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Maddalena Scalera - Il progetto del bosco urbano

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IL PROGETTO DEL BOSCO URBANO

ARCHITETTURE ARBOREE PER LA CITTÀ EUROPEA

Indice

PREFAZIONE

Per una cultura del progetto del bosco urbano

Introduzione

CAPITOLO 1

Lessico: foresta, bosco, selva. Verso una definizione aggettivata dall'urbano

Spazialità e tipologie

Governo e temporalità

Pratiche e assetti configurativi

Linguaggio normativo

Origini della disciplina dell'urban forestry

Verso il bosco urbano

CAPITOLO 2

Genealogia dei boschi urbani europei

2.1 · Storia interpretativa dell'idea di bosco urbano

2.2 · Esperienze progettuali del Novecento. Strumenti e strategie per il governo spaziale e temporale

Skogskyrkogården, Stoccolma (1914-1940)

Amsterdamse Bos, Amsterdam (1930-1970)

Vestskoven, Copenaghen (1967-1970)

Riemer Park, Monaco (1987-2005)

2.3 · Esiti ed eredità per il contemporaneo

CAPITOLO 3

Esperienze sperimentali di selvicoltura

urbana in Italia

3.1 · Progetti esemplari del tardo Novecento

Bosco Albergati, Castelfranco Emilia (1988-1996)

Bosco di Mestre, Mestre (1990-2005)

Parco Nord Milano, Milano (1983-in corso)

3.2 · Esiti ed eredità per il contemporaneo

3.3 · Politiche e strumenti operanti in Italia per la realizzazione di boschi urbani

La strategia della Città Metropolitana di Bari

Gli indirizzi strategici per le politiche dei boschi urbani

Strategie e strumenti del Piano Paesaggistico Territoriale

Regionale della Puglia

CAPITOLO 4

Sintesi e prospettive per il contemporaneo

4.1 · Metodo Alnarp. Il giardino dell'alchimista

Breve storia e ragioni dell'Alnarp Landscape Laboratory

Struttura di forma del progetto

Principi operativi e sistemi di progetto

Forme del tempo e dello spazio per il progetto e la gestione

Eredità e replicabilità

4.2 · Metodo per il progetto contemporaneo Definizioni

Decalogo del progetto del bosco urbano

4.3 · Abaco dei tipi strutturali e spaziali Conclusioni

Per una cultura del progetto del bosco urbano

Nel dibattito contemporaneo delle discipline che guardano alla città e al territorio, il bosco urbano è ampiamente evocato ma al tempo stesso raramente affrontato compiutamente come prospettiva progettuale. Per le sue condizioni di complessità, la sua collocazione in una zona di frizione tra pratiche e campi del sapere differenti ha contribuito a una progressiva marginalizzazione del suo statuto nei processi di trasformazione urbana. Dal riconoscimento di tale condizione di marginalità prende avvio il lavoro di questo libro, interrogandone le ragioni e le ricadute sul piano teorico e operativo.

La ricerca che è sullo sfondo di questo libro è stata sviluppata all’interno del Dipartimento di Architettura, Costruzione e Design (ArCoD) del Politecnico di Bari, che ne ha costituito il quadro istituzionale e disciplinare di riferimento. Infatti, il lavoro si colloca nell’ambito del Dottorato di Ricerca in Conoscenza e Innovazione nel Progetto per il Patrimonio, all’interno del quale il progetto architettonico e urbanistico sono indagati come strumenti di conoscenza tanto della genesi delle forme della città e del territorio quanto come dispositivi capaci di orientarne le trasformazioni.

All’interno delle discipline del progetto, la ricerca ribadisce il ruolo strutturale dell’architettura del paesaggio in una prospettiva applicativa: il progetto di paesaggio, del quale si riafferma il valore conformativo, è considerato campo operativo per attraversare e mettere in tensione scale, tempi e saperi differenti. Da tale postura culturale, la ricerca assume il bosco urbano come oggetto paradigmatico attraverso cui interrogare il contributo dell’architettura del paesaggio alla costruzione delle forme dello spazio urbano contemporaneo.

