

I Quaderni della Ricerca
Appunti di educazione civica digitale


a cura di Pietro Jarre, Gianni Garbarini e Marco Pozzi
I Quaderni della Ricerca 92
Appunti di educazione civica digitale
a cura di Pietro Jarre, Gianni Garbarini e Marco Pozzi
© Loescher Editore - 2026
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Ristampe 5 4 3 2 1 N 2031 2030 2029 2028 2027 2026
ISBN 9788820151911
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Coordinamento editoriale: Alessandra Nesti
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Le attività didattiche che coinvolgono strumenti basati sull’IA, eventualmente proposte in questo libro, sono pensate per aiutare chi studia a conoscere e sperimentare questa tecnologia in modo consapevole e con l’aiuto dell’insegnante. Poiché gli strumenti basati sull’IA cambiano molto rapidamente, alcune funzioni potrebbero non essere più disponibili o essere diverse da quelle riprodotte. Consigliamo di controllare sempre le fonti ufficiali dei produttori per eventuali novità. Le indicazioni d’uso di tali strumenti sono aggiornate alla data di pubblicazione del libro. Gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale, proposti per le attività in questo libro, possono essere sostituiti con quelli equivalenti approvati dalla scuola.
INTRODUZIONE
Per cittadini dentro panorami digitali
Marco Pozzi
A – Il contesto
1. Diritto e digitale: quale etica per i dati e l’intelligenza artificiale?
di Massimo Durante
2. IA e rischi: una prospettiva filosofica
di Viola Schiaffonati
3. Un esperimento sulla IA generativa (il percorso)
di Franco Marra
4. Educazione etica per i computer professional. Cosa deve cambiare con urgenza
di Norberto Patrignani
5. Tecnologia dell’acqua bene comune. La conoscenza come bene di tutti
di Vittorio Marchis
B – Il digitale, il pianeta. Impatti, soluzioni
1. Hardware e materiali nell’era digitale
di Gerry McGovern
2. L’impatto ambientale del digitale e come innovare riducendolo
di Francesco Cara
3. Sostenibilità nel software
di Francesco Fullone
4. Data centre sostenibili. La necessità di una politica industriale europea
di Antonio Baldassarra
5. Sostenibilità digitale e sistemi di monitoraggio e raccolta dati
di Niccolò De Carlo 5 .1 . L’IoT: una tecnologia abilitante (ed energivora)
5 . 2 . Etica e consapevolezza nell’uso della tecnologia
5 . 3 . Il valore dell’elaborazione in locale (edge computing)
5 .4 . L’incontro tra digitale e ingegneria civile
5 . 5 . Il contesto conta: sostenibilità e territorio
5 .6 . verso una cultura digitale sostenibile
5 .7 . durabilità digitale: l’eredità dell’ingegno
C – Il digitale, la società. Impatti, soluzioni
1. Dalla Gen X alla Gen Z: traiettorie nei consumi d’azzardo
di Sabrina Molinaro
2. Addiction comportamentali e digitali. Breve storia di un’epidemia annunciata e cenni sulle strategie di fronteggiamento
di Paolo Jarre
2 .1 . I prodromi dell’addiction digital .
