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Elena Mucelli, Stefania Rössl - Esperienze dell’architettura

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Indice

Insegnare architettura / Teaching Architecture

Elena Mucelli e Stefania Rössl

L’architettura della Ragione / The Architecture of Reason

Gianni Braghieri

L’idea di Maestro / The Notion of Master

Francesco Gulinello

Un album disordinato / An Unordered Album

Elena Mucelli

L’architettura dell’esperienza/ The Architecture of Experience

Stefania Rössl

Esperienza della realtà / Experiencing Reality

Annalisa Trentin

Acque sacre / Sacred Waters

Andreina Milan

Idea e martello / Idea and Hammer

Francesco Saverio Fera

“La linea d’ombra” / “The Shadow-Line”

Gino Malacarne

“Narrate, uomini, la vostra storia” / “Tell Your Story, Men”

Antonio Esposito

Una foto appesa al muro / A Photo Hanging on the Wall

Ildebrando Clemente

L’architettura del gioco / Architecture as a Game

Lamberto Amistadi

Insegnare Architettura

IlCorso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Architettura dell’Università di Bologna è nato nel 1999 come Facoltà di Architettura presso il Campus di Cesena. La Facoltà è stata intitolata l’anno successivo ad Aldo Rossi – maestro capace di coniugare memoria storica e ricerca progettuale, nonché figura di riferimento centrale per la cultura architettonica in Italia e all’estero – configurandosi da subito come un laboratorio attivo per la didattica e la ricerca nel campo dell’architettura. La visione di Rossi, incentrata sullo studio della città e sul valore dei riferimenti tipologici, ha costituito un costante orizzonte di riflessione per i docenti che, pur nella diversità delle formazioni e degli approcci, hanno intrecciato le proprie esperienze perseguendo un’idea di continuità disciplinare capace di accogliere al suo interno digressioni e sperimentazioni di diversa natura in ambito progettuale.

Nell’Anno Accademico 2019/2020, in occasione del ventesimo anniversario della fondazione del Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Architettura, l’insegnamento di Teorie della Composizione Architettonica (prof.ssa Stefania Rössl), ha costruito uno spazio di incontro e confronto aperto al gruppo di docenti di Composizione Architettonica invitandoli a tenere una lezione all’interno del corso. L’iniziativa, accolta con grande favore dalla maggior parte dei docenti impegnati nell’attività didattica, ha rappresentato un contesto di riflessione, una sorta di ideale crocevia, in cui ciascun docente ha potuto mettere in luce i riferimenti e le esperienze che hanno orientato la sua formazione. Le lezioni proposte hanno così restituito, nel loro insieme, le linee di sviluppo dei diversi percorsi di ricerca che, a partire dalla fondazione della Facoltà, hanno contribuito alla definizione dell’identità del Corso di Laurea. Per favorire il confronto e delineare un ritratto articolato del corso di studi, è stato proposto ai docenti di sviluppare alcune tematiche fondamentali: dal percorso formativo all’incontro con i maestri, dalle esperienze all’estero al rapporto tra progetto e teoria, dalle questioni strettamente disciplinari alle relazioni tra l’architettura e le altre arti. Questo ha consentito di “fare il punto” sullo stato attuale dell’insegnamento e della pratica della composizione architettonica presso la nostra sede. I contributi proposti, qui pubblicati, testimoniano un percorso culturale articolato, nutrito da molteplici interessi ed esperienze e costantemente arricchito e stimolato dal dialogo con gli studenti. Didattica, ricerca e attività di progettazione, si sono costantemente intrecciate nelle esperienze presentate. In particolare, sono emersi i diversi

Teaching Architecture

The Single-Cycle Master’s Degree Programme in Architecture at the University of Bologna was established in 1999 as the Faculty of Architecture within the Cesena Campus. The following year, the Faculty was named after Aldo Rossi, a master architect capable of combining historical memory with design research, and a central reference figure for architectural culture both in Italy and abroad. From its inception, the Faculty positioned itself as an active laboratory for teaching and research in the field of architecture. Rossi’s vision, focused on the study of the city and the value of typological references, has provided a space for theoretical exchange among the teaching staff who, despite their diverse backgrounds and approaches, have intertwined their experiences in pursuit of a sense of disciplinary continuity that embraces digressions and experimentations of various kinds within the field of architectural design.

In the 2019/2020 academic year, on the occasion of the twentieth anniversary of the founding of the Single-Cycle Master’s Degree Programme in Architecture, the course Theories of Architectural Composition (Prof. Stefania Rössl) created a space for dialogue and exchange, inviting the group of lecturers in Architectural Composition to contribute with a talk during the course. The initiative, warmly welcomed by most of the faculty members involved in teaching activities, became a framework for reflection, a sort of ideal crossroads where each lecturer could highlight the references and experiences that shaped their own education. Taken together, these lectures traced the developmental trajectories of the various research paths that, since the founding of the Faculty, have contributed to defining the identity of the degree programme.

