A cura di Stefano Capolongo Pierluigi Salvadeo
SMART WO
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DOMESTIC FUTURES E S U O H HEALTH Nuovi scenari dell’abitare contemporaneo
SMAR T KITC
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Collana Alleli / Research – N. 294 Comitato scientifico Edoardo Dotto, Antonella Greco, Emilio Faroldi, Nicola Flora, Bruno Messina, Stefano Munarin, Giorgio Peghin ISBN 979-12-5644-239-3 Prima edizione settembre 2026 © LetteraVentidue Edizioni © Testi e immagini: i rispettivi autori Nel caso in cui fosse stato commesso qualche errore o omissione riguardo ai copyright delle illustrazioni saremo lieti di correggerlo nella prossima ristampa La riproduzione non autorizzata è vietata. Se fotocopi o scarichi un Pdf pirata di un libro operi ai danni della cultura e minacci la sopravvivenza di un modo di trasmettere la conoscenza. «Non prestate questo libro a nessuno; se vi è piaciuto, ripaghereste male l’autore; se non vi è piaciuto, servireste male un amico». Valentino Bompiani
Progetto grafico: Nadia La Malfa Font: Avenir LT Pro (Adrian Frutiger), Riant Display (Sibylle Hagmann) Stampa: TheFactory, Roma LetteraVentidue Edizioni Srl Via Luigi Spagna, 50P - 96100 Siracusa www.letteraventidue.com
INDICE
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Introduzione
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Pierluigi Salvadeo Ricombinazioni architettoniche
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Stefano Capolongo, Isabella Nuvolari Progettare la Casa Sana: edificio e salute negli spazi domestici Agostino Omini Mostri domestici Violetta Breda Sul tema del mostrare e del mostrarsi − nello e dallo − spazio domestico…
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Renato Aiminio La costruzione del modello come prova di realtà
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Smart Working
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Health House
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Smart Kitchen
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Mostre finali
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Profili biografici
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Crediti dei progetti
DOMESTIC FUTURES
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INTRODUZIONE
Oggi, una nuova e più generale condizione di internità varca i confini specifici della disciplina degli interni proiettando lo spazio abitato oltre i suoi consueti confini. Lo spazio privato della casa si dilata fino a sovrapporsi allo spazio pubblico, e per contro, lo spazio pubblico si trasforma in una estensione del nostro spazio privato. Ogni luogo e ogni ambiente viene continuamente riorganizzato per il nuovo uso, modificandone anche l’assetto, nonché la figuratività e l’immagine. Quasi senza esserne coscienti, siamo tutti coinvolti in un processo costitutivo continuo, caratterizzato da scambi e passaggi di informazioni e di immagini, che
Indice
senza interruzione informano le nostre menti e preparano le nostre coscienze di cittadini, utenti e progettisti dei nostri stessi spazi abitati. Questo testo contiene i risultati degli studi svolti durante un Laboratorio di Progettazione dello Spazio Interno della Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni del Politecnico di Milano tenuto dai professori Pierluigi Salvadeo, Stefano Capolongo, Paolo Oliaro, con Violetta Breda, Isabella Nuvolari, Agostino Omini, insieme ad un folto gruppo di studenti, autori delle diverse ipotesi progettuali sviluppate in relazione alle seguenti tematiche: Smart Working, Health House, Smart Kitchen.
Pierluigi Salvadeo
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RICOMBINAZIONI ARCHITETTONICHE
Pierluigi Salvadeo Dipartimento di Architettura e Studi Urbani (DAStU) Politecnico di Milano
«Il ruolo che la rete mondiale avrà nell’assetto urbano del XXI secolo sarà cruciale quanto quello svolto – giusta la Politica di Aristotele – dall’agorà, spazialmente delimitata, architettonicamente celebrata e centrale nella vita della polis greca e nei primi piani urbanistici, come quello così lucidamente tracciato dagli abitanti di Mileto per la loro Rocca Jonia […] Ho appena affermato che wjm@mit.edu è il mio nome, ma si potrebbe affermare con uguale certezza (o in modo similmente inappropriato) che quello è il mio indirizzo. Le due categorie si sono fuse in una, in virtù delle simultanee ridefinizioni di spazio, di identità personale e di soggettività che emergono via via che la rete cresce. La rete nega la geometria […] la rete è sostanzialmente antispaziale» (Mitchell 1997, 9).
