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Francesco Cacciatore - Il Tejo nella casa

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Indice


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Prefazione Francesco Cacciatore

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Mappa

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Casa em Costa do Castelo Casa em Rua São Francisco de Borja Casa em Rua das Praças Casa em Rua dos Rimedios à Lapa Casas em Santa Isabel Casa em Monte dos Patos

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Che cos’è una casa Francesco Cacciatore

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Lisbon song Elisa Pegorin

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Abitare Bruno Messina

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Cinque domande a Ricardo Bak Gordon Francesco Cacciatore

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Apparati


Prefazione Francesco Cacciatore

Il tema dello spazio domestico e dell’architettura della casa riveste, da sempre, un ruolo di primaria importanza all’interno della disciplina architettonica che, dagli albori della civiltà fino ai nostri giorni, ha posto al centro delle sue riflessioni la questione dell’abitazione. Tutti i grandi maestri, antichi e recenti, si sono cimentati nell’insidioso esercizio progettuale della casa ed è opinione diffusa che questa sfida possa essere considerata, allo stesso tempo, semplice e complessa. Semplice perché essa può essere affrontata a partire da un bagaglio di conoscenze tecniche e progettuali ancora limitate e, per questo, rappresenta uno degli esercizi più diffusi nei Laboratori di Progetto del primo anno del Corso di studi in Architettura. Complessa perché dietro l’impressione di un programma che tutti conosciamo molto bene dato che lo sperimentiamo da sempre in prima persona, si cela la difficoltà di manipolare una dimensione dell’abitare che tanta influenza esercita sulla vita più intima e quotidiana delle persone, con importanti implicazioni di carattere culturale e sociale. Nell’ambito delle attività didattiche del Laboratorio di progetto del primo anno del Corso di studi Triennale in Architettura, tenuto dal sottoscritto presso l’Università Iuav di Venezia a partire dall’A.A. 2014-2015, il progetto dell’abitazione rappresenta un’occasione importante perché riguarda l’esercizio che ogni studente compie durante l’anno di ingresso al suo percorso di studi. Per questo motivo, ogni anno, la didattica si concentra sul programma domestico secondo uno schema che prevede l’intreccio fra l’architettura della casa, uno specifico contesto insediativo e un architetto di riferimento. Tale sovrapposizione rappresenta il caso studio a partire dal quale si sviluppa la didattica del Laboratorio. La riflessione, da questo punto di vista, si configura come una esperienza di collegamento e raccordo tra il momento della didattica e il momento della ricerca di architettura. All’interno di tale scenario nasce l’idea di questo libro. Prefazione

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Casa em Costa do Castelo

Progettisti: Bak Gordon Arquitectos Luogo: Alfama, Lisbona, Portogallo Progetto: 2013 Realizzazione: 2013-2019 Localizzazione: 38.713699, -9.134539 Foto di: André Cepeda, Francisco Nogueira Testo di: Francesco Cacciatore

1. Secondo la tradizione, la capitale portoghese, così come Roma, sorge su sette colline distribuite lungo la linea di costa fluviale e verso il territorio interno. Esse sono: São Jorge, São Vicente, Sant’Ana, Santo Andrè, Santa Caterina, São Roque e das Chagas. 2. Il nome di questo quartiere si riferisce, in primo luogo, al fatto che siamo nella zona più bassa della città, anticamente occupata dagli estuari

