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Luca Poncellini - Le sedie di Vico Magistretti

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Le sedie di

Vico Magistretti Note dall’archivio

Luca Poncellini


Sommario Margherita Pellino, Luca Poncellini

Ditta Fumagalli - 1946, Campeggi - 2011 F.lli Comi - 1960, Conran Company poi Habitat - 1961, Artemide - 1962, Cassina 1963, De Padova - 2001, Fritz Hansen - 2020 Artemide - 1969 Poggi - 1968, 1980, 1980 Artemide - 1971 Rosenthal - 1980, 1981 Asko Finland - 1976 De Padova - 1987 Non realizzata - Anni ̕80 ̕ De Padova - 1989 Fritz Hansen - 1994, 1997, 1999

Campeggi - 1994 Gebrüder Thonet Vienna - 2004, 2015 Kartell - 1993, 1996, 1999, 2005 Serralunga - 2004

7 11 21 35 47 57 67 77 89 97 103 113 127 137 145 155

Introduzione Piccy Carimate Selene Golem, Barbaettis, SD75 Gaudì, Vicario Pan, Faun Safran, Safran Mini, Savana Marocca Georgistretti Chair Silver Vico, VicoDuo, VicoSolo Ostenda 03 03, 03 01 Mauna Kea, Maui, Moorea, Nihau Russell


La mostra Suppergiù 60 sedie in 60 anni in Fondazione studio museo Vico Magistretti, Milano, 2025. Foto di Sebastiano Maielli.


Introduzione Tra l’aprile 2025 e il febbraio 2026 la Fondazione studio museo Vico Magistretti ha ospitato una mostra intitolata Suppergiù 60 sedie in 60 anni, dedicata al lavoro del designer milanese attorno al tema del progetto della sedia. I contenuti del libro che state per leggere derivano direttamente dai testi e dalle immagini di questa mostra. L’allestimento progettato da Chiara Corbani presentava quattordici modelli originali di sedie disegnate da Vico Magistretti, sulle quali il pubblico era invitato a sedersi e prendersi il tempo di leggere, sui piccoli taccuini confezionati graficamente da Lorenzo Mazzali, la storia di ognuna di quelle sedie. (Una quindicesima sedia era presente solo in spirito – oltre che con parole e disegni – e il lettore potrà facilmente scoprire di quale si tratta.) Suppergiù è stata la prima mostra della Fondazione basata su un approccio tipologico al lavoro di Magistretti. Si sarebbe potuto iniziare dalle lampade, dai letti, dagli imbottiti, dalle cucine, ma le sedie hanno avuto la precedenza, in omaggio del fatto che Vico aveva una vera e propria predilezione per la sfida progettuale della sedia. Anzi, come amava dire, aveva “una passione un po’ vergognosa per le sedie”. I contenuti della mostra, così come di questo libro, provengono per la maggior parte dai materiali dell’archivio custodito dalla

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Vico Magistretti

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Piccy


Piccy Una piccola seggiola pieghevole in legno e tela rappresenta l’alfa e l’omega, la A e la Z della carriera di Vico Magistretti designer di sedie. Progettata e realizzata per la prima volta nel 1946, quando il design industriale in Italia non era ancora nato, non è mai stata prodotta su scala industriale fino al 2011, quando l’azienda Campeggi propone una sua riedizione postuma, cinque anni dopo la scomparsa di Vico. L’inizio della storia coincide con la fine della Seconda guerra mondiale: Vico rientra a Milano da Losanna, in Svizzera (dove aveva studiato con Ernesto Nathan Rogers), completa gli studi in architettura laureandosi al Politecnico e inizia la propria attività professionale riavviando lo studio del padre, anch’egli architetto, scomparso proprio nel 1945. È il momento della riflessione sulla ricostruzione delle città devastate dai bombardamenti e sulla necessaria rinascita civile, sociale ed economica della nazione. Il Palazzo dell’Arte di Milano, sede della Triennale, ospita nel 1946 una mostra organizzata dalla RIMA – Riunione Italiana per le Mostre di Arredamento – sul tema della produzione in serie di arredi pratici ed economici. Per quell’occasione, Vico ha la possibilità di esporre i prototipi di alcuni elementi d’arredo pensati per specifici ambienti interni (camera di albergo, casa di un professionista, casa in montagna). Uno di questi è una poltroncina pieghevole in tela, con telaio in legno: un riferimento esplicito alle sedie a sdraio

Ditta Fumagalli 1946

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Campeggi 2011


Vico Magistretti

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Piccy


Ditta Fumagalli 1946

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Campeggi 2011


Barbettis.

Vico Magistretti

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Golem, Barbettis, SD75


Golem,* Barbettis,* * SD75 * * La Poggi è – anzi, è stata, fino al 2010 – un’azienda a conduzione familiare, nata da una piccola bottega di falegnameria fondata a Pavia all’inizio del secolo scorso da Luigi Poggi e poi orientata dal figlio Carlo, negli anni ’30, verso la produzione artigianale di arredi di stile moderno. Nel dopoguerra, i figli di Carlo – Ezio e Roberto – la trasformano in un vero e proprio laboratorio di eccellenza italiana della produzione in serie limitata di arredi in legno. Sotto la conduzione di Roberto Poggi, l’azienda pavese collabora con molti dei principali protagonisti dell’architettura e del design italiano. Franco Albini, per esempio, realizza con la Poggi molti dei suoi progetti d’arredo in legno, incluso il famosissimo tavolino Cicognino del 1953. “Io sono falegname. Anche mio papà era falegname, ma aveva prodotto in serie solo incubatrici per un amico che allevava polli – diceva nel 2016 Roberto Poggi. La cosa più bella è non disegnare. Dipende dall’intesa che c’è tra due persone: lo schizzo in genere contiene la provocazione iniziale, o un dettaglio. Il prototipo, invece, è assolutamente indispensabile: a volte si fanno prototipi di parti dell’oggetto, dove si suppone ci sia qualche carenza, oppure dove la forma non ‘reagisce’ opportunamente”.