Parto da questa affermazione del testo di William J. Mitchell. Testo scritto circa trent’anni fa, quando la rete era già nata, ma il suo uso non era massivo ed esteso come adesso. Mi domando dunque se da allora qualcosa sia cambiato e se la rete, per come si è evoluta e per come la utilizziamo oggi, sia davvero antispaziale, così come Mitchell affermava, o se oggi, rispetto al tempo in cui Mitchell scrisse il suo libro, è solo cambiato il nostro concetto di spazio. Ma ancora, sempre nel suo testo, Mitchell si domanda quale sarà la forma di quella che lui definisce come la Città dei bits, rispondendo che essa: «Sarà una città sradicata da qualsiasi punto definito sulla superficie della terra, configurata dalle limitazioni della connettività e dell’ampiezza di banda, più che dall’accessibilità e dal valore di DOMESTIC FUTURES
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posizione delle proprietà, ampiamente asincrona nel suo funzionamento, abitata da soggetti incorporei e frammentati che esistono come collezione di alias e di agenti elettronici. I suoi luoghi saranno costruiti virtualmente da software e non più fisicamente da pietre e legno; questi luoghi saranno collegati da legami logici al posto di porte, passaggi e strade» (Mitchell 1997, 17). Al di là del linguaggio vagamente fantascientifico di alcuni tratti del discorso, ma coerentemente con il suo modo di esprimersi, Mitchell intitola uno dei capitoli del libro, Architettura ricombinante (dal quale, invertendo in termini, ho dato il titolo a questo mio scritto) procedendo alla successiva definizione di paragrafi tanto allusivi quanto espliciti nelle titolazioni e dal forte carattere programmatico: Librerie / Archivi di bit; Scaffali / Server; Gallerie / Musei virtuali; Ospedali / Telemedicina; Lavoro / Lavoro in rete; ecc.; titoli questi, che mettono in evidenza lo spostamento dell’attenzione da un’idea di spazio espressa più classicamente in termini di vuoti e pieni, ai quali far corrispondere le funzioni più idonee alle loro specificità fisiche e formali, verso una diversa idea d’uso dello spazio, completamente svicolata dai suoi caratteri fisici e formali. Contraddizione in termini, che per gli anni in cui è stata scritta, esprime una forte carica profetica e proiettiva, […] l’ho definita pocanzi “fantascientifica”. Previsioni queste che coincidono con molti degli aspetti dello spazio odierno, del suo modo di essere pensato e usato, della sua disgiunzione dall’uso e dal tempo. Spazio, tempo e uso, che oggi, sempre più spesso, si orientano secondo direzioni diverse e non coincidenti. Ed è a questo proposito interessante scomodare anche altri autori che già in passato hanno attraversato queste geografie del pensiero, ricordando ad esempio le fantomatiche eterotopie di Michel Foucault, descritte come quegli spazi che pure avendo relazioni con tutti gli altri spazi, al loro interno neutralizzano, sospendono o addirittura cambiano i significati, invertono l’insieme dei rapporti che essi descrivono, riflettono o rappresentano. Contrariamente alle utopie che per Foucault non avendo luogo nel reale «consolano», le «[…] eterotopie inquietano, senz’altro perché minano segretamente il linguaggio, perché vietano di nominare questo e quello, perché spezzano e aggrovigliano i luoghi comuni, perché devastano anzitempo la “sintassi”, e non soltanto quella che costruisce le frasi, ma quella meno manifesta che fa “tenere insieme” […] le parole e le cose» (Foucault 1978, 7-8). Come lo spazio delle eterotopie di Foucault, e come La città dei bits di Mitchell, anche lo spazio odierno si erode a favore di nuovi territori di conquista, spesso difficilmente descrivibili con i correnti codici formali e interpretativi dell’architettura. Cambiano le sequenze logiche con le quali le Ricombinazioni architettoniche
Pierluigi Salvadeo
