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Alessandro Massarente - Ibridazioni temporali

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Crediti immagini

- K. Cavallari: pp. 12, 18, 19, 21, 63, 64, 66, 69, 70, 71;

- Amelio Fara, “Sistemi difensivi e antiche mura nella città italiana dell’Ottocento”, in Cesare De Seta, Jacques Le Goff (a cura di), La città e le mura, Laterza, Milano 1989: p. 15;

- M. Patamia: pp: 38, 39, 41-49, 87-89, 91-93, 95-99, 101;

- C. E. Goldoni: p. 53;

- V. Radi: pp. 80-83;

- A. Tessari: pp. 103-107;

Bologna Stamoto: un caso aperto

Franco Evangelisti

Forme, tempi, invarianti.

Traiettorie di ricerca per aree militari dismesse

Alessandro Massarente

Analisi morfologica per il riuso adattivo

Elena Guidetti

Spazi pubblici e arte contemporanea.

Nuovi usi tra arte, partecipazione e memoria urbana

Christin Erdmann Goldoni

Reti energetiche e comunità.

Ripensare il progetto urbano: verso l’energia condivisa

Karla Cavallari, Giuseppe Emmi

Progetto urbano domestico post-naturale.

Sovrascrivere i resti: “inventario del possibile”

Alessandro Gaiani, Valentina Radi

Scenari

Alessandro Tessari

BOLOGNA

STAMOTO: UN CASO APERTO

Il Piano Urbanistico Generale del Comune di Bologna, approvato nel 2021, prende atto del processo di rigenerazione in corso nella città, orientandolo a conseguire gli obiettivi di resilienza e ambiente, abitabilità e inclusione, attrattività e lavoro, secondo le modalità stabilite dalla Disciplina di Piano.

Per Bologna la rigenerazione è una necessità, legata al recupero di aree già utilizzate per evitare di consumare territorio rurale, ma è anche l’opportunità di avviare un processo continuo, multiscalare, multidimensionale, intersettoriale, che può dare un nuovo slancio culturale, economico e sociale alla città se accanto agli interventi di trasformazione edilizia e urbanistica viene avviato un processo di rigenerazione sociale.

L’integrazione di progettazione urbanistica, innovazione sociale, investimenti immobiliari, in parti urbane alla ricerca di nuovi usi e significati, permette di immaginare una città sempre più policentrica e policulturale.

La conversione di immobili dismessi, seguendo le strategie urbane e le strategie locali del Piano, può avere un valore molto rilevante, per realizzare la connessione di parti di città separate, per creare nuove centralità mediante il rafforzamento di relazioni tra spazi aperti e attrezzature

pubbliche, per bonificare i suoli e arricchire i servizi ecosistemici.

Gli spazi dismessi sono spazi ibridi, potenzialmente aperti a molteplici usi, attività e pratiche differenti. In virtù della loro storia e collocazione nella città possono essere spazi plurali, per più tipi di fruitori, generativi, che possono erogare servizi e produrre nuove economie della condivisione.

Gli immobili riattivati –temporaneamente o in maniera stabile – possono offrire e co-produrre servizi integrati con la comunità, essendo strettamente integrati alla città abitata: servizi sociali, culturali, per il tempo libero e per la promozione del lavoro. L’utilizzazione temporanea di questi spazi può offrire significative indicazioni sulla loro futura utilizzazione, sulla compatibilità urbanistica e sull’adeguatezza di un progetto di trasformazione in relazione agli obiettivi ambientali, sociali ed economici che il Piano persegue.

Il compendio ex militare Stamoto che ha ospitato lo Stabilimento Veicoli Motorizzati dell’Esercito fino agli anni 2000, con attività di riparazione di automezzi militari, è stato dismesso dal Ministero della Difesa nel 2023. Ha una storia molto simile a quelle di molte altre caserme a Bologna: la caserma fu costruita nei primi anni del Novecento sul sedime del Forte San Vitale, una delle difese che

facevano parte del vallo fortificato del 1861. Si trattava prima di un brano di campagna appoggiato alla direttrice della via San Vitale.

In seguito sono arrivate le ferrovie – dopo il 1880 quella per Ancona e verso il 1930 quella per Firenze – a ridefinire il rapporto con un territorio che nel frattempo diventava urbano. Le ultime trasformazioni urbanistiche rilevanti sono quelle della zona a sud e a est della caserma, con l’attuazione del piano per l’edilizia economica e popolare Fossolo e la realizzazione di importanti servizi pubblici (scuole, verde, impianti sportivi) nelle aree circostanti.

Nel maggio del 2023, con un Protocollo d’Intesa tra il Comune di Bologna e l’Agenzia del Demanio, si è convenuto l’avvio di una collaborazione istituzionale tra Comune e Agenzia finalizzata allo sviluppo di un progetto di riqualificazione del compendio che, adottando elevati standard in termini di qualità e sostenibilità, portasse alla rigenerazione urbana del comparto. Il Protocollo prevede l’acquisizione in proprietà da parte del Comune dell’area. Con questo obiettivo nel 2023 e nel 2024 si è svolto il lavoro di un Tavolo tecnico, assistito dalla Struttura per la progettazione dell’Agenzia, che ha cominciato a delineare possibili utilizzazioni e modalità di trasformazione del

compendio, anche al fine di stabilirne il valore economico.

Il comparto ha una superficie territoriale pari a quasi 13 ettari, mentre il volume lordo esistente è pari a quasi 400.000 metri cubi.

Fin dall’inizio si è considerato l’interesse comune alla realizzazione di uno studentato pubblico e di altre attrezzature culturali e civiche, da realizzarsi nei volumi oggi vincolati come beni culturali, tra i quali la vecchia caserma su via del Parco e altri piccoli fabbricati. Infine abitazioni e usi complementari, finalizzati a migliorare il mix abitativo dell’area, con destinazioni commerciali, sportive e direzionali.

Nel quadro di ulteriori e successive interlocuzioni tra Comune e Agenzia è tuttavia emersa l’impossibilità di attivare usi temporanei, segnatamente a fronte delle necessità di dar preliminarmente corso alle indagini e alle verifiche previste dalla vigente normativa in materia di siti contaminati, anche al fine di accertarne previamente i costi complessivi di bonifica. Questo “incidente”, frequente nella storia di aree utilizzate per usi industriali, militari e ferroviari, rallenta la trasformazione, a tutela della garanzia della salubrità del sito.

Il lavoro di ricerca coordinato dal Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara ha obiettivi

ambiziosi che ben rappresentano la necessità di riflettere sui contenuti e le forme degli interventi di rigenerazione.

Cosa significa una rigenerazione urbana orientata a supportare la transizione digitale della città?

Quale concetto di tempo è oggi significativo per ragionare su scenari di trasformazione? Come si possono utilizzare metodologie consolidate di analisi morfologica per indagare i possibili esiti spaziali degli interventi di rigenerazione?

L’approfondimento di temi molto diversi, quali l’importanza dell’arte contemporanea nella qualificazione di nuovi spazi pubblici, oppure la costruzione di reti energetiche a supporto delle comunità locali mostrano la complessità e multidimensionalità della rigenerazione. Per allargare lo sguardo sul processo di rigenerazione il contributo della ricerca è sicuramente rilevante.

FORME, TEMPI,

INVARIANTI

TRAIETTORIE DI

RICERCA PER AREE

MILITARI DISMESSE

ALESSANDRO MASSARENTE

Con questo testo vorrei riuscire a introdurre e delineare tre nodi tematici in apertura di questo libro, il quale presenta i risultati di una ricerca svolta all’interno del Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara, che ho avuto il compito di coordinare1. Il primo è legato alle potenzialità che l’architettura militare e le relative infrastrutture rivelano nei territori e nelle città contemporanee. Il secondo è connesso alle specifiche qualità che il caso studio della dismessa area militare Stamoto a Bologna ha consentito al gruppo di ricerca di esplorare, anche attraverso l’avvio di una proficua collaborazione con l’Ufficio di Piano Urbanistico del Comune di Bologna.

Il terzo è correlato alle teorie e alle metodologie della progettazione architettonica che il gruppo di ricerca ha inteso adottare per affrontare alcune complesse questioni che il caso studio ha sollevato.

Si tratta di tre nodi di differente complessità, le cui correlazioni disciplinari con i contributi presentati nel libro da diversi partecipanti al lavoro di ricerca spero permettano di far cogliere il potenziale che tali questioni rivelano negli studi sull’architettura e la città.

Potenziali dell’architettura militare

L’architettura militare ha strutturato nei territori una complessa rete di manufatti che nel tempo ha lasciato profonde tracce nelle forme delle città e dei paesaggi, in particolare di quelli europei.

L’architettura militare è costituita sia da fortificazioni – strutture di straordinaria complessità morfologica a difesa di città e territori attraverso barriere fisiche nel tempo evolutesi come complesse reti di infrastrutture – che da fabbriche – quali ad esempio caserme, armerie, ospedali, cavallerizze, panifici, magazzini – che hanno esteso, prima nelle città murate e poi nel paesaggio, sistemi di difesa e controllo del territorio.

L’architettura della fortificazione “alla moderna”, che si manifesta nella seconda metà del XV secolo a seguito della diffusione delle armi da fuoco, è stata oggetto di numerosi studi2, che hanno messo in luce come la disposizione planoaltimetrica delle stesse fortificazioni obbedisse alla necessità di osservare il territorio esterno alle città secondo determinate linee difensive.

«La nuova architettura conseguente all’impiego delle bocche da fuoco ha significato solo se pensata in rapporto con l’esterno, dove si deve diramare la rete dei raggi visuali difensivi. Senza spazio libero esterno non ci può

essere una moderna architettura della fortificazione»3.

Composizione dei vuoti

Per tali motivi nell’architettura militare assume un ruolo dominante la “composizione dei vuoti”: attorno alle città murate – attraverso “spianate” – e nel corpo delle città – tramite “guasti” – come le demolizioni di edifici preesistenti nel tessuto urbano per adeguare mura antiche di città – ad esempio quelle di terraferma della Repubblica di Venezia – ai nuovi sistemi difensivi.

Nel XIX secolo tale composizione dei vuoti si estende nel territorio con la realizzazione in molte città europee di campi trincerati a opere isolate: un’organizzazione difensiva a forti distribuiti nel territorio attorno alla città, volti a costringere le artiglierie nemiche ad aprire il fuoco da una distanza tale da non coinvolgere il nucleo urbano circondato da mura continue4.

L’esterno diventa interno attraverso un processo di progressiva militarizzazione della città e del territorio. La distanza delle opere difensive dai margini della città aumenta progressivamente con lo sviluppo delle tecniche di artiglieria, e la creazione in questo periodo storico di zone militari all’interno

delle città insieme ai relitti di tali opere difensive nel tessuto urbano delle città contemporanee costituisce una costellazione di luoghi che oggi richiedono di essere studiati e condotti a nuovi possibili scenari di trasformazione.

Sorvegliare e ordinare corpi nello spazio

Nell’ambito della congiuntura storica definita dalla grande spinta demografica del XVIII secolo, con l’aumento della popolazione fluttuante, la crescita dell’apparato produttivo e la maggiore complessità dei sistemi politici e istituzionali, l’ordine dei corpi nello spazio sta alla base delle “discipline”, come definite da Foucault nel celebre Sorvegliare e punire5 .

L’organizzazione della fanteria costituisce uno dei prototipi attraverso il quale corpi ordinati nello spazio migrano dal modello fisico di massa al modello macchina a parti multiple. Attraverso la sorveglianza e il controllo, le tecniche che permettono di vedere inducono dunque effetti di potere.

Il modello di questi “osservatori” è il campo militare, la città temporanea e artificiale, l’accampamento-città, dai romani a Durand. Secondo Foucault, dal primitivo schema quadrato

1. La ricerca dal titolo Il processo del progetto di architettura nella transizione digitale. Un approccio interdisciplinare alla valutazione e valorizzazione degli spazi “scartati” delle città, si è svolta dal 2023 al 2024 nell’ambito del bando per il finanziamento della ricerca scientifica “Fondo per l’incentivazione alla ricerca dipartimentale” FIRD 2023, Dipartimento di Architettura, Università di Ferrara. Gruppo di ricerca: Alessandro Massarente (responsabile del progetto) PA ICAR 14; Alessandro Gaiani PA ICAR 14; Giuseppe Emmi RTD A ING-IND 10; Alessandro Tessari Assegnista UniFe ICAR 14; Valentina Radi, PhD Docente a contratto UniFe; Karla Cavallari Rodrigues, Dottoranda Phd student IDAUP UniFe XXXIX ciclo ICAR 14; Christin Erdmann Goldoni, Dottoranda Phd student IDAUP UniFe XXXIX ciclo ICAR 14; Matteo Patamia, contratto prestazione d’opera; collaboratore esterno Elena Guidetti PhD Docente a contratto UniFe RTD A Politecnico di Torino ICAR 14.

2. Tra i quali Bruno Zevi, Le fortificazioni fiorentine, in Paolo Portoghesi, Bruno Zevi (a cura di), Michelangiolo Architetto, Einaudi, Torino, 1964, pp. 379-424; Amelio Fara, Sistemi difensivi e antiche mura nella città italiana dell’Ottocento, in Cesare De Seta e Jacques Le Goff, La città e le mura, Laterza, Milano, 1989, pp. 350-370; Micaela Viglino, L’“internazionalità” dei tecnici militari sabaudi e la loro attività di cantiere, in Micaela Viglino, Andrea Bruno jr. (a cura di), Gli ingegneri militari attivi nelle terre dei Savoia e nel Piemonte orientale (XVI-XVIII secolo), EDIFIR, Firenze, 2007, pp. 9-20.

3. Amelio Fara, La città da guerra nell’Europa moderna, Einaudi, Torino, 1993, p. 4.

4. Ivi, p. 109.

5. Michel Foucault, Sorvegliare e punire. Nascita della prigione, Torino, Einaudi, 1976,

Analisi edifici esistenti.

New York, 2005; Fred Scott, On Altering Architecture, Routledge, London, 2008.

10. Stephen Cairns, Jane M. Jacobs, Buildings Must Die: A Perverse View of Architecture, MIT Press, Cambridge, 2017.

11. Jesse Reiser, Nanako Umemoto, Atlas of Novel Tectonics, Princeton Architectural Press, New York, 2006.

12. Costantino Dardi, Contenitori storici: limiti della flessibilità, in Francesco Perego (a cura di), Anastilosi. L’antico, il restauro, la città, Laterza, Roma-Bari, 1987.

13. Martin Boesch, Laura Lupini, João F. Machado, Yellowred: On Reused Architecture, Mendrisio Academy Press / Silvana Editoriale, Milano, 2019.

14. Alain Borie, Pierre Micheloni, Pierre Pinon, Forme et Déformation Des Objets Architecturaux et Urbains, Eupalinos, Parentheses Eds, Paris, 1978.

15. Edmund N. Bacon, Design of Cities, Viking Press, New York, 1967.

16. Bie Plevoets, Koenraad van Cleempoel, Adaptive Reuse of the Built Heritage: Concepts and Cases of an Emerging Discipline, Routledge, London, 2019.

17. Cfr. il concetto di shearing layers definito da Stewart Brand. Stewart Brand, op. cit., p. 9.

e dello spazio,” ovvero del pieno e del vuoto14. Nelle indagini della forma architettonica come “punto di contatto tra massa e spazio”15, si propone un approccio “forma-forma” nel campo dell’adaptive reuse, in cui gli interventi e le trasformazioni sono letti e in questo caso prefigurati, in base all’interazione di forma tra l’esistente e il nuovo16.

Metodologicamente, il processo qui presentato disamina una selezione dei 20 edifici facenti parti del complesso dell’ex caserma Stamoto al fine di individuare le quantità: una cubatura complessiva di più di 340.000 metri cubi che insistono su una superficie territoriale di più di 130.000 metri quadri e una superficie permeabile di più di 35.000 metri quadri. Gli aspetti dimensionali degli edifici si riferiscono al numero dei piani, all’altezza (massima e minima) e alla superficie di ciascun elemento. Tali dimensioni sono integrate all’ossatura strutturale, intesa come componente di maggiore permanenza nel tempo, che organizza la forma architettonica. Il deterioramento, come obsolescenza fisica, è analizzata partendo proprio dalle componenti dell’edificio, nei suoi “layers/livelli” soggetti a un processo di obsolescenza fisica variabile (struttura, rivestimento esternocopertura, infissi, pavimentazioni, impianti)17. Il ridisegno dell’esistente, in pianta, sezione e vista assonometrica, è lo strumento principale di analisi dei potenziali della forma, dove emergono la scansione strutturale, le dimensioni primarie e il rapporto tra pieno e vuoto, non solo internamente, ma in particolare nella relazione di ciascun corpo con il sito e con gli altri volumi.

Gli schemi sintetizzano e graficizzano le analisi relative a 6 potenziali: permeabilità; capacità di definizione del bordo; serialità; potenziale pertinenziale esterno; potenziale di assemblaggio; elementi invarianti. Nonostante tutti gli aspetti della forma siano interconnessi, esistono relazioni prevalenti tra elementi e caratteristiche individuate. Le pertinenze esterne e il rapporto tra gli edifici sono cruciali nell’individuazione della “capacità di definizione del bordo” e del “potenziale pertinenziale esterno”. La pelle dell’edificio è cruciale nel valutare la “permeabilità”. Difatti, le aperture esistenti stabiliscono l’attuale capacità di connessione con lo spazio esterno, mettendo in luce direttrici dove il progetto può andare a insistere. Il sistema strutturale scandisce e identifica la “serialità” di ciascun edificio oggetto di analisi, stabilendone le assialità, il ritmo e la ripartizione del volume.

Il “potenziale di assemblaggio” indica la posizione e la modalità con le quali ciascuna preesistenza prefigura nella stessa natura dei suoi confini interno/ esterno la possibilità di intercettare addizioni di forma in un progetto di aumento di volumetria.

Gli elementi “invarianti” infine, sono le caratteristiche formali che identificano la conformazione dell’edificio a tal punto da non essere modificabili senza comprometterne la configurazione spaziale (passo strutturale, sagoma, elementi di pregio). Un intervento su di essi sarebbe in contrasto con la concezione di riuso adattivo come pratica che punta al riscatto delle qualità preesistenti. Queste 6 lenti di indagine vanno

EDIFICIO 1

DATI QUANTITATIVI

Numero piani: 1

Altezza massima: 4,4 m

Altezza minima: 3,1 m

Struttura: muratura portante

STATO MANUTENTIVO

Struttura: Insufficiente

Copertura: Pessimo

Infissi: Insufficiente

Impianti: Pessimo

Pavimentazione: Sufficiente

Permeabilità: su un lato, costante e ripetuta

Capacità di definizione bordo: continuo, longitudinale, monofacciale

Serialità: irregolare

Logiche di innesto: longitudinale, affiancato, esterno

Potenziale pertinenziale esterno: monofacciale, longitudinale, continuo

Potenziale di assemblaggio: affiancato, su tre lati, parziale

Elementi invarianti: ellisse in ingresso

Logiche di innesto: trasversale, interno-esterno

Pianta
Sezione B-B'
Sezione
Sezione

6. Charles Landry, op. cit., pp. 31-39.

7. David Harvey, op. cit., pp. 23-25.

8. Franco Bianchini, op. cit., pp. 6-9.

9. Charles Landry, op. cit., pp. 31-39.

Landry6, Harvey7 e Bianchini8. Allo stesso tempo DumBO evidenzia come l’arte contemporanea non solo abbia una funzione creativa, ma anche trasformativa e identitaria nello spazio urbano.

Il Distretto Urbano Multifunzionale DumBO si distingue dunque per la sua combinazione di spazi multifunzionali e utilizzo culturale, con cui vengono trasformate aree industriali dismesse in centri creativi e flessibili. La possibilità di utilizzare sia spazi interni che esterni, insieme all’integrazione di progetti comunitari e artistici, può servire da modello per la trasformazione del sito della Stamoto.

Le Serre dei Giardini

Le Serre dei Giardini Margherita rappresentano un esempio innovativo di rigenerazione urbana, in cui sostenibilità, arte contemporanea e innovazione sociale convergono per creare un luogo di incontro unico. Situate all’interno dei Giardini Margherita, il più grande parco pubblico di Bologna, sono un complesso di serre storiche trasformate in un centro polifunzionale che ospita attività culturali, imprenditoriali e comunitarie. Costruite originariamente come serre per la coltivazione di piante e fiori, le strutture hanno subìto un lungo periodo di abbandono fino al progetto di riqualificazione avviato nel 2015. Questo processo ha visto la collaborazione tra Comune di Bologna e organizzazioni locali, seguendo un approccio partecipativo per creare uno spazio che rispondesse alle esigenze della comunità.

Anche in questo caso, il processo di trasformazione può essere articolato in tre fasi principali:

- recupero architettonico: ristrutturazione delle serre storiche per preservarne il valore culturale e ambientale.

- sviluppo funzionale: introduzione di spazi per coworking, ristorazione biologica, eventi culturali e attività formative.

- attivazione comunitaria: coinvolgimento della cittadinanza attraverso progetti partecipativi e iniziative sociali.

In linea con i principi citati della sostenibilità urbana e delle “città creative”9, le Serre dimostrano come il recupero di spazi pubblici possa promuovere innovazione e coesione sociale.

L’arte contemporanea gioca un ruolo chiave nell’identità delle Serre. Le installazioni artistiche e le esposizioni temporanee offrono un dialogo costante tra tradizione e contemporaneità, rendendo lo spazio un punto di riferimento per artisti emergenti e affermati. Tra le azioni principali vi sono:

- installazioni permanenti: opere d’arte site-specific che integrano natura e creatività, trasformando le serre in un laboratorio artistico all’aperto.

- eventi culturali: festival, mostre e performance che coinvolgono la comunità locale e promuovono l’interazione tra arte, sostenibilità e tecnologia.

Inoltre, le Serre ospitano una programmazione regolare di workshop e laboratori creativi, rivolti

Le Serre dei Giardini.
Le serre dei Giardini
Scala 1 : 7000

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Alessandro Massarente - Ibridazioni temporali by LetteraVentidue Edizioni - Issuu