NOTA INTRODUTTIVA
La nozione dalla quale le riflessioni prendono avvio è
L’INFINITO
dove spazio e tempo sfuggono alla comprensione umana fino all’introduzione dell’elemento della forza di Gravità
grazie alla quale noi veniamo trattenuti dal centro della Terra.
La forza di gravità impone una relazione precisa tra il corpo e il suolo, determina la nostra postura e stabilisce
LA RELAZIONE
tra ogni essere vivente e il pianeta, impostata sul principio di perpendicolarità rispetto alla crosta terrestre, in una dimensione dinamica di individui e gruppi di persone sottoposti a movimenti e cicliche
Migrazioni
spontanee o obbligate, che ridisegnano margini e confini abitati o si disperdono drammaticamente nelle acque del Globo.
Dunque, i nostri sguardi sul mondo devono tenere conto del fatto che la ragione prima dell’architettura debba essere
L’ACCOGLIENZA
verso ogni forma di vita, riconoscendo ad ognuna di esse, una per una, un valore assoluto e inviolabile. In questo scenario l’architetto ha il compito di specchiarsi letteralmente
nell’Altro, ed è solo così che nasce La Casa nella sua dimensione simbolica.
In quest’ottica il portato etico richiesto al progetto incoraggia un avvicinamento anche alla sfera delle speculazioni artistiche e induce verso
IL MESSAGGIO
in grado di stimolare una riflessione corale sui grandi temi umanitari che ciclicamente reclamano la necessità di imprimere sui muri
Valori inviolabili.
L’osservazione della Natura è la base sulla quale costruire la sensibilità del progettista, l’attitudine all’ascolto dei fenomeni e lo sviluppo di un “senso pratico” ancorato a terra e rivolto verso
L’ORIZZONTE
che, nella nostra percezione, separa e unisce al tempo stesso Terra e Cielo. L’oggetto architettonico, per aderenza e per appartenenza alla superficie terrestre, ne modifica lo skyline secondo due presenze fondamentali, la linea verticale e la linea orizzontale, La linea della democrazia, che non esprime simbolicamente un livellamento o un appiattimento ma una condivisione pacifica di intenzioni che si traduce nella forma aderente al suolo.
Tuttavia, la condizione di aderenza al suolo si affranca dai suoi ormeggi, con una memoria simile a quella degli alberi, e porta il progettista ad affinare la tecnica e a lanciare
LA SFIDA
e, consapevole del proprio dominio sulla materia, talvolta ingannevole, egli scopre
Lo sbalzo.
Il concetto dello sbalzo in architettura ha nel trampolino la sua immagine analoga più convincente, e resiste, entro certi limiti, all’attrazione della Terra, ma bisogna ricordare che è l’atteggiamento di emulazione della Natura che porta l’uomo all’ideazione e alla realizzazione dell’aeroplano e del sommergibile.
L’affrancamento dal peso è un tema contradditorio dell’architettura, e indica il desiderio umano di percorrere
L’ASCESA.
L’ascesa come movimento fisico umano richiede
La deroga all’interno dell’ordine cartesiano e introduce l’illusione della diagonale. Perché la linea diagonale sarebbe illusoria? Perché il corpo umano, addomesticato da secoli, ha perso la capacità motoria della scimmia di scalare e ha ricondotto la salita e la discesa ad una concatenazione di microsistemi, i gradini, che replicano e riflettono a scala infinitesima il macrosistema di ascisse e ordinale che regola, secondo una determinata visione scientifica, la relazione tra i corpi sul pianeta.
Idealmente collegato al binomio ascesa/deroga segue
L’AGGIUNTA
il grande tema che sovrintende a tutte le operazioni progettuali che si confrontano sempre con una preesistenza della quale è necessario Il riconoscimento di valore come confronto oggettivo e interpretazione soggettiva dettata già da un’intenzione.
Le considerazioni fin qui accennate sinteticamente trovano nel momento de
L’INCONTRO
tra
Committente e Progettista la condizione necessaria affinché l’opera prenda forma in risposta ad una pluralità di contenuti di carattere pratico e ideale. È la “fase dello specchio” più delicata, quella dove entra in gioco un complesso sistema di relazioni in andata e ritorno che richiede ad entrambi i soggetti uno sforzo molto elevato sul piano della curiosità intellettuale.