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PROGETTARE LA CASA SANA: EDIFICIO E SALUTE NEGLI SPAZI DOMESTICI Stefano Capolongo, Isabella Nuvolari Dipartimento di Architettura ingegneria delle costruzioni ambiente costruito (DABC) Politecnico di Milano
Pro-gettare la Casa Sana Il progetto di Architettura è da sempre l’occasione per tradurre in fisicità spaziale le molteplici sfide che la società contemporanea pone. In particolare, i luoghi dell’Abitare, sono il catalizzatore in cui le più dirompenti tendenze globali di carattere sociale, economico e ambientale devono trovare una sintesi spaziale, funzionale e tecnologica specifica. Le trasformazioni culturali, socio-demografiche ed epidemiologiche recenti hanno evidenziato il ruolo cruciale dello spazio dell’abitazione, nelle sue molteplici sfaccettature ed accezioni. I luoghi dell’abitare possono oggi interpretare in chiave fisico spaziale l’approccio “One Health” e contribuire alla salute globale attraverso la creazione di luoghi più sostenibili, salubri e confortevoli per tutti gli utenti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), un’abitazione può essere definita “sana” se è in grado di promuovere il benessere fisico, sociale e mentale dei suoi occupanti attraverso una progettazione, costruzione, manutenzione e collocazione territoriale in grado di supportare un ambiente sostenibile e una comunità coesa (OMS 2018). Oggi, infatti, non è più sufficiente parlare genericamente di sostenibilità o di efficienza energetica, ma è necessario puntare a una progettazione integrata che valorizzi e incentivi stili di vita coerenti con questi principi, una progettazione orientata ad essere promotore di salute (Buffoli et al. 2016). Confermando la stretta relazione esistente tra ambiente di vita indoor e livello di salute della popolazione, appare evidente DOMESTIC FUTURES
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come il vivere in unità abitative edificate in modo inappropriato o con materiali e/o tecniche costruttive scadenti o degradate spesso si associ ad altre forme di deprivazione o di iniquità sociale, che facilitano un effetto cumulativo di danno per la salute della popolazione esposta (Capasso et al. 2014). La salute è definita dall’OMS come «uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non soltanto assenza di malattia o infermità» (OMS 1948). La salute non viene più intesa unicamente come approccio medico, ma come una dimensione sociale, che valorizza il benessere complessivo dell’individuo. In tale contesto, l’ambiente domestico assume un ruolo prioritario in quanto luogo confinato in cui si trascorre la maggior parte del proprio tempo e in cui si svolgono molteplici attività che condizionando la percezione del benessere. Stime indicano che il 90% del nostro tempo è trascorso in luoghi confinati e tra questi la casa risulta essere luogo privilegiato e prioritario. Risulta pertanto importante evidenziare che, in fase di realizzazione o valutazione di un progetto residenziale, l’obiettivo prioritario dovrebbe essere quello di creare spazi di qualità mediante l’interazione di varie discipline che permettano l’effettiva costruzione di ambienti confinati in grado di soddisfare le attuali e future esigenze di salute e benessere. Negli ultimi anni le esigenze dell’individuo sono tuttavia cambiate, sia dal punto di vista fisico sia dal punto di vista psicologico e percettivo; il mero rispetto delle normative non è più garanzia di realizzare ambienti residenziali di qualità. La progettazione degli spazi deve essere rivolta non solo al soddisfacimento degli aspetti tradizionalmente considerati dalle prescrizioni (benessere termoigrometrico, aperture finestrate, livelli di intensità sonora ecc.), ma anche a tutti quei requisiti prestazionali in grado di soddisfare i nuovi emergenti bisogni legati al benessere psicologico, al benessere sociale e alla qualità