

Ho vissuto la caduta di Amburgo da spettatore1 .
È importante capire quali idee usiamo per pensare altre idee2 .
Cosa dobbiamo lasciare a casa e cosa dobbiamo portare con noi, per essere abbastanza leggeri da attraversare lo specchio [di Alice]?3 .
Nel luglio del 1943 Hans Erich Nossack si trova in vacanza quando la Royal Air Force scatena su Amburgo quella che passerà alla storia come Operazione Gomorrah4 .
È abbastanza lontano da non essere colpito, ma sufficientemente vicino da assistere alla distruzione della città. Osserva l’incendio che la divora, un evento che molti tedeschi dell’epoca percepiscono come una conseguenza inevitabile, quasi un castigo. Nossack guarda, prende nota, resta spettatore. Il disastro è totale e irreversibile, ma resta a distanza.
In una scena della serie Chernobyl5 , un addetto alla sicurezza dei reattori6 viene costretto dai dirigenti, successivamente all’incidente7, a verificare lo stato del Reattore Quattro. Attraversa corridoi e un camminamento sul tetto della centrale. Quando raggiunge il punto da cui può guardare verso i resti del reattore, si espone a una dose letale di radiazioni. Lo vediamo prima di spalle, poi in volto, segnato dalle ustioni. È consapevole dell’entità del danno, così come della certezza della propria morte. Qui l’atto di vedere coincide con l’essere definitivamente coinvolti. Queste due figure, lo spettatore e il testimone costretto, attraversano questo libro come inneschi simbolici. Tra il guardare da una posizione di apparente sicurezza e l’essere trascinati dentro il disastro quando ormai è troppo tardi, si apre uno spazio critico fragile, ma decisivo. Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato a livello globale.
Secondo il Copernicus Climate Change Service8, la temperatura media ha superato di 1,6 °C i livelli preindustriali, oltrepassando per la prima volta la soglia di 1,5 °C fissata dall’Accordo di Parigi. I dati sono disponibili e accessibili, ma continuano a tradursi in fenomeni estremi che rendono tangibile la violenza del cambiamento climatico, anche quando non occupano una posizione centrale nell’agenda politica europea. Questo libro non affronta la questione ambientale in senso stretto. Indaga piuttosto in che modo la fotografia, l’immagine in movimento e, più in generale, gli immaginari visivi possano contribuire a renderla pensabile e criticamente affrontabile, in un contesto in cui la crisi non è più un evento puntuale, ma una condizione diffusa. Nel nostro lavoro, sviluppato negli anni attraverso progetti transdisciplinari legati a fragilità, traumi e trasformazioni, abbiamo adottato un metodo teorico-
pratico fondato sull’immersione nei contesti. Questo ci ha portato a considerare l’emergenza non come eccezione, ma come condizione della ricerca. Il libro nasce da esperienze sul campo e approfondisce un saggio9 militante scritto nel 2020, in cui abbiamo proposto una nuova area di ricerca fotografica: il passaggio dal concetto di ʻpaesaggioʼ a quello di ʻambienteʻ, inteso come spazio plurale, attraversato da visioni e attori divergenti, centrale per comprendere il Nuovo Regime Climatico10. Come accade negli otto capitoli che compongono questo volume, partiamo dalle immagini per interrogare i nostri strumenti critici e il nostro stesso immaginario rispetto alla crisi ambientale. Le figure di Nossack e del testimone di Chernobyl condensano un rischio che sentiamo concreto: restare spettatori lucidi ma inerti, oppure riconoscerci corresponsabili di un disastro quando ogni possibilità di intervento si è ormai ridotta.
Quali sono allora le strade percorribili per non relegarci in posizioni che non aprono a nessuna azione culturalmente generativa? L’estetica della spettacolarizzazione e il realismo catastrofista11 non sembrano risposte efficaci di fronte a fenomeni complessi e sistemici. Allo stesso modo, una semplice osservazione distaccata, soprattutto se ancorata a un punto di vista unico, rischia di produrre una paralisi dello sguardo.
Ciò che proviamo a tracciare è una prima mappa, necessariamente incompleta e aperta, di immagini emergenti e di immagini dell’emergenza. A distinguerle non è soltanto il contenuto, ma il modo in cui entrano in relazione con i contesti, circolano e vengono riattivate. Disarmare le immagini è un diario di viaggio, di ricerca e di lavoro, una cassetta degli attrezzi. L’obiettivo è comporre strumenti capaci di orientare lo sguardo in un
contesto segnato dall’instabilità e dall’accelerazione, senza pretendere posizioni definitive.
Perché alcune immagini assumono valore mentre altre restano mute? Per chi, esattamente, risultano significative? Se le immagini emergenti possono diventare strumenti operativi per interpretare un cambiamento epocale, saremo davvero in grado di riconoscerle nel flusso incessante della produzione visiva?
