LE RAGIONI D’UNA RICERCA SULL’ARCHITETTURA NORVEGESE CONTEMPORANEA
Rosalba Belibani e Antonella Romano
Obiettivo della ricerca è lo studio della produzione architettonica – teorica e progettuale – norvegese contemporanea, con particolare riferimento agli ultimi trent’anni, finalizzato alla costruzione di una prospettiva di insieme della cultura architettonica attuale del paese scandinavo1.
Da diversi decenni, la nuova architettura in Norvegia sembra essere attraversata da una sensibile integrazione con il paesaggio e da una ricerca attenta alla sostenibilità ambientale e sociale.
Interrogandosi su quanto caratterizzi oggi le nuove tendenze e gli sviluppi prodotti anche con il contributo degli architetti più giovani, emerge un chiaro senso di responsabilità sociale e un accresciuto interesse per lo spazio pubblico.
Lo studio ha indagato se e come il modo norvegese di essere architetti contemporanei sia un ambito di ricerca sperimentale, percorso da temi progettuali specifici e se, al di là delle diverse scelte formali, le nuove architetture seguano l’approccio tradizionale norvegese al contesto, alla natura come ambiente e non solo come paesaggio.
In tal senso è stato approfondito lo studio dei progetti più rilevanti dei maggiori architetti norvegesi, quali Kristin Jarmund, Snøhetta, Knut Hjeltnes, Carl-Viggo Hølmebakk, Jensen e Skodvin Arkitekter, Niels Torp e altri.
All’affermazione internazionale degli architetti norvegesi e delle loro opere hanno contribuito alcuni interventi promossi dal governo, programmi di investimento culturale a lungo termine e a grosso impatto mediatico, con il duplice obiettivo di promuovere l’architettura norvegese e la Norvegia stessa come polo culturale attrattivo, confidando in un “effetto Bilbao”. Un esempio sono i 18 progetti per “Le strade turistiche Norvegesi” – un trampolino di lancio per Jensen & Skodvin Arkitekter e per Carl-Viggo Hølmebakk – e il progetto “architecture.now”.
La scelta del sito è parte fondamentale del progetto, la sua prima operazione, che ne interpreta l’idea costituente. Interazione formale e sensoriale con l’intorno, recupero integrante del paesaggio, geometria evocativa caratterizzano la soluzione progettuale di Høllesli Viewpoint (Lie Øyen Arkitekter, 2022) che ospita una fruizione rituale e meditativa sulle numerose e diverse terrazze panoramiche.
Un approccio organico definisce invece il progetto Mushrooms Visitor Area, Ropeid (KAP Kontor for Arkitektur og Plan, 2021 – Jensen & Skodvin, 2003) che realizza su una spiaggia artificiale, limite terracqueo accessibile, uno spazio sociale per una esperienza di incontro e condivisione.
La spiritualità geografica dell’architettura norvegese è espressa dall’interpretazione del concetto di mellomrom – termine che in lingua norvegese ha il significato di “spazio di mezzo” o “orizzonte” – che rappresenta lo spazio metaforico abitato dall’uomo tra terra e cielo13.
Rappresentano efficacemente il senso di spiritualità geografica anche le Norwegian Scenic Routes che avvicinano gli abitanti al patrimonio nazionale collettivo, consentendo la partecipazione emotiva e l’esperienza di attrazione e paura al cospetto della grandezza della natura: Aurlandsfjellet Stegastein Viewpoint (Todd Saunders, Tommie Wilhelmsen, 2005), un trampolino che, sospeso sull’abisso, si proietta sopra il fiordo; la “Norway’s Atlantic Road” il cui tracciato si impenna sfidando le onde dell’oceano.
3. Geometrie oblique
Sequenze spaziali | Esperienza | Percezioni | Piega | Paesaggio | Sezione | Piano inclinato
Le architetture norvegesi presentano in genere geometrie complesse, dove i volumi poliedrici si contrappongono all’indefinitezza delle atmosfere ed entrano in risonanza con la morfologia netta e talvolta cuspidata del paesaggio. Evidente è la libertà espressiva riconoscibile nell’audacia delle volumetrie che emulano ed evocano la bellezza della natura (quasi attualizzazione della venustas vitruviana). Tale bellezza viene integrata nell’architettura con un atteggiamento conformativo piuttosto che contemplativo; le forme architettoniche prodotte non sono contenute in tassonomie condivise, così come nella natura molteplici sono le variazioni. La varietà dei materiali utilizzati e la configurazione delle superfici ricercano sempre
un’esperienza visiva-tattile14, dove la percezione sensoriale del tatto avviene anche solo alla vista del manufatto. I tagli dinamici volumetrici – che si riconoscono tra i tanti nel Elsesro Brygge a Bergen (LINK Arkitektur, 2018) – e la tensione delle superfici ad apparire tridimensionali e plasticamente deformate, efficacemente rappresentata nel trattamento della superficie di The Carve a Oslo (A-lab, 2014), sono caratteri ricorrenti dell’architettura norvegese, che afferiscono alla permanenza di uno spirito espressionista15. Del resto, le opere norvegesi di architettura contemporanea sembrano proporsi di costruire esse stesse paesaggi, sia in interventi di riqualificazione urbana, come la Damsgård Area development a Bergen (LINK Arkitektur, 2015), sia
In alto. Munch Museum, Oslo, Estudio Herreros, LPO Arkitekter (2020), foto Francesca Casalino. In basso. The Norwegian Mountaineering Centre, Åndalsnes, Reiulf Ramstad Arkitekter (2016), foto © Holger Uwe Schmitt.