Peraltro, il tema della componente vegetale in città ha assunto negli ultimi anni un peso rilevante nelle politiche urbane superando

una dimensione meramente tecnica con forti rischi di approcci neofunzionalisti. In città come Torino, Genova, Milano e Roma, la sostituzione di specie storicamente impiegate, il ripensamento dei criteri di impianto e la necessità di rispondere alle nuove condizioni dei Cambiamenti Climatici, rendono ancora più evidente come la questione investa direttamente la scala delle politiche pubbliche impegnate a produrre visioni urbane innovative.

Tale quadro nazionale si inserisce in uno scenario di riferimento europeo sempre più stringente. L’approvazione, nell’agosto 2024, della Nature Restoration Law, con il target relativo agli ecosistemi forestali e all’obiettivo di Forest Ecosystems & Planting 3 Billion Trees, ha collocato la riforestazione tra le priorità strategiche dell’Unione Europea. L’Italia è chiamata a tradurre tali indirizzi nel proprio Piano Nazionale di Ripristino, integrandoli nelle nuove agende urbane nazionali e locali. Parallelamente, la Missione M2 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, insieme ai programmi che l’hanno preceduta, ha destinato risorse significative alla forestazione urbana e periurbana, consolidando un quadro finanziario di sostegno che riconosce nelle politiche pubbliche una dimensione strutturale al tema della forestazione. Nel contesto delineato, è necessario sottolineare che la ricerca non si configura come risposta contingente a una stagione di finanziamenti, piuttosto come un tentativo di avanzare una proposta per condizioni teoriche e operative entro cui tali strumenti possano tradursi in configurazioni spaziali consapevoli per il nuovo progetto urbano. Le riflessioni su un rinnovato ruolo della disciplina dell’architettura del paesaggio sullo sfondo delle istanze contemporanee del dibattito pubblico definiscono una serie di questioni con cui questo lavoro ha inteso misurarsi, tenendo fede ad un obiettivo generale di usefull e usable research. Evidenziata la necessità di sottrarsi alla riduzione della vegetazione a superficie meramente compensativa, ancora radicata in una parte della tradizione urbanistica, il lavoro propone in alternativa un orientamento che riconosce alla pratica progettuale il compito di costruire assetti spaziali complessi, capaci di accogliere condizioni di esistenze inclusive e multispecifiche e di operare entro una dimensione temporale estesa. Le ipotesi trovano una verifica concreta nella fase di costruzione di una possibile genealogia dei boschi urbani e poi nell’esplorazione dei casi studio con cui procede la ricerca. Le architetture boschive sono lette quindi come costrutti spaziali e temporali che, lungi dall’essere neutre o residuali, partecipano attivamente alla definizione degli assetti urbani in nuovi scenari temporali, confrontandosi con alcune delle principali sfide della contemporaneità, tra le quali le crisi ambientali, le nuove forme dell’abitare temporaneo e la ricerca di condizioni di prossimità nello spazio urbano.

Genealogia dei boschi urbani europei

Non siamo un tratto calligrafico di scrittura su una superficie bianca, un ornamento. Siamo un corpo che si divincola in qualcosa che ha spessore, che ha attrito.

A. Moresco, 2009

Tutte le forme vivono.

Non succede solo alle linee barocche e ai colori accesi del corpo di tutti i fiori. Non accade solo alle geometrie lisergiche delle ali delle farfalle. Ovunque, le forme vivono.

E là dove inizia una forma, la vita si apre. Soprattutto là, dove non siamo abituati a incontrarla.

