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Antonello Marotta - Ensamble Studio

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Indice


08 Prefazione Luca Molinari

12 Il clima culturale e la formazione 24 Massa cubica scavata 41

Music Studies Center

48 Montaggio e recinto 57

Martemar House

64 Le pietre irregolari 79

SGAE Headquarters

87

The Truffle


94 Equilibrio e dinamismo 103

Hemeroscopium House

111

Balancing Act

115

Reader’s House

124 L’architettura del negativo 133

Museum of Mesoamerican Art

139

Telcel Theatre

148 Tecnologia dell’ultralight 159

Hai Tech

163

The Cloud

167

Cubic Igloo

171

Cyclopean House

176 Torri prefabbricate 187

Berklee Tower of Music

191

Big Bang Towers

195

Zip Tower

198 Sovrastrutture: prototipi urbani 215

WoHo (World Homes Prototype)

219

WoHo, PARLA 5x

227

Urban Shelve

231

Suprablock

235

Zig Zag House

243

MET TANG WING

246 Architettura della Terra 261

House in Amesbury

265

Architecture of the Earth


269

Biblioteca Nazionale

273

Calderona House

277

Ensamble Fabrica

285

SUN STONE

291

The Tent

297

Vjosa Museum

302 Strutture del paesaggio 327

Tippet Rise Art Center

339

Ca’n Terra

344 Appartenere alla Terra Antón García-Abril Ruiz e Débora Mesa Molina

354 Per approfondire 362 Crediti 363 Biografia


Prefazione Luca Molinari S

ono sempre di meno gli autori nel mondo dell’architettura che hanno il potere di fermare lo sguardo e fare riflettere sul senso di quello che abbiamo davanti, e da oltre vent’anni Antón García-Abril e Débora Mesa, attraverso il lavoro di Ensamble Studio, hanno questa capacità di metterci in discussione attraverso i luoghi che potremmo abitare. Non si tratta unicamente della capacità di spiazzare ogni volta i luoghi comuni o di sorprendere attraverso immagini che inciampano nei tuoi occhi, ma soprattutto del fatto che i progetti costruiti e i lavori di ricerca pongono interrogativi pressanti sul ruolo dell’architettura oggi e sulla sua capacità di produrre ancora argomenti che generino dei passi avanti nella nostra cultura, andando oltre un conformismo sempre più appiattito e pericoloso. Esiste in tutti i lavori di Ensamble una condizione sostenuta di sfida e insieme di dialogo con la ragione prima del costruire: la forza di gravità. Uno dei primi lavori, il Centro di Studi Musicali a Santiago di Compostela, nel cuore della Galizia, terra natale di Antón, è una forma di confronto interiore con la figura del padre musicista e, insieme, è radicamento tra terra e pietra, un monolite celtico e selvaggio, opera aggiornata e insieme sfida al peso della roccia grazie a quell’impalcato in cemento armato su cui tutto sembra gravare. La pietra sbrecciata e pesante si fa monumentale negli uffici della SGAE, sempre a Santiago, di pochi anni dopo, ma il dialogo con la parete traslucida è sempre troppo letterario. Mentre quasi in contemporanea, Antón e Débora Mesa, la sua compagna e co-fondatrice dello studio, realizzano la propria abitazione nella periferia di Madrid. L’Hemeroscopium House è una sfida allo sguardo tradizionale disorientato, alla gravità provocata dalle travi prefabbricate in cemento armato che costruiscono la trama dello scheletro che si fa casa e meccanismo, ai modelli classici della storia

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Ensamble Studio. Architettura della Terra


