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Traccia
Chiara Rizzi, Saverio Massaro
Fenomenologia del camminare e biofilia
Chiara Rizzi
Neuroscienze e biofilia per i cammini Lucani
Marco Laterza
Il camminare come strumento di pedagogia del paesaggio e di progetto
Saverio Massaro
Pensare per immagini. Documentare le eresie spaziali e le occupazioni gentili in cammino
Saverio Massaro
02 52-53 94-95 114-115
Camminare come pratica di ricerca-azione. Attraversare (per reinterpretare) i paesaggi lucani
Saverio Massaro
Walking within. Attraversare uno spazio pieno di informazioni
Saverio Massaro
Lungo la strada per Monteserico. Il cammino come strumento di rigenerazione urbana e territoriale
Luca Favia
03 142-143
Corpo-a-corpo. Per un approccio conviviale alla pedagogia del progetto
Chiara Rizzi e Saverio Massaro
Bibliografia
The chapter explores walking as a cognitive, phenomenological, and projective practice that links body, space, and knowledge production. Drawing from embodied cognition theories, it positions walking as an epistemic method—hodós in its etymological sense of “the way toward something”—that activates a bidirectional relationship between mind and body. Through references to Barbara Tversky’s “Mind in Motion,” Edward Casey’s phenomenology of emplacement, and the odological space theorized by Bollnow and Deleuze, the text articulates how cognition emerges from movement, perception, and spatial interaction. Walking becomes not merely locomotion
but a form of inquiry: a means to think with the feet, cultivating what is termed a “haptic intelligence,” grounded in the sensorimotor contact between body and terrain. This embodied approach reframes design and pedagogy as processes rooted in the lived experience of space rather than in its abstract representation. Historically and culturally situated, the essay also retraces the genealogies of walking—from peripatetic philosophy to situationist dérives and contemporary art practices— showing how walking has evolved from meditative and critical acts to interdisciplinary tools for civic participation and spatial awareness.
In its final part, through a photographic exploration, the chapter investigates “spatial heresies” emerging from temporary forms of inhabitation during a walking Summer School. These gentle subversions—documented in schools and gyms used as night shelters—reveal the capacity of walking bodies to reprogram spaces through improvisation and coexistence. The chapter thus outlines a method where affective knowledge, haptic perception, and spatial experimentation converge, proposing walking as a generative act that teaches, designs, and continually reconfigures the world we inhabit.
SAVERIO MASSARO
Scrivo interrogandomi sul valore del camminare nella mia pratica di ricerca, di insegnamento e di progetto. Scrivo sulle potenzialità del camminare e sulle sue valenze cognitive, standomene in maniera del tutto contraddittoria, seduto per ore davanti allo schermo del pc. L’obiettivo di questa riflessione è fare chiarezza a me stesso, per poter essere utile anche a chi è interessato a praticare il progetto attraverso il camminare. La mappa dei concetti che qui di seguito si intende delineare costituirà il presupposto per successive implementazioni che saranno esposte nella sezione “pratiche” di questo volume. Una prima considerazione deriva da una rinnovata consapevolezza: l’atto del camminare coincide sostanzialmente con la parola “metodo”, composta da μετά (metá) che corrisponde a “oltre, in seguito a, verso” e ὁδός (hodós) stante per “via, cammino, percorso”. Il significato originario di μέθοδος è quindi “il cammino verso qualcosa”, “la via per raggiungere
un fine”. Dunque, “metodo” coincide con “ricerca”. Il nesso tra camminare e ricerca (in questo caso ricercaazione) è, quindi, centrale in questa trattazione.
Embodied cognition e camminare
È diffusa la convinzione che la mente sia ospitata nel cervello, e il corpo sia il suo veicolo. Tale convinzione è plasmata dall’enfasi della filosofia occidentale sulla dimensione mentale rispetto a quella fisico-corporea. Tuttavia le ricerche scientifiche sull’embodied cognition affermano altro. Il pensiero non è solo qualcosa che la mente fa; il pensiero è qualcosa che tutto il corpo compie. I movimenti dei nostri arti, i gesti che facciamo, persino il nostro orientamento nello spazio, non solo supportano il pensiero, ma ne sono l’architettura1.
