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Maria Argenti, Francesca Sarno - Architettura per l’abitare in Brasile

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Indice 06

08

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Maria Argenti, Francesca Sarno

Maria Argenti

Maria Argenti

Informalità e progetto

Favelas

Lina Bo Bardi

Realtà, cultura, progetto

Concretezza senza pregiudizi

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Segregazione vs prossimità

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Il sentiero stretto delle diversità riconciliate

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Insediamenti informali e spazio digitale nell’era della AI

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SESC-Fábrica da Pompéia

17

Una storia che riparte

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Comunità cooperativa Camurupim: progetto e indagine sul campo


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80

164

Francesca Sarno

Alex Kenya Abiko, Maria Argenti, Francesca Sarno

Abitare i margini

Ripensare la favela

Ideare la trasformazione

Esperienze dal campo

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Il tempo della necessità

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L’abitazione sociale in Brasile

58

I volti dell’informalità

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Strategie per sanare il conflitto

La sfida della diversità e il progetto in comunità

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Comunidade Spama

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Jardim São Remo

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Vila Nova Esperança

Bibliografia


Maria Argenti

Favelas Realtà, cultura, progetto

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ARCHITETTURA PER L’ABITARE IN BRASILE


Segregazione vs prossimità

La povertà urbana delle favelas non può essere cancellata (come fosse una allucinazione) dal dibattito accademico e culturale sulle politiche abitative e sulla rigenerazione delle metropoli. Essa chiede con urgenza all’architettura istituzionale, così come all’accademia, l’elaborazione di una riflessione articolata sulle cause e sulle prospettive, un pensiero complesso che ricomprenda la questione invece di escluderla, come un cattivo pensiero. Gli insediamenti informali di grandi dimensioni, fenomeni urbani tra i più articolati e significativi del nostro tempo, rappresentano una grande contraddizione della modernità. Legati all’esplosione demografica ed allo spopolamento delle aree interne; per un verso essi reclamano la ricerca di politiche concrete e non ideologiche1, per un altro palesano contemporaneamente le potenzialità trasformative sia dell’architettura sociale sia dei processi partecipati di autocostruzione. Il rafforzamento dell’individualismo come paradigma e regola dello sviluppo e l’attacco alle politiche pubbliche richiedono una risposta basata su un modello diverso, alternativo a quello imperniato sulla separazione, sulla segregazione, sulla crescente privazione dei

FAVELAS. REALTÀ, CULTURA, PROGETTO

diritti per una parte della popolazione. Perché le città – e in esse spesso proprio gli slums – sono i luoghi dove la democrazia partecipativa e di prossimità2 può morire, vittima delle diseguaglianze e della ingiustizia sociale, ma può anche invece rinascere e su grande scala dal basso. Occorre a tal fine abbandonare un approccio teorico, semplicistico nella dinamica top down; spesso animato dalla illusione di poter rimuovere il problema, con un tratto di penna o un comando sul computer, come se esso fosse solo un imprevisto nel disegno della città e non invece una realtà vivente, la storia concreta di migliaia di persone imprigionate in una patologia urbana inaccettabile, conseguenza collaterale e fuori controllo delle scelte politiche ed economiche degli ultimi decenni. Il fenomeno è così pervasivo, e rilevante, che occorre passare a un paradigma complesso, che si faccia realmente carico del tempo presente; di una realtà di costruzioni non censite e di relazioni sociali non rilevate che coinvolgono centinaia di milioni di persone3 nel mondo, sedici milioni e mezzo solo in Brasile. Una grande fragilità ambientale e una strutturale vulnerabilità sociale rispetto agli effetti collaterali del 9


