

DISEGNARE IL PAESAGGIO ANFIBIO
PICCHIO
SILVIA LA PLACA FRANCESCA
UN RACCONTO ILLUSTRATO SULLA VIA D’ACQUA TRA CERTOSA E PAVIA
→ INTRODUZIONI
Andrea Penna / Stefano Bertocci
→ PREMESSA
Silvia La Placa e Francesca Picchio
→ PARTE 1
BREVE STORIA DEL CANALE
1.1 Premesse alla costruzione del Naviglio Pavese
1.2 Dal 1300 al 1600: dagli Sforza alla Corona Spagnola
1.3 Il Naviglio di Napoleone e la sua conclusione
1.4 L’infrastruttura d’acqua e l’ingegneria delle conche a doppio salto
1.5 Usi e costumi lungo il Naviglio dal 1819 al 1960
FOCUS 1 Come e da chi è gestito il Naviglio Pavese oggi?
→ PARTE 2
OPERE ARCHITETTONICHE E INGEGNERISTICHE
2.1 I ponti
2.2 Le conche
2.3 Le opere idrauliche
2.4 Le industrie e gli edifici commerciali
FOCUS 2 Approfondimento tecnologico e funzionale di una conca
→ PARTE 3
ELEMENTI NATURALI DI UN PAESAGGIO ANTROPICO
3.1 Gli aspetti caratterizzanti il paesaggio della piana
3.2 La flora
3.3 La fauna
FOCUS 3 Ecosistemi lungo il Parco del Ticino
→ PARTE 4
ANALISI PAESAGGISTICA
4.1 Disegnare l’immagine del paesaggio
4.2 Segni e iconemi di un’immagine in costruzione
4.3 Lo sviluppo di un sistema semantico di rappresentazione
4.4 Considerazioni sul paesaggio e sul disegno del paesaggio
→ PARTE 5
ATLANTE FOTOGRAFICO
→ POSTFAZIONE
Cecilia Maria Bolognesi e Fausta Fiorillo

1. BREVE STORIA DEL CANALE
Esiste un legame, tra uomo e acqua, che ha significato la piana lombarda nel corso del tempo, che ne ha accompagnato le trasformazioni di segni e forme, e che ha finito per condizionare i modi d’uso di un intero territorio. Qui, l’organizzazione di comunità e società fonda le basi proprio su questa civiltà dell’acqua, le cui prime tracce di impianto romano permangono ben radicate nella trama del paesaggio, di campagne e di città.
«I segni più antichi della suddivisione in proprietà […] risalgono alla centuriazione romana: si tratta di un tracciato di linee tra loro perpendicolari che formano quadrati di circa 715x715 m»1.
Strade, alberature e canali romani della piana tra il I secolo a.C. e il V d.C. si sono mantenuti per oltre 2000 anni in virtù del loro perpetuo utilizzo, così come i segni della centuriazione o i solchi geometrici dei castra militari, che disegnano un ordine rigoroso anche a scala paesaggistica, permanendo, seppure meno esplicitamente, anche nella superficie agreste. Il paesaggio pavese ne è un caso esemplare. Risalente al I secolo a.C., Ticinum, l’attuale città di Pavia, viene edificata a poche miglia dalla confluenza tra i fiumi Po e Ticino, dall’ultimo dei quali prende l’antico appellativo2. L’attuale conformazione a “scacchiera” del centro storico ricalca l’originale tracciato romano, di cui ancora oggi rimangono evidenti, negli gli assi viari principali, il cardo e il decumano3.
Caduto l’Impero Romano, le popolazioni nomadi insediatesi nell’area lombarda nel V secolo non realizzano nuovi nuclei abitativi né infrastrutture di collegamento, ma si limitano a sviluppare i tracciati esistenti, senza apportare modifiche neppure alla rete idrica.
1.1 ¬
Premesse alla costruzione del Naviglio Pavese

I castra erano gli accampamenti fortificati delle legioni dell’esercito romano di forma rettangolare e costruiti secondo misure stabilite, studiate per facilitare i movimenti e il controllo delle truppe. Alcuni dei castra stabili si sono trasformati nel tempo fino a divenire città.
Lago Maggiore

Lago di Como
Lago Maggiore
La progressiva costruzione del sistema dei Navigli Milanesi, dal canale Ticinello al Naviglio Grande alla realizzazione del Naviglio Pavese.
Certosa di Pavia
Parco Visconteo
Il primo canale irriguo, voluto da Galeazzo II Visconti per rispondere alle esigenze di irrigazione del parco di famiglia, venne completato col tratto “Naviglietto” dal figlio Gian Galeazzo, e dato avvio all’opera della Certosa.
Naviglio Grande XII sec.

