Introduzione
Domizia Mandolesi, Massimo Zammerini
La densità come sfida nel progetto urbano contemporaneo
Domizia Mandolesi
Densità verso Densificazione
Densificazione contro dispersione: il dibattito e le principali posizioni
La poliedricità del territorio come prospettiva
Roma, metropoli policentrica dalle densità molteplici
Parigi/Roma. Densità e skyline nel progetto della residenza contemporanea
Massimo Zammerini
Densità spaziale della Roma pre-moderna
Densità, skyline e complessità dello spazio urbano contemporaneo. Parigi e Roma a confronto
Da Francois Mansart alla palazzina romana: l’interpretazione “creativa” di una normativa
Il senso di appartenenza e la capacità di riconoscere l’architettura come valore
La città come una nave. Trattato su alcune figure della densità
Jean Attali
Orizzonte. Il paradigma di Venezia
Zone ad alta densità nella Parigi intra muros
Dal vortice della densità alla città vorticosa
Tessuti eterogenei e movimento vorticoso. L’eclissi dei paesaggi
Gli spazi collettivi negli isolati a corte degli anni Ottanta e Novanta come correttivi della densificazione edilizia. Casi studio di rigenerazione urbana
nella Parigi intra moenia
Cristiana Mazzoni
Una visione intimista e poetica del contesto della vita urbana
L’attenzione alla comunità degli abitanti
Ripristinare la leggibilità della città storica
Densità e politiche di densificazione. Verso un nuovo approccio progettuale
Flavia Magliacani
Il ruolo della densità nella costruzione della Grand Paris
Il “progetto della densità” al centro del nuovo SDRIF dell’Île-de-France
Densità e forma architettonica: alcune sperimentazioni nel panorama francese
Habitat flessibili a densità variabile: esercizi progettuali a Parigi
Domizia Mandolesi, Massimo Zammerini
LES PAVILLONS-SOUS-BOIS. Schermi, linee, soglie tra densità e porosità
NOISY-LE-SEC. Ibridazioni tipologiche
TRIANGLE ÉOLE-ÉVANGILE. Progettare la densità per una Parigi sostenibile
ÎLE SEGUIN. Esperimenti di tre gradienti di densità
JARDINS SAINT-PAUL. La memoria di un vuoto.
essenziale
INTRODUZIONE
DOMIZIA MANDOLESI
MASSIMO ZAMMERINI
Il modello della città densa e compatta è da tempo al centro delle politiche di trasformazione urbana nella maggior parte dei Paesi europei. La concentrazione di servizi e opportunità, il dinamismo economico e la capacità attrattiva di questo modello sono considerati fattori decisivi sia per la crescita degli investimenti sia per la sostenibilità ambientale, in particolare in relazione al contenimento del consumo di suolo, al risparmio energetico e alla riduzione del fenomeno della dispersione urbana. In un contesto segnato dall’emergenza climatica globale, tali istanze hanno promosso processi di densificazione sempre più diffusi. Tuttavia, l’osservazione degli sviluppi urbani più recenti mette in evidenza come la densificazione, quando applicata in modo generalizzato e spinta da logiche prevalentemente speculative, abbia prodotto forme insediative caratterizzate da sovraffollamento edilizio e umano, incremento del traffico e dell’inquinamento, con ricadute negative sulla salute e sul benessere degli abitanti, come la pandemia da Covid-19 ha drammaticamente evidenziato. Inoltre, la concentrazione di persone, capitali e servizi nelle aree metropolitane ha contribuito ad accentuare gli squilibri territoriali, penalizzando i contesti minori già fragili.
Un ulteriore elemento riguarda l’uso del parametro della densità come mero indicatore quantitativo, applicato in modo astratto e uniforme, senza considerare le specificità geografiche, culturali e sociali dei luoghi. Questo approccio ha favorito la diffusione di habitat omologati, basati su tipologie edilizie ripetitive, prevalentemente sviluppate in altezza, concepite per un utente generico, di cui soddisfare desiderata standardizzati, anziché per gli individui di una popolazione urbana sempre più composita e multiforme. Ne deriva un modo di trasformare la città, soprattutto nel settore residenziale che, più che perseguire la qualità dell’abitare e la sostenibilità, tende ad assecondare le dinamiche del mercato immobiliare.
