Skip to main content

Marco Navarra, Benedetto D’Antoni - Picnic al Tempio

Page 1


Marco

|a cura di|

Picnic al Tempio

Pratiche di Arte e Architettura nei paesaggi

Descrivere il Picnic al Tempio come un workshop è limitativo. Sin dalla sua prima edizione, mi è apparso soprattutto come una formidabile, brillante e forse disperata strategia di sopravvivenza. Mi riferisco, naturalmente, al Parco Lineare. Alla sua vita, al suo destino. Nel 2005, anno del primo Picnic al Tempio, avevo già avuto modo di conoscere questo straordinario progetto e di apprezzarlo. Credo che a colpirmi fosse stata la visione generosa che lo animava, insieme alla volontà di contrastare con provocatoria leggerezza il destino del territorio e dei luoghi che attraversava, mettendoli in relazione. Del Parco Lineare mi affascinava la sua intrinseca fragilità, che era la vera sostanza del progetto.

Quando nel 2003 cominciai a raccontarlo su “arch’it”, il progetto era già ampiamente noto. Molte pubblicazioni ne avevano parlato nel corso degli anni. Ricordo un bel numero di “Lotus Navigator”, che gli dedicò la copertina, e poi la conversazione con Stefano Boeri su “Domus”, dove si cominciava a riflettere sulle prime crepe lungo il percorso, dentro cui la natura rivendicava la propria necessaria vitalità. Finalista al Mies Award nel 2003 e vincitore della Medaglia d’Oro per l’opera prima per l’architettura italiana, assegnata dalla Triennale di Milano, il progetto ottenne una diffusione significativa e tutt’altro che scontata.

Riepilogo solo alcuni dei riconoscimenti più importanti per sottolineare che, quando Marco Navarra diede vita ai Picnic al Tempio, la notorietà del Parco Lineare era già molto elevata. Ben più di quanto normalmente basti a garantire a un progetto un ruolo nel dibattito architettonico e al suo autore la risposta attesa della critica e dei media.

Ma allora perché creare questo singolare workshop? E perché lo sforzo, l’impegno costante, nel corso degli anni, per portare nei luoghi del Parco Lineare un grande numero di progettisti, critici e studiosi di diversa estrazione, oltre a

una popolazione ancora più ampia di giovani appassionati? Certamente, conta l’inclinazione di Marco Navarra a costruire un ambiente, personale e condiviso, nel quale coltivare idee di architettura. Ma non basta.

Credo che il Picnic al Tempio sia stato anche un formidabile laboratorio di conoscenza e comunicazione, di cui il progetto aveva un’impellente necessità. Non mi riferisco solo alle pratiche di comunicazione incorporate nelle attività del workshop – dai giornali alle indagini fotografiche, dalle videonarrazioni agli esperimenti editoriali – ma a qualcosa di più profondo: l’idea che un’opera di architettura, soprattutto se esposta al rischio dell’abbandono o dell’oblio, necessiti di una persistente e variegata attività.

Portare persone nei luoghi del progetto, liberare sguardi, incentivare sensazioni e riflessioni critiche, generare nuove ipotesi progettuali: tutto questo fa parte di un processo di conoscenza necessario per prolungare la vita dell’opera. E per far apprezzare il valore di una crepa, dentro cui, prima o poi, la natura tornerà a farsi spazio.

Marzo 2025

“Playground”, segni e campiture cromatiche applicato alle pavimentazioni del Giardino-Arena. Linee e superfici ridefiniscono lo spazio e attivano pratiche informali di gioco e incontro, trasformando un’infrastruttura esistente in un campo aperto di azioni e relazioni. [→ 54-59]

“Shelter”, sistema di copertura leggera composto da tessuti eterogenei messi in tensione su una struttura minimale. Le superfici filtrano la luce e generano ombre mobili e cromie variabili, trasformando lo spazio in un dispositivo temporaneo di sosta, relazione e percezione del tempo. [→ 48-53]

Franco Lancio Marco Navarra
Franco Lancio

“Finestre in valle / Al vento”, strutture leggere sospese e telai senza muri costruiscono un sistema di dispositivi per osservare e abitare il paesaggio. Ombrelli mossi dal vento producono ombre mobili, mentre una sequenza di cornici vuote cattura e scompone la valle in molteplici punti di vista. [→ 60-65]

Fabrizia Ippolito, Giuseppe Marsala, Gennaro Postiglione, Francesco Cacciatore

L’istallazione “Linea interrotta” è collocata su un ponte ferroviario crollato e sostituito da una trave reticolare su cui viaggia la tubazione dell’acquedotto. L’intervento ripristina la continuità interrotta prolungando la trave reticolare con una doppia struttura di bambù e allestendo, lungo l’interruzione, un aereo giardino di canne.

