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PIANOPRIMO - LUGLIO 2021 - N.05

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lovethesign.com

Number 05 — luglio 2021

Chiara Butti

Interior d’eccellenza Intervista all’archietetto Chiara Butti Impatto visivo EALA: My LakeSide Dream Sere d’estate Il tempo perfetto Design da Airbnb a Netflix Specchio, specchio delle mie brame Photo credits. © Emmanuele Randazzo


Editoriale

No, non è per sempre. Lo spazio che abitiamo non è una scatola chiusa, ma un organismo in continuo movimento. Una casa che ci rispecchi, sia che rimanga sempre la stessa oppure cambino longitudini, latitudini, o soltanto il numero civico, segue il mutare delle nostre stagioni, si modula, risuona e rimanda come uno specchio i cambiamenti che ogni vita mette in atto. La progettazione include la capacità di capire e interpretare il momento storico in cui viviamo assieme al momento personale (o corporate, se parliamo di un brand) per produrre nuovi mondi abitativi che prima non esistevano. Il designer, in tutto questo, risulta essere ben di più di un abile pensatore di oggetti, ma un mix di cultura, analisi, indagine, sensibilità, gusto e tecniche progettuali Lara Vidotto Art Director

che di volta in volta si cimenta nella gestione di una complessità. Le qualità espressive, poetiche e suggestive degli oggetti, delle finiture, dei materiali diventano espressione di questa sfaccettata e multiforme società umana dell’anno 2021. Ogni cosa che ci circonda è design, il telefono che teniamo in mano, la penna, l’ascensore, le pinze telescopiche per raccogliere i rifiuti e il font delle lettere con con cui digitiamo un testo. Le possibilità evocative degli oggetti entrano nel nostro vissuto a tessere la trama di un racconto che riguarda ciascuno di noi, il che è ben diverso dalla banalità del subire i trend.


LOVE THE S IGN MAGAZINE

Index

PianoPrimo /

Specchio

Specchio, specchio delle mie brame A cura di Chiara Bocciolini

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NELLO STUDIO DI CHIARA BUTTI A cura di Lara Vidotto

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Forme

Impatto visivo A cura di Giorgia Messa

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Index

Flos

Design da Airbnb a Netflix

A cura di Alessandra D’Angelo

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Degni di nota

Sere d’estate

A cura di Marta Gecchele

Hotel

EALA My LakeSide Dream 58 A cura di Samantha Passuello

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PianoPrimo /

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Art

Manon Steyaert A cura di Chiara Moro

72 Il Tempo perfetto 90 A cura di Alessandra Luporini

Casa Balla

Sperimentale, libera, futurista.

A cura di Emanuela Perozzi

84 A Sign from the Stars A cura di Giulia Tomba

98


Alessandro Mendini

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“Tratto gli oggetti come fossero esseri umani, li faccio sorridere.”

PianoPrimo /

Sgabello tavolino Rocchetto con decoro 03, Flaminia Lighting

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Color

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Project © Leon’s Place Rome


PianoPrimo /

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SPECCHIO, SPECCHIO DELLE MIE BRAME a cura di Maria Chiara Bocciolini

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Specchio

“Gli specchi di metallo, il mascherato specchio di mogano che nella bruma del suo rossastro crepuscolo sfuma il volto che mirando è rimirato, infiniti li vedo, elementari esecutori d’un antico patto, moltiplicare il mondo come l’atto generativo, veglianti e fatali.” J.L. Borges

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PianoPrimo /

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LO SPECCHIO DI BORGES Nella scrittura simbolista di Jorgè Luis Borges, sono due gli elementi ricorrenti: il sogno e lo specchio. Lo specchio, tema per lui non secondario a quello del sogno che fu quasi l’ossessione della sua vita, rappresenta con la magia dei suoi infiniti riflessi una sola certezza: quella dell’incanto della finzione. Lo specchio di Borges duplica l’apparenza e ci riporta al problema centrale dell’identità, del riflesso e della percezione del sé. Dunque sì, lo specchio potenzialmente moltiplica lo spazio all’infinito, ma Borges preferisce ancora una volta sognare e ci dice che, oltre a raddoppiare fedelmente le apparenze, le ‘superfici terse figurano e promettono l’infinito’. Allo stesso tempo il nostro poeta sognatore sussurra che Dio ha creato le notti che si armano di sogni e le forme dello specchio perché l’uomo senta che è riflesso e vanità. Per questo ci allarmano.

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Specchio

SPECCHIO DELLE MIE BRAME... E qui giungiamo al punto nodale: che rapporto abbiamo con lo specchio? Molti di noi amano specchiarsi e osservare l’immagine riflessa di sé stessi, altri non lo amano affatto, ma sicuramente questo oggetto così denso di simbolismi non è stato creato esclusivamente per il puro piacere estetico. Specchiarsi non è solo un fatto da narcisisti: lo specchio è uno strumento di lavoro, è oggetto di uso presente nel quotidiano di ognuno di noi. Nasce come oggetto funzionale per guardarsi e, in modo del tutto naturale, trova poi una collocazione in ogni ambiente della casa, dall’ingresso alla camera e al bagno, è il protagonista degli spazi retail, dei luoghi deputati alla cura della persona e di altri ancora. Tuttavia, oltre a quella primaria, lo specchio assolve anche ad un’altra e non meno importante funzione: diffondere e amplificare la luce negli spazi, aumentarne il potenziale prospettico, moltiplicare i volumi.

Facile comprendere quanto sia interessante per interior designer e per appassionati del genere giocare con gli specchi per arredare, impreziosire e connotare, dare un tocco speciale ad ogni spazio. La versatilità dell’oggetto specchiante la si ritrova nella varietà di forme, di dimensioni e modelli che spaziano dagli specchi a terra, a quelli a parete e da appoggio, con cornice, senza cornice, decorati, sontuosi o minimali, con luce e senza. Ogni angolo delle nostre case, anche quello più anonimo o difficile da arredare, con l’aggiunta di uno specchio si anima, trova una nuova identità, si lllumina e si amplifica. Insomma, a ben vedere, questi oggetti che a volte ci mettono in autentica soggezione sono in realtà ‘amici’ e alleati preziosi nel mutare la percezione dei nostri spazi abitati, rendendoli più belli ed esclusivi, attraversati da un segno di nuova identità o di ritrovato stile. Guardiamo insieme quanto e come uno specchio può aiutarci a disegnare una nuova personalità per le nostre stanze.

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PianoPrimo /

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UNO SPECCHIO PER RINNOVARE: MOUTH DI SELETTI

Le donne lo sanno bene: ogni tanto dobbiamo cambiare… taglio di capelli, abiti, trucco e... anche la casa. L’esigenza di dare un tocco di novità quando si fa sentire è forte e resisterle è pressoché impossibile. Con l’aggiunta di un solo complemento come uno specchio originale e tanto divertente quanto lo è Mouth di Seletti ogni spazio prende un carattere diverso. Possiamo giocare la carta del contrasto se lo inseriamo in un ambiente dallo stile più classico, oppure possiamo puntare ad enfatizzare il carattere attuale di una stanza già design oriented. Il risultato in ogni caso è sicuro: Mouth fa parte della collezione Blow, una linea di oggetti ispirati alla cultura pop che consente di arredare ogni ambiente nel segno dell’ironia e dell’unicità.

Mouth by Seletti

UNO SPECCHIO DI FRONTE ALLA FINESTRA: GEO DI SCHÖNBUCH Se dalla finestra si gode di un bel panorama, meglio, ma anche se così non fosse, disponendo uno specchio davanti ad una finestra l’effetto di diffusione della luce e di riflesso della vista è notevole e rende più vivo ogni spazio, anche il più buio o angusto. Se poi lo spazio è davvero piccolo, questo ‘piccolo’ trucco in un attimo lo farà sembrare ben più grande. Perfetti a questo scopo gli specchi della linea Geo di Schonbuch: essenziali e armonici nelle proporzioni di ispirazione geometrica, possono essere utilizzati anche in composizione con un effetto ‘mosaico’ molto piacevole anche da un punto di vista decorativo. Adatti ad ogni tipologia di spazio, sia privato che contract, sono il frutto di una creatività, quella di Bao-nghi Droste, che mira all’originalità unita alla pulizia formale.

Geo by Schonbuch

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Specchio

UNO SPECCHIO PER DECORARE: TUSA DI INTERNOITALIANO E LETTERONZA DI MOGG Quando invece l’esigenza è quella di decorare, modernizzare o cambiare aspetto ad una parete vuota o anonima possiamo ricorrere ai modelli di specchi importanti, più eccentrici e particolari. Li possiamo usare da soli o anche in gruppo, realizzando delle vere e proprie installazioni, sempre gradevoli e dagli effetti inaspettati. Pensiamo per esempio a questa applicazione da realizzare con il bel Tusa di Internoitaliano, il tradizionale specchio con cornice in legno dalla forma rettangolare. Un oggetto dalle dimensioni importanti che risulta adattissimo ad ogni stanza della casa e versatile ad ogni stile, classico o moderno e persino minimal. Una originale alternativa a Tusa, icona del Made in Italy di qualità, è Letteronza di Mogg, una linea di specchi a parete a forma di lettera dell’alfabeto capace di decorare a 360° ogni spazio. Le dimensioni in cui Letteronza è proposto sono due: da 1 mt e da 2 mt per creare effetti di lettering pieni di ironia e personalizzati.

