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L'Officiel Italia N°37 - Aprile 2021

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pattern PLAY

Come negli anni ’60 e ’70 ’70.. Labirinti optical optical.. Polka dots dalle cromie opposte. opposte. Onde psichedeliche psichedeliche.. Rigature estreme e puzzle geometrici. La moda gioca con un universo ipervisivo. ipervisivo. Photography ALBERTO TANDOI Styling GIULIO MARTINELLI


L’TREND


Waste LAND

Ha trasformato la cultura dello scarto in bellezza. Peccioli è il virtuoso protagonista di Padiglione Italia, Italia, nella prossima Biennale di Architettura di Venezia. Esempio di comunità resiliente. resiliente. Dalla terra emergono maestose figure umane, sono i “Guardiani della discarica”, un’opera di Naturaliter, che è stata anche scenario di una importante sfilata, all’indomani della firma della “Carta per la sostenibilità della moda” nel 2018. Ma il borgo toscano di Peccioli (Pisa), torna oggi ad essere sotto i riflettori, non solo perché è un susseguirsi di installazioni, opere e landmark d’autore, ma anche perché sarà presente alla prossima Mostra Internazionale di Architettura alla Biennale di Venezia (22 maggio - 21 novembre 2021), all’interno del Padiglione Italia, nella mostra di Alessandro Melis “Comunità Resilienti” e nello spazio dedicato “Laboratorio Peccioli”. Non solo un museo a cielo aperto con gli interventi di Hidetoshi Nagasawa, Alberto Garutti, Federico de Leonardis, Vedovamazzei, Fortuyn/O’Brien, Vittorio Messina e Patrick Tuttofuoco, ma un esempio virtuoso a livello sociale, ecologico e tecnologico,. Qui, nel borgo dell’alta Val d’Era, sulla direttiva Volterra - Pisa, tutto ruota attorno alla gestione della discarica che, oltre alla bellezza, porta ricchezza, servizi e infrastrutture alla comunità. Una economia circolare dove gli abitanti sono

allo stesso tempo azionisti e beneficiari del progetto che, oltre all’arte, permette ad esempio di avere per le strade i robot che fanno da spazzini, portano la spesa a domicilio agli anziani, vanno al loro posto in farmacia. Un luogo che è ben noto a quanti lo scelgono come punto di incontro e scambio: scrittori, intellettuali, scienziati, musicisti e performers si ritrovano qui ogni anno. E sul palco, al centro della discarica – affrescato da Sergio Staino con enormi wall drawing di David Tremlett, il cui intervento è nei maggiori cataloghi di arte contemporanea –, hanno suonato in tanti, incluso il Maggio Fiorentino. Viene in mente “Waste land”, il documentario del 2010 ambientato nella più grande discarica del mondo, a Rio de Janeiro, in Brasile. Raccontava il progetto di Vik Muniz, artista di fama internazionale tornato nel suo Paese natale per trasformare, con la fotografia, i “catadores”, le persone che cercano nell’immondizia materiali riciclabili da vendere, in opere d’arte per finanziare progetti sociali. Come lì, anche nel borgo avvolto tra le dolci colline toscane, da tonnellate e tonnellate di immondizia si riesce a creare bellezza.

Text by SILVIA FRAU - Photography ANDREA TESTI


L’ART


Kids & ADULTS

Valentino collabora con la social media sensation del momento: momento: ll’’ influencer e comica Elsa Majimbo, Majimbo, autrice del primo progetto culturale della maison. Per combattere la depressione diffusa dovuta alla pandemia, niente di meglio di una risata. Lo sa bene la diciannovenne Elsa Majimbo, che intrattiene i suoi follower su Instagram e Tiktok con sketch, podcast, canzoni e clip pieni di humour e un’esilarante serie di interviste dal letto, “Bedtime with Elsa”. Per Valentino ha creato il primo di una serie di progetti culturali della maison, con un focus educational ed inclusivo, il libro “The Alphabet for kids & ADULTS”. «Mi piaceva l’idea di connettere generazioni diverse, in un momento in cui siamo tutti a casa e in particolare le famiglie. L’ho scritto con il mio publicist Mohamed Kheir, anche lui autore e comico di successo in America. Le illustrazioni realizzate in 3D a tema fiabesco sono di Pepijn Temming, un digital artist», spiega Elsa. «Da bambina mi incuriosiva il fatto che nel mondo degli adulti capitino così tante cose che vengono affrontate con normalità, quando spesso per i bambini sono degli shock. Questo libro mostra che sono tanti gli avvenimenti, le credenze, le diversità nel mondo e che un giorno da adulto le capirai, non bisogna nascondere la realtà ai bambini. Inoltre far ridere è il metodo migliore per insegnare, porre argomenti seri in modo leggero aiuta le persone a comprenderli e soprattutto accettarli.