Lisbona è una città caratterizzata da un’orografia complessa e la forma del suolo ha condizionato e guidato lo sviluppo urbano della capitale portoghese fin dalle sue prime origini insediative. Com’è noto, la città, almeno nella parte che coincide con le aree considerate centrali, si distende su sette colline1 che si avvicendano rapidamente all’interno di un’area relativamente ridotta. A causa di tale condizione, si determina il continuo alternarsi di quote differenti che scartano dal livello sommitale dei diversi promontori fino alla quota bassa del fiume. Il suo perimetro urbano più allargato, oggi di respiro metropolitano, si sviluppa ormai oltre i promontori originari, comprendendo vaste zone periferiche che si allungano in modo centrifugo in tutte le direzioni e oltrepassano anche il fiume. Nonostante la vastità della città contemporanea, il suo centro storico si concentra in una porzione più ridotta e ben identificabile anche dal punto di vista orografico. La parte più baricentrica di questa porzione centrale è rappresentata dalla cosiddetta Baixa pombalina2, il quartiere che sorge alla quota del fiume e, dal punto di vista urbanistico, è il risultato della radicale ricostruzione avviata dopo il devastante terremoto del 1755. Intorno a questa area depressa si innalzano le principali colline del centro. Verso ovest si trova la cosiddetta colina das Chagas su cui si inerpicano le zone a cavallo dei quartieri di Chiado e di Bairro Alto; verso nord troviamo la colina de Sant’Ana, che chiude il fondale urbano settentrionale, mentre quello meridionale risulta aperto e affacciato sull’acqua; infine, verso est, si elevano la colina de São Jorge, su cui sorge l’omonimo castello, e la colina de São Vicente. A cavallo di questi due ultimi promontori si è sviluppato il quartiere dell’Alfama, una delle zone più antiche della città, che durante la dominazione araba della capitale lusitana coincideva, sostanzialmente, con l’intero centro urbano ed era organizzata in forma di casba, cioè di Casa em Costa do Castelo

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Il Tejo nella casa


Casa em Costa do Castelo

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Il Tejo nella casa


dei due antichi fiumi oggi prosciugati che insistevano al posto delle attuali arterie urbane Avenida da Libertade e Avenida Almirante Reis. Questo spiega anche perché la Baixa è stata la parte più colpita dal terremoto, trovandosi costruita su terreno anticamente paludoso. In secondo luogo, si ricollega al politico illuminato Marques de Pombal, autore della ricostruzione post-sismica della seconda metà del XVIII secolo, improntata a criteri di razionalità e modernità molto avanzati per l’epoca. Il nuovo assetto urbanistico del quartiere prevedeva, infatti, una maglia ortogonale, strade abbastanza larghe e case costruite con un sistema strutturale antisismico ligneo inserito dentro le parti in muratura, detto “a gaiola”, cioè “la gabbia”.

cittadella fortificata. Quando i mori, nel 1147, perdono il controllo della città a seguito del famoso assedio di Lisbona, il quartiere va via via perdendo il suo ruolo e il suo carattere difensivo per essere abitato in prevalenza da pescatori e marinai. Grazie alla sua conformazione e alla sua posizione elevata, l’Alfama è anche l’unico quartiere sopravvissuto indenne al sisma settecentesco e, pertanto, conserva ancora oggi il suo impianto e il suo aspetto originario. Una delle strade più importanti di questa zona della città è rappresentata dalla cosiddetta Costa do Castelo, che insieme alla Rua de Santiago e alla Rua de São Tomè, ricalca tutto il perimetro del Castello di São Jorge ad una quota che possiamo collocare, approssimativamente, tra i cinquanta e i sessanta metri sul livello del mare, quindi sostanzialmente molto inferiore ai novanta metri che rappresentano il livello di imposta delle mura del castello. La differenza di quota di trenta metri tra questi due successivi ripiani, insieme alla differenza di profondità tra la strada e le imponenti sostruzioni delle terrazze della fortezza, è colmata da una striscia di case che si arrampicano lungo questo pendio attraverso una serie di retrostanti giardini e terrazzamenti intermedi. Proprio una di queste case, che insiste nel tratto di Costa do Castelo affacciato verso ovest, è stata oggetto di un intervento di costruzione residenziale ex-novo da parte di Ricardo Bak Gordon tra il 2013 e il 2019. Vista la situazione morfologica descritta, è la sezione dell’edificio lungo la direttrice est-ovest a rappresentare le caratteristiche architettoniche più interessanti di questo manufatto, insediato in un tratto in cui la strada di accesso presenta una leggera pendenza in direzione nord-sud e le cortine murarie degli edifici che si fronteggiano sono piuttosto ravvicinate. Quest’ultima caratteristica determina la forma ascensionale e verticale del fabbricato che, quasi come un organismo vivo, un albero o un essere vegetale, si spinge verso l’alto come a cercare la luce, la vista e lo spazio che mancano in basso. Il primo dispositivo che asseconda questo movimento in altezza è la generosa dimensione verticale della loggia di accesso che funge anche da garage e area di parcheggio. Come si evince osservando gli allineamenti con il più tradizionale palazzotto che si innalza sul fianco sinistro dell’edificio, questo spazio viene appositamente spinto a un piano e mezzo di altezza, Casa em Costa do Castelo

