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Felice De Silva - Lo spazio traversante di Galfetti

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Indice

Premessa

Alcuni anni fa, nel marzo e nel maggio del 2011, rispettivamente nelle fasi di avvio e di chiusura del semestre estivo, Aurelio Galfetti tenne due seminari come contributo alle attività didattiche dei corsi di Architettura e Composizione Architettonica presso il Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università degli Studi di Salerno1.

Durante il primo incontro, l’architetto «grecoticinese»2 affidò al confronto di due sole case la spiegazione del proprio lavoro di ricerca sullo spazio architettonico e sul significato dell’abitare: la casa Rotalinti a Bellinzona (1959-1961), realizzata agli esordi della sua intensa attività di progettista sul verde pendio di una delle colline che sovrastano la città svizzera, e la Maison Galfetti a Paros (1993-2003), costruita per sé e per la sua famiglia sulla costa occidentale dell’isola dell’arcipelago greco delle Cicladi, al centro del mar Egeo, dopo più di quarant’anni dalla prima3. Due architetture in

1. Gli esiti del lavoro di ricerca e di sperimentazione progettuale svolti all’interno dei corsi tenuti da Roberto Vanacore, a cui chi scrive ha collaborato nel periodo di avvio della sua ricerca di dottorato, sono raccolti e illustrati nel libro: R. Vanacore, Abitare nella città storica. Progetti di ricostruzione di vuoti urbani nel quartiere Montesanto a Napoli, CLEAN, Napoli 2012. Il volume contiene la trascrizione di un’intervista-dialogo tra l’autore e Aurelio Galfetti avvenuta presso lo studio di Lugano dell’architetto svizzero nell’ottobre 2012.

2. K. Frampton, Omaggio a Lio: un greco-ticinese, in «Archi», n. 4, 2006, pp. 10-13.

3. In altre occasioni, sul finire della sua carriera, Galfetti ricorre al confronto tra le due case per riassumere il senso della sua opera. Si veda, tra le altre, la conferenza tenuta a Villa Panza (Varese) il 6 luglio 2016: Ordine Architetti Varese Web TV. “Thinking Varese” Incontro con Aurelio Galfetti [Video]. 2016, 16 luglio. YouTube. https://www.yotube.com/watch?v=9PPGvzz1xr0. Un confronto tra i due progetti è stato pubblicato dallo stesso Galfetti come contributo al volume

Gli anni Settanta registrano una fase di profonda trasformazione della poetica di Galfetti. Come egli stesso ha ricordato, riferendosi a quella stagione: «sono tempi difficili; sono senza maestro, Corbusier è morto da più di cinque anni, e cerco appoggio nel lavoro degli amici Vacchini e Snozzi che, anche loro come me, brancolavano e pensavano di trovare aiuti in quel che facevo io»38. Gli edifici realizzati in quel periodo, tra questi l’asilo di Bedano (1970-1972) e la casa Wenger a Carona (1974-1976), segnano l’avvio di una nuova fase della sua opera e testimoniano un crescente avvicinamento al magistero di Louis Isadore Kahn. La centralità dello spazio cavo nella riflessione progettuale; il valore attribuito alla parete muraria concepita come spazio abitato e superficie di luce e ombra, materia e struttura; il rapporto con la romanità e con la storia e la ripresa di sistemi formali del passato; l’astratto rigore geometrico della composizione; l’uso di geometrie primarie centralizzate quali il cerchio, il quadrato o il triangolo; l’adozione di motivi di organizzazione assiale, simmetrica e gerarchica; il forte senso della diagonale; la predilizione per la messa in opera di sequenze spaziali montagna lontana o vicina, l’orizzonte basso o alto sono delle masse formidabili che agiscono con la potenza della loro cubatura […] negli spettacoli dell’architettura gli elementi del luogo intervengono in virtù della loro cubatura, della loro densità, della qualità della loro materia, portatori di sensazioni ben definite e distinte (legno, marmo, albero, prato, orizzonti azzurri, mare vicino e lontano, cielo). Gli elementi del sito si drizzano come muri variabili in potenza a seconda del loro coefficiente “cubo”, stratificazione, materia, eccetera, come i muri di una sala. Muri e luce, ombra o luce, triste, gaio o sereno. Bisogna comporre con questi elementi». Le Corbusier, Verso una…, cit., p. 154. 38. A. Galfetti, Il progetto dello spazio…, cit., p. 30.