Poggi

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1968*/1980**


Gaudì.

Vico Magistretti

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Gaudì, Vicario


Gaudì, Vicario Le poltroncine Gaudì e Vicario sono due sedute prodotte in resina rinforzata, colorata, di forma molto simile tra di loro, progettate da Vico Magistretti per l’azienda Artemide tra il 1970 e il 1971. Visto che negli archivi è conservato un documento dattilografato in cui Vico spiega molto chiaramente le ragioni e motivazioni del progetto, lasciamo a lui la parola: I due nuovi pezzi disegnati per Artemide sono un naturale proseguimento del discorso iniziato con la sedia Selene. / Tale discorso trae le sue ragioni dall’opportunità di creare dei pezzi anche voluminosi e complessi usando un nuovo materiale (chiamiamolo per semplicità “la plastica”) che consenta il massiccio uso delle macchine. / Praticamente infatti nessun intervento manuale, se non tutt’affatto marginale, viene richiesto per questa produzione. / Il risultato formale altro non è se non la logica conseguenza di un uso il più possibile coerente di tale materiale e di tali macchine. Così nascono tutte le curve lunghe e raccordate, le piegature di

Artemide

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1971


Gaudì.

Vico Magistretti

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Gaudì, Vicario


Artemide

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1971


03 03.

Vico Magistretti

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03 03, 03 01


03 03, * ** 03 01 La 03 03 è il primo modello di sedia progettata da Vico Magistretti e prodotta a partire dal 2003 per Gebrüder Thonet Vienna, azienda austriaca ben nota fin dalla metà dell’Ottocento per la produzione di oggetti di arredo – sedie, soprattutto – in legno curvato e sagomato mediante lavorazione a vapore. La “sedia Thonet”, definizione impiegata per indicare genericamente i modelli più noti prodotti dall’azienda, rappresenta un vero e proprio archetipo della storia del design, simbolo di eleganza formale e oggetto di produzione seriale. Per Vico, la sedia Thonet è un riferimento fondamentale. È la dimostrazione più evidente di una sua esplicita convinzione: che il design ben fatto, ben disegnato, quello che nasce “da una carica di realtà e di necessità”, anche a cento o centocinquanta anni di distanza è ancora capace di mantenere intatto tutto il suo valore estetico e culturale, nell’accezione più ampia del termine. Lei vede una Thonet e dice: magari si mangia bene in questo ristorante...

E poi c’è anche il tema del successo commerciale: Del modello classico, che è del 1896, mi pare, ne hanno venduti 56 milioni di esemplari!

Gebrüder Thonet Vienna

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2004*/2015**


Vico Magistretti

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Russell


ricerca della soluzione migliore, e anche – soprattutto – dell’apprensione di non esserci ancora arrivato, di non averla ancora raggiunta. A volte, questo processo conduce alla realizzazione di capolavori che entrano a pieno titolo nella storia del design; altre volte, a valutazioni economiche o produttive negative da parte delle aziende e quindi alla decisione di non portare a compimento i progetti. In ogni caso, è un rischio che Vico deve e vuole assumersi anche per via dell’accezione autobiografica del suo modo di vedere il design: Il mio unico supporto teorico, quando faccio del design, è pensare: lo metterei o non lo metterei in casa mia? Se non posso metterlo in casa mia, non lo faccio.

· Archivio Studio Magistretti: L_4141 / N_6063. · Vanni Pasca, Vico Magistretti. L’eleganza della ragione, Idea Books, Milano, 1991.

Serralunga

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2004


ISBN 979-12-5644-230-0 Prima edizione settembre 2026 © LetteraVentidue Edizioni © Fondazione studio museo Vico Magistretti © Luca Poncellini I materiali d’archivio riprodotti nel presente volume provengono dall’Archivio Studio Magistretti, custodito dalla Fondazione Vico Magistretti. Le fotografie di Sebastiano Maielli e Niccolò Quaresima sono state gentilmente messe a disposizione dai rispettivi autori. Nel caso in cui fosse stato commesso qualche errore o omissione riguardo ai copyright delle illustrazioni saremo lieti di correggerlo nella prossima ristampa.

Fondazione studio museo Vico Magistretti www.vicomagistretti.it Soci fondatori: Triennale Milano, Artemide, Cassina, De Padova, Flou, Oluce.

La riproduzione non autorizzata è vietata. Se fotocopi o scarichi un Pdf pirata di un libro operi ai danni della cultura e minacci la sopravvivenza di un modo di trasmettere la conoscenza. «Non prestate questo libro a nessuno; se vi è piaciuto, ripaghereste male l’autore; se non vi è piaciuto, servireste male un amico». Valentino Bompiani

Progetto grafico: Martina Distefano Stampa: Finito di stampare nel mese di settembre 2026 presso la tipografia PressUp, Nepi (VT) LetteraVentidue Edizioni Srl Via Luigi Spagna, 50P - 96100 Siracusa www.letteraventidue.com


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