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Casa em Rua São Francisco de Borja

Progettisti: Bak Gordon Arquitectos Luogo: Lapa, Lisona, Portogallo Progetto: 2019-2021 Realizzazione: 2021-2023 Localizzazione: 38.705678, -9.162608 Foto di: Francisco Nogueira Testo di: Francesco Cacciatore

1. «Questo giardino è una delizia, dissi io tanto per dire qualcosa, persino in un giorno come questo è fresco, hanno fatto molto bene ad aprire un caffè qui, questo museo aveva proprio bisogno di un caffè, ai miei tempi non c’era niente». In Antonio Tabucchi,

Se un ipotetico viaggiatore in visita a Lisbona si staccasse dalla maestosa ma monotona scacchiera della Baixa per dirigersi verso ovest, lungo la riviera fluviale, attratto dal lontano e ipnotico richiamo dell’Atlantico, una volta superato il nodo intermodale del Cais do Sodré, confluirebbe sull’Avenida XXIV de Julho. Si tratta di una larga arteria parallela alla linea di contatto tra la terra e il fiume che va separando tutta la zona del porto fluviale, ormai in larga parte dismesso e destinato ad altri usi, dalla città vera e propria, che poi inizia subito ad arrampicarsi su per le colline retrostanti. Facendo una passeggiata di circa venti minuti lungo questa strada ci si imbatte in una ripida e articolata scalinata a due rampe che, superando un salto di quota di circa venti metri, si porta al livello di ingresso di un imponente palazzo ottocentesco. Questo edificio rappresenta uno dei contenitori culturali più importanti e affascinanti della città e dell’intero Portogallo: il Museu Nacional de Arte Antigua. Qui si espongono i più importanti capolavori dell’arte portoghese, europea e di quella di origine coloniale nel periodo che va dal XII al XIX secolo. Rivolgendosi verso sud-est, attraverso la pancia dell’edificio, si può accedere a uno degli spazi più straordinari della città: un generoso giardino pensile di circa novanta per quaranta metri. Questo è uno degli spazi pubblici più piacevoli e confortevoli di tutta Lisbona1, un vero e proprio miradouro affacciato sui residui del paesaggio industriale del porto fluviale e sovrastato dagli alti profili delle gru, dai possenti argani delle banchine e dalla grossa mole metallica e trasparente del Ponte 25 de Abril, poco distante. Rivolgendosi verso nord-ovest, invece, attraverso l’ingresso secondario che si apre sulla facciata urbana più lunga e compatta dell’edificio, si confluisce in Rua das Janelas Verdes, una delle strade più importanti di questo pezzo di città poiché stabilisce la quota di attacco del quartiere soprastante e la particolare Casa em Rua São Francisco de Borja

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Vista esterna sul loggiato del patio con dettaglio degli azulejos

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Il Tejo nella casa


Pianta piano secondo Pianta coperture

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Casa em Rua São Francisco de Borja

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Casa em Rua dos Rimedios à Lapa

Progettisti: Bak Gordon Arquitectos Luogo: Lapa, Lisbona, Portogallo Progetto: 2012 Realizzazione: 2012-2016 Localizzazione: 38.709370, -9.160407 Foto di: Francisco Nogueira Testo di: Tommaso Bartoloni

Pagine successive: vista esterna della terrazza loggiata con il Tejo sullo sfondo