dell’architettura moderna che, per non morire, devono vivere una metamorfosi. La casa è laboratorio, come per il padiglione The Truffle che segue di pochi anni, luogo di sperimentazione e manifesto di una necessaria irrequietezza che interroga la Natura e la nostra tecnologia primaria e moderna, ripensando a un ventre primordiale in cui rifugiarsi. Il libro di Antonello Marotta è il prodotto di una esigenza profonda d’interrogare il fenomeno creativo di Ensamble Studio e le ragioni della sua vitale inquietudine progettuale e intellettuale. Come in tutti i suoi lavori di ricerca, Marotta indaga con pazienza entomologica, scansiona immagini e parole alla ricerca di un senso che vada oltre la semplice critica del progetto per fissare coordinate e parole che ci aiutino ad entrare ancora più a fondo e a coglierne il senso necessario, quello che può sopravvivere alle mode e lasciarci l’essenza di cui abbiamo necessità. Una metodologia rigorosa per inseguire i percorsi spiazzanti di Ensamble che, in questo ultimo decennio, hanno alzato ulteriormente la posta, spingendo ricerche e lavori in direzioni ancora più estreme e utili per tutti noi. Sarebbe stato così semplice replicare all’infinito varianti del modello linguistico dell’Hemeroscopium House in nome di un’inerzia che premia chi occupa il mercato delle immagini a facile consumo. Invece non è stato così, e una seconda abitazione di famiglia, quella pensata dopo il trasferimento a Boston per l’insegnamento al MIT, ha permesso alla coppia di sperimentare ancora, con materie e logiche costruttive diverse e insieme complementari. Ancora una volta la casa è stata la matrice per la ricerca a scala differenziata, con i progetti di Suprablock a Boston, i lavori per il MIT e lo Start-Up Centre di Seoul, dove i modelli in travi e frammenti prefabbricati di acciaio, che Antón sperimenta all’università, nel suo giardino e oggi nella Ensamble Fabrica, vivono salti di scala disorientanti. I lavori più recenti vivono una paradossale ricerca di contrasto dell’architettura come macchina, la sua produzione industrializzata e gli scarti improvvisi, di materia e scala, che la contraddicono immediatamente, a indicare che l’architettura non è più una “macchina per abitare”, ma una forma di complessità del presente in cui immergersi. Il dialogo quasi ipnotico con le neo-mega-strutture si contrappone consapevolmente con una potente riflessione formale sul concetto di naturale e artificiale, che ha nutrito una serie di progetti concettualmente molto importanti come le installazioni per il Parco Tippet Rise, il lavoro di ricerca per la Ca’n Terra a Minorca o con la “Tent”, la nuova Prefazione

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Martemar House

57

Malaga, 2005

La casa, realizzata a Benahavís, nei pressi di Malaga, ha la forza di imporsi per la qualità degli spazi dell’abitare, delimitati da un recinto, e per la costruzione eseguita con un montaggio a secco di una trave in cemento armato, con una luce di 25 metri. Sul fronte opposto è localizzato un architrave in acciaio. Cinque travi in acciaio strutturano la casa, organizzata per fasce funzionali, in corpi elementari, dove al piano terra si trova l’area giorno, con il grande salone, la cucina aperta, e l’area notte, che si apre su uno spazio privato delimitato dal muro di confine. Un corpo al primo piano, realizzato sopra l’area della cucina, contiene altre stanze da letto. L’abitazione costruisce

due orizzonti: il principale che prospetta di fronte al mare e il secondario che si confronta con il panorama delle montagne. L’abitazione diventa un manifesto dello studio madrileno, in quanto realizzata con un montaggio a secco di strutture in cemento armato prefabbricate e di travi in acciaio. Il montaggio, a partire da questa opera, segna il loro percorso progettuale nei lavori elaborati negli anni successivi. La casa, attraverso l’uso dei limiti murari, risolve un lieve pendio e crea attraverso la massa della trave, dal peso di 50.000 chilogrammi, una potenza fisica e percettiva, in una dialettica tra gli spazi aperti e i limiti del recinto.


The Truffle

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Costa da Morte, 2010

The Truffle è uno dei progetti più innovativi realizzati dallo studio madrileno. Localizzata nella costiera galiziana, è una piccola abitazione estiva. Il processo per realizzarla si mostra immediatamente per la sua forza innovativa. Dopo aver spianato il terreno, viene realizzato un piano di conglomerato cementizio, su cui vengono posizionate delle balle di fieno per diversi strati, seguendo una configurazione ben precisa. Ai vari livelli viene colato dall’alto il cemento, per determinare alla fine una dimora dalla forma di un tartufo. A processo di stagionatura ultimato, una sega industriale seziona la massa per determinare la finestra, che traguarda il mare, mentre la mucca Paolina inizia a mangiare, per diversi mesi, la paglia contenuta al suo interno. La filosofia che muove l’intervento è profonda: partire da uno dei simboli dell’abitare, una dimora che Le Corbusier aveva realizzato nel 1952 a Roquebrune-CapMartin, per rinnovarlo di significato. Per il maestro della modernità significava concepire una nuova idea di vivere lo