Lago di Como
Lago Maggiore
Navigliaccio Pavese XIV sec.
Lago di Como

tra il XII e il XIII secolo, con la definizione di veri e propri legami vicinali, fondati nei comuni obblighi (e nella resistenza) del popolo verso il proprio signore. Il nuovo assetto urbano e paesaggistico riflette una ripresa economica ma anche demografica. Aumenta per le comunità l’esigenza di acqua, così come la percezione del valore della stessa. Se, nonostante la consueta realizzazione di fossati e rogge e l’ampia diffusione di pratiche irrigue6, fino all’età comunale sembra mancare un disegno complessivo, dal XII secolo la valle del Po comincia ad essere sottoposta ad una vera e propria politica di canalizzazione territoriale. Inizia così la costruzione dei navigli di Milano, Padova, Reggio, Brescia, Modena e Bologna, e di numerosi canali irrigui di diversa dimensione e portata connessi all’Adda e al Ticino.
«Nate in funzione dei bisogni della popolazione urbana queste opere (le opere di scavo e sistematizzazione idraulica, nda) ebbero importanti ricadute sul contado dando corpo a quel processo di edificazione del territorio celebrato da Cattaneo in tante sue pagine. Le realizzazioni idrauliche dell’età comunale diventarono infatti il nerbo di una rete di canali secondari a prevalente destinazione irrigua, innescando una profonda trasformazione del paesaggio e degli orientamenti colturali, particolarmente accentuata com’è noto, nel tratto di pianura compresa tra Ticino e Adda»7.
Milano Milano
Milano
Pavia
Pavia
Navigliaccio
Naviglio Bereguardo XV sec.
Lago Maggiore

Lago di Como
Naviglio Martesana XV sec.
Lago Maggiore
di Paderno XV sec.
Lago di Como

Nel XIV secolo, al tramontare dell’età comunale, i Visconti divengono i signori della città di Milano e dei territori circostanti e guardano con lungimiranza allo sviluppo dell’intera regione, proseguendo il potenziamento delle opere idriche e idrauliche. Queste avrebbero consentito una maggior produttività dei terreni e la possibilità del trasporto via acqua, con un conseguente incremento del commercio e dell’esportazione.
La piana milanese è già solcata dal Naviglio Grande, quando, sotto il dominio di Galeazzo II Visconti, nel 1359, prende avvio la costruzione di un primo canale irriguo tra Milano e Pavia. La via d’acqua nasce inizialmente per rispondere alle esigenze di irrigazione del parco visconteo, che si estende alle spalle del castello pavese. Le acque, derivate dal canale Ticinello a sud di Milano, raggiungono la città di Pavia, dove sfociano nel fiume Ticino.
«Galeazzo marito di Bianca di Savoja pose in Pavia un parco di miglia cinto da un muro, qui aveva gli spazi per la caccia e i giardini che ricevevano l’acqua per un cavo ch’ei fece dal Naviglio di Milano sino colà»8. La costruzione del canale, citato come “Navigliaccio”, viene portata avanti dal figlio Gian Galezzo Visconti, che fa realizzare il tratto da Binasco a Milano, conosciuto come “Naviglietto”9, raccordando di fatto Pavia al capoluogo. Nel 1396, in continuità con il parco
Lago Maggiore

Lago di Como
Naviglio Pavese XIV sec.
In blu il tratto del Navigliaccio ancora visibile e in parte parallelo al nuovo scavo del Naviglio Pavese, il cui percorso cinge il centro di Pavia.
Naviglio
Milano
Pavia
Naviglio
Pavese Ticino
Navigliaccio
Milano
Milano
Milano
Pavia
Pavia
Pavia
La Navigazione