Tusa by Internoitaliano

Letteronza by Mogg

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SPECCHI DA TERRA: UNA PRESENZA COSTANTE COME TRADIZIONE VUOLE

Mr Giò by Slide

Appendiabiti Club by Schönbuch

Beam by Schönbuch

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Gli specchi da terra sono i veri protagonisti della stanza da letto, del guardaroba e dell’ingresso: in essi la funzione si sposa solitamente ad un design e ad una ricerca di stile tali da farne i protagonisti indiscussi. Compagni assidui dei nostri momenti, rendono gli spazi della nostra casa unici, esprimendo un gusto unico ed originale oltre che personale. Ne sono un valido esempio il Mr Giò di Slide, specchio da terra che propone la sagoma di un distinto signore con bombetta: alto ben 210 cm, è retroilluminato, in grado quindi non solo di farci specchiare, ma anche di regalare un’atmosfera particolare a tutto l’ambiente in cui si trova come la stanza di una dimora privata, ma anche un negozio o un locale pubblico. Un concetto analogo a Mr Giò è quello sviluppato da Daniel Debiasi e Federico Sandri per l’appendiabiti Club che integra sulla parte frontale uno specchio e che rappresenta un’ottima soluzione salvaspazio per chi non vuole rinunciare alla comodità di complementi di arredo curati e funzionali. Utile in una zona ingresso, ma direi indispensabile in camera da letto, Club è in legno massiccio di rovere o noce. Interessante anche la versione verniciata in bianco o nero. Infine ci ha colpito Beam di Schönbuch: specchio da terra che parla il linguaggio della contemporaneità e si esprime attraverso le categorie del design e del colore. È quasi un monolite, ma leggerissimo e la casa produttrice lo propone in finitura impiallacciata rovere oliato oppure in versione laccata matt o glossy. È adatto ad ogni ambiente, un vero passepartout dalla personalità discreta e raffinata.


SPECCHI CHE ILLUMINANO: L’EMOZIONE AMPLIFICATA

All Saints by Kartell

Quando lo specchiarsi è accompagnato dalla luce è ancor più bello vedere la propria immagine riflessa. Le tendenze nel mondo dell’interior portano in questa direzione: integrare lo specchio con la luce e rendere così ancora più attenzionale questo elemento di arredo grazie alla potenza della luce che può essere d’accento, ma anche ambientale. È il caso del delizioso specchio Luminaire di Seletti, un oggetto fresco dal design originale e moderno. Luminaire ha una forma irregolare e dimensioni contenute che permettono di collocarlo praticamente ovunque. Il contorno della sagoma è costituito da una corona di

lampadine a LED che ne fanno un piccolo progetto di illuminazione decorativa che unisce funzionalità ad estetica, richiamando l’attenzione dei presenti. Infine non possiamo dimenticare lo specchio All Saints di Kartell, nella variante con luce integrata. La creatività di Roberto e Ludovica Palomba ha saputo qui sintetizzare le note di colore e le ispirazioni baroccheggianti che segnano alcune fra le produzioni più iconiche di Kartell con il segno pulito ed essenziale del design più attuale: la luce si aggiunge a sottolineare l’intrinseco valore decorativo di un oggetto che si pone oltre le mode e si adatta a qualsiasi stile.


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IMPATTO VISIVO QUANDO FORMA ED EMOZIONE VANNO A BRACCETTO a cura di Giorgia Messa

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Forme

Nell’arredamento come nella vita, non aver paura di osare! Si dice che gli occhi siano lo specchio dell’anima, io penso che anche la casa in cui abitiamo lo sia. È il luogo per antonomasia in cui poter essere completamente noi stessi, in cui potersi esprimere senza filtri e senza inibizioni. Lo stile, i mobili, le luci, l’ordine o il disordine: tutto parla di noi. Adattando al tema un altro celebre detto “dimmi che casa hai e ti dirò chi sei”. Attenzione, quando parlo di casa non intendo l’edificio (monolocale o villa a cinque piani che sia), intendo l’ambiente da noi ricreato all’interno dell’edificio stesso. Per questo, nell’arredamento come nella vita, dovremmo smetterla di preoccuparci del giudizio altrui, dovremmo smetterla di omologarci alle mode dominanti o di tenere un ‘basso profilo’ per evitare le critiche. Ciò che dovremmo fare, invece, è concederci la possibilità di osare, di sperimentare, di sprigionare la nostra fantasia e la nostra personalità. Così regaleremo a noi stessi la libertà e agli altri la possibilità di conoscerci davvero e di apprezzarci per ciò che siamo. La parola chiave di questo articolo, quindi, sarà ‘osare’.

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Forme

Poltrona Botera by Miniforms

Imparare da Botero a sfidare le convenzioni Ne sa qualcosa (molto più di qualcosa) Fernando Botero, il noto artista colombiano che ha sfidato i canoni estetici tradizionali regalando alle sue figure una generosa rotondità. Lo conosciamo tutti per i suoi dipinti raffiguranti donne, uomini e animali ‘over-size’, ben distanti dalla perfezione classica. Questa scelta stilistica non-convenzionale ha attirato critiche ma è stata anche la sua carta vincente. Il successo di Botero scaturisce proprio dalla capacità di osare, di andare controcorrente, di seguire il proprio istinto ed esprimersi liberamente. La poltrona Botera di Miniforms raccoglie l’eredità del pittore colombiano, per conferire alla vostra casa comfort e originalità. Moderna e divertente, è imbottita con quattro tipologie di gomme diverse. Da un cuscino paffuto si espande lo schienale, alto o basso; un elemento di design in grado di attirare sguardi curiosi proprio come i celebri dipinti.

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Ercole e Afrodite by Driade Lab

I miti classici come esempio di audacia e sensualità Passando dalle morbide forme di Botero a quelle scultoree dell’arte classica, vi proponiamo adesso un oggetto di arredo che ha in sé l’audacia e il fascino dei miti antichi: Ercole e Afrodite di Driade Lab. Un progetto di contenitori dalle linee antropomorfe e dal forte impatto scenografico, realizzato nei colori del bianco opaco e del nero lucido, per ambienti eclettici e sofisticati. Su una base di legno, prevista in due misure, poggiano contenitori in posizione verticale e orizzontale, decorati da bassorilievi che richiamano le statue classiche. Ercole, con il compimento delle dodici fatiche che gli valsero l’immortalità, ben incarna il concetto di osare, sfidare i propri limiti e raggiungere, così, la realizzazione di sé. Afrodite, d’altra parte, dea dell’amore e della bellezza, è esaltazione dell’estetica come espressione della sensualità, unica e irripetibile, di ciascuno di noi.

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Forme

Dall’antichità a oggi, l’imperativo è osare Contemporaneo e antico si fondono, poi, nel tappeto Arcadia di Matteo Pala. Il nome rimanda alla storica regione dell’Antica Grecia, tanto celebrata dai poeti bucolici come luogo in cui uomini e natura convivono in armonia. La fantasia, invece, è una moderna composizione di volumi geometrici, costruiti partendo da proiezioni prospettiche perfettamente osservabili da ogni angolazione. Ciascun manufatto è stato disegnato nel design office di MM Company a Milano e annodato completamente a mano da esperti artigiani indiani, che seguono tecniche antiche secoli e utilizzano materiali di qualità finissima come lana New Zeland e la seta. Da rimarcare l’attenzione del Brand Matteo Pala nella supervisione di ogni fase del prodotto e l’impegno dell’azienda contro il lavoro minorile. Arcadia è un oggetto che ha in sé il know-how dell’arte tradizionale del tappeto e l’audacia del design contemporaneo, per un risultato che non passa inosservato. Insomma, dall’antichità a oggi, dalla cultura classica a quella contemporanea, dall’Oriente all’Occidente, dal design alla vita, l’imperativo resta sempre ‘osare’: dare libera espressione alla nostra essenza. Come diceva André Gide “osa diventare ciò che sei”; e fa’ che la tua casa lo rispecchi, aggiungo io.

Arcadia by Matteo Pala

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NELLO STUDIO DI CHIARA BUTTI interior designer con esperienze d’eccellenza. a cura di Lara Vidotto

Vi siete mai chiesti chi c’è dietro ai progetti delle case da sogno, degli hotel elegantissimi, delle boutique dei grandi brand della moda? 30


Cover Story

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Radura nei pressi del Rio Magdalena, Colombia

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Place Dauphine, Parigi


Cover Story

Deserto della Tatacoa, Colombia

Louis Vuitton HQ, Pont Neuf, Parigi

Chiara Butti mi risponde da Zurigo dove sta collaborando con Enea, una delle aziende leader in landscape architecture a livello mondiale [N.d.R.], all’interior design di diverse ville che affacciano sui meravigliosi laghi svizzeri, e nella chiacchierata casualmente, riferendosi alla sua caparbietà, dice di essere un ariete ma ho il dubbio che abbia un forte ascendente sagittario perché ogni suo racconto, di lavoro o personale, riconduce a un viaggio. Oppure a qualcosa che, seppur non l’abbia spostata fisicamente, ha generato una viaggio interiore. Bellissimo sentirla raccontare, mettere in fila episodi, idee sul mondo, sensazioni, valori. 33


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Cover Story

Chiara Butti mentre aiuta negli ultimi ritocchi prima dell’apertura di Enea Outside In, design concept store progettato per e con Enea Gmbh a Zurigo, ph B. Sandmeier

La classica domanda: Chiara, da piccola sognavi di fare l’interior designer?

La risposta può essere scontata, ma è si. Da bambina alle mie amiche proponevo di giocare a fare le case con il catalogo Ikea che trovavo nella posta. Ritagliando e incollando ci inventavamo le case ideali. C’è qualcuno che ha acceso quella scintilla che ti ha portato a diventare quello che sei diventata?

La scuola superiore che ho scelto è stata un vero grande maestro per me: il Liceo Classico ti rende permeabile, con una testa aperta ad accogliere ed approfondire tutto. Questa diventa una ricchezza enorme

dal punto di vista del progetto. Dopo la maturità ho espresso l’intenzione di occuparmi di progettazione d’interni: mio padre era un poco scettico, da architetto riteneva che la cosa giusta fosse iscrivermi ad Architettura. Caparbiamente ho scelto di provare a fare il test di ingresso al Politecnico, con un’unica opzione: o passavo per “Design di Interni” o niente. E tutto è andato come doveva andare… Se entri nel solco che traccia la tua passione poi le connessioni speciali si creano e tutto diventa flusso. Dopo la Laurea mi è stato proposto di diventare Tutor del Master in Interior Design: lì ho conosciuto Piero Lissoni ed

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PianoPrimo /

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insieme a Rodrigo, compagno di master che poi sarebbe diventato mio marito, sono entrata a fare parte del magico mondo dello studio Lissoni. In quel posto ho vissuto un’esperienza straordinaria durata 5 anni: era come stare in una grande famiglia bellissima. Pensa che

professionista che come individuo, ci sono

facevamo anche le vacanze insieme. Piero stesso, persona molto ironica ed estremamente eclettica, era il primo a creare il clima giusto. Forse tutto ciò si chiama fortuna, ma io ho sempre dato il 110%, e a volte paga.

orecchi.

