ISOLE

Il fenomeno dell’isola di calore urbana (Urban Heat Island - UHI) rappresenta una delle sfide climatiche più rilevanti per le città contemporanee, con incrementi termici che possono raggiungere 5–7 °C rispetto alle aree rurali circostanti. Il surriscaldamento urbano ha impatti significativi sul consumo energetico per raffrescamento, sulla qualità dell’aria, sulla salute pubblica e sul comfort urbano.


PREMESSA

I CODICI DEI PRODOTTI
E DELLE OPERE COMPIUTE FANNO RIFERIMENTO AI PREZZARI NAZIONALI EDITI DA LEGISLAZIONE TECNICA
Il presente articolo analizza le cause del fenomeno, quantifica gli impatti e presenta le principali strategie di mitigazione attraverso soluzioni progettuali passive e attive. Approfondendo in modo sistematico due macrocategorie di intervento: i materiali innovativi ad alta riflettanza solare (cool materials, PCM, rivestimenti fotocatalitici, materiali cromogenici) e le infrastrutture verdi (alberature stradali, tetti verdi, facciate vegetate, reti ecologiche urbane), includendo tabelle prestazionali comparative, valutazioni del ciclo di vita e raccomandazioni operative per
progettisti e amministrazioni urbane. Con l’intensificazione degli eventi climatici estremi e l’urbanizzazione crescente, la mitigazione delle isole di calore non è più opzionale ma imperativa per garantire vivibilità, resilienza e sostenibilità delle città del futuro. L’integrazione di materiali innovativi e nature-based solutions rappresenta la via maestra verso città climaticamente adattive e carbon-neutral.
1. IL FENOMENO DELLE ISOLE DI CALORE URBANE
1.1 Definizione e caratterizzazione
L’isola di calore urbana è definita come l’incremento di temperatura dell’aria e delle superfici nelle aree urbanizzate rispetto alle zone rurali o naturali limitrofe. Il fenomeno si manifesta con due modalità principali:
UHI atmosferica (Air UHI): differenza di temperatura dell’aria a 1.5–2 m dal suolo, più intensa di notte (ΔT = 3–5 °C tipicamente, fino a 10 °C in condizioni estreme).
UHI superficiale (Surface UHI): differenza di temperatura radiante delle superfici, massima durante il giorno con picchi superiori a 15–20 °C su pavimentazioni asfaltate scure.
1.2 Cause principali
Il surriscaldamento urbano deriva dalla combinazione di riduzione dell’albedo superficiale, effetto canyon urbano, impermeabilizzazione del suolo, elevata capacità termica dei materiali costruttivi, calore antropogenico (traffico, climatizzatori, industria) e riduzione della ventilazione naturale per effetto della rugosità aerodinamica degli edifici.
1.3 Impatti quantificati
Categoria
Consumo energetico
Qualità aria
Salute pubblica
Comfort urbano
Aumento raffrescamento estivo
Aumento ozono troposferico
Incremento mortalità ondate calore
Riduzione fruibilità spazi pubblici
+2–5 % consumo elettrico per °C di UHI
+3–5 % O3 per °C sopra 25 °C
+1.5–3 % mortalità per °C >29 °C
PET >41 °C = stress estremo
Ecosistema urbano Stress idrico vegetazione Variabile per specie e contesto
2. MATERIALI INNOVATIVI PER LA MITIGAZIONE UHI
La scelta dei materiali edilizi e delle pavimentazioni urbane costituisce la leva più immediata e scalabile per ridurre il surriscaldamento superficiale. I materiali innovativi agiscono su tre meccanismi fisici fondamentali: riflessione della radiazione solare incidente (albedo), emissione di radiazione infrarossa verso il cielo (emissività termica) e accumulo/rilascio di calore latente (materiali a cambiamento di fase). Questa sezione approfondisce le quattro famiglie tecnologiche più promettenti: cool materials, materiali a cambiamento di fase (PCM), rivestimenti fotocatalitici e materiali cromogenici.
2.1 Cool Materials: principi e classificazione
I cool materials sono caratterizzati da elevata riflettanza solare (Solar Reflectance Index – SRI) e alta emissività termica nell’infrarosso. Le prestazioni sono misurate attraverso tre parametri normalizzati da standard internazionali (ASTM E1980, EN 15976):
Riflettanza solare (α): frazione di radiazione solare riflessa (0 = nero perfetto, 1 = bianco perfetto). Materiali tradizionali: asfalto α = 0.05–0.15; calcestruzzo grigio α = 0.25–0.35.
Emissività termica (ε): capacità di emettere radiazione infrarossa (valori 0–1; materiali edili tipicamente ε = 0.85–0.95).
Solar Reflectance Index (SRI): indice composito ASTM E1980 (nero standard = 0, bianco = 100; valori >100 possibili per materiali a emissività molto alta).
2.1.1 Cool pavimentazioni
Le pavimentazioni urbane coprono in media il 35–45 % della superficie delle città e rappresentano il maggiore contributo al surriscaldamento superficiale. Le principali soluzioni cool per pavimentazioni sono:
• Conglomerati bituminosi chiari: Sostituzione degli aggregati lapidei scuri con calcari, quarziti o basalti chiari. Albedo raggiungibile: α = 0.30–0.50, contro α = 0.05–0.10 dell’asfalto tradizionale. La riduzione della temperatura superficiale è di 10–15 °C nelle ore di picco. Criticità: le proprietà riflettenti si degradano nel tempo per deposito di idrocarburi (calo α del 30–50 % in 5 anni senza manutenzione); l’uso di rivestimenti fotocatalitici a base di TiO₂ consente il mantenimento dell’albedo per auto-pulizia fotoinducita (comunemente nota come pulizia laser o ablazione laser, è una tecnica avanzata e non invasiva utilizzata per la conservazione e il restauro di opere d’arte, monumenti, reperti archeologici e superfici delicate. Sfrutta l’energia di un raggio laser focalizzato per rimuovere strati di sporco, depositi, corrosione o vernici degradate, senza danneggiare il materiale sottostante).
• Calcestruzzi drenanti pigmentati: Matrice cementizia bianca con ossidi di titanio, porosità 15–25 % per percolazione acque meteoriche (α = 0.40–0.60). Il drenaggio consente raffrescamento evaporativo aggiuntivo (riduzione ΔT superficiale ulteriore 3–6 °C dopo precipitazioni). Peso specifico ridotto rispetto al calcestruzzo pieno (γ = 1.8–2.0 t/m³ vs 2.3–2.4 t/m³).
• Pavimentazioni in pietra naturale chiara: Travertino (α = 0.45–0.55), pietra di Luserna (α = 0.35–0.45), porfido chiaro (α = 0.35–0.45). Materiali con lunga vita utile (>50 anni), manutenzione ridotta e valore estetico elevato. Compatibilità con centri storici vincolati dalla tutela del patrimonio culturale.
• Vernici riflettenti per pavimentazioni esistenti: Coating acrilici o epossidici con pigmenti riflettenti (α = 0.50–0.70). Soluzione di retrofit economica (costo 5–15 €/m²) applicabile su asfalto o calcestruzzo esistente. Durata 3–7 anni, con necessità di riapplicazione periodica.
2.1.2 Cool coperture
Le coperture degli edifici costituiscono il 20–25 % della superficie urbana e ricevono la massima irradiazione solare (90° incidenza nelle ore di picco estive). L’efficacia dei cool roofs è documentata da numerosi studi: una copertura con SRI > 100 può presentare temperature superficiali di 50–60 °C vs gli 80–90 °C delle membrane nere tradizionali (-25–35 °C), con conseguente riduzione del fabbisogno di raffrescamento del 15–40 %.
Membrana bitume-polimero nera (riferimento) 0.05–0.10
Membrana bitume-polimero bianca con graniglie ceramiche
Coating elastomerico acrilico (TiO2)
Tegola in laterizio smaltato chiaro
Lamiera metallica alluminio anodizzato
2.2 Materiali a cambiamento di fase (PCM)
I Phase Change Materials (PCM) sfruttano il calore latente di transizione di fase solido-liquido per accumulare grandi quantità di energia termica a temperatura pressoché costante. La loro integrazione in pavimentazioni e coperture consente di smorzare i picchi termici diurni, riducendo le temperature superficiali di 3–7 °C e ritardando di 2–4 ore il rilascio del calore accumulato.
2.2.1 Tipologie di PCM per applicazioni urbane
• Paraffine (n-alcani C16–C28): Le paraffine sono i PCM più utilizzati in ambito edilizio per il rapporto costo/prestazione favorevole. Calore latente: 150–250 kJ/kg; temperatura di fusione regolabile per sintesi chimica (range 18–44 °C). Stabilità chimica eccellente (>5000 cicli senza degradazione apprezzabile). Limitazione principale: bassa conducibilità termica (λ = 0.15–0.25 W/mK), che richiede microincapsulamento o integrazione in matrici composite (grafite espansa, schiume metalliche) per aumentare la velocità di carica/scarica.
• Sali idrati (es. Na₂SO₄·10H₂O, CaCl₂·6H₂O): Densità di accumulo più alta rispetto alle paraffine (200–300 kJ/kg); costo inferiore; tuttavia presentano problemi di sottoraffrescamento (supercooling) e segregazione di fase nei cicli ripetuti. Applicazioni prevalenti in sistemi con agenti nucleanti per stabilizzare la temperatura di cristallizzazione.
• Acidi grassi (acido laurico, miristico, palmitico): Origine bio-based (oli vegetali), temperatura di fusione 43–63 °C, calore latente 150–210 kJ/kg. Compatibili con matrici bituminose e cementizie. Minore tossicità rispetto alle paraffine petrolchimiche; costo maggiore ma filiera sostenibile.
2.2.2 Metodi di integrazione nei materiali costruttivi
• Microincapsulamento: il PCM è racchiuso in capsule polimeriche di diametro 5–500 μm, aggiuntibili direttamente nell’impasto cementizio o bituminoso (5–15 % in peso). Consente buona distribuzione e prevenzione leakage.
• Macroincapsulamento: pannelli, tubi o contenitori rigidi integrati nelle stratigrafie di copertura o pavimento. Più semplice da installare ma meno uniforme nella distribuzione termica.
