner rivolto a tutti i nostri partner: per chi è già un centro autorizzato Matrice rappresenta un'evoluzione naturale, mentre per i nuovi ottici interessati si valuta la migliore realizzazione in base alle loro esigenze e agli spazi disponibili»
Quali sono nel dettaglio le caratteristiche di questi moduli? Che tipo di studio è stato realizzato?
Ogni modulo ha una sua specificità e una sua argomentazione. Ad esempio, il modulo Matrice è studiato per integrare il visore e un monitor, permettendo di mostrare i test in negozio al consumatore finale. Quello per Matrice Digital Frame, dedicato alla montatura, è diviso in due parti e include una piattaforma regolabile in altezza per la scannerizzazione del volto. Il modulo HJTech è innovativo per la presentazione degli occhiali tecnologici, con spunti di comunicazione dedicati.
All’ingresso del corner è presente un catalogo digitale per l’utente in attesa: di cosa si tratta?
È una demo del nostro catalogo: permette al cliente di conoscere meglio i prodotti suggeriti per il suo difetto visivo, i materiali e i trattamenti. Si tratta di un concetto molto interessante perché consente al con-
sumatore di informarsi prima dell’acquisto e di farsi consigliare al meglio dal professionista della visione. Con il Centro Ottico del Futuro vogliamo riconfermare la missione di Filab: essere sempre più vicini all'imprenditore ottico indipendente. Non ci limitiamo quindi a vendere lenti oftalmiche ad alta tecnologia, ma mettiamo in moto progetti integrati.
Come lo state promuovendo, oltre al lancio a Mido? Avete in programma un tour o altre iniziative?
Sì, stiamo facendo una comunicazione al mercato e, in particolare, stiamo informando i nostri clienti Matrice di questa nuova iniziativa. Inoltre, durante tutte le attività e gli incontri che abbiamo in programma a livello aziendale, presenteremo tale novità.
Il Centro Ottico del Futuro include anche il concetto di prevenzione visiva?
La prevenzione visiva è parte integrante del corner: non volendo dare valore soltanto al prodotto, ci siamo infatti focalizzati sulle necessità attuali del mercato. Abbiamo quindi stretto una collaborazione con Oltrevisus, un modello strutturato di prevenzione visiva che integra tecnologia, professionisti sanitari e rete territoriale di ottici per rendere la prevenzione visiva concreta e sostenibile: Oltrevisus crea un ponte operativo tra territorio e clinica, mantenendo ruoli chiari e valorizzando le competenze di ciascun professionista. Sarà disponibile nei corner dei nostri clienti che ne faranno richiesta. Oltrevisus sta inoltre conducendo una campagna di comunicazione a livello nazionale sulla salvaguardia della vista: grazie alla partnership con Filab, verranno coinvolti gli oftalmologi e i centri ottici nostri partner che hanno aderito al servizio.
In un mercato che corre veloce a volte sono i percorsi, le scelte coerenti, la capacità di costruire una visione nel tempo a fare la differenza. Da qui prende forma il racconto di Nikon: una strategia che parte da lontano e guarda con decisione al futuro dell’ottica.
Il 2025, per Nikon, è stato un anno di consolidamento e di conferme. Un anno che ha visto il brand rafforzare il proprio legame con i centri ottici e sottolineare, con azioni concrete, il valore di una proposta basata sulla qualità, sull’innovazione e su una profonda cultura della visione.
2025: il viaggio in Giappone come manifesto
Il viaggio in Giappone dello scorso novembre, cui hanno partecipato partner Nikon provenienti da tutto il mondo, non è stato solo un momento di incontro, ma un vero e proprio manifesto valoriale. Un’occasione per riportare al centro ciò che Nikon rappresenta da sempre: eccellenza tecnologica, precisione progettuale e una
visione industriale che mette l’esperienza visiva del portatore al primo posto. Visitare insieme i luoghi dove la tecnologia Nikon prende forma ha significato entrare in contatto diretto con un approccio che non si limita a seguire i trend del mercato, ma li anticipa e li guida. Un approccio che parla di rigore, di ricerca continua e di una filiera globale pensata per garantire standard qualitativi elevati, oggi come domani. Questo percorso condiviso ha rafforzato ulteriormente il dialogo con i centri ottici, veri partner strategici del brand, chiamati ogni giorno a “tradurre” la tecnologia in valore concreto per il cliente finale.
Z Suite: il cuore della strategia Nikon
Al centro di questa visione c’è la Z Suite, che nel 2025 ha confermato il proprio ruolo di pilastro dell’offerta Nikon e che si prepara a essere la protagonista assoluta anche nel 2026: una tecnologia capace di rivoluzionare il segmento progressivo Nikon tramite la potenza del con-