Il tuo lavoro ti ha consentito di visitare tanti paesi, di lavorare per progetti importanti e di vivere queste esperienze da un punto di vista privilegiato, sia come

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episodi memorabili?

Potrei fare un elenco molto lungo, per esempio quella volta a Gerusalemme, quella volta a Tokyo, quella volta a Parigi… Ok, partiamo dal primo, sono tutta

In questo episodio c’è una persona particolare che con il suo modo di vedere il mondo ha lasciato un segno nel mio. Succede che, quando lavoravo da Piero, andiamo a Gerusalemme a fare uno shooting dell’hotel Mamilla con Giovanni Gastel: fotografo rinomato, molto carismatico, incredibilmente colto, un intellettuale di grande sensibilità. La sera, dopo la giornata lavorativa, ci addentravamo


Cover Story

Un material board creato per un progetto dallo studio Chiara Butti da cui si evince la ricerca e la predilezione per i materiali naturali e le palette neutre.

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PianoPrimo /

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Dettagli di una villa realizzata in collaborazione con Marco Wagner, seguendo i dettami della filosofia Steineriana e utilizzando esclusivamente materiali naturali, ph R.tellez

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Cover Story

nella città vecchia e ho notato che non faceva mai alcuna fotografia, gli ho chiesto perché e ha risposto con cura. Quelle parole sono ancora presentissime in me: mi diceva che siccome la fotografia coinvolge soltanto la vista, quando lui viaggiava preferiva fermare quello che incontrava attivando tutti gli altri sensi, per conseguire una lettura emotiva e del tutto personale del momento. Gastel mi disse inoltre che spesso preferiva scrivere poesie piuttosto che scattare foto durante i suoi viaggi. L’ho trovata una cosa straordinaria. Mi rendo conto che spesso scattiamo e inconsciamente diciamo al nostro cervello “Questa ce l’ho, la posso dimenticare”, ma così il viaggio diventa una collezione di momenti non assaporati completamente. E in questo nostro tempo, anche per l’uso smodato che facciamo tutti delle immagini, ha un profondo senso riappropriarci di questo punto di vista. I viaggi vissuti attraversando intimamente le cose diventano veri piccoli solchi nel disco della nostra vita, che poi risuonano più e più volte.

Infatti, mentre lavoravo per Armani sono stata in India per incontrare i clienti di un progetto residenziale che stavamo sviluppando e, conclusi i giorni operativi, siamo andati a vedere il Taj Mahal e Agra. Di quel viaggio non ho nemmeno una foto; da un lato mi dispiace perché mi sarebbero utili per spiegare ciò che ho visto a mia figlia (Martina, 6 anni) però, allo stesso tempo, ho dei ricordi così vividi di tutte le sensazioni vissute che nessuna foto

avrebbe potuto condensarle. In stazione ho visto una delle scene che mi ha toccato di più nella vita: un gruppo di bambini molto piccoli, che probabilmente vivevano lì, a un certo punto decidono di spostarsi tutti insieme e ho visto uno di loro, che forse avrà avuto 5 anni, prendere in braccio uno più piccolo di circa un anno e mezzo che ancora non camminava. Probabilmente si prendeva cura di lui tutti i giorni… Non serve commentare, hai fatto emergere un’immagine fortissima e senza l’aiuto di alcuna foto. E quella volta a Tokyo?

Questa è ridicola, sai quando si dice “mettersi completamente a nudo”? Intendi quello che stiamo facendo con questa intervista?

Ben di più! Intendo rimanere letteralmente nuda. Eravamo a Tokyo per presentare un progetto dello Studio Lissoni: io e la mia capa siamo state inviatate ai bagni pubblici giapponesi. I famosi Sento, che per i giapponesi sono molto importanti culturalmente e rappresentano un rito tradizionale dello stare insieme. Quando ho capito che sarebbe stata da condividere la nudità con chi avevo a fianco tutti i giorni per lavoro ho riso tanto. C’è sempre un terreno inesplorato che ci invita ad uscire dalle nostre convenzioni, viaggiando accade spesso.

Sì, sempre a Tokyo, in un viaggio tutto sommato cortissimo, ho colto un aspetto che racconta quanto sia radicato nel dna dei giapponesi un concetto di estetica

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Vista sulle torri Armani/Casa a Chengdu

quotidiana, un aspetto che ho filtrato e che ritrovo nel mio modo di progettare. Nasce da un momento a colazione, i giapponesi si accostavano al buffet e disponevano piccole porzioni tutte uguali dei cibi che sceglievano, in senso orario sul piatto, in una successione ordinatissima e proporzionata. E tutti lo facevano! Io ero sbalordita. Ma tu puoi capire come loro si preparavano il piatto? Con quale innato senso dell’ordine, della cura e dell’estetica? Pazzesco. C’è stata un’altra sfida che hai capito di aver affrontato al meglio?

Si, una sfida di 40 cm. Ero in Cina, per Armani, per un progetto di 1360 unità abitative, disposte su due

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Foto ricordo con alcuni colleghi a Chengdu, China

torri di 61 piani ciascuna. Solo che le torri erano ancora in costruzione e l’accesso agli appartamenti in cantiere avveniva attraverso un ascensore esterno, che era staccato dalla struttura di circa 40 cm. Io ero incinta di 5 mesi, convinta che la gravidanza non sia una malattia, ma quei 40 cm (a quell’altezza!) li ricordo molto bene. Seppur fossero solo un piccolo passetto da fare. E con Armani, come è iniziata?

Lavoravo da Lissoni e ci stavo benissimo, come ho detto prima. Sono stata chiamata da un head hunter a valutare la posizione; ho accettato dopo sette colloqui. Non era facile lasciare un posto così stimolante e affine, e famigliare. Nella mia natura


Cover Story

Allestimento della facciata del nuovo store Louis Vuitton in New Bond Street, Londra, Ph Louis Vuitton

c’è una ricerca tenace di miglioramento continuo: ho pensato che per imparare ancora era necessario cambiare. Ho dovuto sfidare anche la sicurezza acquisita nel metodo di lavoro e riversare tutta la mia capacità progettuale su un linguaggio molto diverso. Quello che mi ha colpito profondamente durante i 6 anni lavorati lì sono principalmente due aspetti: uno è che il Signor Armani, come lo chiamano in azienda, è coinvolto personalmente in ogni progetto del suo brand; il secondo è l’attenzione unica che lui ha per i materiali

progettare, come forse accade per la moda: lui inventa e progetta la materia di cui è fatto un abito, un prodotto di design, un rivestimento, una superficie. E non tralascia il minimo dettaglio, progetta dal mobile fino alla carta da parati, gli accessori, ma anche le stoviglie, i tessuti.

e la costante ricerca di innovazione, che per me è ciò che lo rende unico nel suo approccio all’interior design. Spesso Armani parte proprio dal materiale per

Anche qui, come per Armani, ho dovuto combattere una battaglia interiore, questa volta tra maternità e professione… Questione che, in linea generale, un

Mi rimane la curiosità per quella volta a Parigi…

Quella volta ho “mollato” marito e figlia di tre anni e sono andata a lavorare a Parigi per Louis Vuitton. Un’opportunità meravigliosa!

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maschio probabilmente non si porrebbe allo stesso modo. Mio marito Rodrigo è una persona speciale, facciamo lo stesso lavoro ed è impegnato quanto me, ma ha favorito questa possibilità che comportava il mio allontanamento infrasettimanale da lui e nostra figlia. Mi ha messo nella condizione di decidere liberamente dicendomi che se la sarebbe sentita di gestire lavoro, casa e figlia. E così è stato. E credo che il fatto di aver potuto perseguire la mia passione professionale, non tarpando le ali alla mia vita, mi abbia in realtà reso una madre migliore. Sono certa, Chiara, che questo sia un passaporto di libertà per quella che sarà la vita di Martina: si insegna a prendere il volo volando, no? Ma anche a Parigi ti sei trovata in una situazione paradossale?

Si! Ero appena arrivata a Parigi per trasferirmi nel mio nuovo appartamento, Rodrigo e Martina mi avevano accompagnato: e avevo con me tutte le cose che mi sarebbero servite per viverci durante

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le settimane lavorative a venire. Sarei rientrata a Milano solo nei weekend per tutto l’anno successivo in cui avrei lavorato nell’Architecture Concept Team di Louis Vuitton, dove ho affinato intensamente la parte concettuale che precede e valorizza poi ogni singolo progetto. L’abitazione era sugli Champs-Élysées, il trasferimento dall’aeroporto ha cominciato ad andare storto: né il taxi né i mezzi pubblici riuscivano ad arrivare fin lì, tutto era transennato. C’era la polizia, i camion antisommossa, c’erano fuochi appiccati ovunque, fumo di lacrimogeni. Era il secondo sabato dei Gilets Jaunes, un clima devastante, sembrava di avvicinarsi ad un posto in guerra. E noi, con Martina piccola a spalle, carichi di valigie, che cercavamo di farci strada verso il mio indirizzo… Sai, mi immaginavo di arrivare, sistemare le cose e fare una passeggiata nel Giardino delle Tuileries con una bella gonna… Ho dovuto rivedere il progetto. Per molto tempo Martina, ogni volta che vedeva delle cose rotte per strada se ne usciva con la frase “mamma ci sono i Gilets Jaunes!”


Cover Story

Martina e Rodrigo, ph Emmanuele Randazzo

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Ora che hai aperto il tuo studio, come organizzi una tua giornata tipica di lavoro?

