Indice
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La misura di una casa Michela Bassanelli
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Mappa
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Casa VG Case DB Casa T Casa FD Casa PJA Casa Wardrobe
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Abitare l’arcipelago alpino Francesco Cacciatore
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Geografie dell’abitare. Dalla casa al territorio Isabella Calvi, Anna Fera
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Domesticità come relazione Gennaro Postiglione, Francesca Serrazanetti
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Sei domande a Enrico Scaramellini Michela Bassanelli
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Apparati
La misura di una casa Michela Bassanelli
1. Fabrizio Foti, Il paesaggio nella casa. Una riflessione sul rapporto architetturapaesaggio, LetteraVentidue, Siracusa 2016, p. 75.
«Abitare è, attraverso l’insediarsi, l’azione primaria di un radicamento con la terra. Lo spazio abitativo, tra dentro e fuori, è espressione di questo legame. Sentirsi vita indissolubilmente legata ad un luogo, esistere in esso percependolo come parte integrante della propria realtà esistenziale, vuol dire porre il paesaggio come fulcro fondamentale dello spazio dell’abitare»1. Qual è la “giusta misura” per una casa? E come è possibile stabilire questa “giusta misura” quando si costruisce in un contesto naturale? Le architetture domestiche di Enrico Scaramellini, prevalentemente radicate nel territorio montano del comune di Madesimo, in provincia di Sondrio, offrono possibili risposte a tali quesiti. In alcuni casi, queste abitazioni si inseriscono nel tessuto costruito preesistente, dove gli edifici circostanti costituiscono fondamento e limite del confronto progettuale. In altri, le architetture si collocano in contesti più aperti, dove sono gli elementi vegetali, la morfologia del suolo e la presenza del paesaggio a definire le condizioni del progetto. L’architettura diventa così uno strumento di ascolto dell’ambiente circostante, i cui elementi possono essere ricollocati e reinterpretati nel processo ideativo e costruttivo dell’architetto. La ricerca della giusta misura è uno dei principi chiave dell’architettura, che fonda le sue origini storiche dapprima nella ricerca di un rapporto con il divino e, successivamente, con l’uomo e il suo corpo. Dalla concezione vitruviana della proporzione come riflesso di un ordine cosmico, fino alle teorie rinascimentali e moderne che assumono il corpo come parametro di riferimento, la misura ha rappresentato lo strumento attraverso cui l’architettura ha tentato di rendere comprensibile e abitabile il mondo2. Prefazione
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Casa VG
Progettista: Enrico Scaramellini Luogo: Madesimo, Sondrio Progetto e costruzione: 2017-2018 Localizzazione: 46.4344333, 9.3577590 Altitudine: 1.543 m.s.l.m. Foto di: Marcello Mariana Testo di: Carola D’Ambros Ridisegno: Alessandro Griguol Chiara Perlotto Nicolò Rigon
1. Le citazioni riportate nel testo sono estrapolate dalla relazione di progetto di Casa VG redatta dallo studio ES-arch.
Alle porte del centro storico di Madesimo, in un contesto alpino eterogeneo, segnato dalla compresenza di edifici rurali storici e costruzioni più recenti, prive di coerenza tipologica, si inserisce Casa VG. L’abitazione nasce dalla ristrutturazione e riqualificazione di un nucleo composto da un edificio degli anni ‘20-’30 affiancato a un volume incompiuto degli anni ‘70. L’intervento prende forma a partire da una condizione di discontinuità: un organismo edilizio percepito dallo studio ES-arch come «una ferita, uno strappo»1 per l’assenza di una relazione equilibrata con l’intorno. Piuttosto che ricercare una mimesi vernacolare o una ricostruzione filologica, il progetto sceglie la via della misura: «costruire aggiungendo il meno possibile», conservando i muri perimetrali, sostituendo la copertura e lavorando per sovrapposizione e chiarificazione delle geometrie esistenti. La nuova architettura non si impone, ma si “inserisce” nell’edificio, riducendo al minimo le operazioni come interventi di agopuntura e lasciando che siano le regole intrinseche della costruzione a suggerire le possibilità di trasformazione. Il rapporto con l’esterno non è affidato a un gesto iconico, ma alla costruzione di una nuova percezione dei volumi. I due corpi di fabbrica – quello più alto con copertura a due falde e quello più basso con terrazza – non vengono unificati, nonostante la realizzazione di una continuità materica, ma sono anzi resi leggibili nella composizione attraverso una sequenza calibrata di sporgenze e arretramenti. Sequenza che, come osserva l’architetto lombardo, determina una differente percezione dell’edificio a seconda del punto di vista. La struttura resta fedele all’impianto originario: murature portanti in pietra, solai e copertura in legno lamellare d’abete. Il valore dell’intervento sta anche nell’aver evitato una dissimulazione della struttura stessa a favore di una sua partecipazione attiva alla costruzione dell’atmosfera domestica che rafforza il senso di continuità con la tradizione costruttiva locale. Casa VG
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La neve nella casa
Casa VG
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Case DB
Progettista: Enrico Scaramellini Luogo: Madesimo, Sondrio Progetto e costruzione: 2015-2018 Localizzazione: 46.443693, 9.360693 Altitudine: 1.598 m.s.l.m. Foto di: Marcello Mariana Testo di: Carola D’Ambros Ridisegno: Alessandro Griguol Chiara Perlotto Nicolò Rigon
1. Le citazioni riportate nel testo sono estrapolate dalla relazione di progetto delle Case DB redatta dallo studio ES-arch.