• Form-stable PCM: PCM assorbito in supporti porosi rigidi (carbonio poroso, silice, perlite) che trattengono il materiale anche allo stato liquido, evitando leakage senza incapsulamento.
• Asfalti PCM-modificati: microincapsulato aggiunto all’hot-mix asphalt (HMA) a 5–10 % in volume. Riduzione permanente delle deformazioni viscose ad alta temperatura (rut resistance +20–40 %) e smorzamento termico di 3–5 °C a 50 mm di profondità.
2.2.3 Prestazioni e limitazioni
Studi sperimentali e simulativi (ENVI-met, EnergyPlus) mostrano che pavimentazioni PCM-modificate con temperatura di fusione 28–32 °C riducono la temperatura superficiale di picco di 3–7 °C nelle ore più calde (12:00–16:00), con effetti residui fino alle 20:00 grazie al rilascio progressivo. A scala di quartiere, simulazioni a Parigi indicano potenziale riduzione UHI di 0.5–1.2 °C con copertura >50 % delle superfici. Le principali limitazioni includono il costo (sovraprezzo 20–50 % rispetto ai materiali base), la necessità di selezionare con cura la temperatura di fusione in funzione del clima locale e la durabilità del microincapsulamento su cicli pluriennali.
2.3 Rivestimenti fotocatalitici a base di TiO₂
I rivestimenti fotocatalitici a base di biossido di titanio (TiO₂) rappresentano una tecnologia innovativa applicabile alle superfici edilizie urbane con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’aria e contribuire alla mitigazione di alcuni effetti ambientali tipici dei contesti fortemente urbanizzati. Tali materiali, grazie alle proprietà fotocatalitiche attivate dalla radiazione solare, sono in grado di favorire processi di ossidazione che contribuiscono alla degradazione di alcuni inquinanti atmosferici, tra cui ossidi di azoto (NOₓ) e composti organici volatili.
Oltre agli aspetti ambientali e prestazionali, risulta rilevante considerare anche la dimensione economica dell’applicazione di tali rivestimenti nell’ambito di interventi edilizi e urbani. Per questo motivo, nel presente lavoro è stata elaborata un’analisi del prezzo unitario relativa all’applicazione di rivestimenti fotocatalitici su superfici verticali, con riferimento ai principali fattori di costo (prodotti, risorse umane e noli).
Dal punto di vista tecnologico, l’efficacia di tali rivestimenti è legata alle proprietà fotocatalitiche del biossido di titanio (TiO₂). In particolare, il TiO₂ in fase anatasio è un semiconduttore con band gap pari a circa 3,2 eV che, quando irradiato con luce ultravioletta (λ < 385 nm), genera radicali ossidrilici altamente reattivi in grado di degradare composti organici depositati sulle superfici. Applicato sotto forma di nanoparticelle (5–50 nm) all’interno di rivestimenti trasparenti o pigmenti bianchi, il TiO₂ consente di ottenere superfici edilizie con proprietà funzionali avanzate. In ambito urbano, tali proprietà risultano particolarmente rilevanti anche in relazione alle strategie di mitigazione del fenomeno della Urban Heat Island (UHI). I rivestimenti fotocatalitici a base di TiO₂ offrono infatti tre funzionalità complementari:
– Auto-pulizia: la degradazione fotoindotta dei depositi organici (ad esempio oli e black carbon) limita il progressivo abbassamento dell’albedo delle superfici. In questo modo è possibile mantenere valori di riflettanza solare (α) superiori a 0,80 per periodi prolungati, rispetto al degrado fino a circa α ≈ 0,50 dopo 3–5 anni osservato in membrane prive di TiO₂.
– Depurazione dell’aria: il processo fotocatalitico favorisce l’ossidazione di ossidi di azoto (NO e NO₂) e composti organici volatili (COV) in nitrati e CO₂, contribuendo alla riduzione dei precursori dell’ozono troposferico. In condizioni ottimali, 1 m² di superficie fotocatalitica può contribuire al trattamento di flussi d’aria fino a circa 100 m³/h.
Idrofilicità: l’angolo di contatto con l’acqua estremamente ridotto (<5°) determina una superficie altamente idrofila che favorisce il deflusso uniforme delle acque meteoriche e il conseguente lavaggio dei contaminanti.
Le più recenti formulazioni tecnologiche prevedono inoltre l’utilizzo di TiO₂ modificato o dopato, ad esempio con azoto (N-TiO₂) o tungsteno (W-TiO₂), al fine di estendere l’attività fotocatalitica anche alla radiazione visibile (λ < 520 nm). Questa caratteristica consente di aumentare l’efficienza del materiale nelle ore mattutine e serali, quando la componente ultravioletta della radiazione solare è meno intensa. Ulteriori sviluppi riguardano sistemi TiO₂ accoppiati con quantum dots a
base di carbonio (C-dots/TiO₂), che mostrano attività fotocatalitica anche in condizioni di bassa irradianza o cielo coperto, aspetto particolarmente rilevante nei contesti climatici temperati.

Costi per scala di intervento e confronto con materiali tradizionali
Piazza urbana (pavimentazione fotocatalitica)
Facciata edificio (coating spray)
Quartiere residenziale (pavimentazione + facciate)
Asse stradale urbano (asfalto fotocatalitico)
In sintesi, i rivestimenti fotocatalitici TiO₂ presentano costi di implementazione accessibili (5–65 €/m² a seconda della tipologia) con un rapporto costo/beneficio favorevole rispetto ad altre tecnologie di mitigazione UHI, grazie alla triplice funzione di mantenimento dell’albedo, depurazione dell’aria e Idrofilicità. Il payback period di 5–15 anni è competitivo, soprattutto se integrato in cicli di manutenzione ordinaria delle pavimentazioni o in nuove costruzioni dove il sovrapprezzo rispetto ai materiali convenzionali è limitato al 10–25 %.
2.4 Materiali cromogenici e adattativi
I materiali cromogenici modificano le proprie proprietà ottiche in risposta a stimoli esterni, consentendo di ottimizzare il bilancio termico stagionalmente: alta riflettanza in estate (mitigazione UHI), bassa riflettanza in inverno (captazione solare passiva, riduzione penalizzazione termica
dei cool materials in climi freddi).
• Termocromici: cambiano colore in funzione della temperatura superficiale (transizione reversibile). Composti vanadio-ossido (VO₂) con temperatura di transizione regolabile 25–45 °C. A Tsurf < Tc: stato riflettente (α = 0.60–0.70); a Tsurf > Tc: stato assorbente (α = 0.30–0.40). Applicazioni commerciali limitate da costo elevato (100–300 €/m²) e isteresi del ciclo.
• Fotocromici: variazione ottica indotta da irradianza UV/visibile. Materiali organici (diarileteri, spiropiran) o inorganici (alogenuri d’argento). Principalmente in fase di ricerca per applicazioni edilizie su larga scala.
• Idrocromici: variazione colore in presenza di umidità (rilevante per climi piovosi). Potenziale per segnaletica urbana e superfici che indicano lo stato di bagnatura, meno rilevanti per mitigazione UHI diretta.
• Cool colored materials (CRM): pigmenti NIR-riflettenti che mantengono colori scuri esteticamente piacevoli garantendo alta riflessione nell’infrarosso vicino (λ = 700–2500 nm, ~52% dell’energia solare). Permettono α = 0.40–0.60 anche con colori grigi, marroni o verdi, superando la barriera estetica dei cool materials bianchi.
2.5 Tabella comparativa materiali innovativi
Tecnologia
Cool pavimentazioni chiare
Cool roofs (coating elastomerico)
PCM
microincapsulato in asfalto
Rivestimento fotocatalitico TiO2
Indiretto (albedo mantenuta)
Cool colored materials (CRM) 8–12 °C +15–30 % vs tradizionale
3. INFRASTRUTTURE VERDI URBANE
Commerciale (TRL 9)
Commerciale (TRL 9)
Sperimentale (TRL 6–7)
Commerciale (TRL 8–9)
Commerciale (TRL 8)
Le infrastrutture verdi (Green Infrastructure – GI) sono reti di spazi naturali e semi-naturali pianificate strategicamente che forniscono una vasta gamma di servizi ecosistemici nelle aree urbane. Per la mitigazione UHI, le GI agiscono attraverso tre meccanismi fisici principali: evapotraspirazione (consumo di calore latente ~580 kJ per kg di H₂O evaporata), ombreggiamento (intercettazione del 70–90 % della radiazione solare diretta da chiome dense) e incremento dell’albedo superficiale (α vegetazione = 0.15–0.25 vs α asfalto = 0.05–0.15). Questa sezione approfondisce le quattro categorie principali: alberature stradali, tetti verdi, facciate vegetate e reti ecologiche urbane.
3.1 Alberature stradali e foreste urbane
3.1.1 Meccanismi di raffreddamento e quantificazione
Un singolo albero maturo può evapotranspirare 100–400 litri d’acqua al giorno in estate, equivalenti a una potenza raffrescante di 8–35 kW, paragonabile a un condizionatore d’aria da 2–4
TR (ton of refrigeration). A scala di quartiere, una copertura arborea (canopy cover) del 30–40 % riduce la temperatura dell’aria di 1.5–3 °C e la temperatura superficiale di 5–10 °C. Studi a Phoenix (AZ, clima arido) mostrano riduzioni UHI di 2–4 °C in aree con canopy cover > 25 % rispetto a zone analoghe prive di alberature.
Il raffreddamento evaporativo è massimo nelle ore centrali (10:00–16:00) nelle specie con elevato LAI (Leaf Area Index = 4–7) e accesso idrico adeguato. L’ombreggiamento riduce la radiazione solare su pavimentazioni e facciate del 70–90 %, abbassando le temperature superficiali di 15–25 °C nelle aree ombreggiate rispetto alle zone esposte.
3.1.2 Selezione e gestione delle specie
La selezione delle specie arboree per le alberature stradali deve bilanciare efficacia nella mitigazione termica, adattabilità alle condizioni urbane stressanti e compatibilità con le infrastrutture.