2
2
2
3
cosa ci siamo persi
che fare, che provare a fare
3. Manipolazione dell’informazione e propaganda nel digitale
di Lucia Confalonieri
3 .1 . L’evoluzione nel tempo
3
2
non solo fake news
3 . 3 . Fact-checking: chi investe e chi disinveste
3 .4 . condizionamento dei media
3
5
Effetti sul piano individuale
3 .6 . La “cura”
3 .7
4. Democrazia e impatto del digitale
di Walter Quattrociocchi
5. Intelligenza artificiale responsabile: gestire i rischi, dar forma al nostro futuro
di Bart Layton
6. Bias di genere e IA
di Monica Cerutti
7. Sicurezza e rischi globali dell’intelligenza artificiale
di Giulia Consonni
8. Ingresso dell’intelligenza artificiale nelle scuole: come valorizzarne potenzialità e governarne i rischi
di Paolo Odasso
D – Il digitale, le aziende. Impatti, soluzioni
1. Responsabilità digitale; politiche di CDR nelle aziende
di Pietro Jarre
2. Esperienze di sostenibilità digitale in ENEL
di Carlo Bozzoli
2 .1 . Introduzione
2 . 2 . Trasformazione digitale – riduzione di costi e dell’impatto
2 . 3 . Trasformazione digitale – il personale e i dispositivi digitali
2 .4 . Trasformazione digitale – infrastruttura cloud
2 . 5 . Trasformazione digitale – applicazioni e Saas
2 .6 . Trasformazione digitale – codice sostenibile e prassi unI
3. Come decarbonizzare i sistemi IT usando al meglio i dati già disponibili
di Jeremy Veg
4. Analitici etici: come stabilire fiducia in un ambiente basato sui dati
di Carmen Soini
5. Come considerare la sostenibilità digitale nel mail marketing
di James Gill
6. Wellbeing digitale nelle aziende
di Alessio Carciofi
7. Come (non) far crescere un business sostenibile
di Tom Greenwood E - Norme e linee guida
1. Accessibilità digitale: progetti e esperienze
di Paolo Berro
2. Politiche digitali dell’Unione Europea: impatti e prospettive future
di Pier Giorgio Chiara
3. AI ACT. Esperienza all’Europarlamento. Prospettive
di Brando Benifei
4. Data Governance Act, Data Act e i nostri diritti?
di Marco Ciurcina
5. Procedure di valutazione del rischio ex DSA
di Maurizio Bulgarini
6. Utilizzare le Linee Guida WSG per la sostenibilità del web per guidare la trasformazione digitale
di Tim Frick 6 .1 . W3c e le WSgs
F - Esperienze e testimonianze
1. Piattaforme social: il “Fediverso” come alternativa libera, etica e decentralizzata
di Carlo Gubitosa
2. Educazione di comunità all’uso delle tecnologie: l’esperienza della rete nazionale dei Patti digitali e il progetto Custodi digitali
di Silvia di Paola e Marco Grollo
2 .1 . Marco grollo
2 . 2 . Silvia di paola
3. Pubblica Amministrazione e esperienze digitali
di Lorenzo Bandelli e Giannina Ceschin
3 .1 . Sostenibilità sociale
3
3
2
3
Sostenibilità economica
Sostenibilità ambientale
4. Progetto “Tempo curioso” in Valle di Susa
di Ilda Curti
5. L’educazione digitale non ha età
di Giovanna Giordano
6. Lo hate speech: esperienze in una superiore di Palermo
di Giovanna Scarantino
7. Il corso di Alta Formazione “Impatto del digitale e politiche di uso sostenibile” in CSI Piemonte
di Valeria Ponte e Enrica Maria Valle
7 .1
Enrica Maria valle
7 . 2 . valeria ponte
8. Formazione per formatori, in collaborazione con Movimento Consumatori
di Rita Rocco
9. L’Osservatorio per il consumo digitale responsabile
di Maria Letizia Filippi
Biografie autori e autrici
InTRoduzIonE . per cittadini dentro panorami digitali
Marco Pozzi
Digital literacy, o information literacy, o computer literacy, o data literacy: tante parole per definire qualcosa di cui probabilmente non abbiamo ancora una definizione precisa. Se i molti termini dimostrano l’inconsistenza di una formulazione unica e definitiva, allo stesso tempo dimostrano quanto pressante sia l’esigenza di definire meglio questo “qualcosa”.
Nella Comunicazione della Commissione europea al Parlamento e al Consiglio europeo, Un approccio europeo all’alfabetizzazione mediatica nell’ambiente digitale, del 2007, la media literacy è definita come «capacità di accedere ai media, di comprendere e valutare criticamente diversi aspetti dei media e dei loro contenuti».
In sintesi: saper assorbire i contenuti prodotti da altri, sapere gestire i contenuti che noi stessi produciamo. Include le competenze specifiche del singolo individuo, le condizioni del contesto in cui ci si muove, con vari livelli di accesso e utilizzo, di comprensione, di comunicazione e partecipazione. È la capacità di interagire con l’Altro da noi. Possiamo di nuovo usare numerosi verbi, a seconda dell’accezione che vogliamo considerare: “comunicare”, “esprimersi”, “relazionarsi” ecc.; ma si può concordare sul fatto che, riconoscendo all’essere umano un’urgenza all’interazione coi suoi simili, nella nostra società la dimensione digitale è indispensabile per relazionarsi, tanto indispensabile da prender parte prepotentemente a definire il contesto stesso di esistenza. Per studiare il digitale è dunque essenziale considerare l’interezza delle implicazioni.