Il Magano
Nel percorso di risalita verso Milano, i magani – le imbarcazioni tipiche impiegate per il trasporto – viaggiano a pieno carico. Per avanzare a passo costante uomini e animali ne supportano il movimento, trainando i barconi dalle strade alzaie.
120,90 m
Navigliaccio
Dall’altezza di Binasco fino a Viale della Repubblica (Pavia) il Naviglio Pavese corre parallelo al precedente scavo, il Navigliaccio.
Naviglio
Benché entrambi presentino un flusso costante e profondità simile, le sponde del Navigliaccio sono in terra e soggette pertanto a continui mutamenti di pendenza, dovuti, oltre all’acqua, alla stagionalità, alla vegetazione e alla fauna che le abita.
Rullo guidafune
Elemento metallico, lungo circa 140 cm e alto 20 cm, posizionato su di una balaustra o su di una spalletta, era utilizzato per far scorrere le funi che aiutavano i movimenti dell’imbarcazione in concata, evitando lo sfregamento di quest’ultima sulle pareti della conca.

Cabina di manovra
Edificio dalle dimensioni contenute e variabili (circa 8 m di lunghezza, per 2 m di larghezza, per un’altezza complessiva di 3,2 m) da cui venivano azionati i meccanismi di apertura e chiusura delle porte delle conche.
Elementi atti alla copertura degli ingranaggi
Elevati, di dimensioni 30x50x80 cm, o a terra, di 45x100x40 cm, a seconda dell’ingranaggio da proteggere, sono ancora visibili in quasi tutte le conche del Pavese.
Chiusa
Elemento metallico (o ligneo) di dimensioni variabili, anche superiori al metro e mezzo, trasversali al canale e utilizzate per gestirne il flusso idrico.
Bitta
Bassa e robusta colonna di granito, larga circa 25 cm e alta 40 cm, con la parte terminale di dimensioni maggiori rispetto al corpo cilindrico, era utilizzata per avvolgerci la cima e far attraccare così i barconi lungo le sponde. Il continuo sfregamento delle cime ha segnato in modo diverso ognuna delle bitte ancora oggi visibili.
Portoni vinciani e binari di scorrimento
Le porte in legno e metallo, collocate a monte e a valle della vasca, raggiungono dimensioni anche molto elevate (fino a oltre 6 metri di larghezza per oltre 5 di altezza). Una volta chiuse, le porte formano un angolo di 110°, opposto alla corrente per resistere meglio alla spinta dell’acqua.
Bocche in fregio
Singole o a coppia, sono chiuse posizionate all’incrocio di due canali e parallele a quello di maggior flusso.

9 / Ponte stadio Pietro Fortunati (Comune di Pavia)
Localizzazione: 45.20372, 9.15244
Anno di costruzione: non disponibile
Tipologia di struttura: ad arco
Materiale: acciaio e calcestruzzo armato (impalcato)
Modalità d’uso: pedonale
In funzione: sì

13 / Ponte di San Giuseppe (Comune di Pavia)
Localizzazione: 45.19726, 9.15804
Anno di costruzione: 1894
Tipologia di struttura: ad arco ribassato
Materiale: metallo e pietra (gradini)
Modalità d’uso: pedonale
In funzione: sì

14 / Ponte di Viale Ludovico Il Moro (Comune di Pavia)
Localizzazione: 45.19442, 9.15753
Anno di costruzione: non disponibile
Tipologia di struttura: a telaio
Materiale: acciaio e calcestruzzo armato (impalcato), metallo per le finiture
Modalità d’uso: carrabile e ciclopedonale
In funzione: sì

12 / Ponte parallelo a via Romualdo Ghisoni (Comune di Pavia)
Localizzazione: 45.19765, 9.15790
Anno di costruzione: 2022
Tipologia di struttura: a telaio
Materiale: metallo
Modalità d’uso: ciclopedonale
In funzione: sì

16 / Ponte di via Camillo Campari (Comune di Pavia)
Localizzazione: 45.18929, 9.16513
Anno di costruzione: non disponibile
Tipologia di struttura: ad arco
Materiale: cemento armato (impalcato), metallo per le finiture
Modalità d’uso: carrabile e ciclopedonale
In funzione: sì

17 / Ponte di viale Savoldi (Comune di Pavia)
Localizzazione: 45.18449, 9.16752
Anno di costruzione: 1817-1818
Tipologia di struttura: ad arco
Materiale: pietra (rivestimento), acciaio e calcestruzzo armato (impalcato)
Modalità d’uso: carrabile e pedonale senza spazio
dedicato
In funzione: sì