I criteri principali includono:
• Efficienza evapotraspiratoria: preferire specie decidue con elevato LAI stagionale (Tilia cordata, Platanus × acerifolia, Acer platanoides). Le conifere sempreverdi hanno LAI annuale maggiore ma tasso evapotranspirativo estivo inferiore.
• Tolleranza allo stress idrico e termico: in scenari di cambiamento climatico con siccità estive più intense, privilegiare specie xerofile o con sistema radicale profondo (Quercus pubescens, Celtis australis, Gleditsia triacanthos).
• Compatibilità infrastrutturale: selezionare specie con apparato radicale non invasivo per reti idriche e fognarie (root barrier dove necessario). Altezza massima coordinata con linee aeree e segnaletica.
• Emissioni biogeniche di COV: alcune specie (Platanus, Quercus robur) emettono isopreni e monoterpeni che in presenza di NOx possono contribuire alla formazione di ozono troposferico. Valutare BVOC index per il contesto urbano specifico.
• Allergenicità: escludere specie fortemente allergeniche (Cupressus, Betula) in aree residenziali ad alta densità o in prossimità di strutture sanitarie.
3.1.3 Progettazione del substrato radicale
La disponibilità di substrato radicale adeguato è il fattore limitante principale per la crescita e la longevità degli alberi urbani. Studi di lungo periodo (>20 anni) mostrano che alberi con volume radicale < 6 m³ presentano mortalità 3–5 volte superiore rispetto ad alberi con volumi > 15 m³. Le soluzioni tecniche includono:
• Terreno strutturale portante (structural soil): miscela di aggregato litico a granulometria discontinua (15–40 mm) e terreno vegetale (20–30 % in volume), con resistenza alla compressione sufficiente per carichi veicolari (CBR > 80 %). Consente il passaggio di radici tra gli interstizi dell’aggregato.
• Celle modulari Silva Cell / Stratacell: sistemi a moduli in polipropilene riciclato che creano cavità protette sotto pavimentazione, colmate di substrato non compattato (12–80 m³ per albero). Costo elevato (800–2500 €/m³ di substrato installato) ma longevità arborea significativamente superiore.
• Sistemi di bio-irrigazione integrata: serbatoi interrati con alimentazione da acque meteoriche (raccolta da strade e tetti limitrofi) collegati al substrato radicale via tubi di distribuzione sub-superficiale. Riducono il consumo idrico per irrigazione del 40–70 %.
3.2 Tetti verdi (Green Roofs)
3.2.1 Classificazione tipologica Parametro
Spessore substrato 5–15 cm 12–25 cm >25 cm (fino a 150 cm)
Carico permanente 60–150 kg/m² 120–250 kg/m² 200–1000 kg/m²
Vegetazione Sedum, graminacee, briofite Piante erbacee, arbusti bassi Arbusti, alberi piccoli, prato
Manutenzione Minima (1–2x/anno) Moderata (3–5x/anno) Intensiva (mensile)
3.2.2 Prestazioni termiche quantificate
I tetti verdi riducono le temperature superficiali di 15–40 °C rispetto alle membrane nere esposte. Studi sperimentali (Toronto, Singapore, Atene) mostrano:
• Abbattimento del flusso termico verso l’interno dell’edificio: 50–90 % rispetto a copertura nera in estate, con risparmio energetico per raffrescamento di 15–40 %.
• Ritardo temporale (time lag): il picco di flusso termico verso l’interno è ritardato di 4–8 ore rispetto alla copertura tradizionale, spostandosi nelle ore notturne quando i consumi elettrici sono minori.
• Effetto UHI a scala urbana: simulazioni su Londra mostrano riduzione UHI di 0.3–0.8 °C con copertura verde del 50 % delle superfici piane degli edifici.
• Gestione acque meteoriche: ritenzione del 40–80 % del volume di pioggia, riducendo il rischio di allagamenti e il carico sui sistemi fognari. Per eventi con ritorno 2 anni, riduzione peak flow del 60–80 %.
3.2.3 Stratigrafia e materiali innovativi
La stratigrafia di un tetto verde di nuova generazione comprende:
• Membrana impermeabile anti-radice: bitume-polimero APP/SBS con strato anti-radice chimico o meccanico, o FPO/PVC con SRI > 80 (funzione cool roof combinata). Spessore 4–6 mm, durata garantita 25–35 anni.
• Strato drenante: geocomposito tridimensionale in polipropilene (peso 0.5–2.0 kg/m²) con riserva idrica nella camera d’aria (5–15 L/m²) per alimentazione capillare della vegetazione nei periodi siccitosi. Alternativa: argilla espansa (Leca) spessore 8–15 cm per substrati estensivi.
• Substrato tecnico leggero: miscela di pomice, lapillo vulcanico, compost maturo e terriccio in proporzioni ottimizzate per drenaggio (Ks > 100 mm/h), capacità di campo (25–40 % vol.) e peso ridotto (650–900 kg/m³ secco).
• Substrato con PCM integrato: ricerca recente (2020–2024) sperimenta l’integrazione di PCM microincapsulato (3–8 % in peso) nel substrato colturale, combinando gli effetti di ritardo termico del tetto verde con l’accumulo a cambiamento di fase. Riduzione picchi termici aggiuntiva di 2–4 °C rispetto al solo tetto verde.
3.3 Facciate vegetate (Green Facades e Living Walls)
3.3.1 Tipologie di sistemi
Le facciate vegetate si distinguono in due categorie principali con caratteristiche prestazionali molto diverse:
• Green facades (facciate verdi tradizionali): rampicanti radicanti (Hedera helix, Hydrangea petiolaris) o volubili (Parthenocissus tricuspidata, Wisteria sinensis) su supporti leggeri (grigliati metallici, cavi tensionati, reti in HDPE). Sistema semplice, basso costo (30–80 €/m² incluso supporto), manutenzione limitata. Vegetazione in contatto diretto o ravvicinato con la facciata; copertura stagionale completa in 3–5 anni.
• Living wall systems (pareti vegetali vive): moduli prefabbricati con substrato e sistema di irrigazione integrato, installati su struttura metallica di supporto a 10–20 cm dalla facciata. Consentono specie perenni non rampicanti (felci, erbe aromatiche, arbusti compatti). Costo 200–600 €/m², manutenzione intensiva (sistema irrigazione, sostituzione piante, fertilizzazione). Effetto isolante aggiuntivo grazie alla camera d’aria tra moduli e facciata.
• Hydroponic living walls: variante dei living wall systems con substrato inerte (lana di roccia, fibra di cocco) e fertilizzazione idroponica continua. Maggiore controllo della crescita e minore peso (20–40 kg/m² vs 60–120 kg/m² con substrato tradizionale). Dipendenza totale dal sistema irriguo (rischio mortalità massiva in caso di guasto).
3.3.2 Efficacia nella riduzione UHI
Le facciate vegetate riducono la temperatura superficiale della facciata di 5–15 °C attraverso ombreggiamento ed evapotraspirazione. Gli effetti principali documentati sono:
• Riduzione fabbisogno raffrescamento edificio: 20–40 % in climi mediterranei, con maggiore effetto su facciate esposte a ovest (massima irradiazione pomeridiana) e su edifici con bassa inerzia termica.
• Microclima pedonale: riduzione temperatura percepita di 2–4 °C in prossimità della facciata (entro 5 m), con effetto esteso fino a 15–20 m in presenza di facciate ampie.
• Effetto isola di fresco: in studi condotti a Barcellona, blocchi urbani con facciate vegetate su >30 % delle superfici mostrano temperatura media notturna inferiore di 1.5–2.5 °C rispetto a blocchi convenzionali equivalenti.
• Benefici acustici: riduzione del rumore da traffico di 5–10 dB(A) per living walls con substrato spesso (> 15 cm), particolarmente rilevante in strade a traffico intenso.
3.4 Reti ecologiche urbane e pianificazione del verde
3.4.1 Connettività ecologica e corridoi verdi
L’efficacia delle infrastrutture verdi nella mitigazione UHI è massimizzata quando queste formano reti connesse e non solo elementi isolati. I corridoi verdi e blu svolgono una funzione essenziale nella penetrazione di aria fresca dalle aree periurbane verso i centri urbani surriscaldati, amplificando l’effetto delle singole infrastrutture verdi. I requisiti progettuali per corridoi efficaci includono:
• Larghezza minima: >50 m per corridoi con funzione di ventilazione primaria; >20 m per corridoi secondari. Larghezze inferiori creano effetti bordo che riducono l’efficacia evapotraspiratoria e la copertura arborea.
• Continuità: assenza di interruzioni >100–200 m. Le interruzioni (strade, parcheggi) devono essere attraversate con ponti verdi o tunnel verdi per mantenere la connettività ecologica.
• Orientamento: allineamento con i venti dominanti estivi (brezze marine, venti di vallata)
per massimizzare la ventilazione naturale nel tessuto urbano.
• Densità arborea: canopy cover >60 % all’interno dei corridoi per garantire l’evapotraspirazione e l’ombreggiamento necessari.
3.4.2 Indicatori e obiettivi prestazionali per il verde urbano
Indicatore
Metodo di misura Target raccomandato (OMS/UE)
Canopy cover urbana Analisi NDVI da satellite / LiDAR >30 % dell’area urbanizzata
Verde pro capite GIS + censimento popolazione >9 m²/abitante (OMS); >15 m²/ab (UE Green Deal)
Densità alberature stradali
Censimento arboreo GIS >1 albero ogni 8 m lineari Superficie tetti verdi Telerilevamento multispettrale >20 % coperture piane idonee
Connettività corridoi verdi
Graph theory – habitat connectivity index IIC > 0.60 per scala di quartiere
4. SINERGIE TRA MATERIALI INNOVATIVI E INFRASTRUTTURE VERDI
Le strategie di mitigazione UHI basate su materiali innovativi e infrastrutture verdi non sono alternative ma complementari: i massimi benefici si ottengono attraverso una progettazione integrata che sfrutta le sinergie tra le due famiglie di intervento.
