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PER CITTÀ CHE SI PRENDONO CURA. IL PENSIERO E LA PRATICA DI COL·LECTIU PUNT 6 Florencia Andreola, Azzurra Muzzonigro Sex & the City
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INTERVISTA Identità Strumenti Vita quotidiana Risultati Relazioni Domani
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APPARATI Bibliografia Punt 6 Bibliografia ragionata Biografia
P E R CITTÀ CHE S I P RENDONO C U R A . I L P ENSIERO E L A P R A T I C A D I C OL·LECTIU P U N T 6 Florencia Andreola, Azzurra Muzzonigro
In un’epoca in cui le città sembrano sempre più orientate alla performance, al consumo e alla competizione globale, parlare di “cura” può sembrare una scelta controcorrente, quasi sovversiva. Le retoriche dell’efficienza, della velocità, della crescita illimitata permeano le agende urbane contemporanee, trasformando lo spazio in merce e i cittadini in utenti. Le priorità delle politiche urbane si allineano spesso alle logiche del mercato: rigenerazione equivale a valorizzazione economica, sostenibilità si traduce in branding ambientale, partecipazione si riduce spesso a un dispositivo di consenso. In questo contesto, la cura si presenta come un’altra lingua possibile, che non si lascia facilmente tradurre nei linguaggi tecnocratici della pianificazione, ma che insiste su un altro ordine di valori: l’ascolto, l’attenzione, l’interdipendenza, la responsabilità. Parlare di cura significa rovesciare la gerarchia dei bisogni e dei tempi della città; significa riconoscere che ciò che permette la vita quotidiana – il lavoro invisibile, le relazioni di sostegno, i gesti minimi e ripetuti – è ciò che dovrebbe orientare ogni scelta urbanistica. È proprio da questa parola, e da tutto ciò che implica, che prende forma il lavoro di Col·lectiu Punt 6, realtà pioniera dell’urbanistica femminista 7
F L O R ENCIA AND R E O L A A Z Z U RRA MUZZO N I G R O i n t e rvista a C O L · LECTIU PU N T 6
IDENTITÀ ___ Florencia Andreola, Azzurra Muzzonigro. Come e quando nasce Col·lectiu Punt 6? Quali urgenze hanno attivato questo progetto? Col·lectiu Punt 6. Col·lectiu Punt 6 nasce ufficialmente nel 2005, ma le sue radici si trovano in una combinazione di circostanze politiche, sociali e femministe che si sviluppano in Catalogna all’inizio degli anni Duemila. Durante quel periodo, il governo progressista catalano conta una forte rappresentanza di donne femministe che, provenienti dall’attivismo, riescono a portare le loro rivendicazioni nell’ambito istituzionale. Questo momento segna un punto di svolta: temi come il genere e l’equità iniziano a essere integrati in politiche pubbliche in modo strutturato. Un esempio rilevante è la Ley de Mejora de Barrios y Villas [Legge di Miglioramento dei Quartieri e dei Villaggi] del 2004. Questa legge, innovativa nel combinare il sociale e l’urbano nei progetti di trasformazione, è la prima in Europa a includere esplicitamente l'equità di genere come un criterio di pianificazione e valutazione. L’applicazione di questa legge aprirà una nuova sfida: come si traduce questa istanza nella 19
comunitaria. Questo punto di vista si oppone alla logica capitalista di standardizzazione e propone, viceversa, una pianificazione urbana che consideri le particolarità di ogni territorio, le esperienze diverse delle persone che lo abitano e le differenti necessità che emergono da queste esperienze. Il femminismo anticapitalista, come lo intendiamo in Col·lectiu Punt 6, è anche connesso all’idea che lo spazio urbano deve essere gestito in modo collettivo e democratico. Le decisioni non devono essere prese solo da coloro che detengono il potere economico o politico, bensì dalle comunità, che conoscono di prima mano le proprie necessità. La partecipazione, in questo senso, è cruciale, perché permette alle persone, e in particolare alle donne, di incidere nel disegno e nella gestione degli spazi pubblici, rendendo visibile ciò che il capitalismo e l’urbanistica tradizionale hanno ignorato.