percepita dagli utenti. Qualità dell’ambiente indoor e rischi per la salute Considerando il tempo trascorso negli ambienti chiusi, la qualità dell’ambiente indoor rappresenta uno dei principali determinanti di salute. Per alcuni inquinanti provenienti da sorgenti interne, il rischio non dipende solo dalla durata dell’esposizione, ma anche dal livello di concentrazione, che può superare quello dell’ambiente esterno. In base al contesto, negli spazi indoor possono essere presenti diverse sostanze pericolose e fattori di rischio. Gli inquinanti chimici in particolare costituiscono una condizione di esposizione da attenzionare, potendo derivare sia da fonti interne sia dall’ambiente outdoor, ed essendo strettamente correlati alla ventilazione e al ricambio d’aria, coinvolti nello sviluppo di patologie respiratorie, allergiche e neoplastiche. I materiali edilizi Progettare la casa Sana
STEFANO CAPOLONGO, ISABELLA NUVOLARI
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Lo spazio abitato della casa ha ormai cessato di essere semplicemente il luogo della domesticità, trasformandosi in una struttura d’uso complessa dove le funzioni abitative si sommano a quelle per il lavoro, distribuendosi liberamente come su un piano uniforme e continuo. Complici le tecnologie, quelle informatiche soprattutto, che ci consentono di portarci dietro estensioni dei nostri luoghi di lavoro in ogni momento e dovunque sia necessario, senza badare alle caratteristiche tipologiche e distributive dei luoghi dove tutto questo avviene. Computer più o meno portatili e smartphone di vario tipo, ci permettono un utilizzo degli spazi, libero e indipendente, autorizzandoci a ripensarne l’assetto anche in modo transitorio e reversibile. Il cosiddetto smart working, più di altre pratiche svolte a distanza, ci obbliga, nella maggior parte dei casi, a riconvertire porzioni di spazio in modo rapido, senza che successivamente ne restino tracce troppo evidenti dell’impiego fatto. Processo, questo, che sempre più spesso coinvolge alcune parti delle nostre case, originando alterne trasformazioni, paragonabili a vere e proprie espugnazioni dell’ambito domestico. Possiamo pertanto ragionevolmente parlare di una domesticità “invasa” e “invasiva” allo stesso tempo. “Invasa”, perché la vita che normalmente si svolge fuori dalla casa, nei luoghi di lavoro distribuiti in città come nel territorio, è ormai entrata a far parte degli spazi più intimi dell’abitazione; “invasiva” perché la condizione abitativa che ognuno di noi, fino ad oggi, ha gelosamente custodito nell’intimità della propria casa, sta via via emigrando all’esterno, invadendo ogni spazio e ogni luogo. Dunque, lo spazio del lavoro si è oggi trasformato in una “geografia fluida” costituita da sottosistemi compenetrati, sovrapposti o affiancati, e gli ambiti domestici delle nostre case sono pienamente coinvolti in questo dirompente scenario epocale.
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DOMESTIC FUTURES
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SMART WORKING
SMART WORKING PROGETTI 1, 2, 3, 4, 5 Progetti che riorganizzano lo spazio a partire da componenti di arredo dal carattere unitario, pensate come “spine dorsali” relazionate puntualmente ai diversi ambienti della casa. Si tratta di strutture compatte, che dispiegandosi su più parti, si declinano in relazione alle differenti condizioni d’uso, alternando gli equipaggiamenti per lo smart working alle consuete funzioni dello spazio domestico. PROGETTI 6, 7, 8, 9, 10 Progetti che considerando la condizione oggi non più emergenziale dello smart working rispetto al periodo pandemico, ridisegnano alcuni ambienti della casa a partire da una riorganizzazione delle strutture murarie. Ne derivano nuovi ambienti flessibili che possono essere velocemente equipaggiati per il lavoro da casa, o per altri usi utili alla vita domestica.