• Cool materials + tetti verdi: la combinazione di membrane cool (alta riflessività) con strato vegetale estensivo raggiunte SRI effettivi > 80 con albedo dell’interfaccia membrana che aumenta l’efficacia dello strato vegetale nei periodi di bassa copertura fogliacea.
• PCM + substrato tetti verdi: l’integrazione di PCM nel substrato colturale (3–8 % in peso) combina l’accumulo di calore latente del PCM con l’evapotraspirazione e l’ombreggiamento, riducendo i picchi termici di 8–12 °C vs singola tecnologia (4–6 °C).
• TiO₂ fotocatalitico + alberature: la degradazione fotocatalitica dei COV emessi dalle alberature urbane (isopreni) nelle superfici stradali riduce la formazione di ozono troposferico, mitigando uno degli effetti collaterali negativi delle alberature ad alta emissione biogenica.
• Cool pavimentazioni + irrigazione sub-superficiale: pavimentazioni drenanti cool con sistema di sub-irrigazione permanente combinano riduzione albedo e raffrescamento evaporativo continuativo, con riduzioni di temperatura superficiale di 18–25 °C vs asfalto tradizionale asciutto.
• Living walls + cool materials facciata: l’integrazione di moduli vegetali su facciate rivestite di coating fotocatalitici TiO₂ crea sistemi autorigeneranti che mantengono alta riflessività e capacità depurativa anche in presenza di substrato e biomassa vegetale.
5. ANALISI ECONOMICA E BARRIERE IMPLEMENTATIVE
5.1 Costi di implementazione
I costi delle strategie di mitigazione variano significativamente in funzione della tecnologia e del contesto:
– Materiali cool pavimentazioni: sovrapprezzo 5–20 % rispetto a soluzioni convenzionali (2–8 €/m² per asfalti chiari, 15–40 €/m² per calcestruzzi drenanti pigmentati).
– Materiali cool coperture: 15–35 €/m² per coating riflettenti su coperture esistenti, 25–60 €/ m² per membrane cool di nuova posa.
– Rivestimenti Finiture Speciali: 13,90-30,50 €/m² per opere di protezione e decolorazione
superficiale.
– PCM in pavimentazioni e coperture: sovrapprezzo 20–50 % rispetto a materiali base convenzionali.
– Alberature stradali: 300–800 €/albero (fornitura + piantumazione), 50–150 €/anno/albero manutenzione.
– Tetti verdi estensivi: 80–150 €/m², manutenzione 5–15 €/m²/anno.
– Tetti verdi intensivi: 150–350 €/m², manutenzione 10–25 €/m²/anno.
– Facciate vegetate (green facade): 30–80 €/m² incluso supporto.
– Living wall systems: 200–600 €/m², manutenzione 30–80 €/m²/anno.
5.2 Benefici economici e payback
Studi di benefit-cost analysis indicano rapporti B/C di 1.5–4.0 per interventi di forestazione urbana su orizzonte 30 anni e 2.0–5.0 per cool roofs considerando risparmi energetici cumulati. Il payback period varia da 3–8 anni per cool materials a 8–15 anni per green infrastructure, accelerabile mediante incentivi pubblici e valorizzazione dei co-benefici ecosistemici. I principali co-benefici economicamente valorizzabili includono la riduzione dei costi energetici per raffrescamento (10–40 %), l’estensione della vita utile delle infrastrutture (+30–50 % cicli manutenzione asfalti cool), la riduzione dei costi sanitari per ondate di calore (50–200 €/abitante/anno) e la gestione delle acque meteoriche (risparmio 30–80 €/m³ di volume stoccato).
5.3 Barriere e strategie di superamento
L’implementazione diffusa di strategie di mitigazione UHI incontra diverse barriere sistemiche:
– Frammentazione della governance: competenze distribuite tra enti con difficoltà di coordinamento. Strategia: creazione di unità di coordinamento intersettoriale dedicate alla resilienza climatica urbana.
–
Trade-off albedo-risparmio invernale: cool materials incrementano fabbisogno riscaldamento in climi con inverni freddi (climate penalty 5–15 %). Strategia: utilizzo di cool colored materials e materiali cromogenici adattativi.
– Disponibilità idrica per green e blue infrastructure: critica in aree con scarsità di risorse. Strategia: integrazione con sistemi di raccolta acque meteoriche e trattamento acque grigie per sub-irrigazione.
–
Manutenzione verde urbano: carenza di risorse economiche e competenze tecniche. Strategia: partnership pubblico-private, finanziamento tramite PNRR/fondi europei, formazione professionale specifica.
6. CONCLUSIONI E RACCOMANDAZIONI OPERATIVE
La mitigazione delle isole di calore urbane richiede un approccio sistemico multi-scala che integri materiali innovativi, infrastrutture verdi, morfologia urbana e gestione attiva. L’analisi delle due macrocategorie approfondite in questo documento conduce alle seguenti raccomandazioni operative:
1. Approccio integrato materiali + verde: Combinare cool materials (effetto immediato su temperature superficiali, payback breve) con infrastrutture verdi (benefici cumulativi su lungo periodo). Evitare soluzioni mono-tecnologiche; privilegiare pacchetti integrati che massimizzino le sinergie.
2. Selezione basata sul contesto climatico: Adottare cool colored materials in climi con inverni freddi per limitare la penalizzazione termica invernale. Prediligere PCM con temperatura di fusione calibrata sul regime termico locale (28–32 °C per climi mediterranei, 22–26 °C per climi temperati-continentali).
3. Prioritizzazione degli hotspot termici: Concentrare interventi in quartieri ad alta densità, bassa copertura verde e popolazione fragile (anziani, bambini). Utilizzare mappe di vulnerabilità termica da telerilevamento (LST da Landsat/Sentinel) per pianificazione evidence-based.
4. Mainstreaming normativo e incentivi: Integrare obblighi di SRI minimo (es. SRI > 78 per coperture piane in zone climatiche calde) in regolamenti edilizi. Istituire incentivi fiscali per tetti verdi e facciate vegetate (detrazione 50–65 % a carico di fondi nazionali/europei).
5. Monitoraggio e adaptive management: Implementare reti sensoristiche IoT per monitoraggio continuo di temperature superficiali, albedo e microclima urbano. Pubblicare annualmente report di performance con indicatori standardizzati (UHI intensity, canopy cover, SRI medio urbano).
6. Ricerca e innovazione: Investire in R&D per PCM di seconda generazione (bio-based, >200 kJ/kg), cool materials cromogenici a basso costo (<20 €/m²) e substrati colturali per tetti verdi con PCM integrato. Valorizzare le piattaforme di living lab urbano per testing accelerato.
APPENDICE A PAVIMENTAZIONI CONTINUE AD ALTISSIMA CAPACITÀ DRENANTE PER LA MITIGAZIONE DELLE ISOLE DI
CALORE URBANO: ANALISI TECNICO-ECONOMICA
Come abbiamo visto l’incremento delle temperature nelle aree urbane, amplificato dal fenomeno dell’isola di calore urbano (Urban Heat Island – UHI), rappresenta una delle principali criticità ambientali delle città contemporanee. Tra le strategie di mitigazione basate su soluzioni nature-based e su materiali innovativi, le pavimentazioni ad elevata capacità drenante assumono un ruolo rilevante per la riduzione dell’accumulo termico superficiale e per il miglioramento del bilancio idrologico urbano.
Il presente contributo analizza le prestazioni tecniche e le potenzialità applicative delle pavimentazioni continue ad altissima capacità drenante impiegate negli spazi pubblici urbani, evidenziandone il contributo nella mitigazione delle isole di calore. Attraverso l’analisi delle caratteristiche fisiche e funzionali dei materiali e delle stratigrafie di progetto, lo studio valuta gli effetti della maggiore permeabilità e della capacità di evaporazione dell’acqua nel ridurre le temperature superficiali e migliorare il microclima urbano.
L’articolo approfondisce inoltre gli aspetti economici con una specifica analisi dei prezzi, finalizzata alla definizione dei costi di realizzazione delle diverse soluzioni tecnologiche di pavimentazione drenante continua. L’analisi considera le principali voci di lavorazione, i materiali impiegati, le stratigrafie funzionali e le modalità di posa, con l’obiettivo di fornire uno strumento utile per la progettazione, la redazione di capitolati e la valutazione tecnico-economica degli interventi.
I risultati evidenziano come l’impiego di pavimentazioni continue drenanti ad alte prestazioni possa rappresentare una soluzione efficace per integrare gestione sostenibile delle acque meteoriche, mitigazione climatica e qualità dello spazio pubblico, offrendo al contempo un quadro di riferimento economico per la loro applicazione nei progetti di rigenerazione urbana e infrastrutture resilienti al cambiamento climatico.
Per l’analisi dettagliata dei prezzi unitari, le voci di computo metrico estimativo e il quadro sinottico dei costi per le principali stratigrafie di pavimentazione drenante continua, si rimanda alla APPENDICE A Sezione A6 – Analisi dei prezzi: pavimentazioni continue ad altissima capacità drenante riportate in calce al presente articolo
Dino de Paolis
Conto Termico 3.0
Quadro normativo, interventi incentivabili, requisiti tecnici, spese ammissibili, calcolo dell’incentivo, procedure GSE e casi studio completi con verifiche tecniche e applicazione operativa.
Con il supporto tecnico di




A1. i.idro DRAIN : il calcestruzzo drenante per la mitigazione dell’isola di calore urbana
Nel panorama delle soluzioni per la mitigazione dell’isola di calore urbana, i.idro DRAIN – il calcestruzzo drenante sviluppato da Heidelberg
Materials (che dal 2023 ha raccolto l’eredità dello storico marchio Italcementi) rappresenta una risposta tecnologica integrata alle esigenze di sostenibilità idrologica e climatica degli spazi pubblici. Il suo particolare mix design consente di ottenere prestazioni meccaniche elevate unitamente a un’altissima capacità drenante, circa 100 volte superiore a quella di un terreno naturale, con un contestuale elevato valore estetico.