E. Coccia, A. Michele, 2024

Questa breve trattazione storica analizza il periodo che va dal Basso Medioevo alla fine del XIX secolo e si concentra sulla variazione che si registra dal Settecento all'Ottocento nel ruolo del bosco rispetto al progetto urbano, rispetto alle forme della città e ai processi di urbanizzazione. Questa evoluzione nel ruolo si sostanzia nell'evoluzione delle forme che strutturano il bosco urbano, che si modificano e si aggiornano. I livelli di indagine che si adottano sono due: la prima guarda al progetto nel suo aspetto funzionale rispetto alle dinamiche socioculturali del tempo; la seconda guarda al rapporto tra funzione e forma intesa come occasione del progetto di collaborare al disegno delle trame urbane facendosi assimilatore o anticipatore dei principi insediativi morfologici della città.

Questa ricerca – come enunciato nel primo capitolo – intende indagare il bosco urbano come paesaggio costruito dall'uomo, in stretta connessione con la sua presenza. Pertanto, si avvia la datazione genealogica nel Basso Medioevo, perché prima di quel periodo la caccia non era un'attività organizzata e non si necessitava dunque di spazi appositamente preposti all'attività venatoria1. Il primo momento storico di particolare interesse, utile a tracciare un inizio, coincide con la nascita della società di corte, quando la caccia diventa un rituale svolto con un folto gruppo di cortigiani, carrozze, dove i tempi e le azioni sono scandite secondo rigidi protocolli che regolamentano i movimenti di ogni personaggio e che necessitano di

1. Come racconta Paolo Galloni in Nella selva silente (2023): «il cavaliere altomedievale si differenziava dai cacciatori delle società tradizionali perché non doveva alla caccia la sua sussistenza; con loro, tuttavia, condivideva alcune delle implicazioni profonde della pratica della storia, in primo luogo l'intensità della problematicità esistenziale di andare verso la morte mettendo contemporaneamente a rischio la propria vita» (Galloni, 2023, p. 117).

Fonte: Bibliothèque Nationale de France Gallica.

Nel 1852 Napoléon III cede il Bois de Boulogne alla municipalità di Parigi, affidando la sua riorganizzazione ad Adolphe Alphand, direttore del Service de Promenades et Plantations e principale progettista della nuova sistemazione: l'impianto venatorio preesistente viene ridisegnato secondo le forme morbide e sinuose dello stile del tempo, instaurando un dialogo spaziale significativo con la città adiacente. Questo rapporto si fonda sulla progettazione dell'Avenue de Boulogne, trasformata in nuova arteria urbana e luogo di passeggio per la borghesia.

Fig. 3 Adolphe Alphand, Bois de Boulogne in Le promenade de Paris, prima e dopo la trasformazione.

Inaugurato come parco pubblico nel 1853, il nuovo Bois de Boulogne stabilisce una tensione tra il progetto urbano e quello paesaggistico e, nella sua unità, acquisisce un valore sintattico essenziale per la definizione della forma complessiva della città: la sensibilità di Napoleone III alla struttura organizzativa delle città inglesi fa sì che nel Piano di Parigi (Transformations de Paris sous le Second Empire o Travaux Haussmanniens, 1853-1870) fosse introdotto e valorizzato il concetto della cultura urbanistica anglosassone per cui la città continuava nella campagna e viceversa (De Carlo, 2019).

Il Bois si costituisce come luogo che accoglie i rituali sociali urbani, dove gli aspetti ambientali della componente arborea hanno un'importanza relativa: il bosco non è il luogo dove apprezzare la naturalità dell'ambiente, ma dove svolgere in maniera rinnovata nuove pratiche e nuovi costumi di socialità, specie quelle che non trovano spazio nella città tradizionale (Fig. 4).

Il bosco si configura come un'architettura urbana la cui struttura diventa matrice per gli sventramenti di Parigi, necessari per lo sviluppo dei nouveau quartier ottocenteschi: la struttura formale e funzionale delle riserve di caccia fornisce regole e direttrici cui si attinge per modellare la città moderna.