Casa Columberg, Biasca, Svizzera (1958). Pianta, prospetti e sezioni.

roccioso ricoperto di abeti e con sullo sfondo i rilievi montuosi, raccontano della sua intenzione di instaurare un forte dialogo tra la costruzione e l’ambiente naturale in cui essa dovrà sorgere e sono una testimonianza dei suoi interessi per gli aspetti topografici21 e geologici del sito che, negli anni seguenti, lo avvicineranno alle esperienze artistiche di William Turner e di Paul Cézanne.

Precisare le ragioni del suo interesse per i due grandi pittori può aiutare a comprendere il senso della ricerca condotta da Galfetti. Del pittore inglese coglie il caratteristico processo creativo adottato per la rappresentazione topografica del paesaggio. La «topografia turneriana»22 – come ha osservato John Ruskin discutendo un’incisione di Turner del passo di Faido, nei pressi di Biasca – non mira alla riproduzione fedele del soggetto osservato ma a creare «una raffigurazione

[…] capace di produrre nella mente dello spettatore lontano l’impressione esatta prodotta dalla realtà»23. Il procedimento poetico adottato da Turner è basato sulla consultata dall’autore è conservata presso lo studio Galfetti Associati Sagl in via San Gottardo 92 a Massagno (Lugano), dove è archiviata con il codice 001-Columberg e nel Fondo Aurelio Galfetti presso la fondazione Archivio del Moderno dell’Accademia di Architettura di Mendrisio, dove è costituita da una cartella contenente n. 8 elaborati grafici, contrassegnata LGC1-A. Galfetti. Casa Columberg.

21. Su questo aspetto dell’opera di Galfetti, si veda L. Stalder, La topografia…, cit.

22. J. Ruskin, La topografia turneriana, in Id. Pittori Moderni, Giulio Einaudi editore, Torino 1998, vol. II, pp. 1245-1265. Titolo originale: Modern Painters 1843-1860.

23. Ivi.

Dolf Schnebli, Casa Costioli, Campione d’Italia, Italia (1959-1961). Facciata sud-est.

La casa Rotalinti sancisce con l’uso del beton brut l’inizio del primo periodo moderno dell’attività di Galfetti, a cui seguiranno una fase da lui stesso definita di “confusione” postmoderna9 negli anni Settanta e una razionalista sviluppata dalla metà degli anni Ottanta10. Molti si sono espressi sulla forza dirompente di quest’opera. Per Tita Carloni, primo maestro dell’architetto svizzero, presso il cui studio professionale svolse il tirocinio tra il 1956 e il 1958, la casa è «un edificio di rottura che scompagina i valori di gusto ormai generalmente acquisiti»11; Bruno Reichlin, suo primo praticante negli anni dello studio di Bedano al piano terra della casa Albertolli, in una recente intervista l’ha descritta come «una casa strana ma affascinante»12 a cui il Ticino di quegli anni non era ancora preparato. E ancora Botta che, nell’introduzione alla piccola monografia del 1989 dedicata all’opera di Galfetti, ricordava così la fascinazione esercitata dalla casa realizzata

1962 quali opere emblematiche del nuovo corso dell’architettura svizzera in: AA.VV., Panorama de l’architecture suisse, in «Architecture, Formes + Fonctions. 1962-1963», n. 8 année, 1962, Editions Anthony Krafft, Lausanne, Suisse, pp. 160-223.

9. Si veda A. Galfetti, Per il compleanno di Werner Oechslin, in S. Claus, M. Gnehm, B. Maurer, L. Stalder (a cura di), Architektur weiterdenken Werner Oechslin zum 60. Geburtstag, gta Verlag, Zurich 2004, pp. 246-253.

10. Cfr. K. Frampton, Omaggio a Lio…, cit., pp. 10-13.

11. T. Carloni, Tra conservazione e innovazione: appunti sull’architettura nel canton Ticino dal 1930 al 1980, in «Ingénieurs et architectes suisses», n. 10, 1983, Giornate SIA, pp. 161-167. Pubblicazione in tedesco: Id., Zwischen Bewahren und Erneuern: Bemerkungen zur Architektur im Kanton Tessin von 1930 bis 1980, in «Schweizer Ingenieur und Architekt», n. 20, 1983, SIA-Tag Lugano, pp. 537-546.