spazio abitativo: uno studio esistenziale, dalle misure di metri 3,66 x 3,66 x 2,26 di altezza, dove elaborerà i progetti degli anni Cinquanta, quelli che metteranno in crisi i dettami del Movimento Moderno. Per García-Abril, di contro, significa sviluppare un tema fortemente concettuale, materico e filosofico: trasformare un simbolo dell’architettura in una caverna modellata, in cui la ruvidezza dell’esterno del Cabanon è portata all’interno, nel cemento che a contatto con la terra e con la paglia ne recupera, per contatto, una dimensione di contaminazione, dove la natura e l’artificio si ibridano. Il risultato è una forma organica, nella massa che ha assorbito i filamenti della paglia e soprattutto ne ha ripreso in positivo la sua struttura tridimensionale. Il progetto viene studiato nei minimi dettagli, mentre il processo finale crea qualcosa di inaspettato, un trasferimento delle proprietà della terra al cemento che assorbe chimicamente le sue sostanze, nella ricerca di uno slittamento semantico tra il metodo, la precisione e la dimensione inconscia.


Reader’s House

115

Madrid, 2012

Il rinnovamento delle strutture industriali si pone come uno dei temi più affascinanti e complessi di ultima generazione. L’archeologia industriale si differenzia da quella classica, in quanto si presta maggiormente ad essere trasformata. Mentre l’archeologia classica ha regole consolidate, e la forma è un principio quasi inviolabile, un’aura che necessita di rispetto, quelle industriali, che nascono con una funzione specifica, nella trasformazione possono riacquistare nuova identità e in questa revisione ottenere una funzione sociale che prima non possedevano. Tali cattedrali laiche sono dotate di grandi spazialità, con sezioni in cui la luce penetra dall’alto e dalle ali laterali. Questa complessità, sia d’impianto, sia legata alla riconversione e all’abbandono, offre una straordinaria

possibilità di rimettere in gioco spazi a ridosso dei nuclei storici, in cui la città, espandendosi, ha accolto nuove funzioni. L’antico Matadero di Madrid diventa il campo di studio per una destinazione in Casa per il lettore. Ensamble Studio vince il concorso e completa l’intervento nel 2012, con le trasformazioni delle navi 13, 14, 17b e 17c. Con la Reader’s House lo studio risolve in maniera intelligente e illuminante lo spazio dell’antico macello della città. È certamente tra le opere più importanti dello studio, per capacità spaziali e concettuali. Come risolvere uno spazio industriale, rispettare la natura e innescare una nuova vita? La soluzione è sempre complessa quando si opera in un corpo anziano, segnato dal tempo, che ha posseduto una vita propria. Il progetto parte da una


Cyclopean House

171

Brookline, 2015

Nel 2015 gli architetti completano a Boston, nel quartiere residenziale di Brookline, la Cyclopean House. Il lotto in cui intervengono è fatiscente con la presenza di un garage. Decidono di intervenire sopra. Elaborano dei diagrammi estremamente chiari, con una struttura in grado di coprire uno spazio di 240 metri quadri. Sette travi di grandezza gigante assolvono a una funzione specifica, ora bagno, ora cucina, ora magazzino, ed ancora luogo del lavoro, di studio o del divertimento. L’abitazione è pensata come una strutturazione del limite per lasciare la pianta libera, aperta, a doppia altezza. Per non gravare sul garage preesistente, Ensamble Studio porta ai limiti estremi la ricerca sulla leggerezza, iniziata anni prima su invito della Sejima per il terremoto che aveva colpito il Giappone. I progettisti elaborano così una struttura di travi rinforzate in acciaio, con elementi leggeri prefabbricati in schiuma espansa, resa