Insediamenti informali e spazio digitale nell’era dell’AI

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Ora l’interrogativo al quale non dobbiamo sfuggire è cosa si può imparare, nell’era digitale, dalla storia anche remota degli insediamenti informali? E allo stesso tempo come migliorare oggi, le condizioni di vita in essi esistenti? Le piattaforme digitali, quando attivano processi partecipativi un tempo impensabili, possono avviare sistemi di consultazione con feedback immediato sui diversi progetti. Nuovi dispositivi consentono anche il monitoraggio e la segnalazione di problemi infrastrutturali, l’organizzazione di attività comunitarie e la condivisione di informazioni sui servizi disponibili12. L’evoluzione tecnologica ha aperto anche nuove possibilità allo studio sistematico delle favelas. Ad esempio, l’uso di droni per mappature ad alta risoluzione permetterebbe di superare i limiti delle cartografie ufficiali, che spesso rappresentano le favelas come aree vuote. Lo dimostra oggi l’impossibilità di confrontare l’immagine di uno stesso luogo ripresa da una foto aerea, con quella della mappa grafica che dovrebbe descriverlo: da una parte un patchwork densissimo di costruzioni colorate, dall’altra il nulla, come se quel luogo fosse un deserto. Non va sottovalutato tuttavia il rischio che queste tecnologie possano anche divenire causa di ulteriore conflitto sociale o di oppressione se in mano a dittature. Da una parte è possibile effettuare rilievi topografici accurati, base indispensabile per la conoscenza dello stato di fatto e la successiva progettazione di interventi di miglioramento; dall’altra questo richiede una emersione delle comunità informali attraverso un ARCHITETTURA PER L’ABITARE IN BRASILE


Vielas di Rocinha delimitate da colorate abitazioni. Foto Alex Petrenko. CC BY-SA 3.0

patto sociale e un lavoro condiviso sulla loro urbanizzazione ufficiale. Solo una permanenza prolungata nelle comunità, la condivisione delle problematiche può aiutare a entrare in questo dinamismo, a comprendere ciò che regola i processi di auto-organizzazione anche relativamente all’appropriazione degli spazi. Le infrastrutture sociali non hanno alcun modo di affermarsi se operano in un vuoto culturale, la loro efficacia dipende dalla capacità di inserirsi nei preesistenti tessuti relazionali; e dalla consapevolezza che essi possono essere rafforzati o destabilizzati a seconda della modalità di intervento. L’impegno progettuale dovrebbe dunque innanzitutto partire dal conoscere e riconoscere l’identità e la visione di futuro già presenti nelle diverse comunità, dalla presa d’atto che upgrading delle favelas, formazione, crescita culturale ed economica andrebbero intrecciati in un tutt’uno basato su uguaglianza dei diritti, giustizia sociale, lotta alla corruzione e alla criminalità. Nei processi di upgrading degli insediamenti informali, è necessario non solo includere le abitazioni private, ma promuovere anche il valore pubblico degli spazi condivisi espressi dalle infrastrutture. Come osservava Robert Putnam già negli anni Novanta attraverso la sua teoria del “capitale sociale” sono questi i luoghi architettonici chiamati a generare coesione comunitaria e di conseguenza innestare azioni e proposte volte a promuovere miglioramenti della società13. Putnam, studiando la storia americana, ha dimostrato che gli spazi di incontro – caffè, parchi, piazze centrali (i gathering places) – costituiscono infatti la spina

FAVELAS. REALTÀ, CULTURA, PROGETTO

dorsale delle reti di valore comunitario, incoraggiando la collaborazione tra membri di gruppi differenti. Certo, l’applicazione di questa teoria agli insediamenti informali richiede una rigorosa cautela metodologica. Non tutti i meccanismi sociali e le reti che operano nelle favelas rispondono a criteri di giustizia e partecipazione paritaria. Spesso accade purtroppo esattamente il contrario14. Negli insediamenti informali, il cosiddetto capitale sociale può deteriorarsi fino ad assumere caratteristiche

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Francesca Sarno

Abitare i margini Ideare la trasformazione

46

ARCHITETTURA PER L’ABITARE IN BRASILE


Il tempo della necessità

Nel lontano 1958, dalle pagine del quotidiano serale di San Paolo – “Folha da Noite” – emerge nella sua drammaticità la miseria della favela di Canindé, una delle tante della città, sorta ai margini del Tietê, il corso d’acqua che scorrendo dalla costa verso l’entroterra bagna l’area settentrionale della metropoli. Andata distrutta per l’edificazione della Marginal Tietê1, questa comunità poverissima sopravvive nella narrazione di Carolina Maria de Jesus, cristallizzata in Quarto de despejo: diário de uma favelada. Una selezione significativa e corposa dei suoi scritti viene infatti pubblicata nel 1960, grazie al giornalista Audálio Dantas che, nel lavorare a un reportage su Canindé, si imbatte proprio in Carolina de Jesus. Visionato il diario, «fedele, senza artifici, alla quotidianità della sua comunità marginale»2, Dantas comprende immediatamente che nessuno meglio di quella donna, priva di tutto se non dell’amore di tre figli, poteva raccontare le dolorose e inclementi giornate a Canindé, consumate tra baracche e strade di terra, tra rifiuti e privazioni. Così, dopo la pubblicazione sulla “Folha da Noite” e sul “Correio da Manhã” (1959), la storia di Carolina diviene un fortunato volume, il cui successo