Per costruire questa media literacy, il 9 marzo 2021 la Commissione europea presenta il programma Digital Compass 2030, verso l’obiettivo di avere entro il 2030 almeno l’80% della popolazione europea con competenze digitali almeno di base e venti milioni di specialisti ICT.
Qui si inserisce il Quadro di riferimento europeo per le competenze digitali dei cittadini, abbreviato in DigComp dal titolo inglese Digital Competence Framework for Citizens. Nel suo aggiornamento 2.2, pubblicato nel 2022, il documento identifica cinque filoni di conoscenze che gli studenti devono svilup-
pare a scuola: “alfabetizzazione su informazione e dati”, ossia le conoscenze tecniche di base, i principi base della navigazione nel web; “comunicazione e collaborazione”, ossia la condivisione delle informazioni, la collaborazione, la partecipazione in forma di cittadinanza; “creazione di contenuti digitali”, ossia la capacità di produrre contenuti, inclusa la programmazione del software; “sicurezza”, ossia la gestione degli aspetti che possano creare pericoli ad individui; “risolvere problemi”, ossia il saper scegliere il modo più adeguato e critico per affrontare i problemi, che siano tecnici o di altra natura.
In Italia già la legge 92 del 20 agosto 2019 introduce l’insegnamento della cittadinanza digitale nelle scuole. Le Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica definiscono che per «Cittadinanza digitale deve intendersi la capacità di un individuo di avvalersi consapevolmente e responsabilmente dei mezzi di comunicazione virtuali. Sviluppare questa capacità a scuola, con studenti che sono già immersi nel web e che quotidianamente si imbattono nelle tematiche proposte, significa da una parte consentire l’acquisizione di informazioni e competenze utili a migliorare questo nuovo e così radicato modo di stare nel mondo, dall’altra mettere i giovani al corrente dei rischi e delle insidie che l’ambiente digitale comporta, considerando anche le conseguenze sul piano concreto».
Si considera centrale la partecipazione, e la scuola dovrebbe incentivare l’acquisizione di conoscenza e consapevolezza affinché la partecipazione si realizzi davvero. Il che non coincide con l’adesione incondizionata alle novità digitali, bensì obbliga a considerarne un uso limitato, ma consapevole, che anzi proprio nella consapevolezza delle possibilità apra all’individuo le facoltà per gestire il proprio livello di coinvolgimento, garantendogli il diritto di scelta e la certezza di veder concretamente attuate le sue scelte.
Si vede dunque che la prospettiva dell’educazione civica digitale a scuola è duplice: educare gli studenti, ma anche educare insegnanti e genitori a educare. Le novità viaggiano veloci per tutti, tutti rincorriamo aggiornamenti software e apparecchi sempre più efficienti, più moderni, più seducenti, e neppure è facile render chiare le cose a sé stessi, che è quasi pretenzioso voler spiegare ad altri. Vale per insegnanti, alla ricerca di un equilibrio tra la didattica tradizionale e quella digitale, a districarsi in un selva di anglicismi quali sexting, social network, cyberbullismo, revenge porn . Vale per i genitori, alle prese con domande cruciali ‒ «sarò un bravo genitore?», «sono un genitore moderno?», «sto facendo tutto ciò che devo?» ‒ genitori che devono decidere come usare lo smartphone per relazionarsi con figlio o figlia, una relazione attenta e protettiva ma non soffocante, in entrambi i versi; genitori che si ingegnano per trovare il modo di affinare il dialogo in famiglia, affiancando al «cos’hai fatto oggi a scuola?» l’«oggi che siti hai visitato?».
Gli elementi dell’attualità non sedimentano, gli strati continuamente e
incessantemente si aggiungono ed è un attimo che l’ultima novità diventi archeologia. E tutto ciò si ripercuote sugli studenti, che attraverso il digitale si trovano di fronte ai dubbi fra il crescere per gradi o per salti, senza fretta ma senza pause; crescere e restare sé stessi, espandersi senza dissolversi, prendere le ali senza perdere le radici.