La pratica architettonica contemporanea si ritrova nella condizione di far dialogare le sempre più complesse esigenze dell’abitare con la peculiare morfologia insediativa di una città e con il suo paesaggio. Un problema complicato che, a volte, si risolve con la proposizione di soluzioni non del tutto coerenti rispetto agli obiettivi iniziali. Da questo punto di vista, invece, l’opera di Ricardo Bak Gordon rappresenta un esempio in grado di rispondere magistralmente al dialogo fra progetto e contesto urbano-paesaggistico. Uno degli esempi più rappresentativi di questo atteggiamento in cui si tiene insieme la scala urbana, quella topografica e quella paesaggistica è il progetto per Casa em Rua dos Rimedio à Lapa, una casa a schiera all’interno del quartiere Lapa del 2012 a Lisbona. Un intervento, quest’ultimo, che potremmo definire di rigenerazione del tessuto urbano storico del quartiere in un’area situata lungo le pendici occidentali della città che degradano verso il fiume Tejo. Qui si conserva, ancora oggi, una struttura urbana di origine ottocentesca fondata sulla dimensione domestica dello spazio costruito, sulla continuità dei fronti edilizi e sulla presenza di spazi aperti privati collocati all’interno degli isolati. Una condizione domestica per antonomasia in cui la cortina edilizia, continua sul fronte stradale, protegge la dimensione privata dell’abitare che trova sfogo in spazi più riservati aperti sul fronte retrostante. Il tipo edilizio utilizzato da Ricardo Bak Gordon si insedia su di un lotto stretto e lungo con una configurazione tipica della tradizione della città storica europea: un edificio a schiera a pianta rettangolare sviluppato su più livelli, affacciato sulla strada pubblica e delimitato sul versante opposto da un cortile, un piccolo giardino privato racchiuso da un recinto. Una struttura insediativa, quest’ultima, consolidatasi nel corso del XIX secolo, capace di produrre una particolare sequenza spaziale che mette in relazione la dimensione pubblica della strada con quella domestica degli spazi interni Casa em Rua dos Rimedios à Lapa

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Vista dell’ambiente soggiorno e dell’accesso alla terrazza Pagine successive: viste della cucina-pranzo e della zona notte

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Il Tejo nella casa


Pianta piano terzo Pianta piano quarto Pianta piano copertura

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Casa em Rua dos Rimedios à Lapa

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Cinque domande a Ricardo Bak Gordon


1. Alvaro Siza, “Vivere una casa”, in: Alvaro Siza, Scritti di architettura, Skira Edizioni, Milano 1997, pp. 47-50.

Francesco Cacciatore. Alvaro Siza ha scritto: «Non sono mai stato capace di costruire una casa, una autentica casa. Non mi riferisco al progettare e costruire case, cosa minore che ancora riesco a fare, non so se correttamente. […] Vivere una casa, una casa autentica, è occupazione a tempo pieno.»1. Che ruolo riveste il tema dello spazio domestico e dell’architettura della casa all’interno della disciplina architettonica? Ricardo Bak Gordon. La verità è che tutti gli architetti disegnano case: tornano costantemente alla casa come a una sorta di cassa di risonanza di tutti i desideri, le tensioni e le ambizioni della disciplina architettonica. La casa è il luogo in cui l’architettura si confronta in modo diretto con la vita quotidiana, con il corpo, con il tempo e con l’intimità, senza le mediazioni spesso presenti nei programmi pubblici o monumentali. Questo luogo intimo dell’io, questa costruzione che è allo stesso tempo rifugio e castello del corpo e dell’anima, è imprescindibile per il pensiero architettonico. Anche coloro il cui lavoro si sviluppa prevalentemente attraverso studi e progetti di grande scala – edifici pubblici, infrastrutture complesse o persino pianificazione urbana – ritornano ciclicamente al progetto della casa come luogo di desiderio e di verifica per la pratica disciplinare. È nella casa che molte idee vengono messe alla prova nella loro forma più essenziale e radicale. Ritengo che lo spazio domestico abbia questa peculiarità unica: la capacità di esplorare un’immensità di temi architettonici fondamentali insieme a un’idea di atmosfera profondamente legata all’estensione del sé. Nella casa si concentrano questioni di scala, proporzione, luce, ombra e materia, ma anche tutti quei dettagli – o quella loro assenza attentamente calibrata – che definiscono il comfort, l’uso quotidiano e il modo in cui abitiamo lo spazio. Allo stesso tempo, la casa è un dispositivo che mette in relazione l’individuo con il contesto, con il paesaggio, con la città e con il mondo al di là delle sue mura. È il luogo in cui l’architetto sperimenta una possibile idea di mondo, un’idea di vita desiderabile e praticabile, che nella maggior parte dei casi assume anche una dimensione celebrativa e profondamente umana.

Cinque domande a Ricardo Bak Gordon

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Francesco Cacciatore - Il Tejo nella casa by LetteraVentidue Edizioni - Issuu