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Massimo Ferrari - Spazio alla Scuola!

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Mantova ad esempio

Massimo Ferrari

Generare il futuro

Andrea Murari, Adriana Nepote, Serena Pedrazzoli

Scuole mantovane

Alberto Ferlenga

La scuola e la città

Massimo Ferrari

Istruire la ricerca

Claudia Tinazzi

(per) Cominciare

Annalucia D’Erchia

Aule nell’Aula

Massimo Ferrari

L’occhio obiettivo di Marco Introini

Massimo Ferrari

Progetti

Manifesti

Politecnico di Bari

Politecnico di Milano

Politecnico di Torino

Sapienza Università di Roma

Università degli Studi di Bologna

Università degli Studi di Cagliari e di Sassari

Università degli Studi di Catania

Università degli Studi di Ferrara

Università degli Studi di Firenze

Università degli Studi di Napoli “Federico II”

Università degli Studi di Palermo

Università degli Studi di Parma

Università degli Studi di Pisa

Università degli Studi Roma Tre

Università della Campania “Luigi Vanvitelli”

Università IUAV di Venezia

Università Politecnica delle Marche

(per) Finire

Annalucia D’Erchia

Scuole nella Scuola

Massimo Ferrari, Claudia Tinazzi

Un nuovo luogo collettivo al Campus di Mantova

Massimo Ferrari

Memoria, tipo, città.

Ovvero, la costante resistenziale dell’architettura

Giorgio Peghin

Le Scuole e la città: il sistema scolastico mantovano

MANTOVA AD ESEMPIO

>La città di Mantova, storica e modernissima al tempo stesso, rappresenta nella sua originale conformazione serrata dal Mincio come nella ricercata sovrapposizione della composizione urbana che l’ha costruita nei secoli, una città-scuola o ancor meglio una scuola in forma di città. In questo mutuo scambio di ruoli lo spazio dell’apprendimento alle diverse scale si nutre di una sinergia compressa in questo brano di pianura irrigua padana, come mai altrove, arricchendosi oltre che del paesaggio allargato già descritto in modo struggente dal lavoro di Luigi Ghirri, dei proporzionati spazi urbani fissati indelebilmente nella ricerca per immagini di Gabriele Basilico e si alimenta – ancora –del ruolo della storia che traspare, affiora ad ogni passo successivo percorrendo le strade e le piazze; un ruolo attivo di disvelamento delle trame e delle connessioni, una narrazione, per chi riesce a stare a segno, che ricorda le pagine di un libro stampato; un testo per immagini ampliato ancora nel passato prossimo da Gianni Berengo Gardin o Antonio Biasiucci come di recente nei colori iridescenti di Olivo Barbieri o Luca Campigotto. Mantua città ideale per un flâneurismo di grande qualità che poco ha da invidiare alla Parigi di Baudelaire. Scegliere Mantova significa quindi, in questo esercizio collettivo di ricerca applicata, intrecciare la relazione spazio-tempo come attore principale del confronto, significa riconoscere questa valenza cronologica compresente che nella città conserva straordinarie sinestesie. Significa, ancora, riconoscere e separare il ruolo del tempo ben mostrato dalle consonanze e dalle continuità presenti capaci di tracciare, con un grande fervore proprio nell’epoca dell’umanesimo, un segno continuo che nel Palazzo Ducale – in forma di città trova una sineddoche significativa. Scuola/ Palazzo-Città. L’idea di un confronto nazionale dedicato al tema dell’architettura per l’apprendimento trova conforto proprio da questa complessa cultura urbana