L’elemento distintivo di questa tecnologia, nell’ottica della mitigazione UHI, risiede nella combinazione tra elevata riflettanza solare e drenaggio continuo dell’acqua. Le pavimentazioni realizzate con i.idro DRAIN aumentano sensibilmente l’effetto albedo e contribuiscono alla riduzione delle temperature al suolo anche di 30°C nella stagione estiva rispetto a una normale pavimentazione in asfalto, che può raggiungere oltre 60°C nelle giornate più calde.
A1.1 Caratteristiche fotometriche e conformità ai CAM
I valori di Solar Reflectance Index (SRI) misurati per i.idro DRAIN sono sempre superiori al limite minimo di 29 stabilito dai Criteri Ambientali Minimi (DM 24/11/2025 ) per le superfici esterne. Nello specifico:
• SRI = 33 per i.idro DRAIN nella versione grigia standard;
• SRI = 46 per i.idro DRAIN nella versione bianca, con significativa riduzione del surriscaldamento superficiale.
Questi valori posizionano le pavimentazioni in calcestruzzo drenante in modo competitivo rispetto all’asfalto tradizionale (SRI tipicamente inferiore a 10) e al calcestruzzo ordinario grigio (SRI ≈ 38), confermandone l’idoneità per interventi di qualificazione climatica degli spazi pubblici in regime di Green Public Procurement.
A1.2 Proprietà drenanti e benefici idrologici
L’elevata capacità drenante di i.idro DRAIN, con porosità tipicamente compresa tra il 15 e il 25%, determina una serie di benefici idrologici e climatici direttamente connessi alla mitigazione dell’UHI:
• Il deflusso continuo delle acque meteoriche consente un raffrescamento evaporativo aggiuntivo, con riduzione della temperatura superficiale ulteriore di 3–6°C dopo gli eventi piovosi;
• Il continuo ricircolo dell’aria all’interno della massa porosa accelera lo scioglimento della neve e del ghiaccio in inverno, evitando la formazione di fenomeni di gelicidio;
• Le pavimentazioni contribuiscono al recupero dell’acqua in falda (drenaggio profondo), con particolare idoneità per interventi in zone soggette a tutela ambientale;
• La riduzione del ruscellamento superficiale e del rischio di acquaplaning concorre a fronteggiare gli eventi pluviometrici intensi (“bombe d’acqua”), sempre più frequenti nelle aree urbane;
• La superficie planare e continua, priva di giunti, è accessibile a tutte le fasce di utenza e adatta sia all’uso pedonale che veicolare;
• La durabilità superiore e la ridotta necessità di manutenzione determinano una minore incidenza dei costi legati alla gestione delle acque meteoriche nel tempo. In collaborazione con
A1.3 Certificazioni e protocolli di sostenibilità
i.idro DRAIN è in possesso di certificazione EPD (Environmental Product Declaration, ISO 14025 / EN 15804), che ne qualifica le prestazioni ambientali dichiarate nel ciclo di vita. Questa caratteristica lo rende la soluzione di riferimento nelle gare di appalto pubbliche e nei protocolli di valutazione della sostenibilità delle costruzioni quali LEED v4.1, GBC Italia, ITACA, DGNB e BREEAM, dove la scelta dei materiali con documentazione ambientale verificata costituisce requisito abilitante o premiante.
A2. l’Atlante delle pavimentazioni di Roma Capitale: un quadro di riferimento tecnico-normativo
Un contributo fondamentale alla sistematizzazione delle soluzioni di pavimentazione per la mitigazione UHI è rappresentato dall’Atlante delle pavimentazioni che riducono il surriscaldamento estivo nelle aree urbane, elaborato dalla collaborazione tra il Comune di Roma Capitale e l’Università La Sapienza nell’ambito della Strategia di adattamento climatico approvata dall’Assemblea Capitolina nel 2025.
L’Atlante costituisce uno strumento operativo per la progettazione urbana sostenibile e gli interventi di riqualificazione in chiave climatica, con l’obiettivo di coniugare innovazione dei materiali, benessere microclimatico e tutela della salute pubblica. La necessità di migliorare il comfort termico e ridurre le temperature superficiali rende l’Atlante parte integrante delle politiche europee e locali di adattamento ai cambiamenti climatici.


A2.1 Parametri tecnici di classificazione e criteri CAM
Il gruppo di ricerca della Sapienza ha definito un sistema di valutazione comparativa fondato su parametri oggettivi, in coerenza con le prescrizioni dei CAM Edilizia (DM 24/11/2025 -decreto applicazione CAM - Criteri Ambientali Minimi)) e con le più recenti linee guida ministeriali. I parametri principali adottati nell’Atlante sono:
• Riflettanza solare (SR / albedo): misura la capacità di una superficie di riflettere la radiazione solare, espressa come valore tra 0 e 1. L’asfalto tradizionale presenta SR ≤ 0,10; il calcestruzzo ordinario grigio si attesta su SR ≈ 0,35;
• Solar Reflectance Index (SRI): parametro normalizzato (ASTM E1980) che combina riflettanza solare ed emissività termica (ε). I CAM Edilizia prescrivono SRI ≥ 29 per le superfici esterne. Più l’SRI è alto, più la superficie rimane “fredda” sotto irradiazione solare diretta;
• Emissività termica (ε): capacità del materiale di emettere/rilasciare calore per irradiazione. Nei materiali cementizi si attesta tipicamente su ε = 0,85–0,95;
• Permeabilità e capacità drenante: parametri che influenzano il raffrescamento evaporativo e la gestione del deflusso idrico urbano;
• Durabilità e conformità ai CAM: requisiti di contenuto di materiale riciclato (≥ 5% per calcestruzzi) e di prestazione meccanica minima.
A2.2 Classificazione tipologica dei materiali nell’Atlante
L’Atlante analizza i principali materiali impiegati nelle pavimentazioni urbane, suddividendoli in Materiali Locali Tradizionali (ML) e Materiali Alternativi (MA) con migliori prestazioni di mitigazione climatica. Le tipologie principali classificate sono: asfalto, calcestruzzo (in opera e prefabbricato), pietre naturali (travertino, porfido, basalto), gres, terra stabilizzata, gomma e pavimentazione erbosa.
Le soluzioni in calcestruzzo ad alta riflettanza e capacità drenante emergono dall’analisi come quelle che offrono il contributo più significativo alla riduzione dell’isola di calore, in combinazione con strategie bioclimatiche quali alberature, elementi ombreggianti e nature-based solutions.
A3. Caratteristiche tecnico-prestazionali delle soluzioni Heidelberg Materials
Nell’ambito dell’Atlante delle pavimentazioni, i prodotti Heidelberg Materials sono stati selezionati e descritti in schede tecniche dedicate per le loro prestazioni ambientali e tecnologiche esemplari, in quanto rispondenti ai requisiti chiave individuati dal gruppo di ricerca della Sapienza. Il portafoglio di soluzioni per la mitigazione UHI comprende tre prodotti principali.
A3.1 i.pro PAVIMIX ECO CAM®
Il calcestruzzo i.pro PAVIMIX ECO CAM® è classificato nell’Atlante come Materiale Locale Tradizionale (ML), macrocategoria calcestruzzo in opera. Si tratta di un calcestruzzo a prestazione, specifico per pavimentazioni interne ed esterne in ambienti con umidità da moderata ad alta e sollecitazioni di media ed elevata intensità, disponibile nelle versioni MI, ME e MEF Il prodotto trova impiego soprattutto su superfici pubbliche e private, carrabili e pedonali: piazze, marciapiedi, parcheggi, aree di sosta, autorimesse e grandi distribuzione. I principali parametri tecnico-prestazionali sono:
• Resistenza a compressione minima: 30 MPa;
• Contenuto di materiale riciclato: ≥ 5%, in conformità con i requisiti CAM Edilizia;
• Albedo (riflettanza solare SR): 0,35 – valore determinato su calcestruzzo ordinario di colore grigio, significativamente superiore all’asfalto tradizionale (SR ≤ 0,10);
• Solar Reflectance Index (SRI): 38 – superiore al valore minimo CAM (SRI ≥ 29), indicativo di buona capacità di limitare l’accumulo di calore in condizioni di irraggiamento diretto;
• Emissività termica (ε): 0,90 – valore in linea con i materiali cementizi convenzionali. i.pro PAVIMIX ECO CAM® soddisfa i requisiti del paragrafo 2.2.2 criterio 3 dei CAM (Riduzione dell’effetto isola di calore e dell’inquinamento urbano) ed è provvisto di attestazione conforme ai CAM e ai criteri del Green Public Procurement. La combinazione tra riflettanza solare elevata e resistenza meccanica lo rende una soluzione di riferimento per la riqualificazione di spazi urbani in linea con la Strategia di Adattamento Climatico di Roma Capitale.

Heidelberg Materials, pavimentazione industriale in calcestruzzo i.pro PAVIMIX.
A3.2 i.idro DRAIN ECO CAM® e i.idro DRAIN ECO LOW CARBON®
Le varianti i.idro DRAIN ECO CAM® e i.idro DRAIN ECO LOW CARBON® rappresentano la declinazione più avanzata del calcestruzzo drenante Heidelberg Materials, sviluppata per rispondere in modo integrato alle esigenze di sostenibilità ambientale certificata, mitigazione dell’isola di calore urbana e riduzione dell’impronta carbonica dell’infrastruttura. Entrambe le soluzioni sono classificate nell’Atlante delle pavimentazioni di Roma Capitale tra i Materiali Alternativi (MA), categoria riservata alle soluzioni con prestazioni superiori ai materiali tradizionali in termini di mitigazione climatica e gestione del deflusso idrico.
