

Progetto Urbano Strategico per Pedara
Responsabile scientifico
Luigi Pellegrino
Università degli Studi di Catania
SDS di Siracusa in Architettura e Patrimonio culturale
GRUPPI DI LAVORO ETNA SUD-EST
Generale
Gaetano Di Stefano, Elia Fiammingo, Stefania Guttà, Antonella Iacono, Guglielmo Giulio Nifosì, Marco Pirronitto
Nicolosi
Marialaura Calogero (tutor), Alessandro Albertelli, Roberta Andolina, Chiara Branca, Sofia Cunsolo, Debora Dierna, Maryelena Grasso, Stefania Guttà, Josephine Leotta, Joaquin De Àlmo Lobato, Sofia Lo Turco
Pedara
Cristina Elena Francesca Licciardello (tutor), Alessandra Barone, Angelica Bovo, Giorgia Fiamingo, Gaia
Melilli, Camilla Perna, Giorgia Russo, Valentina Scirè
Trecastagni
Graziano Testa (tutor)
Rosa Milena Ayala, Olga Maria Campanella, Agnese
Mariapia Catalano, Gaia Celi, Maria Chiara Di Mauro,Andrea
Maria Greco, Giuseppe Leone, Roberta Pappalardo
Viagrande
Valeria Bruno (tutor), Michele Moliteo (tutor)
Gioela Amato, Rocco Cambareri, Chiara Centamore, Andrea Cinquerrui, Carlos Morales Diez, Giuliana Galvagno, Emanuele Garofalo, Pier Massimo Stimoli
Le foto a pagina 40 e 41 sono di Francesca Nicotra
GRUPPI DI LAVORO PROGETTI
Spazio 1 Belvedere sopra il cimitero
Cristina Elena Francesca Licciardello, Camilla Perna, Giorgia
Russo
Spazio 2 Il Mercatale
Marialaura Calogero, Paolo Battiato, Salvo Chiarenza
Spazio 3 Casa in piazza del Popolo, Casa in via Beata
Peppina e Case in via Leonardi
Cristina Elena Francesca Licciardello, Carmelo Pugliatti, Alfio Zappalà
Spazio 4 Terrazza su via Etnea
Cristina Elena Francesca Licciardello, Carmelo Pugliatti, Alfio Zappalà
Spazio 5 La casa della città
Graziano Testa, Marco Muratore
Spazio 6 Passerella per il Monte Troina
Graziano Testa, Alfio Zappalà, Angelo Bonaccorso, Saverio Genovese
Spazio 7 Piccolo teatro all’aperto
Graziano Testa, Alfio Zappalà, Angelo Bonaccorso, Saverio Genovese
Spazio 8 Ingresso al Parco D’Arrigo
Cristina Elena Francesca Licciardello, Alessandra Barone, Angelica Bovo
Indice
Il progetto urbano e l’avvenire delle città
Dario Costi
STRATEGIA
Necessità di un Progetto Urbano Strategico
per Pedara
Alfio Cristaudo
Ragioni e problematiche di un laboratorio sul territorio
Carmelo Nigrelli
Etna sud-est:
Nicolosi, Pedara, Trecastagni, Viagrande
Luigi Pellegrino
Le stanze della partecipazione
Luigi Pellegrino
Pedara.
Evoluzione urbana e considerazioni attuali
Alfio Zappalà
Pedara, forma e struttura
Luigi Pellegrino
Architettura a cubatura zero: progetti per un piano
urbano strategico
Luigi Pellegrino
Spazio 1
Belvedere sopra il cimitero
Spazio 2
Il Mercatale
Spazio 3
Casa in piazza del Popolo, Casa in via Beata
Peppina e Case in via Leonardi
Spazio 4
Terrazza su via Etnea
Spazio 5
La casa della città
Spazio 6
Passerella per il Monte Troina
Spazio 7
Piccolo teatro all’aperto
Spazio 8
Ingresso al Parco D’Arrigo
Il progetto urbano e l’avvenire delle città
Dario Costi
Nel 1967 Giuseppe Samonà pubblicava
L’urbanistica e l’avvenire della città. Al termine di un’ampia riflessione sull’evoluzione delle città europee propone strumenti per governare la grande dimensione. La proposta dei Comprensori territoriali come livello geografico di coordinamento dei centri urbani anticipava, di decenni, l’identificazione della scala giusta per governare i processi di trasformazione insediativa che oggi faticano a funzionare nella loro versione ancora troppo centralizzata delle aree metropolitane. Ma il suo ragionamento di allora non si fermava alla scala territoriale. Si concentrava anche su quella architettonica e urbana. Un secondo aspetto che Samonà vedeva chiaramente era infatti la necessità di tenere insieme architettura e urbanistica in una strategia di disegno urbano della città che verificasse in parallelo le varie scale dell’intervento. Sappiamo bene che le due discipline si sono separate da lì a poco e che la dinamica dell’espansione urbana che in quegli anni montava rapidamente ha ampliato i tessuti urbani con una velocità che non ha lasciato il tempo per ragionarne a fondo, per adeguare gli strumenti di governo e le forme del controllo. In tutti questi anni la pianificazione ha rincorso