trasto per rispondere alle diverse esigenze visive, progettata secondo i più alti standard tecnologici. Z Suite rappresenta l’equilibrio ideale tra personalizzazione, performance e qualità visiva, caratteristiche che oggi il consumatore riconosce e premia. Guardando al futuro, Nikon conferma il continuo investimento su questa tecnologia, con sviluppi già in arrivo nel corso dell’anno. Novità che andranno ad arricchire ulteriormente l’offerta, consolidandone l’identità.
In occasione dell’ultimo Mido, Nikon ha ribadito con chiarezza la propria visione per il 2026: continuità, focus e valore. Continuità nel percorso intrapreso, focus sulla Z Suite e sulla qualità dell’esperienza visiva, valore per il centro ottico che sceglie di affidarsi a un partner solido e strutturato. La strategia si fonda su un ecosistema che cresce e si rafforza, in cui prodotto, formazione e strumenti di supporto agiscono insieme per facilitare il lavoro dell’ottico e migliorare l’esperienza in store del cliente finale.
Nikon Difference App: uno strumento al servizio del centro ottico
All’interno di questa visione si inserisce la Nikon Difference App, ideata per raccogliere in un unico spazio digitale tutte le risorse utili per scoprire, comprendere e presentare il mondo Nikon. Non un semplice contenitore, ma un vero hub operativo che accompagna il centro ottico nelle diverse fasi del percorso di vendita. Tra le funzionalità principali:
• Lens Selector, il tool che aiuta a individuare la soluzione visiva più adatta alle esigenze del cliente;
• I-Revealer, per simulazioni interattive di design e trattamenti;
• presentazioni interattive, dedicate al brand, ai prodotti e alle tecnologie Nikon;
• video ufficiali delle campagne Nikon. Uno strumento sviluppato per valorizzare la proposta Nikon senza mai sostituirsi al ruolo centrale del prodotto e della consulenza professionale.
Il nuovo Selling Protocol: una guida pratica e strutturata
Attraverso la Nikon Difference App sono stati inoltre presentati due nuovi strumenti a supporto dei centri ottici:
• Il nuovo Selling Protocol, una guida pratica