Quando sono a Milano: sveglia presto, colazione in famiglia, lottare con Martina per uscire di casa in tempo, portarla all’asilo (a turno io e mio marito), arrivo in studio, compilo la lista delle cose da fare, controllo gli appuntamenti del giorno, mail. Poi sono le 9.30 e arriva Syrine, facciamo un check delle cose da portare avanti, poi mi incuffio e lavoro concentrata. Pausa pranzo con i ragazzi dello studio, caffè e poi di nuovo lavoro fino alle 19. Non avendo nonni vicino abbiamo una babysitter ovviamente, altrimenti non ce la potremmo fare. Quando sono all’estero mi rilasso di più. (ride)

del duro lavoro di bravissimi progettisti, è un’esperienza corroborante. Hai presente la Sagrada Famiglia a Barcellona? L’ho visitata di nuovo l’anno scorso: ormai è quasi finita. È impressionante, e se penso alla quantità di disegni e di dettagli che, a mano, sono stati fatti per poterla concepire e realizzare. C’è da perder la testa! Viaggiare, sempre. Gli amici. Se il tuo stile fosse una ricetta quali sarebbero gli ingredienti?

L’ascolto. Le contaminazioni artistiche. Il calore dei materiali veri. L’equilibrio. I dettagli speciali.

Cinque cose che ti fanno stare bene…

Ridere con Rodrigo e i miei fratelli: solo loro riescono a farmi davvero ridere fino alle lacrime e a farmi mollare tutta la seriosità che mi contraddistingue Ballare: di nuovo Rodrigo, da bravo sudamericano, mi ha fatto scoprire che ballare mi piace e mi sfoga tantissimo Visitare architetture o interni davvero belli: la vera bellezza è travolgente. Poter star lì, immersa da tanta meraviglia, frutto

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Con Chiara Butti abbiamo scoperto una forte intesa di visione, di valori, di stile. LoveTheSign ti offrirà a breve la possibilità di progettare la tua casa, spazi commerciali e contract con lei. Stay tuned!


Cover Story

Enea Outside In, design concept store progettato per e con Enea Gmbh a Zurigo, ph Enea Gmbh

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Da Airbnb a Netflix

DESIGN DA AIRBNB A NETFLIX a cura di Alessandra D’Angelo

C’è l’appartamento rustico con le travi di legno sbiancato a vista e quello con le mattonelle marocchine color verde smeraldo, c’è lo stile minimalista e quasi monocromatico e c’è l’esplosione di tinte calde ed elementi vintage medio-orientali: che il tuo desiderio sia provare l’ebbrezza di vivere in un posto da sogno, anche se solo per qualche giorno, o rifarti gli occhi e cogliere qualche spunto d’arredo, ti presentiamo una carrellata di idee mozzafiato.

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Partiamo dalla nostra selezione di appartamenti Airbnb a prova di Instagram: il primo dista solo una sessantina di km dal confine italiano e, più che un appartamento, è un’intera villa del Cinquecento situata nel cuore di Saint Paul de Vence, in Francia. Ristrutturata nel rispetto della tradizione provenzale ma con attenzione al gusto contemporaneo, si trova proprio accanto alla casa in cui soggiornò Jacques Prevert negli anni ‘40 del ‘900. Le sue tre suite hanno ciascuna un proprio stile e schema cromatico: quella del piano terra, ad esempio, si estende su 30 m² ed è arredata secondo i toni del verde salvia e del beige; il letto ha lenzuola di lino e il bagno include un’elegante vasca e una spaziosa doccia decorata con piastrelle Zellige, realizzate a mano in Marocco con argilla naturale grezza.

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Da Airbnb a Netflix

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Restiamo in tema di pregevoli mattonelle marocchine e spostiamoci a Milano, nella centralissima Porta Venezia: è qui che si trova il loft soprannominato “Greenhouse”, circondato da piante lussureggianti e progettato dallo Studio Ilse Crawford. A caratterizzarlo è una parete posta tra la zona giorno e la zona notte e rivestita di piastrelle marocchine color verde smeraldo; le stesse che si ritrovano nel bagno e nella doccia, mentre il resto dell’appartamento è decorato in tonalità neutre e impreziosito da lampade vintage.

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Da Airbnb a Netflix

Se ti piacciono lo stile minimalista e la country music, abbiamo quello che fa per te: un appartamento total white con due camere da letto, votato come uno dei migliori Airbnb nella città della musica, Nashville, Stati Uniti. Gli unici tocchi di colore sono rappresentati da qualche tappeto e dall’area dining, che ospita un lungo tavolo in legno naturale in grado di accomodare anche sei persone. Grazie ai soffitti altissimi, una delle due zone notte è stata ricavata in un soppalco accessibile da una scaletta, anch’essa in legno: una nicchia confortevole e piena di luce, che dà l’idea di riposare tra le nuvole.

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Travi sbiancate e il contrasto tra dettagli total white e colori più caldi e terreni caratterizzano anche un favoloso appartamento nel vivace quartiere madrileno di Malasaña. Una camera da letto è mansardata, l’altra vanta ben due finestre in legno che danno su un balconcino in ferro battuto. La parte migliore però è l’area giorno, con angoli rustic chic e un mega videoproiettore collegato a Netflix.

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Da Airbnb a Netflix

Se per quest’anno non prevedete spostamenti, niente panico: la parola chiave è proprio Netflix, in grado di garantirci continue immersioni nel design anche quando meno ce lo aspettiamo. Ve ne sarete accorti se siete tra i circa 62 milioni di spettatori de La regina degli Scacchi, una serie in cui l’arredo sorprendente rientra tra gli elementi che inducono al binge-watching. Oggi lo stile anni ‘50 e ‘60 che lo ispira si chiama grandmillennial, ed è una fonte ricca di spunti da cui attingere per arricchire anche i propri interni contemporanei: pensate alla carta da parati con decorazioni geometriche, come quella scozzese rosa della camera di Beth o quella a diamante dell’hotel di Las Vegas; all’accogliente poltrona di velluto abbinata al divano color verde acqua, sempre nella casa dei genitori adottivi di Beth; e, infine, alla giustapposizione di bianco e nero dell’hotel di Mosca. Un’altra apoteosi di stile modernista? La serie Mad Men, ovviamente: pensate all’ufficio di Roger Sterling, un vero tempio del design anni ‘50 e ‘60, dal valore inestimabile. Tra

quelle quattro mura trovano posto la poltrona Corona del designer danese Paul Volther, la chaise longue di Le Corbusier, l’Arco dei fratelli Castiglioni e un tavolo di Eero Saarinen. Chi non aspira a sfoggiare almeno una di queste icone in casa propria? Se, infine, volete proprio fare una scorpacciata di puro design, non potete perdervi The World’s Most Extraordinary Homes, la miniserie in cui l’architetto dell’Invisible Studio Piers Taylor e l’agente immobiliare Caroline Quentin girano il mondo alla scoperta di case stupefacenti: da quella progettata da No.Mad nel mezzo di un bosco vicino Madrid, con una pianta insolita, geometrica e ipersfaccettata, pensata per non abbattere nemmeno uno degli alberi circostanti; a quella firmata dallo studio Carvalho Araújo nel nord del Portogallo, equipaggiata di una piscina che utilizza l’acqua di una cascata naturale; fino alle più contemporanee abitazioni giapponesi, che riescono a mantenere intatto il fascino della tradizione.

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EALA -

MY LAKESIDE DREAM E tu, cosa sogni per la tua estate? a cura di Samantha Passuello

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Hotel


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Hotel

Siete mai stati a Limone Sul Garda? A prescindere da ciò che risponderete, avete almeno tre motivi per andarci (o per ritornarci): visitare le sue antiche limonaie, riempirvi i polmoni di quell’aria particolare che sa di mare, ma anche di montagna, e vivere un soggiorno da Sogno all’Hotel EALA, l’ultima novità 5 Stelle della Riviera Bresciana inaugurata ad aprile di quest’anno.

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Rocco Forte Hotel Hotels

L’idea e la storia Nel mondo dell’hôtellerie, Risatti è senza dubbio un nome noto. La famiglia, infatti, si occupa di ospitalità e accoglienza da tre generazioni, guidando il Gruppo Sun Hotels che comprende ben 4 strutture nel Bresciano. Nel 2016, la svolta: la possibilità di ristrutturare l’Hotel di proprietà Panorama costruito nel 1956, con l’obiettivo di creare un concept di ospitalità di lusso. Nel concreto: far vivere una vacanza da sogno in un contesto elegante e raffinato, proprio come simboleggia il Cigno Reale del logo.

Sapore di lago L’intera struttura è ispirata alla natura lacustre su cui si affaccia: la facciata fronte strada, ad esempio, è stata realizzata con doghe verticali di abete, dello stesso colore dei legni di castagno che compongono le limonaie. Anche i trattamenti della Spa sono ispirati ai luoghi iconici del Garda utilizzando prodotti locali, come la lavanda all’acqua di Sirmione e i limoni del posto. Tutte le aree comunicano tra loro per esprimere le diverse anime del territorio: dall’architettura al benessere, fino alla cucina semplice ma dal sapore ricercato.


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Il design Il Design in un Hotel, si sa, è un vero e proprio “biglietto da visita”: curare la bellezza e i dettagli non è un optional, soprattutto in strutture di lusso. Ecco perché è fondamentale fare ricerca, avvalersi di professionisti ed avere ben chiari i gusti e gli stili di vita del proprio target di riferimento. Il design di EALA è contemporaneo ed eclettico, mixa elementi e materiali con delicatezza per donare una sensazione di massimo comfort e accoglienza. Lo Studio di Architettura Gesia, che ha seguito il progetto, ha ideato il concept “lusso della natura”: attraverso l’utilizzo di particolari elementi, forme e colori, si instaura un legame con il territorio circostante. Lo stesso principio vale anche per gli interni e per la Spa: la natura viene riproposta con uno stile dalle linee curve e sinuose, quasi a ricordare le forme del lago, del sole, del ventre materno: tutto deve risultare estremamente bilanciato, pulito, rilassante e rassicurante.