essere posizionate in zone di passaggio o di transizione tra un ambiente e l’altro, mentre attività che richiedono una maggiore concentrazione o privacy saranno collocate in zone più tranquille della casa, fino a coinvolgere lo spazio esterno dei balconi o quelli di servizio più prossimi all’uscita. PROGETTI 15, 16, 17 Progetti che garantiscono una forte duttilità dello spazio consentendo velocissimi “cambi di scena”. Come scenografie teatrali, alcune strutture leggere si sovrappongono agli ambienti della casa riorganizzandone l’uso e dissolvendosi rapidamente in ragione delle necessità e degli usi che di volta in volta se ne vogliono fare.
PROGETTI 11, 12, 13, 14 Progetti che frammentano lo smart working in vari ambiti della casa coerentemente con le disposizioni funzionali dei diversi spazi. Attività lavorative da svolgere in modo saltuario e veloce potranno
SMART WORKING
Renato Aiminio
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WOW Lucia Hernàndez, Naiara Muñoa, Natalia Tamayo
Lavoro individuale
Lavoro collaborativo
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1. Senza elementi dispiegati, area di svago e vita comunitaria. 2. Gli elementi dello smart working vengono implementati sia per il lavoro individuale che per quello collaborativo.
SMART WORKING
3. Elementi che si aprono grazie a binari sul pavimento e una sottostruttura pieghevole, si crea uno spazio individuale che può essere chiuso da un sistema di schermi.
4. Apertura a nicchia e letto pieghevole. 5. Disposizione dei tavoli e chiusura con un sistema di schermi. 6. Utilizzo di nicchie senza altri elementi esposti.
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VA IN SCENA IL QUOTIDIANO Michele Fiorot, Julia Sampayo, Margherita Tonello
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Ipotesi base
Ipotesi 1
Ipotesi 2
SMART WORKING
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Lo spazio domestico contemporaneo dovrebbe essere ormai in grado di accogliere un numero sempre crescente di funzioni legate alla salute, trasformandosi in un ambiente capace di supportare pratiche mediche, cure leggere e attività orientate al benessere psicofisico. La cosiddetta telemedicina ha la particolarità di integrare le tecnologie che consentono videoconsulti, telemonitoraggi e sistemi di trasmissione degli esami, con le usuali dotazioni domestiche della casa, necessitando per questo di spazi che possano garantire la privacy, il comfort acustico e l’interazione tra paziente e medico, ma anche zone destinate a periodi di riposo o convalescenza, nelle quali può rendersi necessario accogliere infermieri, caregiver o familiari. La flessibilità dello spazio, la facilità di movimento, la possibilità di ospitare accompagnatori, la giusta gradazione di luce, naturale o artificiale che sia, diventano pertanto aspetti centrali del progetto. Lo spazio domestico per la salute può però estendersi anche a funzioni più ampie e quotidiane legate ad un più generico benessere personale: ambienti meno equipaggiai o meno specifici, ma particolarmente adatti ad un alto livello di comfort relazionato alle differenti attività della giornata, spazi per il relax, per la cura del corpo (come massaggi, trattamenti estetici o pratiche di rigenerazione) per la lettura o per il sonno, fino a piccole aree per l’esercizio fisico o la preparazione all’attività sportiva. Non vanno poi dimenticati gli spazi dedicati alla salute mentale, che oggi possono includere momenti di dialogo a distanza con psicologi o analisti, e che richiedono intimità, silenzio e una particolare qualità atmosferica. In tutte queste declinazioni, la qualità architettonica degli spazi domestici assume un ruolo centrale e decisivo, dovendo garantire ambienti confortevoli, accoglienti, adattabili e capaci di sostenere attività diverse, ma tutte orientate a un’unica idea di fondo: fare della casa un luogo di cura e di benessere, integrato con la vita quotidiana di ogni individuo.