È scientificamente provato, esistono delle ricerce a riguardo». Elsa è molto soddisfatta del progetto: «È la prima volta che vedo una collaborazione del genere nella mia vita, un progetto crossculturale a tutti gli effetti. Unica perché mette in fila mondi apparentemente diversi, che possono contribuire a un accrescimento culturale. Mi piace anche sottolineare che nessuno ha mai fatto una campagna di lancio di un libro con una casa di moda, che non parla di moda!». Se Valentino le ha dato “la libertà di sentirsi a suo agio, elegante e sé stessa”, in generale «La moda è purtroppo molto definita dal peso. Non è giusto che ci venga detto cosa indossare in base alla nostra corporatura. Io cerco solo di vestirmi per divertirmi, indosso sempre quello che mi fa stare bene». Tra le cause che supporta, «La comunità LGBTQ+ e il movimento BlackLivesMatter. È assurdo che al giorno d’oggi si debba ancora spiegare alle persone che il colore della pelle non deve essere un criterio di discriminazione». Al momento sta lavorando a un paio di progetti: «Con Mo Kheir ho intrapreso un percorso indirizzato a essere molto più che una semplice influencer, il mio talento nello stimolare una risata, una conversazione, uno spunto, può essere messo a disposizione per progetti più significativi».

Text by GIORGIA CANTARINI - Photography CEDRIC NZAKA


L’AUTEUR


Costume GENIUS Candidato all’ all’Oscar per il film “Pinocchio” “Pinocchio”,, Massimo Cantini Parrini ha appena firmato gli abiti del “Cyrano” di Joe Wright.

Chissà se il 25 aprile Massimo Cantini Parrini avrà vinto l’Oscar. Forse invece il premio per il miglior costume designer sarà stato assegnato a Trish Summerville per “Mank”, il film di David Fincher grande favorito della vigilia con dieci nomination. O ad Ann Roth, veterana di Hollywood (suoi già i costumi di “Un uomo da marciapiede”), per “Ma Rainey’s black bottom”, concorrente di tutto rispetto, con quattro precedenti nomination, l’Oscar nel ’96 per “Il paziente inglese”, la collaborazione con Anthony Minghella continuata con “Il talento di Mr. Ripley” e “Cold Mountain”. E prima ancora con film che hanno segnato la storia del costume da “Hair” a “Una squillo per l’ispettore Klute”, fino alla summa degli inguardabili anni ’80: “Una donna in carriera”; creatrice infine dell’immagine indelebile di Nathalie Portman in parrucca rosa fluo e solo uno scintillio di strass sul corpo in “Closer”. O magari avrà vinto Alexandra Byrne, alla sesta nomination per “Emma”, la creatrice delle superbe, stilizzatissime mises di Cate Blanchett nei due Elizabeth di Shekhar Kapur, vincitrice dell’Oscar con il secondo, “Elizabeth: The Golden Age”. O Bina Daigeler, per “Mulan”, in curriculum “Tutto su mia madre” e “Volver” di Almodóvar, i due biopic sul Che di Soderbergh e quella piccola meraviglia di “Solo gli amanti sopravvivono” di Jim Jarmusch, con Tilda Swinton col caftano giallo... Comunque sia andata, per Cantini Parrini il riconoscimento dell’Academy, tributato ai suoi costumi per il “Pinocchio” di Garrone, è stata la consacrazione a degno continuatore di quella cultura e craftmanship del costume caratteristica dei suoi (grandi) maestri: Piero Tosi e Gabriella Pescucci. Allievo al Centro Sperimentale di Cinematografia di Tosi, il maestro cui si devono i costumi per l’esigentissimo Visconti in “Senso”, “Il Gattopardo”, “La caduta degli dei”, “Morte a Venezia”, “Ludwig”, come anche quelli della “Medea” di Pasolini e de “Il portiere di notte” della Cavani, Cantini Parrini entra alla Sartoria Tirelli dove diventa l’assistente di Gabriella Pescucci, premio Oscar per “L’età dell’innocenza” di Scorsese. «È stato come entrare in una bottega rinascimentale», ricorda lui. Tra i suoi primi lavori, “La trattativa” di Sabina Guzzanti, seguito, nel 2015, da “Il racconto dei racconti”, che segna l’inizio della collaborazione con Matteo Garrone, proseguita con “Dogman” e “Pinocchio”. «Garrone non mi conosceva, ma voleva un giovane e aveva chiesto a Tosi di fargli un nome». L'OFFICIEL ITALIA: Come è nata la tua passione per il costume?

MASSIMO CANTINI PARRINI: L’ho sempre avuta, fin da bambino. Aprire gli armadi di famiglia e trovarvi abiti anni ’20 dei miei bisnonni era meraviglioso. Ho iniziato a collezionare abiti d’epoca a 13 anni. Allora il vintage non era di moda, si buttava tutto, andavi ai mercatini delle pulci e trovavi Dior, Balmain, Chanel... Per me c’era l’esigenza di sottrarre alla distruzione questi frammenti di vita. All’inizio pensavo di fare lo storico del costume.

LOI: Qual

è il pezzo più incredibile della tua collezione? E dove e come la conservi? MCP: La collezione è sparsa tra Firenze e Roma, gli abiti del ’900 sono appesi, quelli più vecchi sono chiusi in scatole. Vanno curati, ogni sei mesi bisogna cambiare il modo in cui sono sistemati, per non imprimervi delle pieghe. Quando faccio nuovi acquisti, li metto sui manichini, per studiarli nel dettaglio. Non ho “un” pezzo favorito, il più antico è un corpetto del 1640. Del ’900 ho degli Schiaparelli, dei Fortuny, abiti della Wiener Werkstätte... La collezione è composta da oltre 4.000 pezzi e arriva fino agli anni ’90, perchè è ancora presto per capire quali saranno i capi iconici degli anni 2000. Anche se mi sono ripromesso di non aspettare troppo: mi mangio ancora le mani per non aver acquistato dei Versace anni ’90, poi diventati super iconici. Compro sempre nei mercati, mai alle aste, perché mi piace scoprire le cose. LOI: Hai lavorato anche coi fratelli D'Innocenzo e immaginato i particolarissimi costumi di "Miss Marx" con Romola Garai. MCP: In “Miss Marx” ho usato anche maglioni degli anni ’70 di mia madre, ma praticamente nessuno se n’è accorto, a dimostrazione che se la forma è giusta e la silhouette è giusta puoi fare di tutto. Eleanor Marx era una grande sostenitrice dei diritti delle donne, e gli anni ’70 sono stati quelli delle prime grandi battaglie femministe: il mio è un lavoro antropologico, si tratta di raccontare il personaggio attraverso i costumi. LOI: Chi ti piace tra i costume designer? Com’è stato lavorare con Maria Grazia Chiuri? (per "Le mythe Dior", il video di Garrone di presentazione dell'Alta Moda F/W 2021)? Che rapporto hai con la moda? MCP: Ammiro Maurizio Millenotti (due nomination agli Oscar, per “Amleto” e “Otello” di Zeffirelli, nda), Milena Canonero, Sandy Powell. Lavorando con Maria Grazia ho capito quanto la moda guardi al costume e quanto la moda aiuti noi a svecchiare il passato. Adoro Viktor & Rolf, Margiela, Galliano. Penso che Piccioli sia stato molto bravo a portare modernità all’alta moda di Valentino senza stravolgere l’identità del brand.