Il movimento del corpo sembra essere fondamentale per il pensiero; stare in piedi, prima ancora





Traccia
Chiara Rizzi, Silvia Parentini
Una cornice di senso
Silvia Parentini
Comunità
Silvia Parentini
Paesaggio
Silvia Parentini
Approcci, strumenti e pratiche operative
Silvia Parentini
I vettori di comunità
Silvia Parentini
Ricerca-azione e Research through Design
Silvia Parentini
Il paradigma Città-Convivio
Chiara Rizzi, Silvia Parentini
Hic et nunc. Una geografia del possibile
Silvia Parentini
Progetti in risonanza
Silvia Parentini
Genzano Città-Convivio
Silvia Parentini
Convivium Park e le comunità dei Parchi della Basilicata
Silvia Parentini
Convivium Park San Severino Lucano. Una “casa senza tetto” come luogo dell’accoglienza, della collaborazione e dell’interazione
Maddalena Ferretti, Francesco Chiacchiera, Claudia Massioni
La Via del Miskiglio. Un laboratorio per le aree interne
Silvia Parentini
Oltre la Smart City, verso il Paesaggio Cyborg. Produrre saperi condivisi e costruire comunità attraverso la Terza Missione
Antonio Guerrieri
Abitare Bosco Malerba. Il minore come dispositivo di progetto nelle aree interne
Stefania Schirò
Scenari
Da reti a legami per comunità resilienti
Silvia Parentini
S.P.Ar.Sa. Scuola Popolare di Architettura e altri Saperi
Chiara Rizzi
Bibliografia
Landscape emerges as a complex, multi-scalar entity, resulting from the interaction between physical components and the intangible dimensions of perception, interpretation, and action by those who live it. Landscape can be read as a palimpsest, following André Corboz’s idea, a system continuously rewritten over time, layering traces, practices, and transformations that convey the historical and cultural character of a territory.
The distinction between territory and landscape lies in perception: while territory refers to material and political reality, landscape, as Franco Farinelli notes, is a cultural construct, a way of organizing and interpreting what is visible. This interpretative nature is central also to Alain Roger’s theory, according
to which landscape is always the result of “artialisation” [note → 5], a cultural mediation that transforms the unformed landscape into a “culturalized” landscape, through the practical interventions of inhabitants and artistic or literary representations that shape collective perception. Contemporary debate adds an ecological perspective, viewing landscape as an interconnected ecosystems. The shift from an aesthetic-focused vision to a more complex and hybrid approach, valuing indeterminacy and biodiversity, reflects a paradigm change shaped by recent environmental and social crises. Landscape, therefore, is a contested construct that mirrors the contradictions of the societies that produce and inhabit it.
This tension is particularly evident in marginal areas, often reduced to simplified representations, such as in the narrative of the “Italian villages,” which risks creating an aestheticized reification. Engaging with landscape in these contexts requires critical reflection on who shapes the meaning of places and through which tools. While heritage practices can stimulate valorization, they can also reinforce retrospective views that fail to generate innovation. It is through communities’ capacity to engage with the complexity and ambivalence of landscape that new design opportunities emerge, enabling marginal territories to actively participate in shaping their own future.
Se da un lato agiscono campi di forze – le comunità –dall’altro il paesaggio si configura come l’ambito entro cui tali forze producono trasformazioni materiali e simboliche. L’elemento paesaggio risulta, pertanto, un’entità dinamica e complessa, costantemente sottoposta a processi di ridefinizione. La sua natura mutevole deriva non solo dalla pluralità di fattori che lo compongono, ma anche dalla molteplicità di attori che ne orientano la gestione e l’evoluzione: dalle popolazioni residenti alle istituzioni locali, regionali, nazionali e sovranazionali, chiamate a operare tra istanze di tutela, sviluppo e valorizzazione.