Da questo punto in poi il nostro percorso autoriflessivo abbandona le considerazioni di carattere generale, pur orientate, per mettere in evidenza alcuni temi compositivi legati alla pratica del progetto condizionata da una strategia dello specchio, in parte consapevole e in parte non.
Il primo tema è L’ASSE.
L’asse, il cui concetto possiamo avvicinare alla colonna vertebrale, è presente nella Storia fin dal Mondo Antico ed è L’elemento ordinatore di ogni operazione specchiante, e può essere messo a sistema con altri assi a formare
L’INFINITO
L’architettura nell’era della globalizzazione dominata dalla tecnologia e dal mercato non riflette più su sé stessa, ma l’idea del progetto come speculazione dell’intelletto ha invece una storia millenaria, con radici profonde ancora fertili. Una ricapitolazione sul tema dell’archetipo, oggi come ieri, rimanda alla dimensione corale dell’abitare, nella consapevolezza che se il mondo è cambiato, il mondo non è cambiato. La posizione eretta è stata per l’uomo una trasformazione lenta. Da lungo tempo la figura umana, nella sua postura, restituisce tutta l’efficacia di una forza naturale in assenza della quale saremmo dispersi nello spazio infinito. Dalla condizione di stabilità dell’uomo sul pianeta discendono a cascata scala, misura e l’archetipo del trilite, sintesi dello spazio cartesiano.
La fondazione, materia precipitata che penetra la crosta terrestre, sovrappone alla Terra il segno di un’intenzione necessaria al riparo, alla vita. Se l’animale ancora scava per trovare refrigerio in estate e riparo dal freddo in inverno, l’uomo va sempre più su, dimentica e accatasta senza l’arte sublime del castoro.
Difficile parlare di archetipo secondo l’istinto, per noi, e sarebbe a ben vedere così facile, se solo fossimo capaci di guardare per vedere, di insegnare per crescere, se solo avessimo ancora quello sguardo ammirato e attonito del cucciolo, che nel silenzio della notte ci guarda da lontano e sogna di essere noi e con noi.
Se non lo deluderemo saremo già un passo avanti.
GRAVITÀ
Gravità
EIAM I 25
Ereditarietà Italiana. Archetipo e Metamorfosi. Mostra a cura di Valentina Radi e Alessandro Gaiani.
Repubblica di San Marino 2025
2026
GRAVITÀ
IL VORTICE
La crescita in verticale della costruzione ha dato luogo a svariate soluzioni nella progettazione dell’edificio alto, dalle torri di epoca medioevale fino al moderno grattacielo. Questo tipo di edificio necessita di un controllo statico che condiziona la distribuzione di masse e pesi in relazione alle tecniche costruttive adottate, dalla muratura portante, all’acciaio, al cemento armato, e comporta la ricerca di un equilibrio da esprimere con una forma. L’estensione in verticale chiarifica l’atto dell’innesto della struttura nel suolo e trova in un asse verticale il suo referente. La necessità di scalare l’edificio in altezza prevede l’introduzione della “deroga” diagonale rappresentata dalle scale.
Il progetto illustrato sovrappone quattro volumi “a salire” concatenati l’uno all’altro, disposti sui quattro lati lungo il perimetro della pianta a base quadrata, che determinano una sorta di vortice attorno all’asse della torre, svuotata nella sua parte centrale. I volumi che si rincorrono nella salita, e nella discesa, si incastrano nei punti di giunzione angolare, permettendo al sistema delle scale di entrare diagonalmente tra un parallelepipedo e l’altro. La distribuzione centrifuga e sfalsata in altezza dei quattro monoliti dal prospetto quadrangolare di lato 25x25 metri reinterpreta liberamente i caratteri dell’edificio a corte, ne moltiplica in altezza gli elementi sottoposti ad una rotazione continua ad andamento spiraliforme, introducendo visioni dinamiche e aperte verso l’esterno alle diverse quote.
LA VITE SENZA FINE
Studio per una torre alta 100 metri, New York 2010
LA VITE SENZA FINE