ABITARE I MARGINI. IDEARE LA TRASFORMAZIONE

consente all’autrice di lasciare la favela, seppure di non abbandonare la povertà3. Tradotto e diffuso in numerosi Paesi, vede la stampa anche nel nostro, probabilmente su indicazione di Alberto Moravia, autore della prefazione all’edizione italiana del 1962, a due anni di distanza dal suo viaggio in Brasile, documentato meticolosamente e condiviso con i lettori del “Corriere della Sera”. Per il celebre scrittore le parole di Carolina de Jesus possiedono «una profondità quasi scespiriana […]: “non c’è cosa peggiore nella vita che la propria vita”»4. Misera e angusta è la stamberga in tavolati di legno in cui la favelada vive con i suoi bambini, alla rua B numero 9; lì si sveglia quotidianamente all’alba per andare a prendere l’acqua, da lì si reca ogni giorno a raccogliere quanto trova nei cassonetti – scarti di cartone, latta o metallo –, da rivendere per poter acquistare del cibo. La fame accompagna le sue giornate, insieme alle tante preoccupazioni. Non c’è pace nella vita della donna: «[…] il povero non riposa. Non ha il privilegio di godersi il riposo»5. Ma Carolina non si dispera passivamente per la sua condizione, e scrive della sua esistenza logorata dalle dinamiche della favela. Vuole lasciare quell’inospitale 47


Proprio questi ultimi vanno tenuti in primaria considerazione, il che – in termini di rigenerazione di favela – comporta un coinvolgimento degli abitanti nei processi decisionali e progettuali. Uno dei primi e più significativi interventi che ha messo in luce questo aspetto è stato quello dei Novos Alagados a Salvador, avviato nel 1993 anche con l’appoggio finanziario del governo italiano. La riuscita di azioni integrate, fisiche e sociali, implementate per l’urbanizzazione dell’insediamento bahiano, è strettamente legata all’istituzione di un confronto tra abitanti della favela e amministrazioni pubbliche. La comunità è stata edotta sul progetto, ha potuto esprimere le proprie esigenze, le quali sono state prese in considerazione per la definizione di obiettivi e azioni prioritarie74. L’idoneità della metodologia maturata a Salvador è unanimemente riconosciuta, quale premessa per articolare qualsivoglia strategia di slum upgrading. Un ulteriore fattore da considerare investe ovviamente il campo morfologico-spaziale; per gli insediamenti informali esso chiama in causa la loro integrazione nel tessuto urbano consolidato, il che connota la finalità della coesione come elemento centrale nelle strategie di contrasto alla povertà e di promozione della sostenibilità urbana. Riaffermare, attraverso il progetto di rigenerazione, valori spesso offuscati da dinamiche di frammentazione spaziale e sociale porta a interrogarci nuovamente sul concetto di limite, secondo l’accezione heideggeriana. 72

ARCHITETTURA PER L’ABITARE IN BRASILE


Nella pagina precedente Vigliecca & Associados, Piano urbano per Boulevard da Paz, Jardim Guarujá, San Paolo, 2010. © Vigliecca & Associados Gli schizzi di Héctor Vigliecca esplicitano la strategia di connessione tra i morros di Boulevard da Paz, con sulla vetta le “infrastrutture abitative”. © Vigliecca & Associados

«Il limite non è il punto in cui una cosa finisce, ma, come sapevano i greci, ciò a partire da cui una cosa inizia la sua essenza (Wesen). Per questo il concetto è δρισμός, cioè limite»75. Pur risiedendo in un insediamento informale, l’intima essenza dell’abitare, dell’abitare la città, può allora manifestarsi in una riconfigurazione critica del limite, inteso non più come linea di demarcazione e separazione, come luogo di tensioni metropolitane, bensì come “dispositivo architettonico-territoriale” in grado di attivare legami fisici e relazionali. Orientare l’azione progettuale verso i luoghi di soglia, verso ambiti collocati tra marginalità e urbanità, tra informalità e regolamentazione, vuol dire interrogarsi