Il paesaggio può essere definito come un «assemblaggio multiscalare»1 di materiali e di fenomeni complessi ed eterogenei in cui si intersecano costantemente le componenti fisiche, materiali e visibili del territorio con la dimensione immateriale, invisibile, dei soggetti che lo abitano, lo attraversano e lo interpretano.
In questo senso, il paesaggio è un palinsesto, come lo ha definito Andrè Corboz nel 19852: al suo interno si stratificano le tracce del rapporto millenario tra uomo e natura, sotto forma di scritture successive, cancellazioni, riusi e sovrapposizioni. Questa lettura consente di superare una visione deterministica del paesaggio, restituendolo alla dimensione del processo storico e culturale.
È a questo punto necessario are una distinzione tra territorio e paesaggio, due nozioni contigue ma non sovrapponibili; definibili entrambe come il risultato della stratificazione di fattori ed elementi diversi, entrambe configurate come “porzioni di terra”3, la cui differenza, però, è legata alla dimensione percettiva che il paesaggio assume rispetto al territorio.
Come osserva Franco Farinelli, il paesaggio è un modello immateriale, una maniera di concepire e ordinare il mondo visibile: non un insieme di cose, ma una forma di sguardo. In questo passaggio, ciò che era
Questa visione supera l’idea del paesaggio come mera cornice estetica o elemento da tutelare e vincolare, restituendogli invece una funzione attiva nella costruzione di economie locali sostenibili11.
Accanto a questa ricchezza naturalistica e paesaggistica, la Basilicata presenta una condizione di fragilità demografica e socioeconomica sostanziale: con circa 55 abitanti per km², è la seconda regione italiana meno densamente popolata e registra da decenni un costante calo demografico. Lo spopolamento, l’invecchiamento e la migrazione giovanile colpiscono in modo particolare le aree montane e collinari, dove oltre il 70% dei comuni conta meno di 5.000 abitanti12.
La Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI) contribuisce a mettere in evidenza questa condizione. Il criterio utilizzato dalla strategia –basato sulla distanza dai poli che offrono servizi essenziali come sanità, istruzione e mobilità – non individua in Basilicata un insieme limitato di territori marginali, ma descrive una condizione strutturale di internità che riguarda la quasi totalità della regione13. La definizione di terra di mezzo come spazio d’incontro e punto di giuntura tra storie e popoli diversi, sotto un altro punto di vista, appare come l’unione, sotto un confine convenzionale, di terre del margine. Secondo la mappatura nazionale, infatti, la gran parte dei 131 comuni lucani rientra nelle categorie di area interna (intermedia, periferica o ultraperiferica), coinvolgendo una quota largamente prevalente della popolazione regionale. Nel ciclo di programmazione 2021-202714, la Regione Basilicata individua sette Aree Interne Pilota, articolate tra continuità e nuove configurazioni territoriali. Quattro di queste – Alto Bradano, Marmo Platano, Mercure-Alto Sinni-Val Sarmento e Montagna Materana – costituiscono una
prosecuzione delle aree già attive nel ciclo 2014-2020, sebbene con modifiche nei perimetri, mentre tre nuove aree – Medio Agri, Medio Basento e Vulture – ampliano il campo di applicazione della strategia, riconoscendo ulteriori territori caratterizzati da fragilità strutturali ma anche da potenzialità inespresse [2].
Note
1. Ezio Manzini, Politiche del quotidiano. Progetti di vita che cambiano il mondo, Edizioni di Comunità, 2018, pp. 7-8.
2. Fabio Renzi, Ritorno al futuro in “Arcipelago Italia. Progetti per il futuro dei territori interni del Paese” a cura di Mario Cucinella, Quodlibet, Macerata, 2018, p. 21.
3. Aldo Bonomi, Arcipelago Italia: il margine che si fa centro, in “Arcipelago Italia. Progetti per il futuro dei territori interni del Paese” a cura di Mario Cucinella, Quodlibet, Macerata, 2018, p. 20.
4. Antonio De Rossi (a cura di), Riabitare l’Italia. Le aree interne tra abbandoni e riconquiste, collana Progetti Donzelli, Donzelli, Roma, 2018.