Mappa 2. Allemannsretten
Trolltunga (“lingua del troll”), lo sperone roccioso che si protende vertiginosamente nel vuoto sopra le acque del lago Ringedalsvatnet, foto Benjamin Davies.
sociali ed ecologici di alcun tipo. Come scrive Richard Rogers: «la città è una matrice mutevole e complessa di attività umane e relative conseguenze ambientali. Per progettare una città a sviluppo sostenibile è necessaria quindi la più ampia comprensione possibile delle relazioni tra cittadini, [...] insieme a quella del loro impatto globale sull’ambiente circostante e sul loro più esteso intorno geografico»1.
Il risultato, negli anni, è stato il disegno della città capace di estendere la percettività spaziale degli utenti e la pluralità di scenari restituiti su più livelli d’intensità sociale. L’attitudine dei norvegesi di comporre spazi che si basano sull’esperienza che si fa di essi ci aiuta a comprendere meglio le scelte che il popolo norvegese ha deciso d’intraprendere con estrema sensibilità, intelligenza e senso di responsabilità: percorrere il paesaggio urbano e naturale con mezzi quali le biciclette, insieme all’offerta di nuovi modelli interattivi in grado di accogliere la cultura urbana e le opportunità che nascono da essa, sono solo alcuni degli ingredienti in grado di favorire uno sviluppo socio-economico consapevole e allo stesso tempo una città che usa lo spazio nel rispetto della natura.
e
Split View Mountain Lodge, planimetrie
prospetto principale, disegni © Reiulf Ramstad Arkitekter.
sopraelevati, si trovano una sala da pranzo e un salone, posti alla medesima quota, ma con distinte giaciture9. Alla cucina si annette, inoltre, un lungo braccio contenente le camere da letto e un ultimo piccolo salotto.
Gli spazi si orientano dunque diversamente rispetto al paesaggio, inquadrando di volta in volta una sua porzione specifica. È alle diverse giaciture che viene affidata la gerarchia degli spazi, oltre che la differenziazione degli usi, e la cucina è il perno attorno al quale si dispongono tutte le stanze: è il centro direzionale nelle connessioni spaziali. Tutti gli ambienti, inoltre, non sono mai realmente separati tra loro mediante alcun tipo di chiusura, generando una relazione fisica, visiva e percettiva sia nel piano che nell’alzato, ed è affidato agli arredi il compito di definire gli ambiti: la sala da pranzo è separata dalla cucina mediante un alto e possente camino, che ha anche funzione strutturale, mentre il salone è separato dalla cucina attraverso un altro camino – esile e leggero – appeso alla copertura lignea. Il salotto, infine, è quasi nascosto: il blocco delle abitazioni e i relativi servizi definiscono un corridoio che si dilata nella doppia altezza finale prima e nella visione panoramica poi. Tutte le pareti sono contenitrici: mobili e nicchie fanno sì che non solo i fondali di questi volumi siano abitati, ma anche tutte le sue pareti.

Norderhov Cabin, Krokskogen, Oslo, Atelier Oslo, sezione, disegno © Atelier Oslo.
Kvitfjell Mountain Lodge, Gudbrandsdalen, Vigsnæs + Kosberg ++ Arlitekter, disegno dei prospetti, © Vigsnæs + Kosberg ++ Arlitekter.
Materie e utopie: progetti per la vacanza in Norvegia
Kvitfjell Mountain Lodge, Gudbrandsdalen, Vigsnæs + Kosberg ++ Arlitekter. In basso: giardino delle nevi tra le due unità. Foto Nils Petter Dale.
collocato nel luogo liminale in cui mare e montagna si incontrano, rende spettacolare l’osservazione di qualunque evento atmosferico, anche la pioggia assume una dimensione spettacolare grazie alla conformazione del luogo e al suo incontro con il progetto.