A3.2.1 Base tecnologica comune: il calcestruzzo drenante i.idro DRAIN
Entrambe le varianti si fondano sulla piattaforma tecnologica di i.idro DRAIN, calcestruzzo a matrice cementizia ad alta porosità interconnessa, con struttura aperta ottenuta attraverso un mix design a basso rapporto acqua/cemento e granulometria degli aggregati lapidei selezionata per massimizzare la percolazione. Le caratteristiche fisico-meccaniche di base comuni alle due varianti ECO sono:
• Porosità aperta: 15–25%, che garantisce una permeabilità all’acqua dell’ordine di 10−² – 10−¹ m/s, circa 100 volte superiore a quella di un terreno naturale non compattato, con assorbimento istantaneo delle precipitazioni anche in condizioni di pioggia intensa (30–60 mm/h);
• Resistenza a compressione: classe C25/30 – C30/37, adeguata per pavimentazioni pedonali, ciclabili e carrabili a basso traffico (categorie di esposizione XC2–XF2 secondo UNI EN 206);
• Solar Reflectance Index (SRI): ≥ 33 nella versione grigia standard, ≥ 46 nella versione bianca (con legante bianco e aggregati chiari), entrambi superiori alla soglia minima CAM di SRI ≥
29 (D.M. 24/11/2025 par. 2.2.2 criterio 3);
• Peso specifico apparente ridotto: γ = 1,8–2,0 t/m³ vs 2,3–2,4 t/m³ del calcestruzzo pieno tradizionale, con vantaggi strutturali nei carichi sul sottofondo e nelle sovrastrutture su terreni cedevoli;
• Finitura superficiale: continua e planare, priva di giunti di dilatazione nelle campiture di dimensioni standard, accessibile ai portatori di disabilità motoria (conformità D.P.R. 503/1996 e D.M. 236/1989), disponibile in versioni pigmentate con ossidi minerali stabili agli agenti atmosferici.
A3.2.2 i.idro DRAIN ECO CAM®: conformità ai Criteri Ambientali Minimi e Green Public Procurement i.idro DRAIN ECO CAM® è la declinazione del calcestruzzo drenante specificamente progettata e certificata per soddisfare integralmente i requisiti ambientali previsti dai Criteri Ambientali Minimi per l’edilizia (DM 24/11/2025 decreto applicazione CAM - Criteri Ambientali Minimi). La conformità ai CAM costituisce oggi un requisito obbligatorio per tutti gli appalti pubblici sopra soglia in materia di lavori e forniture edilizie (art. 57 D.Lgs. 36/2023 – Codice dei Contratti Pubblici), rendendo la disponibilità di una documentazione ambientale verificata e certificata un elemento abilitante e non meramente facoltativo per la partecipazione alle gare.
I requisiti CAM soddisfatti da i.idro DRAIN ECO CAM® riguardano tre ambiti principali del DM 24/11/2025, la cui revisione rispetto al precedente D.M. 256/2022 si è resa necessaria per allineare i criteri al nuovo Codice Appalti, alle più recenti evoluzioni tecnologiche e normative e all’andamento dei mercati.
In particolare, si riporta lo stralcio del D.M. 24/11/2025, paragrafo 2.2.2 “Adattamento ai cambiamenti climatici”, con riferimento al punto 3, lettere a), b) e c).
STRALCIO D.M. 24/11/2025, paragrafo 2.2.2
2.2.2 Adattamento ai cambiamenti climatici
Indicazioni al progettista
Questo criterio si applica a edifici, manufatti e opere ed in particolare: – il comma 1 si applica in caso di nuova costruzione, ristrutturazione urbanistica, ristrutturazione edilizia, demolizione e ricostruzione, restauro e risanamento conservativo e di manutenzione ordinaria e straordinaria, qualora siano previsti interventi che prevedono la riqualificazione delle aree di pertinenza esterne; - il comma 2 lettera a) si applica in caso di nuova costruzione; – il comma 2 lettera b) si applica in caso di ristrutturazione urbanistica, ristrutturazione edilizia, demolizione e ricostruzione, restauro e risanamento conservativo e di manutenzione straordinaria, qualora siano previsti interventi che prevedono la riqualificazione delle aree di pertinenza esterne; – il comma 2 lettera c) si applica in caso di interventi di nuova costruzione o riqualificazione di percorsi pedonali, marciapiedi, piazze, cortili, piste ciclabili in area urbana o extraurbana;
– il comma 2 lettera d) si applica a tutti i tipi di intervento; – il comma 3 si applica a tutti i tipi di intervento. In ottemperanza all’articolo 11 dell’Allegato I.7 del Codice, la Relazione di sostenibilità dell’opera include anche la verifica degli eventuali contributi significativi ad almeno uno o più degli obiettivi ambientali definiti nell’ambito dei regolamenti (UE) 2020/852 del Parlamento europeo e del Consiglio. Si ritiene che l’adattamento ai cambiamenti climatici rappresenti un obiettivo prioritario a cui il progetto deve rispondere, contribuendo mediante strategie adattative alla prevenzione, riduzione e gestione del rischio climatico.
Criterio
1. Il progetto di fattibilità tecnico economica deve includere uno screening del rischio climatico sull’area di intervento, secondo quanto indicato dalle linee guida della COM 373/2021 e dal documento “EU-level technical guidance on adapting buildings to climate change (2023)” che cita metodologie climate vulnerability & risk assessment (CVRA) e prevedere le più adeguate misure di adattamento agli eventuali pericoli climatici attesi. Le misure di adattamento devono essere coerenti con i piani e le strategie di adattamento a livello locale, regionale o nazionale e prendono in considerazione il ricorso a soluzioni basate sulla natura, come i Sustainable Urban Drainage Systems, SuDS, o si basano, per quanto possibile, su infrastrutture blu o verdi. Per la stesura delle strategie di adattamento climatico il progetto può fare riferimento anche agli indicatori “5.1 protezione della salute e del confort termico degli occupanti”, “5.2 rischio di fenomeni metereologici estremi” e “5.3 rischio di eventi idrogeologici” del macroobiettivo “5 Adattamento e resilienza al cambiamento climatico” del framework Level(S). Nel successivo livello progettuale (esecutivo) sono definiti gli interventi da realizzare nonché il piano di manutenzione delle opere di adattamento al clima.
2. Ai fini della creazione di un sistema di drenaggio sostenibile, va assicurata una adeguata presenza di superfici permeabili che garantisca da una parte la ricarica della falda per la tutela delle risorse idriche e dall’altra contribuisca alla mitigazione degli effetti negativi di eventi meteorologici eccezionali. Per superfici permeabili si intendono, ai fini del presente documento, le superfici con un coefficiente di deflusso inferiore a 0,50. Tutte le superfici non edificate permeabili ma che non permettano alle precipitazioni meteoriche di giungere in falda perché confinate da tutti i lati da manufatti impermeabili non possono essere considerate nel calcolo.
A tale scopo, il progetto deve prevedere:
a. una superficie totale permeabile non inferiore al 60% della superficie territoriale di progetto. In particolare, le aree destinate a verde devono essere almeno il 30% della superficie territoriale di progetto;
b. il rifacimento di pavimentazioni esterne impermeabili ammalorate (percorsi pedonali, marciapiedi, piazze, cortili, piste ciclabili; escluse strade e parcheggi), con sostituzione di tali pavimentazioni impermeabili con altre di tipo permeabile, salvo specifiche e puntuali esigenze progettuali e i casi in cui si accerti, nell’ambito delle analisi dello stato di fatto, che le precipitazioni meteoriche non possano giungere in falda, ad esempio per la presenza di parcheggi interrati;
c. la realizzazione di pavimentazioni permeabili ex novo o la sostituzione delle pavimentazioni esistenti con altre di tipo permeabile, escluse strade e parcheggi, nella massima percentuale possibile, salvo i casi in cui si accerti, nell’ambito delle analisi dello stato di fatto, che le precipitazioni meteoriche non possano giungere in falda (ad esempio per la presenza di parcheggi interrati);
d. oltre alla permeabilità, il progetto prevede eventuali altri sistemi di drenaggio necessari alla mitigazione degli effetti negativi dei pericoli climatici attesi, come risultanti dallo screening climatico.
3. Ai fini della riduzione degli effetti negativi dell’isola di calore urbana, inoltre, il progetto prevede soluzioni tali che:
a. per le superfici esterne pavimentate di aree di sosta, parcheggi, piste ciclabili, marciapiedi, piazze e di percorsi pedonali sia previsto l’impiego di soluzioni progettuali che conseguano un indice di riflessione solare (Solar Reflectance Index, SRI) maggiore o uguale a 29. Per le pavimentazioni con elementi in pietra naturale di origine italiana non v’è un valore SRI da rispettare;
b. per le superfici esterne pavimentate destinate a parcheggio sia previsto un ombreggiamento tale che: -almeno il 10% dell’area lorda del parcheggio sia costituita da copertura verde; -il perimetro dell’area sia delimitato da una cintura di verde; -siano inoltre presenti spazi per moto, ciclomotori e rastrelliere per biciclette, rapportati al numero di fruitori potenziali, nonché punti di ricarica per veicoli elettrici ai sensi dell’art.4 del decreto-legge 19 agosto 2005, n. 192, nei casi ricadenti.
c. sulle coperture degli edifici, ad esclusione delle superfici utilizzate per installare attrezzature, volumi tecnici, pannelli fotovoltaici, collettori solari e altri dispositivi, siano previste sistemazioni a verde oppure tetti ventilati o materiali di copertura con un indice SRI di almeno 29 nei casi di pendenza maggiore del 15%, e di almeno 76 per le coperture con pendenza minore o uguale al 15%.
Verifica
La Relazione tecnica di cui al criterio “2.1.1 Relazione CAM di progetto”, riporta lo screening climatico e i suoi esiti, le misure di adattamento da prevedere per mettere in sicurezza l’area di intervento, gli edifici, i manufatti e le opere nonché le previsioni dei piani di adattamento a livello locale, regionale o nazionale, dimostrando la coerenza e conformità delle misure di adattamento previste e illustra in che modo il progetto ha tenuto conto di questo criterio progettuale potendo anche far riferimento alle indicazioni contenute nel Vademecum DNSH di IFEL all’Allegato 2, Indicazioni di supporto per l’analisi del rischio climatico e le soluzioni di adattamento dei progetti PNRR.
