Promozione della cultura della Pace e della nonviolenza mediante iniziative culturali, di ricerca, di educazione, di cooperazione e di informazione che tendano a fare della Sicilia una terra di Pace. È questo il cuore del disegno di legge che mira a dare anche alla Sicilia, analogamente ad altre Regioni d’Italia, una sua legge in favore di una cultura di Pace e dell’educazione alla nonviolenza, con l’auspicio che essa possa liberarsi dalla presenza di installazioni militari aggressive, realizzando il suo ruolo di ponte per un Mediterraneo di Pace libero da armi di distruzione di massa. «La Regione Siciliana – in coerenza con i principi costituzionali che sanciscono il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e in coerenza con la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo, la Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo e i Patti Internazionali che regolano la promozione dei diritti umani, le libertà democratiche e la cooperazione internazionale – riconosce nella pace un diritto fondamentale delle persone e dei popoli; promuove la cultura della pace e della nonviolenza mediante iniziative culturali e di ricerca, di educazione, di cooperazione e di informazione che tendano a fare della Sicilia una terra di pace…». È l’articolo 1 della presente legge regionale. È un testo di alta valenza giuridicocostituzionale per l’ordinamento italiano, sia perché traduce, per così dire al positivo, il generale principio del ripudio della guerra, proclamato dall’articolo 11 della Costituzione italiana, in “diritto alla pace” quale diritto fondamentale della persona e dei popoli, sia perché innova significativamente nel comportamento normativo degli enti di governo sub-nazionale dal momento che dà implicita attuazione ad un atto internazionale, in particolare a quanto proclamato dall’articolo 28 della Dichiarazione Universale: «Ogni essere umano ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale tutti i diritti e libertà enunciati nella presente Dichiarazione possono essere pienamente realizzati». Il collegamento dell’ordinamento regionale con principi e norme di quel nuovo Diritto internazionale che si radica nella Carta delle Nazioni Unite e nella Dichiarazione Universale, diventa esplicito nelle pertinenti Leggi delle numerose Regioni che si sono incamminate nel solco del binomio indissociabile pace-diritti umani: si vedano, tra le altre, la legge del Veneto legge regionale 30 marzo 1988, n. 18, quella dell’ Emilia 1 febbraio 1994, n. 4, quella dell’ Umbria del 2 agosto 1994 n. 21, quella della Campania del 7 aprile 2000 n. 12, quella della Toscana legge del 30 luglio 1997 n. 55, quella della Lombardia del 5 giugno 1989, n. 20, e quella del Piemonte del 17 agosto 1995, n. 67. Il diritto alla pace, il diritto allo sviluppo e il diritto all’ambiente sono considerati diritti umani di terza generazione, tuttora in attesa di pieno riconoscimento giuridico sul piano internazionale, dove invece tale riconoscimento è già pienamente avvenuto per i diritti civili e politici (prima generazione) e i diritti economici, sociali e culturali (seconda generazione). La peculiarità del caso italiano sta nel fatto che proprio le Regioni hanno attuato tale riconoscimento, ponendosi così alla testa del movimento costituzionalista mondiale mirante a dare piena effettività al “nuovo” Diritto universale dei diritti umani. Il quadro italiano in materia è ancora più ricco: a partire dal 1991, si contano a migliaia gli Statuti di Comuni e Province che vantano la “norma pace diritti umani” modellata sul prototipo regionale. È una situazione tuttora unica al mondo, dal punto di vista sia strettamente giuridico sia politico, sociale e culturale: la cultura della pace, dei diritti umani e della cooperazione è una cultura “orientata all’azione” che possiamo tradurre come “via istituzionale nonviolenta alla pace”, sta sempre più coinvolgendo la scuola, l’università, l’associazionismo, il volontariato, con benefico locascio.francesco@gmail.com
sviluppo della democrazia partecipativa e della cultura della legalità e della solidarietà. Quanto esemplarmente accade in Italia è un messaggio di speranza al mondo intero. Per quanto attiene alla materia dei diritti umani, gli ordinamenti giuridici ai vari livelli – nazionali, subnazionali, internazionali – devono armonizzarsi, anzi saldarsi fra loro: la dignità umana è infatti quel valore supremo, che la Dichiarazione Universale pone “a fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”, e i diritti e doveri che ne discendono non hanno, non devono avere, confini. Lo spazio per la protezione e la promozione dei diritti umani e per la correlata costruzione della pace è dunque lo spazio-mondo. Il riconoscimento dei diritti umani, e della pace come diritto fondamentale, ha una duplice ricaduta su Regioni e Comuni: il rafforzamento della loro originaria autonomia e la loro piena legittimazione a rivendicare ed esercitare il ruolo di ‘polo territoriale basilare’ nella dinamica del principio di sussidiarietà nello spazio che è proprio dei diritti umani, cioè dal quartiere fino alle Nazioni Unite. Il disegno di legge nasce dalla proposta, su iniziativa del MIR, di un cartello di associazioni che operano da anni nel settore della cooperazione e della nonviolenza, delle diverse forme di obiezione di coscienza, mira a favorire iniziative che dibattano tematiche su conflitti dimenticati, sulla relazione tra Pace, giustizia ed ambiente, su temi ecumenici e interconfessionali, sugli stili di vita, ed altro. Per il conseguimento di questi obiettivi la Regione dovrebbe assumere iniziative finalizzate a favorire interventi di enti locali, organismi associativi, istituzioni culturali, gruppi di volontariato e di cooperazione internazionale presenti in Sicilia. Il progetto di legge individua nel 2 ottobre di ogni anno (giornata internazionale della nonviolenza, proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite) la Giornata della Pace, della nonviolenza e dei diritti umani in Sicilia. «La Regione, nello spirito del processo di Barcellona che ha portato nel 2008 alla nascita dell’Unione per il Mediterraneo, istituisce, con decreto del Presidente della Giunta regionale, uno specifico Centro di documentazione ed iniziativa sui problemi della cooperazione tra le due sponde del mare interno, specializzato sul disarmo euromediterraneo e sulla sperimentazione delle Ambasciate di Pace e dei Corpi Civili di Pace» (art.9). Il Centro è costituito quale espressione dell’associazionismo nonviolento “storico”, elaboratore originario e sperimentatore della difesa non-armata e nonviolenta, recepita come concetto e forma di difesa della Patria dalle normative nazionali. È importante che anche la Sicilia abbia finalmente una legge che la renda terra di Pace: valore che si sostanzia attraverso la promozione dei diritti umani, la smilitarizzazione dei territori, l’attenzione ai conflitti dimenticati, l’attenzione agli ultimi, la sensibilizzazione verso stili di vita caratterizzati dalla sostenibilità sociale ed economica. Le istituzioni hanno il dovere di raccogliere questi indirizzi e riflessioni e sostenere iniziative d’informazione e di ricerca, di educazione, volte alla cooperazione nello stile della nonviolenza, che mirino a sensibilizzare le nuove generazioni con esplicito intento pedagogico e d’indirizzo.
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