Processo Partecipativo Passeig Vilanova © Col·lectiu Punt 6, 2022. 34
Phase Shift Park, Taichung, Taïwan, 2011-2019. Dettaglio della planimetria generale. 35
individuale e collettiva. Questo non è semplice, soprattutto in un contesto in cui l’attivismo sembra richiedere una presenza e un impegno costanti. Per questo cerchiamo di creare anche spazi informali, di riposo o di condivisione, che ci aiutino a mantenere vivo il legame tra noi al di là del lavoro. Un’altra sfida importante è quella della sostenibilità economica. Sebbene il nostro lavoro abbia un impatto significativo, spesso ci troviamo a dover cercare risorse, attraverso collaborazioni, fondi pubblici o borse di ricerca, con la consapevolezza che questi strumenti non sempre garantiscono continuità. Questo ci spinge a riflettere costantemente su come rendere il nostro lavoro sostenibile anche sul lungo periodo, senza scendere a compromessi con i nostri princìpi e senza cedere a logiche di precarizzazione o auto-sfruttamento. In altre parole, in Punt 6 non miriamo solo a portare avanti progetti significativi dal punto di vista sociale e politico, ma anche a costruire quotidianamente un modo di lavorare e relazionarci che sia coerente con i valori in cui crediamo: cura, orizzontalità, equità, solidarietà e sostenibilità emotiva ed economica. Lavorare in questo modo è una scelta politica e personale allo stesso tempo, che richiede attenzione continua ma che, per noi, è fondamentale per costruire un cambiamento reale. 38
STRUMENTI ___ La pratica della partecipazione è centrale nel vostro lavoro. Ci potete raccontare come funziona per voi? Per Col·lectiu Punt 6, la partecipazione è prima di tutto uno strumento metodologico, è il fulcro della nostra pratica femminista e trasformativa. Si tratta di un processo collettivo e deliberato per integrare le voci delle persone esperte del territorio: coloro che lo abitano e lo sperimentano nella propria vita quotidiana. Questo approccio non si limita a sollecitare le comunità, ma cerca di generare coscienza e agency collettiva, di rendere esplicite le necessità e di fomentare le capacità di incidere nelle decisioni urbanistiche. La partecipazione per noi si basa su un principio chiave: partire dalla vita quotidiana. Questo concetto, che emerge dalle teorie femministe, permette di analizzare come le attività quotidiane delle persone siano condizionate dal disegno e dall'amministrazione dei contesti urbani. Infatti, non tutte le persone fanno esperienza della città nello stesso modo: fattori come il genere, l’età, la capacità fisica, l’etnia, la razzializzazione dei corpi e le condizioni socio39
Grafica comunicativa delle Marchas Exploratorias © Tonina Matamalas e Odile Carabantes per Col·lectiu Punt 6, 2019-2020. 44
Uno degli strumenti più significativi che abbiamo sviluppato sono le marchas exploratorias [camminate esplorative]. Questa metodologia, che si radica nella teoria e nella pratica femminista, consiste nel percorrere quartieri o territori con gruppi di donne e persone di altre identità di genere, escludendo la partecipazione di maschi cisgender. Le marchas hanno vari obiettivi: analizzare lo spazio a partire dall’esperienza quotidiana, rendere visibili le percezioni di sicurezza e insicurezza, e generare coscienza individuale e collettiva. Ogni camminata è unica e viene costruita a seconda del contesto. Per esempio, in alcuni casi le abbiamo utilizzate per valutare la mobilità in un territorio, in altri per mettere a fuoco questioni legate alla vita notturna o per lavorare in zone dove hanno avuto luogo violenze di genere. Oltre a fornire una diagnosi, le marchas permettono di riappropriarsi collettivamente di spazi spesso caratterizzati da dinamiche di esclusione o violenza. In alcuni casi, queste esperienze sono state così significative da ispirare la nascita di gruppi locali che continuano a lavorare politicamente nelle problematiche rilevate. Prima di molte camminate esplorative, organizziamo laboratori partecipativi, uno strumento che consideriamo essenziale per preparare il 45
istituzionali. Questa mediazione tra la comunità e il livello istituzionale è uno dei nostri maggiori successi. Un esempio di ciò è la collaborazione con le amministrazioni pubbliche per includere la prospettiva di genere nei progetti urbani. In alcuni casi, ciò ha permesso di modificare i piani urbanistici, progettare criteri per le gare d’appalto o formare funzionari e funzionarie sulle questioni di genere. Abbiamo anche avuto un impatto sulla creazione di protocolli e misure specifiche, come la progettazione di spazi più sicuri e accessibili per tutte le persone. Tutti questi strumenti sono orientati verso un obiettivo comune: generare trasformazioni, tanto a livello individuale che collettivo, dalla vita quotidiana fino alle politiche pubbliche. Siamo consapevoli che molte delle nostre proposte hanno un impatto non immediato, ma crediamo fermamente nella pianificazione a lungo termine. Il nostro lavoro non si misura solo mediante risultati tangibili, come una piazza riqualificata o un piano approvato, ma anche con i cambiamenti di mentalità e nei modi di fare, sia nelle istituzioni che nelle persone. Per questo, rivendichiamo il valore delle metodologie femministe come sapere specializzato: cambiare le dinamiche dei territori e delle società non è solo una questione tecnica, è anche un tema politico, che richiede compromesso, esperienza e sguardo critico. 48