che nella comparazione con l’idea di spazio educante ritrova aiuto e compassione anche se certamente la dimensione specifica del centro padano può essere considerata un secondo contraltare nella conferma della strategia proposta. Una dimensione misurata e ricca di cinquantamila abitanti che permette il confronto con un sistema scolastico distribuito e radicato attraverso il tempo nei luoghi della città compatta a partire dagli istituti – ancora attivi – costruiti all’inizio del secolo scorso, fino ad arrivare al nuovo millennio con una politica amministrativa molto sensibile ad entrambe le realtà a confronto. Una differenza di vocazioni, infine, delle varie parti urbane, dei frammenti che a confine tanto con l’acqua quanto con il territorio disteso, ammiccano a relazioni alla scala larga, alle vicine realtà paesistiche come identitarie dei differenti quartieri legati a storie singolari e personali, alle differenti sfumature dell’essere mantovani. La richiesta quindi di un confronto che nasce dall’occasione della ricerca nazionale PRIN-PROSA, sostanziata da un felice confronto con l’amministrazione legata al progetto Generare il futuro. Dalla scuola alla città, è stata prima di tutto l’occasione per una riflessione alla scala ampia riferita a tutto il sistema scolastico ma, come si legge in filigrana, una riflessione sulla città tout court se immaginiamo il ruolo innovativo dell’istituto scolastico interpretato in premessa come hub urbano, come sentinella di civiltà. L’intrecciarsi delle scale e delle differenti raffigurazioni del tema educativo corrispondono nelle aspettative ad una concatenazione dei pensieri e delle parole scritte, degli schemi, dei disegni e dei modelli proposti dalle 18 Università invitate per un totale di 20 Dipartimenti, ospitati con la libertà di organizzare al loro interno i diversi gruppi di lavoro per un totale di 36 raggruppamenti di ricerca partecipanti per un impegno di 230 progettisti/ricercatori capaci di tracciare una mappa di senso e figure rappresentativa di un preciso periodo storico – il nostro – e del suo futuro.

Massimo Ferrari
Mantova ad esempio
© Marco Introini

Soglie storiche

Urbis Mantuae Descriptio, 1596
Pianta della città di Mantova, L. Marini 1880
Pianta della città di Mantova e suoi contorni, G. Pinchetti, 1799
Urbis Mantuae Descriptio, G. Bertazzolo, 1628
Pianta di Mantova, 1935
Pianta della regia città di Mantova, G. Ranieri, 1831
Dissegno dell’Lago e della città di Mantova, J.G Merz 1735
Carta topografica della città di Mantova, Istituto Geografico Visceglia, 1958
Pianta della fortezza di Mantova P. e G. Vallardi, 1848
Carta d’invenzione. Mantova prima della scuola (elaborazione digitale a cura di Nicola Cimarosti)
Istruire la ricerca

1. ASILO NIDO CHARLIE CHAPLIN | SCUOLA DELL’INFANZIA FERRARI | SCUOLA MEDIA BERTAZZOLO 2. SCUOLA DELL’INFANZIA RICORDO AI CADUTI | SCUOLA ELEMENTARE DON MINZONI 3. ASILO NIDO SONCINI | SCUOLA DELL’INFANZIA COLLODI | SCUOLA ELEMENTARE DE AMICIS 4. SCUOLA DELL’INFANZIA TOM SAWER | SCUOLA ELEMENTARE DON LEONI 5. SCUOLA DELL’INFANZIA CAMPOGALLIANI | SCUOLA ELEMENTARE MARTIRI DI BELFIORE 6. SCUOLA DELL’INFANZIA VITTORINO DA FELTRE | SCUOLA ELEMENTARE ARDIGÒ | SCUOLA MEDIA SACCHI 7. SCUOLA DELL’INFANZIA ANNA FRANK | SCUOLA ELEMENTARE DON MAZZOLARI 8. ASILO NIDO PETER PAN | SCUOLA DELL’INFANZIA ETTORE BERNI | SCUOLA ELEMENTARE SALVADOR ALLENDE 9. SCUOLA DELL’INFANZIA PACCHIONI | SCUOLA ELEMENTARE TAZZOLI 10. ASILO NIDO EMI KELDER 11. SCUOLA DELL’INFANZIA P.F. CALVI 12. SCUOLA DELL’INFANZIA MARIA MONTESSORI 13. SCUOLA DELL’INFANZIA GIANNI RODARI 14. SCUOLA DELL’INFANZIA STROZZI VALENTI 15. SCUOLA DELL’INFANZIA OLGA VISENTINI 16. SCUOLA ELEMENTARE IPPOLITO NIEVO 17. SCUOLA ELEMENTARE POMPONAZZO 18. SCUOLA MEDIA ALBERTI 19. NUOVO ASILO SAN CRISTOFORO 20. NUOVO ASILO PIAZZA FILIPPINI 21. NUOVA SCUOLA A BORGOCHIESANUOVA