To encourage dialogue and outline a multifaceted portrait of the course of study, the lecturers were invited to explore several key themes: from their educational path to encounters with mentors, from experiences abroad to the relationship between design and theory, from strictly disciplinary issues to the connections between architecture and the other arts. This approach made it possible to reflect on the current state of teaching and practice in architectural composition at our institution. The contributions published here reflect a complex cultural journey, nourished by wide-ranging interests and experiences, and continuously enriched and stimulated by dialogue with students.

Teaching, research and design practice have been constantly interwoven in the experiences presented. In particular, several elements

Volevo iniziare questo mio contributo con il manifesto degli studi della Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Bologna della sede di Cesena che ebbi l’occasione di scrivere nell’agosto del 1999, due mesi prima dell’inizio dei corsi del primo anno della nuova Facoltà di Architettura (Braghieri, 2010).

Gianni Braghieri

5. In alto. Oswald Mathias Ungers e Gianni Braghieri all’inaugurazione della mostra Oswald Mathias Ungers Architetture 19512004. 25 novembre 2004. Foto di Massimo Sordi.

6. In basso. Atene 1971. Il cavallo di Fidia al Partenone. Foto di Gianni Braghieri, 1971.

Gianni Braghieri
7. In alto. Bread and Puppet Theater, Politecnico di Milano, 1969.
8. In basso. L’anfiteatro di Arles. Foto di Gianni Braghieri, 1969.

Hoaccolto con grande piacere l’invito a partecipare a questa iniziativa che propone di restituire il ritratto del Corso di Laurea in Architettura attraverso alcuni testi dei docenti della disciplina di Composizione Architettonica. Trovo l’obbiettivo particolarmente ambizioso, anche in relazione al termine “Nostra Scuola”, utilizzato nella traccia fornita dalle curatrici per la presentazione dei contributi. Termine che definisce con chiarezza una visione nobile delle cose ed insieme suggerisce un’idea di appartenenza, identità, relazione, condivisione, confronto. Avevo scelto, in un primo momento, di illustrare un argomento significativo del mio percorso di formazione ma, riflettendo sui temi suggeriti, mi sono lasciato trascinare fra i ricordi, soffermandomi su aspetti che dovevano fungere da premessa e che invece si sono rivelati centrali nel confronto tra il contesto che ho conosciuto come studente e quello che sperimento ora da un altro punto di osservazione, nella relazione dialettica tra discente e docente. Molte cose, e non solo il punto di vista, durante questo lungo periodo sono cambiate. Credo perciò che il tentativo di far riemergere alcuni aspetti di quella visione da studente, rendendola disponibile a un confronto con il contesto attuale, potrebbe avere il merito di dare un diverso valore alla condizione del presente alla luce dell’esperienza conoscitiva del passato. Passato verso il quale non intendo tuttavia assumere un atteggiamento nostalgico, cercando di distanziarmi da quei proclami, come Ora tutto questo è perduto (Moschini, 1985), che tanto ci avevano affascinato da studenti. Mi piacerebbe che questo breve testo restituisse uno sguardo capace di aprire a interrogativi anziché tentare di offrire risposte definite, cercando di assumere, dove è il caso, anche uno sguardo critico rispetto alle convinzioni maturate o rivelare quelle ingenuità giovanili che molti di noi hanno attraversato.

L’idea di Maestro

Fra i temi che ritengo più stimolanti, primo fra tutti è l’idea di Maestro, termine che si lega indissolubilmente a quello di Scuola, a cui si accennava prima. Quella del Maestro sembra una specie in via di estinzione, sicuramente ciò che personalmente riconoscevo, da giovane studente, come tale probabilmente non esiste più, o forse non è mai esistito realmente.

Già Umberto Eco aveva messo in luce l’accezione negativa del termine Maestro all’interno del contesto universitario [fig. 1]. Un termine che poteva legarsi ad atteggiamenti di tipo adulatorio derivanti dalla consapevolezza del ruolo di potere rivestito da chi poteva decidere del futuro dei propri allievi influenzando positivamente o negativamente le loro carriere (Stabile, 1987). Ma ciò che trovo più interessante nella riflessione di Eco è la distinzione di due categorie possibili di Maestro: da un lato chi mette a disposizione dello studente un modello, una formula in grado di offrirsi come potente strumento interpretativo, ma anche come ricetta che conduce a facili imitazioni, dall’altro chi invece cerca di trasmettere una disposizione, o una curiosità, nei confronti della ricerca. Inutile dire che è proprio a questa categoria che ho sempre aspirato dal momento in cui ho iniziato a rivestire il ruolo di docente. Il primo tipo di Maestro, a cui corrispondono quelle che Eco definisce scuole monolitiche, era una figura che facilmente era possibile incontrare nella mia esperienza da studente, una figura capace di trasmettere un metodo in grado di infondere grande sicurezza agli studenti, trasmettendo loro una precisa chiave interpretativa della realtà e dunque, in un certo senso, rassicurandoli. Ma è altrettanto vero che, come diceva Eco, in quel caso «o si sta nel gioco o si può incorrere nella scomunica» (Stabile, 1987: 23).