ignifuga. La dimora si chiude su tre lati e si apre con grandi finestre sulla strada, che incorniciano gli alberi del parco. Ensamble Studio realizza così un’abitazione orientale, che accentra sui limiti perimetrali le funzioni principali, per liberare lo spazio vuoto della casa, che nel tempo potrà assolvere a nuove destinazioni. Di particolare interesse il sistema dei letti, risolti in soluzioni a scomparsa nelle pannellature che contengono ambienti funzionali. Così la Cyclopean House è risolta con una grande flessibilità e con una spazialità neutra, in cui possono essere svolte diverse attività. Sino ad ora avevamo assistito alla sperimentazione di materiali leggeri, come il polistirene espanso, ma per progetti in qualche modo ludici o sperimentali, ora invece applicati a un’abitazione che deve risolvere spazialmente e protettivamente le esigenze della famiglia che la abita.


WoHo, PARLA 5x

219

Parla, Madrid, 2025

A distanza di diversi anni dal progetto sperimentale WoHo, Ensamble Studio realizza un’unità abitativa che, da quel corpo “teorico”, prende vita. Le parole chiave per identificare questa architettura sono: standardizzazione, adattabilità, sostenibilità energetica, sociale ed economica, e bellezza nell’esecuzione della forma costruita. Parla 5x è costruito in un quartiere residenziale a basso reddito nella periferia di Madrid. Pensato come un manifesto, l’intervento vuole stabilire un rapporto inedito tra la prefabbricazione e l’adattabilità del modello al contesto urbano, che muta a seconda delle diverse localizzazioni. Si tratta di un tema centrale della Modernità: basti pensare alle sperimentazioni di Walter Gropius con la Casa unifamiliare realizzata per l’esposizione del Weissenhof nel 1927. Gropius realizzò due unità prefabbricate, ideate con blocchi di sughero espanso e fibra. Alla base di questa concezione vi era l’idea etica di una casa per tutti, ma il risultato, sul piano della qualità dell’architettura, mostrava i limiti di un dialogo non ancora maturo. A distanza di un secolo, Ensamble Studio elabora un sistema di prefabbricazione industriale in cui i temi etici devono incontrare necessariamente quelli estetici. L’intervento è concepito con componenti distinte, realizzate in cantiere e montate tramite una gru. Uno scheletro strutturale e impiantistico, insieme a blocchi prefabbricati,

consente di adattare l’organismo alle diverse condizioni urbane. Dal punto di vista strutturale, l’edificio è composto da un telaio interno realizzato in legno lamellare a strati incrociati (CLT) e calcestruzzo a basse emissioni di carbonio. Il piano terra è passante, con una funzione civica, e si apre verso una corte con piscina; al di sopra si sviluppano le unità abitative, efficienti e ben distribuite. La copertura funge da macchina energetica, con l’installazione di pannelli fotovoltaici che permettono all’edificio di essere autonomo. Una particolare attenzione, infine, è dedicata alla pelle dell’abitazione, che diventa traslucida ed è in grado, durante la notte, di diffondere una luminosità calibrata, offrendo l’immagine di un corpo vivente. Ensamble Studio compie una rilettura della fase eroica della Modernità. Nel 1922 Le Corbusier elaborò un progetto straordinario, non realizzato: l’Immeuble-Villas, composto da 120 abitazioni organizzate secondo un sistema duplex, che accoglieva al proprio interno un grande giardino privato. Il concetto spaziale rimase sulla carta, ma anticipava, di fatto, alcuni temi contemporanei. Dall’Immeuble-Villas nacque il Padiglione de l’Esprit Nouveau, come cellula isolata di un sistema articolato, riportata al suolo con un grande oculo da cui entrava la luce. Così Ensamble Studio, in questa direzione, realizza, dal progetto complesso di WoHo, una cellula abitativa come parte integrante e viva del tessuto urbano di Madrid.