5. Ezio Micelli, La metropoli aperta, inclusiva e creativa è sotto accusa, in “CheFare. Almanacco”, 2020, disponibile online: https://www.che-fare.com/almanacco/po litiche/comunita/micelli-metropoli-luogo -competenze-citta/
6. Gilles Clément, Il giardino in movimento, Quodlibet, Macerata, 2011.
7. Federico Boenzi, Raffaele Giura Longo, Boenzi, La Basilicata: i tempi, gli uomini, l’ambiente, Edipuglia, Bari, 1994.
8. Marcello Tropeano, Luisa Sabato, Marcello Schiattarella, Guide Geologiche Regionali. 8 Itinerari: Basilicata, Società Geologica Italiana, Roma, 2020, p. 12.
9. Ibidem.
10. Federico Boenzi, Raffaele Giura Longo, Boenzi, op. cit.
11. Regione Basilicata, Piano Paesaggistico Regionale. Relazione generale, Regione Basilicata, Potenza, 2025.
12. I dati relativi alla densità abitativa, alle dinamiche demografiche e alla struttura insediativa dei comuni derivano da elaborazioni dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), con particolare riferimento ai Censimenti permanenti della popolazione e alle banche dati territoriali aggiornate.
13. La Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI), promossa dall’Agenzia per la
Coesione Territoriale, definisce una classificazione dei comuni italiani basata sul grado di accessibilità ai servizi essenziali – in particolare istruzione, salute e mobilità. Il criterio adottato misura la distanza in termini di tempi di percorrenza dai poli di offerta dei servizi, distinguendo tra poli e cinture (aree con maggiore dotazione e prossimità) e comuni intermedi, periferici e ultraperiferici. Per un inquadramento metodologico si veda: Dipartimento per le Politiche di Coesione, Strategia Nazionale per le Aree Interne: definizione, obiettivi, strumenti (documenti ufficiali SNAI).
14. Per l’aggiornamento della mappa delle aree interne si veda: Nota Tecnica Nuvap. Aggiornamento 2020 Della Mappa delle Aree Interne. 14 Febbraio 2022.
Pagine seguenti
1. Mappa dei nove Ambiti di Paesaggio individuati dal Piano Paesaggistico Regionale (PPR). Nei riquadri in evidenza, i paesaggi interessati dalle attività di ricerca-azione, Terza Missione e dai progetti condotti dal NatureCity LAB – Unibas e riportati nei paragrafi successivi.
2. La Mappa riporta la classificazione dei comuni della Basilicata secondo la Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI): la prevalenza di aree intermedie, periferiche e ultraperiferiche evidenzia una condizione diffusa di internità. In giallo, le Aree Interne Pilota della Basilicata tra continuità (ciclo di programmazione 2014-2020) e nuove configurazioni territoriali (ciclo di programmazione 2021-2027).
Elaborazioni grafiche a cura di Silvia Parentini e Luca Favia.

18-20. Fase di realizzazione dei manufatti del percorso sonoro “Il suono in viaggio”: la segnaletica integrata, risultante dall’upcycling di vecchi segnali stradali dismessi [19-20] e l’installazione del “Megamegafono” [18]. Foto di Silvia Parentini.




21. Sito di progetto post operam: Il “Megamegafono” si configura come fulcro della riattivazione dell’intera area panoramica, messa in sicurezza attraverso l’inserimento di una nuova staccionata, decorata dal gruppo spontaneo Le mani in pasta. Da questo punto prende avvio il percorso “Il suono in viaggio”, che si sviluppa ad anello all’interno del centro storico. Foto di Silvia Parentini. 22. Uno dei totem segnaletici che orientano lo sguardo verso i punti di osservazione dai quali è possibile riconoscere i cinque Parchi lucani. Foto di Silvia Parentini.

tra umani e tra questi e le altre specie. In ambito architettonico e paesaggistico, essa opera come struttura concettuale, capace di integrare analisi, esplorazione e prefigurazione all’interno di un unico frame operativo. Il progetto si sviluppa così come conoscenza in atto, ancorata al tempo lungo dell’esperienza e alla complessità dei contesti attraversati.