Era il periodo che si colloca sul finire degli anni Settanta ed avevo scelto di trasferirmi a Venezia per studiare Architettura, consigliato dall’architetto presso il quale lavoravo part-time mentre frequentavo l’ultimo anno dell’Istituto d’Arte nella mia città di origine, Catania. Iniziavo così a conoscere i grandi docenti che insegnavano all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, come Carlo Aymonino, Vittorio Gregotti, Aldo Rossi, Carlo Scarpa, Luciano Semerani, Giancarlo Leoncilli Massi, Gino Valle, per fare solo qualche nome. Già dall’immediato dopo guerra Giuseppe Samonà, in quel periodo direttore e rettore dello IUAV di Venezia, aveva dato inizio, con grande merito, alla costruzione di una delle più importanti scuole di architettura del mondo, invitando come docenti studiosi del livello di Bruno Zevi, Ignazio Gardella, Franco Albini, Luigi Piccinato, Giovanni Astengo e Manfredo Tafuri. Era quella la scuola in cui volevo formarmi.

La scuola di Venezia

Itwas with great pleasure that I accepted the invitation to take part in this initiative, which aims to offer a portrait of the Degree Course in Architecture through various writings by teachers of the Architectural Composition discipline. The aim is one I find particularly ambitious, not least with regard to the term ‘Our School’, used in the outline provided by the editors in presenting the contributions: a term that clearly defines a noble vision of things, and at the same time suggests an idea of belonging, identity, relationship, sharing and comparing. Initially, I had thought of illustrating some topic of significance from my own educational history. On considering the themes that were suggested, however, I became caught up in memories, dwelling on aspects that seemed at first to be preambular but in reality emerged as being central to the comparison between the context I knew as a student and the one I now experience, from a different standpoint, in the dialectical relationship between learner and teacher. Many things have changed during this long period, not only my opinions and perceptions. And so, I believe that the attempt to recapture certain aspects of that student vision and setting it up for comparison with the present reality might have the merit of giving a different value to the condition of the present, in the light of cognitive experience relating to the past—a past which, nevertheless, I have no intention of cocooning in nostalgia, seeking as I do to distance myself from those pronouncements, such as All of this is now lost (Moschini, 1985), that had so fascinated us as students. What I would like this short piece to do is provide a snapshot, a momentary image having the potential to open up questions rather than attempting to offer definite answers, also trying where opportune to take a critical look at long-held convictions or to identify those stages of youthful ingenuousness many of us went through.

The notion of Master

Among the themes I find most stimulating, top of the list is the idea of the Master, a term inextricably linked to that of ‘School’, as already intimated. The Master—or at any rate, the figure I personally perceived, when a young student, as embodying this status—would seem to be an endangered species and probably no longer exists as such, or perhaps never really existed at all. Umberto Eco had already highlighted the negative interpretation of

the appellative Master in a university setting [fig. 1]. It was a term identifiable with adulatory attitudes that stemmed from an awareness of the role played by those having the power to determine what shape the future of their pupils might take, by positively or negatively influencing their careers (Stabile, 1987). But what I find most interesting in the observations made by Eco is the distinction between two possible categories of Master: on the one hand, the teacher who provides the student with a model, a formula that can serve as a powerful interpretative tool, but equally as a recipe for facile imitation; on the other hand, the mentor who, conversely, seeks to engender a willingness, or curiosity, to engage in research. Needless to say, it is to this same second category that I have always aspired from the moment I began teaching. The first type of Master mentioned, associated typically with what Eco defines as ‘monolithic’ schools, was a figure readily encountered in my experience as a student, a person able to teach a method that could instil great confidence in students, providing them with an exact key to the interpretation of reality and consequently reassuring them, in a manner of speaking. Equally true however, as Eco pointed out, is that in this case “either you play the game or you risk excommunication” (Stabile, 1987: 23).

The School of Venice

It was in the late 1970s and I had chosen to move to Venice and study architecture there, on the advice of the architect for whom I was working part-time while attending the final year at the Art Institute in my home town of Catania. This is how I came into contact with the great professors who taught at the IUAV (Venice University Institute of Architecture), people like Carlo Aymonino, Vittorio Gregotti, Aldo Rossi, Carlo Scarpa, Luciano Semerani, Giancarlo Leoncilli Massi and Gino Valle, to name but a few. As early as the 1940s, immediately after World War II, the then director and rector of the IUAV Giuseppe Samonà, to his great merit, had already begun establishing one of the most important schools of architecture in the world, inviting scholars of the calibre of Bruno Zevi, Ignazio Gardella, Franco Albini, Luigi Piccinato, Giovanni Astengo and Manfredo Tafuri to lecture there. This was the school where I wanted to do my training.

1. Alberto Stabile, Che cosa si impara alla scuola di Eco, in La Repubblica, 08/09/1987.

2. Giancarlo Carnevale, Architettura: i cattivi maestri, in “Op. cit.”, n. 90, maggio 1994.

4. I protagonisti della sezione Architettura-Città alla quindicesima Triennale di Milano, febbraio 1973.

3. Fulvio Irace, Gli italiani fermi e Rossi, Il Sole 24 Ore, 17 giugno 2012, p. 40.

Qui e pagine successive. Atlante degli archetipi. Collage. Elena

Mucelli.

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