Se la Casa VG, inserita nel centro storico di Madesimo, costruisce la propria identità attraverso una riflessione sulla luce e sulla ritualità degli interni, le Case DB, situate in località Andossi, spostano il baricentro del progetto verso il paesaggio, la materia e la relazione con l’ambiente naturale. In entrambi i casi, Enrico Scaramellini lavora a partire da una reinterpretazione delle condizioni climatiche, morfologiche e costruttive del luogo, evitando soluzioni folkloristiche e privilegiando invece un’architettura capace di instaurare un dialogo empatico con il contesto. Tuttavia, mentre Casa VG nasce da un intervento di ristrutturazione, le Case DB prendono forma dalla costruzione di un edificio su sedime esistente, in un ambiente dove l’architettura si confronta con un paesaggio segnato dalla presenza del bosco e dell’acqua. Il progetto si inserisce in un contesto definito dallo stesso architetto come «paesaggio senza tradizione»1, caratterizzato dalla rada diffusione di edifici di periodi, materiali e linguaggi diversi, che non forniscono riferimenti tipologici stabili. In questo scenario, «non è possibile una conservazione identitaria», ma diventa necessario stabilire nuove regole di relazione con l’ambiente naturale. L’unico riferimento costante è infatti il paesaggio, fatto di pendii, corsi d’acqua, vegetazione e condizioni climatiche estreme. Il progetto sceglie quindi di evitare qualsiasi riproposizione letterale dell’architettura alpina, privilegiando invece un processo di decodificazione delle sue regole più profonde: proporzioni, rapporti volumetrici, uso di materiali naturali e relazione con il suolo. Il volume è realizzato in un’area pianeggiante, acquitrinosa, attraversata da un ruscello. La presenza dell’acqua diventa un elemento determinante per le scelte progettuali: le acque superficiali e quelle provenienti da monte vengono convogliate sotto l’edificio, evitando qualsiasi contatto diretto tra il piano abitato e il terreno. Il basamento in calcestruzzo, Case DB
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Vista dell’esterno dalla cucina
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La neve nella casa
Pianta piano terra Pianta piano primo
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Case DB
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Case PJA
Progettista: Enrico Scaramellini Luogo: Madesimo, Sondrio Progetto e costruzione: 2021-2023 Localizzazione: 46.435301, 9.348340 Altitudine: 1.705 m.s.l.m. Foto di: Marcello Mariana Testo di: Carola D’Ambros Ridisegno: Alessandro Griguol Chiara Perlotto Nicolò Rigon
1. Il progetto di Casa PJA è stato segnalato nel catalogo del premio internazionale “Architettura minima nelle Alpi” promosso da VioneLab (2024), in occasione del premio internazionale “Alpi Design Award” promosso da ALPI+Milano e dalla rivista ARCA (2025) e nella “Best House Design Selection” all’interno della Genova Design Week 2025.