ABITARE I MARGINI. IDEARE LA TRASFORMAZIONE

sul modo in cui riabitare spazi nei quali coesistono sistemi urbani differenziati. Nelle condizioni “di soglia” il progetto di architettura può essere un elemento di mediazione significante, poiché capace di generare transizione e interazione. Esso assume il ruolo di entità di delimitazione, ma con una connotazione diaframmatica, tanto più efficace quanto maggiore è la commistione di funzioni collettive e residenziali. La comprensione del luogo e le possibili risposte alle necessità della popolazione a basso reddito assumono così la connotazione della sperimentazione progettuale, impegnata a dare “fisicità” architettonica e costruttiva proprio a quelle risposte. Che si tratti di totale rimozione della favela o di parziale demolizione, 73


Alex Kenya Abiko Maria Argenti Francesca Sarno

Ripensare la favela Esperienze dal campo

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ARCHITETTURA PER L’ABITARE IN BRASILE


L’abitazione sociale in Brasile Alex Kenya Abiko*

L’ingegneria, in quanto disciplina applicata al miglioramento della collettività, non può sottrarsi alla responsabilità di analizzare i problemi strutturali delle società in cui opera e di contribuire attivamente all’individuazione di soluzioni. Soprattutto nei Paesi emergenti i processi di urbanizzazione accelerata hanno generato forme estreme di disuguaglianza e marginalità urbana, che richiedono un approccio integrato, tecnico e interdisciplinare. Il caso del Brasile, e in particolare di alcune sue città come San Paolo, Rio de Janeiro e Salvador, per quanto specifico, presenta caratteristiche comuni a molte altre realtà urbane del Sud globale: da Mexico City a Mumbai, da Jakarta a Lagos, fino al Cairo. In tutte queste metropoli emergono criticità analoghe, associate all’espansione caotica, all’inadeguatezza delle infrastrutture, alla precarietà abitativa. Il processo di urbanizzazione in Brasile, come in molti altri Paesi del Sud del mondo, ha subito una profonda trasformazione nel corso degli ultimi decenni. Fino agli anni Settanta circa, il 50% della popolazione brasiliana risiedeva in aree rurali, mentre oggi più dell’85% degli oltre 213 milioni di abitanti vive in contesti urbani. Si

RIPENSARE LA FAVELA. ESPERIENZE DAL CAMPO

tratta di un cambiamento radicale che ha avuto, e continua ad avere, conseguenze profonde sulla domanda di terre, servizi, infrastrutture e abitazioni. Questo fenomeno è riscontrabile anche in altri contesti, come India, Indonesia, Nigeria, Egitto, nei quali le dinamiche di urbanizzazione sono simili a quelle brasiliane, sia per sviluppo temporale sia per effetti. Tuttavia, ogni realtà presenta caratteristiche specifiche che rendono necessarie soluzioni adeguate al contesto locale. La crescita urbana, non accompagnata da una pianificazione coerente, ha portato alla proliferazione di insediamenti informali, al sovraccarico dei sistemi infrastrutturali e a gravi carenze abitative e ambientali1. A tale riguardo, per affrontare in modo efficace il “problema casa”, è essenziale chiarire cosa si intende con il termine housing. Una “abitazione” non è semplicemente un’unità edilizia. Essa rappresenta un sistema complesso che comprende sì l’alloggio, ma anche dotazioni infrastrutturali (reti fognaria, idrica potabile, elettrica), attrezzature collettive (scuole, ospedali, trasporti) e servizi di diversa natura (sanitari, educativi, amministrativi). 81


Fase 3. Progetto di Karina Zucchi (2021)

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ARCHITETTURA PER L’ABITARE IN BRASILE


RIPENSARE LA FAVELA. ESPERIENZE DAL CAMPO

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Planivolumetrico dell’intervento nell’area di Buracanã e vista delle abitazioni con schema dell’impianto a corte. Progetto di Giulia Paradisi (2018)

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ARCHITETTURA PER L’ABITARE IN BRASILE


RIPENSARE LA FAVELA. ESPERIENZE DAL CAMPO

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Prospetti sud e nord.

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ARCHITETTURA PER L’ABITARE IN BRASILE


Spaccato assonometrico con individuazione delle attività comuni e commerciali.

RIPENSARE LA FAVELA. ESPERIENZE DAL CAMPO

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