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Hotel

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La cucina Aaah, il cibo! Che vacanza sarebbe, senza cibo? EALA continua sull’onda del lusso, anche in cucina, e per farlo sceglie Alfio Ghezzi. Una scelta fondata sui princìpi cardine della cucina italiana, ma anche dello stesso Chef: semplicità, Km Zero, sostenibilità e qualità. Due i format gastronomici scelti per garantire al cliente un’esperienza culinaria gratificante: un ristorante gourmet e un Bistrot. SENSO Fine Dining Un piccolo gioiello affacciato sul lago, aperto anche ad ospiti esterni. Questo ristorante ha un’anima intima e garantisce massima privacy grazie ai soli 7 tavoli a disposizione. Il Menu firmato Ghezzi, in questo caso, prevede un menu degustazione a più portate in linea con le stagioni, accompagnate da una selezione di vini, birre artigianali, distillati e caffè speciali. Alfio Ghezzi BISTROT Alfio Ghezzi BISTROT è perfetto per situazioni più informali e conviviali, ma senza dover rinunciare all’eleganza o alla coccola: la qualità degli ingredienti e la cura del servizio, sono i medesimi del fratello maggiore Senso. In questo caso, il Menu prevede diversi format: “Veloce con gusto”, che offre pizze, lievitati e panini, ma anche formaggi di montagna locali e torte. “Passeggiando sul Garda”, invece, è dedicato alla tradizione del posto, “I Classici Italiani”, propone delle proposte che variano settimanalmente, rigorosamente ispirate ai grandi piatti della tradizione italiana.

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Rocco Forte Hotel Hotels


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DEGNI DI NOTA a cura di Marta Gecchele

La magica atmosfera di un tête-à-tête in una sera d’estate, una luce delicata e soffusa illumina la tavola quanto basta per regalare prelibatezza ai piatti e fare scintillare i bicchieri. La nuova generazione di lampade Portable combina un’anima poetica con i vantaggi della tecnologia più moderna: una fonte luminosa da trasportare a proprio piacimento, in casa e all’esterno, senza complicate prolunghe e rischi d’inciampo. Un must have per le serate estive e non solo.

Luciole BY EMU

Eteree e delicate come le lucciole da cui prendono il nome, le moderne lampade Luciole rendono unica ed elegante l’atmosfera degli spazi outdoor. Il tocco lieve dell’interruttore on-off a sfioramento aziona il corpo illuminante, con la possibilità di regolarne l’intensità su 3 livelli. Realizzate in materiale plastico da esterno, sono disponibili sia in versione da tavolo che da terra con picchetti per interramento.

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Degni di nota

Chiardiluna

Giravolta

BY ROTALIANA

BY PEDRALI

Chiardiluna è una lampada portatile utilizzabile sia in interno che all’esterno. È composta da un vetro soffiato in borosilicato in cui è alloggiato un tappo luminoso e da un manico smontabile in acciaio e plastica. La luce LED si distribuisce delicatamente, come la luce della luna piena, sul piano di appoggio della lampada: un tavolo per una cena al ristorante, il percorso di un giardino, il pavimento di un terrazzo. Il tappo luminoso è rimovibile ed è alimentato da batterie ricaricabili. All’interno del contenitore in vetro è possibile inserire un piccolo oggetto personale, come una conchiglia, un rametto, un sasso, rendendola un elemento d’arredo ancora più interessante.

Ispirata alle lanterne di un tempo, Giravolta è una lampada wireless ricaricabile dal design contemporaneo, adatta per l’outdoor. Nel nome tutta la sua essenza: da un lato il suo diffusore girevole, dall’altro il suo essere ricaricabile da cui il riferimento ad Alessandro Volta e alla sua principale invenzione, la pila. Si compone di due dischi plastici uniti ad una struttura esile e filiforme: un disco funge da base e da sostegno, mentre l’altro costituisce il corpo illuminante che può ruotare a piacimento di 360 gradi. La famiglia di lampade Giravolta, progettata dai designer Alberto Basaglia e Natalia Rota Nodari, include 3 diverse varianti e ha riscosso subito un grandissimo successo grazie alla sua praticità e alla sua audace estetica.

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Gople Portable BY ARTEMIDE

Nella collezione Gople di Artemide non può mancare una lampada portatile, che offre un’impressionante autonomia di 32 ore di funzionamento senza corrente elettrica. Così, ognuno può essere l’architetto della luce nel proprio spazio, ovunque esso sia. ll caratteristico diffusore è realizzato in plastica per resistere al meglio ad un utilizzo trasversale degli spazi. La luce emessa è morbida e diffusa, regolabile su 3 diverse intensità per creare differenti atmosfere. È perfetta per gli scenari di luce di tutti i giorni negli spazi personali, ma anche per i momenti più sociali.

Rabbit BY QEEBOO

La famiglia Rabbit, uscita dal cappello di Stefano Giovannoni, è un’icona icona pop, simbolo di amore e di fertilità, che porta fortuna e buoni auspici. L’idea del coniglio, animale gentile, amabile e discreto, nasce dall’associazione della sua silhouette con quella di una seduta, dove le orecchie del coniglio diventano lo schienale della sedia. In versione illuminata, Rabbit è proposto come lampada per esterni in versione XS. È dotata di luce LED a batteria ricaricabile e 16 differenti gradazioni di colore RGB intercambiabili.

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Degni di nota

Cri Cri BY FOSCARINI

Una gita fuori porta. Il frinire delle cicale nell’aria. Un picnic, la tovaglia a quadretti spiegata sull’erba. Questa è l’atmosfera gioiosa e disimpegnata evocata da Cri Cri: una lampada senza cavo con batteria interna ricaricabile, da appendere o appoggiare dove si vuole, sia in esterno che in interno.

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MANON STEYAERT a cura di Chiara Moro

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Da quando ho terminato la ristrutturazione di casa, con le mani che fremono in stato febbrile, sogno di prenderne un’altra con consunti affreschi alle pareti e stucchi a punteggiare le volte delle stanze. È forse per questa mia ultima propensione agli immobili ricchi di storia che mi sono affezionata all’estetica decadente e lussuosa degli spazi fiorentini di numeroventi, un palazzo storico convertito a residenza d’artista all’interno dei cui spazi ho incontrato le opere di Manon Steyaert, delicati drappi di silicone, omaggio al mondo del tessile, rivisitazione di una estetica rinascimentale che torna a influenzare moda, arte e design, in cui sono la morbidezza e le volute del panno a guidare la vista.

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Art

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“Dans L’air” 2021, 25x30cm, silicone

“Iridescent Silicone V” 2021, 20x25cm, silicone, cellophane and pigment

“Walking Along The Canals II” 2020, 40x60cm, silicone and pigment

Private commission 2021, 70x90cm, silicone and pigment

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Art

Qual è la tua storia? Cosa diresti di te

Come definiresti il tuo lavoro e

per presentarti a chi non ti conosce?

come racconteresti il tuo approccio

Mi chiamo Manon Steyaert, sono un’artista

progettuale?

contemporanea nata a Bruxelles, mi

Non credo si possa dire che presento

sono trasferita a Londra nel 2014 per

un approccio progettuale specifico al

intraprendere un ciclo di studi nel campo

mio lavoro, ma sicuramente ho trovato

dell’arte presso la Central Saint Martins e il

alcune influenze nel design. Sono sempre

Chelsea College of Arts.

profondamente attratta dall’ambiente di una stanza, dalle combinazioni di colori e

Come è nato il tuo percorso espressivo?

dai punti di vista che possono essere creati

È stato difficile incanalare in un mezzo

posizionando le opere d’arte in determinati

l’istanza di espressione che hai sentito?

punti. Le mie opere non sono create come

In realtà, mi sono trasferita a Londra per

oggetti, ma si esprimono in quanto tali

studiare moda alla Central Saint Martins,

grazie al materiale di cui sono composte.

ma il caso ha voluto fossero altre le mie

Descriverei il mio lavoro come una fusione

strade, dirottandomi nel corso di Belle

tra scultura e pittura, nel limbo tra i due;

Arti. Con me ho portato la passione per

mi piace il fatto che siano molteplici i

tessuti e trame, facendo evolvere questo

significati che porta, mi piace non sia

media in dipinti e sculture. Direi che è

vincolato ad una singola narrazione. Uso il

stata la curiosità circa il saper fare le

colore per attirare l’occhio dello spettatore

cose a guidare il mio percorso espressivo:

per poi confonderlo con la superficie

il mio primo amore, la moda, è infatti

materica dell’opera, permettendo alla vista

un unire i pezzi tra loro nel creare una

di ballare sulle forme, cambiando il loro

sorta di scultura 3D. Portando queste

punto di vista su ciò che pensavano di

idee in pittura, ho messo in discussione

sapere su pittura e scultura.

il rapporto tra la cornice e il contenuto, decostruendo il mezzo fino al suo nucleo

È possibile arredare con l’arte? L’arte

e riassemblandolo in modi inaspettati,

e il design possono convivere, unirsi,

permettendo allo spettatore di cambiarne

trasformarsi a vicenda?

la percezione. Data la mia spiccata

Penso siano molteplici gli ideali dell’arte:

curiosità, ho fatto molti tentativi, dando

alcuni sono puramente estetici, al fine

forma alle mie idee più disparate, ma, in

di completare e/o decorare una stanza;

un processo di eliminazione, ho messo da

altri sono il tentativo di elevare e sfidare

parte tutto ciò che non funzionava fino

l’ambiente circostante. Spetta sicuramente

al trovare i materiali giusti e la mia voce

anche allo spettatore e alla sua percezione

assieme a quei materiali.

il determinare lo scopo dell’arte per loro e

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“Gazing In I” & “Gazing In II”