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HEALTH HOUSE
HEALTH HOUSE PROGETTI 1, 2 Progetti che articolano lo spazio utilizzando principi di medicina orientale come ad esempio l’Ayurveda, medicina tradizionale indiana che si basa sull’equilibrio tra corpo, mente e spirito, piuttosto che il Feng Shui, antica disciplina cinese il cui obiettivo è quello di generare l’armonia e il benessere all’interno degli ambienti, attraverso lo studio del flusso energetico (il “chi”). PROGETTI 3, 4, 5 Progetti che utilizzano diverse componenti di arredo come mobili, pareti attrezzate o superfici scorrevoli, per suddividere lo spazio in diversi settori, ognuno dei quali si caratterizza per usi e atmosfere diverse. Ogni spazio così ottenuto affronta il tema della salute e del benessere in modo mirato e specifico definendo ambiti super specializzati, ma sempre relazionati uno all’altro.
sia la sua condizione di salute o la sua possibilità di muoversi; elementi rotabili o scorrevoli che definiscono spazi a tema, dal relax alla ginnastica; contenitori modulari assemblabili a piacere che possono contenere strumenti e oggetti per la cura personale; dispositivi mobili che si spostano portando tutto ciò che serve da una parte all’altra della casa; vegetazione a tema con piante salutari per la dieta, la cura e il relax, posizionate opportunamente in relazione agli usi dei diversi ambienti.
PROGETTI 13, 14, 15, 16, 17 Progetti che si fanno spazio all’interno della casa ponendosi in continuità con gli spazi esistenti, o al contrario imponendosi rispetto alle condizioni dello stato di fatto, fino a rappresentare, in alcuni casi, veri e propri elementi aggiunti alla stregua di “capsule provenienti da altre galassie”. Ne derivano spazi utili al PROGETTI 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12 benessere fisico o psichico dotati Progetti che affrontano il tema della delle attrezzature necessarie, che a salute e del benessere disseminando seconda dello scopo per cui sono nello spazio della casa ogni state pensate definiscono atmosfere elemento o dispositivo utile a tale di diversa natura e con differenti scopo. Si tratta di interventi puntuali gradazioni di luce, di trasparenza rappresentati da componenti o di permeabilità, fino ad evocare di arredo relazionate alle varie spazi più immaginifici o addirittura necessità della persona, qualunque onirici.
health house
Renato Aiminio
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HEALT CAVE Riccardo Bonarrigo, Vanessa Comiotto, Giada Di Dio La Leggia
Concept
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Stato di fatto
health house
Stato di progetto
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ILLUMINA.AZIONE Andrea Borghi, Alessandra Castelli, Elisa Rinaldini
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health house
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La cucina, pur mantenendo il suo indispensabile ruolo pratico all’interno della casa, deve fare oggi i conti con una sostanziale evoluzione del nostro modo di vivere e di abitare. Si potrebbe anche affermare che questo particolare ambito della casa stia cessando di rappresentare semplicemente uno spazio funzionale, per diventare una struttura d’uso complessa e articolata in grado di ospitare altre funzioni e soddisfare differenti abitudini. Nuove consuetudini e usi che, come per altri ambienti domestici, si spingono oltre i confini dello spazio stesso da cui prendono origine, producendo il paradosso di essere, da un lato circoscritte attorno alla persona, ma nello stesso tempo in grado di espandersi oltre ogni luogo e oltre ogni limite. Ne deriva una sorta di scomposizione delle usuali componenti della cucia che potrà addirittura condurre ad una disseminazione delle sue funzioni e di alcune delle sue strumentazioni in giro per la casa o ancora più in là. Pertanto, la cucina può continuare ad essere una parte privata dello spazio domestico, ma può anche declinarsi in relazione ad una estensione delle proprie espressioni e dei propri usi verso aree che generalmente non le appartengono. Può essere spazio intimo della casa o al contrario rivelazione social e manifestazione collettiva. Non sono nemmeno estranee ad una cucina così ripensata, le varie formule di approvvigionamento del cibo rappresentate dalle consegne a domicilio, con la conseguente eventuale necessità di riscaldare o di riassemblare semi preparati o altri tipi di componenti. Certo è che anche l’ambiente della cucina ha la necessità di adeguarsi alle nuove condizioni delle nostre esistenze e alle nostre diverse abitudini, modificando inevitabilmente i suoi spazi, le sue forme e le sue dotazioni tecnologiche. Dunque, una cucina che perde i propri convenzionali confini e per la quale ci domandiamo quale sia il suo vero ruolo all’interno dello spazio domestico e quale la su posizione dentro alla casa. Atteggiamento aperto e indagativo, che supera le consuetudini, per trasformare il luogo della preparazione del cibo in uno spazio più libero e ricco di scambievoli relazioni, perimetro utile per altri tipi di usi e per comportamenti diversi e innovativi.