Nel tuo lavoro sarai molto influenzato anche dalla pittura... Tanto, anche se dopo il 1840 mi documento soprattutto sulla fotografia. E guardo molto alla caricatura perchè da lì esce la verità dell’abito vissuto, non l'immagine idealizzata della pittura.

LOI:

MCP:

Come è nato il tuo abito più celebre – primo post del tuo profilo Instagram –, l'abito rosso di Salma Hayek ne "Il racconto dei racconti"? MCP. Erano arrivati dei campioni di stoffa da Tirelli, sono stato folgorato dalla certezza che l’abito dovesse essere rosso. È diventato il mio simbolo, richiesto in tutte le mostre: l’equivalente dell’abito da ballo della Cardinale ne “Il Gattopardo” per Tosi. LOI:

Text by FABIA DI DRUSCO - Photography DAVIDE MUSTO


Total look DIOR. Styling FEDERICO POLETTI. Special thanks: PALAZZO ALTEMPS, ROMA.

L’ARTISTE


Valeria SOLARINO

Un percorso tra cinema e teatro, teatro, per non privarsi dello sguardo, del respiro, della risata del pubblico. In attesa di tornare sul grande schermo nel film di Pif sui riders, durante il lockdown ha ripreso a studiare filosofia filosofia.. L’abbiamo vista qualche mese fa ne “L’Alligatore” di Daniele Vicari, tratto dai noir di Massimo Carlotto. E la rivedremo nel film di Pif con Fabio De Luigi sui rider, il cui titolo provvisorio è “E noi come stronzi rimanemmo a guardare”. L’OFFICIEL ITALIA: Hai

sempre voluto fare l’attrice? Credo di averlo deciso nel 2000, quando mi sono iscritta alla scuola del Teatro Stabile di Torino. Prima andavo a teatro, mi fermavo incantata in platea quando erano andati via tutti, ma era un desiderio che non ammettevo neppure a me stessa. La scuola ha significato un impegno di tre anni di frequenza obbligatoria, otto ore al giorno. Mi hanno ammessa dopo il primo provino e ho abbandonato tutto, l’università (ero iscritta a Lettere e Filosofia) e la pallacanestro, che giocavo a livello agonistico. Nei tre anni di scuola ho capito che era quello che volevo fare nella vita, ma all’inizio pensavo solo al teatro. Ronconi, che veniva tutti gli VALERIA SOLARINO:

anni a tenere un corso, mi disse: “Tu farai cinema”, ma io ero convintissima si sbagliasse. E invece.. La scuola ci mandava a fare provini per piccoli ruoli, è così che mi hanno preso per “Fame chimica” ed è così che Giovanni Veronesi (diventato poi suo compagno, nda) mi ha scelta per “Che ne sarà di noi”. Ma frequentavo ancora la scuola, avrei dovuto assentarmi almeno un mese per le riprese e quindi ero certa che non lo avrei potuto fare. È stato un mio insegnante a spingermi, convincendo i colleghi a non farmi perdere quest’opportunità e aiutandomi a recuperare l’assenza scolastica

LOI: VS:

I film cui sei più affezionata? “Viola di mare”, “Valzer”, un film molto piccolo che non ha visto nessuno, girato in un unico piano sequenza, molto dif-

LOI: VS:

Text by FABIA DI DRUSCO Photography GIANMARCO CHIEREGATO Styling GIULIO MARTINELLI


L’ACTRICE


HEAD to TOE Letteralmente dalla testa ai piedi. piedi. Total look mono cromia e mono brand per raccontare una primavera urban urban,, tra le architetture della nuova Milano. Photography LUCA STEFANON Styling GIULIO MARTINELLI


Andra GROWING UP

DAY

Sugli schermi, la hitmaker in ascesa ha fatto scoprire Billie Holiday a un’intera generazione di fan. Ma la vincitrice dei Golden Globes ha anche molte altre storie da raccontare. Text by GWEN THOMPKINS Photography ALEXI LUBOMIRSKI Styling LAURA FERRARA


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