le intenzioni e registrato le richieste dei contesti perdendo, salvo pochissime eccezioni, la possibilità, oltre che l’ambizione, di governare il disegno della città e la qualità dello spazio costruito. L’architettura e il progetto urbano arrivavano sempre dopo che le classificazioni urbanistiche avevano attribuito volumi e potenzialità edificatorie senza alcun vincolo di disegno urbano e senza alcun impegno di città pubblica davvero posto in relazione al contesto insediativo. Dagli anni Sessanta in poi questa dinamica espansiva è continuata per decenni fino alla crisi globale innescata dalla bolla americana del 2008 che in qualche mese è arrivata in Italia trovando dappertutto piani sovradimensionati, programmazioni improbabili, fallimenti economici già avviati. La crisi della pianificazione è stata allora evidente. La crisi urbana che ne è derivata ha congelato le città per anni fino ad un radicale cambio di paradigma: dall’espansione alla rigenerazione urbana. Oggi il passaggio culturale dalla logica del continuo ampliamento delle città alle politiche del consumo zero di suolo sono ormai consolidate nelle discipline tecniche, nelle politiche urbane, nella legislazione urbanistica e nella opinione pubblica. Non sono ancora cambiati però gli strumenti di lavoro.
La pianificazione infatti continua ad approcciare le trasformazione con gli strumenti delle regole e degli indici suggerendo e incentivando densificazioni insediative degli ambiti edificati, limitando al massimo l’espansione al di fuori del cosiddetto territorio urbanizzato. Appare evidente che quello che manca è un ragionamento progettuale sulla città. Manca un metodo diverso che affianchi agli aspetti regolativi quelli di prefigurazione e di verifica anticipata. Il progetto urbano non va chiamato in causa solo alla fine ma va utilizzato come strumento di indagine delle potenzialità dei luoghi utile a chiarire da subito indirizzi e scenari. Senza il suo contributo già nella fase iniziale manca una visione che possa essere condivisa e che possa far convergere pubblico e privato in una strategia concorrente pensata per affrontare le grandi problematiche che vediamo emergere e per cogliere le straordinarie opportunità che il momento storico ci offre. Il consumo zero di suolo non è infatti l’unica questione sul terreno. Viviamo un tempo difficile in cui si impongono tre grandi questioni: la crisi definitiva dell’espansione urbana, il cambiamento climatico e l’affermarsi silenzioso della quarta rivoluzione industriale. A queste condizioni strutturali che stanno colpendo le nostre città si affiancano dinamiche di forte modificazione delle comunità urbane. Vediamo un rimescolamento senza precedenti delle nostre comunità mentre la tenuta sociale dei contesti non è mai stata così a rischio. Vediamo ormai consolidato un falso mito negativo della partecipazione troppe volte ridotta a strumento della comunicazione politica, banalizzata a procedura superficiale e ridotta ad esercizio generico, senza proposte e senza impegni perché appunto senza progettualità da discutere. Con un’attenzione speciale a questi aspetti dobbiamo allora pensare bene a cosa fare, analizzando insieme queste problematiche e interpretandole come opportunità. La rigenerazione urbana, la rinaturazione delle città e l’applicazione critica delle nuove tecnologie abilitanti al servizio delle comunità sono le partite
che dobbiamo giocare su tanti campi ma in maniera strategica, coordinata e collettiva. Il Progetto Urbano Strategico – PUS – nasce come strumento messo in campo negli anni di crisi urbana di cui abbiamo appena ragionato nel tentativo di capire come l’architettura poteva portare un contributo alla ripartenza di dinamiche trasformative che allora sembravano semplicemente impossibili. La metodologia che abbiamo sperimentato negli ultimi quindici anni e che oggi è disponibile per essere disegnata sulla misura di ogni contesto, ha nel frattempo dimostrato una significativa capacità di lavoro. Oggi, nel 2026, superano la decina i PUS che abbiamo offerto alle città italiane. Processi progettuali che hanno affiancato alla pianificazione una strumento di prefigurazione e di condivisione delle scelte capace di supportare le decisioni delle Pubbliche Amministrazioni, avvicinare la popolazione alle scelte di trasformazione della loro città e coinvolgere i portatori di interesse in un disegno urbano che possa far convergere aspettative private e bene comune. Molti piani hanno recepito le indicazioni emerse nei processi, molte opere sono state finanziate partecipando ai bandi con le progettualità elaborate, molti piani attuativi sono stati corretti sulla base di un disegno urbano condiviso. Il progetto urbano pensato in chiave strategica e partecipata ha ormai dimostrato il suo grande potenziale di essere supporto alla pianificazione al servizio delle comunità. Ha dimostrato di essere il complemento necessario dell’urbanistica per esprimere insieme una sempre più necessaria strategia qualitativa di rigenerazione urbana. Pedara ha sperimentato questa potenzialità costruendo un percorso progettuale con l’Università secondo le proprie attitudini e peculiarità. Potrà farne tesoro nei molti modi che abbiamo appena accennato e perseguire nel tempo l’idea di città che emerge con forza dalla pubblicazione.