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Art

all’interno di in una stanza. Personalmente

un’attenzione mai avuta prima e ho

penso che alcune opere possano essere

applicato alcuni di questi pensieri nella

utilizzate per arredare e altre sicuramente

mia pratica artistica. In una recente mostra

no. Alcuni dei miei lavori a colori credo

in Danimarca ho avuto la possibilità di

possano essere visti come un’opera d’arte

esporre il risultato di una passeggiata

realizzata ad hoc per il mero arredare,

lungo i canali che sono solita percorrere a

aggiunti ad una stanza iniettando colore

Londra: un giorno ho visto combinazioni

nello spazio, mentre altri miei lavori di

di colori che non avevo notato prima e

installazione riguardano maggiormente

da qui sono nate diverse opere. Sento

l’interazione che voglio che uno spettatore

di aver aperto maggiormente la mente,

e la sua mente abbiano con il lavoro. Penso

vedendo, così, più di prima. Inoltre penso

che l’arte stia poco alla volta percorrendo

che le persone siano diventate in generale

le strade che una volta erano solo del

più riconoscenti e questo indubbiamente

design, dando vita ad un coesistere, però

cambia le idee e la nostra immaginazione.

mi fa ridere l’idea di etichettare ancora le cose! Il Covid ci ha chiuso nelle stanze

C’è il rischio di perdere la vera essenza

per un periodo di tempo molto più lungo

dell’arte davanti ad uno schermo?

rispetto a quello a cui siamo normalmente

L’incontro fisico con l’opera e la

abituati, costringendoci a fare i conti con

sua essenza materiale non possono

le nostre abitazioni e con il fatto che,

essere ricreate dal mezzo digitale, è

spesso, non ci assomigliavano. Design

la connessione che viene a mancare,

e arte ci aiutano a trovare espressioni e

l’empatia. Tuttavia credo sia essenziale

riflessi per vivere al meglio nella nostra

che anche l’arte sia, in qualche modo, sui

quotidianità.

nostri schermi, posso solo immaginare le eventuali difficoltà durante la pandemia.

In questo periodo sono cambiate molte

L’evoluzione del mezzo non deve essere

cose; secondo te è cambiata anche la

qualcosa di cui vergognarsi, gli artisti

nostra immaginazione?

in generale penso lo sappiano, è bene

Parlo di me e, sì, la mia immaginazione ha

mantenere un approccio fisico, ma senza

attraversato un periodo di cambiamento;

qualche forma di evoluzione è la crescita

abbiamo tutti avuto più tempo per

personale a pagare.

riconoscerci, sia nel nostro ambiente, sia nella nostra vita. Ho avuto l’occasione di notare ciò che mi circondava con

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Cosa non ha più senso, nel mondo dell’arte? Credo non abbia senso il far pagare gli artisti emergenti per esporre in una mostra. Proprio ieri mi è stata offerta la partecipazione ad una collettiva e la piccola (enorme!) tassa che mi è stata chiesta per esporre è stata uno schiaffo in faccia dato che ogni artista, al fine di realizzare l’opera, deve già sostenere numerosi costi. Un’immagine per rappresentare la tua quotidianità? Un’immagine, una fotografia, ecco, questa può essere il cielo appena sopra la mia quotidianità. Siamo a Londra, non è prettamente soleggiato, ma penso che un cielo appena offuscato sia la perfetta rappresentazione dei momenti in cui mi sento più ispirata, in grado di carpire le piccole cose di tutti i giorni. Un cielo come quello appena fuori dal pub che amo frequentare con i miei amici dopo una lunga giornata di studio, una pinta in mano e la sera attorno a noi.

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“Silcone Toile I”, 2019, 70x90cm, exhibition at Numeroventi, Firenze


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Sperimentale, libera, futurista. A Roma apre i battenti la mitica Casa Balla a cura di Emanuela Perozzi

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Casa Balla

In occasione dei 150 anni dalla nascita di Giacomo Balla, il Maxxi celebra il maestro futurista con il progetto Casa Balla - dalla casa all’universo e ritorno, a cura di Bartolomeo Pietromarchi, direttore del Maxxi Arte, e di Domitilla Dardi, curatrice per il Design. Grazie all’iniziativa del museo, per la prima volta viene aperta al pubblico la celebre abitazione di via Oslavia 39B, dove il maestro visse con la famiglia dal 1929 fino alla morte, giunta all’età di 87 anni. Oltre all’apertura al pubblico dell’abitazione romana, che sarà visitabile nei weekend a partire dal 25 giugno, il progetto prevede una mostra tematica che ne evidenzia la straordinaria modernità e lo mette in connessione con otto artisti contemporanei che a lui si sono ispirati: Ila Bêka & Louise Lemoine, Carlo Benvenuto, Alex Cecchetti, Emiliano Maggi, Leonardo Sonnoli e Space Popular. 85


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Casa Balla – Interni

Casa Balla: il continuo movimento dell’opera d’arte totale La casa di Giacomo Balla è esattamente come Giacomo Balla: futurista, tanto per cominciare. Futurista nel senso ontologico del termine: proiettata in avanti, fuori dagli schemi, lontana da qualsiasi definizione preconfezionata e tentativo di inquadrarla nel contesto oggettivo della sua epoca. Quella che il maestro futurista ha prima immaginato e poi realizzato grazie al genio artistico che gli scorreva nelle vene, è una casa libera, fluida e in movimento verso orizzonti non visibili ad occhio nudo. Il suo appartamento borghese, uno dei tanti del quartiere Prati, si è ben presto trasformato in un laboratorio di sperimentazione, una sorta di opera d’arte itinerante che, tra idee radicate e suggestioni estemporanee, nel corso degli anni ha cambiato forma e senso, andando ben oltre le idee del manifesto sulla Ricostruzione futurista dell’Universo firmato da Fortunato Depero e dallo stesso Balla nel 1915. Quel “continuo creare” che è stato alla base del dinamismo futurista teorizzato dal maestro, si respira e si tocca ovunque nella casa. Dagli arredi fatti e decorati a mano (scaffali, sedie, tavolini, cavalletti, piatti, piastrelle), poveri nei materiali ma ricchissimi nella vena creativa,

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alle sculture, ai bozzetti sparsi qua e là, alle porte dipinte, agli abiti cuciti in casa, agli utensili autocostruiti, passando per i quadri a tutta parete con i colori abbaglianti e le forme dirompenti che sembrano quasi voler uscire dalla cornice. La casa del maestro futurista, costruita pezzo dopo pezzo con talento, pazienza e amore, insieme alle due figlie, Luce ed Elica, che dal padre hanno ereditato l’abilità di proiettarsi verso il futuro, è la sintesi di un’opera d’arte totale e “abitabile”. Come ogni forma d’arte, anche quella che si respira a Casa Balla è una forza misteriosa che riesce a creare stupore collettivo, energia inarrestabile, unione di intenti che non conosce barriere linguistiche, culturali, geografiche. Ecco perché è così importante aver aperto le porte di via Oslavia 39B: l’arte è di tutti, unisce, ispira e genera connessioni impensabili. Casa Balla si specchia nella scintillante pienezza delle luci, delle forme, dei colori e dei movimenti che emana. I vari ambienti restituiscono un’atmosfera surreale che cresce nell’alternanza di ordine e disordine, rigore e fantasia, luci e ombre, opere d’arte e oggetti qualunque.


Casa Balla

Esplosione di vita, luce, colori

Casa Balla – Studio Rosso

Le case degli artisti sono sempre luoghi diversi, evocativi, dotati di un impalpabile senso di immortalità. Quella di Giacomo Balla è anche la casa-sintesi delle tracce esistenziali e dell’attitudine rivoluzionaria di un’artista che ha sperimentato tutto lo sperimentabile. Una molteplicità di percorsi estetici che in Casa Balla si ritrovano in una necessità creativa che non risparmia nulla: dagli arredi agli elementi architettonici, fino ai dettagli più̀ prosaici. Casa Balla sembra esplodere con la forza travolgente e la luce accecante di un fuoco d’artificio che tutto investe e trasfigura allo scopo di perturbare il quotidiano ed elevarlo a forma artistica. La nipote Patrizia ricorda che «la casa rigurgitava di lavori, opere pittoriche, bozzetti, sculture, disegni». Nel 1918, nel “Manifesto del colore” Giacomo Balla scriveva che «nel groviglio delle tendenze avanguardistiche, siano esse futuriste o semi futuriste, domina il colore. Deve dominare il colore perché privilegio tipico del genere italiano». In questo senso, la coloratissima dimora romana di Balla rappresenta il perfetto spaccato dell’incessante pulsione realizzativa del maestro futurista. Un luogo simbolico e immaginifico che lascia incantati.

Casa Balla – Corridoio

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Casa Balla – Bagno

Casa Balla – Stanza da letto

Pezzi di vita, ricordi e travolgente pulsione creativa L’impatto con Casa Balla è già “un colpo al cuore”: di fronte al portone la targhetta/firma FuturBalla è la premessa a quello che sarà un crescendo di meraviglie, stanze-icona, creazioni inedite e “chicche” che raccontano con disarmante semplicità la casauniverso dell’artista futurista. La dimensione è onirica, trascendente, affabulatoria: a metà strada tra le pagine di un libro di favole e la scenografia di un film fantascientifico. Scopriamo i vari ambienti in cui lavorò e visse Balla insieme alla famiglia, a cominciare dal celebre Studiolo rosso, affollato di abiti, cavalletti, appunti, barattoli di vernice, tavolozze,

bozzetti, quadri, pennelli, oli, pastelli. Un travolgente tripudio di creatività, ricordi, pezzi di vita, lavori compiuti o lasciati a metà. Ci sono poi le stanze di Luce ed Elica, cariche di energia e forza creativa, c’è il lungo ed etereo corridoio, la suggestiva stanza da bagno. Infine la cucina, un destabilizzante mix di senso familiare e sprazzi di eccentricità. Domitilla Dardi, curatrice del progetto, osserva che «quella immaginata da Balla e dalle sue figlie è una modernità che oggi ci risulta molto familiare: parla di superamento delle barriere disciplinari e soprattutto di identificazione tra arte e

vita. Vivevano la propria arte senza soluzione di continuità e è questo che rende il loro un ‘progetto diffuso’ che riguarda tanto i quadri quanto i piatti di ogni giorno, le sculture, gli arredi, i tappeti, ma anche i vestiti che indossavano, diventando essi stessi opere d’arte semoventi». Giovanna Melandri, presidente del Maxxi, osserva che «l’appartamento di Balla nel cuore del quartiere della Vittoria a Roma esalta il suo universo caleidoscopico e sperimentale, e rappresenta una visione dell’arte a 360 gradi sorprendentemente attuale e di grande ispirazione per le comunità creative di oggi».