Si dice: i giovani non hanno più un prodotto da desiderare – un motorino per uscire, un paio di scarpe, il biglietto di un concerto – e il loro desiderio si disperde nel mare di desideri esposti dal web, in un catalogo senza inizio e senza fine dov’è difficile tracciare un cammino, persino avere un punto cardinale. Non di rado si ascolta il mantra che i giovani non sanno più concentrarsi su nulla, che non hanno più volontà di dedicarsi ad alcunché. Si potrebbe rispondere che la volontà in loro è forte come è stata in ogni generazione del passato, nell’età in cui la giovinezza entra nel mondo e con ogni mezzo, al picco del vigore e dell’incoscienza, brama a ritagliarsi un suo spazio.
Nel contrasto fra innovazione e tradizione, fra incendiari e pompieri, nel secolo in cui il digitale è intermediazione presente ovunque in ogni nostra attività, l’educazione civica digitale può fornire qualche obiettivo agli studenti per limitare il loro girare a vuoto.
L’educazione civica digitale va ben oltre la formazione tecnica su un elemento specifico dell’informatica, che nel futuro si tradurrà in una linea sul curriculum, utile a trovare un lavoro; piuttosto include il tentativo di comprendere le implicazioni dell’informatica sul nostro modo di pensare, e quindi di vivere, di esistere.
Un’educazione per capire le fonti, stabilire la veridicità, immaginare collegamenti fra contesti diversi, calandosi nei comportamenti e nelle decisioni che ognuno è tenuto a prendere nella propria vita. Significa presa di responsabilità per le informazioni che ciascuno, volente o nolente, con le proprie scelte proietta verso gli altri.
In questo senso l’educazione civica digitale nelle scuole sfuma in un’educazione alla cittadinanza, indipendente da età e luogo. Ed è un qualcosa che non riguarda solo il ragionamento, diciamo la razionalità, ma che tocca le nostre emozioni, poiché per gestire la propria vita digitale occorre anche gestire le emozioni. I prodotti e i servizi digitali non sono meramente tecnici, ma hanno un impatto antropologico, esistenziale, siccome col web e sul web tutti noi condividiamo gran parte della nostra esistenza, sentimenti e intimità inclusi. Le emozioni sono una tara non trascurabile con cui si affrontano le informazioni digitali, il settaggio con cui si assorbono, e se il settaggio è mal calibrato ciò che si riceve viene deformato, ingrandito o rimpicciolito, esasperato o rimosso, accolto o scacciato… Chi produce certi contenuti sa e vuole agire sul settaggio degli individui, e tramite metodologie ben defi-
nite riesce a hackerare i valori di chi i contenuti li riceve, forzandoli in uno o nell’altro verso, a suo piacimento.
Essere consapevoli delle proprie emozioni si presenta come primo passo per analizzare e gestire le proprie emozioni, che nel mondo digitale trovano un terreno dove altri – dall’esterno, il Mondo ‒ gettano semi; lì possono germogliare e crescere, o marcire. Sono semi che sovente riceviamo da software, da app, da interfacce, ritenute infallibili e indubitabili, quasi divine, di cui non sembra poter fare a meno.
Siccome il web non è più uno strumento ma un ambiente in cui si vive, allora diventa quel terreno immateriale dove continuamente si gettano semi. Più i software sono facili da usare e diffusi, più li diamo per scontati e meno li “vediamo”; ci accorgiamo di loro solo quando c’è un problema, qualcosa s’inceppa o scoppia uno scandalo sui giornali.
Per orientarsi in questa vastità affascinante e contraddittoria, accattivante e minacciosa, con questo libro abbiamo cercato di costruire alcune mappe, che sono a disposizione di insegnanti, genitori e studenti, e di qualunque cittadino che voglia orientarsi nei fenomeni globali odierni.
Osservazioni e misurazioni sono state raccolte nei Digital Ethics Forum (DEF) che dal 2018 si svolgono annualmente organizzati da Sloweb: occasioni di divulgazione verso la cittadinanza, ospitano interventi di docenti, professionisti, industriali, attivisti, che ne discutono in conferenze centrate intorno all’etica nella produzione, nella distribuzione e nell’uso delle tecnologie digitali e nell’informatica. Scopo è divulgare, far crescere consapevolezza, conoscenza e senso di responsabilità nei singoli cittadini affinché, collettivamente, si realizzi un web più sostenibile e giusto.