La documentazione ambientale a corredo di i.idro DRAIN ECO CAM® comprende la Dichiarazione Ambientale di Prodotto (EPD, Environmental Product Declaration) conforme a ISO 14025:2006 ed EN 15804:2012+A2:2019, che quantifica gli impatti ambientali lungo l’intero ciclo di vita del prodotto (dall’estrazione delle materie prime alla fine vita) e costituisce la base per i punteggi nei protocolli di rating della sostenibilità LEED v4.1 (crediti MR: Building Product Disclosure and Optimization – EPD), GBC Italia, ITACA, DGNB e BREEAM. Questa caratteristica rende i.idro DRAIN ECO CAM® la soluzione di elezione nelle procedure di appalto in regime di Green Public Procurement (GPP) e negli interventi finanziati con fondi europei o PNRR, dove la sostenibilità ambientale documentata è requisito di ammissibilità o criterio premiante nella valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa (OEPV).
A3.2.3 i.idro DRAIN ECO LOW CARBON®: riduzione dell’impronta carbonica e strategie di decarbonizzazione del mix design
i.idro DRAIN ECO LOW CARBON® rappresenta la risposta di Heidelberg Materials alla crescente domanda di calcestruzzi a ridotta impronta di carbonio (low carbon concrete) per applicazioni di pavimentazione urbana, in linea con gli obiettivi di neutralità climatica al 2050 del Green Deal Europeo e con le strategie di decarbonizzazione del settore del cemento e calcestruzzo (GCCA –Concrete Future: the GCCA 2050 Cement and Concrete Industry Roadmap). La variante si distingue per un approccio sistematico alla riduzione della CO₂ embodied, agendo su più leve del mix design e della filiera produttiva.
Le principali strategie di riduzione delle emissioni di CO₂ incorporate nel mix design di i.idro
DRAIN ECO LOW CARBON® sono:
• Sostituzione parziale del clinker Portland con materiali cementizi supplementari (SCM –Supplementary Cementitious Materials) a bassa impronta carbonica: ceneri volanti (fly ash, residui di combustione del carbone con contenuto di carbonio ≤ 5%), loppa d’alto forno granulata (GGBS – Ground Granulated Blast-Furnace Slag, con emissioni specifiche inferiori del 90% rispetto al clinker), e fumi di silice (silica fume) in proporzioni ottimizzate per mantenere le prestazioni meccaniche e la porosità drenante. Il tasso di sostituzione tipico è del 30–50% in peso rispetto al legante totale, con riduzione della CO₂ embodied del 25–45% rispetto al calcestruzzo con CEM I puro;
• Utilizzo di cementi a basso clinker factor (CEM II/B, CEM III, CEM V conformi a UNI EN 1971:2011) prodotti negli impianti Heidelberg Materials con tecnologie di processo a ridotto
consumo energetico e, ove disponibile, co-processing di combustibili e materie prime alternative (AFR – Alternative Fuels and Raw Materials), in linea con il piano industriale Heidelberg Materials “Sustainability Ambitions 2030”;
• Ottimizzazione del dosaggio di legante attraverso approcci di mix design avanzati (metodo delle curve granulometriche di Fuller-Thompson modificate per calcestruzzi porosi), che massimizzano la resistenza meccanica e la permeabilità riducendo al minimo il contenuto di pasta cementizia, principale vettore delle emissioni di CO₂;
• Impiego preferenziale di aggregati lapidei di provenienza locale o regionale (raggio di approvvigionamento ≤ 300 km), riducendo le emissioni di CO₂ legate al trasporto (scope 3 della filiera), e valorizzazione di aggregati riciclati da demolizione (percentuale variabile in funzione del capitolato e del contesto normativo regionale).
Le prestazioni drenanti e fotometriche di i.idro DRAIN ECO LOW CARBON® sono equivalenti a quelle della versione standard (SRI ≥ 33 grigio, ≥ 46 bianco; k ≥ 10−³ m/s), con l’ulteriore vantaggio di un’impronta di carbonio (PCF – Product Carbon Footprint, calcolata secondo ISO 14067:2018) significativamente ridotta rispetto al calcestruzzo drenante convenzionale, quantificabile indicativamente in una riduzione del 25–45% delle emissioni di CO₂ equivalente per m³ di prodotto (valore puntuale dichiarato nell’EPD di prodotto).

Heidelberg Materials, “Corridoio Verde” di Pescara, intervento di rigenerazione urbana con i calcestruzzi i.pro PAVIMIX e i.idro DRAIN ECO LOW CARBON.
A3.2.4 Stratigrafie di progetto e contesti applicativi
Entrambe le varianti ECO vengono posate in opera dalla business unit specializzata i.build di HM Italia Calcestruzzi SpA, che negli ultimi anni ha realizzato oltre 500 pavimentazioni drenanti in tutta Italia. La stratigrafia funzionale tipica per spazi pedonali e ciclabili in ambito urbano è articolata come segue:
• Strato di usura in i.idro DRAIN ECO CAM® o ECO LOW CARBON®: spessore 10–15 cm per uso pedonale/ciclabile; 15–20 cm per uso carrabile leggero. Finitura superficiale levigata, bocciardata o rigata in funzione dei requisiti di aderenza (norma UNI EN 13036-4 per la valutazione della resistenza allo scivolamento);
• Strato drenante intermedio (ove necessario): aggregato lapideo a granulometria 8–16 mm compattato, spessore 10–20 cm, con funzione di accumulo temporaneo e distribuzione dell’acqua percolante verso il drenaggio profondo o i sistemi di raccolta;
• Geotessile non tessuto: funzione filtrante e separatrice tra strato drenante e sottofondo, permeabilità k ≥ 10−³ m/s, massa areica 150–250 g/m²;
• Sottofondo preparato: compattazione e regolarizzazione del piano di posa; in presenza di terreni a bassa permeabilità naturale (k < 10−⁵ m/s) è previsto un sistema di raccolta e smaltimento controllato delle acque (tubazioni forate drenanti e pozzetti di ispezione), in conformità alle normative locali sugli scarichi in falda.
I principali contesti applicativi di i.idro DRAIN ECO CAM® e i.idro DRAIN ECO LOW CARBON® negli interventi di rigenerazione e riqualificazione urbana includono:
• Piazze, slarghi e spazi pedonali urbani, con particolare attenzione agli ambiti di tutela paesaggistica e storica, dove la disponibilità di finiture colorate e la superficie continua priva di fughe risponde ai requisiti estetici e di accessibilità delle stazioni appaltanti;
• Piste ciclabili e percorsi di mobilità lenta, per i quali la pigmentazione colorata (rosso, verde, bianco) consente la demarcazione delle corsie e la compatibilità cromatica con le infrastrutture limitrofe, con aderenza superficiale adeguata anche in condizioni di bagnato;
• Parchi urbani, giardini pubblici e corridoi verdi, dove la permeabilità del manto è requisito funzionale per la tutela del patrimonio arboreo e la ricarica della falda superficiale, come documentato nelle realizzazioni del Parco Biblioteca degli Alberi di Milano (BAM) e del “Corridoio Verde” di Pescara;
• Aree di sosta, parcheggi e accessi carrabili di media intensità di traffico, dove la resistenza meccanica della classe C30/37 garantisce adeguata durabilità e la superficie drenante riduce il rischio di allagamento nelle aree depresse.
A3.2.5 Quadro normativo di riferimento
La progettazione e la fornitura di i.idro DRAIN ECO CAM® e i.idro DRAIN ECO LOW CARBON® si colloca nel quadro normativo italiano ed europeo seguente:
• UNI EN 206:2016+A1:2017 – Calcestruzzo: specificazione, prestazione, produzione e conformità;
• UNI 11146:2005 – Calcestruzzi drenanti: terminologia, classificazione e requisiti;
• UNI EN 12390-3:2019 – Prove sul calcestruzzo indurito: resistenza a compressione;
• D.M. 24/11/2025 – Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’edilizia: obbligatorietà negli appalti pubblici (artt. 57 e 58 D.Lgs. 36/2023);
• ISO 14025:2006 / EN 15804:2012+A2:2019 – Dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD, Tipo III);
• ISO 14067:2018 – Gas a effetto serra: impronta di carbonio dei prodotti (PCF – Product Carbon Footprint);
• ASTM E1980-11 – Standard Practice for Calculating Solar Reflectance Index of Horizontal
and Low-Sloped Opaque Surfaces;
• UNI EN 13036-4 – Caratteristiche superficiali delle strade e delle piste aeroportuali: misurazione dell’attrito superficiale di una superficie.
A4. Prestazioni termiche: evidenze da simulazioni ENVI-MET
Le prestazioni effettive delle pavimentazioni ad alta riflettanza e capacità drenante in scenari urbani reali sono state quantificate mediante simulazioni microclimatiche condotte con il software ENVI-met, utilizzando come file climatico di riferimento i dati di Roma del 23 agosto 2023, tra le giornate più calde registrate nella capitale.
I risultati evidenziano l’efficacia significativa delle pavimentazioni innovative, in particolare se integrate con strategie bioclimatiche di ombreggiamento arboreo. Per la pavimentazione in i.pro PAVIMIX ECO CAM® combinata con alberature, le simulazioni mostrano:
• di giorno: riduzione della temperatura dell’aria (T_air) di 0,3°C e della temperatura superficiale (T_surfaces) di 15,3°C rispetto alla soluzione non integrata con alberature;
• la Temperatura Media Radiante (T_mrt) registra una riduzione di 29,3°C e la Temperatura Fisiologica Equivalente (PET) di 17,2°C, indicatori determinanti per il comfort percepito dagli utenti degli spazi pubblici;
• di notte: la T_air aumenta di soli 0,1°C (effetto di calore latente immagazzinato dalla vegetazione), mentre la T_surfaces si riduce di 0,4°C; T_mrt e PET registrano rispettivamente delta di 2,5°C e 0,7°C.
Tali evidenze confermano la validità di un approccio progettuale sistemico e integrato nella definizione degli spazi pubblici climaticamente resilienti e termicamente confortevoli. La combinazione di materiali ad alta riflettanza, capacità drenante e infrastrutture verdi produce effetti sinergici significativamente superiori all’applicazione delle singole misure in modo isolato.