Percorrendo la strada statale del Lago di Como e dello Spluga, nel tratto che attraversa un pendio boschivo tra le frazioni di Isola e San Rocco – a ovest del comune di Madesimo – si raggiunge un percorso sterrato che conduce al nucleo rurale di “Mottaccio” in cui è collocata Casa PJA1. A est, verso valle, la diga di Madesimo segna simbolicamente l’accesso al paese, mentre a ovest il paesaggio si apre verso prati e pascoli culminando in una folta pineta. Il contesto è caratterizzato da un piccolo agglomerato insediativo composto da edifici agricoli isolati, legati a un’economia di montagna oggi in parte dismessa, in cui fienili, stalle e piccoli depositi scandiscono il territorio secondo una logica funzionale più che residenziale. Le prime fasi del progetto constano in una ricerca storica, eseguita su mappe catastali e rilievi fotogrammetrici di origine elvetica, che ha permesso di ricostruire le volumetrie originarie e identificare la passata destinazione d’uso dell’edificio. Si tratta essenzialmente di un fabbricato di forma trapezoidale, con il tempo scompostosi in due particelle delle quali è giunta a noi soltanto quella di maggiori dimensioni, collocata più a sud. Di quella minore, a nord, si conserva, invece, soltanto il sedime. L’edificio era articolato su due piani e realizzato in muratura di pietra a secco, copertura lignea e manto in lastre di pietra. Si presentava come un organismo sostanzialmente ermetico, con poche aperture concentrate sul fronte sud, in risposta sia alle condizioni climatiche montane sia alle esigenze funzionali. Esso era, infatti, destinato a ricovero per gli animali, deposito agricolo, fienile e residenza temporanea dei contadini. Il terreno su cui sorge il fabbricato, inoltre, non è pianeggiante bensì caratterizzato da un dislivello di circa sessanta centimetri in direzione est-ovest e poco più di due metri in direzione nord-sud. Entrando nel dettaglio del progetto, si può affermare che Casa PJA derivi direttamente dalla rigenerazione del vecchio fienile, reinterpretato come residenza Casa PJA
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In questa pagina e nelle successive: scorcio della casa dal pendio del terreno circostante
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La neve nella casa
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Prospetto nord Prospetto sud
Casa PJA
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Sei domande a Enrico Scaramellini
1. Vito Teti, Quel che resta. L’Italia dei paesi, tra abbandoni e ritorni, Donzelli, Roma 2017, p. 5.
Michela Bassanelli. Vito Teti nel libro Quel che resta scrive che «l’assenza e il vuoto sono pieni di segni e di tracce, che vanno decifrati e interpretati caso per caso»1. I tuoi progetti spesso nascono a partire dalla lettura e riscoperta di queste tracce. Ci racconti il tuo “senso dei luoghi” e come lo traduci in pratica architettonica? Enrico Scaramellini. Credo che nascere e crescere in montagna abbia di fatto acuito la mia sensibilità verso le variazioni, l’elemento naturale, la lettura degli spazi ampi e il riconoscimento del minimo dettaglio. È come se ci fosse un’innata capacità di lettura del contesto, delle sue regole e delle sue eccezioni. Credo che la capacità di analizzare i luoghi derivi dalla capacità di selezionare le possibili letture, dargli una gerarchia e infine capire quali sono le cose che istintivamente ritengo di maggior valore. Mi piace molto la parola “tracce”. Mi ricorda il fatto che bisogna avere la capacità di riconoscerle, che attraverso esse è possibile capire le condizioni che le hanno generate. E maggiore sarà la capacità di lettura della realtà, maggiori saranno le possibilità del progetto. Tutto ciò ha generato un naturale senso dei luoghi. Questa sensibilità non rimane ancorata alla lettura dei luoghi naturali ma si estende a tutti i contesti, compresi quelli urbani. È come se naturalmente vi sia la capacità di riconoscere gli equilibri che contraddistinguono un luogo, al di là della sua natura. Ritengo che l’atto di osservare sia il primo atto progettuale. Mi piace ricordare l’azione del pescatore a mosca che scruta il fiume, le sue anse, le sue correnti, le luci e le ombre e infine decide dove posare il proprio artificiale perché li riconosce un Habitat possibile forse abitato da una splendida trota. Gli strumenti messi in atto sono molteplici. Non esiste un metodo; ogni luogo ha una sua “natura”. La traduzione nella pratica architettonica si basa sul valore dato agli elementi “scoperti”, alle tracce riconosciute. Anche qui può essere un materiale, un impianto, una sezione, la misura del paesaggio e dei suoi elementi, l’orientamento, ecc. Tutto si può tradurre nella capacità di comprendere qual è il grado di trasformazione di un luogo, qual è la misura delle azioni possibili. Mi è molto cara una frase di Umberto Riva in cui dice «Io intendo fare un’architettura, per quello che son capace, che diventi paesaggio»; mi è molto cara nelle intenzioni ma anche nella capacità di comprendere i propri limiti. Sei domande a Enrico Scaramellini
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