VITA QUOTIDIANA ___ Il tema della cura e della vita quotidiana sono al centro di molte delle vostre ricerche. Qual è l’obiettivo che si vuole raggiungere in relazione a questi temi? Il focus sulla cura e sulla vita quotidiana è una parte fondamentale nel nostro lavoro, giacché consideriamo che entrambe queste dimensioni sono il nucleo che sostiene la vita delle persone e, al contempo, tra gli aspetti più ignorati e svalutati nel disegno urbano tradizionale. Siamo convinte che il modo in cui si configurano gli spazi e le città ha un impatto diretto sulla possibilità di vivere una vita dignitosa, in particolare per quelle persone che storicamente si sono fatte carico delle responsabilità di cura e sono state escluse dai processi decisionali: donne, minoranze di genere, persone con background migratorio, anziane o con disabilità fisiche. Il nostro obiettivo principale è depatriarcalizzare le logiche che hanno definito i nostri territori per porre al centro delle decisioni urbane le realtà quotidiane, le necessità di cura, e le condizioni materiali che permettono di praticarle. Ciò implica, prima di tutto, rendere visibile come le attività 49
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partecipativi specifici, quali laboratori e attività di analisi, in cui vengono raccolte esperienze e proposte di coloro che abitano e attraversano la città di notte. Queste metodologie forniscono dati preziosi, e contribuiscono anche a dare potere alle persone, rendendo visibile il loro diritto ad abitare e a vivere lo spazio notturno. È, al contempo, necessario mettere in discussione le norme culturali che associano la notte al pericolo per alcuni corpi e alla permissività per altri. Ciò implica la necessità di campagne di sensibilizzazione e formazione che sfidino le logiche patriarcali ed eteronormative, le quali criminalizzano o rendono invisibili coloro che non rientrano negli standard dominanti. Costruire una vita notturna equa significa contrastare le violenze machiste e LGBTQIA+ fobiche, nonché impedire i discorsi che le normalizzano. È inoltre fondamentale riconoscere e sostenere le iniziative comunitarie che lavorano per una notte più diversificata e sicura, come collettivi culturali e di svago alternativo, che offrono spazi in cui si celebrano le differenze e il rispetto. Anche la progettazione delle politiche pubbliche deve avere un ruolo trasformativo. Questo include Risultati del processo partecipativo sullo spazio pubblico a Colonia Castells © Collectiu Punt 6, 2018. 57
la regolazione di orari e attività per garantire che chiunque possa accedere a servizi e trasporti durante il tempo notturno. Un trasporto pubblico notturno accessibile, sicuro e regolare è essenziale per far sì che le persone possano muoversi in autonomia, così come l’integrazione di fermate a richiesta, in particolare nelle zone periferiche o poco presidiate. Allo stesso modo, è cruciale promuovere la diversità degli usi notturni, in modo tale da far sì che la notte non sia monopolizzata dallo svago notturno tradizionale – che in alcune occasioni può risultare escludente – bensì che incorpori altri usi capaci di favorire la convivenza e l’incontro. Approcciare la vita notturna da una prospettiva femminista intersezionale dà la possibilità di trasformare l’esperienza della notte, e al contempo di ridefinire il concetto stesso di città. La notte smette di essere vista come un tempo marginale o residuale, e si trasforma in una parte integrante del funzionamento urbano, dove tutte le persone hanno diritto ad abitarla in condizioni di equità e dignità. In questo senso, una città capace di prendersi cura e accogliere di notte è, essenzialmente, una città capace di prendersi cura e accogliere sempre.
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RISULTATI ___ Come si valutano i risultati dei vostri progetti e come si misura l’impatto dei vostri interventi urbanistici? Valutare i risultati dei nostri progetti e misurare l’impatto reale dei nostri interventi urbanistici è un processo complesso che non sempre può essere riportato a cifre o indicatori semplici. In Punt 6, intendiamo la valutazione come un processo continuo e partecipativo, nel quale coinvolgiamo sia le comunità con le quali lavoriamo sia le professioniste del collettivo. Uno degli aspetti fondamentali della nostra metodologia è che l’impatto non solo si misura in termini di risultati tangibili o visibili – come il miglioramento nelle infrastrutture o nella sicurezza di uno spazio – ma anche nel cambiamento sociale e culturale che generiamo nelle comunità. Per esempio, un progetto di urbanistica femminista ha successo certamente se si migliora il disegno di uno spazio pubblico, ma anche se questo spazio viene percepito come più accessibile e sicuro dalle donne e da altri gruppi marginalizzati, o se le persone che partecipano al processo acquisiscono maggiore 59