Negli ultimi anni abbiamo raccolto materiali eterogenei: immagini autoriali, storiche, trovate online o incontrate casualmente, ma anche percezioni ancora informi. Tutti accomunati dal fatto di emergere, in modi differenti, a partire dalla crisi ambientale.
Abbiamo scelto il montaggio, invece della scrittura a quattro mani, per rispettare i nostri percorsi individuali e farli dialogare attraverso i capitoli. Il montaggio riflette il modo in cui oggi concepiamo la conoscenza
e le relazioni tra le cose: non più lineari o gerarchiche, ma discontinue, reticolari, stratificate. A partire da questa concezione, la scelta del montaggio assume un valore che supera la dimensione formale e investe l’architettura stessa del libro. In questo senso incarna una forma di pensiero relazionale, in sintonia con una visione ecologica del mondo12.
Il disarmo delle immagini evocato dal titolo non promette soluzioni definitive. È un’attitudine, un esercizio di vigilanza. Ricorda che lo sguardo non è mai neutro, ma un atto di scelta che può contribuire alla reiterazione dei conflitti oppure aprire spazi di sospensione e trasformazione. In questo spazio fragile si gioca la possibilità di un uso diverso delle immagini: non impugnabili come armi, ma capaci di attivare forme di pensiero collaborativo. Un approccio che implica la rinuncia a modalità estrattive di produzione
culturale, a favore di pratiche più situate, relazionali e responsabili nei confronti dei contesti che attraversano.
COSTELLAZIONI . Scritture dell’Architettura
Collana ideata e diretta da Marco Navarra
Comitato scientifico
Eduard Bru (Barcellona)
Davide Tommaso Ferrando (Bolzano)
Mario Lupano (Venezia)
Gian Luca Porcile (Genova)
Li Xiangning (Shanghai)
01. Giacomo Borella, Per un’architettura terrestre
02. Giovanni Corbellini, Lo spazio dicibile. Architettura e narrativa
03. Alessandro Rocca, Lo spazio smontabile
04. Michael Jakob, Dall’alto della città
05. Marco Navarra, Dell’informe 1. Implosioni
06. Marco Navarra, Dell’informe 2. Assemblaggi
Prossimi titoli:
Jörg H. Gleiter, Nietzsche. Torino e l‘architettura
Non è che il passato getti la sua luce sul presente o il presente la sua luce sul passato, ma immagine è ciò in cui quel che è stato si unisce fulmineamente con l’ora in una costellazione.
Walter Benjamin
Ci sono libri che come lampi aprono un’improvvisa e urgente comprensione del presente e, nella conoscenza stessa, trovano immediatamente gli strumenti per trasformare il mondo. Questa condizione felice ritrova “il tempo della verità” laddove passato e presente perdono i loro confini. I libri della collana, liberi dalle forzature delle intenzioni, scoprono con naturalezza le ragioni di necessità per immaginare punti di vista differenti dalle vulgate dominanti.
Le “Costellazioni” presentano scritti che affrontano nuove questioni attraversando trasversalmente discipline diverse. Si tratta di testi irriverenti ed eretici che, guardando al di là dei codici disciplinari consolidati, cercano in altri campi stimoli e procedure per ripensare gli strumenti dell’Architettura.
I libri della collana trasformano occasioni, episodi, cronache in idee che fanno dello spostamento dello sguardo un’affilata pratica critica. A partire dall’Architettura, attraverso la qualità e l’espressività della scrittura, le “Costellazioni” esplorano questioni decisive della cultura contemporanea proponendo punti di vista inediti.
07 COSTELLAZIONI
ISBN 979-12-5644-197-6
Prima edizione italiana Giugno 2026
© LetteraVentidue Edizioni
© Andrea Botto
© Laura Cantarella
Come si sa la riproduzione, anche parziale, è vietata. L’editore si augura che avendo contenuto il costo del volume al minimo i lettori siano stimolati ad acquistare una copia del libro piuttosto che spendere una somma quasi analoga per fare delle fotocopie. Anche perché il formato tascabile della collana è un invito a portare sempre con sé qualcosa da leggere, mentre ci si sposta durante la giornata. Cosa piuttosto scomoda se si pensa a un plico di fotocopie.
Nel caso in cui fosse stato commesso qualche errore o omissione riguardo ai copyrights delle illustrazioni, saremo lieti di correggerlo nella prossima ristampa.
Grafica e impaginazione: Raffaello Buccheri, Francesco Trovato Stampa: Pantone 286U su Fedrigoni Woodstock Cipria Tipografia: Arti Grafiche Lapelosa (Sala Consilina, SA)
LetteraVentidue Edizioni S.r.l.
Via Luigi Spagna 50 P 96100 Siracusa, Italia
www.letteraventidue.com
Andrea Botto * Laura Cantarella