La questione del rapporto formale con la città è interessante anche in termini dialettici perché aiuta a comprendere come col variare dell'idea di città dal Settecento all'Ottocento sia variata l'idea di bosco. Finché la città era concepita come nucleo compatto e chiaramente delimitato, il bosco contribuiva a rafforzare la morfologia della città creando una visibile distinzione tra il tessuto urbano e ciò che

Fig. 4 Fotografia del Bois de Boulogne, 1836.

Skogskyrkogården, Stoccolma Il cimitero nel bosco 1914-1940

Fig. 12 Inquadramento ed evidenziazione del Skogskyrkogården nel tessuto urbano a Sud di Stoccolma. Fonte: Google Satellite, 2024. Elaborazione di Maddalena Scalera.

RELAZIONE MORFOLOGICA E FUNZIONALE CON LA CITTÀ

Lo Skogskyrkogården, conosciuto anche come The Woodland Cemetery o Tallum, rappresenta una delle esperienze più significative e innovative del Novecento nell'ambito dell'architettura del paesaggio. Situato a Enskede, un sobborgo residenziale a sud di Stoccolma (Figg. 12, 13), il cimitero si estende su centootto ettari di un paesaggio caratterizzato da ex cave di ghiaia e boschi di pini e altre conifere. Un muro massivo in pietra arenaria circonda il sito, delimitando e separando così il cimitero dai suoi dintorni, riferendosi all'archetipico del classico cimitero murato svedese. Pertanto, il sito è accessibile solo attraverso punti di ingresso specifici collegati alla griglia stradale circostante e alla rete della metropolitana della città; una linea di autobus

attraversa il cimitero. La stazione del treno Skogskyrkogården, situata a circa venti minuti dalla stazione centrale di Stoccolma, rappresenta uno dei principali punti di accesso al sito. All'uscita della stazione un piccolo fioraio accoglie i visitatori, segnando l'inizio di un percorso di circa cento metri, ombreggiato in estate dalle chiome dei tigli, che conduce alla monumentale esedra d'ingresso. All'interno del cimitero i larghi percorsi principali consentono ai veicoli di muoversi liberamente insieme a ciclisti e skaters.

Realizzato tra complesse vicende dal 1914 al 1940, è il frutto della visione di Gunnar Asplund e Sigurd Lewerentz, che hanno saputo tradurre una concezione radicalmente nuova del rapporto tra memoria, sacralità e bosco. Non un semplice luogo di sepoltura, ma un progetto che eleva il paesaggio a protagonista, rendendolo parte integrante del rito e della riflessione.

Lo Skogskyrkogården si distingue per il suo intenso naturalismo romantico (ICOMOS, 1994), che trasforma il bosco nordico preesistente in una vera e propria esperienza evocativa: le cave abbandonate e i boschi sono stati reinterpretati non come sfondi, ma come parte principale del progetto; gli edifici e il paesaggio si configurano come un'articolazione equilibrata l'uno dell'altro e, così facendo, dichiarano la propria presenza (Treib, 1983).

Fig. 13 Inquadramento del Skogskyrkogården. Fonte: Google Satellite, 2024. Elaborazione di Maddalena Scalera.

Questa capacità di integrare memoria, quotidianità e turismo culturale lo rende un modello di spazio capiente, in cui il bosco urbano accoglie e assiste a molteplici esperienze.

ASSETTO SPAZIALE E TELAIO STRUTTURALE

La costruzione del suo telaio concatena dispositivi edili e vegetali che compongono la sintassi architettonica e l'unità del progetto (Fig. 15): si opera per una continua collaborazione tra sistemi di spazi aperti e chiusi, sistemi lineari ed emergenze, valorizzando la condizione aperta del bosco, fruibile, permeabile.

Nella planimetria il muro lineare delle cappelle e le sepolture forniscono la struttura planare che organizza il paesaggio come un'entità distinta dal disegno dei pini (Treib, 1983), orchestrando diverse tipologie di vedute su piani diversi: sentieri che si dispongono liberamente all'interno del bosco (Fig. 16) si combinano con viali strutturati per esperienze contemplative di forte impatto (Fig. 17). Intorno all'ingresso del cimitero progettato con un'esedra per accogliere l'ingresso di cortei funebri (Fig. 18), il progetto si presenta in modo rigido mediato solo da un ninfeo, ma successivamente si ammorbidisce adottando un ordine semi formalizzato e informale all'interno del perimetro del cimitero vero e proprio (Figg. 19, 20).