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Ensamble Studio. Architettura della Terra


Biblioteca Nazionale

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Madrid, 2023

Il progetto di rinnovamento della Biblioteca Nazionale di Spagna a Madrid intende costruire un collegamento virtuale e artistico tra il Paseo del Prado e il Paseo de Recoletos. Riemerge l’asse di connessione interdisciplinare tra architettura, arte, tecnologia e paesaggio. Per fare questo, si deve pensare alle spazialità dell’edificio storico in una chiave interpretativa di natura interrelata, al fine di collegare i luoghi esistenti alla città e creare nuovi spazi pubblici e semiprivati. Per questo si opera sugli ambienti esterni e interni della costruzione ottocentesca. Si inizia con la riqualificazione degli ambienti intermedi esterni, salvaguardando gli alberi esistenti e rafforzando le aree naturali di flora autoctona innestata e vasche d’acqua, per aumentare le aree di sosta all’ingresso della Biblioteca Nazionale e rendere più “trasparente” il rapporto tra la dimensione urbana e quella interna dell’edificio. L’operazione più importante e innovativa viene elaborata per le due corti interne, a sud e a nord. Vengono definiti due nuovi

paesaggi interiori, con due coperture sperimentali, che favoriscono due diversi modi di far penetrare la luce, in relazione alle destinazioni proposte. Nel cortile sud si progetta un’espansione delle strutture esistenti, con l’ideazione di una caffetterialibreria e di un ristorante. La soluzione consiste in un tetto trasparente: una tenda come una nuvola, ideata con un tessuto leggero e traslucido che ha come confine i limiti delle murature dell’edificio storico. I visitatori si trovano a vivere in un luogo pubblico, ma destinato a generare spazi privati. Mentre per la corte nord si propone di realizzare un auditorium di forma ellittica. Essa ha una copertura retta da una possente struttura, la quale culmina con impianti per l’energia solare. Così, se da un lato la volontà è quella di salvaguardare l’edificio storico esistente, dall’altro l’intento è quello di generare nuove spazialità interagenti, con la finalità di innestare una nuova linfa culturale e contemporanea nel tessuto antico della città.


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Ensamble Studio. Architettura della Terra


The Tent

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Costa da Morte, 2020

Il tema delle strutture del paesaggio trova un chiaro riferimento in questa dimora primordiale, denominata The Tent, e realizzata nel 2020 sulla Costa da Morte, in Spagna. Sono passati dieci anni dalla realizzazione di The Truffle, un organismo biologico a forma di caverna, realizzato in paglia, successivamente rimossa per lasciare in vita la dimora primordiale modellata sul calco del Petit Cabanon lecorbusieriano. Ora lo spazio della casa si presenta più astratto, più spigoloso nei tagli che permettono alla luce di penetrare e consentono visuali sul promontorio ispanico. La Tenda è una coperta che genera lo spazio, una superficie plastica che modella e delimita senza chiusure. In tal modo il paesaggio penetra al suo interno. È una struttura concepita per essere aperta, concettualmente nomade, incurante della pioggia, come uno spazio in progress. Generata dall’azione della piega, quella deleuziana, essa mette in relazione spazio e struttura. Un plastico in cartone ne mostra la forma intuitiva, che, una volta modellata al computer, rivela le potenzialità dello strumento con cui è stata concepita. In cinque giorni si passa dal modello all’ingegnerizzazione e alla progettazione in situ. Calcolata la struttura con le armature, si prosegue

con la realizzazione dal vero della sua conformazione. Riemerge qui la sperimentazione condotta negli anni Settanta del Novecento da Miguel Fisac, che aveva realizzato ad Almagro, in Spagna, la Casa di Ciudad Real (1970-1978). L’architetto trasformò un antico frantoio nella propria abitazione e, nel portale e nel balcone, introdusse elementi in cemento armato che prendevano vita attraverso casseforme flessibili, pensate come corpi che respirano, come una pelle sensibile. Se nell’esperienza di Fisac l’operazione richiamava il tema della texture, nella ricerca di Ensamble Studio, invece, essa non riguarda più la separazione del corpo dalla pelle, o della struttura dalla sua materia, poiché queste sono concepite ed elaborate come un’unica dimensione non più scindibile. Come affermano i progettisti, si tratta di un’architettura che è, al contempo, tessuto e roccia, fluida e lapidea. Pensata come una struttura temporanea, essa si radica tuttavia nel suolo mediante i suoi sostegni, mettendo radici, aprendosi alla vista sul mare e al dialogo con la natura, fino a essere accolta nel suo grembo materno.