Scuole e la città: nodi e linee

Le

L’OCCHIO OBIETTIVO

DI MARCO INTROINI

>La descrizione visiva della città, nell’interpretazione dell’occhio del fotografo, la capacità di non dimostrare unicamente gli spazi ripresi ma quelli a volte sconosciuti, a volte inaspettati, altre volte indistinguibili negli scatti promessi, rappresenta il valore aggiunto di una ricerca analitica che al limite del censimento tipologico allinea luoghi, parti di città, stanze urbane in un unico grande archivio. Un armadio della memoria capace di trasmettere il senso generale della vita in quegli ambienti ancor prima della quantità di questi stessi. Un valore di accumulazione e schedatura che in sé rappresenta già un risultato necessario. Una ricerca tipologica comparata che favorisce l’introduzione di studi legati alle tematiche del confronto dei modi della composizione o altrimenti degli stati di conservazione delle singole architetture o ancora permette di sottolineare lo stato del tempo attraverso il riscontro dei singoli caratteri formali ripresi dallo sguardo scientifico. Ma forse questa inconfutabile interpretazione dello stato delle cose, che ricorda logiche positiviste tardo ottocentesche, è solo il minimo risultato ottenuto dal lavoro attento e paziente di Marco Introini che da architetto fotografa i luoghi e gli spazi, come l’ambiente che li contiene, con lo sguardo consapevole del progettista, una visione intrinseca nella sua formazione che lo allontana in un certo senso dal lavoro di schedatura, tipica, ad esempio, di Bernd e Hilla Becher per avvicinarlo ad un modello di ricerca riferito agli spazi, paralleli o antagonisti nelle architetture che riprende forse solo strumentalmente alla ricerca di livello più astratto. Un passo breve ma determinante volto ad aprire ad esperienze poetiche arcinote che nella pianura padana hanno avuto tanti ottimi cantori della figurazione fotografica. Questa qualità, questa visione preconcetta rende conto, nel lavoro proposto riferito al caso mantovano, della qualità intrinseca dei luoghi delle scuole spesso apparentati a strutture conventuali di più

antica realizzazione quando non attrici direttamente responsabili della qualità delle scene urbane. L’espressione allenata di questi risultati mantovani è certamente frutto del tempo trascorso da Marco in questa città lombarda, delle tante occasioni dedicate alle riprese dei monumenti, dei paesaggi, del territorio ampio e degli interni monumentali che Mantova conserva ancora oggi, è sicura conseguenza della capacità e impegno costante che dal 2013 lo vede attivo nella città dei laghi. Una residenza artistica volontaria – ci piace pensare –che a più riprese gli ha permesso di aggiornare gli scatti sempre più precisi nel loro taglio puntuto, composti con metodo architettonico, congelati in un sempiterno bianco con nero che toglie ogni dubbio sulla durata prevista dell’immagine. Un nero con bianco che si libera dalle leggerezze cromatiche per concentrare l’attenzione dello spettatore al senso profondo del ritratto di architetture che assomigliano a persone, a personalità forse meglio in questa città di monumenti; progetti urbani fatti di singolarità spiccate da Palazzo Ducale in poi. Residenza artistica universitaria, quella di Marco Introini, costante anche nell’insegnamento al Politecnico di Milano nella sua sede mantovana che ha radici profonde e ancora solide per l’impegno di tanti amici. Scatti orizzontali senza nessuna frivolezza, vuoti di uomini come da sempre nel suo lavoro, ordinano una sequenza di immagini concatenate che quasi potrebbero essere montate assieme, parti di un unico scatto che alterna vuoto –giardino o parco che sia – e costruito scandito da nette linee a piombo; strade senza fine, infinite nei tagli della ripresa che implacabile non scende mai a compromessi. Ultima nota, suggerimento di lettura, è quella di valutare nella composizione delle parti, la scelta del taglio prospettico, dell’inclinazione degli angoli complementari come posti in sottrazione geometrica per accorciare o dilatare la prospettiva offerta alla cornice. Buona visione a tutti, grazie sempre a Marco.

1-2-3-4. Scuola dell’infanzia Vittorino da Feltre | Scuola elementare Ardigò | Scuola media Sacchi
5-6-7-8. Scuola elementare Pomponazzo
L’occhio obiettivo di Marco Introini
SPAZIO
Viste prospettiche dello spazio della corte centrale
Vista prospettica dello spazio di accesso da via Frattini
Viste prospettiche delle corti
Vista zenitale del modello
Prospettive
nuova scuola
Una volta sospesa nella luce Dallo spazio pubblico allo spazio privato, gradualmente La luce nelle aule
Vista dello spazio comune di distribuzione alle aule
Vista dal giardino verso le aule
Vista della strada interna, coperta dalla grande volta a botte
Dalla strada pubblica, la volta a botte segna il varco di ingresso

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