Da queste considerazioni e dalla volontà di approfondire criticamente tali dinamiche nasce il presente volume, che raccoglie gli esiti di studi e sperimentazioni condotti nell’ambito di una ricerca di Ateneo, finanziata nel 20201, e della collaborazione scientifica con l’IPRAUS dell’ENSA Paris-Belleville2. Il lavoro si propone di indagare i processi contemporanei di densificazione e le relative soluzioni insediative, mettendo in discussione l’idea del modello urbano ad alta densità come risposta univoca alle sfide ambientali e sociali attuali. Considerando che la città è un’entità
LA DENSITÀ COME SFIDA NEL
URBANO
Densità verso Densificazione
La densità, si legge nel dizionario enciclopedico Treccani, è «la condizione di un corpo, o di un complesso costituito di molti elementi, le cui parti costitutive sono più o meno vicine fra loro». Questo significato è facilmente trasferibile al corpo dell’architettura e della città, dove i diversi modi di stabilire le distanze tra edificato e spazi aperti, creano, sotto l’influenza di una complessa serie di fattori, quella peculiare intensità fisica dello spazio, riconducibile al concetto di densità. A questo concetto, che sottende una ricchezza di valori qualitativi legati all’esperienza dello spazio urbano, dipendenti da variabili climatiche, culturali, sociali, economiche, ecc., si associa quello di densità come strumento quantitativo utilizzato per il governo del territorio.
*Insegna Progettazione architettonica e urbana alla Facoltà di Architettura, Sapienza Università di Roma; è responsabile scientifico del PDTA Housing, Laboratorio di ricerca e Centro Studi sulla Casa – Sapienza Università di Roma. Vista satellitare di Roma: tessuti edilizi dalle differenti morfologie si alternano in un territorio esteso, caratterizzato da una significativa presenza di aree verdi. © European Union, Copernicus Sentinel-2 imagery (25/03/2023)
La densità abitativa, riferita al numero di persone insediate in una data area e la densità edilizia, come rapporto tra il volume totale edificato e la superficie di terreno di pertinenza, costituiscono i principali parametri di riferimento della pianificazione urbanistica moderna. È stato dimostrato che la densità, considerata unicamente come grandezza numerica, può rappresentare un riferimento fuorviante per definire gli indirizzi di sviluppo urbano e territoriale, visto
che «a pari coefficienti numerici di densità possono corrispondere molteplici effetti, anche molto differenti, sulla morfogenesi dello spazio urbano e sulla sua fruizione sociale»1. La densità, afferma Jean Attali, non può essere riduttivamente intesa come concentrazione di un volume su una superficie «né d’altra parte è utile misurare la densità in modo istantaneo, perché il suo vero significato urbano si ottiene solo attraverso le connessioni e i movimenti, la loro velocità, l’agitazione di tutti i loro componenti, come diremmo delle molecole di un gas»2. La densità urbana è dunque un concetto complesso e multidimensionale, che fa riferimento all’intensità di un insediamento sia in termini fisici – come quantità, distribuzione, tipologia dei volumi costruiti, articolazione del sistema dei vuoti – sia in termini di dotazioni materiali e immateriali, come la mobilità, il tipo e la quantità di infrastrutture, i servizi offerti, la ricchezza di attività e risorse umane. In generale, è un concetto dinamico e variabile, strettamente dipendente dalle azioni con cui i territori e la società agiscono costantemente su se stessi. Negli ultimi trenta anni, nella maggior parte delle città europee, sia a causa dei persistenti fenomeni di dispersione urbana che per far fronte all’aumento della popolazione, sempre più attratta






7. Torre Angela - Tor Bella Monaca (Municipio VI).
2. Tuscolano Sud (Municipio VII).
1. Garbatella (Municipio VIII)
3. Flaminio - Villaggio Olimpico – Parioli (Municipio II).
6. Don Bosco (Municipio VII).
5. Prati (Municipio I).
Alcune porzioni (1:5000) dei diversi tessuti urbani presenti a Roma. Tratte da: GFmaplet - Città metropolitana di Roma Capitale. Sono evidenti le differenti condizioni spaziali dovute alla maggiore o minore compattezza dell’edificato, ai rapporti tra tipologie edilizie e morfologia urbana, alle dimensioni dei vuoti rispetto ai pieni, all’articolazione degli edifici rispetto alla maglia stradale. Il solo parametro della densità di popolazione risulta poco indicativo e spesso fuorviante: a pari densità abitativa corrispondono ambienti urbani dalle caratteristiche fisiche molto variabili, come avviene, ad esempio, nelle zone urbanistiche di Garbatella (140 ab/ha) e Tuscolano sud (147 ab/ha).