pensata per aiutare l’ottico nella creazione di un vero e proprio viaggio in store alla scoperta del mondo Nikon. Il protocollo si articola in 7 step, spiegati in modo chiaro e dettagliato in un unico documento, dalla visibilità in vetrina ai demo tool, dalla sala refrazione alla consegna dell’occhiale completo. L’obiettivo è offrire un’esperienza unica a chi sceglie le lenti Nikon e rendere la vendita più fluida, consapevole ed efficace.
• A sostegno del protocollo, la presentazione interattiva “Scopri il mondo Nikon”, che racconta la storia, i valori e l’eccellenza del marchio. Uno strumento prezioso per conoscere il brand dalle origini a oggi, illustrare Nikon al consumatore finale mettendone in luce unicità ed eccellenza, formare il personale del punto vendita in modo strutturato.
Il percorso Nikon prosegue con una direzione chiara e una visione condivisa. Il futuro si costruisce partendo da basi solide, investendo su ciò che funziona e continuando a innovare senza perdere coerenza. La Z Suite resta il cuore pulsante della strategia 2026, affiancata da strumenti concreti sviluppati per supportare il lavoro quotidiano dei centri ottici. Perché la vera differenza, oggi più che mai, nasce dall’unione tra tecnologia, competenza e visione.
Per SEL OPTICAL i tre giorni dell’edizione 2026 di Mido a Fieramilano Rho hanno rappresentato un successo strategico senza precedenti, in cui l'azienda di Codigoro ha saputo trasformare il proprio rinnovato spazio espositivo in un vero e proprio hub tecnologico e relazionale.
Per il team di SEL OPTICAL, Mido non è stato solo una vetrina commerciale, ma un fondamentale punto di incontro. Lo stand, posizionato strategicamente nel Padiglione 3, ha ospitato un elevato numero di appuntamenti con ottici, partner storici e nuovi contatti nazionali e internazionali.
Come sottolinea il product & marketing manager Paolo Marchesi, «l'obiettivo era portare molto più di quello che potevamo mostrare»,
costruendo connessioni di valore che vadano oltre la semplice fornitura, per far conoscere ai partecipanti l’importante realtà produttiva italiana di SEL OPTICAL, per quanto riguarda sia le lenti oftalmiche sia i filtri solari.
Le novità di prodotto: tra tecnologia e nuova partnership giapponese Il cuore pulsante della presenza in fiera è stato il lancio di soluzioni oftalmiche all’avanguardia.
• La nuova partnership con Asahi Lite. L’accordo di distribuzione esclusiva in Italia per il marchio giapponese Asahi Lite arricchisce il catalogo SEL grazie a un’innovativa tecnologia applicata alle lenti oftalmiche con le geometrie DAS a doppia superfice multiasferica e atorica, realizzate con materiali ad alto indice

di rifrazione e trattamenti di elevata qualità nipponica.
• Lenti progressive MY ULTRA HD. Nuove soluzioni in cui l’integrazione tra lenti progressive e intelligenza artificiale rappresentano il cuore dell'offerta tecnologica: In MY ULTRA HD sono state sintetizzate le nuove geometrie pensate sia per le attività visive più impegnative sia per gli stili di vita maggiormente dinamici e con uso continuativo di più dispositivi digitali.
• Personalizzazione avanzata. I nuovi software permettono, in fase di calcolo e produzione, di elaborare la migliore geometria partendo anche solo dal potere refrattivo, oltre naturalmente, se richiesti, ai parametri posturali individuali, e modulando le zone di visione (lontano, intermedio, vicino) in base allo stile di vita dell'utente.
• Lenti MYOSEL. Queste lenti sono state progettate per limitare la progressione della miopia giovanile, rispondendo a una sfida clinica e sociale sempre più urgente e in evoluzione e con un design “perifocale” estremamente funzionale.
• Non solo lenti, ma anche la protezione solare è stata a Mido 2026 un argomento di grande rilevanza: SEL Optical ha presentato la nuova gamma di FILTRI SOLARI che si distingue per l'attenzione alla qualità e per la ampia offerta, proponendo innumerevoli soluzioni per gli occhiali da sole.
• Vasta gamma. L'azienda offre una tra le più ricche gamme di filtri solari sul mercato, con oltre 250 varianti a catalogo, che spaziano in molteplici colorazioni e materiali.
• Colorazioni e trattamenti. La maggioranza dei filtri è disponibile in colorazioni intere, sfumate e bi-digradanti, con la possibilità di aggiungere diverse specchiature e trattamenti per soddisfare le esigenze più fashion del mercato ottico.
Rientra nella protezione solare anche la famiglia di fotocromatiche Selenia 2.0, ampliata nei nuovi 4 colori: grigio, marrone, verde e blu, disponibili sia pronte a magazzino sia di ricetta su tutte le tipologie di geometrie proposte nel catalogo lenti.
Il valore del made in Italy tecnologico Paolo Marchesi ha ribadito, durante i giorni di fiera, quanto l'identità di SEL OPTICAL sia legata al concetto di affidabilità e qualità made in