Il cammino è qui assunto come condizione operativa del progetto. Camminare significa esporsi ai contesti, misurare lo spazio con il corpo, sostare, ascoltare, interpretare. Il progetto emerge dal suo stesso svolgersi, lungo traiettorie in cui s’intersecano paesaggi, comunità ed ecosistemi.
Questo cofanetto raccoglie l’esito di sette anni di ricerca teorico-sperimentale condotta attraverso il cammino come pratica conoscitiva, progettuale e collettiva. I tre volumi che lo compongono sono pensati come momenti di un unico processo di ricerca, sviluppato nel tempo da un gruppo di lavoro del NatureCity LAB dell’Università della Basilicata.
I tre volumi – In cammino, In risonanza, In azione – articolano questo percorso secondo una progressione relazionale: dal cammino come metodo di ricerca, al convivio come pratica di co-progettazione con le comunità, fino al gioco come strumento di sperimentazione progettuale. Metodi, pratiche e scenari si configurano così come parti interdipendenti di un unico dispositivo di conoscenza che si confronta con il metaprogetto e la ricerca-azione, intesi come paradigmi di elaborazione critica e pratica, orientati alla definizione dei regimi di possibilità entro cui il progetto assume forma. La trilogia
species. In the architectural and landscape fields, it operates as a conceptual structure, capable of integrating analysis, exploration, and prefiguration within a single operational frame. The project thus develops as ongoing knowledge, anchored in the long time of experience and the complexity of the contexts it traverses.
The path is here assumed as an operational condition of the project. Walking means exposing oneself to contexts, measuring space with the body, stopping, listening, and interpreting. The project emerges from its very unfolding, along trajectories through which landscapes, communities, and ecosystems intersect.
This box set collects the results of seven years of theoretical-experimental research conducted through the journey as a cognitive, design, and collective practice. The three volumes that compose it are conceived as moments of a single research process, developed over time by a working group of the NatureCity LAB of the University of Basilicata.
The three volumes — In cammino, In risonanza, In azione — articulate this path according to a relational progression: from walking as a research method, to conviviality as a practice of co-design with communities, up to play as a tool for design experimentation. Methods, practices, and scenarios are thus configured as interdependent parts of a single knowledge device that engages with metaproject and action research, understood as paradigms of critical and practical processing, oriented towards defining the regimes of possibilities within which the project takes shape. The trilogy is configured as an open device, not organised according to a prescriptive
si configura come un dispositivo aperto, non organizzato secondo una sequenza prescrittiva, che può essere attraversata in modo non lineare, attivando relazioni tra metodi, pratiche e scenari. È nel reciproco rimando dei tre volumi che si definisce il senso complessivo di questo lavoro.
Hodologia 7:3:1 non propone un metodo replicabile in astratto, ma un modo di fare ricerca e di progettare capace di adattarsi ai contesti, accogliere la complessità e riconoscere nei tempi dell’esperienza del camminare un valore conoscitivo. Il cofanetto restituisce un processo in atto: una ricerca che continua a interrogare il rapporto tra corpo, spazio e progetto. La bussola che accompagna questo lavoro si configura come strumento di orientamento entro cui ciascuno può situarsi, tracciare e rinegoziare il proprio percorso di ricerca.
sequence, which can be traversed in a nonlinear way, activating relationships between methods, practices and scenarios. It is in the mutual reference of the three volumes that the overall meaning of this work is defined.
Hodologia 7:3:1 does not propose a method that can be replicated in the abstract, but a way of conducting research and designing capable of adapting to contexts, embracing complexity, and recognising a cognitive value in the times of the walking experience. The box set returns a process in progress: a search that continues to question the relationship between body, space and project. The compass that accompanies this work is configured as an orientation tool within which everyone can situate themselves, trace and renegotiate their research path.
The design of a slow-paced journey is configured as the construction of a spatial and temporal experience capable of stimulating awareness, critical observation, and active participation. The journey becomes a cultural and planning device that modulates perceptions, pauses, and relationships, offering tools for understanding the territory beyond the accelerated rhythms of contemporary times.