Nello stesso Municipio o quartiere sono presenti tessuti variegati e spesso con caratteristiche tipo morfologiche opposte, come il quartiere di edilizia economica e popolare di Tor Bella Monaca, con i blocchi residenziali a corte e in linea e i grandi vuoti dell’agro romano, e la borgata di Torre Angela, con la tipica edilizia diffusa di case basse, nel quadrante sud-est di Roma, oltre il GRA.
Nel Municipio II, la densità abitativa variabile, si accompagna a caratteristiche tipo morfologiche e gradi di compattezza differenti: dal tessuto a scacchiera di fine Ottocento, alle palazzine anni ’60 tra via Flaminia e la collina dei Parioli, fino al Villaggio Olimpico, con gli edifici in linea e gli ampi spazi vuoti. Tipologie edilizie tra loro eterogenee, si alternano a diversi tipi di spazi pubblici, sistemi stradali e zone verdi, generando ambienti urbani peculiari e differenziati.
4. San Lorenzo (Municipio II).
8. Cinecittà Est (Municipio VII).




pregio dei due nuovi ecoquartieri di Parigi presi ad esempio consiste in due fattori essenziali: un masterplan molto chiaro rispetto all’idea di brano di città proposto, costruito attorno ad un polmone di verde dominato da un edificio istituzionale più alto delle residenze, e un certo grado di libertà concordata con i progettisti dei singoli edifici ai quali viene data la possibilità di compensare le cubature non imponendo un’altezza massima ma una sorta di altezza media, che permette di far svettare alcuni edifici rispetto agli altri o abbassare e innalzare parti della costruzione recuperando il tipico attacco al cielo della città di sempre. La città di sempre, non la città storica, un concetto diverso che colloca questa riflessione al di là di precisi confini temporali, e che vuole riaffermare l’importanza e il valore del coronamento degli edifici come elemento essenziale nella costruzione del profilo della città. La mutilazione, tutta italiana, di questa vera e propria forma di espressione grazie ad un regolamento sordo è un fatto deprecabile. Il fascino di questi nuovi edifici parigini risiede principalmente nel modo nel quale soprattutto nelle soluzioni angolari la vista del cielo viene ritagliata in vario modo, con innalzamenti e abbassamenti a diverse quote che permettono la vivibilità di terrazze a diverse altezze, con la conseguente ricchezza di affacci reciproci tra un edificio e l’altro, sempre variati, in alternativa alle lunghe e monotone balconate ripetute all’infinito, di molti quartieri romani clonati da decenni senza un minimo sforzo nella ricerca architettonica. Bisogna ricordare, qualora fosse
sfuggito, che la balconata continua nasce da due ragioni, entrambe in risposta ad un fattore speculativo. La prima è in relazione alla domanda di spazi esterni vivibili all’interno delle abitazioni, lecita, mentre la seconda è una scelta di carattere tecnico/ speculativo: una volta costruito il rustico in cemento armato con gli aggetti delle balconate, e una volta montati i parapetti prefabbricati già rifiniti, la costruzione delle tamponature e la loro finitura, che avrebbe tradizionalmente tempi lunghi, avviene tutta senza uso di ponteggi, con un risparmio per l’occupazione di suolo pubblico e affitto delle impalcature che moltiplicato per le centinaia di palazzine (di questi numeri parliamo) determina un utile per l’impresa di grandi proporzioni. L’espediente è geniale, ma i risultati in termini di qualità architettonica sono evidentemente scadenti. In Italia, dal dopoguerra in avanti, l’architettura come valore rappresentativo di una comunità non è stato argomento della politica.