Ne deriva una molteplicità di paesaggi e atmosfere, caratterizzati da vari gradienti di riservatezza: dalla rigidità e geometria rettilinea dei muri di pietra che, come paraocchi, focalizzano lo sguardo direttamente avanti, si è attratti dalle lievi ondulazioni della dolce vallata, dal Giardino Memoriale, a destra dell'entrata principale, su una collina separata dove disperdere liberamente le ceneri, e poi dall'icona massiccia della croce di pietra, staccata dalle cappelle, che si erge come un monumento, elemento ed entità indipendente. È il sacro esperito nella quotidianità. La continuità della rimembranza non è affidata a singole tombe, oggetti rituali predisposti dalla pietà dei “rimasti”, ma

Fig. 15 ll telaio del progetto. Elaborazione di Maddalena Scalera.

Fig. 16 Sentiero informale nel bosco, luglio 2024. Fotografia di Maddalena Scalera.

Fig. 17 Via Crucis, luglio 2024. Fotografia di Maddalena Scalera.

Fig. 18 Esedra di ingresso, luglio 2024. Fotografia di Maddalena Scalera.

Riemer Park, Monaco

Il parco pubblico

1987-2005

RELAZIONE MORFOLOGICA E FUNZIONALE CON LA CITTÀ

Tra i casi studio analizzati, Riemer Park è il più recente e si distingue come progetto che incarna una sintesi raffinata tra funzione e forma, evidenziando una molteplicità di questioni che ne sottolineano il valore paradigmatico nell'ambito della progettazione compositiva del bosco urbano. Questo intervento si distingue per la capacità di rispondere alle esigenze della città contemporanea lavorando sull'articolazione spaziale che richiama per complessità e rigore esempi come il Skogskyrkogården di Stoccolma. Le soluzioni progettuali adottate riflettono un approccio capace di coniugare questioni contemporaneamente botaniche e

Fig. 34 Vista dall'alto, 2015. Fonte: Ente responsabile per l'attuazione delle misure (Masnahmetrager) a Monaco-Riem.
Fig. 38 Stanze arboree di Populus tremula con prato rasato. Fonte: Latitude Nord.

della struttura poligonale irregolare di nodi e aste (Figg. 8, 9): farnia e frassino sempre sui nodi; sulle aste di collegamento, siepi di Liquidambar styraciflua (liquidambar), tra le specie acclimatate, Prunus spinosa (prugnolo), Cotinus coggygria (scotano), ma anche di Taxodium distichum (cipresso calvo) e Sambucus nigra (sambuco nero), che possono

Fig. 6 La planimetria di progetto di Bosco Albergati. Fonte: Archivio storico di Cesare Leonardi.

Fig. 7 Immagine satellitare del bosco con sovrapposizione della SRA in bianco. Fonte: pannelli della Mostra di Modena.

Fig. 8 Fotografie del frassino maggiore in primavera, estate, autunno e inverno. Fonte: pannelli della Mostra di Modena.

Fig. 9 Fotografie della farnia in primavera, estate, autunno e inverno, sul poligono della SRA. Fonte: pannelli della Mostra di Modena.

— Acer campestre L., Acer platanoides L., Alnus glutinosa L., Carpinus betulus L., Cornus sanguinea L., Corylus Avellana L., Craetegus monogyna Jacq., Fagus sylvatica L., Fraxinus excelsior L., Lonicera caerulea L., Lonicera xylosteumm L., Quercus robus L, Ribes alpinum L, Tilia cordata Mill., Ulmus gabra Huds., Viburnum opulus L.