Etna sud-est: Nicolosi, Pedara, Trecastagni, Viagrande
Luigi Pellegrino
A fianco: Rielaborazione grafica su disegni contenuti in Sanfilippo, E., D., L’Etna: analisi di un paesaggio urbanistico, Tip. Università di Catania, Catania 1970
Il palinsesto insediativo
Etna sud-est è una notazione geografica precisa, una porzione di vulcano che degrada verso la costa secondo isoipse che, nella vaga struttura piramidale dell’Etna, si dispongono appunto a costituire il versante sud-est. Una porzione romboidale che trova i suoi fulcri a nord nel cratere e a sud nella città di Catania, delimitata sul litorale e verso l’interno della Sicilia dai due centri di Acireale e Paternò – che aprono rispettivamente al versante est verso Giarre Mascali Fiumefreddo Piedimonte e al versante ovest fino a Bronte per Biancavilla e Adrano (a nord Maletto Randazzo Castiglione Linguaglossa) –. Catania stessa si dispone a sud-est, sulle ultime propaggine di antichissime colate che costituiscono l’ultimo avamposto del vulcano prima di saldarsi alla piana alluvionale che lo separa dalla catena degli Iblei (quella che geologicamente si riconosce come l’avanfossa fra lo Jonio e il Canale di Sicilia da Catania a Gela).
Fino a 50 anni fa, se si fosse osservata una qualsivoglia mappa, la struttura territoriale che da Catania andava all’Etna sarebbe risultata chiarissima, come solo un saldo connubio fra la natura dei luoghi e le necessità insediative
sono in grado di esprimere. Parallelamente alla giacitura sul pendio a sud-est di Catania, tre successive “corone” di paesi si disponevano a tre quote successive: ai 300 metri circa Gravina, Battiati, San Gregorio; subito sopra, intorno ai 400, San Pietro Clarenza, Mascalucia, Tremestieri, San Giovanni la Punta; a salire, verso quota 600, Nicolosi, Pedara, Trecastagni con l’appendice di Viagrande. I paesi erano connessi fra loro orizzontalmente alle tre rispettive altitudini e verticalmente da una gemmazione di strade che, muovendo dalla testa della via Etnea a Catania, si portavano rispettivamente a GravinaMascalucia-Nicolosi, a Battiati-TremestieriPedara, a San Gregorio-San Giovanni la Punta-Trecastagni; un palinsesto infrastrutturale ineccepibile, da Catania a salire verso l’Etna intercettando le diverse quote insediative. Una sezione longitudinale condotta dalla cima del vulcano al mare evidenzierebbe come l’insieme dei paesi si collochi lungo una balza, che va appunto all’incirca dai seicento ai trecento metri, caratterizzata da una non eccessiva pendenza; come la corona a valle si attesti sulla balza, ancorché il pendio si accentui, affacciandosi su Catania; come la