Il senso di appartenenza e la capacità di riconoscere l’architettura come valore
Qui arriviamo a un altro nodo importante che esprime, ahimè, un problema culturale di non facile risoluzione a meno di una revisione dei programmi scolastici che possano educare, fin da bambino, al senso di appartenenza ai luoghi vissuti: se nel metrò di Parigi chiedi a una persona come arrivare alla Grand Arche vedi un guizzo negli occhi, di chi è
Il tema del coronamento, come interpretazione di una normativa che imponeva l’arretramento dell’ultimo piano e la realizzazione di un tetto abitato, ha prodotto negli anni Sessanta e Settanta alcuni esempi di palazzine di buon disegno progettate da architetti molto attenti al tema dell’attacco al cielo. Nell’ordine, dall’alto: Julio Lafuente in via di Villa Betania, Venturino Ventura in via Niccolò Piccolomini, il complesso di Palazzine in via della Nocetta e l’edificio residenziale di Mario Fiorentino in via Roberto Alessandri.
Edificio a grande corte centrale progettato da Nicolas Soulier e Patrick Celeste, rue Wurtz, Parigi, 1992. Veduta della corte e pianta. Foto di C. Mazzoni. Disegno tratto dal Fondo Nicolas Soulier e Patrick Celeste.
intrecciano in una dimensione quotidiana e collettiva. Infine, storicisticamente, il cortile evoca un’eredità sedimentata nei tessuti urbani del passato e diventa uno strumento critico per reinterpretare la città contemporanea, coniugando memoria e innovazione. In questo contesto, il cortile diventa un principio fondativo della città, un microcosmo che riflette e ridefinisce le relazioni tra l’individuo, la collettività e lo spazio urbano. Esso incarna l’idea di una Parigi capace di rigenerarsi senza rinunciare alla propria identità, trovando nella profondità morfologica e nella qualità dell’abitare una risposta alle complessità del vivere contemporaneo.
Pianta dell’edificio a grande corte centrale progettato da Michel Kagan, rue de l’Amiral Mouchez, Parigi, 1998-2000. Disegno tratto dal fondo Michel Kagan.
In alto. Îlot Armagnac, Bordeaux, ANMA, 2012. Vista d’insieme delle 161 abitazioni e degli spazi interni condivisi. © ANMA
In basso a destra A. Fernández Per, J. Mozas, J. Arpa, Planimetria del macrolot Renault Site. Immagine tratta da: Density is Home, a+t Research Group, 2011.
In basso a sinistra. Studio sulla relazione tra densità e tipologie architettoniche. Disegni tratti da: Why Density? Debunking the Myth of the Cubic Watermelon, a+t Research Group, 2015.
58 Logements intermédiaires, Saint-Jean-DeBraye, 2016, Dumont Legrand Architectes. Vista e planimetria del complesso edilizio. © 2011-2017 Dumont Legrand Architectes. Foto Cyrille Weiner
L’isolato, che sviluppa la tipologia dell’habitat intermédiaires, si pone tra un tessuto residenziale esistente a bassa densità a sud, e le future costruzioni, della ZAC più densa a nord, ricercando una transizione tra “individuale dilatato” e “collettivo denso”.
Piante delle coperture e vista tridimensionale delle proposte Les lignes successives e L’écran habité.
Piante delle coperture e vista tridimensionale delle proposte La seuil de la pente e Le quai habité.
IBRIDAZIONE 1
GIULIO FELIZIANI
Ibridazioni tipologiche: la stecca e la torre. Pianta, assonometria, sezione, schemi tipologici e funzionali (spazio pubblico e privato, aggregazione alloggi, spazio commerciale-terziario e residenziale).
IBRIDAZIONE 2
FRANCESCO MASIELLO
Ibridazioni tipologiche: la stecca e l’edificioponte. Pianta, assonometria, sezione, schemi tipologici e funzionali (spazio pubblico e privato, aggregazione alloggi, spazio commerciale-terziario e residenziale).
IBRIDAZIONE 3
PETER VARGA
Ibridazioni tipologiche: l’edificio a corte e le stecche. Pianta, assonometria, sezione, schemi tipologici e funzionali (spazio pubblico e privato, aggregazione alloggi, spazio commerciale-terziario e residenziale).