Casa Balla

Casa Balla – dettaglio Interni

Dentro l’opera d’arte In ogni angolo dell’abitazione, dietro ogni dipinto, disegno, decorazione, dietro ogni mobile e oggetto d’uso quotidiano, si cela una lezione da assimilare. Tutto in Casa Balla trasuda creatività e spirito eclettico, voglia di sperimentare e rincorrere nuovi sguardi, visioni, contaminazioni, forme d’arte inesplorate e sorprendenti. Nella pienezza dei colori vivi – il rosso, l’arancio, il verde brillante, il blu intenso – si coglie la profondità dell’uomo, ancor prima che dell’artista, e l’urgenza di trasporre la ricchezza del suo universo interiore in oggetti tangibili, concreti, da toccare e

vivere quotidianamente. A passeggiare tra le stanze di Casa Balla, oggi finalmente svelate agli occhi del mondo, ci si può sentire un po’ spaesati, quasi in soggezione: troppa bellezza, troppa meraviglia può far girare la testa, accelerare il battito cardiaco, far sentire un vuoto alla bocca dello stomaco. Ma ne vale la pena. Visitare Casa Balla è un’esperienza da non perdere, un’emozione sottopelle difficile anche da descrivere. È come trovarsi dentro all’opera d’arte, diventandone eroe e protagonista, e avvertire l’inesorabile sensazione di assistere (e partecipare) ad uno

spettacolo unico, irripetibile, non replicabile. Stanze allestite come fossero scenografie teatrali, abiti che somigliano a dipinti e acquarelli, accessori e oggetti comuni che svelano la dimensione umana dell’artista, la sua semplicità, la naturalezza dei gesti che appartengono alla sfera intima e personale. Ma anche tanti scorci di libertà artistica e un sottile velo di ironia a fare da filo conduttore ed essenza del significato stesso del progetto Casa Balla. Quell’ironia che, secondo il filosofo Sören Kierkegaard, “è l’occhio sicuro che sa cogliere lo storto, l’assurdo, il vano dell’esistenza”.

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Il Tempo perfetto Casual chic e normcore preferibilmente all’aperto A cura di Alessandra Luporini

“Dicono che c’è un tempo per seminare E uno che hai voglia ad aspettare Un tempo sognato che viene di notte E un altro di giorno teso Come un lino a sventolare” C’è tempo di Ivano Fossati

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Casual Chic

Il colore del grano, vertiginosi spacchi, importanti scollature sulla schiena e un bra fatto con i cuscini. La collezione PE 2021 di Jacquemus celebra l’amore e la naturale bellezza.

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Poltrona a dondolo outdoor Cleo By Talenti

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Casual Chic

La voglia è quella di abbandonarsi alla piacevolezza di un abito bianco, impalpabile… quasi trasparente, seducente ma anche elegante. Di dondolarsi a piedi nudi e lasciarsi cullare mentre guardiamo le stelle. Di risvegliarsi, spogliarsi, destrutturarsi e stiracchiarsi... Di allietare il proprio io interiore come quando ascoltiamo le onde del mare o il fruscio degli alberi tuffandoci nella natura. Con uno stile bohémien e casual, il “lounge all’aperto” emana un’atmosfera estiva tipica degli aperitivi in spiaggia.

Huala Milano, Art director Aiza Villanueva, connubio perfetto tra swimwear e high fashion.

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Dondolo Swing by Ethimo

“Tutti i vestiti delle donne non sono che un compromesso tra il desiderio confessato di vestirsi e quello inconfessato di spogliarsi” Yutang Lin

Vaso Mexico by Qeebo

Cuscino Pasadena by Missoni Home

Tavolo Turtle by Qeebo

La voglia è di avere uno stretto legame con la natura. Una terrazza con piante e fiori offre naturalezza e intimità, perfetta anche per evitare gli sguardi indiscreti dei vicini o dei passanti, piante esotiche per immergerti in altri luoghi e puoi viaggiare da casa tua. Nella stagione estiva c’è la massima espansione dell’energia vitale in un profondo espiro. Tutto quello che è stato nutrito in inverno e che è germogliato in primavera, diventa frutto maturo in estate.

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Casual Chic

“Vivere è cambiare, è questa la lezione che ci insegnano le stagioni” Paulo Coehlo

Divano a baldacchino Cleo by Talenti

Tavolo Industry by Seletti

Lampada a sospensione Bella Vista by Seletti

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Lara Manfredini, direttrice della scuola Yoga delle stagioni.

Sedia Variable Balance by Varier

Sedia T-chair rigata by Mogg

Vaso I Shine by Kartell

Lo stile casual è interamente ispirato ai capi sportivi. E quando parliamo di uno stile comodo, funzionale, normcore (senza pretese) si parla di casual, in particolare prediligiamo il casual chic. Secondo alcune persone, il casual chic non è solo un modo di vestire, ma un vero atteggiamento nei confronti della moda e della vita in generale: permette di apparire eleganti e curate, ma senza rinunciare a valorizzare la propria bellezza naturale.

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Casual Chic

Alex Rivièr

Luci Sagra led by Seletti

L’abbigliamento sportivo per l’estate non è mai stato così glamour. Huala Milano.

Il comfort delle sete impalpabili e il fresco cotone del Luisa dress, che unisce la morbidezza di un chemisier di seta con la fantasia floreale dipinta. È arrivata l’estate, una stagione che è sinonimo di bel tempo e vita sociale all’aria aperta in compagnia di familiari e amici. Una delle più grandi tendenze di decorazione sarà quella di avere un soggiorno all’aperto, dove trascorrere quante più ore possibili.

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A SIGN FROM THE STARS A cura di Giulia Tomba

Ariete

Toro

Gemelli

Felice luglio, meravigliosi Ariete! Questo ultimo periodo, complice l’eclissi lunare a fine maggio e Mercurio in moto retrogrado fino all’ultima settimana di giugno, vi ha visti indugiare tra qualche insicurezza e paura inconscia. Basta così. È ora di riconnettervi al vostro io più autentico. Coltivate i lussureggianti giardini della vostra interiorità senza paura del giudizio. Luna nuova e Sole in Cancro sono il momento perfetto per aprire le porte di casa, magari organizzando una cena con la famiglia o gli amici. Il sole nel segno del Leone dal 22 vi invita a godervi l’estate con animo lieve e abiti leggeri.

Ah cari Toro, resistenti come il migliore arredo da esterni. Scendere a compromessi non è mai stato il vostro forte. Questo luglio languido e introspettivo vi invita a rallentare il ritmo, immergervi nel vostro ambiente, aprirvi alle persone che vi circondano, favoriti dalla Luna nuova in Cancro il 9. Sempre istintivi e pronti all’agire, sentirete la stanchezza dei transiti planetari degli ultimi mesi. Riposatevi, arriverà il tempo del Sole in Leone il 22 per i chiarimenti in famiglia e la Luna piena in Acquario il giorno successivo per iniziare a progettare un autunno di grandi soddisfazioni lavorative.

La vostra capacità di adattamento fa di voi Gemelli il segno che più riesce ad ottenere risultati anche quando il vento si fa contrario o Mercurio introspettivo. Il pianeta dominante per il vostro segno, finalmente tornato in moto diretto, entrerà in Cancro a metà mese e vi invita al decluttering emotivo. Rendete confortevole il vostro ambiente, chiarite quello che non va con le persone a voi vicine. Cercate il vostro bambino interiore. Sarà l’inizio di un percorso che vi porterà a comunicare meglio voi stessi e i vostri valori. Da fine mese e fino alla fine dell’anno, Giove è al vostro fianco per fare grandi progetti.

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Oroscopo

Cancro

Leone

Vergine

Luglio è il momento della muta, per voi del segno del Cancro. Ascoltate la vostra intuizione. Mettete in crisi la vostra comfort zone ed apritevi al cambiamento. Sarà un processo piacevole e liberatorio quello che vi aspetta sotto questo caldo cielo estivo, sostenuto dalle consapevolezze di una Luna nuova molto intimista. Riuscirete ad inseguire esattamente ciò di cui avete bisogno ma solo se saprete tenere i piedi ben piantati per terra e vi farete guidare dal faro dei vostri valori e delle vostre aspirazioni. La Luna piena in Acquario di fine mese invita alla responsabilità.

Questo inizio di estate vi vuole custodi del sacro fuoco della vostra energia, adorabili Leoncini. Nei mesi appena trascorsi avete avuto la possibilità di mettervi in gioco, di aprirvi a nuove opportunità e allacciare nuovi legami, soprattutto in ambito lavorativo. È arrivato il momento di fermarsi e interiorizzare il cambiamento. La Luna nuova di luglio vi invita ad una revisione interiore che profuma di bergamotto e brezza marina. Fate spazio ai sentimenti. Concentratevi sul vostro benessere. Ricaricate le energie per arrivare preparati a quando il Sole entrerà nel vostro segno il 22. Sarà il momento di risplendere.

I cambiamenti richiedono tempo, miei assennati amici della Vergine. Come per i Gemelli, con cui condividete il pianeta governatore, potrete finalmente beneficiare degli influssi di Mercurio tornato in moto diretto. Quello appena trascorso è stato un periodo stancante. Adesso è arrivato il momento di guardare al futuro con una nuova fiducia. Lavorate sulle vostre paure e insicurezze, fatene il punto di forza per trovare una nuova versione di voi stessi. A breve inizierà per voi un nuovo anno astrologico, non fatevi trovare impreparati. Circondatevi di persone che hanno la vostra stessa visione delle cose.