12. Si veda Archivio del Moderno. Intervista a Bruno Reichlin [Video]. 2019, 4 dicembre.

Casa Ferretti, Gravesano, Svizzera (1986). Piante dei vari livelli, prospetto e sezione (a fronte). Vista della facciata est (sopra).

Casa Nera, Bellinzona, Svizzera (1984-1986). Pianta, prospetto e sezione (a fronte).

Casa Bianca e Casa Nera, Bellinzona, Svizzera (1984-1986). Facciate nord-est su via V. D’Alberti, sullo sfondo il Castelgrande (sopra).

Il progetto è espressione dell’adozione di un razionale principio d’ordine basato sulla ripetizione e sulla uniformità degli elementi che lo compongono.

È particolarmente significativo il lavoro compiuto dai progettisti sul rivestimento delle facciate che va letto come opportunità di ricerca sulla possibilità di coniugare struttura e tamponamento. In tal senso, l’involucro è realizzato con pannelli prefabbricati di cemento bianco, striato con un motivo di linee inclinate a 45° che reagisce vivacemente alla luce solare. Questi vengono accostati in corrispondenza del telaio strutturale che, in tal modo, viene messo in evidenza dalla cornice liscia in cui è racchiusa la striatura rendendo leggibile la singolarità di ciascun pannello: «È una costruzione sorretta da una struttura molto semplice», scrive Galfetti, «fatta di solette in calcestruzzo armato e pilastri di ferro. Le facciate perimetrali sono costituite da elementi prefabbricati in cemento bianco, modanati con un cassero particolare di gomma dura. I pannelli rivestono interamente la struttura, ma la modanatura del rivestimento, analogamente a quanto si faceva sovente in passato, ridisegna la struttura attraverso il contrasto di luce e ombra generato da superfici lisce e superfici modanate»13. Lo spazio traversante è presente anche nella successiva casa Ghidossi a Bellinzona, un edificio per residenze e uffici progettato e realizzato tra il 1994 e il 1995. L’edificio è un cubo tripartito di lato quindici

13. La citazione è una trascrizione del testo descrittivo del progetto presente sul sito web dello studio Aurelio Galfetti.

Edificio per residenze e uffici Leonardo, Lugano, Svizzera (1985-1986). Pianta, prospetto e sezione.

Aurelio Galfetti, Casa Galfetti, Agia Eirini, Isola di Paros, Grecia (2008-2010). Disegno di studio.

di adattarsi progressivamente al numero variabile di abitanti. Sin dalle prime versioni, i disegni di progetto restituiscono la volontà dell’architetto di adottare un principio insediativo rigoroso e conciso, basato su un repertorio limitato di elementi. Tale scelta è suggerita dalla peculiare posizione del lotto e dalla topografia scoscesa del sito, che genera una notevole complessità spaziale cui fa da contrappunto una grande economia di materiali e tecniche costruttive. Un lungo muro di contenimento piegato a “V” asseconda l’andamento del suolo e delimita l’area su cui sarà costruita la casa. Il muro scandisce e ordina una sequenza di tre piccoli padiglioni indipendenti, ciascuno dotato di una terrazza solarium, destinati ad accogliere le camere degli ospiti. Ad essi si aggiunge un quarto volume, totalmente interrato a monte, che accoglie la cisterna per l’acqua e uno spazio di deposito, e segna, con un muro emergente a valle, l’ingresso della casa. Più in basso, la zona giorno e la camera da letto dei proprietari sono distribuite in due volumi di dimensioni maggiori messi in asse tra loro e leggermente ruotati rispetto al muro di contenimento in modo da disporsi per inquadrare gli elementi geografici che definiscono il luogo. Questi ambienti sono completamente chiusi sui lati lunghi e aperti trasversalmente in direzione dell’isola di Antiparos a sud-ovest e dei rilievi montuosi a nord-est. Al centro, una grande terrazza intervalla i due ambienti principali della casa che si prolungano in essa attraverso due pergole metalliche contrapposte. L’articolazione frammentata dello schema insediativo permette

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Felice De Silva - Lo spazio traversante di Galfetti by LetteraVentidue Edizioni - Issuu