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SMART KITCHEN
SMART KITCHEN PROGETTI 1, 2, 3, 4 Progetti che trasformano la cucina in uno spazio direttamente relazionato agli altri spazi della casa o addirittura in continuità con essi. Per questo, la cucina si sposta in posizioni più baricentriche facendosi largo tra i diversi ambienti, diventando sia luogo di socialità, sia spazio funzionale, sia zona di transito. PROGETTI 5, 6, 7 Progetti che immaginano lo spazio della cucina come unità a sé stante, casa nella casa, spazio nello spazio. Ne derivano soluzioni nelle quali da semplice spazio funzionale, la cucina si trasforma in un luogo complesso e ricco di altri usi e significati, in grado di arricchire la relazione con gli altri spazi della casa e con le diverse azioni che in essi si svolgono. PROGETTI 8, 9, 10, 11, 12 Progetti che pensano alla cucina come un dispositivo di alto livello tecnico. Le diverse soluzioni propongono veri e propri laboratori per la preparazione del cibo e per tutte le altre necessità connesse, oppure spazi della cucina in grado di relazionarsi ad altri bisogni della casa, le cui componenti si possono scomporre e ricomporre,
SMART kitchen
traslare o ruotare, secondo diverse configurazioni, a seconda delle necessità. PROGETTI 13, 14, 15 Progetti che disseminano gli elementi costitutivi della cucina lungo gli spazi della casa, definendo con essi relazioni diverse e inedite. Si tratta di elementi che essendo sistemati su ruote possono posizionarsi sia in modo permanente, sia in modo provvisorio, anche in ambienti lontani uno dall’altro: nel soggiorno, in prossimità delle camere da letto, nelle zone di ingresso, nel corridoio o negli spazi di servizio. PROGETTI 16, 17 Progetti che immaginano cucine completamente svincolate da qualunque forma di costrizione spaziale. Come vere a proprie “apparecchiature mobili” si spostano da un punto all’altro della casa o anche fuori da essa, definendo ogni volta nuovi tipi di relazioni con gli spazi che incontrano. Possono sfruttare la rete elettrica della casa o assolvere alle funzioni necessarie in totale autonomia utilizzando energia accumulata, contenitori termici per il caldo e per il freddo, o utilizzando scorte di diversa natura.
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THRESHOLDS Francesco Lami, Ludovica Manfren, Martina Marroni
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SMART kitchen
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DOMINO Anna Fioroni, Claudia Galimberti, Sara Galimberti
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Questo testo contiene i risultati degli studi svolti durante il Laboratorio di Progettazione dello Spazio Interno della Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni del Politecnico di Milano, insieme ad un folto gruppo di studenti, autori delle diverse ipotesi progettuali sviluppate in relazione alle seguenti tematiche: Smart Working, Health House, Smart Kitchen.
ISBN 9
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