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Bilancia

Scorpione

Sagittario

Mie soavi Bilance, avete tanto da dire e da condividere con il mondo. Lo state facendo? Dopo mesi faticosi è giunto il momento di fare ordine dentro di sé e iniziare a raccontare qualcosa in più di voi stessi, partendo magari dalle persone che vi sono più care. Che sia una causa importante, un progetto a lungo tenuto nel cassetto. Esponetevi! Il fuoco leonino di fine mese vi preparerà il terreno per un salto di qualità, di cui potrà beneficiare soprattutto la sfera lavorativa. Sarà la Luna piena in Acquario a bilanciare questa urgenza comunicativa con la vostra interiorità. Fidatevi del vostro intuito.

La Luna nuova sarà di buon auspicio per quanti di voi, cari Scorpioni, sentono il bisogno di movimento, di un cambio di prospettiva. Non lasciatevi influenzare dal parere altrui ma sistemate eventuali questioni in sospeso, soprattutto in ambito famigliare. Vi state per affacciare ad un periodo di crescita: per farvi trovare pronti, apritevi al divertimento e alla sperimentazione. La Luna piena in Acquario infonderà di consapevolezza questo percorso, facendo non solo chiarezza sui vostri obiettivi ma anche su quale strada percorrere per raggiungerli (preferite sempre quella panoramica).

Se state ancora cercando la stabilità dopo l’eclissi di Luna nel vostro segno basta telefonare ad una persona amica. Vi ricorderà quanto siete amati e supportati, miei cari Sagittari! Addobbate la vostra isola con un filo di luci e dei comodi pouf da esterno: trascorrete le vostre serate circondandovi di chi vi piace, tra conversazioni suggestive e cocktail alla frutta. È il momento perfetto per scambiare energie, stabilire connessioni. A rendere tutto più spontaneo il Sole in Leone a fine mese, che vi farà vagare con animo leggero e trasognato. Che vi aiuterà a perdervi. Per ritrovarsi.

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Oroscopo

Capricorno

Acquario

Pesci

Miei adorati Capricorno, sembra che finalmente le cose inizino a prendere la giusta piega e la vostra vita ad assestarsi su binari più stabili. Vi state affacciando ad una potente evoluzione personale. La benevola Luna nuova di luglio vi aiuterà ad approfondire le relazioni senza farvi sentire vulnerabili, sia in amore che in ambito lavorativo. Aprirvi agli altri e condividere quello che pensate vi darà grande forza per il raggiungimento dei vostri obiettivi. Go with the flow. Ci penserà il Sole in Leone il 22 a rendervi più contemplativi: sarà il momento di fermarsi ad osservare in modo più approfondito questi cambiamenti.

Siete umani e vulnerabili, miei cari Acquario. E va bene così. Se gli ultimi mesi sono stati di revisione o qualcosa non sembra aver funzionato alla perfezione, è ora di guardare avanti. Costruite il vostro futuro a partire proprio da questi momenti di debolezza. Parlatevi con franchezza: siete contenti di ciò che fate? Il vostro ritmo di vita è sostenibile? Siete soddisfatti della vostra routine? Coltivate la vostra indipendenza, il Sole in Leone a fine luglio farà spazio al vostro fianco e potrete trasformare questo spazio sacro e solitario in una crociera dell’amore.

Pesci, mutevoli e fluttuanti, è il momento di scoprire l’origine di tutti i vostri dolori psicosomatici e del vostro sonno disturbato. Siete sicuri che il vostro non sia solo bisogno di attenzione? Di sentirvi compresi e accuditi? La congiunzione tra Venere e Marte il 13 diventa il momento perfetto per aprirsi ai sentimenti. Ditevi la verità. Svelatevi le vostre debolezze senza indugi. Vi sentirete vulnerabili ed emotivi ma sarà proprio questa la vostra forza. Traetene ispirazione. È il momento perfetto per mettersi a nudo e ritrovare la fiducia in voi stessi in attesa del fortunato transito di Giove nel 2022.

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Contributors

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Marta Gecchele BUYER

Emanuela Perozzi COPYWRITER

Giorgia Messa COPYWRITER Nata a Bari nel 1992, mostra sin da piccola una particolare inclinazione alla scrittura. Già dalle elementari, scriveva di tutto, in prosa e in rima. Nonni e genitori inorgogliti la costringevano a dispensare acrostici a chiunque mettesse piede in casa, amici parenti ed emeriti sconosciuti, perché, dicevano i suoi: “Giorgia riesce a delineare il carattere delle persone partendo dal nome”. Per non deluderli, lei non ha mai confessato che, in realtà, sceglieva aggettivi a caso. Convinta dalla famiglia che “con la cultura non si mangia”, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza e si laurea con 110 e lode e tesi in procedura penale. Portato a casa il risultato, decide di mollare tutto e seguire i suoi sogni a costo di restare a digiuno. Oggi, è felicemente responsabile della comunicazione per Il Libro Possibile, scrittrice e ghost writer.

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Nasce al Policlinico Gemelli in Roma la notte di San Lorenzo mentre sua madre, scorgendo una stella cadente, esprime il desiderio di una femminuccia. Salvo poi diventare una sorta di maschiaccio, tra la passione per il calcio ereditata dal papà e un cugino-fratello come migliore amico. Crescendo sviluppa una personalità anticonformista e un tantino ribelle, ma ciò non le impedisce, qualche anno più tardi, di inorgoglire i suoi genitori laureandosi con lode in lettere. Ha iniziato a scrivere da piccola e non si è più fermata. Divoratrice di libri, ama la letteratura, il cinema d’autore e le case di design. Non si è ancora stancata di ascoltare la sua vocina interiore e di inseguire sogni. E visto che ci sta, esprime desideri facendo finta che sia la notte di San Lorenzo.

Nata in un piccolo paesino della provincia vicentina, fin da piccola si contraddistingue per la spiccata testardaggine e la parlantina incessante. Da sempre è interessata all’arte e alla musica, flautista per diletto e appassionata di cinema. Laureata in giurisprudenza, oggi fa parte del team di Lovethesign, alla ricerca non solo del “Bello”, ma di oggetti di design che possano migliorare la vita di chi li acquista, rendendola più semplice, comoda e poetica.

Giulia Tomba COPYWRITER Giulia è una ribelle amante dell’ordine. Friulana ma di radici veneziane, da bambina sogna di fare la scrittrice o la chiaroveggente. Da adulta si laurea in lettere e diventa una pubblicitaria. Sulla seconda opzione ci sta ancora lavorando. Ama l’oceano, le sarde in saor, gli acrobati cinesi e le persone con senso dell’umorismo.

Maria Chiara Bocciolini COPYWRITER Fiorentina, si laurea in Filosofia Teoretica a metà anni ’90. Subito dopo si accosta alla professione delle PR e dell’Ufficio Stampa, passando prima dal mondo fashion e poi a quello del design e dell’architettura. Qui affianca nel loro percorso di comunicazione alcune realtà d’impresa note a livello internazionale. Si definisce una inguaribile ‘raccontastorie’ per la curiosità e la passione con cui ama narrare di oggetti, progetti e di personaggi. Trova nella scrittura la sua ‘cura’ all’ansia che pervade i nostri tempi. Mamma di Bianca. Ama il cinema, l’arte e i cani, meglio se boxer.


Contributors

Lara Vidotto

Alessandra Luporini

ART DIRECTOR

COPYWRITER Alessandra Luporini classe 1982 laureata al POLIMODA a Firenze , metà toscana e metà milanese, cresce nella storica azienda di abbigliamento di famiglia tra abiti di alta moda e ambienti del fashion System tra Milano e Parigi. Da sempre interessante alla moda, all’ artigianalità e all’arte, si definisce creativa e spirituale in continua evoluzione.

Alessandra D’Angelo COPYWRITER Nata tra i colli e il mare, in una città di passaggio ma di provincia. L’anno è quello di Ritorno al futuro e We are the world, di glasnost e perestrojka, e della prima versione di Windows. Scrive un romanzo a 12 anni, un lungometraggio a 16 e un format radiofonico a 29. Si appassiona di politica e jazz, ascolta la radio e sogna le stelle, detesta i giornalisti e finisce per iscriversi all’albo. Ama le storie, le stazioni, le situazioni e la forma sonata.

Samantha Passuello COPYWRITER Nata con la luna in Mercurio, il pianeta della comunicazione. Coincidenza? Io non credo! Sin dalle scuole elementari nutre una passione per la scrittura e le parole: se usate nel modo giusto, possono essere grandi regali. Inguaribile spirito libero e con l’istinto da tenere a bada, cerca sempre di (in)seguire le sue passioni come il giorno in cui decide di studiare fotografia, perché dal mirino sembra tutto un po’ più bello. Follemente innamorata di Milano e dei suoi cortili, di Parigi e dei suoi edifici in stile Haussmann: non capisce perché le case non siano tutte così! Ama Vicenza, ma è una relazione complicata. Quando è ispirata scrive cose (belle) sul suo Blog e dispensa consigli non richiesti su ristoranti, hotel e week end fuori porta.

Nasce distratta e cresce raccogliendo idee che spuntano come funghi dopo la pioggia nella magica foresta di neuroni che è la testa di ognuno, la mia e l’altrui. Sguardo all’orizzonte, antenne sintonizzate sul design, annusa ciò che verrà. Ama il potere salvifico della letteratura che ci contiene tutti, ama il suono della banda che sta per svoltare nel vicolo, gli alberi, i cani, le cose piccole come i carillon e gli esseri umani.

Chiara Moro CURATOR Irrequieta e curiosa, Chiara Moro basa il suo lavoro in viaggio costante, nella creazione di progetti artistici e di comunicazione sempre diversificati a seconda dell’utente finale. Curatrice di formazione, da vita a esperimenti di collocazione di forme artistiche contemporanee fuori dai circuiti tradizionali, evidenziando la capacità di cambiamento esercitabile dal cittadino tramite le modalità di fruizione del prodotto culturale.

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PIANOPRIMO - LUGLIO 2021 - N.05 by LoveTheSign - Issuu