Il tipo strutturale del bosco basso (Tabella 2) passa da configurazioni con specie come Corylus maxima (nocciolo), caratterizzate da omogeneità e limitata diversificazione strutturale, a sistemi intermedi, come quello con il Sorbus mougeotii (sorbo di Mougeot) che introduce un maggiore arricchimento ecologico grazie ai frutti e alla struttura arborea più articolata. La massima complessità boschiva si esprime attraverso associazioni che coinvolgono generi appartenenti a famiglie botaniche diverse, come le Betullacee, le Fagacee, le Cornacee e le Amamelidacee, in un equilibrio che, tra specie di rapido accrescimento, esemplari longevi e arbusti melliferi, arricchisce il sistema ecologico, migliorando il suolo e favorendo la creazione di habitat diversificati. Le tre complessità boschive si riflettono in configurazioni spaziali profondamente diverse: i sistemi a bassa complessità creano ambienti aperti, permeabili e facilmente percorribili, talvolta modellati in architetture anche molto decise; in quelli a complessità intermedia, la presenza di specie con una maggiore diversificazione introduce contrasti di luci e ombre, generando spazi più dinamici; la complessità massima, invece, si traduce in ambienti stratificati, caratterizzati da una ricca articolazione verticale che produce atmosfere più raccolte e immersive, a volte meno accessibili. L'esperienza spaziale si fa così espressione di differenti modalità di interazione, dalla fruizione immediata alla contemplazione.

Tabella 1 Tipi di bosco ad alto fusto nel sistema vegetazionale, Alnarp. Schemi e fotografie di Maddalena Scalera.
b.c.
Bassa complessità (b.c.)
Media complessità (m.c.)
Alta complessità (a.c.)
T20 — Metasequoia glyptostroboides HU & W.C. Cheng, Alnus glutinosa L.
V31 — Fagus sylvatica L., Larix x eurolepsis Henry.
T21

Con lo strato arbustivo (Tabella 3) si riconosce una inversione importante in termini di corrispondenza tra complessità boschiva ed esperienziale. Nelle due tipologie finora discusse infatti, in modo anche facilmente intuibile, all'alta complessità vegetazionale corrisponde una bassa complessità di fruizione. La ricca stratificazione arbustiva invece, comportando un'amplificazione di stimoli sensoriali e percettivi nell'interazione con lo spazio, genera significative reciprocità spaziali nella media e alta complessità. A media complessità, uno scenario con una radura circondata da arbusti come Amelanchier spicata (pero corvino), Cotinus coggygria (scotano), e ibridi di Magnolia (magnolia), combinato con elementi verticali puntuali come Pinus nigra “Fastigiata” (pino nero fastigiato), genera un ambiente articolato ma perfettamente fruibile. In questa configurazione, lo strato arbustivo agisce come elemento di transizione, definendo bordi visivi morbidi e integrando funzioni estetiche ed ecologiche, come l'offerta di risorse alimentari per la fauna e la creazione di microhabitat. A complessità elevata, la diversificazione dello strato arbustivo, con specie come Acer campestre (acero campestre), Prunus spinosa (prugnolo), e Viburnum opulus (pallon di maggio), introduce una stratificazione intricata che amplifica la densità e la ricchezza ecologica. Qui, l'intreccio di arbusti e piccoli alberi genera bordi definiti e spazi interni semi-permeabili.

Tabella 2 Tipi di boschi bassi nel sistema vegetazionale, Alnarp. Schemi e fotografie di Maddalena Scalera.
b.c.
Bassa complessità (b.c.)
Media complessità (m.c.) Alta complessità (a.c.) m.c.
a.c.
T34 — Corylus maxima Mill. V12 — Sorbus intermedia Ehrh. K5 — Alnus glutinosa L. Gaertn., Carya Tormentosa nutt., Castanea sativa Mill., Cornus alba L., Cornus mas L., Hamamelis Japonica Siebold & Zucc.
b.c. frutto

Rigogliosa e pemeabile alla luce, la canopea dei Pinus sylvestris (pino silvestre) produce ombre e chiaroscuri che enfatizzano la solennità e la quiete del bosco, Skogskyrkogården, Stoccolma, luglio 2024. Fotografia di Maddalena Scalera.