Italy: in un mercato sempre più globalizzato, la capacità dell’azienda è coniugare l’innovazione tecnologica con l'eccellenza produttiva, senza dimenticare la logistica distributiva, riconosciuta dai visitatori come un plus competitivo decisivo.
Prospettive future
L'entusiasmo raccolto a Milano funge ora da trampolino per il resto dell'anno. La strategia di SEL OPTICAL per il post-Mido si concentrerà sull'integrazione delle nuove tecnologie giapponesi e sul supporto formativo ai centri ottici per la gestione della progressione miopica. Come dichiarato dal team a chiusura della manifestazione, «ci portiamo a casa nuove esperienze e conoscenze che guideranno il nostro sviluppo nei prossimi mesi».
Per approfondire i dettagli tecnici delle novità presentate, è possibile consultare il sito web ufficiale www.seloptical.it o monitorare gli aggiornamenti post-fiera sui canali social di SEL OPTICAL.
Con B.I.G. EXACT® Sensitive, Rodenstock porta sul mercato le prime lenti al mondo che combinano la precisione biometrica oculare con la sensibilità visiva individuale. Oggi l’intera gamma è disponibile per tutte le età e tutti gli stili di vita.
Nell’ambito della filosofia B.I.G. VISION® FOR ALL, Rodenstock si dedica a offrire una visione migliore a tutti i portatori di occhiali. Ogni persona e ogni occhio sono unici: per questo ogni lente è progettata a partire da migliaia di dati biometrici e parametri individuali, creando soluzioni completamente personalizzate.
Il dipartimento R&D ha portato la personalizzazione a un nuovo livello, considerando non solo l’occhio ma anche il modo in cui il cervello elabora le informazioni visive, per rispettare la sensibilità visiva di ciascuno. Nasce così il portfolio lenti
B.I.G. EXACT® Sensitive, unico al mondo.
Un’esperienza visiva mai provata prima
Le B.I.G. EXACT® Sensitive si adattano a chi le porta, non il contrario. Offrono una visione immediata, naturale e armoniosa, permettendo di riscoprire ogni dettaglio della vita in modo nitido, chiaro e senza sforzo.
Progettate come nessun’altra
Molte lenti sul mercato si basano su modelli standard, ma ogni persona e il suo sistema visivo sono unici. B.I.G. EXACT® Sensitive integra oltre 7.000 punti biometrici e più di 80 parametri, rilevati grazie alla tecnologia DNEye®, creando

un modello biometrico preciso: la base perfetta per ogni lente.
Ogni lente è unica come chi la indossa
Ciascuna lente è come un’impronta digitale. Grazie ai dati biometrici e alla sensibilità visiva individuale, B.I.G. EXACT® Sensitive offre una vi sione naturale, senza sforzo e completamente personalizzata. Rodenstock combina precisione e qualità, creando una soluzione che rende chi la indossa davvero unico.
Disponibili su tutto il portfolio Rodenstock
Le B.I.G. EXACT® Sensitive sono ora disponibili su tutto il portfolio (Impression, Multigressiv, Pro gressiv) per le esigenze visive di ogni età e stile di vita:
• Mono: monofocali per vicino o lontano.
• Mono+: monofocali con supporto accomo dativo.
• Ergo: lenti indoor per vicino e intermedio.
• Progressive: transizioni fluide tra tutte le di stanze.
Benefici per il portatore di occhiali e vantaggi per l'ottico
In collaborazione con l’Università di Scienze Applicate di Monaco, Rodenstock ha condotto test esterni sui portatori. I risultati parlano chiaro:
• +28% di comfort nella lettura: zone dedicate alla lettura più nitide e libere da sfocature;
• +24% di flusso visivo migliorato: transizioni più fluide tra le distanze;
• +35% di visione dinamica: percezione degli spazi migliorata in ogni direzione di sguardo;
• fino al 42% di zone prive di aberrazioni;
• 83% dei partecipanti preferisce B.I.G. EXACT Sensitive, il nuovo design che considera an che la sensibilità visiva individuale, rispetto alle lenti utilizzate in precedenza.
Rodenstock mette a disposizione degli otti ci strumenti chiari e immediati per illustrare ai clienti i vantaggi di B.I.G. EXACT® Sensitive, raf forzando il loro ruolo di esperti in lenti biome triche intelligenti e valorizzando il gesto professionale e consulenziale che oggi definisce la loro professionalità.


LENTI BIOMETRICHE INTELLIGENTI

B.I.G. EXACT® SENSITIVE

Dati biometrici oculari e sensibilità visiva individuale per una nuova esperienza di visione: naturale, senza sforzo e assolutamente unica.
Negli ultimi anni il modo di vivere e di lavorare è cambiato: la maggior parte delle attività quotidiane si svolge in ambienti chiusi - uffici, studi professionali, abitazioni - davanti a dispositivi digitali che richiedono un impegno visivo costante e prolungato. Questa trasformazione ha ridefinito le distanze di utilizzo e il rapporto tra occhio, postura e spazio.
Il sistema visivo è oggi sollecitato soprattutto sulle distanze del vicino e dell’intermedio, con continui passaggi di fuoco e una richiesta di dinamicità superiore rispetto al passato. Monitor, smartphone, documenti cartacei e lavori manuali convivono nello stesso ambiente, imponendo nuove esigenze di comfort e di precisione visiva.
Con l’avanzare dell’età e soprattutto dopo i 40 anni con l’insorgenza della presbiopia, queste condizioni diventano più impegnative. Le soluzioni tradizionali non sempre garantiscono naturalezza e benessere visivo nell’arco della giornata.
Nasce così Office, la famiglia di lenti progettata da Ital-Lenti specificamente per l’uso indoor, dove è fondamentale una correzione ottimale dal vicino all’intermedio, fino a coprire spazi più ampi in contesti interni. Office rappresenta un’opportunità concreta di multi-equipaggiamento: consente ai portatori di avere un secondo paio di occhiali dedicato all’ambiente indoor, mantenendo il proprio occhiale personale per l’uso esterno, e allo stesso tempo offre all’ottico optometrista una nuova occasione di vendita.
Tre design, tre esigenze specifiche:
• BOOK: ideale per lettura e lavori manuali, con profondità di campo dai 40 ai 100 cm. Precisione e comfort anche durante sessioni prolungate.
• MONITOR: studiata per il lavoro intensivo al computer, con range visivo dai 40 ai 200 cm. Ampia e stabile l’area intermedia per sostenere l’attenzione visiva lungo tutto il giorno.

• ROOM: pensata per ambienti interni più ampi e dinamici, con visione ottimizzata dai 40 cm fino a 4 metri. Fluidità e naturalezza tra vicino e intermedio, ideale per chi alterna attività ravvicinate e spostamenti.
Office non è solo una gamma di lenti: è un approccio progettuale che mette al centro il comportamento visivo reale delle persone, offrendo comfort, fluidità e benessere nella vita quotidiana. Allo stesso tempo rappresenta per l’ottico una soluzione strategica per ampliare le opportunità di vendita, proponendo un prodotto pensato esclusivamente per l’uso indoor e per il multi-equipaggiamento.
Paolo Nucci
Una guida pratica pensata per il primo approccio alla strabismologia.
Attraverso una struttura chiara e immediata, organizzata in forma di domande e risposte, il volume accompagna il lettore che si avvicina alla disciplina nella comprensione dei principali meccanismi della visione binoculare e degli aspetti clinici dello strabismo, mantenendo un costante collegamento tra teoria e

Il testo si propone come un manuale essenziale, di rapida consultazione, rivolto a tutti i professionisti della visione che desiderano affrontare con maggiore sicurezza, metodo e consapevolezza il paziente affetto da questa condizione.
FABIANO GRUPPO EDITORIALE Redazione: Strada 4 Milano Fiori, Palazzo Q7 – 20089 Rozzano (MI) Sede operativa: FGE srl – Regione Rivelle 7/F – 14050 Moasca (AT) Tel. 0141 1706694 – Fax 0141 856013 – e-mail: info@fgeditore.it – www.fgeditore.it
di Sergio Cappa
“Qual parte io abbia nel ritrovamento di questo Strumento, e se io possa ragionevolmente nominare mio parto, l’ho gran tempo fa manifestato nel mio Avviso Sidereo scrivendo come in Venezia, dove allora mi ritrovava, giunsero nuove che al Signor Conte Maurizio era stato presentato da un Olandese un Occhiale, col quale le cose lontane si vedevano così perfettamente come fossero vicine né più fu aggiunto”. Questo si legge a pag.170 del secondo volume de Vita e Commercio letterario di Galileo, l’opera che Giovan Battista Clemente de’ Nelli, erudito architetto fiorentino nato nel 1725 e scomparso nel 1793, edita a Firenze (ma con la falsa indicazione Losanna, per timore di ritorsioni dalle autorità ecclesiastiche) nell’anno della sua morte.
Per volere del padre, noto accademico, Giovan Battista studia a Bologna e Pisa e, accanito bibliofilo, riesce negli anni a comporre una preziosa raccolta di volumi, tra i quali l’eredità di Vincenzo Viviani, allievo di Galileo Galilei e possessore dei suoi manoscritti: a tale preziosa collezione è legata la fortuna della sua ultima opera. Divisa in sei parti, essa riscostruisce la storia biografica dello scienziato fiorentino, dai primi studi a Pisa sino alla triste vicenda inquisitoriale. Le difficoltà incontrate nella pubblicazione emergono dalle lettere conservate oggi nell’Archivio di Stato a Lucca: il carteggio con l’amico Giovanni Attilio Arnolfini rivela tutta la prudenza che risiedeva nel fatto che “nel libro vi è scritta la genuina istoria delle persecuzioni, le quali il Galileo

Docente di ottica e optometria, autore di numerose pubblicazioni inerenti alla professione
sofferse al Sant’Uffizio”. Il Maestro era stato costretto all’abiura un secolo innanzi, a Roma, ma la Congregatio Romanae et Universalis Inquisitionis, l’Organo Centrale del Tribunale Ecclesiastico varato da papa Paolo III nel 1542, era ancora molto presente e vigilare con attenzione, prima di esporsi, era buona norma. La dovizia dei dettagli e la precisione delle note costruiva un testo particolarmente attendibile e il discredito che avrebbe potuto suscitare al Sant’Uffizio era palese: bugia bianca, menzogna o dissimulazione che sia ma alterare il luogo di pubblicazione era d’obbligo.
Nel primo capitolo de L’Arte della Menzogna Politica (1733), il pastore anglicano irlandese Jonathan Swift suppone che l’anima sia come uno specchio piano-cilindrico: Dio ha creato il lato piano che consente di mostrare la realtà qual è, mentre il Demonio è responsabile del lato cilindrico che altera, come noto, il riflesso della realtà. Poiché però il cilindro è molto più grande del piano, l’anima risulta inevitabilmente condizionata e indotta a mentire e il successo della politica è il trionfo della menzogna.
Le anamorfosi dell’arte pittorica rinascimentale invitano perciò lo spettatore a osservare la realtà da un punto di vista diverso per prendere coscienza della sua transitoria fugacità. E così la dissimulazione anamorfica della realtà vagliata da de’ Nelli, un’innocente bugia bianca, ha reso giustizia alla storia della scienza, superando con elegante distacco possibili frizioni con le autorità.




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Referenze: 1. Zheng Y, Dou J, Wang Y, et al. Sustained release of a polymeric wetting agent from a silicone-hydrogel contact lens material. ACS Omega.2022;7(33):29223-29230. doi: 10.1021/ acsomega.2c03310. 2. Phan CM, Chan VWY, Drolle E, et al. Evaluating the in vitro wettability and coefficient of friction of a novel and contemporary reusable silicone hydrogel contact lens materials using an in vitro blink model. Cont Lens Anterior Eye. 2024. (p<0.05) Based on simulated 7-day daily wear. Lenti a contatto correttive. Dispositivi medici CE0123. Per l’utilizzo, la manutenzione, le precauzioni, le avvertenze, le controindicazioni e gli effetti indesiderati, consultare le istruzioni d’uso. Visitate il sito Alcon https://ifu.alcon.com/ per importanti informazioni di prodotto. ©2026 Alcon. IT-PR7-2600001