Etna sud-est: Nicolosi, Pedara, Trecastagni, Viagrande

A sinistra: Sviluppo urbano negli anni ’80 con l’itinerario tradizionale della processione principale della Festa
In basso: Alfio Zappalà, Progetto percorso ciclabile
A destra: Alfio Zappalà, Recupero del percorso di accesso e piccole attrezzature sul Monte Troina








Disegno della città di Pedara.
A sinistra: Quadro d’unione 15 quadranti 80x80 cm in scala 1:500
A destra: Stralcio.







0 20 50 m
Spazio 2 Il Mercatale
Il progetto per la sistemazione a parcheggio dell’area tra via delle Rimembranze e via Generale Cascino, rappresenta lo spazio pubblico “in testa” della città di Pedara, prima che questa si sfrangi nel suo sprawl diffuso. Siamo all’apice del cardo su cui la città di Pedara si è strutturata, sull’asse nord/sud che punta direttamente alla vetta del vulcano.
Un terreno in pendenza ai piedi del cimitero e del Santuario di Maria Santissima Annunziata offre la possibilità di strutturare uno spazio pubblico complesso, organizzando terrazzamenti a più livelli e lavorando con le depressioni naturali presenti: la sciara viva attorno cui si articolano le eccezioni del progetto.
Si lavora con un principio di economia all’interno del lotto per cui si adopera la minima movimentazione di terra per realizzare tre grandi pianori a quote differenti. Una strada carrabile a confine tiene insieme i livelli e distribuisce a pettine le auto e i mezzi necessari nei giorni in cui questo spazio ospita il mercato oltre al consueto stazionamento delle auto.
Il modulo minimo che consente di costruire l’interezza di questo mondo è il gabbione dalle dimensioni 100x100x200 cm. I gabbioni definiscono la geometria dei terrazzamenti regolarizzando la forma dei salti di quota esistenti, manifestandosi come veri e propri bastioni in mezzo al verde. Il muro esistente del cimitero a monte e il nuovo volume dei servizi a valle, costituiscono due naturali varianti nella composizione dei bastioni. Nei punti in cui la sciara lo suggerisce invece, i gabbioni organizzano due piccoli teatri all’aperto.
La sistemazione del suolo lavora con altrettanti elementi minimi: si tratta di autobloccanti inerbiti e prefabbricati di cemento di vario tipo. I primi insistono sulle vere e proprie aree di sosta per le auto; i secondi, cordoli di cemento di lunghezza 100 cm lavorano – a coppie o singolarmente – nella definizione delle percorrenze carrabili e pedonali.
testo a cura di Marialaura Calogero


Il Mercatale
Dati
Destinazione d’uso:
Spazi pubblici, parcheggio pubblico interrato e mercato
Superficie: 21.800 mq
Posti auto: 281
Stalli per il mercato: 92
Legenda - assonometria
Viabilità interna
Terrazzamenti con gabbioni 200x100x100
Aree a parcheggio (scoperte e con pensiline)
Blocco servizi seminterrato
Piano per messa all’aperto
Legenda - pianta
Ingresso carrabile
Ingresso pedonale
Stalli coperti
Stalli scoperti
Percorso carrabile di distribuzione
Connessione col cimitero esistente



In alto: Casa in piazza del Popolo
A sinistra: Casa in via Beata Peppina
A destra: Case in via Leonardi


Spazio 3 Casa in piazza del Popolo, Casa in via Beata Peppina e Case in via Leonardi