La canopea di Liquidambar styraciflua (liquidambar) inizialmente piramidale, in maturità diventa ampia e densa, con un'ombreggiatura diffusa. Le foglie palmate virano in autunno dal giallo al rosso intenso, Bosco Albergati, ottobre 2022. Fotografia di Maddalena Scalera.

Leggera e ariosa, le chiome di Gleditsia triacanthos (Spino di Giuda) si arricchiscono in autunno di lunghi legumi arcuati e ritorti di colore bruno scuro che al vento producono un caratteristico suono crepitante, Bosco Albergati, ottobre 2022. Fotografia di Maddalena Scalera.

La geometria essenziale delle chiome di Ulmus minor (olmo campestre) in siepe lineare, Bosco di Franca a Mestre, novembre 2022. Fotografia di Maddalena Scalera.

Sesto di impianto a griglia di Betula pendula (betulla bianca) e sullo sfondo il filare di betulle potate molto basse con le chiome color oro sulla Via dei Sette Pozzi, Skogskyrkogården, Stoccolma, novembre 2023. Fotografia di Annalisa Metta.

Quercus robus (farnia) sui nodi del poligono irregolare della SRA, Bosco Albergati, Castelfranco Emilia, ottobre 2022. Fotografia di Maddalena Scalera.

Sesto di impianto regolare di Malus domestica (melo), Tor Nitzelius Park, Alnarp, marzo 2024. Fotografia di Maddalena Scalera.

Sesto di impianto a griglia di giovani Populus tremula (pioppo tremulo), Riemer Park, Monaco. Fonte: Gina Candrell (2013). Tree Gardens: Architecture and the Forest.

Tipi di fustaia

La fustaia è divisa in sottotipi che riflettono i gradienti di luce e ombra e di complessità di forme e strati.

Tipi di bosco basso

Caratterizzati dal taglio periodico di piccoli alberi e arbusti. I sottotipi si distinguono lungo un gradiente che va da tipi arbustivi e densi a quelli visivamente più aperti, con o senza alberi ad alto fusto sparsi.

Tipi di bosco semiaperto o a mosaico di piccola scala

Suddivisi in sottotipi che riflettono i gradienti dell'altezza degli alberi e degli arbusti ed anche modelli irregolari.

Tipi di macchia boschiva

Suddivisi in sottotipi in base a gradienti di altezza e alla combinazione di specie arboree.

Multi-layered con soprasuolo boschivo
Instabile, due livelli
Basso, con alberi svettanti
Radure e arbusti alti
Alberi diffusi in modo uniforme o irregolare su terreni erbosi
Alberi diffusi sul manto erboso
Densa, varia
Combinazione di arbusti alti e bassi
Arbusti alti con alberi
Arbusti bassi con alberi
Alta, solo arbusti
Bassa, solo arbusti
Margini: da tre livelli a un livello (basso o con tronchi svettanti senza rami nella parte bassa)
Più aperto, multi-layered con prato boschivo Un livello con prato boschivo
Stabile, bosco basso con arbusti alti o instabile con alberi cedui
Stabile, due livelli
Più aperto, un livello
Denso, basso, simile a macchia boschiva

Sale ipostile luminose con specie pioniere

Sale ipostile luminose con specie climax

Sala a pilastri con esemplari sparsi nello strato medio e arbustivo

Sala ipostila con specie multifusto

Struttura a doppio strato con livello arbustivo

Sala a pilastri
Sala a pilastri
Sala a pilastri con esemplari sparsi nello strato medio e arbustivo
Con strato arbustivo di piccoli alberi
Sala a pilastri di alberi con chiome ampie
Sala a pilastri di alberi con chiome ampie

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Maddalena Scalera - Il progetto del bosco urbano by LetteraVentidue Edizioni - Issuu