Gli interventi analizzano criticamente lo sviluppo e l’attualità delle tecnologie digitali evidenziandone i rischi da un punto di vista ambientale, sociale ed economico; espongono fatti e interpretazioni sulla situazione geopolitica mondiale; arricchiscono la discussione le molteplici testimonianze della cittadinanza che danno spazio a esperienze virtuose, prove concrete di quanto sia urgente e possibile un uso più equo e sostenibile del web.
Particolare attenzione è riservata alla normativa, italiana e soprattutto europea, che si misura con colossi multinazionali dalle capitalizzazioni spesso superiori agli stati nazionali, e che, coi sistemi racchiusi sotto il nome generico di Intelligenza Artificiale, sempre più accumulano potere, al quale è difficile immaginare contrapporre uno altrettanto totalizzante.
I DEF sono sponsorizzati da Seeweb, Piano D, Frontiere, e ospitati a Torino da CSI Piemonte e a Roma da Frontiere. Dal 2020 i testi degli interventi sono raccolti e pubblicati nella collana I Quaderni della Ricerca presso l’editore Loescher: Manuale di InformEtica (2022), a cura di Giulia Balbo e Pietro Jarre, racconta il DEF del 2020; Elementi di etica digitale – opportunità, impatti e rischi delle
tecnologie (2024), a cura di Pietro Jarre e Gianni Garbarini e con prefazione di Marco Pozzi, racconta i DEF del 2021 e 2022; e infine questo Appunti di educazione civica digitale, che racconta i DEF del 2023, 2024 e 20251.
In questa “Rift Valley” senza punti cardinali ci muoviamo noi esseri umani. Per orientarci nei cambiamenti intorno, questo Appunti di educazione civica digitale prosegue la mappatura iniziata coi due libri precedenti, cercando di identificare alcuni punti di riferimento e alcune direzioni prevalenti, affinché sia più raro perdersi e più frequente intuire una via.
Seguendo le indicazioni del DigComp e delle Linee guida, questi Appunti sono pensati come supporto all’educazione civica digitale: per gli insegnanti che devono preparare lezioni; per i genitori che vogliono essere seguiti nell’accompagnare figli e figlie nell’età adulta nel migliore dei modi; per gli studenti che sono chiamati ad apprendere, non tanto per il voto in pagella, quanto per la vita.
Sono Appunti che vogliono servire a tutti i cittadini, soprattutto, come ha ricordato bene Giorgio Golzio (presidente dell’associazione Senior CSI), «alle fasce più deboli, di quei soggetti che la tecnologia o la temono o la subiscono, molto spesso non rendendosi conto appieno né di cosa potrebbero trarne in termini di reale giovamento, ma nemmeno di cosa stanno devolvendo di un patrimonio che è invece strettamente proprio».
La prima sezione di questo libro descrive il contesto generale: Massimo Durante imposta un discorso epistemologico, sul diritto in relazione al potere e alla tecnologia; Viola Schiaffonati propone una riflessione filosofica sul concetto di rischio dell’AI, mentre Franco Marra, con metodo sperimentale da bricoleur, guarda “sotto il cofano” del motore dall’Intelligenza Artificiale Generativa; Norberto Patrignani spiega la necessità di una educazione etica ai professionisti del settore informatico; Vittorio Marchis discute di proprietà privata e utilità pubblica, accostando l’infrastruttura del digitale con l’organizzazione pubblica dei mulini ad acqua nei secoli passati.
La seconda sezione riguarda gli impatti sul pianeta e le soluzioni che si stanno individuando per ridurli: Gerry McGovern e Francesco Cara mostrano l’impatto dell’uso dei materiali e della produzione di rifiuti elettronici, proponendo modelli di sviluppo alternativi; Francesco Fullone suggerisce metodi per misurare l’impatto ambientale di hardware e software, mentre Antonio Baldassarra di Seeweb presenta buone pratiche per una gestione sostenibile dei data centre, e Niccolò De Carlo analizza la diffusione dell’Internet of things.
La terza sezione guarda invece agli impatti sull’essere umano: Sabrina
1. Alcuni interventi del 2023 sono stati pubblicati in P. Jarre, M. Pozzi, Sloweb. Conversazioni per un digitale sostenibile, Guerini e Associati, Milano 2024.