15 / Ponte di via Torquato Tasso (Comune di Pavia)
Localizzazione: 45.19073, 9.16261
Anno di costruzione: 1816-1817
Tipologia di struttura: mista (ad arco e a travata)
Materiale: pietra (pile), acciaio e calcestruzzo armato (impalcato)
Modalità d’uso: carrabile
In funzione: sì

19 / Ponte ferroviario linea Pavia-Cremona, 1 binario (Comune di Pavia)
Localizzazione: 45.18385, 9.16771
Anno di costruzione: 1866
Tipologia di struttura: a telaio
Materiale: muratura di pietra e mattoni (appoggi), acciaio e calcestruzzo (impalcato)
Modalità d’uso: trasporto ferroviario
In funzione: sì

20 / Ponte di viale Partigiani (Comune di Pavia)
Localizzazione: 45.18147, 9.16832
Anno di costruzione: 1818
Tipologia di struttura: ad arco
Materiale: pietra e metallo (rivestimento), acciaio e calcestruzzo armato (impalcato)
Modalità d’uso: carrabile e ciclopedonale
In funzione: sì

18 / Percorso non segnalato di Biconca Botanica (Comune di Pavia)
Localizzazione: 45.18410, 9.16762
Anno di costruzione: 1817-1818
Tipologia di struttura: ad arco
Materiale: pietra (rivestimento), acciaio e calcestruzzo armato (impalcato)
Modalità d’uso: pedonale
In funzione: sì

21 / Percorso non segnalato di Biconca Garibaldi (Comune di Pavia)
Localizzazione: 45.18106, 9.16843
Anno di costruzione: 1818
Tipologia di struttura: ad arco
Materiale: pietra (rivestimento), acciaio e calcestruzzo armato (impalcato)
Modalità d’uso: pedonale
In funzione: sì

22 / Ponte di collegamento tra viale Cesare Correnti e viale Venezia (Comune di Pavia)
Localizzazione: 45.176119, 9.169738
Anno di costruzione: non disponibile
Tipologia di struttura: a telaio
Materiale: legno e metallo (rivestimento), metallo (impalcato)
Modalità d’uso: ciclopedonale
In funzione: sì

Alcune varietà di uccelli svernanti, finito il ciclo del riso, continuano a popolare il paesaggio rurale, approfittando dei canali a flusso continuo. In autunno e in inverno, sulle sponde erbose sono ben visibili i silenti aironi cenerini, immobili lungo gli argini, in attesa di scorgere e predare piccoli pesci, rane e molluschi nelle acque poco profonde che solcano i campi. Cibandosi di insetti e rettili, questi volatili aiutano a mantenere l’equilibrio dell’ecosistema del paesaggio della piana: zanzare, cimici, libellule e ortotteri, in numero elevato, costituiscono infatti un vero e proprio danno per la coltura di cereali, leguminose e orticole. La presenza di molluschi, crostacei e anfibi, tra cui numerose specie di rane, è stata, d’altro canto, una condizione fondamentale per il fabbisogno economico e dell’uomo che, fino ad un passato relativamente recente, faceva della pesca di rane e gamberi di fiume un vero e proprio mestiere13. Tale pratica è ancora in vigore, pur non essendo più asservita alla necessità di integrare la dieta locale, e si è invece trasformata in una caratteristica identitaria del territorio, che ne mantiene vive alcune tradizioni culinarie.
Lungo le sponde del Naviglio trovano inoltre rifugio anche bisce d’acqua, ricci e roditori, dai comuni topolini di campagna alle più grandi nutrie. Queste ultime si nutrono di piante acquatiche, insetti e piccoli pesci, trovando in prossimità del canale un ecosistema ottimale. Tuttavia, la loro attività di scavatori le rende una specie invasiva, specialmente lungo i corsi d’acqua minori, dove le sponde in terra vengono erose con conseguenti problemi ambientali.
Pagina a fianco.
Volatili stanziali e migratori che popolano le campagne intorno al Naviglio Pavese:
1. Airone guardabuoi
2. Mignattino
3. Nitticora
4. Airone bianco maggiore
5. Martin Pescatore
6. Sgarza ciuffetto
7. Cicogna
8. Airone rosso
9. Gallinella
10. Ibis
11. Tarabusino
12. Piro Piro
13. Garzetta
14. Cavaliere d’Italia
15. Pavoncella
16. Airone cenerino
Pagina a fianco.
Rielaborazione tratta da Gordon Cullen “The Concise Townscape”, in cui viene sottolineata l’importanza della sequenza visiva (visione seriale) delle immagini dell’ambiente urbano per la percezione del movimento e l’importanza della “rivelazione” visiva.
Schizzo di Gordon Cullen, analisi schematica dello spazio realizzata dopo aver passeggiato per il centro città per Vivat Ware: Strategies to Enhance an Historic Centre (1974), una relazione preparata per il Consiglio distrettuale dell’East Hertfordshire, Regno Unito. Fonte dell’immagine: Urban Design Quarterly.
dettaglio, consente di arricchire gli elementi del sistema di tutte quelle caratterizzazioni capaci di far emergere l’unicità del singolo elemento rispetto all’insieme. Tale azione, che sembrerebbe contraddire la logica del processo rappresentativo sopra descritto, che vede nella tipizzazione e nell’astrazione della forma la risposta alla necessità di creare un valido sistema di rappresentazione e gestione del paesaggio, in realtà intende far emergere le peculiarità architettoniche che differenziano ciascun elemento e promuoverne i valori identitari per la sua riconoscibilità sul territorio. In altre parole, alle forme tridimensionali sintetizzate degli archetipi è applicata una scomposizione semantica (concretizzata attraverso il disegno) che consente di approfondire la conoscenza delle diverse parti costitutive dei manufatti analizzati. È proprio la congiunzione tra la serialità dei singoli elementi architettonici e la loro rappresentazione nel dettaglio che garantisce il passaggio da un’analisi quantitativa ad una qualitativa del paesaggio. Ecco che, tradurre il reale in simboli e ordinarli in un unico sistema di rappresentazione permette di visionare, e quindi comunicare, il paesaggio, nei suoi aspetti numerici ma anche storico-culturali, e le relative reciproche relazioni che lo identificano.