On this basis, the Camino C4R2 (Community on the Way and Climate Change between Basilicata and Calabria) was born, conceived as a light infrastructure of territorial connection between two historically linked regions, but separated by an administrative border that does not coincide with the cultural one. The route highlights the historical continuity between Lucania and Calabria, highlighting the fluidity of borders over time and the discrepancies between political and
diocesan geographies.
The presence of numerous consolidated routes –including the Camino di Basilicata, the Camino Materano, the Coast to Coast and the Camino Basiliano – constitutes the framework within which C4R2 fits. The goal is not to add an itinerary, but to define a design method based on strategic vision, territorial analysis, and empirical validation. The route was selected with a focus on historic slow-moving infrastructure, ensuring safety, continuity, and limited asphalt, in line with national standards. Digital mapping and comparison with qualified hiking guides ensured compliance with technical protocols, while field testing allowed us to verify elevation changes, services, maintenance, and quality of experience.
The route extends for 145 km (up to 158 km with a variant), divided into nine or ten stages, crossing
thirteen municipalities between the provinces of Matera, Potenza and Cosenza, mainly in the Pollino National Park. It affects inland areas identified by the National Strategy for Inland Areas and a Special Protection Area of the Upper Ionian Sea near Cosenza, including three Arbëreshë communities.
The multidimensional analysis of the territory integrates ecologicalenvironmental, cultural and socioeconomic aspects. The route passes through complex forest habitats and agro-pastoral landscapes marked by recent transformations, as in the case of Rocca Imperiale, where vineyards have given way to lemon groves. The path thus emerges as a tool for landscape regeneration and the valorization of local identities, capable of connecting material and immaterial dimensions of the territory through the direct experience of space.
l’esperienza di c4r2
«Progettare un percorso dove la lentezza è garantita significa dare alle persone la possibilità di aprire gli occhi sulle cose, dare loro gli strumenti per pensare il mondo e anche per liberarsi da un potere che prova a controllarli tenendoli fermi il possibile o riempiendoli di cose da fare velocemente»1.
La progettazione di un cammino rappresenta un esercizio complesso che trascende la semplice definizione di un tracciato fisico, configurandosi come la creazione di un’esperienza spaziale e temporale finalizzata alla percezione consapevole dell’ambiente circostante. In contesti caratterizzati da ritmi accelerati e da una continua saturazione dell’attenzione, il cammino, come già più volte enunciato, si configura come uno strumento progettuale per promuovere lentezza, osservazione critica e riflessione individuale. Un percorso attentamente progettato consente di modulare l’esperienza sensoriale e cognitiva del fruitore, offrendo occasioni di pausa e stimoli per la
VINCENZO PACE
contemplazione di elementi architettonici, naturali o sociali che altrimenti rimarrebbero inosservati.
Gli elementi costitutivi del percorso assumono la funzione di mediatori dell’esperienza, orientando la percezione senza determinare rigidamente. L’obiettivo della progettazione è dunque duplice: da un lato, guidare il fruitore verso una maggiore consapevolezza spaziale e temporale, dall’altro, restituire la capacità di interpretare e partecipare attivamente all’ambiente circostante.
Questo rappresenta il punto di partenza per la progettazione del cammino C4R2 (Comunità in Cammino e Cambiamenti Climatici tra Basilicata e Calabria). Il cammino è concepito come uno strumento per esplorare e approfondire la profonda connessione tra Basilicata e Calabria, mettendo in luce sia i tratti comuni sia le specificità di ciascun territorio. Attraversando il confine politico che separa le due regioni, il percorso ridefinisce una linea che
5. Quadro conoscitivo: analisi del paesaggio. Elaborazione dati di Vincenzo Pace, elaborazione grafica di Luca Favia, 2025.



20.

21. Dedicato a Etty Hillesum, Matera. Foto di Luca Favia (2025).
22. Natura-artificio, Matera. Foto di Luca Favia (2025).