Trittico su G. Bruni / P. Maisto

nel giardino / A. Schubert

Percorrendo il sentiero in direzione di Piazza Armerina, che conduce al ponte crollato si raggiunge il “Giardino nel giardino” composto da tre installazioni (“Totem”, “Spirali”, Archi riflessi”) legate dal tema della vita e della morte e intrecciate in un unico equilibrio: l’acqua del fiume che scorre tra i fiori colorati, i cespugli di cardi secchi e il ponte crollato.

Giardino
Giardino nel giardino / A. Schubert
/ 159

Costruire

Park / M. Lupano, M. Navarra

Il rudere mostra in maniera non unidirezionale nature morte anestetizzate. In altre stanze sono dispiegate le immagini del Parco Lineare e sono illustrate le passate edizioni dei Picnic.

Recovered

L’intento è quello di creare un momento “extra-ordinario”, in cui lasciarsi catturare dallo spettacolo del paesaggio della valle: una foto in bianco e nero del portale, con François posizionato vicino all’opera è un’immagine che, in un unico momento, riesce a rappresentare sia l’essenza di questo paesaggio che l’esperienza vissuta in questi luoghi.

Fuga dal Parco / S. Muscolino
Trittico su M. Mocchi e L. Poncellini / P. Maisto 204 / 205
Mimetic Pavilion / Alterazioni Video

Pic-Garden è interessato a ricostruire e reinterpretare storie, eventi, paure, desideri, minacce, passioni...

Pic-Garden è una raccolta di reperti organizzati attorno a tre linee narrative: 1. Natura nell’artificio (rotture, sconfinamenti, intrusioni); 2. Natura dell’artificio (sex’n drugs‘n rock‘n roll); 3. Artificio nella natura (mostri, pezzi, materie).

Pic-Garden è un’operazione sul/al limite.

Micro giardini / G. Corbellini

Il progetto si fonda sull’applicazione di un metodo processuale collaudato dal lavoro dei 2012 Architecten con la “harvest map”: una mappatura del territorio alla ricerca degli scarti e dei flussi di dismissione dei materiali. Una selezione di elementi individuati in base alle potenzialità del materiale stesso. Il progetto non è premeditato, nasce dalla riflessione sulle possibilità offerte da un materiale che non si è scelto, ma si è trovato.

1 → p. 48
4 → p. 60
7 → p. 98
10 → p. 112
13 → p. 118
→ p. 54
→ p. 74 8 → p. 104
11 → p. 112
→ p. 124
→ p. 60
→ p. 74
9 → p. 104
12 → p. 118 15 → p. 154
16 → p. 162
19 → p. 180
22 → p. 196
25 → p. 246
28 → p. 274
17 → p. 172
20 → p. 188
23 → p. 234
26 → p. 252
29 → p. 286
18 → p. 172
21 → p. 194
24 → p. 240
27 → p. 264
30 → p. 298

Sabato 1 Luglio 2006 ore 21.00

Ermyntrude e Esmeralda dal racconto di Lytton Strachey

con Marta Pepe e Carmela Sanfilippo regia di Nicoleugenia Prezzavento compagnia Nave Argo - Caltagirone

Domenica 2 Luglio 2006 ore 21.00 Il ritorno di Euridice dall’omonimo racconto di Gesualdo Bufalino performance ideata da Clara Gebbia con Donatella Finocchiaro e Gianni Gebbia mise en espace Clara Gebbia e Giuseppe Marsala compagnia Teatro Iaia - Palermo

Il Giardino-Arena è un grande orecchio aperto verso la valle del fiume Tempio, un dispositivo per innescare l’acustica del paesaggio.

Il Picnic al Tempio è nato in questo spazio, nel 2005, come laboratorio istantaneo di ideecose: una superficie attiva dove i gesti e le azioni si annodano con manipolazioni di materie e segmenti di paesaggi in imprevedibili costellazioni. Ogni anno, fino al 2009, i Picnic sono stati un accordo di corpi e affetti, un’occasione per esercitare l’immaginazione riscoprendo l’innocenza come stupore per le cose del mondo.

ISBN 979-12-5644-219-5 € 18

Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook