L’autore parte dall’ipotesi che, per restituire senso e, dunque, valore urbano alle metropoli, occorra ripartire da una scala diversa: dai territori. Tornare dal virtuale al reale. Dal globale al locale. Dal grande al piccolo. Riportando il discorso d’insieme ai tanti discorsi particolari che lo costituiscono è di nuovo possibile leggere il presente nei piani attraverso i quali si rappresenta: filosofico, politico, economico, culturale. Ciò che non è più rintracciabile nel quadro generale, eccessivamente complesso, impersonale, caotico e sovradeterminato, è di nuovo visibile ad una scala diversa. Nei territori della città, specialmente se ritenuti a torto marginali o periferici, l’urbanità, data per persa su scala metropolitana, torna in qualche caso ad essere reclamata e in molti casi praticata.