A5. Quadro economico di riferimento per le pavimentazioni drenanti
L’analisi tecnico-economica delle pavimentazioni continue ad altissima capacità drenante deve considerare non solo i costi diretti di realizzazione, ma anche i benefici economici indiretti derivanti dalla riduzione dei costi di gestione delle acque meteoriche, dall’estensione della vita utile dell’infrastruttura e dalla riduzione dei costi energetici per raffrescamento urbano. Rispetto ai materiali tradizionali, i calcestruzzi drenanti ad alta riflettanza presentano un sovrapprezzo iniziale compreso tra il 15 e il 40% (15–40 €/m²), che tuttavia viene recuperato nel periodo di esercizio attraverso:
• riduzione dei costi di infrastrutture di smaltimento acque meteoriche (risparmio 30–80 €/m³ di volume stoccato), grazie all’infiltrazione diretta in falda;
• estensione del ciclo di manutenzione rispetto all’asfalto tradizionale (+30–50%), con minori interventi di rifacimento superficiale;
• riduzione del fabbisogno energetico per raffrescamento degli edifici prospicienti (10–40% di risparmio), grazie alla minore irradiazione termica delle superfici;
• conformità ai CAM e ai protocolli LEED, GBC, BREEAM, che abilita l’accesso a incentivi e punteggi aggiuntivi nelle procedure di appalto pubblico in regime di Green Public Procurement. Il payback period stimato per le soluzioni di pavimentazione drenante cool si attesta generalmente tra gli 8 e i 15 anni su interventi di scala urbana (piazze, assi stradali), con valori B/C (benefici/costi) compresi tra 1,5 e 3,5 sull’orizzonte temporale di esercizio dell’opera (30–40 anni). Questo quadro economico rende le pavimentazioni continue ad altissima capacità drenante una scelta sostenibile sia sotto il profilo ambientale che sotto quello della gestione del patrimonio
pubblico, confermandone l’inserimento nelle strategie di rigenerazione urbana e nelle politiche di adattamento climatico delle amministrazioni locali.
A6. Analisi dei prezzi: pavimentazioni continue ad altissima capacità drenante
La presente sezione costituisce il complemento tecnico-economico dell’analisi sviluppata nelle sezioni precedenti e risponde all’esigenza di dotare progettisti, stazioni appaltanti e responsabili del procedimento di un quadro di riferimento sui prezzi unitari per la realizzazione di pavimentazioni continue ad altissima capacità drenante negli spazi pubblici urbani. L’analisi è finalizzata a determinare il costo complessivo per metro quadrato dell’intervento, attraverso la scomposizione delle principali componenti economiche: prodotti, risorse umane e noli/attrezzature, con l’applicazione delle percentuali standard di spese generali e utile d’impresa previste nelle analisi prezzi del settore edilizio.
Nota sulla fonte dei dati economici — I dati economici riportati nella presente sezione sono stati elaborati dall’Osservatorio Prezzi per l’Edilizia (OPE) di Legislazione Tecnica sulla base di valori medi di mercato.. © Osservatorio Prezzi per l’Edilizia (OPE) – Legislazione Tecnica S.r.l. — Riproduzione consentita con citazione della fonte.
A6.1 Metodologia e basi di riferimento dell’analisi prezzi
L’analisi prezzi è condotta secondo la metodologia dell’analisi dei prezzi unitari sintetici (AP), in cui il costo totale di ciascuna voce di lavorazione è scomposto nelle componenti elementari: materiali (PR), manodopera (RU), noli e attrezzature (AT), spese generali e utile d’impresa (SG+U). Tutti i prezzi sono espressi in euro (€) per unità di misura indicata, IVA esclusa, riferiti a lavori eseguiti in ambito urbano con normale accessibilità al cantiere. I valori riportati sono da intendersi come prezzi medi orientativi; la variabilità di mercato e le condizioni specifiche di cantiere (modalità di trasporto, dimensione dell’intervento, periodo dell’anno) possono determinare scostamenti del ±10–20% rispetto ai valori indicati.
A6.2 Fattori determinanti il prezzo delle pavimentazioni drenanti
Il prezzo unitario finale di una pavimentazione continua in calcestruzzo drenante è influenzato da una serie di variabili tecniche e logistiche che è necessario considerare nella redazione del computo metrico estimativo:
• Tipo di legante e mix design: il passaggio da CEM I standard a CEM III/B o CEM V (variante LOW CARBON) incide sul costo del legante di circa +5–12 €/m³ di calcestruzzo prodotto, a fronte di una riduzione della CO₂ embodied del 25–45%;
• Pigmentazione superficiale: l’aggiunta di ossidi minerali per la colorazione (rosso, verde, giallo, nero) incide per +3–8 €/m² sul costo di fornitura del calcestruzzo, in funzione del tipo di pigmento e della saturazione del colore richiesta;
• Finitura superficiale: la finitura elicoidale standard ha costo marginale nullo; la rigatura meccanica antidrucciolo aggiunge +1,5–3,0 €/m²; la bocciardatura o il lavaggio in fresco degli aggregati +4–7 €/m²;
• Spessore dello strato di usura: l’incremento da 10 a 15 cm comporta un aumento del volume di calcestruzzo del 50%, con incidenza proporzionale sul costo del materiale e lieve riduzione del costo relativo di posa;
• Dimensione dell’intervento: per superfici < 500 m² si applica generalmente un coefficiente maggiorativo del 15–25% rispetto ai prezzi base (minor efficienza della squadra, costi fissi di cantiere non ammortizzabili);
• Sistema di smaltimento acque: in presenza di terreni con k < 10−⁵ m/s, la necessità di un sistema di raccolta e smaltimento controllato (tubazioni forate, pozzetti, recapito) aggiunge +8–15 €/m² al costo complessivo della stratigrafia.
DETTAGLIO ANALISI
Codice: LT.001 – Pavimentazione CLS Drenante Pedonale spessore 10 cm









Fornitura e posa in opera di pavimentazione pedonabile drenante realizzata con conglomerato cementizio drenante costituito da leganti idraulici cementizi, aggregati lapidei selezionati con granulometria compresa tra 8 e 16 mm e additivi sintetici specifici. Il conglomerato dovrà garantire: resistenza a compressione ≥ 15 Mpa; elevata capacità drenante e traspirante fino a 1000 mm/min; alta percentuale di vuoti interconnessi per favorire il rapido smaltimento delle acque meteoriche. La posa in opera sarà eseguita con mezzi meccanici o manualmente, con successiva compattazione mediante piastra vibrante, rullo di peso ≥ 80 kg o disco costipante, fino al raggiungimento della corretta planarità e densità dello strato. A maturazione iniziale avvenuta, la superficie dovrà essere protetta mediante copertura con teli per un periodo di 5–6 giorni al fine di garantire una corretta stagionatura del conglomerato. La pavimentazione risulterà: calpestabile dopo circa 24 ore; carrabile dopo 6–7 giorni. Il tutto per uno spessore finito di 10 cm, compreso ogni onere per materiali, trasporto, stesa, compattazione, protezione e quant’altro necessario per dare l’opera finita a perfetta regola d’arte.
Codice: LT.002 – Pavimentazione CLS Drenante Carrabile spessore15 cm
Fornitura e posa in opera di pavimentazione carrabile drenante realizzata con conglomerato cementizio drenante costituito da leganti idraulici cementizi, aggregati lapidei selezionati con granulometria compresa tra 8 e 16 mm e additivi sintetici specifici. Il conglomerato dovrà garantire: resistenza a compressione ≥ 15 Mpa; elevata capacità drenante e traspirante fino a 1000 mm/min; alta percentuale di vuoti interconnessi per favorire il rapido smaltimento delle acque meteoriche. La posa in opera sarà eseguita con mezzi meccanici o manualmente, con successiva compattazione mediante piastra vibrante, rullo di peso ≥ 80 kg o disco costipante, fino al raggiungimento della corretta planarità e densità dello strato. A maturazione iniziale avvenuta, la superficie dovrà essere protetta mediante copertura con teli per un periodo di 5–6 giorni al fine di garantire una corretta stagionatura del conglomerato. La pavimentazione risulterà: calpestabile dopo circa 24 ore; carrabile dopo 6–7 giorni. Il tutto per uno spessore finito di 15 cm, compreso ogni onere per materiali, trasporto, stesa, compattazione, protezione e quant’altro necessario per dare l’opera finita a perfetta regola d’arte. Tipo
Operaio 4° livello -
BIBLIOGRAFIA SCIENTIFICA
– Santamouris, M. (2014). Cooling the cities - A review of reflective and green roof mitigation technologies to fight heat island and improve comfort in urban environments. Solar Energy, 103, 682–703.
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– ASTM E1980-11 – Standard Practice for Calculating Solar Reflectance Index of Horizontal and Low-Sloped Opaque Surfaces.
– ISO 9920:2007 – Ergonomics of the thermal environment – Estimation of thermal insulation and water vapour resistance.
–
UNI EN 206:2016+A1:2017 – Calcestruzzo: specificazione, prestazione, produzione e conformità
– UNI 11146:2005 – Calcestruzzi drenanti: terminologia, classificazione e requisiti
– UNI EN 12390-3:2019 – Prove sul calcestruzzo indurito: resistenza a compressione
– UNI 12697-40 – Miscele bituminose: permeabilità (usata per confronto)
– D.M. 23 giugno 2022 – Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’edilizia
– ISO 14025:2006 / EN 15804:2012+A2:2019 – Dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD)
– Accordo di Parigi, 2015 – Obiettivo 1,5 °C
– IPCC AR6 Synthesis Report, 2023 – Climate Change
– Copernicus Global Climate Highlights Report, 2024
– Piano Aria e Clima – Comune di Milano, Allegato n. 5
– LEED v4.1 – U.S. Green Building Council
– BREEAM International New Construction, 2016
– Atlante delle pavimentazioni che riducono il surriscaldamento estivo nelle aree urbane Strategia di adattamento climatico - L’Atlante è stato realizzato dal gruppo di ricerca del Dipartimento di Pianificazione Design Tecnologia dell’Architettura della Sapienza della Professoressa Alessandra Battisti per l’Ufficio Clima di Roma Capitale, 2025.
Luca Sportelli
La saldatura di elementi in acciaio strutturale
Il dimensionamento
delle giunzioni, applicazioni pratiche e limiti in accordo a Eurocodici, NTC e relativa
Circolare applicativa
NOVITÀ EDITORIALE