Appartenere alla Terra Antón GarcíaAbril Ruiz e Débora Mesa Molina F

are un bilancio della nostra vita e della nostra carriera, dopo tanti anni di lavoro, implica memoria, eredità, esperienza e anche malinconia. Il primo decennio, sul quale Antonello Marotta ha scritto la nostra prima monografia, è stato un tempo di scoperta: l’avventura di decidere dove rivolgere lo sguardo, quale cammino esplorare e, forse la cosa più importante, con chi percorrerlo. Questa scoperta, lenta per natura, è sempre soggetta al caso. È incontrollabile. Se nella giovinezza abbiamo creduto che fosse il presente a dominare la nostra carriera, la prospettiva ci ha rivelato che l’unica certezza è che gli architetti vivono nel futuro. L’architettura si proietta in avanti: come sarà, e come interagiremo con essa? Per questo è così difficile scrivere del passato: la sua interpretazione è sempre fittizia. Il futuro, invece, si fonda sulla certezza della sua inesistenza, ed è in quel vuoto che costruiamo la verità a cui aspiriamo. Quando parliamo di un progetto non ancora costruito, questo futuro ci ispira e ci riempie di emozioni che desideriamo concretizzare e condividere.

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Ensamble Studio. Architettura della Terra


L’architettura racchiude queste emozioni, le diversifica, le modula e le espone alla vita che vogliamo accogliere. Ciò che più ci muove, come architetti, è il desiderio intuitivo e profondo di cercare questa connessione intima con l’architettura, attraverso un’esperienza che trascende il piano fisico. Una ricerca alla cieca, senza troppi riferimenti, anche se basata su esperienze precedenti e altrui, che a volte entrano in conflitto con la nostra visione del mondo. Un’indagine piena di ostacoli, ma anche di momenti di straordinaria ricchezza e magia che illuminano il cammino. Abbiamo imparato a seguire questi segnali. Dopo tanto tempo, è inevitabile aver imparato qualcosa. Il peso di ciò che si è accumulato è difficile da lasciar andare: deve essere questa la conoscenza, che tanto arricchisce quanto limita, perché impone coerenza. Ricorda anche che il tempo è finito e ci invita a portare a compimento proposte rimaste in sospeso. I nostri 25 anni di lavoro costante segnano un punto di svolta verso altri 25, che affrontiamo con uno spirito più risoluto. Viviamo in un mondo che tende a disconnettere la dimensione umana, a collettivizzare il sapere e ad automatizzare i processi produttivi e creativi. Tuttavia, ciò non contraddice il desiderio spirituale di connettere la meraviglia dell’evoluzione tecnologica con il substrato essenziale della nostra esistenza: l’appartenenza alla terra. Un destino che le religioni promettono, che gli scienziati cercano di comprendere e che gli artisti tentano di esprimere e trascendere. Il lavoro degli architetti è anticipare questo accordo con la terra: svelarne il genio e scoprire la vita che ci permette di dispiegare. Vorremmo pensare che questo approccio evolutivo possa essere pianificato, ma la nostra natura intuitiva suggerisce che questo divenire sia al di fuori di ciò che oggi possiamo sognare come società e che lo scopriremo a poco a poco. L’architettura sostiene questi strati e indica, attraverso la nostra presenza fisica, come la vita si sia evoluta. Non è in grado di trasformare il mondo da sola, ma è l’espressione di accoglienza più autentica che abbiamo della nostra umanità. La forma che l’architettura assume come sostegno, come accordo tra noi e la natura, insieme alle vite che nascono dalla sua presenza e dal suo sforzo costruttivo, fanno dell’architettura uno specchio delle nostre aspirazioni e dei nostri limiti. Oggi si parla del fatto che, dopo un picco demografico, il nostro mondo si ridurrà della metà e che l’equilibrio, ora spezzato, si ristabilirà grazie all’azione comune e ai progressi in tutte le tecnologie legate alla terra. I settori primari, un Appartenere alla Terra

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Antonello Marotta - Ensamble Studio by LetteraVentidue Edizioni - Issuu