Le dure condizioni climatiche hanno incoraggiato la produzione di elementi prefabbricati in un apposito stabilimento, considerando il minor tempo possibile di cantierizzazione sul sito. Le unità sono pensate per fornire in 30 mq una micro casa indipendente che possa ospitare da una a cinque persone, mantenendo un costante punto di vista verso l’esterno. Sono dei caleidoscopi puntati sulla mutevolezza atmosferica, che compartecipano alle luci e riflessi dell’isola attraverso la propria natura cangiante. Børge Ousland è un fotografo oltre che un esploratore e la scelta del posizionamento e orientamento delle unità è studiata da architetto e committente in funzione della topologia del paesaggio e dal corrispondente panorama.
Nel 2018 l’ampliamento del resort ha visto una variazione nelle unità tipo, stavolta rivestite esternamente in metallo per resistere al clima di queste latitudini. Le nuove micro abitazioni sono posizionate in maniera differente: sul lato nord dell’isola, quindi maggiormente esposte ai venti gelidi e non più appoggiate sui moli in pietra ma direttamente sulle irregolari rocce della costa. Il metallo, oltre a essere più appropriato per questioni di resistenza e manutenzione, aggiunge nuove rifrazioni che aumentano il senso di leggerezza delle unità. Le case somigliano ancor di più ai dispositivi necessari per approdare sull’isola o necessari agli esploratori polari per arrivare in luoghi estremi, dei mezzi di allunaggio per abitare temporaneamente l’Altrove.
I due progetti, entrambi collocati in contesti ambientali e paesaggistici di pregio, permettono una lettura dello spirito di questi luoghi e soprattutto del modo di abitarli. La destinazione a uso turistico, offre effettivamente un campo di indagine in tal senso, a patto che tale ricerca espressiva non si abbandoni a immaginari banalizzanti o mistificatori. Quest’ultimi si avverano solitamente nel caso di un’adesione agli immaginari pittoreschi e pubblicitari, dove le complessità dei luoghi vengono livellate per raggiungere l’idea di luogo prodotto che un visitatore ha delle destinazioni prima ancora di raggiungerle6.
L’evoluzione nell’uso dei materiali per i moduli abitativi di Manshausen suggerisce un ragionamento in tal senso. Il cambiamento dal tradizionale legno al più appropriato rivestimento metallico che comunica la reale
Materie e utopie: progetti per la vacanza in Norvegia
Manshausen Island resort, Nordskot Steigen, Leinesfjord, Snorre Stinessen, interno microabitazioni, foto Steve King.
vichinghi, le chiese rappresentano un ponte tra il cristianesimo e le antiche credenze pagane8. Non sono solo luoghi di culto, ma custodi di una storia e di una cultura che si fondono con il paesaggio norvegese. La loro architettura unica, con elementi che risalgono al Neolitico e al Medioevo, è un tributo alla capacità umana di creare bellezza e significato in armonia con l’ambiente.
La premessa fondamentale, ripetutamente affermata dall’architetto Sverre Fehn, risiede nel fatto che l’eccezionale competenza costruttiva navale dei vichinghi norvegesi, al termine del loro periodo di espansione e conquista, si è orientata verso un nuovo ambito di applicazione e produzione: la costruzione di edifici sacri, in particolare le celebri Stavkirke. La transizione ha dato origine a un fenomeno architettonico nuovo, originale e unico che, pur attingendo a schemi fortemente consolidati, come la tecnica costruttiva in legno da un lato e la tipologia edilizia ecclesiastica dall’altro, ha saputo creare un dialogo innovativo tra tradizione e modernità.
Vennesla kirke, Vennesla, LINK Arkitektur, foto © Inger Marie Grini.
A sinistra. Vennesla kirke, Vennesla, LINK Arkitektur, foto © Inger Marie Grini.
A destra. Vennesla kirke, Vennesla, LINK Arkitektur, dettaglio della cappella realizzata con i tronchi della vecchia chiesa ad opera dell’artista Tor Lindrupsen, © Inger Marie Grini.
La chiesa di Urnes9 è la più antica testimonianza di Stavkirke presente in Norvegia. Posta in cima alla collina domina il paesaggio. Si integra con l’ambiente circostante in un dialogo silenzioso, ma profondamente eloquente. La sua presenza, simile a un faro spirituale, offre orientamento e conforto ai fedeli, rappresentando un riferimento permanente in un’epoca di incessante mutamento.
L’architettura della chiesa, con la sua solida imponenza, assume una dimensione poetica che evoca la forza espressiva di un’epoca passata. La memoria storica si fa viva nelle sue strutture, che ricordano le navi vichinghe, simbolo di un’era lontana, come sottolineato dalle precedenti riflessioni di Fehn. All’interno, si trovano ricche decorazioni scolpite con meticolosa attenzione che raffigurano il tradizionale disegno a intreccio della tradizione vichinga, o semplici figure astratte. I capitelli, le cui decorazioni riportano motivi umani, animali e vegetali, narrano di un’epoca di transizione, dove la cultura nordica precristiana, le credenze e le pratiche vichinghe