Molinaro approfondisce le dipendenze, specialmente nelle fasce adolescenziali; Lucia Confalonieri espone i rischi della disinformazione nei media e sulla difficoltà di trovare punti fermi per informarsi correttamente; Walter Quattrociocchi presenta studi scientifici che hanno misurato la diffusione e gli impatti reali delle notizie false; Bart Layton parla dell’impatto dell’AI sulle decisioni umane; Monica Cerutti tratta i bias di genere nelle elaborazioni degli algoritmi dell’IA; Giulia Consonni esamina il tema della sicurezza dell’intelligenza artificiale presentando il primo bilancio globale sui rischi pubblicato nel 2025; Paolo Odasso pone attenzione sull’introduzione dell’AI nelle scuole e nei sistema educativi.
Un ruolo importante nel costruire un web sostenibile lo ricoprono le aziende: Pietro Jarre introduce la responsabilità digitale delle imprese, la Corporate Digital Responsibility (CDR); Carlo Bozzoli racconta la trasformazione proce ed efficace del digitale in ENEL; Jeremy Veg propone una piattaforma che aiuti ogni impresa a misurare e migliorare l’impatto ambientale dei propri sistemi informatici; Carmen Soini presenta la piattaforma Mamoto, per un’analisi etica dei dati, e James Gill illustra come può essere sostenibile la gestione delle mail e il mail marketing; Alessio Carciofi discute del benessere digitale nella gestione aziendale; e Tom Greenwood racconta la sua esperienza su come creare un business sostenibile in ambito digitale.
La quinta sezione spiega normative e illustra linee guida: Paolo Berro tratta l’accessibilità del digitale e ricorda il percorso legislativo che il nostro paese ha sviluppato, prima di altri, per promuoverla e tutelarla; Pier Giorgio Chiara e Brando Benifei ricostruiscono le ultime politiche dell’Unione Europea nel normare il digitale, mentre Marco Ciurcina si sofferma su Data Governance Act e Data Act, e Maurizio Bulgarini sulla valutazione del rischio nel Digital Services Act; Tim Frick spiega come il gruppo W3C abbia stabilito alcune nuove linee guida per un web sostenibile.
Infine, nell’ultima sezione, vengono raccontati alcuni progetti virtuosi nella società: Carlo Gubitosa presenta il Fediverso, social network alternativo alle piattaforme commerciali; Silvia di Paola e Marco Grollo parlano di Patti digitali e Custodi digitali, progetti nazionali di educazione digitale ai genitori; Lorenzo Bandelli e Giannina Ceschin sono testimoni di un progetto di sostenibilità digitale nella PA locale a Trieste, Ilda Curti del progetto Tempo curioso nella Valle di Susa, e Giovanna Scarantino di un progetto su hate speech in un istituto superiore di Palermo; Giovanna Giordano racconta attività di educazione digitale rivolte a persone d’ogni età; Valeria Ponte ed Enrica Maria Valle descrivono il corso di Alta Formazione “Impatto del digitale e politiche di uso sostenibile” realizzato in CSI Piemonte con Sloweb; Rita Rocco espone il percorso di Formazione per formatori costruito insieme al Movimento Con-
sumatori, e Maria Letizia Filippi racconta la nascita dell’Osservatorio per il consumo digitale responsabile.
Sono tanti argomenti, da cui ciascuno potrà estrarre i suggerimenti che necessita, insieme agli specifici approfondimenti consigliati, suggerimenti di lettura, indicati al fondo di ogni intervento. Oltre a rappresentare un documento, atti di un convegno che ogni anno prende vita per continuare a promuovere una visione alternativa, questi appunti sono pensati specialmente per un’educazione civica digitale nelle scuole, ma non solo: sono semi, che ci auguriamo possano attecchire sul terreno interiore di chi li leggerà.