Pagina a fianco. Schema di analisi paesaggistica per l’Area 2, dallo snodo ferroviario a Borgo Calvenzano. A seguire, le principali visioni seriali dell’area analizzata.
Fiancheggiando la struttura lungo l’alzaia si nota da vicino il brusco salto della prima vasca, un movimento che interrompe la linearità orizzontale di questo paesaggio. L’assenza di elementi verticali dominanti, come nel caso del Molini di Certosa per la conca di Torre del Mangano, enfatizza il vuoto delle vasche e la ridotta verticalità degli elementi presenti, che sti stagliano nel cielo accentuando la prospettiva del percorso del naviglio. Una volta uscito dalla Conca e aver sorpassato il ponte del Cassinino, proseguirà il suo percorso e la sua relazione con gli elementi naturalistici che lo fiancheggiano per circa un altro chilometro, finché non raggiungerà lo snodo ferroviario e della tangenziale sopraelevata.

#19
#18
Cabina di manovra
Ponte carrabile
Ponte carrabile
Portoni vinciani
Rullo guidafune
Bitta
Elementi presenti

Osteria storica Tre ponti
Ponte carrabile Naviglio
Ex fabbriche Necchi
Ponte pedonale Tiro a segno
Stadio Alzaia
Viale della Repubblica




L’acqua ha rappresentato nei secoli il principale fattore di trasformazione della pianura lombarda, dando origine a un paesaggio anfibio complesso, costruito attraverso una fitta rete di canalizzazioni artificiali. Questo paesaggio, fatto di segni e di relazioni, assume il duplice ruolo di infrastruttura territoriale e di patrimonio culturale, esito dell’interazione continua tra natura, comunità rurali e progetto tecnico. Attraverso il caso di studio del Naviglio Pavese, nel tratto compreso tra la Certosa di Pavia e il Ticino, il volume ricostruisce l’evoluzione storica, morfologica e funzionale della rete idrica della piana pavese, evidenziandone stratificazioni, criticità e potenzialità. Il disegno e la rappresentazione diventano strumenti conoscitivi capaci di restituire la complessità, superando un approccio esclusivamente tecnico e fornendo una chiave di lettura inedita di questo paesaggio d'acqua. Un racconto illustrato che invita a rinnovare lo sguardo sui paesaggi idrici lombardi, spesso percepiti come residuali, riconoscendone il valore identitario e suggerendo possibili scenari di trasformazione e salvaguardia.

ISBN 979-12-5644-178-5 € 25
www.letteraventidue.com