Approfondimenti consigliati
- P. Celot, R. Franceschetti, E. Salamini, Educare ai nuovi media: percorsi di cittadinanza digitale per l’educazione civica, Pearson, Milano-Torino 2021
- L. Gallo, P. Mottana, Educazione diffusa: per salvare il mondo e i bambini, Dissensi, Viareggio 2021
- J. Haidt, La generazione ansiosa. Come i Social hanno rovinato i nostri figli, trad. it. di L. Rodinò e R. Prencipe Rizzoli, Milano 2024
- M. Johnson, P. Stearns, Storia dell’educazione: una prospettiva globale, a cura di P. Bianchini, trad. it. di F. Peri, Einaudi, Torino 2025
- M. Lancini, L. Cirillo, Figli di internet, Erickson, Trento 2022
- S. Pasta, P.C. Rivoltella (a cura di), Crescere onlife. L’educazione civica digitale progettata da 74 insegnanti-autori, Scholé Morcelliana, Brescia 2022
Gran parte degli interventi riportati in questo libro (alcuni in inglese) si possono ascoltare sul canale YT di Sloweb: https://www.youtube.com/@associazionesloweb
VOLUME, SPROVVISTO DI TALLONCINO A FRONTE (O OPPORTUNAMENTE PUNZONATO O ALTRIMENTI CONTRASSEGNATO), È DA CONSIDERARSI COPIA DI SAGGIO - CAMPIONE GRATUITO, FUORI COMMERCIO (VENDITA E ALTRI ATTI DI DISPOSIZIONE VIETATI: ART. 21, L.D.A.). ESCLUSO DA I.V.A. (DPR 26-10-1972, N.633, ART. 2, 3° COMMA, LETT. D.). ESENTE DA DOCUMENTO DI TRASPORTO.
Appunti di educazione civica digitale
Le grandi trasformazioni che derivano dalla tecnologia digitale hanno cambiato e invaso il nostro mondo, non solo nel campo delle telecomunicazioni, ma anche nelle abitudini di vita quotidiane, negli oggetti che lo abitano, nei rapporti con le altre persone, sino nella formazione dell’immaginario collettivo.
A nessuno sfugge – e nessuno fugge da – l’inestricabile miscuglio di opportunità e rischi, comodità e schiavitù che comporta la diffusione delle tecnologie digitali. È una sfida per tutti noi a essere cittadine e cittadini consapevoli del tempo in cui viviamo.

In Italia una legge del 2019 introduce l’insegnamento della cittadinanza digitale nelle scuole, e successive Linee guida la collocano all’interno dell’educazione civica. A ben vedere però non si tratta semplicemente di una materia scolastica come tutte le altre, dal momento che l’educazione civica digitale riguarda certo in prima persona studentesse, studenti e insegnanti, ma coinvolge nei fatti l’intero corpo sociale: la famiglia, il mondo del lavoro, le imprese e le amministrazioni. Appunti di educazione civica digitale, che riunisce gli interventi agli ultimi Digital Ethics Forum, appuntamenti con cadenza annuale organizzati da Sloweb, vuole offrire spunti di riflessione, argomenti di approfondimento e di dibattito utili per costruire una cittadinanza critica e responsabile.
Gianni Garbarini, storico di formazione, già docente di filosofia e storia nei licei e collaboratore di staff presso il Comune di Torino, insegna Aikido e Kinomichi. È studioso di analisi dei dati elettorali, socio di Sloweb, componente del Forum Democrazia Etica Digitale. È autore di contributi in Storia di Torino, vol. IX, Gli anni della Repubblica, Einaudi e Italia al voto. Le elezioni politiche della Repubblica, UTET.

Pietro Jarre, laureato in geoingegneria ambientale, dottore di ricerca, è stato dirigente di società professionali mondiali specializzate in impatto della grande industria. Si dedica allo studio dell’impatto ambientale, sociale e economico delle tecnologie digitali, con Sloweb APS. Autore e curatore di diversi testi, tra cui i Quaderni della Ricerca Loescher n. 62 e 78.
Marco Pozzi, ingegnere gestionale e dottore di ricerca al Politecnico di Torino, da anni studia i sistemi di trasmissione della conoscenza alla luce delle Digital Humanities. Insieme a Vittorio Marchis ha curato i dieci libri sugli “Incontri con la macchina” (Mimesis), opera corale che raccoglie gli scritti di oltre duecento dottorandi del Politecnico nei corsi di “Epistemologia della macchina” e “Antropologia della tecnica”. Insieme a Pietro Jarre ha curato Conversazioni per un digitale sostenibile (Guerini Next). Lavora al Digital Campus del CSI Piemonte. I tre hanno curato il Quaderno della Ricerca Loescher n. 78, Elementi di etica digitale, 2024.
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